Ipoteca illegittima

La Cassazione conferma la nullità dell’iscrizione di ipoteca senza avviso.

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La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4917 del 19 febbraio 2015, depositata l’11 marzo, conferma (sulla stregua delle Sezioni Unite, sentenza 19667 del 2014), che sono nulle le iscrizioni ipotecarie, effettuate da Equitalia, senza specifico avviso al contribuente.

In allegato la sentenza integrale: Cassazione 4917 del 2015 ipoteca

Qui, invece, la sentenza a Sezioni Unite del 2014: Cassazione Sezioni Unite 19667 del 2014 ipoteca

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Equitalia, l’ennesima conferma: nulle le ipoteche per debiti inferiori a 8.000 € (Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza 13 marzo – 26 settembre 2012, n. 16348)

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Ancora una volta, nonostante l’atteggiamento di Equitalia che si costituisce in giudizio sostenendo di avere ragione, e addirittura che sarebbero nulle solo le ipoteche iscritte dopo la sentenza n. 4077 del 22 febbraio 2010, la Corte di Cassazione conferma il principio e condanna la resistente al pagamento delle spese legali (anche se una bella condanna al risarcimento del danno non ci sarebbe stata male).

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza 13 marzo – 26 settembre 2012, n. 16348

Presidente Adamo – Relatore Schirò

Svolgimento del processo

Con ricorso rispettivamente notificato e depositato il 5 e il 10 dicembre 2007 S.P. proponeva appello avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Napoli del 27 novembre 2007, con la quale era stato rigettato il ricorso da lui proposto avverso un provvedimento di iscrizione ipotecaria effettuata da Gest Line s.p.a. (ora Equitalia Polis s.p.a.) su di un immobile di sua proprietà per mancato pagamento di cartelle esattoriali riguardanti tributi vari, per un importo complessivo di 6.080.60.

L’appellante denunciava errata applicazione dell’art. 50, commi 2 e 3, del d.p.r. 1973/602 e deduceva che, decorso il termine annuale dalla data di notifica della cartella di pagamento senza che fosse stato dato impulso ali espropriazione forzata, il titolo, pur costituendo titolo esecutivo per procedere all’espropriazione, perdeva temporaneamente la sua capacità e idoneità ad essere fatto valere come tale, essendo invece richiesta la preventiva notifica dell’avviso per far riacquistare al titolo l’efficacia esecutiva sospesa ope legis.

La Commissione tributaria regionale di Napoli, con sentenza del 2 ottobre 2009, accoglieva l’appello e disponeva per l’effetto la cancellazione, a cura e spese del concessionario della riscossione, delle iscrizioni pregiudizievoli sull’immobile del contribuente per cui era causa.

A fondamento della decisione, i giudici di appello così motivavano:

a- i primi giudici avevano omesso di pronunciarsi sulla dedotta violazione dell’art. 50, commi 2 e 3, del d.p.r. 1973/602, pervenendo ad una frettolosa e immotivata decisione;

b- il concessionario aveva violato anche gli artt. 76 e 77 del d.p.r. 1973/602, che prevedono il ricorso alla misura cautelare dell’iscrizione ipotecaria solo quando l’importo della debitoria iscritta a ruolo superi euro 8.000,00, circostanza non rilevata dai primi giudici.

Avverso tale sentenza ricorre per cassazione Equitalia Polis s.p.a. sulla base di due motivi.

S.P. resiste con controricorso.

Motivi della decisione

Con il primo motivo la ricorrente deduce che all’iscrizione ipotecaria e al fermo amministrativo, costituenti misure cautelari del credito tributario, non si applica quanto previsto dall’art. 50, comma 2, del d.P.R. 1973/602, in quanto il vincolo previsto da tale norma riguarda esclusivamente la esperibilità della espropriazione vera e propria.

Con il secondo motivo si deduce che la iscrizione ipotecaria non rientra tra gli atti esecutivi, ma costituisce soltanto un mezzo di tutela del credito, e non può pertanto essere soggetta al limite previsto dall’art. 76 del d.P.R. 1973/602.

Per ragioni di priorità logica va prima esaminato il secondo motivo di ricorso, che è privo di fondamento e va rigettato alla stregua del principio enunciato dalle Sezioni unite di questa Corte con la sentenza n. 4077 del 22 febbraio 2010, secondo la quale, in tema di riscossione coattiva delle imposte, l’ipoteca prevista dall’art. 77 del d.P.R.. n. 602 del 1973, rappresentando un atto preordinato e strumentale all’espropriazione immobiliare, soggiace agli stessi limiti per quest’ultima stabiliti dall’art. 76 del medesimo d.P.R., come da ultimo modificato dall’art. 3 del d.l. n. 203 del 2005, convertito in legge n. 248 del 2005, e non può, quindi, essere iscritta se il debito del contribuente non supera gli ottomila euro.

Poiché nel caso di specie è paci ileo in atti che il debito del contribuente ammonta a euro 6.080,60, la relativa iscrizione ipotecaria non poteva essere effettuata.

Le considerazioni che precedono comportano l’assorbimento del primo motivo di ricorso, atteso che la questione dell’efficacia esecutiva del ruolo, decorso un anno dalla data di notifica della cartella di pagamento, resta superata dalla rilevata illegittimità dell’iscrizione ipotecaria effettuata dal concessionario.

Le spese processuali, da liquidarsi come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento in favore del controricorrente delle spese processuali, che si liquidano in euro 1.100,00 di cui euro 1.000,00 per onorari, oltre a spese generali e accessori di legge.

Cartelle esattoriali ed ipoteca nulla: il Tribunale di Genova condanna l’Agente per la riscossione al risarcimento del danno (sentenza 3 dicembre 2010)

Postato il

Tribunale di Genova, sez. II Civile, sentenza 3 dicembre 2010
Giudice Gibelli

Osserva

Gli attori agiscono quali eredi del padre, e per F. E. del coniuge, per ottenere il risarcimento dal danno patito a seguito di una esecuzione immobiliare promossa dalla convenuta avverso il loro dante causa.
In particolare gli stessi lamentano che la concessionaria della riscossione abbia agito in via esecutiva per la soddisfazione di crediti tributari vantati corrispondenti alle seguenti intimazioni di pagamento.
1. Intimazione … dell’importo di euro 72,53
2. Intimazione … dell’importo di euro 1461,91
3. Intimazione … dell’importo di euro 425,64
4. Intimazione … dell’importo di euro 32,01
In relazione alla prima cartella l’esecuzione (principiata con pignoramento del 26.8.05 notificato il 30.5) risulterebbe illegittima per violazione del art. 76 comma 1 del d.p.r. 602/73 per essere l’importo posto in esecuzione inferiore al limite per il quale è ammesso il ricorso del concessionario all’espropriazione immobiliare.
In relazione a tutti gli altri titoli, invece, il vizio consisterebbe nella violazione dell’art. 77 comma 2 del testo già detto in quanto l’esecuzione non sarebbe stata preceduta dalla iscrizione necessaria ratione valoris di garanzia ipotecaria sull’immobile la cui capitalizzazione della redita catastale era notevolmente superiore al rapporto minimo con il credito azionato legittimante la vendita forzata.
1. Essendosi in ogni caso conclusa la procedura esecutiva con l’aggiudicazione dell’immobile in data 63.2.06, ancora contestavano che, al momento del pignoramento, risultavano notificate le prime due intimazioni sebbene fosse decorso oltre un anno dalla notifica della cartella ( art. 50 comma 2 del d.p.r. 603/73).
Inoltre denunciavano ulteriori vizi del corso della procedura come il fatto che il primo incanto si fosse tenuto in data non correttamente comunicata né oggetto di regolare pubblicità.
Infine risulterebbe che al momento della vendita fosse già scaduto il termine di validità del pignoramento.
Quanto a profili di danno gli attori lamentano il versamento di euro 200.000,00 agli aggiudicatari al fine di ottenere la loro rinunzia alla aggiudicazione, somma ulteriore rispetto alla restituzione di quanti dagli stessi versato alla procedure, oltre alle spese legali ed al danno morale patito dal de cuius costretto ad una strenua difesa (non necessaria) della propria abitazione.
Le circostanze di cui sopra risultano documentalmente provate e sostanzialmente fondate, risultando il contrasto diretto colle norme di legge menzionate della condotta del concessionario resa palese dagli atti della procedura esecutiva.
La figura della responsabilità del creditore procedente per abuso nell’attività esecutiva è ormai consolidata (da ultimo Cassazione civile sez. III 03 settembre 2007 n. 18533 ; Cassazione civile sez. III 07 maggio 2007: n. 10299) e, nel caso, la violazione da parte del concessionario di servizio pubblico pare ancor più chiara stante la limitazione nel libero perseguimento del proprio interesse derivante dalla funzione pubblica.
Quanto al danno lamentato risulta sicuramente dovuto l’onorario dell’avv. M. interamente sborsato per l’esistenza di una procedure esecutiva immobiliare che non avrebbe dovuto venir ad esistenza.
Circa il consistente esborso effettuato per il recupero dell’immobile si deve osservare quanto segue.
In linea teorica la procedura esecutiva non avrebbe dovuto produrre altro danno all’esecutato che la somma recuperata dal creditore e le spese vive derivanti dalla perdita dell’immobile (ricerche per nuovo acquisto, trasloco etc.) Infatti il prezzo di vendita deve esser stimato per equo ed il compenso in eccesso spetterebbe al debitore rappresentando il controvalore del cespite perduto.
Nel caso invece il riacquisto è stato effettuato non solo colla restituzione agli acquirenti di quanto versato alla procedura, ma col versamento di 200.000 euro ulteriori.
Può dirsi che con quanto sopra il creditore del risarcimento ha volontariamente ed ingiustificatamente aggravato il danno?
A giudizio dello scrivente, nel caso, no. L’azione recuperatoria del de cuius risulta infatti intesa a riguadagnare la proprietà della casa di abitazione, casa nella quale egli risiedeva in costanza di grave e documentata malattia, casa sicuramente collegata alla storia famigliare.
2 – 3. Nel contesto suddetto, parrebbe forse eccessivo un “riscatto” a prezzo doppio di quello di marcato pieno, ma il “riscatto” a prezzo quasi doppio di un valore di assegnazione in sede di asta giudiziaria non pare un aggravamento ingiustificato.
Inoltre, in via extracontrattuale, il debitore risponde anche per le conseguenze imprevedibili dell’illecito.
Non appare dovuto il valore del credito incassato dalla concessionaria.
Per rivendicare lo stesso come danno è necessario dimostrare non solo che la procedura fu illegittima, ma anche che la somma non era dovuta del tutto.
La suddetta prova è mancata.
E’ invece dovuto un danno morale azionabile iure ereditario dagli odierni attori.
Alla luce dei principi di cui a Cass. civ., Sez. Unite, 11/01/2008 la condotta illecita infatti si presenta nella duplice veste di “aggressione ai beni dell’abitazione di proprietà e del domicilio” che appaiono dotati di tutela costituzionale, e di abuso della facoltà di agire in giudizio. Per detto abuso l’art. 96 c.p.c. consente un risarcimento ulteriore rispetto alla vittoria del capitale ed accessori di lite ed al recupero delle spese. Sia pure in via non esplicita si tratta quindi di norma speciale che autorizza espressamente “anche” la liquidazione di un danno non patrimoniale.
Il timore e l’ansia indotta in persona malata riguardo alla perdita della propria abitazione paiono di consistente entità ed il risarcimento equo si stima nella somma di euro 30.000,00.
Alla condanna nel merito della contumace segue la condanna alla rifusione delle spese di lite del giudizio che si liquidano in euro 808,00 per esborsi, euro 1.801,00 per diritti ed euro 5.000,00 per onorar, oltre a rimborso forfetario, iva e cpa.

P.Q.M.

Il tribunale, visto l’art. 281 sexies del c.p.c., ogni contraria istanza disattesa,
Condanna parte convenuta a versare agli attori, creditori in solido, la somma di euro 239.600,00 (duecentotrentanovemilaseicento) oltre a rivalutazione monetaria ed interessi legali sulla somma via via rivalutata dai singoli esborsi al saldo (per i danni patrimoniali) e dalla vendita al saldo per i danni morali;
Condanna il convenuto alla rifusione delle spese di lite liquidate come in parte motiva ed in misura integrale.

Ipoteca gravemente illegittima: finalmente una condanna di Equitalia Gerit a risarcire i danni per responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c.

Postato il

Tribunale di Roma, sez. distaccata di Ostia, sentenza 9 dicembre 2010
Presidente Moriconi

Osserva:
le domande di T. B. sono del tutto fondate.
In relazione a cartella esattoriale n. …/000 ammontante ad €.1.900,00 la spa Gerit Equitalia comunicava a T. B. di aver iscritto in data 4.11.2009 (provv. n. …) ipoteca  sugli immobili della medesima.
L’iscrizione ipotecaria, gravemente illegittima, è da annullare (con condanna della spa Gerit Equitalia a cancellarla a sua cura ed a sue spese) per due ordini di ragioni:
1.   In  primo luogo il titolo esecutivo (vale a dire la cartella esattoriale n. …/000 sottesa alla iscrizione ipotecaria) era stato sospeso dal Giudice di Pace di Ostia in data 18.7.2008 in contraddittorio con la stessa spa Gerit Equitalia.
2.   In secondo luogo è illegittimo iscrivere ipoteca per somme, come in questo caso, che non superano gli €.8.000.
Se sul primo punto non vi sono particolari osservazioni da svolgere: essendo sospeso, nei confronti della stessa spa Gerit, il titolo esecutivo la successiva iscrizione da parte sua di ipoteca legale  non solo è manifestamente illegittima, ma costituisce un vero e proprio abuso di diritto, sanzionabile ai sensi dell’art.96 cpc.
Quanto al secondo punto secondo consolidata giurisprudenza della Sezione (cfr. in http://afolostia.com) esistente e conoscibile ben prima della conforme pronuncia delle Sezioni Unite Cassazione civile, SS.UU., sentenza 22.02.2010 n. 4077, l’iscrizione essendo stata imposta per un credito che non supera gli €.8.000, è illegittima.
Si legge nella sentenza Nrg 1262/07 – sentenza del 30/04/09 (voce esecuzione forzata):
L’ipoteca è stata iscritta illegittimamente.
Ed invero l’importo totale dei crediti è di €.5.300, pari al doppio dell’importo iscritto a ruolo di €.2.973.
L’art.77 del DPR 602/1973 prevede che decorso inutilmente il termine di cui all’articolo 50, comma 1, il ruolo costituisce titolo per iscrivere ipoteca sugli immobili del debitore e dei coobbligati per un importo pari al doppio dell’importo complessivo del credito per cui si procede.
In base a tale norma la spa Gerit ritiene di avere agito correttamente affermando che non esiste, come invece sostiene la deducente, alcun importo minimo per iscrivere ipoteca.
L’affermazione, solo apparentemente esatta, non è condivisa dal Giudice, derivata com’è da una lettura errata e non consapevole delle norme.
L’art.77 va letto infatti nel contesto unitario della legge, nella quale esiste anche una diversa e significativa previsione.
L’art.76 infatti dispone, fra l’altro, che il concessionario può procedere all’espropriazione immobiliare se l’importo complessivo del credito per cui si procede supera complessivamente ottomila euro.
Dal suo canto l’art.2808 cc dispone che l’ipoteca attribuisce al creditore il diritto di espropriare, anche in confronto del terzo acquirente, i beni vincolati a garanzia del suo credito e di essere soddisfatto con preferenza sul prezzo ricavato dall’espropriazione
Le norme del DPR 602/1973citato, frutto di disordinati e torrentizi rimaneggiamenti dell’originario testo, non sono coordinate e vanno interpretate in modo che abbiano un significato logico e giuridico accettabile e conforme ai principi dell’ordinamento.
Non è possibile ritenere che si sia inteso modificare implicitamente  la struttura del diritto reale di garanzia che risponde al nome di ipoteca.
Anche un legislatore non troppo esperto quale l’attuale non lo avrebbe potuto fare così disinvoltamente. Modificare un istituto millenario e ben radicato fin dentro l’attuale sistema giuridico non è cosa che si possa fare o ritenere fatta per implicito o di straforo.
E pertanto poiché non ha senso giuridico immaginare un’ipoteca orbata del diritto di espropriare (e ridotta a semplice prenotazione reale per una eventuale espropriazione da altri iniziata e che potrebbe non intervenire mai !?!) occorre più realisticamente affermare che l’ipoteca può essere iscritta solo laddove il credito complessivamente iscritto a ruolo superi gli ottomila euro.
Una testuale conferma della esattezza della tesi deriva dal fatto che la legge usa l’espressione credito per cui si procede.
Ebbene, ipotizzando un’ipoteca priva del diritto di espropriare, non si vede proprio come il concessionario potrebbe procedere.  Al contrario dopo aver iscritto l’ipoteca potrebbe solo stare fermo e sperare che esista un altro creditore che inizi una procedura immobiliare sullo stesso immobile ipotecato per partecipare alla futura distribuzione …. altrimenti l’ipoteca avrebbe solo lo scopo di infastidire il debitore, scopo questo che ripugna attribuire ad un legislatore sano di mente.
Ricostruzione della norma, quella a seguire la tesi della spa Gerit, assurda quindi ed inaccettabile e pertanto da respingere.
Ne deriva l’illegittimità della iscrizione ipotecaria.
Va pertanto dichiarata la nullità della ipoteca iscritta.
Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo.
La spa Gerit Equitalia va inoltre condannata ai sensi del terzo comma dell’arto.96 cpc. che prevede che:
Se risulta che la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su istanza dell’altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni, che liquida, anche di ufficio, nella sentenza.
Il giudice che accerta l’inesistenza del diritto per cui è stato eseguito un provvedimento cautelare, o trascritta domanda giudiziaria, o iscritta ipoteca giudiziale, oppure iniziata o compiuta l’esecuzione forzata, su istanza della parte danneggiata condanna al risarcimento dei danni l’attore o il creditore procedente, che ha agito senza la normale prudenza. La liquidazione dei danni è fatta a norma del comma precedente.
In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata
La norma del terzo comma introdotta dalla l.18.6.2009 n.69 (GU 95 L 19.6.2009) ed entrata in vigore dal 4.7.2009 ha cambiato completamente il quadro previgente con alcune importanti novità:
– in primo luogo non è più necessario allegare e dimostrare l’esistenza di un danno che abbia tutti i connotati giuridici per essere ammesso a risarcimento essendo semplicemente previsto che il giudice condanna la parte soccombente al pagamento di un somma di denaro ;
– non si tratta di un risarcimento ma di un indennizzo (se si pensa alla parte a cui favore viene concesso) o una punizione (per aver appesantito inutilmente il corso della giustizia, se si ha riguardo allo Stato) di cui viene gravata la parte che ha agito con imprudenza, colpa o dolo;
– l’ammontare della somma è lasciata alla discrezionalità del giudice che ha come unico parametro di legge l’equità per il che non si potrà che avere riguardo, da parte del Giudice, a tutte le circostanze del caso per tarare in modo adeguato la somma attribuita alla parte vittoriosa;
– a differenza delle ipotesi classiche (primo e secondo comma) il Giudice provvede ad applicare quella che si presenta né più né meno che come una sanzione d’ufficio a carico della parte soccombente e non (necessariamente) su richiesta di parte;
– infine, la possibilità di attivazione della norma non è necessariamente correlata alla sussistenza delle fattispecie del primo e secondo comma.
Come rivela in modo inequivoco la locuzione in ogni caso la condanna di cui al terzo comma può essere emessa sia nelle situazioni di cui ai primi due commi dell’art. 96 e sia in ogni altro caso. E quindi in tutti i casi in cui tale condanna, anche al di fuori dei primi due commi, appaia ragionevole.
Volendo concretizzare il precetto, vengono in mente i casi in cui la condotta della parte soccombente sia caratterizzata da colpa semplice (ovvero non grave, che è l’unica fattispecie di colpa presa in esame dal primo comma), ovvero laddove una parte abbia agito o resistito senza la normale prudenza (fattispecie diversa da quelle previste dal primo e secondo comma).
Poiché non è pensabile che possa essere sanzionata la semplice soccombenza, che è un fatto fisiologico alla contesa giudiziale, chi scrive opina che debba sempre esistere qualcosa di più, tale che la condotta soggettiva in esame risulti caratterizzata da imprudenza, dolo o colpa (la sussistenza dei quali potrà essere ravvisata anche applicando i ben noti parametri della prevedibilità ed evitabilità dell’evento, in questo caso della soccombenza).
Come detto, invece, non è necessario che vi sia stato a carico della parte vittoriosa un danno.
O meglio non si tratta di una condizione necessaria come nei casi del primo e del secondo comma dell’articolo in commento.
Naturalmente laddove risulti un danno (patrimoniale o non patrimoniale) questo contribuirà insieme a tutte le altre circostanze alla formazione della valutazione del Giudice sul punto della responsabilità della parte condannata, specialmente per quanto riguarda il quantum della somma da porle a carico.
Nel caso di specie considerate le circostanze elencate ai n.ri 1 e 2 non vi è dubbio che la soccombente abbia agito abusando, in modo clamoroso, del suo diritto di iscrivere ipoteca legale, con dolo.
Ed invero essendo stata parte del procedimento nel quale era stata sospesa l’esecutorietà del titolo, non poteva non sapere che l’ipoteca che successivamente iscriveva era del tutto illegittima.
L’ammontare della somma deve essere proporzionato
1.   allo stato soggettivo della spa Gerit Equitalia (e per essa dei suoi organi operativi), che in questo caso è da qualificarsi doloso; infatti la convenuta essendo parte costituita della causa nella quale il Giudice aveva sospeso l’esecutorietà non poteva non sapere che non doveva assolutamente, non poteva assolutamente scrivere ipoteca; l’averlo fatto connota condotta volontariamente arbitraria;
2.   alla qualità del responsabile, in questo caso trattandosi di soggetto di notevolissime dimensioni, necessariamente ben strutturato, come si evince logicamente dalla necessità di supportare con una adeguata estesa e competente organizzazione lo svolgimento delle funzioni che in epigrafe accompagnano la ragione sociale (.. Agente per la Riscossione della Provincia di Roma). A tale soggetto sono concessi grandi poteri (per rimanere ai più noti, ipoteca legale, fermo di veicoli e natanti..) ai quali, come è giusto, si deve accompagnare un senso di responsabilità, di prudenza, e di equilibrio appropriati alla funzione latu sensu pubblica che l’Agente esplica;
3.   alla importanza della misura cautelare o esecutiva di cui si discute. Nel caso di specie si tratta di vincolo assai invasivo e penalizzante per chi lo subisce, sia dal punto di vista oggettivo (è del tutto inutile soffermarsi a ricordare gli effetti dell’ipoteca, quelli diretti e quelli indiretti, sulla commerciabilità del bene, sulla possibilità di ottenere mutui e finanziamenti e via dicendo) e sia dal punto di vista soggettivo, per lo stress, l’agitazione, la preoccupazione per le gravi conseguenze,  la vergogna ed altri sentimenti che secondo id quod plerumque accidit invadono chi lo patisce;
4.   alla forza ed al potere economico del responsabile. Attesa infatti la funzione, sopra esplicitata del nuovo istituto, non v’ha dubbio che la somma che il Giudice pone a suo carico debba costituire un efficace deterrente per la reiterazione di analoghe condotte. Diversa di conseguenza sarà la somma a valere per un pensionato sociale rispetto a soggetto dotato di elevati mezzi economici;
5.   alla condotta processuale della convenuta. La Gerit non ha manifestato alcuna resipiscenza esponendo argomenti errati o non pertinenti alla fattispecie:
a.   l’illustrazione delle caratteristiche e finalità astratte dell’ipoteca legale  è inutile ed irrilevante disquisizione teorica;
b.   la spa Gerit era parte del procedimento davanti al GDP per l’annullamento della cartella esattoriale de qua. Nel provvedimento di fissazione dell’udienza al 6.11.2008 il GDP sospendeva la esecutorietà del titolo, sicché alla data del 4.11.2009 (comunicazione iscrizione ipoteca) la spa Gerit sapeva benissimo dell’avvenuta sospensione;
c.   non è vero, come si legge nella comparsa del 6.4.2010 della spa Gerit, che il giudizio di merito sia in corso; al contrario in data 18.2.2010 la cartella de qua veniva annullata con sentenza;
d.   come comprova il fascicolo di parte spa Gerit, dal quale non risulta alcun documento depositato, è affermazione priva di riscontro che la procedura di iscrizione ipotecaria sia stata chiusa;
e.   l’affermazione che la cartella esattoriale sia stata a suo tempo notificata è del tutto irrilevante ed esposta senza alcuna ragione.
Tutto ciò considerato e valutato, la somma che si reputa equo attribuire all’attrice ed a carico della spa Gerit Equitalia è quella di €.25.000,00.
La sentenza  è per legge esecutiva.-

P.Q.M.

definitivamente pronunziando, ogni contraria domanda eccezione e deduzione respinta, così provvede:
ANNULLA l’ipoteca legale iscritta in data 4.11.2009 (provv. n. …)  dalla  Spa Equitalia Gerit  in persona del suo legale rappresentante pro tempore sugli immobili di T. B.;
CONDANNA Spa Equitalia Gerit in persona del suo legale rappresentante pro tempore al pagamento delle spese di causa che liquida in favore di T. B. in complessivi €.5.000,00  di cui  €.800,00 per spese, oltre IVA e CAP;
CONDANNA Spa Equitalia Gerit in persona del suo legale rappresentante pro tempore al pagamento in favore di T. B. ed ai sensi dell’art. 96 III° comma cpc della somma di €.25.000,00 oltre interessi legali dalla data della sentenza al saldo.