Il giudice condanna il redditometro (da www.corriere.it)

http://www.corriere.it/economia/13_febbraio_22/giudice-condanna-il-redditometro_bd256294-7cb1-11e2-a4ef-4daf51aa103c.shtml

Sentenza ordina all’Agenzia delle entrate di non usarlo. «Decreto del ministero Economia nullo e incostituzionale»

Appena nato alla vigilia di Natale, il redditometro rischia già di morire in culla: giudiziaria. Perché determina «la soppressione definitiva del diritto del contribuente e della sua famiglia ad avere una vita privata, a poter gestire autonomamente il proprio denaro, a essere quindi libero nelle proprie determinazioni senza dover essere sottoposto all’invadenza del potere esecutivo, senza dover dare spiegazioni e subire intrusioni su aspetti anche delicatissimi della propria vita privata, quali la spesa farmaceutica, l’educazione e mantenimento della prole, la propria vita sessuale».

Per la prima volta da quando è entrato in vigore il 4 gennaio 2013, la sentenza di un Tribunale smonta lo strumento sul quale tanto puntava l’Agenzia delle Entrate nei preventivi di recupero dell’evasione (815 milioni nel 2013 sui primi 35.000 contribuenti) e tanto si accapigliavano i politici in campagna elettorale: e un giudice civile ordina all’Agenzia delle Entrate «di non intraprendere alcuna ricognizione, archiviazione o comunque attività di conoscenza o utilizzo dei dati», di «cessarla se iniziata», e di «distruggere tutti i relativi archivi» se già formati.

È successo al Tribunale civile di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli, dove il giudice Antonio Lepre ha accolto in 9 pagine un ricorso dell’avvocato Roberto Buonanno per un contribuente che non voleva che «l’Agenzia venisse a conoscenza di ogni singolo aspetto della propria vita privata».

Una volta inquadrato il suo intervento nella cornice della tutela dei «diritti fondamentali della persona» nella Costituzione e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, il giudice passa a valutare se il nuovo sistema di coefficienti, che trasforma le spese in reddito attraverso un misto di dati certi provenienti dall’anagrafe tributaria e di stime messe a punto dall’Istat, soddisfi il principio di proporzionalità che vieta alla Pubblica amministrazione di sacrificare la sfera giuridica dei privati se non in casi di assoluta eccezionalità, in presenza di circostanze specifiche, per il raggiungimento dell’interesse generale. È negativa la risposta del giudice Lepre, già nella commissione del Csm sui metodi di valutazione della produttività dei magistrati, esponente della corrente di centrodestra di «Magistratura indipendente».

A suo avviso il decreto natalizio del ministero dell’Economia «è non solo illegittimo, ma radicalmente nullo» perché «fuori dalla legalità costituzionale e comunitaria» in quanto «non individua categorie di contribuenti ma altro, sottoponendo a controllo anche le spese riferibili a soggetti diversi per il solo fatto di essere appartenenti al medesimo nucleo familiare». Inoltre «non fa alcuna differenziazione tra “cluster” (gruppi omogenei, ndr ) di contribuenti, ma opera una distinzione familiare di tipologie suddivise per cinque aree geografiche, ricollocando all’interno di ciascuna figure di contribuenti del tutto differenti tra loro».

Utilizza poi come parametro delle spese medie delle famiglie l’attività dell’Istat, «che nulla ha a che vedere con la specificità della materia tributaria» ed «è nata per tutt’altri fini». Inoltre «viola il diritto di difesa in quanto rende impossibile fornire la prova di aver speso meno di quanto risultante dalla media Istat», giacché «non si vede come si possa provare ciò che non si è comprato o non si è fatto». Infine «il diritto del contribuente al contraddittorio» è «in gran parte svuotato di effettività» perché, in un procedimento «eminentemente inquisitorio e sanzionatorio, il contribuente e l’Agenzia delle Entrate si trovano in posizione di fortissima asimmetria»: un po’ perché «l’Agenzia è anche socia della società di riscossione forzata», e un po’ perché «è in conflitto di interessi, essendo normalmente vincolata al raggiungimento di obiettivi di evasione da recuperare e dunque avendo filologicamente interesse alla conferma della propria ipotesi».

Luigi Ferrarella
lferrarella@corriere.it

Il paradosso del controllo fiscale che penalizza i contribuenti virtuosi (da www.corriere.it). Un articolo sulle nuove misure che introducono definitivamente lo Stato di Polizia.

Interessante articolo sul nuovo redditometro, misura introdotta dal governo sovietico anche in Italia. Attenzione a quante uova comprate e per carità, niente detersivi…a casa da oggi si lava solo con acqua, ovviamente fredda.

Siamo tornati al Fisco lunare? Quello che fece impazzire gli italiani nel 1993 tanto da meritarsi il rimprovero dell’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro? Più ci si avventura nel complicatissimo decreto che ha rifatto il look al redditometro, più la Luna finisce per sembrare, quasi, un rifugio accogliente. Voci di spesa, categorie familiari, aree territoriali, dati medi Istat: un’enorme schedatura con la quale il Fisco vuole ricostruire il reddito di 40 milioni di contribuenti partendo dalla spesa sostenuta. Una specie di radiografia della situazione contabile alla quale tutti, in qualche modo, dovranno sottoporsi. Eppure sarà interessante vedere che cosa accadrà alla categoria degli evasori totali, quelli che, per definizione, risultano invisibili.

Vent’anni fa gli italiani impazzirono per indicare nel modello 740 il possesso di cavalli, deltaplani o elicotteri. Ora, per fortuna, non ci sono dichiarazioni da fare, ma la situazione è, per certi versi, anche peggiore. Per rispondere ai rilievi del Fisco, infatti, potremmo essere costretti a ricordare quanto abbiamo speso nel 2009 dal parrucchiere o in un istituto di bellezza. O in biancheria. O al supermercato, o in officina per il cambio dell’olio. O addirittura di quante pizze con la famiglia abbiamo mangiato il sabato sera. Non ci sembrano, francamente, indici reali di capacità contributiva. Vale più l’acquisto di un set di pentole nuove, o un viaggio per una meritata vacanza? Che cosa sarà fiscalmente rilevante e che cosa non lo sarà? Più si scorrono le voci prese in considerazione per i controlli, più si viene colti da una strana sensazione. L’impressione, forse sbagliata, è quella di un Fisco che vuole fare da deterrente ai comportamenti scorretti. Un passo in avanti? Sì, ma con il rischio che questi metodi finiscano con il mettere in agitazione le persone per bene. Senza centrare il vero bersaglio.

La lotta all’evasione è sacrosanta in un Paese dove sfuggono al Fisco 120 miliardi all’anno. Recuperarne un 15-20% vorrebbe dire coprire circa un quarto degli interessi che lo Stato paga sul debito pubblico. Un recupero che consentirebbe di abbattere la pressione tributaria e di destinare una discreta somma allo sviluppo e alla creazione di posti di lavoro. Le finalità sono sacrosante, ma il redditometro potrebbe trasformarsi in una graticola in cui finiranno, probabilmente, per rosolarsi soprattutto i contribuenti onesti, più che i «furbetti del modello Unico». Con effetti negativi anche sul fronte economico: il messaggio, non velato, che il Fisco ci manda, è il seguente: chi spende tanto vuol dire che evade. L’effetto è indesiderato, certo: ma considerare i consumi una voce «a rischio» potrebbe avere come effetto quello di spingere a ridurli. Una cosa della quale il Paese in questo momento non ha proprio bisogno.

Ci sono molti punti che non quadrano. Il primo è l’inversione dell’onere della prova. D’ora in avanti, infatti, non sta al Fisco dimostrare che un cittadino ha evaso, ma al contribuente provare che il reddito attribuito è errato. Che le spese sono state finanziate da prestiti dei parenti – ma come dimostrarli, specie quando i trasferimenti in contanti erano leciti – oppure dai frutti degli investimenti finanziari (tutti a cercare i vecchi estratti conto). Non convince nemmeno la retroattività, cioè la possibilità di scandagliare le spese fatte nel 2009. Mica il contribuente poteva sapere allora che una vacanza alle Maldive o in montagna potesse attirare quattro anni dopo l’attenzione del grande fratello fiscale. Metodi che, se applicati agli evasori abituali, potrebbero cogliere veloci a consistenti risultati. Se estesi a tutti rischiano di creare un clima di disorientamento. Altro elemento poco convincente è l’utilizzo, per certe voci che non sono monitorabili direttamente, di dati medi Istat anche se il contribuente ha dichiarato di spendere di meno. Una follia. Se è già difficile dimostrare acquisti di tre o quattro anni fa, come si può dimostrare di non aver speso?

E poi ognuno ha le sue abitudini. C’è chi risparmia sul cibo, e non lesina di spendere per cure di bellezza. Non certo per evadere le tasse. Grossi rischi in arrivo per chi risparmia e investe. Fino all’anno scorso quando, ad esempio, veniva acquistato un immobile, il Fisco ipotizzava che la somma spesa fosse stata accumulata per quote costanti negli anni precedenti. Ora, invece, l’intero ammontare finirà a reddito (detratte le spese come il mutuo). Con il risultato che il reddito virtuale risulterà lontano anni luce da quello reale. Ma l’acquisto di un immobile è spesso il frutto di sacrifici ultradecennali: come si fa a non tenerne conto? Insomma nel trita-reddito finiranno sia i contribuenti-formiche sia i contribuenti-cicale. E gli evasori? Quelli resteranno, beatamente, sulla faccia, non tanto nascosta, della Luna.

Massimo Fracaro e Nicola Saldutti