Lettera al cliente (dell’avv. Giuseppe Caravita)

Tempo fa pubblicammo, per sua gentile concessione, una nota (https://ltantalo.wordpress.com/2014/05/29/perche-lavvocato-non-deve-essere-pagato-come-tutti-gli-altri/) dell’illustrissimo Collega (avvocato e mediatore), Giuseppe Caravita, personaggio di grande cultura, preparazione e sensibilità. Ora il caro Giuseppe ha deciso di onorare nuovamente il mio blog di uno dei suoi bellissimi pezzi, la “Lettera al cliente”, che pubblichiamo di seguito.

Caro cliente, sono il tuo avvocato. Ho preso in carico il tuo problema, ti sono stato a sentire, ho dipanato insieme a te il problema, l’ho reso comprensibile. Non sempre quello che dici, sai, si capisce immediatamente. Occorre ascoltare con attenzione, passare al setaccio le parole, distinguere quelle dettate dall’ira da quelle dettate dal cuore, separare quelle che nascono dall’ignoranza e dalla suggestione da quelle che sono pronunciate con animo sincero. Ho prospettato delle soluzioni, ho ipotizzato, ti ho fatto delle domande, ho preso appunti. Questo, caro cliente, vale per tutti i problemi che possono essere sottoposti a un avvocato: problemi di credito da recuperare, di debiti con il mondo bancario, di imprese, di soci, di famiglia, di rapporti condominiali, di rapporti con la pubblica amministrazione, di figli, di mogli, di mariti. Noi ascoltiamo: noi avvocati ascoltiamo. Io e tutti i miei colleghi dedichiamo al lavoro, cioè a te, al tuo problema, caro cliente, le nostre forze fisiche ed intellettuali. Non è vero che il nostro lavoro è sedentario: noi corriamo dalla mattina alla sera, e nei Palazzi di Giustizia saliamo da un piano all’altro, alla ricerca dello sportello giusto, e poi scendiamo di nuovo, e risaliamo, e camminiamo per chilometri. Nelle nostre borse ci sono le tue carte, le tue speranze, la tua rabbia e la tua delusione, la tua ansia, i tuoi problemi. Le nostre borse pesano tantissimo, perchè ci portiamo appresso la vita dei nostri clienti. E dopo avere ascoltato, caro cliente, dobbiamo decidere quale è la strada giusta da seguire, e dobbiamo seguirla,e non vorremmo mai sbagliare. A volte ci capita di sbagliare, tuttavia, e allora soffriamo in silenzio,e passiamo nottate intere a rimuginare pensieri. Chi non fa questo nostro mestiere non sa cosa vuol dire svegliarsi di notte e rimanere a guardare il soffitto, aspettando il sonno che non torna. Ognuno di noi si è sentito da dire dal suo dominus (e cioè l’avvocato anziano che gli ha insegnato il mestiere): fino a quando non resterai una notte sana a guardare il soffitto, con lo stomaco in subbuglio e le parole che si accavallano nella testa, non sarai avvocato. I più anziani tra di noi l’hanno detto a loro volta ai loro discepoli, e i più giovani prima o poi lo diranno. A volte ci capita di trovare la soluzione, spesso ci capita di vincere una causa. E allora, sempre in silenzio, ridiamo dentro di noi, perchè nessuno potrà mai capire che sensazione prova un avvocato che conduce la nave sino in porto. Caro cliente, sembriamo una classe disunita, perchè ognuno di noi ogni giorno deve affrontare tutto e il contrario di tutto, e se io vinco vuol dire che qualcun altro perde, e se vince qualcun altro vuol dire che perdo io. Sembriamo disuniti, ma non lo siamo. Il senso di solidarietà si impara in trincea, nella trincea dei Tribunali dove ogni giorno scendiamo per fare il nostro lavoro. Lì si imparano solidarietà e rispetto, e correttezza e tante altre cose belle. Si impara anche ad essere fermi, e coraggiosi. Ecco, questo è il mondo in cui io, caro cliente, vivo tutti i giorni da trenta anni. Io e altri 250.000 colleghi. Adesso, improvvisamente, qualcuno se ne esce a dire che siamo troppi. E’ uno sbaglio di lana grossa, e ti spiego perchè, caro cliente: sino a prima della seconda guerra mondiale, gli avvocati erano a numero chiuso, come i notai. Erano ricchi e potenti. Ma la gente come te, caro cliente, faceva anche una settimana di fila per parlare con l’Avvocato. E poi, tutto sommato, la gente come te, caro cliente, che diavolo doveva andare a fare dall’avvocato? Le cose sono cambiate, gli scenari si sono stravolti: la proprietà privata non è più cosa di ricchissime e agiate famiglie, milioni di italiani hanno casa di proprietà. Questo vuol dire, semplicemente, che milioni di italiani hanno problemi di condominio, di rapporti con i vicini, di mutui, di ristrutturazioni, di compravendita. E questo per restare in un solo settore. Il numero degli avvocati non deve essere rapportato al numero della popolazione italiana, ma al volume di rapporti problematici. Banche, imprese, rapporti di lavoro, condominio, separazioni, divorzi, amministrazioni di sostegno. Per questo ci sono milioni di controversie, in Italia. E il problema non sono gli avvocati, caro cliente. Il problema è lo Stato che non sa dare una risposta adeguata. Mi fermo qui, perchè dovrei parlarti di moltissime altre cose, e il discorso diventerebbe di una lunghezza insostenibile. Ma quello che mi premeva dirti, caro cliente, è che il tuo avvocato, sia esso giovane, vecchio, donna o uomo, calvo o capellone, grasso o magro, simpatico o molto serioso, è una persona che si fa carico del tuo problema, e se lo porta appresso per tutta la giornata, anche quando tu non ci pensi più. E’ una persona che si aggiorna e studia per darti il migliore servizio possibile. E’una persona che di mestiere risolve i problemi degli altri: ascoltalo, seguilo e rispettalo. E pagalo quando ti chiederà di essere pagato.

Grazie, caro Giuseppe, per questo contributo…e speriamo di vedere tutti i tuoi bellissimi scritti raccolti al più presto in un unico volume.

Avvocati: il decalogo del cliente!

Era un po’ di tempo che volevo scrivere questo decalogo semiserio (chissà..) ricordando sempre quello che diceva un grandissimo Avvocato (non me ne vogliano i miei adorati assistiti): “Il peggior nemico dell’avvocato è il cliente”.

Ovviamente, sono graditi commenti e suggerimenti, oltre a quelli già pervenuti, su aspetti che ho dimenticato.

IL DECALOGO DEL CLIENTE DELL’AVVOCATO

1) Al tuo Avvocato si deve dire sempre la verità e non la versione dei fatti di tuo gradimento, in cui però mancano degli elementi essenziali. Omettere qualcosa di importante, che prima o poi comunque viene rivelato dalla controparte e dai documenti, mette in difficoltà il tuo legale ma soprattutto incrina la posizione processuale del cliente: un suicidio, in pratica;

2) Come dice un mio illustrissimo Collega di Vignola, dal quale copio interamente la frase: “Se vuoi un servizio come dici tu, paghi come dico io; se paghi come dici tu, avrai un servizio come dico io”;

3) Le sentenze su Internet non esistono o se esistono, fanno male. E’ altamente sconsigliabile, e peraltro dannoso, cercare su Internet delle sentenze o dei pareri che si ritengono perfetti per il proprio caso e poi dare la propria soluzione all’avvocato. E’ come se l’avvocato andasse dal medico a fare la diagnosi dopo aver cercato sulla rete: offensivo, inutile e spesso dannoso. Ancora peggio, forse, dire all’avvocato: “me l’ha detto il cugino del mio amico”…che però fa il macellaio o l’idraulico. Anche perchè le sentenze che si trovano sul web, spesso sono “taroccate” a piacimento e ad uso e consumo di chi le pubblica. Come non ci si deve fidare di siti web, oggi molto di moda, che pubblicano titoli ad effetto con l’apparente intento di far diventare tutti avvocati, mentre a guardar bene cercano clienti.”Sono andato su google e ho letto che ho ragione“, ho sentito anche questo, purtroppo. Ultimamente ho letto questo: “Non confondere la tua ricerca su Google con la mia laurea in…” e aggiungerei “e con i successivi continui studi”.

4) Quando si va dall’avvocato si deve essere consapevoli che questo si paga (e subito) come qualunque altro servizio e senza contrattazioni umilianti. “Grazie” è sempre gradito, ma non basta affatto. Non si comprende perché idraulici e co. vengano pagati senza battere ciglio, gli avvocati no, pur avendoci messo tutto l’impegno e il lavoro possibile. Consiglio la lettura del capolavoro del mio amico e collega, Giuseppe Caravita, “Avvocà, per ora grazie”, Primiceri Editore (http://www.primicerieditore.it/prodotto/avvoca-per-ora-grazie-piccole-storie-di-un-gran-bel-mestiere-g-caravita-di-toritto/)

5) L’avvocato non è il tuo psicologo o il tuo parroco; inoltre, se non è a studio non è detto che si sia fatto negare o che voglia nasconderti qualcosa; peraltro, se qualcuno ha avuto un’esperienza negativa, non deve fare l’errore di generalizzare: anche a me è capitato un medico incompetente, un idraulico che mi stava allagando casa e un falegname che mi stava montando un mobile al contrario, ma non per questo colpevolizzo l’intera categoria;

6) Se la prossima udienza è tra sei mesi, è inutile chiamare ogni giorno per sapere se ci sono novità. Se ci sono novità, queste vengono sempre comunicate, nessuno vuol nascondervi nulla, non vi è motivo;

7) Ricordati che, anche se la tua pratica è importante – come tutte le altre – non sei l’unico cliente dello studio;

8. Essere in possesso del numero di cellulare del tuo avvocato non significa affatto essere autorizzato a chiamarlo la domenica mattina alle 8…per sapere se ci sono novità, e offendersi se non si riceve risposta e nemmeno a scrivergli su Whatsapp a qualsiasi ora pretendendo risposta immediata;

9) Se il tuo avvocato ti suggerisce di fare una conciliazione, non devi pensare che si sia messo d’accordo con il collega di controparte contro i tuoi interessi. Spesso una transazione (ancora meglio, una Mediazione presso un buon Organismo) è una soluzione molto ma molto migliore per gli interessi del cliente rispetto ad una causa lunga e costosa e dagli esiti sempre incerti;

10) Fondamentale: in un Tribunale italiano (e quindi in una sentenza) può accadere tutto e il contrario di tutto. Tenetelo sempre bene in mente.

N.B. IL PRESENTE DECALOGO E’ DI ESCLUSIVA PROPRIETA’ DELL’AUTORE, AVV. LUCA TANTALO. CIO’ NONOSTANTE, PUO’ ESSERE UTILIZZATO LIBERAMENTE A CONDIZIONE TASSATIVA CHE SIA INDICATO CHIARAMENTE L’AUTORE E CHE NON SIA MODIFICATO, NEMMENO PARZIALMENTE.