Giorno: 12 novembre 2012

La Cassazione a Sezioni Unite conferma l’impugnabilità del preavviso di fermo (sentenza 17844/2012)

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Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, ordinanza 9 – 18 ottobre 2012, n. 17844
Presidente Preden – Relatore Macioce

Svolgimento del processo

Il Giudice di Pace di Milano – pronunziando su domanda di  Gi. Fu. volta alla disapplicazione del preavviso di fermo amministrativo notificatogli da Equitalia Esatri s.p.a. per l’inottemperanza al pagamento di sanzioni afferenti infrazione al Codice della Strada – con sentenza 30.0.2010 [n.d.r. così nel testo originale] ha declinato la propria giurisdizione indicando quella del Giudice Tributario. La Commissione Provinciale di Milano, innanzi alla quale il Fu. aveva riassunto il giudizio, con ordinanza del 28.2.2011 è andata di contrario avviso posto che, se pur era indiscutibile l’interesse ad opporsi avverso il preavviso di fermo, nondimeno l’opposizione andava proposta innanzi al giudice competente a conoscere del rapporto obbligatorio al quale accedeva la misura cautelare e cioè al giudice ordinario: pertanto la Commissione Tributaria ha sollevato conflitto ai sensi dell’art. 59 e 3 della legge 69 del 2009.
Assegnata la trattazione del ricorso alle Sezioni Unite, dopo la rimessione con ordinanza interlocutoria 12.1.2012 della Sesta Sezione Civile, il Presidente ha designato relatore ex art. 380 bis c.p.c. il quale ha depositato relazione in data 13.4.2012: in essa il relatore, sul rilievo della piena ammissibilità del sollevato conflitto, ha proposto la definizione con affermazione della giurisdizione del giudice ordinario, stante la natura di credito non tributario della pretesa cui la misura cautelare accedeva (trattandosi di sanzioni irrogande per violazione di norme del Codice della Strada), e con remissione al Tribunale, competente per la natura esecutiva del provvedimento in discussione.

Motivi della decisione

Ritiene il Collegio che la proposta contenuta nella relazione debba essere pienamente condivisa.
Queste Sezioni Unite hanno infatti precisato ripetutamente (tra le ultime S.U. 20931 del 2011 e 5575 – 10147 del 2012) principi che appresso si riportano in sintesi:
(a) Il preavviso di fermo amministrativo rappresenta un atto autonomamente impugnabile anche se riguardante obbligazioni di natura extratributaria, trattandosi, in ogni caso, di atto funzionale a portare a conoscenza dell’obbligato una determinata pretesa dell’Amministrazione, rispetto alla quale sorge, ex art. 100 cod. proc. civ., l’interesse alla tutela giurisdizionale per il controllo della legittimità sostanziale della pretesa.
(b) In materia di fermo, la giurisdizione si ripartisce tra giudice ordinario e tributario a seconda della natura del credito azionato con la conseguenza per la quale, ove venga opposta una misura cautelare accedente ad una pretesa a sanzione per violazione del Codice della Strada, va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario, attesa la natura extra tributaria del credito azionato.
(c) L’impugnazione della comunicazione di fermo amministrativo va proposta dinanzi al tribunale, competente ratione materiae, versandosi nell’ambito dell’esecuzione forzata.
Dalla applicazione alla specie di tali principi discende che, ammissibile il conflitto qui in disamina in relazione alla contestazione del mero preavviso di fermo accedente a contestata violazione del Codice della Strada, debbasi dichiarare la giurisdizione del giudice ordinario a conoscere della contestazione stessa con statuizione della competenza del Tribunale competente per territorio. Su tali basi, cassata la declinatoria del Giudice di Pace, si dichiara la giurisdizione del G.O. e si rimettono le parti innanzi al Tribunale competente. Non è luogo a provvedere su spese di lite.

P.Q.M.

Dichiara la giurisdizione del giudice ordinario, cassa la pronunzia declinatoria del giudice di pace di Milano e rimette le parti innanzi al Tribunale competente per territorio.

Il preavviso di fermo è un atto autonomamente impugnabile, perché contiene una pretesa dell’Amministrazione e la giurisdizione spetta al giudice tributario nel caso il sia azionato per crediti tributari, al giudice ordinario negli altri casi.

Ad affermarlo è la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17844/2012.
Il caso. La questione affrontata dalla Corte è purtroppo molto ricorrente: un soggetto, per impossibilità o negligenza, una serie di cartelle di pagamento per contravvenzioni stradali e dopo qualche tempo riceve un preavviso di fermo amministrativo, che gli fa capire la gravità della situazione.
Il fermo amministrativo. Il fermo amministrativo, infatti, è uno degli strumenti di cui è dotata Equitalia per garantire i crediti della cui riscossione è affidataria. Disciplinato in particolare dall’art. 86, D.P.R. n. 600/1973, consiste in un’iscrizione effettuata nel Pubblico Registro Automobilistico (PRA) a carico di beni mobili ivi registrati (auto, motocicli, motoveicoli ecc.) di proprietà del debitore moroso e comporta l’impossibilità per tali beni di circolare e di essere radiati, demoliti o esportati. A tutela del rispetto dell’efficacia della sanzione sono previste pene piuttosto pesanti che comprendono la sanzione pecuniaria, la sospensione della patente di guida e la confisca del mezzo. Con il preavviso di fermo il destinatario viene informato della decisione di procedere all’iscrizione del fermo descritto per il caso di mancato pagamento del debito scaduto.
Giudice tributario o giudice ordinario? La problematica affrontata nello specifico dalla Corte è quella della giurisdizione. Infatti, il processo di opposizione al preavviso era stato inizialmente instaurato avanti il Giudice di Pace di Milano, il quale si era ritenuto privo di giurisdizione a favore della Commissione Tributaria, la quale a Sua volta aveva denegato la giurisdizione e proposto regolamento di giurisdizione, investendo la Corte di Cassazione della questione. La Corte, dal canto suo, ha risposto con relativa facilità al quesito sottopostogli, richiamando l’ormai nutrita giurisprudenza in materia (es. Cass. ord. 20931/2011, 5575/2012 e 10147/2012). In particolare è stata ribadita la piena impugnabilità del preavviso di fermo in quanto atto immediatamente lesivo e la necessità di individuare il giudice competente in base alla natura del debito sottostante: giudice tributario in caso di tributi, giudice ordinario in tutti gli altri.
Concludendo. L’ordinanza in commento svolge un ruolo importante nel panorama giurisprudenziale sia perché chiarisce nuovamente la questione processuale di cui è stata investita, sia perché ribadisce un concetto che in molti casi appare ancora non perfettamente recepito e, cioè, quello della piena impugnabilità del preavviso di fermo (e di iscrizione ipotecaria). Infatti, mentre dubbi non vi sono con riferimento al provvedimento di fermo vero e proprio, nei vari giudizi viene spesso contestata l’impugnabilità del mero preavviso sulla base del fatto che si tratterebbe di un atto non immediatamente lesivo: esso non limita l’utilizzo del mezzo. Al contrario, come del resto già esplicitamente affermato con l’ordinanza n. 20931/2011 sopra menzionata, si tratta indubbiamente di un atto lesivo sia perché reca con sé una pretesa economica sia perché si tratta di atto che precede senza mediazioni un atto lesivo.

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Mediazione: la risposta all’incredibile articolo (in malafede?) del Fatto Quotidiano

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Nuovo attacco all’istituto della mediazione. Questa volta é Il Fatto Quotidiano a dare spazio ad un articolo ricco di elementi contestabili, sia nel contenuto che nei toni del linguaggio utilizzato. Ormai, da quando la Corte Costituzionale, il 24 ottobre scorso, ha diffuso un comunicato stampa in cui annunciava l’illegittimità, per eccesso di delega,del d.lgs. 28/2010 nella parte in cui prevede il carattere obbligatorio della mediazione, si é scatenata una guerra tra sostenitori e detrattori dell’istituto della mediazione con la sostanziale differenza che, mentre i primi difendono l’onorabilità dell’istituto, del proprio lavoro e della propria persona adducendo dati scientifici ed esperienze, i secondi attaccano spesso con insulti, analisi faziose di informazioni e diffusione di dati falsi.

Evidentemente gli argomenti, ai secondi, mancano per un motivo sostanziale: la mediazione é indiscutibile nel suo valore e utilità e qualcuno la vede come un pericolo per chi, a corto di lungimiranza e capacità negoziali, é abituato a sostenersi passivamente dal sistema fallimentare della giustizia italiana. Le novità spaventano, si sa, soprattutto quando esprimono un notevole potenziale di riuscita ed é per questo che, nascondendosi dietro la “necessità di riformare davvero la giustizia” (espressione generica che assume il valore di scusante verso qualsiasi tentativo di riforma), alcuni si arrampicano su artifici linguistici e ragionamenti a dir poco creativi, per tentare di allontanare il nemico, persuadendo l’opinione pubblica e la politica attraverso il mezzo della disinformazione.

Aprendo il sito del Fatto Quotidiano ci troviamo così di fronte ad un articolo firmato da Marcello Adriano Mazzola in cui il lettore si immerge con fiducia in virtù del patto di correttezza che dovrebbe sottendere tra chi pubblica e chi legge. Al lettore più diffidente, però, basterà cliccare sul nome del “giornalista” per scoprire che egli é in realtà un avvocato, persona di parte e avversa all’istituto della mediazione.

Ma aldilà dell’opinione negativa che un soggetto può legittimamente avere su un qualcosa, é la pretesa di dover delegittimare l’oggetto davanti ai propri lettori con argomentazioni errate e faziose che é inacettabile.

L’articolo di Mazzola parte in grande stile. Paragona il rapporto tra la giustizia e la mediazione addirittura al terremoto dell’Aquila. Paragone azzardato, forzato e inopportuno che non merita la benché minima attenzione. Fa parte di quegli elementi stilistici che servono a rendere più vivo un articolo, a catturare subito l’attenzione del lettore, ma che diventano inutili e fuorvianti ai fini della trattazione stessa se non utilizzati in modo appropriato.

Pur di distruggere la mediazione alcuni sono evidentemente disposti a tutto. Se fosse vero, infatti, che la mediazione é un fallimento nei numeri, perché accanirsi tanto a parlarne?
La realtà é ben diversa da come Mazzola tenta di rappresentarla. I dati ministeriali ufficiali ci dicono chiaramente che il processo di conoscenza e utilizzo della mediazione in Italia é in forte crescita, soprattutto negli organismi (privati e camere di commercio) dove si incontrano qualità, preparazione e professionalità. Ci dicono anche che é nelle camere istituite presso gli ordini degli avvocati che le mediazioni falliscono maggiormente. Ciò significa due cose: ostruzionismo di parte dell’avvocatura a scapito dei cittadini e insufficienza della mera preparazione giuridica all’esercizio della professione di mediatore. Benché alcuni avvocati (tra cui lo stesso Mazzola) tentino scorrettamente di far passare i mediatori come degli impreparati, la realtà ci offre esperienze dirette molto positive. Gli organismi preparano sempre di più i mediatori (aldilà del corso iniziale) e fanno molta selezione per individuare sempre persone all’altezza dei casi da affrontare.

Sempre sui dati, é necessario precisare che essi sarebbero stati ancor migliori in favore della mediazione se numerosi avvocati non avessero tenuto bloccate le istanze sul proprio tavolo pur di non mandarle in mediazione in attesa della sentenza o che non ottemperavano al dovere di informare il Cliente circa l’istituto della mediazione. Tutto questo in virtù di quale bene della giustizia? E, soprattutto, di quali benefici per i Clienti?

Infine scopriamo che l’avv. Mazzola ritiene semplice riformare la giustizia e avanza una proposta in cui, dopo una serie di slogan, pone “a margine” la diffusione di una cultura della non conflittualità, “insegnandola e non imponendola”.

E sta qui la differenza sostanziale fra chi crede nella mediazione e Mazzola: i mediatori pongono la cultura del consenso e della non conflittualità come una missione di civiltà, primaria per risolvere i problemi della giustizia. Riteniamo però che la conflittualità italiana sia così patologica che l’obbligatorietà della mediazione possa essere, almeno per un periodo di transizione, un “male necessario” al fine di rendere il cittadino autonomanente consapevole dei vantaggi economici, temporali e umani, che la mediazione può offrire.

Recentemente l’Italia ha ricevuto il plauso dell’Unione Europea per il modello con cui stava attuando la diffusione dell’istututo della mediazione. Ma come sempre accade, l’accanimento cieco e conservatore di taluni al fine di difendere i propri interessi (per giunta in nome di una riforma di giustizia organica), rischia di farci ottenere l’ennesima figuraccia in Europa.

Avv. Paolo F. Cuzzola

Patrocinate in Cassazione, Mediatore Civile e Familiare, Giudice Arbitro e Responsabile Scientifico dell’Ente di Formazione Conciliazione.net