Le domande di risarcimento, formulate ai sensi del codice delle assicurazioni, e l’obbligatorietà della mediazione, sono compatibili (Trib. Palermo, sez. distaccata di Bagheria, 20 luglio 2012)

Il Tribunale di Palermo, sez. distaccata di Bagheria, è intervenuto nuovamente su una problematica relativa alla mediazione. Nel caso in specie, era sorta la questione relativa ai rapporti, in materia di risarcimento del danno da sinistri stradali, tra l’obbligatorietà prevista dall’art. 5 del D.Lgs. 28/10 e la richiesta di risarcimento del danno (prevista come condizione di procedibilità della domanda) di cui all’art. 145 del Codice delle Assicurazioni.

Ebbene, il Tribunale ha qualificato la suddetta domanda di risarcimento del danno alla stregua di qualsiasi comunicazione facente parte dell’attività precontenziosa, stabilendo che essa non è affatto diversa da tutte le altre missive contenenti le più varie richieste, e che normalmente precedono il giudizio. Di conseguenza, ha stabilito che anche questa richiesta deve essere seguita dal tentativo di mediazione, prima di iniziare un eventuale procedimento giudiziale, pena improcedibilità della domanda.

Con la stessa sentenza, il Tribunale ha stabilito che, ai fini dell’applicazione o meno del D.Lgs. 28/10, ciò che conta è l’effettiva data di notifica della citazione al destinatario (in questo caso, 26 marzo 2012) e non quello della consegna all’Ufficiale Giudiziario (19 marzo 2012). Ha quindi dichiarato il procedimento come assoggettato alla disciplina e all’obbligatorietà, e ha concesso termine per l’esperimento del tentativo.

Tribunale di Palermo, sezione di Bagheria, ordinanza del 20.07.2012

 Il Giudice

sciogliendo la riserva assunta all’udienza del giorno 4 luglio 2012;

osserva

Oggetto del presente giudizio è la domanda di risarcimento del danno formulata da parte attrice nei confronti della Fondiaria-SAI n.q. di impresa designata per la liquidazione dei sinistri a carico del Fondo di garanzia per le vittime della strada.

Tale domanda rientra tra quelle rientranti nell’ambito della mediazione obbligatoria in base alle previsioni del d.lgs. 28/2010. Ciò non soltanto ratione materiae, ma anche ratione temporis. Invero, la notifica a mezzo posta dell’atto di citazione si è perfezionata nei confronti della Compagnia di Assicurazioni il 26.3.2012.

Né può prendersi in considerazione il termine in cui l’atto è stato consegnato all’ufficiale giudiziario (nel caso di specie il 19.3.2012).

Infatti, se è vero che l’art. 149, comma 3, c.p.c. prevede, per la notifica a mezzo posta, che la notificazione si perfeziona, per il soggetto notificante, al momento della consegna del plico all’ufficiale giudiziario e se è anche vero che tale principio ha carattere generale e vale per tutti i tipi di notifica, tuttavia non può trascurarsi che il principio in questione comporta soltanto che il notificante non incorre in decadenze o prescrizioni maturate dopo la detta consegna (v. per tutte Corte cost. 477/2002; 28/2004 e ord. 97/2004). Agli altri fini la notifica si considera perfezionata nel momento in cui il destinatario ne ha legale conoscenza.

Ora, poiché l’art. 24 del D.lgs. 28/2010 prevede che le disposizioni sulla condizione di procedibilità di cui al comma 1 dell’art. 5 si applicano ai processi “iniziati” a partire dal 21 marzo 2011 (ossia dopo la data di entrata in vigore del decreto, che era domenica 20 marzo 2011, termine prorogato di un anno per i sinistri stradali, come quello di cui al presente giudizio) e considerato che la pendenza del giudizio ed il suo “inizio” si hanno dalla notificazione della citazione, allora devono ritenersi allo stato improcedibili le domande contenute in citazioni (relative a materie soggette a mediazione obbligatoria) notificate in tema di sinistri stradali al destinatario a partire dal 21 marzo 2012 (in questo senso da ultimo anche Trib. Trapani 19.6.2012).

Peraltro, come rilevato dalla S.C., “ai fini dell’applicazione del criterio della prevenzione, ai sensi dell’art. 39, ultimo comma, in tema di litispendenza e continenza di cause, deve aversi riguardo al momento in cui la notifica della citazione si è perfezionata, con la ricezione dell’atto da parte del destinatario o con il compimento delle formalità surrogatorie di essa, e non a quello in cui la notifica è stata richiesta dall’attore all’ufficiale giudiziario, momento, quest’ultimo, rilevante (cfr. Corte cost. sent. n. 477 del 2002) ai soli fini dell’esclusione di eventuali decadenze per il notificante” (cfr. Cass., n. 9181/2006).

Altra questione relativa al presente giudizio è quella relativa ai rapporti, in materia di risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, tra la condizione di procedibilità di cui all’art. 5 d.lgs. 28/10 e la condizione di proponibilità della domanda di cui all’art. 145, commi 1 e 2, d.lgs. 209/05 (c.d. codice delle assicurazioni).

In proposito è noto che anche l’attività precontenziosa prevista dal codice delle assicurazioni mira ad evitare la causa ed incide sull’azione (rendendo la domanda improponibile anche se non improcedibile come invece accade con l’art. 5 d.lgs. 28/10).

Tuttavia, i due istituti sembrano potere convivere.

La raccomandata con la quale si chiede il risarcimento del danno alla compagnia di assicurazioni è sì imposta normativamente (così come è imposta l’attesa di 60 o 90 giorni prima di potere proporre la domanda giudiziale), ma non è affatto diversa da tutte quelle altre raccomandate contenenti le più svariate richieste che normalmente precedono l’instaurazione di un giudizio. Come queste ultime (se relative a materie rientranti tra quelle assoggettate a mediazione obbligatoria), anche quella in tema di sinistri stradali dovrà essere seguita, in caso di silenzio o di risposta negativa del destinatario della richiesta extragiudiziale, dal procedimento di mediazione prima di potere (eventualmente) pervenirsi alla lite giudiziale.

Il problema è, semmai, se le due procedure possano essere svolte contestualmente. Non si tratta, comunque, di problema rilevante nel presente giudizio.

P.Q.M.

assegna alle parti termine di 15 giorni a partire dal 1° settembre 2012 per attivare il procedimento di mediazione.

Fissa per la prosecuzione del giudizio l’udienza del giorno 23.1.2013, ore 10.30.

Si comunichi.

Bagheria, 20.7.2012

Il Giudice

Michele Ruvolo

 

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Il Giudice di Pace di Salerno dichiara improcedibile la domanda presentata senza tentativo di conciliazione e nell’invitare le parti alla mediazione, si assicura che siano adeguatamente informate.

Con apposita ordinanza il Giudice di Pace di Salerno, avv. Vingiani, ha dichiarato improcedibile la domanda giudiziale presentata in violazione dell’art. 5 del D.Lgs. 28/2010, nella parte in cui prevede l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione per le materie ivi previsti.

Il G.d.P., contrariamente ad alcuni – fortunatamente pochi – suoi colleghi che hanno dato fantasiose interpretazioni della normativa e dell’art. 322 del Codice di procedura civile, che riguarda il tentativo di conciliazione che dovrebbe esperire il Giudice di pace, ha ritenuto (come peraltro dovrebbe essere ovvio, visto che il legislatore non le ha escluse) come comprese nell’obbligatorietà anche le cause di sua competenza. Ricordiamo infatti che l’art. 5, nell’elencare le materie, non inserisce né limiti di valore né di competenza.

Non ha, quindi, confuso istituti assai diversi tra di loro, sia dal punto di vista giuridico che pratico: basti pensare che per affrontare una questione come viene fatto in mediazione, un Giudice di pace dovrebbe esaminare al massimo un paio di controversie per udienza, con le conseguenze che possiamo ben immaginare.

In realtà, mediazione e conciliazione ex art. 322 c.p.c. sono due istituti totalmente diversi, e quei Giudici di pace che dichiarano che il D.Lgs. 28/10 non li riguarda, commettono un illecito, sanzionabile dagli organi preposti.

Peraltro, il Giudice di Pace, a differenza del mediatore, è un soggetto nominato grazie ad un semplice esame per titoli, per esercitare una funzione squisitamente giudiziale e non ha una formazione, né generica né tanto meno specifica sulle tecniche di risoluzione alternativa delle controversie, non avendone peraltro bisogno per l’esercizio concreto della propria funzione.

Al contrario, il Mediatore viene formato solo per esercitare detta funzione, dopo aver superato un duro percorso di formazione, e con l’obbligo di aggiornamento biennale specifico.

Inoltre, è evidente che la conciliazione del Giudice di Pace, ove mai attuata (e ci piacerebbe sapere quando lo è mai stata), rappresenta un’anticipazione del giudizio e non certamente un’alternativa al giudizio. E questo sia nel caso dell’art. 320, in cui il giudizio è già iniziato, che nela caso dell’art. 322 in cui comunque la decisione di rivolgersi ad un Giudice rivela uno spirito già assai poco conciliativo.

In ogni caso, è chiaro che l’eventuale tentativo del Giudice di Pace non potrà che essere orientato e influenzato dal suo giudizio, pur allo stato embrionale, su chi possa aver torto e chi ragione; questo, nella negoziazione del mediatore, per definizione di tipo cooperativo, non può accadere.

Per tornare a questa sentenza, è interessante che il Giudice abbia: a) invitato le parti alla media-conciliazione della controversia sulla domanda; b) invitato i difensori delle parti ad informare i loro assistiti della presente ordinanza nei termini di cui all’art.4 3° co.decr.lgsl.28/2010; c) informato le parti che l’istante nella mediazione obbligatoria dovrà comparire davanti al mediatore anche in mancanza di adesione della parte chiamata in mediazione e che, in ogni forma di mediazione, il Giudice condanna la parte costituita che non ha partecipato senza giustificato motivo al procedimento di mediazione al versamento all’Erario di una somma parti al contributo unificato dovuto per il giudizio;

d) disposto la comparizione delle parti personalmente in mancanza di esperimento della media-conciliazione.

In questo modo, ha raggiunto diversi obiettivi: ha inviato le parti a conciliare in mediazione; si è assicurato, forse temendo che la circostanza non fosse sicura, che i legali informassero le parti dell’ordinanza, del fatto che dovessero comparire dinanzi al mediatore e delle conseguenze della mancata comparizione. Infine, cosa assai interessante, ha disposto la comparizione personale delle parti in mancanza dell’esperimento di mediazione, probabilmente con l’intento di comprendere perché non sia stato esperito, ma soprattutto di comminare le opportune sanzioni.

Infine, ricordiamo che questa sentenza è stata pubblicata sul sito dell’Unione Democratica Giudici di Pace (www.unitademocraticagiudicedipace.it) come modello di applicazione della normativa per i suoi associati.

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI SALERNO

 Il Giudice di pace,

 letti gli atti, sentite le parti,

 CONSIDERATO

che ai sensi del d.lgs. 4.3.2010 n. 28 sono soggette a procedimento di mediazione obbligatoria le controversie in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari;

RILEVATO che la domanda giudiziale,

-ha ad oggetto una delle materie di cui al primo comma dell’art.5 del d.lgs. n.28/10;

-è stata proposta in data successiva all’entrata in vigore delle disposizioni del citato decreto legislativo;

-ed è quindi soggetta alla disciplina della mediazione obbligatoria;

RITENUTO che conseguentemente parte attorea avrebbe dovuto preliminarmente esperire il procedimento di mediazione indicato da quest’ultima norma;

RITENUTO che anche in caso di domande avanzate da soggetti diversi dall’attore va applicata la disciplina di cui all’art.5 primo comma d.lgs. N. 28/2010 giacché la legge non distingue fra domanda dell’attore e domanda riconvenzionale del convenuto (o del terzo);

RILEVATO che dagli atti non risulta esperito il procedimento di mediazione.

CONSIDERATO che, ai sensi del citato art. 5, 1° comma, D.Lgs 28/2010, “L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale”, con la precisazione che “L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza” e che alla stregua di tali previsioni normative è, pertanto, imposto a questo giudice il rilievo d’ufficio dell’improcedibilità della domanda;

CONSIDERATO che il predetto art. 5, 1° comma, prevede inoltre che “Il giudice ove rilevi che la mediazione è già iniziata, ma non si è ancora conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’art. 6. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione”;

RITENUTO che nella fattispecie sussista una condizione di procedibilità della domanda, dovendosi,quindi, assegnare un termine per l’inizio del procedimento di mediazione, con contestuale fissazione dell’udienza per una data successiva alla scadenza del termine di quattro mesi previsto dall’art. 6, comma 1, del D.Lgs 28/2010, (che nel caso di specie risulterà decorrere dal termine di quindici giorni assegnato dal giudice – ai sensi del secondo comma del predetto art. 6 );

EVIDENZIATO, inoltre, che per espressa previsione dello stesso art. 6, 2° comma, su citato, il termine previsto dal comma 1 “…anche nei casi in cui il giudice dispone il rinvio della causa ai sensi del quarto o del quinto periodo del comma 1 dell’articolo 5, non è soggetto a sospensione feriale”, sicché il computo inerente la determinazione della data per la fissazione dell’udienza deve prescindere dalla considerazione della sospensione feriale dei termini;

ATTESO che si procede, nei termini suesposti, nell’ambito del PRIMO comma di cui all’art.5 d.lgs.n. 28/2010, di talché in ogni caso la parte sottopostavi dovrà comparire davanti al mediatore (cfr.art.3 DM 145/2011, il mediatore svolge l’incontro con la parte istante anche in mancanza di adesione della parte chiamata in mediazione, e la segreteria dell’organismo può rilasciare attestato di conclusione del procedimento solo all’esito del verbale di mancata partecipazione della medesima parte chiamata e mancato accordo, formato dal mediatore ai sensi dell’articolo 11, comma 4, del decreto legislativo); e che in caso di mancata partecipazione alla convocazione, senza giustificato motivo, il Giudice condanna la parte assente al pagamento di una somma corrispondente all’importo del contributo unificato dovuto per il giudizio,art.8 d.lgs. n.28/10 come modificato dalla L. n. 148/2011);

RITENUTO opportuno :

– FISSARE il termine fino al quindicesimo giorno da oggi per depositare presso un organismo di mediazione, a scelta delle parti congiuntamente o di quella che per prima vi proceda, la domanda di cui all’art.5 primo e secondo comma del d.lgs.n.28/2010;

– AVVERTIRE le parti che, in mancanza di esperimento del procedimento di mediazione obbligatoria, la domanda sarà dichiarata improcedibile;

P.Q.M.

– INVITA le parti alla media-conciliazione della controversia sulla domanda;

– INVITA i difensori delle parti ad informare i loro assistiti della presente ordinanza nei termini di cui all’art.4 3° co.decr.lgsl.28/2010;

– INFORMA le parti che l’istante nella mediazione obbligatoria dovrà comparire davanti al mediatore anche in mancanza di adesione della parte chiamata in mediazione e che, in ogni forma di mediazione, il Giudice condanna la parte costituita che non ha partecipato senza giustificato motivo al procedimento di mediazione al versamento all’Erario di una somma parti al contributo unificato dovuto per il giudizio;

– DISPONE la comparizione delle parti personalmente in mancanza di esperimento della media-conciliazione;

-FISSA termine fino al quindicesimo giorno da oggi (o dalla comunicazione della presente ordinanza) per depositare presso un organismo di mediazione, a scelta delle parti congiuntamente o di quella che per prima vi proceda, la domanda di cui all’art.5 del d.lgs.n.28/2010;

– RINVIA all’udienza del ……….. ora di rito, per l’eventuale prosecuzione del giudizio e/o per i provvedimenti consequenziali.

Salerno, addì …. luglio 2012

Il Giudice di pace

Avv. Luigi Vingiani

L’ETA’ AVANZATA NON E’ VALIDO MOTIVO PER LA MANCATA PARTECIPAZIONE ALLA MEDIAZIONE (TRIB. PALERMO, SEZ. DISTACCATA DI BAGHERIA, ORDINANZA 20 LUGLIO 2012)

Continuano le condanne, seguendo il filone di quella che ormai sta diventando una giurisprudenza unanime, a seguito della mancata partecipazione alla procedura di mediazione.

Il Tribunale di Palermo, sezione distaccata di Bagheria, con ordinanza del 20 luglio 2012, ha condannato la parte che non aveva aderito all’istanza di mediazione al pagamento di € 450,00 in favore del bilancio dello Stato, in quanto cifra corrispondente al contributo unificato.

La motivazione di tale condanna, secondo il Tribunale, risiede nel fatto che il motivo indicato per la mancata partecipazione non è stato ritenuto valido; in particolare, il Giudice ha ritenuto che non potesse essere considerata quale valido motivo l’esistenza di “problemi legati all’età avanzata” dei convenuti, sia per la vicinanza della sede della mediazione a quella della loro residenza, sia per il fatto che comunque essi avrebbero potuto rilasciare una procura ad un soggetto di loro fiducia.

Di conseguenza, il Tribunale ha considerato che la mancata partecipazione fosse avvenuta senza giustificato motivo e ha emesso la condanna sopra descritta, senza necessità di attendere la fase decisoria, essendo state già ampiamente esposte le ragioni delle parti sul punto ed essendo stata acquisita tutta la documentazione necessaria.

TRIB. PALERMO, SEZ. DIST. BAGHERIA, ORDINANZA 20 LUGLIO 2012 (EST. MICHELE RUVOLO)

Il Giudice

sciogliendo la riserva assunta all’udienza del giorno 11 luglio 2012;

OSSERVA

Oggetto del presente giudizio è la domanda formulata da parte attrice di condanna dei convenuti alla riduzione in pristino dello stato dei luoghi in considerazione del fatto che i fabbricati di parte convenuta non risulterebbero edificati nel rispetto delle distanze legali minime dal suo fondo confinante.

Parte convenuta si è costituita all’udienza del 22.2.2012 sostenendo il proprio difetto di legittimazione passiva in quanto priva di effettiva titolarità, essendo semplice intestataria catastale dei beni.

All’udienza del 22.2.2012 il giudice ha assegnato alle parti il termine di giorni 15 per la presentazione della domanda di mediazione, rientrando la controversia di cui alla presente causa tra quelle “in materia di diritti reali” contemplate dal d.lgs. 28/2010.

Alla successiva udienza del giorno 11 luglio 2012 il procuratore di parte attrice ha depositato il verbale di esito negativo della mediazione per assenza della parte invitata. Sempre all’udienza del giorno 11 luglio 2012 il procuratore di parte convenuta ha giustificato la mancata comparizione di parte convenuta “per problemi legati all’età avanzata”.

Deve ora esaminarsi la giustificazione della mancata comparizione al procedimento di mediazione addotta da parte convenuta.

Al riguardo va innanzitutto premesso che la legge 148/2011 ha modificato il comma 5 dell’art. 8 aggiungendo un periodo in forza del quale “il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio”.

Tale modifica normativa affonda le sue radici, molto probabilmente, nel decreto ministeriale del 6 luglio 2011 n. 145 (entrato in vigore il 26 agosto) con il quale è stato modificato il D.M. 180/2010 introducendo, tra le altre cose, il pagamento della sola somma di € 40,00 o € 50,00 per il caso di mancata comparizione del chiamato.

In altri termini, introdotta un’agevolazione economica per l’istante (non essendo giusto che questi sostenesse costi, a volte anche ingenti, per un tentativo di conciliazione neppure svoltosi a causa del comportamento non collaborativo dell’altra parte), occorreva stimolare in qualche modo la partecipazione del chiamato alla mediazione. Ciò anche per evitare che si potessero creare situazioni di tacito accordo tra i litiganti al fine di non far comparire il convenuto ed andare in giudizio a modico prezzo.

Ecco che per sollecitare il chiamato a partecipare al tavolo della mediazione si è pensato ad una sanzione economica come misura che bilanciasse la ridotta spesa per il caso di mediazione contumaciale e facesse riflettere bene il chiamato sull’eventuale scelta non collaborativa.

Che si tratti di misura sanzionatoria è reso evidente dal fatto che il pagamento non viene ordinato in favore dell’attore ma in favore dello Stato. Quest’ultimo, che ha già incassato il contributo unificato da parte dell’attore, riscuote anche un’altra somma di pari importo.

E proprio perché si tratta di una sanzione imposta dallo Stato e non di un rimborso all’attore delle spese per il contributo unificato, non vi è la necessità che la valutazione del giudice sull’imposizione di tale sanzione venga fatta in sede di decisione sul regime delle spese di lite in sentenza. Nulla esclude che anche prima della sentenza il giudice possa emettere la condanna in questione. Certo, occorre che sia chiaro il motivo della mancata comparizione, motivo che può essere esplicitato dal convenuto già in comparsa di risposta o alla prima udienza, con conseguente possibilità di emettere in quest’ultima sede la relativa condanna. Si dovrà invece aspettare la scadenza delle preclusioni istruttorie di cui ai termini ex art. 183, comma 6, c.p.c. o la fine della fase istruttoria quando il motivo sia allegato e si intenda provarlo per testimoni o con documenti da depositare nei detti termini. La valutazione sulla sanzione economica in questione andrà infine effettuata nella fase decisoria quando essa sia costituita, ad esempio, dalla temerarietà della lite.

Se poi non viene addotta alcuna ragione della mancata partecipazione o se il motivo fatto valere non è ritenuto dal giudice giustificato la condanna è automatica. La legge non attribuisce al giudice alcun potere discrezionale. La norma prevede che in assenza di giustificato motivo il “giudice condanna”. Non è utilizzata l’espressione “può condannare”, che sarebbe stata invece indicativa di una facoltà attribuita al giudice. Il “può” è impiegato nella prima parte del comma 5 a proposito degli argomenti di prova, ma non anche per l’applicazione della sanzione economica.

Ora, nel caso oggetto del presente giudizio il motivo addotto è da ritenere ingiustificato e questo giudice è quindi tenuto ad effettuare la condanna.

La giustificazione addotta all’udienza del giorno 11 luglio 2012 è, invero, come detto, legata a “problemi legati all’età avanzata” dei convenuti. Tuttavia, a parte il fatto che i convenuti sono nati negli anni 1937 e 1939 e non può quindi parlarsi di un’età tale da impedire di comparire in mediazione davanti ad un organismo di mediazione situato in Bagheria, e dunque in un paese molto vicino a quello di residenza degli stessi convenuti (Ficarazzi). Inoltre, nulla impedisce di conferire procura ad altra persona al fine di essere rappresentati in mediazione.

La mancata partecipazione di parte convenuta al procedimento di mediazione è quindi avvenuta senza giustificato motivo. Parte convenuta (ma in realtà soltanto AA, poiché dal verbale di mediazione risulta che il procedimento di mediazione è stato instaurato soltanto nei confronti di tale soggetto) va pertanto condannata al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio (€ 450,00). Né vi è necessità di attendere la fase decisoria (che peraltro potrebbe pure mancare in conseguenza dello sviluppo delle vicende processuali), essendo già pienamente esposte le ragioni delle parti sul punto ed essendo stata acquisita tutta la documentazione necessaria.

Neppure può ritenersi preclusivo all’immediata comminatoria della sanzione economica in questione il fatto che non sia stata convertita in legge quella parte dell’art. 12 del decreto legge 22 dicembre 2011 n. 212 che prevedeva che tale sanzione venisse comminata “con ordinanza non impugnabile pronunciata d’ufficio alla prima udienza di comparizione delle parti, ovvero all’udienza successiva di cui all’articolo 5, comma 1”. La mancata conversione in legge di questa parte del decreto legge 212/2011 depone non per una necessaria valutazione in sentenza dell’applicazione della sanzione (che, come detto, è estranea al regime delle spese di lite), ma per una non necessaria predeterminazione del momento dell’iter processuale in cui il giudice deve effettuare il sindacato in questione e deve procedere ad irrogare la sanzione se non ritiene giustificata la mancata comparizione.

Mai comunque si può condannare chi, non comparso in mediazione, sia rimasto contumace pure in giudizio. Nonostante la sua mancata comparizione in mediazione rimanga ingiustificata, deve rilevarsi che la modifica normativa rende possibile una condanna solo nei confronti della “parte costituita”. E pare condivisibile che sia stata operata questa limitazione, poiché altrimenti si sarebbe introdotta una sanzione indiretta della contumacia a forte rischio di incostituzionalità. Ciò che, invece, si è voluto tentare di evitare è che chi vuol far valere le proprie ragioni in giudizio in relazione alle richieste dell’attore possa agevolmente sottrarsi al tentativo di conciliazione. Non si vuole obbligare le parti ad accordarsi, ma stimolare i litiganti a tentare di trovare l’accordo.

Il legislatore ha introdotto la mediazione obbligatoria e cerca ora di prevedere delle condizioni che ne garantiscano l’efficace svolgimento. La prima di queste è che tutte le parti siano presenti, laddove possibile, al tavolo della mediazione. Chi non è presente e poi invece si costituisce in giudizio aumentando il contenzioso giudiziario e la ragionevole durata degli altri processi deve giustificare il motivo della sua assenza. Lo stesso vale per chi (come è accaduto nel presente giudizio) era già costituito in giudizio e non si è poi presentato in mediazione.

Le parti hanno poi chiesto la concessione dei termini ex art. 183 comma 6 c.p.c.

P.Q.M.

condanna A.V., che non è comparsa al procedimento di mediazione senza giustificato motivo, al versamento in favore dell’Erario di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il presente giudizio (€ 450,00);

concede alle parti i termini ex art. 183 comma 6 c.p.c. con decorrenza dal 17.9.2012;

fissa per la valutazione delle richieste istruttorie l’udienza del giorno 19.12.2012, ore 11.00.

Si comunichi. Bagheria, 20.7.2012

Il Giudice

Michele Ruvolo

 

Mediazione: due interessanti sentenze su argomenti di prova e mancata partecipazione

Il Tribunale di Roma, sez. distaccata di Ostia, ha pronunciato due interessanti sentenze in tema di mediazione, in particolare per quanto riguarda gli argomenti di prova ex art. 116 c.p.c. e per la mancata partecipazione al procedimento di mediazione.

Di seguito i link:

Sentenza Trib. Ostia 5 luglio 2012 RG 1661/11

Sentenza Trib. Ostia 5 luglio 2012 RG 1309/08