Mediazione e sciopero del 26 marzo: un interessante articolo tratto da www.law.com

Il sito http://www.law.com, uno dei più prestigiosi d’America, ha pubblicato un interessante articolo sullo sciopero della prossima settimana, al quale (ripeto) non aderirò assolutamente, e sulla riforma che entrerà in vigore la prossima settimana.

Lo riporto di seguito, scusandomi per eventuali errori nella traduzione.

L’Avvocato Globale: Avvocati italiani in sciopero

Di Michael D. Goldhaber

I pendii delle Alpi italiane potrebbero essere un po’ più affollati la prossima settimana. Con una mossa che gli studi americani possono solo sognare, il sindacato degli avvocati italiani ha indetto uno sciopero dal 16 marzo al 21 marzo al protestare contro l’avvento della mediazione obbligatoria, presumibilmente perché gli avvocati temono che la legge farà male alla loro attività. A parte l’alimentazione in uno stereotipo persistente nazionale, l’effetto principale dello sciopero sarà quello di richiamare l’attenzione su un esperimento coraggioso e degno di risoluzione delle controversie.

Una direttiva europea 2008 chiede all’Unione europea in ogni nazione (ad eccezione della Danimarca), di approvare una legge entro maggio che preveda la mediazione delle cause civili transfrontalieri. Solo in Italia la nuova legge rende obbligatoria, in vigore il 21 marzo.

“Ci sarà un cambiamento di rotta”, ha detto JAMS International Managing Director, Lorraine Brennan. “La mediazione italiana aumenterà mille volte durante la notte.”

L’Italia soffre di un arretrato dickensiano di 5,4 milioni di cause civili. La legge mira a rendere incidere in questo attraverso la mediazione di un milione di casi l’anno. Le stime del procuratore generale di 600.000 casi che si qualificheranno per la mediazione obbligatoria. I sostenitori sperano che altri 200.000 a 600.000 casi saranno su base volontaria di cui alla mediazione, spinti da alcuni forti incentivi.

Se una parte rifiuta un invito alla mediazione, allora il giudice può trarre conclusioni negative da tale rifiuto. E se una parte respingere la proposta del mediatore, che parte può pagare il canone anche se vince in tribunale. Il vincitore perderà il beneficio di tassa-shifting nella misura in cui un giudice giunge ad una conclusione simile alla mediazione respinta.

“Ci sono molte buone pratiche… Che al fine di renderli comune ogni giorno, la comunità politica deve veramente promuovere”, ha detto  i socio fondatore di JAMS International, Giuseppe De Palo. “Quando le parti si siedono al tavolo della mediazione professionale,… le possibilità di [trovare] un aumento accordo negoziato”.

JAMS International ha lanciato a gennaio sedi a Roma e Amsterdam, e presto aprirà a Londra, nella speranza di trarre profitto dalla tendenza nuova mediazione. Se  l’esperimento della mediazione obbligatoria in Italia sarà un successo, ha detto De Palo, allora è probabile eche saràcopiato in Europa orientale, dove la regola della legge ABA Intitiative ha contribuito alla predisposizione di leggi mediazione stile USA. Ma una cultura di mediazione non ha mai preso piede in Europa orientale, nonostante il peso di pesanti ritardi.

Al momento della stampa, esattamente come molti avvocati ascolteranno la chiamata del sindacato di scioperare rimane poco chiaro. Ma con 17 marzo  festa nazionale italiana di quest’anno, lo fa sembrare un buon momento per fare un weekend lungo –  Il Ponte, come si dice in Italia.

 

 

Cartelle di pagamento: non è valida la notifica effettuata ad una società a mani del portiere dello stabile (Cassazione, sez. Tributaria, ordinanza 4962/2011)

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, ordinanza 26 gennaio – 28 febbraio 2011, n. 4962
Presidente Cappabianca – Relatore Virgilio

Fatto e diritto

ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:
“1. L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania, sez. staccata di Salerno, 248/04/07, depositata il 26 novembre 2007, con la quale, rigettando l’appello dell’Ufficio, è stata confermata l’illegittimità della cartella di pagamento emessa, per imposta di registro, nei confronti della C.M. s.r.l., a seguito di mancata impugnazione di avviso di rettifica e liquidazione: in particolare, il giudice a quo ha ritenuto che l’atto prodromico era stato invalidamente notificato, in violazione dell’art. 145 cod. proc. civ., non risultando dall’avviso di ricevimento la qualifica della persona che aveva ricevuto l’atto.
Il contribuente resiste con controricorso.
2. Con i due motivi di ricorso (il quale, contrariamente a quanto eccepito dalla resistente, è tempestivo, poiché il termine annuale d’impugnazione va computato, ai sensi dell’art. 155 c.p.c., secondo il calendario comune, ex nominatione dienim, con la conseguente irrilevanza del fatto che in esso sia compreso il mese di febbraio di un anno bisestile: Cass., Sez. un., n. 1547 del 1989 e Cass. n. 991 del 1992), si denuncia l’insufficienza della motivazione e la violazione degli artt. 156 e 160 c.p.c., sostenendo che era provato che la consegna dell’avviso di liquidazione era stata effettuata al portiere dello stabile in cui aveva sede la società e che l’eventuale nullità della notifica era stata comunque sanata dall’impugnazione della successiva cartella.
Il ricorso appare manifestamente infondato.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, infatti, a norma del combinato disposto degli artt. 139 e 145 cod. proc. civ., la notificazione alla persona giuridica non può essere effettuata, in mancanza delle persone menzionate da quest’ultima norma, in mani del portiere dello stabile in cui essa ha sede, ed il richiamo all’art. 139 cit. opera soltanto per l’eventualità che l’atto da notificare faccia menzione della persona fisica che rappresenta l’ente (Cass. nn. 5918 del 1981, 9897 del 2010).
La conseguente nullità della notifica, poi, non può certo ritenersi sanata a seguito dell’impugnazione della cartella di pagamento, essendo evidente che il raggiungimento dello scopo non può che essere rappresentato dall’impugnazione dell’atto invalidamente notificato e non di un atto diverso, che nella definitività del primo trovi soltanto il suo presupposto (Cass. n. 15849 del 2006).
3. In conclusione, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio per manifesta infondatezza”:
che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti;
che non sono state depositate conclusioni scritte, né memorie.
Considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione (rilevando, in ordine alla tempestività del ricorso, nuovamente contestata dal difensore della controricorrente sentito nell’adunanza, che l’ultimo giorno utile era l’11 gennaio 2009, festivo, con conseguente proroga del termine al giorno successivo, in cui Patto è stato consegnato all’ufficiale giudiziario);
che, pertanto, riaffermati i principi di diritto sopra richiamati, il ricorso deve essere rigettato;
che le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese, che liquida in Euro 1500,00, di cui Euro 100,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.