Il decalogo del cliente dell’avvocato versione 2.0

Ho inaugurato questo blog nel lontano 2010. Ho cercato, compatibilmente con il poco tempo a disposizione, di aggiornarlo con un certa frequenza, anche se non è sempre stato possibile. Sono comunque orgoglioso dei miei 735.697 contatti ad oggi, nonché dei miei 2.012 follower (poverini, costretti a leggere ogni mia sciocchezza da quasi dieci anni).

Il 28 settembre 2011, ormai quasi nove anni fa, dopo una lunga chiaccherata con un amico e collega sull’argomento, ho pubblicato di getto un semiserio “Decalogo del cliente dell’avvocato” (https://ltantalo.com/2011/09/28/avvocati-il-decalogo-del-cliente/) che in questi anni ha avuto decine di migliaia di visualizzazioni e tantissime appropriazioni da parte di Colleghi che, spesso, non citano nemmeno la fonte.

In questi giorni di clausura, ho pensato che fosse arrivato il momento di aggiornarlo e quindi (purtroppo per voi), eccolo qui:

IL DECALOGO DEL CLIENTE DELL’AVVOCATO

1. Al tuo Avvocato, che è l’unico che ti crede sempre oltre a tua mamma (Oddio, questa non sempre), devi dire sempre la verità e non la versione dei fatti di tuo gradimento, in cui però mancano degli elementi essenziali. Omettere qualcosa di importante, che prima o poi comunque viene rivelato dalla controparte e dai documenti, mette in difficoltà il tuo legale ma soprattutto mette in difficoltà la parte, perché non consente al suo legale di essere sufficientemente pronto a replicare: un suicidio, in pratica;

2. Come dice un mio illustrissimo Collega di Vignola, lo stimatissimo Tiziano Solignani, del quale consiglio caldamente la lettura del suo interessantissimo blog (https://blog.solignani.it/)  “Se vuoi un servizio come dici tu, paghi come dico io; se paghi come dici tu, avrai un servizio come dico io”.

3. La moda di cercare articoli e  sentenze su Internet è una tragedia e dovrebbe essere vietata e sanzionata per legge. E’ altamente sconsigliabile, e peraltro dannoso, cercare su Internet delle sentenze o dei pareri che si ritengono perfetti per il proprio caso e poi dare la propria soluzione all’avvocato. E’ come se si andasse dal medico a fare la diagnosi dopo aver cercato sulla rete: offensivo, inutile e spesso dannoso. Ancora peggio, forse, dire all’avvocato: “me l’ha detto il cugino del mio amico”…che però di professione è macellaio o idraulico o altra professione del tutto rispettabile, ma sicuramente senza le adeguate competenze sul tema. Anche perchè le sentenze che si trovano sul web, spesso sono “taroccate” a piacimento e ad uso e consumo di chi le pubblica. Come non ci si deve fidare di siti web, oggi molto di moda, che pubblicano titoli ad effetto con l’apparente intento di far diventare tutti avvocati, mentre a guardar bene cercano clienti. ”Sono andato su google e ho letto che ho ragione“, ho sentito anche questo, purtroppo. Ultimamente ho letto questo: “Non confondere la tua ricerca su Google con la mia laurea in…” e aggiungerei “e con i successivi continui studi”. Già, perché non solo l’avvocato è laureato in giurisprudenza e ha svolto la pratica, ma deve giustamente formarsi e continuare a studiare per obbligo formativo ma soprattutto per dovere morale, ogni singolo giorno, per garantire la migliore assistenza possibile.

4. Quando si va dall’avvocato si deve avere rispetto della sua figura, come lui avrà rispetto per la tua e per il tuo problema, ed essere consapevoli che questo si paga (e subito) come qualunque altro servizio e senza contrattazioni umilianti. Il “grazie” è sempre gradito, ma non basta affatto. Non si comprende perché idraulici e co. vengano sempre pagati senza battere ciglio e gli avvocati no, pur avendoci messo tutto l’impegno e il lavoro possibile. Consiglio la lettura del capolavoro del mio amico e collega, Giuseppe Caravita, “Avvocà, per ora grazie”, Primiceri Editore (http://www.primicerieditore.it/prodotto/avvoca-per-ora-grazie-piccole-storie-di-un-gran-bel-mestiere-g-caravita-di-toritto/) Dall’altra parte, è diritto dell’assistito chiedere un preventivo scritto, che a meno di eventi straordinari, andrà rispettato dall’avvocato. Naturalmente, una volta accettato il preventivo, non vi sarà motivo valido per rifiutare l’adempimento.

5. Va anche ribadito che l’avvocato non è il tuo psicologo o il tuo parroco; inoltre, se non è a studio non è detto che si sia fatto negare o che voglia nasconderti qualcosa; peraltro, se qualcuno ha avuto un’esperienza negativa, non deve fare l’errore di generalizzare: anche a me è capitato un medico incompetente, un idraulico che mi stava allagando casa e un falegname che mi stava montando un mobile al contrario, ma non per questo colpevolizzo l’intera categoria, anzi. Va anche diffidato fortemente di quegli avvocati che parlano male di chi li ha preceduti e dicono che loro avrebbero fatto molto meglio, inducendo magari l’assistito a presentare infondate cause per responsabilità professionale, dall’esito scontato (rigetto), utili solo a far guadagnare loro.

6. Se la prossima udienza è tra sei mesi, non ha molto senso chiamare ogni giorno per sapere se ci sono novità. Se ci sono novità, queste vengono sempre comunicate, nessuno vuol nascondervi nulla, non vi è motivo;

7. Ricordati che, anche se la tua pratica è importante – come tutte le altre – non sei l’unico cliente dello studio;

8. Essere in possesso del numero di cellulare del tuo avvocato non significa affatto essere autorizzato a chiamarlo la domenica mattina alle 8…per sapere se ci sono novità, e offendersi se non si riceve risposta e nemmeno a scrivergli su Whatsapp a qualsiasi ora pretendendo risposta immediata (vedi punto precedente);

9. Se il tuo avvocato ti suggerisce di fare una conciliazione, non devi pensare che si sia messo d’accordo con il collega di controparte contro i tuoi interessi. Spesso una transazione (ancora meglio, una Mediazione presso un buon Organismo) è una soluzione molto ma molto migliore per gli interessi del cliente rispetto ad una causa lunga e costosa e dagli esiti sempre incerti, soprattutto nella situazione in cui purtroppo si trova la Giustizia italiana. Peraltro, un buon accordo in mediazione, che consiglio sempre di tentare, consente spesso di “allargare la torta” e di conservare il rapporto professionale, contrattuale e personale tra le parti. In giudizio, vi è sempre un parte che vince e una che perde, ma spesso anche quella che vince non riesce ad avere un risultato pratico.

10. Fondamentale: in un Tribunale italiano (e quindi in una sentenza) può accadere tutto e il contrario di tutto. Ho perso cause che ritenevo di aver vinto e viceversa; ho visto giudici nella stessa stanza o in due stanze vicine, avere un’opinione diametralmente opposta sulla stessa questione. Ho sentito Giudici di Pace dire “qui la Cassazione sono io”. Tenetelo sempre bene in mente.

N.B. IL PRESENTE DECALOGO E’ DI ESCLUSIVA PROPRIETA’ DELL’AUTORE, AVV. LUCA TANTALO. CIO’ NONOSTANTE, PUO’ ESSERE UTILIZZATO LIBERAMENTE A CONDIZIONE TASSATIVA CHE SIA INDICATO CHIARAMENTE L’AUTORE E CHE NON SIA MODIFICATO, NEMMENO PARZIALMENTE.