Giorno: 14 febbraio 2011

Non è reato definire “latitante” l’amministratore di condominio poco presente (Cassazione 3372/2011)

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Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 11 novembre 2010 – 31 gennaio 2011, n. 3372
Presidente Calabrese – Relatore Armano

Fatto e diritto

P.M., in qualità di persona offesa dal reato costituita parte civile, proponeva ricorso per cassazione avverso la sentenza del 23 ottobre 2008 con la quale il Giudice dell’Udienza Preliminare di Cagliari aveva disposto non luogo a procedere nei confronti di M.V., in ordine ai reati di cui agli artt. 81 com. 2^ e 595 com. 3^ c.p. e 13 1. 47/48, perché il fatto non sussiste.
Proponeva appello il P.M presso la Procura della Repubblica di Cagliari e l’impugnazione, qualificata come ricorso dalla Corte di appello di Cagliari, veniva trasmessa a questa Corte di Cassazione.
M.V. era imputata in quanto aveva offeso la reputazione di P.M., amministratore condominiale dello stabile sito in via (OMISSIS) , e ciò, in quanto nell’atrio del suindicato stabile, affiggeva ed esponeva un volantino scritto avente, tra l’altro, il seguente contenuto: abbiamo la facciata del palazzo che sta cadendo a pezzi; gli intonaci del balcone ci cadono dentro mettendo a rischio noi adulti e i bambini di alcuni di voi; le scale sono sporche, i muri sono neri, per la pulizia del giardino dobbiamo provvedere noi stessi a chiamare qualcuno per farlo; paghiamo davvero tanto di condominio; ma noi non abbiamo un capocondominio che dovrebbe occuparsi di tutto ciò?; per chi non se lo ricordasse il suo nome è M.P.; se non vi ricordate il suo nome, non siete voi che avete problemi di memoria, è lui che è latitante; però i soldi nostri se li prende e come….per quello non è latitante vogliamo continuare cosi a farci prendere in giro, o cerchiamo una persona seria e competente?? personalmente voglio mandarlo via; “e mi sto informando su altri capocondomini; però ci vuole la maggioranza di voi per mandarlo via; quindi se la pensate come me informatevi anche voi su capocondomini di vostra conoscenza che siano persone serie e competenti”. Come motivi di ricorso P.M. deduceva la inosservanza della legge penale in relazione all’applicazione della scriminante del legittimo esercizio del diritto di critica in quanto il volantino era stato affisso nell’atrio dello stabile aperto alla frequentazione di tutti e non solo dei condomini ; la continenza delle espressioni, in quanto nel volantino si alludeva alla presunta latitanza dell’amministratore ed alla circostanza che quest’ultimo prendesse i soldi dei condomini, accusando così il professionista di non fare seriamente il suo lavoro pur intascando il compenso; la veridicità delle affermazioni in quanto gli addebiti all’operato dell’amministratore erano infondati. Deduceva inoltre la illogicità e contraddittorietà della motivazione sull’interpretazione del termine latitante.
Proponeva ricorso anche il P.M in relazione alla valutazione del GIP in ordine al requisito della continenza delle espressioni usate.
I ricorsi sono inammissibili in quanto manifestamente infondati.
Infatti il giudice di merito ha individuato correttamente tutti gli elementi necessari a ritenere sussistente la scriminante del diritto di critica.
Il diritto di critica si differenzia da quello di cronaca essenzialmente in quanto il primo non si concretizza, come l’altro, nella narrazione di fatti, bensì nell’espressione di un giudizio o, più genericamente, di un’opinione che, come tale, non può pretendersi rigorosamente obiettiva, posto che la critica, per sua natura, non può che essere fondata su un’interpretazione, necessariamente soggettiva, di fatti e di comportamenti.
La scriminante in questione presuppone dunque, a differenza di quella del diritto di cronaca, un contenuto di veridicità più limitato; conformemente al diritto di cronaca, anche il diritto di critica trova l’ulteriore limite segnato dal rispetto dei criteri della rilevanza sociale della notizia e della correttezza delle espressioni usate (ved. tra altre Cass., 24 maggio 2002, P.G. in proc. Trevisan, CED Cass. n. 2219904).
In aderenza a tali principi il giudice di merito ha sottolineato che, nel caso in esame, l’imputata aveva rivolto delle critiche all’operato dell’amministratore dello stabile, per le gravi carenze di manutenzione che l’immobile presentava, invitando gli altri condomini – attraverso l’affissione del volantino – ad attivare i loro poteri di controllo sull’amministratore.
Con tale condotta l’imputata non solo ha esercitato il proprio diritto di libera manifestazione del proprio pensiero, ma ha anche esercitato lo specifico diritto, quale condomino dello stabile amministrato da M..P. , di controllare comportamenti dell’amministratore e di denunciarne eventuali riscontrate irregolarità.
Le critiche all’operato dell’amministratore avevano come naturale destinatario gli altri condomini e, dunque, risulta rispettato il limite della rilevanza sociale della notizia e idoneo a tale diffusione è il luogo ove è stato affisso il volantino.
Quanto al profilo della continenza pienamente condivisibile e non contraddittoria è la motivazione del provvedimento impugnato là dove ha ritenuto che le espressioni critiche usate dal l’imputata non hanno mai determinato un’aggressione gratuita alla sfera morale della persona di M.P. ma una censura soltanto delle attività (non svolte) come amministratore del condominio di via (OMISSIS). In tale contesto la parola latitante è stata usata nell’accezione corrente di qualcuno che evita di farsi vedere onde non ottemperare ai suoi, doveri e compiti per i quali è preposto e pagato. E cioè proprio quelle omissioni che l’imputata criticamente riscontrava e denunciava nell’operato professionale del P.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibili i ricorsi.

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La scuola sci risponde dell’infortunio dell’alunna se non prova che il fatto non è imputabile al maestro (Cassazione 2559/2011)

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Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 10 dicembre 2010 – 3 febbraio 2011, n. 2559
Presidente Amatucci – Relatore D’Amico

Svolgimento del processo

M..P.A. , in proprio e nella qualità di esercente la potestà genitoriale sulla figlia minore E..P. conveniva dinanzi al Tribunale di Bolzano la Scuola Ski – Snowbord Schule Dolomites per sentirla condannare al risarcimento del danno subito a causa dell’infortunio del quale era rimasta vittima la stessa P.E. , durante una lezione collettiva di sci, sotto la direzione e la sorveglianza di un maestro istruttore della medesima scuola.
Quest’ultima si costituiva negando la propria responsabilità per il sinistro.
Il Tribunale respingeva la domanda attrice, condannando la P. a rifondere alla convenuta le spese processuali. Deduceva il Giudice che l’attrice aveva l’onere di provare, oltre all’esistenza del danno, anche il nesso di causalità fra quest’ultimo e l’inadempimento del maestro. Tale prova non era stata tuttavia offerta, mentre la Scuola aveva provato che il corso si svolgeva su una pista classificata come pista blu (facile).
Avverso tale sentenza proponeva appello M..P.A. .
Si costituiva la Scuola Ski – Snowbord Schule Dolomites insistendo per il rigetto dell’appello.
La Corte d’Appello di Trento – Sezione distaccata di Bolzano, respingeva l’appello proposto dalla P. avverso la sentenza del Tribunale e condannava l’appellante a rifondere all’appellata le spese processuali.
Proponeva ricorso per cassazione M..P.A. con tre motivi.
Resisteva con controricorso la Scuola Ski – Snowbord Schule Dolomites.
Le parti hanno presentato memorie.

Motivi della decisione

Con il primo motivo parte ricorrente denuncia “Violazione e falsa applicazione degli artt. 1218, 2697, 2727 ss. c.c. in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.”.
Il secondo motivo verte sulla “sussistenza di obblighi accessori di protezione e di garanzia, discendenti dal dovere di buona fede oggettiva, inadempiuti dalla debitrice scuola di sci: violazione e falsa applicazione degli artt. 1375 e 1175 c.c. in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.”.
I due motivi, strettamente connessi, devono essere congiuntamente esaminati.
Ad avviso di M..P.A. la Corte d’Appello di Trento ha erroneamente interpretato l’art. 1218 c.c. e sulla base di tale errata interpretazione ha ritenuto che incombeva sulla danneggiata l’onere di provare l’inadempimento della controparte e il nesso causale fra l’inadempimento stesso e il danno.
Sostiene altresì parte ricorrente che la motivazione della sentenza impugnata risulta erronea per avere il Giudice dell’appello omesso di valutare come la scuola di sci si sia resa inadempiente agli obblighi di protezione assunti ex contrada nei confronti della minore P.E. , optando per una restrittiva interpretazione del contenuto negoziale in esame.
Entrambi i motivi sono fondati.
Non v’è dubbio che l’affidamento di un bambino di cinque anni ad una scuola di sci perché gli siano impartite lezioni (il che integra un contratto) comporti a carico della scuola l’assunzione di obbligazioni di protezione volte a garantirne l’incolumità. Ed è altresì ovvio che, per quanta cautela sia profusa dal maestro di sci, è pur sempre possibile che l’allievo cada, per l’intrinseca natura dell’attività che la scuola è richiesta di svolgere e perché costituisce dato di comune esperienza che non è dato imparare a sciare senza incappare mai in cadute.
Sulla base di tali dati sarebbe erroneo sia assumere che, per il solo fatto della caduta, la scuola sia responsabile delle lesioni riportate dall’allievo; sia che, comunque, poiché una caduta è altamente probabile sicché può essere considerata come un rischio accettato, delle lesioni subite dal minore la scuola non debba mai rispondere. Si tratterà invece di stabilire se la scuola abbia adempiuto le obbligazioni volte a garantire la sicurezza dell’allievo, per quanto è possibile.
Il problema è costituito dalla distribuzione degli oneri probatorii se, cioè, debba la scuola provare di aver fatto quanto doveva per salvaguardare la sicurezza (relativa) dell’allievo sicché l’incidente non possa essere imputato alla stessa o al maestro della cui azione risponde; o se debba l’allievo (e, per lui, chi ne ha la potestà genitoriale) provare l’inadempimento della scuola.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, invero, nelle controversie instaurate per il risarcimento del danno da autolesione nei confronti dell’istituto scolastico e dell’insegnante, è applicabile il regime probatorio desumibile dall’art. 1218 c.c. (Cass., 3.3.2010, n. 5067). Alla stregua di tale disposizione, in tema di prova dell’inadempimento di una obbligazione, il creditore che agisca per la risoluzione contrattuale, per il risarcimento del danno, ovvero per l’adempimento deve soltanto provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento. Anche nel caso in cui sia dedotto non l’inadempimento dell’obbligazione, ma il suo inesatto adempimento, al creditore istante sarà sufficiente la mera allegazione dell’inesattezza dell’adempimento (per violazione di doveri accessori, come quello di informazione, ovvero per mancata osservanza dell’obbligo di diligenza), gravando ancora una volta sul debitore l’onere di dimostrare l’avvenuto, esatto adempimento (Cass., S.U., 30.10.2001, n.13533).
Dal vincolo negoziale sorto a seguito dell’accoglimento della domanda di iscrizione all’istituto scolastico e dalla conseguente ammissione dell’allievo alla scuola sorge infatti a carico del medesimo istituto l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l’allievo procuri danno a se stesso. Nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche l’insegnante assume quindi uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l’allievo si procuri da solo un danno alla persona (Cass., 3.3.2010, n. 5067; Cass., 18.11.2005, n. 24456).
L’errore della corte d’appello consiste, dunque, nell’aver ritenuto che dell’inadempimento dovesse dar prova il creditore della prestazione. Esso è, in realtà, addotto per il fatto stesso che sia proposta una domanda di risarcimento per le lesioni conseguite ad una caduta e non v’è bisogno che sia prospettato in relazione ad eventi specifici, che la parte (madre del bambino) ovviamente ignora e che non versa nella possibilità di conoscere. Compete invece alla scuola provare che le lesioni sono state conseguenza di un fatto alla stessa non imputabile.
Nulla impedisce che la prova possa essere data anche a mezzo di presunzioni. Anzi, il procedimento di inferenza induttiva deve essere adeguato al contesto.
Ma se la prova manchi e la causa della caduta resti dunque ignota, il sistema impone che le conseguenze patrimoniali negative del fatto siano subite da chi abbia oggettivamente assunto la posizione di inadempiente e non del creditore della prestazione.
Con il terzo ed ultimo motivo parte ricorrente denuncia infine “Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360, comma 1, n. 5, in punto alla liquidazione delle spese di entrambi i gradi di giudizio”.
Il motivo è assorbito.
In conclusione, i primi due motivi devono essere accolti con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla Corte d’Appello di Trento, in diversa composizione, che deciderà anche in ordine alle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie i primi due motivi del ricorso e dichiara assorbito il terzo. Cassa e rinvia alla Corte ‘Appello di Trento in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di cassazione.

Mediazione: un interessante contributo del collega Carlo Alberto Calcagno

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L’ottimo collega Carlo Alberto Calcagno, che avete avuto modo di conoscere ed apprezzare in questi giorni per i suoi eccellenti commenti, ci ha inviato un illuminante contributo sulla questione che tanto ci sta occupando ultimamente in questi giorni e che invito tutti (soprattutto chi non ama la mediazione) a leggere con attenzione.

I nemici della conciliazione