Il termine di quindici giorni per la mediazione demandata è ordinatorio, ma solo a determinate condizioni

Da tempo si è aperta una discussione, tra gli operatori del diritto, relativamente alla natura del termine di quindici giorni per presentare la domanda di mediazione, assegnato dal Giudice ai sensi del comma 1 bis o del comma 2 del D. Lgs. 28/10.

Parte della dottrina, e della prima giurisprudenza (Trib. Lecce, 6 marzo 2017), sosteneva che si trattasse di termine perentorio, con la conseguenza dell’improcedibilità nel caso di mancato rispetto del termine, mentre con il passar del tempo si è fatta sempre più strada la tesi che considera tale termine come ordinatorio, purché la procedura di mediazione sia stata conclusa (o comunque ultimente iniziata) prima della successiva udienza (Corte d’ Appello di Milano, sentenza n. 2515/17 del 07/06/2017), e come confermato da Tribunale di Roma, 13 febbraio 2019, n. 3360: “sul punto si deve ribadire quanto già statuito con il provvedimento reso a scioglimento della riserva assunta all’esito della citata udienza. Ed invero ai sensi dell’art. 152 c.p.c., i termini “possono essere stabiliti dal giudice anche a pena di decadenza soltanto se la legge lo permette espressamente”; in mancanza di una espressa previsione “i termini stabiliti dalla legge sono ordinatori”. Ora il termine di 15 giorni indicato dall’art. 5 del D.Lgs. 28/2010 non è espressamente qualificato come perentorio, né è prevista alcuna decadenza per la mancata osservanza di detto termine, sicché il termine concesso da questo Giudice con l’ordinanza dell’8/10/2015 deve ritenersi ordinatorio e nessuna decadenza può essere imputata alla parte attrice che ha provveduto, sia pure con ritardo, ad attivare il procedimento di mediazione davanti all’organismo territorialmente competente.

Recentemente è intervenuta sul punto anche la Corte d’appello di Firenze, con sentenza del 13 gennaio 2020 (allegata qui di seguito), in cui la Corte territoriale, sostiene che l’improcedibilità non può essere dichiarata se non sia espressamente comminata dalla legge, e le relative ipotesi sono tassative e non suscettibili di interpretazione analogica. Secondo la Corte d’appello, in questo caso l’improcedibilità può essere comminata solo se ci si trova di fronte all’effettivo mancato esperimento della mediazione e non al tardivo deposito dell’istanza di mediazione, non essendovi nella normativa alcuna disposizione in questo senso, anche perché la ratio è quella dell’effettivo esperimento della mediazione, pur se con esito negativo.

Il termine di quindi giorni, secondo la sentenza in commento, è ordinatorio e non perentorio, perché non è indicato come tale dalla legge, né l’eventuale perentorietà si desume dallo scopo o dalla funzione esercitata dal termine, proprio perché la ratio della norma non è il termine di instaurazione, ma l’effettivo svolgimento del tentativo di mediazione, come statuito anche dalla sentenza della Corte di Appello di Milano del 4 luglio 2019, che viene citata da quella di Firenze nel provvedimento in commento.

In sostanza, ove il procedimento di mediazione venga comunque definito (o comunque iniziato utilmente, con il proseguimento della mediazione, eventualmente rinviata per il suo perfezionamento), prima della successiva udienza, anche se l’istanza sia stata depositata dopo i 15 giorni assegnati dal giudice, non si potrà dichiarare l’improcedibilità della domanda.

AppFirenze, sentenza n. 65 del 13 gennaio 2020

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Anche per il Tribunale di Vasto la mediazione si deve svolgere con le parti, e se non ci sono, il mediatore dovrà rinviare perché compaiano (mio articolo da www.mondoadr.it).

Come altre volte, ho appena avuto l’onore e il piacere di vedere pubblicato un mio commento su http://www.mondoadr.it, sulla sentenza del Tribunale di Vasto del 9 marzo. Potete trovare l’articolo qui:

Tribunale di Vasto: se le parti non sono presenti il mediatore dovrà rinviare perché compaiano