giuseppe caravita

All’Istituto Jemolo il 10 novembre la presentazione del nuovo libro dell’avv. Giuseppe Caravita

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Continua la “saga dell’avvocato”, con il nuovo interessantissimo libro dell’avv. Giuseppe Caravita di Toritto, in collaborazione con il giovane e brillante editore, Salvatore Primiceri (Primiceri Editore, http://www.primicerieditore.it/).

Dopo lo straordinario successo di “Avvocà, per ora grazie“, la nuova fatica del nostro brillantissimo e arguto collega, dal titolo “Uno di duecentocinquantamila  – Troppi Avvocati“, verrà presentata il 10 novembre 2016, alle ore 14.00, presso l’Istituto Carlo Arturo Jemolo in Roma, Viale Giulio Cesare 13.

Sarà un’ottima occasione per incontrare l’autore. Questa è la locandina:

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Il libro verrà pubblicato l’8 novembre, è già possibile prenotarlo qui: http://www.primicerieditore.it/prodotto/uno-di-duecentocinquantamila-troppi-avvocati-g-caravita-di-toritto/

 

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Il 7 novembre la presentazione del libro “Avvoca’, per ora grazie”, di Giuseppe Caravita di Toritto.

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Sono veramente felice di annunciare che il 7 novembre, alle 11, presso l’Istituto Arturo Carlo Jemolo, in Roma, Viale Giulio Cesare 54, verrà presentato l’attesissimo libro dell’avv. Giuseppe Caravita di Toritto, “Avvocà, per ora grazie”. Vi aspettiamo numerosi!

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L’avvocatura e le soluzioni alternative delle controversie: un nuovo contributo dell’avv. Caravita

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Ancora una volta, ho il piacere di pubblicare un intervento del caro amico, Giuseppe Caravita, avvocato e mediatore di grande esperienza. Questo articolo, in forma di post, sta suscitando un interessante dibattito in altre sedi, e ne faccio interamente mio il contenuto, anche se mi permetto di non essere d’accordo sull’opinione di Giuseppe riguardo all’atteggiamento totalmente negativo dei colleghi avvocati nei confronti della mediazione. Al contrario, nella mia esperienza di mediatore, ormai fortunatamente riscontro un numero di avvocati “convertiti” sempre più numeroso. Attendo altre opinioni ed esperienze.

Farò un intervento polemico. Non me ne voglia nessuno. A me sembra evidente che ormai l’Avvocatura nel suo complesso ha vinto la sua personalissima crociata contro la mediazione. Ed ovverosia, mi sembra evidente che la Avvocatura nel suo complesso rifiuta il sistema ADR: non vuole spostare il suo sguardo dal processo statale. E questo nonostante sia di evidenza assoluta la circostanza che il “sistema giustizia” come lo conosciamo noi che siamo cresciuti nel mondo del contenzioso non abbia più alcuno sbocco. Le posizioni degli Avvocati favorevoli alla mediazione sono posizioni personali. Il boicottaggio continuo dell’istituto produce ormai i suoi effetti, e questo soprattutto nei piccoli Tribunali. E’ la morte della mediazione? No, assolutamente. Vuol dire semplicemente che l’Avvocatura nel suo complesso sta consegnando un settore importante della vita sociale ad altre realtà, agguerrite e ben decise a conquistare spazi vitali. Quindi, l’Avvocatura nel suo complesso semplicemente ritiene che il giudizio statale, il sistema del contenzioso sia l’unico sbocco professionale possibile. Bene: ed allora occorre dire con forza e con chiarezza che 250.000 Avvocati, o quanti in realtà essi possano essere, sono assolutamente troppi. Sono una massa spaventosa che si accalca su un’unica porta di ingresso. E questa porta di ingresso dà accesso a Tribunali dove il Giudice statale, come noi lo concepiamo nella sua più alta accezione, non esiste più. La giustizia statale viene ormai esercitata dai Got e dai Giudici di Pace. Potrei parlare delle imperfezioni di un sistema affidato ai Giudici onorari. Potrei parlare dei dubbi che troppo spesso ci assalgono sulla effettiva preparazione dei Giudici onorari. Ma è un discorso fin troppo facile. Nessuno è perfetto. Non lo siamo noi Avvocati, non lo sono i Giudici togati, non lo sono i Giudici onorari. Ma questo concetto lo possiamo pure rovesciare: ci sono ottimi Giudici, splendidi Avvocati, eccezionali Giudici onorari. Personalmente presenterò la domanda come Consigliere Ausiliario di Corte di Appello, e se sarò selezionato sarò felicissimo di dare il mio contributo. Quello che mi preme sottolineare invece è che è sin troppo evidente che all’accanimento pervicace dell’Avvocatura nel non voler riconoscere la necessità di trovare strade alternative e la necessità di imparare a coltivarle non corrisponde una sconfitta del mondo delle ADR. Semplicemente altri soggetti prenderanno il nostro posto. Semplicemente, l’Avvocatura come corpo sociale ipertrofico continuerà ad implodere, tra rivendicazioni e proposte di riforma a mio avviso anacronistiche. Il processo statale italiano continuerà ad essere un mostro dalle mille teste, in cui semplicemente mancherà, ed anzi già manca, un requisito fondamentale. Sto parlando del requisito della prevedibilità della pronuncia, della sua condivisibilità. Fuori da tutto questo, la società civile troverà le sue strade per organizzare la propria sopravvivenza, al di là dei Tribunali e degli Avvocati ossessivamente concentrati sulla celebrazione di un rito ormai vuoto e non sulla soluzione dei problemi. Personalmente, io mi concentrerò sullo sviluppo di una efficace proposta veramente alternativa, e cioè sulla realizzazione di un circuito multidoor, basato su mediazione e arbitrato. Continuando, oviamente, anche a coltivare il contenzioso innanzi il Giudice statale, a fronte della mia esperienza pluridecennale. Ma senza bendarmi gli occhi, e continuando a guardare avanti alla continua ricerca di buone soluzioni, alternative o tradizionali che siano.

Lettera al cliente (dell’avv. Giuseppe Caravita)

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Tempo fa pubblicammo, per sua gentile concessione, una nota (https://ltantalo.wordpress.com/2014/05/29/perche-lavvocato-non-deve-essere-pagato-come-tutti-gli-altri/) dell’illustrissimo Collega (avvocato e mediatore), Giuseppe Caravita, personaggio di grande cultura, preparazione e sensibilità. Ora il caro Giuseppe ha deciso di onorare nuovamente il mio blog di uno dei suoi bellissimi pezzi, la “Lettera al cliente”, che pubblichiamo di seguito.

Caro cliente, sono il tuo avvocato. Ho preso in carico il tuo problema, ti sono stato a sentire, ho dipanato insieme a te il problema, l’ho reso comprensibile. Non sempre quello che dici, sai, si capisce immediatamente. Occorre ascoltare con attenzione, passare al setaccio le parole, distinguere quelle dettate dall’ira da quelle dettate dal cuore, separare quelle che nascono dall’ignoranza e dalla suggestione da quelle che sono pronunciate con animo sincero. Ho prospettato delle soluzioni, ho ipotizzato, ti ho fatto delle domande, ho preso appunti. Questo, caro cliente, vale per tutti i problemi che possono essere sottoposti a un avvocato: problemi di credito da recuperare, di debiti con il mondo bancario, di imprese, di soci, di famiglia, di rapporti condominiali, di rapporti con la pubblica amministrazione, di figli, di mogli, di mariti. Noi ascoltiamo: noi avvocati ascoltiamo. Io e tutti i miei colleghi dedichiamo al lavoro, cioè a te, al tuo problema, caro cliente, le nostre forze fisiche ed intellettuali. Non è vero che il nostro lavoro è sedentario: noi corriamo dalla mattina alla sera, e nei Palazzi di Giustizia saliamo da un piano all’altro, alla ricerca dello sportello giusto, e poi scendiamo di nuovo, e risaliamo, e camminiamo per chilometri. Nelle nostre borse ci sono le tue carte, le tue speranze, la tua rabbia e la tua delusione, la tua ansia, i tuoi problemi. Le nostre borse pesano tantissimo, perchè ci portiamo appresso la vita dei nostri clienti. E dopo avere ascoltato, caro cliente, dobbiamo decidere quale è la strada giusta da seguire, e dobbiamo seguirla,e non vorremmo mai sbagliare. A volte ci capita di sbagliare, tuttavia, e allora soffriamo in silenzio,e passiamo nottate intere a rimuginare pensieri. Chi non fa questo nostro mestiere non sa cosa vuol dire svegliarsi di notte e rimanere a guardare il soffitto, aspettando il sonno che non torna. Ognuno di noi si è sentito da dire dal suo dominus (e cioè l’avvocato anziano che gli ha insegnato il mestiere): fino a quando non resterai una notte sana a guardare il soffitto, con lo stomaco in subbuglio e le parole che si accavallano nella testa, non sarai avvocato. I più anziani tra di noi l’hanno detto a loro volta ai loro discepoli, e i più giovani prima o poi lo diranno. A volte ci capita di trovare la soluzione, spesso ci capita di vincere una causa. E allora, sempre in silenzio, ridiamo dentro di noi, perchè nessuno potrà mai capire che sensazione prova un avvocato che conduce la nave sino in porto. Caro cliente, sembriamo una classe disunita, perchè ognuno di noi ogni giorno deve affrontare tutto e il contrario di tutto, e se io vinco vuol dire che qualcun altro perde, e se vince qualcun altro vuol dire che perdo io. Sembriamo disuniti, ma non lo siamo. Il senso di solidarietà si impara in trincea, nella trincea dei Tribunali dove ogni giorno scendiamo per fare il nostro lavoro. Lì si imparano solidarietà e rispetto, e correttezza e tante altre cose belle. Si impara anche ad essere fermi, e coraggiosi. Ecco, questo è il mondo in cui io, caro cliente, vivo tutti i giorni da trenta anni. Io e altri 250.000 colleghi. Adesso, improvvisamente, qualcuno se ne esce a dire che siamo troppi. E’ uno sbaglio di lana grossa, e ti spiego perchè, caro cliente: sino a prima della seconda guerra mondiale, gli avvocati erano a numero chiuso, come i notai. Erano ricchi e potenti. Ma la gente come te, caro cliente, faceva anche una settimana di fila per parlare con l’Avvocato. E poi, tutto sommato, la gente come te, caro cliente, che diavolo doveva andare a fare dall’avvocato? Le cose sono cambiate, gli scenari si sono stravolti: la proprietà privata non è più cosa di ricchissime e agiate famiglie, milioni di italiani hanno casa di proprietà. Questo vuol dire, semplicemente, che milioni di italiani hanno problemi di condominio, di rapporti con i vicini, di mutui, di ristrutturazioni, di compravendita. E questo per restare in un solo settore. Il numero degli avvocati non deve essere rapportato al numero della popolazione italiana, ma al volume di rapporti problematici. Banche, imprese, rapporti di lavoro, condominio, separazioni, divorzi, amministrazioni di sostegno. Per questo ci sono milioni di controversie, in Italia. E il problema non sono gli avvocati, caro cliente. Il problema è lo Stato che non sa dare una risposta adeguata. Mi fermo qui, perchè dovrei parlarti di moltissime altre cose, e il discorso diventerebbe di una lunghezza insostenibile. Ma quello che mi premeva dirti, caro cliente, è che il tuo avvocato, sia esso giovane, vecchio, donna o uomo, calvo o capellone, grasso o magro, simpatico o molto serioso, è una persona che si fa carico del tuo problema, e se lo porta appresso per tutta la giornata, anche quando tu non ci pensi più. E’ una persona che si aggiorna e studia per darti il migliore servizio possibile. E’una persona che di mestiere risolve i problemi degli altri: ascoltalo, seguilo e rispettalo. E pagalo quando ti chiederà di essere pagato.

Grazie, caro Giuseppe, per questo contributo…e speriamo di vedere tutti i tuoi bellissimi scritti raccolti al più presto in un unico volume.