Giorno: 21 maggio 2013

Riflessioni sulla Mediazione

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In vista dell’incontro del 23 maggio tra il Ministro Cancellieri e parte dell’avvocatura italiana (io non ho dato mandato né all’OUA, né al CNF, né all’ANF di rappresentarmi), ma anche dopo il convegno del 17 maggio, di cui parliamo in altro articolo su questo blog, e dopo le dichiarazioni del Ministro in Commissione Giustizia, vengono spontanee alcune riflessioni.

Al convegno del 17 maggio, l’On. Ferranti, nell’aprire (parzialmente) alla mediazione, ha ricordato che il suo partito (il PD) è sempre stato contrario, e che in Commissione lei l’aveva detto tante volte, durante la precedente legislatura.

Ha poi aggiunto, tra le altre cose, che la normativa andrà rivista, ma che si dovranno “tutelare gli avvocati”.

Questa affermazione, da avvocato e mediatore professionista, con oltre cento mediazioni portate avanti, mi ha fatto riflettere, da giorni. E’ dal 17 maggio, che ci ripenso.

Il problema è tutto qui: parla di mediazione chi, senza offesa, non se intende.

Cosa vuol dire “tutelare gli avvocati”? Fare in modo che la mia categoria non perda lavoro? Allora, ha ragione chi ha sempre sostenuto che le proteste di parte dell’avvocatura (sempre meno, basti vedere la nascita dell’UNAM) sono dovute esclusivamente alla preoccupazione di perdere un certo numero di cause.

Ma lo Stato, rappresentato in questo caso dalla Presidente della Commissione Giustizia, non dovrebbe preoccuparsi dell’interesse del cittadino e dello Stato stesso, anziché di quello di una categoria?

Fermiamoci un attimo a riflettere.

Cos’è la mediazione? Non è certamente quella prevista dal D.Lgs. 28/10, che peraltro sarebbe ancora in vigore se non fosse stato per un ingenuo eccesso di delega.

La mediazione è innanzitutto una scienza, ma è anche un’arte. E’ quel procedimento in cui un soggetto (adeguatamente formato, e in questo non possiamo non essere d’accordo con chi vuole migliorare i requisiti di formazione), aiuta due o più parti a cercare di trovare un accordo risolutivo di una controversia, facendo emergere i loro reali interessi.

Il mediatore serio, appassionato, è persona che ha abbondantemente studiato la materia, che conosce perfettamente anche il suo lato psicologico, e che ama svolgere il suo compito nel modo migliore per far sì che la mediazione si svolga nel modo migliore e raggiunga il suo scopo.

Ho in mente tanti nomi, in Italia, di veri e propri Maestri nel campo, di veri cultori della materia. Non faccio nomi, ma sono sicuro che chi mi conosce sa a chi sto pensando. A persone che ringrazierò per sempre.

E sono felice, orgoglioso, di essere mediatore convinto, perché da quando mi sono appassionato alla materia ho conosciuto persone straordinarie. E grazie alla scienza della mediazione e alle sue tecniche, sono diventato un avvocato molto migliore.

E’ importante chiarire che la mediazione non ha niente, ma proprio niente a che fare con la giustizia: il mediatore non decide, non condanna, non sanziona. Aiuta le parti a confrontarsi.

Chi parla di quarto grado di giustizia, sbaglia. Chi dice che, con la condizione di procedibilità, viene negato l’accesso alla giustizia, sbaglia. Questo sia perché, come ho detto, la mediazione non ha nulla a che fare con la giustizia, come detto, sia perché cercare di far raggiungere un accordo prima di rivolgersi alla Giustizia (se quella Italiana può definirsi tale), certamente non ne impedisce l’accesso, dato che le parti sono libere di rivolgersi al Tribunale (se proprio lo desiderano….) in caso di mancato accordo (al riguardo: vogliamo eliminare le sanzioni? Parliamone tranquillamente).

E allora, se questo è vero (come è vero), perché si parla di “tutelare gli avvocati”? Cosa c’entrano, gli avvocati? Perché dobbiamo subordinare agli interessi degli avvocati (che poi sono anche i miei, quindi so di cosa sto parlando) quelli del cittadino, che prima di andare in Tribunale ha il diritto di andare da un terzo neutrale per cercare di risolvere la questione? E poi, diciamoci la verità: nel 99% dei casi, in Italia, il cittadino va in mediazione solo con l’avvocato, e questo lo dico anche per esperienza personale. Nelle mediazioni che ho gestito, non mi è mai successo che le parti venissero da sole, anche se questo sarebbe l’ideale.

Mi è successa però un’altra cosa. Tutte le volte che un Collega è arrivato in mediazione scettico, è uscito entusiasta. Come mai? Io non mi ritengo particolarmente bravo…lo sono i miei Maestri, non io. Il fatto è che la mediazione, se svolta da un appassionato e con competenza, è affascinante e funziona!! Funziona, lo dicono i dati del Ministero, nonostante qualcuno cerchi di interpretarli a modo suo. Ma me lo dice soprattutto tutta quella gente che è uscita dagli incontri non solo con l’accordo in mano, ma soprattutto con la gioia di avere ripristinato rapporti personali che, nel caso di approdo in Tribunale, si sarebbero ulteriormente rovinati.

Mi si dice che la condizione di procedibilità non può essere imposta, perché gravosa e perché in contrasto con lo spirito stesso della mediazione.

Sulla gravosità abbiamo ampiamente detto: basti pensare al credito d’imposta, e a quanto sarebbe più gravosa una causa tra le stesse parti e per la stessa controversia (al riguardo, un piccolissimo suggerimento per il legislatore: sia consentito, in caso di mancato accordo e quindi di ricorso al Tribunale, di non pagare il contributo unificato o di pagarlo in misura minore).

Sul resto, nessuno di noi ama la condizione di procedibilità: ma essa è assolutamente necessaria, visto quanto abbiamo detto sino ad ora, perché la mentalità e lo spirito della mediazione e delle ADR prendano piede in Italia, un Paese in cui si va in Cassazione per 30  euro (l’ho visto personalmente) e in cui “è una questione di principio” è la frase più ricorrente. Ma questo, non ce lo possiamo più permettere.

Chi avrebbe messo mai la cintura di sicurezza senza che fosse previsto come un obbligo, per esempio? Si limiti nel tempo la condizione di procedibilità…ma si reintroduca, senza sanzioni, ma con degli incentivi, in modo che chi è chiamato venga in mediazione e l’apprezzi in pieno.

In pochi anni, tutti si accorgeranno dei suoi vantaggi.

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Mediazione: l’intervento sulla Giustizia del Ministro Cancellieri in Commissione al Senato

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Signor Presidente,
….

Un’ulteriore linea di azione, che mi sembra importante percorrere nell’ottica di una deflazione dei carichi giudiziari, attiene alla revisione della normativa sulla mediazione obbligatoria, tenendo conto dell’orientamento espresso dalla Corte Costituzionale, ed in esito ad un’ ampia e condivisa valutazione con tutti i principali operatori del settore. Lo strumento della mediazione – come dimostrano esperienze europee in sistemi giudiziari simili al nostro e come ha dimostrato anche la sia pur breve sperimentazione attuata nel nostro Paese nelle forme della obbligatorietà – si è rivelato di grande efficacia sotto il profilo dell’abbattimento del contenzioso civile, con un positivo effetto anche sul piano della composizione dei conflitti tra le parti, per circa la metà dei quali è stato raggiunto l’ accordo. È uno strumento che evidentemente necessita di una metabolizzazione sul piano culturale; quindi, quanto più si riuscirà a sensibilizzare l’opinione pubblica sui positivi risultati indotti dall’adesione a tale meccanismo, tanto più ne trarrà giovamento la macchina dell’Amministrazione della giustizia civile. Ovviamente, la diffusione di tale strumento dovrà essere accompagnata da regole deontologiche e di incompatibilità serie e rigorose, dal rispetto di un principio di competenza, da una adeguata professionalità dei mediatori“.

Seguirà a queste parole une vero intervento a favore della mediazione?

http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_6_9.wp?previsiousPage=mg_6_9&contentId=NOL918909

Mediazione e accesso alla giustizia: resoconto dal convegno di studi (articolo dell’avv. Maria Cristina Biolchini, da www.laltrapagina.it)

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Il giorno 17 maggio 2013, presso l’Università degli Studi Roma Facoltà di Giurisprudenza si e’ svolto il convegno di studi “Mediazione e accesso alla giustizia”, organizzato dal Ciasu – Centro Internazionale Alti Studi universitari – , in collaborazione con l’Osservatorio sui conflitti e sulla conciliazione, L’Università Roma Tre e la rete di organismi di mediazione ADR IN.

Nel corso del convegno si e’ trattata l’analisi  dell’istituto della mediazione civile e commerciale in rapporto al processo civile, nel periodo antecedente e successivo alla sentenza della Corte Costituzionale che ha decretato la incostituzionalità per eccesso di delega della condizione di procedibilità . In un momento ed in un contesto nei quali il sistema di tutela giurisdizionale dei diritti, che è e resta una delle funzioni essenziali dello Stato di diritto, non riesce più a garantire un’adeguata risposta alla domanda di giustizia di una società che la dottrina definisce “società contenziosa”.

La giornata e’stata divisa in 2 sessioni principali: “Funzione e disciplina della mediazione” e “Prospettive di riforma della mediazione”

Nel corso della prima sessione c’e’ stata un’ampia e interessante parte introduttiva che ha visto gli interventi del professor Catenacci per la Scuola di specializzazione per le professioni legali dell’Università Roma tre, del professor Roberto Poli, per l’Osservatorio sui conflitti e sulla conciliazione, e della dottoressa Maria Carmela Campanale, per la Scuola Internazionale di alta formazione in diritto del negoziato e dell’arbitrato.

Durante la mattinata, la sessione è stata  presieduta dal professor Sergio Chiarloni dell’Universita’ di Torino, con il contributo del presidente del Cnf prof. avv. Guido Alpa, del Primo Presidente della Corte di Cassazione, a breve Presidente emerito, dottor Ernesto Lupo e  del Presidente di Commissione del Csm dottor Francesco Vigorito. 

Il presidente Lupo e’stato protagonista di un caldo e appassionato intervento a favore della mediazione che ha suscitato l’entusiasmo della platea, composta per la maggior parte di attenti operatori del settore: responsabili di Organismi privati e pubblici di mediazione, mediatori, commercialisti, e con una buona rappresentanza  di studenti della facolta’ di Giurisprudenza Roma Tre. – La presenza degli avvocati è stata minima, forse perchè il convegno non ha ricevuto adeguata pubblicità dal Consiglio dell’Ordine di Roma, nonostante il nostro Presidente sia stato tra gli autorevoli relatori.) Il presidente Lupo, nel suo intervento, ha richiamato la necessità di tornare a prevedere forme di obbligatorietà utili allo sviluppo della diffusione della mediazione in Italia, ponendo l’accento sull’emergenza giustizia e sulla necessità di deflazionare il contenzioso civile. 

Hanno poi apportato il loro prezioso contributo Il Prof. Avv. Luciano Garofalo, Università di Bari Aldo Moro con un’interessante relazione sulla mediazione civile nell’esperienza giuridica europea; il Prof. Avv. Enrico Del Prato, dell’Università Roma Tre, che ha illustrato la mediazione nel sistema normativo italiano; il Prof. Avv. Michele Lupoi,  dell’ Università di Bologna che ha esaminato  criticamente i rapporti  tra mediazione e processo e il Prof. Avv. Domenico Dalfino, dell’Università di Bari Aldo Moro, che ha esaminato il rapporto tra la Mediazione e il ruolo del giudice.

Dopo il breve intervallo, si e’svolto il workshop sulle proposte di riforma della normativa sulla mediazione, nel corso del quale sono stati presentati all’uditorio  i progetti di legge di Adr Center, illustrato dal dottor Leonardo D’Urso, e quello del Comitato Adr & Mediazione, esposto dall’avvocato Dante Leonardi. Il dottor D’Urso ha voluto mettere in luce principalmente le possibili soluzioni alle falle della formazione in Italia, per come si e’ svolta fino alla Sentenza della Consulta, e sul punto si e’ acceso il dibattito. L’avvocato Leonardi ha messo a fuoco soprattutto la possibile soluzione del contrasto tra detrattori e fautori dell’obbligatorietà’,  rinvenendola nella predisposizione di un incontro preliminare informativo del significato di mediazione, cui indirizzare le parti, a costi ridotti e interamente deducibili dall’eventuale successiva spesa per il giudizio. A questo incontro seguirebbero gli incontri di mediazione su base totalmente volontaria. La proposta ha suscitato l’entusiasmo della platea, nonché l’interesse dei partecipanti del workshop, compreso quello del coordinatore prof. Chiarloni, che ha voluto dare all’incontro informativo preliminare la veste di “obbligatorietà attenuata”, con una felice scelta terminologica che e’ piaciuta ai presenti.  Ha preso la parola anche il dottor Luciano Mascena di Assomediazione, per soffermarsi in particolar modo sulle agevolazioni fiscali e sugli incentivi da apportare alla mediazione per contribuire a favorirne la diffusione nella cultura della società. Tra gli altri intervenuti al workshop l’avvocato Silvia Pinto del foro di Firenze e l’avvocato Luca Tantalo del foro di Roma, che pur nell’esiguità’ dello spazio rimasto si sono incaricati di illustrare la nascita di un’associazione di avvocati di tutti i fori, denominata Unione Nazionale Avvocati per la Mediazione – UNAM – che si sono uniti per testimoniare che l’avvocatura non e’ tutta e non e’ solo contraria alla mediazione, e che un’ampia e sempre crescente parte della categoria si avvicina alla materia, la studia e ne apprezza le potenzialità al servizio della giustizia. 

Il convegno e’ entrato nella seconda sessione con il prezioso apporto del Presidente della Corte di Appello di Roma e Presidente Onorario  dell’Osservatorio sui conflitti e sulla conciliazione, dottor Giorgio Santacroce, che ha posto l’accento sulla natura esclusivamente formale delle censure mosse dalla Consulta all’obbligatorietà’ della mediazione. Il Presidente Santacroce, prossimo Primo Presidente della Corte di Cassazione quale successore del Presidente Lupo, ha specificato che la Corte Costituzionale non ha inteso mettere la parola fine all’istituto della mediazione e che i suoi Organismi restano vivi e vitali. Prova ne sia, ha continuato il Presidente, che la Relazione  Finale del Gruppo di Lavoro sulle riforme istituzionali istituita il 30 marzo 2013 dal Presidente Napolitano, nel capitolo V dedicato all’amministrazione della giustizia, tra gli obiettivi da perseguire nel settore della giustizia civile, ha indicato al primo punto: “l’instaurazione effettiva di sistemi alternativi (non giudiziari) di risoluzione delle controversie, specie di minore entità, anche attraverso la previsione di forme obbligatorie di mediazione (non escluse – si dice – dalla pronuncia costituzionale, che ha dichiarato l’illegittimità della mediazione obbligatoria solo per motivi formali).”

Con il coordinamento dell’avvocato Francesco Caroleo, vicepresidente dell’Osservatorio sui conflitti e sulla conciliazione, hanno preso la parola i rappresentanti degli Ordini Professionali. Sono intervenuti il Presidente dell’ordine degli Avvocati di Roma avvocato Mauro Vaglio, il Presidente dei dottori Commercialisti ed esperti contabili dottor Mario Civetta, il Presidente del Consiglio Notarile di Roma, dottor Maurizio D’Errico, il Presidente dell’Ordine dei Medici chirurghi e degli odontoiatri di Roma, dottor Roberto Lala.  L’avvocato Caroleo ha impostato la tavola rotonda chiedendo ai rappresentanti degli Ordini Professionali di indicare due cose positive e due cose negative della mediazione così come sviluppatasi nel periodo tra il D.L. N. 28/10 e la Sentenza della Consulta.

Il Presidente Vaglio ha risposto di non saper trovare neanche una cosa positiva, e ha ribadito la propria contrarietà a forme obbligatorie di mediazione, puntando l’accento, semmai, sugli sgravi fiscali, e proponendone una impostazione che ha visto la perplessità della Capogruppo del Pd alla Commissione Giustizia della XVI legislatura  Onorevole Donatella Ferranti, presente alla tavola rotonda, la quale ha prospettato a sua volta un intervento ragionevole per alcune categorie di controversie volto a rendere praticabile la conciliazione stragiudiziale davanti ad un terzo imparziale, competente e adeguatamente formato. I presidenti degli altri ordini professionali si sono detti sostanzialmente a favore di forme  di obbligatorietà’, pur se attenuate con la previsione di un nucleo ristretto di materie, o limitato temporalmente. 

Il convegno si è chiuso alle 18 senza aver esaurito la maggior parte dei temi da trattare, tanti sono stati gli spunti che hanno arricchito il dibattito del workshop e della tavola rotonda. Ringraziando il Ciasu e l’Università Roma 3, che hanno organizzato e permesso questo importante momento di confronto, i presenti hanno convenuto di ritrovarsi a breve per approfondire almeno le proposte di riforma, e si sono dati appuntamento a Bari, in data da definire ma sicuramente entro la metà del mese di giugno.

Avv. Maria Cristina Biolchini