E’ dimostrato: vogliono distruggerci

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E’ stata soppressa l’incompatibilità del lavoro subordinato privato con l’esercizio della nostra professione

Giovedì 21 ottobre è stato inferto l’ennesimo, definitivamente fatale colpo alla nostra categoria: nell’aula del Senato che sta varando la riforma del nostro Ordinamento professionale è stato approvato a sorpresa un emendamento (al testo unificato dei tanti progetti di legge della riforma), con il quale è stata soppressa l’incompatibilità del lavoro subordinato privato con l’esercizio della nostra professione.

E’ ben vero che, a danno della collettività (oltre che nostro), la sciaguratissima soppressione dell’incompatibilità travolge i principi cardine dell’attività forense, quelli dell’autonomia e dell’indipendenza dell’avvocato anche dal proprio assistito (pur ribaditi derisoriamente nel primo articolo della riforma), ma è drammaticamente evidente che non soltanto gli albi saranno inflazionati dagli attuali dipendenti di imprese private in possesso dell’abilitazione -finora inutile- all’esercizio professionale, ma sarà tanto vistoso il futuro risparmio degli onorari per compensare gli avvocati del libero foro che la maggior parte del lavoro di consulenza e assistenza stragiudiziale e giudiziale per le imprese sarà sempre più sottratto alla libera professione, aumentando sempre di più gli avvocati dipendenti.

Tanto sarà conveniente che un’impresa privata (soprattutto quelle di assicurazione, di esazione, finanziarie, bancarie, immobiliari e simili) assuma avvocati alle proprie dipendenze, considerando che -beffardamente- nella vituperata riforma dell’ordinamento in discussione al Senato sono stati già ripristinati sia il divieto di patto di quota lite, sia il divieto di travalicare gli importi tabellari minimi degli onorari.   Se un datore di lavoro privato non fosse già indotto ad assumere avvocati-dipendenti per il risparmio tra il salario corrispondendo ed i compensi tariffari, con l’aggiunta dell’abolizione del divieto di patto di quota lite e del divieto di violare i minimi tariffari sarà imperativo per qualunque normale imprenditore sano di mente  privarsi dell’avvocato esterno ed affidarsi ad un avvocato suo dipendente.

Non ci illudiamo che i dipendenti di una banca non siano attualmente i massimi esperti delle materie che attualmente vengono curate da avvocati esterni (come, ad esempio, il diritto fallimentare), poiché -in breve- tutti gli avvocati dipendenti si specializzeranno inevitabilmente sul campo.

I cosiddetti “Grandi Studi” rischieranno di subìre, da parte di avvocati loro stabili collaboratori, azioni di accertamento del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato (assai più oneroso per gli oneri previdenziali e per il c.d. cuneo fiscale rispetto ad un rapporto libero professionale) .

Un maligno capolavoro, coniugandosi (con la riforma) la abolizione dell’incompatibilità dell’esercizio con l’impiego privato con il ripristinato divieto di patto di quota lite e con il ripristinato divieto di non violazione dei minimi tariffari.  Il nostro più maligno nemico non poteva arrivare a concepire beffardamente tanto odio nefando contro di noi.

Tale ultimo. magistrale colpo alla professione forense si aggiunge alle ultime malignità dell’obbligatorietà della mediazione pregiudiziale (senza neppure la previsione dell’assistenza legale obbligatoria) e dell’introduzione dell’arbitrato per quasi tutte le controversie di lavoro (anch’essa senza la previsione dell’assistenza legale obbligatoria).

I Consigli degli Ordini che totalizzano circa 220.000 avvocati con i rispettivi familiari e dipendenti non sono stati ancora capaci di vituperare la nefasta riforma (ideata inizialmente soltanto per sottrarre potere ai Consigli stessi ed attribuire al CNF la potentissima potestà di emanare regolamenti, potestà che già usa senza averne la attribuzione …..).   Per consentire al CNF di ottenere tale assurda potestà è stato avviato il nefastissimo procedimento legislativo di riforma, con il risultato che ridurrà la categoria alla fame, sfasciando anche (ovviamente) la nostra previdenza.

In pochi mesi, con tali novità,  la categoria forense verrà distrutta.  Maledetti.

Non ci resta che sperare che il solito Fini dia risolutivamente addosso a Berlusconi, come fa sempre meno sordamente da più di un paio di anni a questa parte, sì da far cadere al più presto la maggioranza eletta dal popolo e far cadere questa legislatura dalla quale ci piovono addosso tante perfidie, nell’ignavia dei nostri rappresentanti.

Non sono certo un seguace di Bossi, ma -incredibilmente- saremo costretti tutti noi a conclamare con Bossi: NO AL SOPRUSO DI UNA NUOVA MAGGIORANZA PARLAMENTARE NON ELETTA DAL POPOLO, che concluderebbe la riforma della professione forense, uccidendola.

Invochiamo le elezioni politiche per evitare una tale riforma, che decapiterebbe l’Avvocatura.

Federico Bucci

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