A ROMA IL 5 MAGGIO IL CONVEGNO SU PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E ADR

Si svolgerà a Roma il prossimo 5 maggio, nella prestigiosa sala della Promoteca in Campidoglio, un interessante convegno su “Pubblica Amministrazione e ADR: obblighi normativi, orientamenti giurisprudenziali, evoluzioni legislative”.

Il convegno è organizzato da Adr Center, organismo iscritto al n. 1 del registro presso il Ministero, in collaborazione con Gianni – Origoni – Grippo – Cappelli & Partners e Roma Capitale.

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Per snellire la giustizia è necessario riattivare l’istituto della mediazione

di Bruno Ferraro (Presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione)

Libero, 10 febbraio 2016

Ogni anno, con l’apertura dell’anno giudiziario presso le Corti di Appello e di Cassazione, si ripete il ritornello di una giustizia troppo lenta, i cui tempi sono ben al di sotto degli standard europei e non invogliano gli investitori stranieri a operare sul nostro territorio. Discorso analogo si fa sulla burocrazia, che fa perdere fino a cento giorni di lavoro all’anno, giorni sottratti all’attività di impresa.

Nel 2010, con l’introduzione della mediazione obbligatoria, si tentò un deciso passo in avanti, allineandosi ai Paesi europei e americani che la praticano dagli anni Settanta con esiti positivi. Personalmente, sposando la cultura della mediazione, ne sottolineai l’utilità, la modernità, un’intrinseca superiorità rispetto alla stessa giurisdizione. Quest’ultima infatti risolve un contenzioso con pesanti costi ed enormi ritardi, mentre la mediazione restituisce alle parti un ruolo di protagonisti, aiutandole a trovare, con la collaborazione di un mediatore terzo, una soluzione equilibrata, che soddisfa entrambi i litiganti ed evita penosi strascichi giudiziari. L’obbligatorietà delle procedure di mediazione era necessaria per innescare un processo virtuoso che avrebbe trasformato una realtà di irriducibile contrapposizione facendo nascere nel nostro Paese quella cultura della mediazione che, altrove, si è ormai affermata.

Sappiamo come è andata. L’ostilità della categoria forense è stata immediata, fondandosi su argomentazioni in gran parte strumentali: impreparazione dei mediatori, costi, durata delle procedure. A nulla è valso rimarcare l’esistenza di corsi di formazione e aggiornamento, la presenza di tariffe ministeriali, la vigilanza sugli organismi, la previsione di una durata molto contenuta rispetto ai tempi del tribunale.

È intervenuta ad un certo punto la Corte Costituzionale che non dichiarò illegittima la mediazione ma che il governo, introducendo l’obbligatorietà, aveva violato la delega conferitagli dal Parlamento incorrendo in un eccesso. Molti organismi hanno chiuso per impossibilità di sostenere i costi (una sede, almeno due segretari, una fideiussione bancaria di notevole importo). Gli interventi successivi del legislatore sono stati meri palliativi. L’obbligatorietà è stata limitata a poche materie: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con un altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, contratti bancari e contratti finanziari.

La mancata partecipazione alla procedura non è stata adeguatamente sanzionata. L’obbligo per il legale di informare il cliente sulla possibilità della mediazione si risolve in una firma apposta in calce a un prestampato. Si è data la possibilità di far comparire innanzi al mediatore non le parti ma i loro legali: gli avvocati sono diventati mediatori di diritto, quindi esentati dall’obbligo di frequentare un corso di preparazione. E stata introdotta la cosiddetta negoziazione assistita, strumento con cui gli avvocati possono evitare la mediazione anticipandola attraverso libere trattative stragiudiziali. Il bilancio è sotto i nostri occhi. Crescono i giudizi, si allungano i tempi, aumentano i costi, la giustizia civile attraversa una crisi profonda. Quale speranza per uscire dalla “morta gora”? La speranza riposa nei giudici e nell’Europa. I primi possono ampliare gli spazi della mediazione delegata, assegnando alle parti un termine per effettuarla. L’Europa potrebbe e dovrebbe intervenire per sanzionare la sostanziale disapplicazione, da parte dell’Italia, dell’istituto. Ci pensi soprattutto il governo Renzi, se lo vuole, ad adottare le contromisure. Per essere, almeno in questo, veramente europei.

La ricerca su Google non equivale ad anni di studio…

A completamento dei due post di ieri e del mio decalogo (https://ltantalo.com/2011/09/28/avvocati-il-decalogo-del-cliente/), posto questa foto, trovata oggi in rete, dedicata alla professione medica ma ovviamente applicabile a tutte le professioni che richiedono anni di studio e aggiornamenti continui e faticosi.

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Per la Banca Mondiale, l’Italia è leader nell’accesso alla risoluzione stragiudiziale delle controversie (di Leonardo D’Urso)

Pochi giornali hanno riportato la notizia del peggioramento dell’Italia nel rapporto Doing Business 2016 pubblicato annualmente dalla Banca Mondiale, che confronta le norme di 189 paesi sulla facilità di “fare impresa”. L’Italia si posizione al 45° posto tra la Bielorussia e il Montenegro nella classifica generale (perdendo un posto rispetto al 2015) e peggiora in 7 indici sui 10 presi in considerazione, tra cui i più significativi Dealing with Construction Permits e Getting Credit. L’unico avanzamento viene registrato nell’indice Enforcing Contracts anche grazie al punteggio a pieni voti sull’accesso alle procedure di risoluzione alternative delle controversie (ADRAlternative Dispute Resolution).

Metodologia utilizzata. Per non cadere nell’errore di pensare che la classifica viene redatta dai funzionari della Banca Mondiale, occorre chiarire la metodologia utilizzata. A dei professionisti locali viene chiesto di rispondere a questionari basati su 10 scenari uguali in tutto il mondo con cui una media impresa deve confrontarsi. Dai tempi e i costi per registrare una nuova azienda, a quelli per ottenere i permessi per costruire un capannone e per pagare le tasse (in Italia ci vogliono ben 269 ore all’anno per compilare i moduli per pagare le tasse!) fino a quelli per recuperare un credito commerciale per via giudiziaria e gestire un fallimento. Nel caso dell’Italia, i contributors dei vari indici sono stati complessivamente 187 tra i professionisti della società di consulenza PwC e dei più noti studi legali.

La nostra giustizia civile tra il Gambia e il Qatar. L’unico miglioramento significativo di 13 posizioni è registrato dall’indice Enforcing Contract, che misura la facilità di recuperare un credito commerciale per via giudiziaria, in cui l’Italia si posiziona al 111° posto rispetto al 124° posto dell’anno scorso (riclassificato secondo i nuovi criteri) sulle 189 nazioni prese in considerazione. Un risultato in chiaroscuro. Da un lato l’avanzamento rappresenta sicuramente un passo significativo nella giusta direzione soprattutto alla luce della perdita di posizione in tutti gli altri indici. Dall’altro se consideriamo che la Francia è al 12° posto, la Germania al 14°, la Gran Bretagna al 33°, la Spagna al 34°, il nostro 111° posto tra Gambia e Qatar è una ben magra consolazione. Dobbiamo ancora scalare quasi 100 posizioni per poter eguagliare la media europea.

Tempi ancora lunghi per le cause e costi legali alti. Per misurare l’indice Enforcing Contracts si ipotizza che una impresa italiana inizi un contenzioso presso il Tribunale di Roma per recuperare un credito contro un’altra impresa. Il giudice di primo grado dà ragione all’impresa attrice che però deve avviare una azione per l’esecuzione della sentenza. I 26 avvocati italiani che hanno partecipato a questo indice hanno stimato in oltre tre anni (1.120 giorni) la durata complessiva per il recupero del credito con un costo complessivo del 23,1% del valore in lite pari a € 11.973, di cui € 7.775 in costi per la parcella dell’avvocato (si consideri però che in caso di vittoria vengono quasi sempre recuperati con la condanna alle spese). Negli ultimi cinque anni, il miglioramento è stato constante ma non significativo.

Sopra la media l’indice italiano sulla Quality of judicial processes. È invece il terzo sub-indice sulla qualità della gestione delle procedure giudiziali, introdotto solo quest’anno (in sostituzione del numero di procedure necessarie utilizzato negli anni precedenti) in cui l’Italia con il punteggio di 13 su 18 si attesta sopra la media dei paesi Ocse (media di 11) e della Francia e Germania (di 12). In questo caso, i ricercatori con una serie complessa di domande hanno chiesto di valutare su una scala di punteggio la qualità delle procedure giudiziali. Da notare che l’unico indice in cui l’Italia ottiene il massimo punteggio disponibile (3 su 3) è quello della presenza delle procedure di risoluzione alternativa delle controversie e degli incentivi al loro ricorso. Non è un caso, infatti, che in questi ultimi mesi moltissimi rappresentanti dei ministeri della Giustizia di paesi europei stanno visitando il loro colleghi italiani, e i maggiori organismi di mediazione, per studiare il nostro sistema di ADR e soprattutto gli ottimi risultati prodotti dal nuovo modello di mediazione basato sulla partecipazione ad un primo incontro tra le parti e il mediatore.

Due post interessanti sulla professione di Avvocato.

In questi giorni, ho letto due interessanti post, su un noto social network, scritti da due illustri Colleghi, l’avv. Fabio Pennisi di Roma e l’avv. Flora Ferino di Monza.

Nel primo (in ordine cronologico), scritto dall’avv. Pennisi, si chiarisce che nella nostra vituperata Professione, comportamenti chiari, che pretendono e meritano rispetto, portano ad essere apprezzati. Un post che indica un comportamento da prendere ad esempio per tutti gli Avvocati. Non c’è più spazio per ciarlatani e sconti tipo supermercato.

Il secondo, scritto dall’ottima collega Flora Ferino, chiarisce definitivamente che non vi è differenza tra il comportamento che gli assistiti (o clienti) debbono tenere con gli avvocati, rispetto a quello usuale verso altre categorie di professionisti. Anche qui vi è molto da imparare.

Il primo post (Avv. Fabio Pennisi)

Anche le riunioni con l’avvocato si pagano (come le visite dal medico).

Voglio condividere con voi quanto mi è successo, perché secondo me può risultare utile.

Sei mesi fa vengono dei clienti a studio, mi sottopongono quesito in materia di concorrenza sleale.

Un’ora di riunione. Si alzano e se ne vanno senza neanche chiedere quanto dovevano, dicendo che si sarebbero fatti sentire dopo qualche giorno.

Spariti.

Mi faccio girare le scatole e mando la fattura con l’onorario della riunione all’indirizzo Pec della società.

Pagano.

La sorpresa non è qua.

Settimana scorsa mi contattano con quesito sulla stessa questione.

Gli dico che possono venire a studio ma che la riunione verrà fatturata.

Fissano l’incontro.

Li vedo domani.

È giusto farsi pagare e anche i clienti lo apprezzano.

Facciamoci pagare tutti per invertire il noto malcostume “per il momento grazie avvoca‘ “.

Il secondo (Avv. Flora Ferino):

Ieri ho chiamato uno specialista. Un medico.

Ho prenotato una visita per mio figlio.

Al termine della telefonata, ho chiesto quando mi sarebbe costata la visita.

Il dottore mi ha riferito il prezzo.

Come è giusto che sia, non ho sindacato, nè chiesto sconti o dilazioni.

Alla visita porterò con me il denaro necessario e, terminata la visita, consegnerò il dovuto al dottore, ringraziandolo.

Come dovrebbe essere, ma non è, anche per noi avvocati.

Ed è colpa anche nostra.

Colpa di certi soggetti, che fan consulenze gratuite, che pubblicizzano “separazioni chiavi in mano” a 600 Euro, che svendono la professione, che ci fanno passare per una categoria di cialtroni, incapaci, senza alcuna credibilità, bottegai del diritto.

Vogliamo rispetto, come categoria, come singoli professionisti?

Pretendiamoli ed abbiamo noi per primi rispetto per noi stessi, per la professione che svolgiamo, per gli anni di studio che pesano sulle spalle, per l’esame di stato e per gli anni di pratica non retribuita.

Iniziamo da qui”.

Grazie a Fabio e a Flora…meditate, gente, meditate…

La newsletter di UNAM (Unione Nazionale Avvocati per la Mediazione) di ottobre

bc0abd10-8273-4cb5-b154-b92ca7b5e4b5NEWSLETTER – OTTOBRE 2015

Anche quest’anno, il 23 ottobre, si è tenuto a Roma l’evento nazionale di UNAM, la nostra associazione che vanta ormai numerosissimi associati tra i legali che hanno ben compreso l’utilità della mediazione. Comprendeteci, quindi, se la newsletter di ottobre è interamente dedicata all’evento, riservando la segnalazione di interessanti decisioni giurisprudenziali al mese prossimo.
La giornata nazionale Unam ha avuto ad oggetto la riflessione sulla mediazione a due anni dalla riforma introdotta dal decreto ‘del fare’, come annunciato nella precedente newsletter.
L’associazione intanto sta crescendo ancora: oltre all’iscrizione di nuovi soci, infatti, proprio in questi giorni si sta costituendo un nucleo Unam presso il Foro di  Torino, che porterà a dieci il numero  delle sezioni locali.

EVENTO NAZIONALE UNAM: ASSEMBLEA SEZIONI LOCALI E SOCI

Nel corso della mattinata del 23 ottobre si è svolta, presso la sede dell’Organismo di mediazione forense di Roma, sotto il titolo “La nuova mediazione al tagliando dei due anni: primi bilanci e ipotesi di riforma”, la riunione dei rappresentanti delle sedi locali e dei soci per definire le attività dell’associazione nella promozione della cultura della mediazione. Erano rappresentate, tramite la presenza dei coordinatori e di alcuni dei soci, quasi tutte le sezioni locali. Bologna la prima ‘nata’, Roma la padrona di casa, Trani la più numerosa, grazie all’indefessa opera di proselitismo messa in atto dalla coordinatrice Angela Napolitano; e poi Ascoli Piceno, Vasto, Palermo e Perugia. La riunione era in ogni caso aperta e quindi, oltre alla presenza di alcuni soci ‘nazionali’, si è registrata la presenza di qualche collega che, speriamo, sarà futuro socio! Hanno coordinato la riunione il segretario nazionale Maria Cristina Biolchini e il tesoriere nazionale Mauro Carlo Bonini. Il Presidente Angelo Santi ha introdotto la riunione, ha salutato i numerosi intervenuti e ha dato il benvenuto alla neonata sezione di Lecco. Ha poi riassunto brevemente gli intendimenti dell’associazione e il calendario minimo che devono darsi le sezioni locali, con la predisposizione di un evento l’anno che coinvolga i colleghi del Foro e gli interessati alla mediazione. Infine ha lasciato la parola al segretario, che ha brevemente riassunto qualche dato interno e ‘fatto l’appello’, e al tesoriere, che ha dato atto della cassa dell’associazione e della destinazione dei fondi fino a questo momento. La parola è passata ai protagonisti della mattinata: i rappresentanti e i soci delle sezioni.
Tra gli argomenti sul tavolo si è posta la possibile autonomia delle sezioni locali: una volta costituite, queste potrebbero, se lo desiderano, dotarsi di autonomia, e quindi avere una propria cassa e stabilire delle proprie quote in aggiunta a quella del versamento all’Unam nazionale, che è comunque molto contenuta e quindi utilizzata per le attività generali. In effetti, lo statuto dell’associazione prevede, all’articolo 10 comma 2, che: “la sezione locale non ha una soggettività autonoma, salvo consenso espresso dell’Assemblea in tal senso”. L’argomento sarà oggetto di discussione anche nell’ambito del direttivo e sarà poi portato all’ordine del giorno alla prossima assemblea dei soci per deliberare in merito.
Molti sono stati gli altri argomenti di confronto, ma in particolare è emersa la volontà da parte delle sezioni locali di ricercare e accettare qualificate e selezionate sponsorizzazioni per promuovere e diffondere sempre più efficacemente la mediazione non solo tra gli avvocati, ma nel mondo dell’impresa e tra i cittadini.

EVENTO NAZIONALE UNAM: TAVOLA ROTONDA

Il pomeriggio, presso l’aula magna della facoltà Valdese di teologia a Roma, si è tenuta l’importante tavola rotonda dal titolo “La soluzione autonoma della controversia tra negoziazione, mediazione e processo. La ricerca di un rapporto virtuoso”.

Il convegno è iniziato alle 14,30, con la tavola rotonda tra esperti del settore mediazione, aperta dal presidente di UNAM, avv. Angelo Santi, moderata dall’avv. Luca Tantalo del consiglio direttivo, con la partecipazione, tra gli altri, dell’avv. Francesca Sorbi, del Professor Francesco Paolo Luiso, dell’avv. Marco Marinaro (del quale è stata presentata l’ultima edizione del Codice della Mediazione), del dott. Nicola Giudice, responsabile del servizio di conciliazione della Camera Arbitrale di Milano e del dott. Michele Ruvolo, Magistrato presso il Tribunale di Palermo ed estensore di alcuni importanti provvedimenti in materia.
Sono seguiti poi alcuni interventi liberi, come quello dell’avv. Maria Agnino, dell’avv. Andrea Zanello, dell’avv. Guglielmo Borrelli, del dott. Leonardo D’Urso, e del dott. Marco Ceino. Al termine di questi interventi la folta platea ha rivolto alcuni interessanti quesiti ai relatori, dando il via così ad un vivace e costruttivo dibattito. Durante il convegno si è fatto un resoconto dei due anni trascorsi, promuovendo possibili ipotesi di riforma della mediazione, al fine di favorire la sua stabilizzazione sotto il profilo giuridico.
Come detto, il convegno si è aperto con la presentazione del Presidente di UNAM, Angelo Santi, il quale ha introdotto brevemente l’associazione e i suoi intendimenti, ricordando che essa persegue lo scopo di diffondere le ADR in generale, e quindi non solo la mediazione ma anche la negoziazione assistita, che ha descritto come una procedura dalle ottime prospettive, anche se non nelle forme attuali introdotte nella legislazione italiana, perché è stata ridotta ad una semplice condizione di procedibilità. L’avv. Santi ha poi introdotto la collega Francesca Sorbi, mediatore professionista e consigliere del CNF, del cui Presidente ha portato i saluti.
L’avv. Sorbi ha informato la platea che, pochi giorni prima, aveva incontrato una delegazione del governo turco, composta tra gli altri dal sottosegretario alla Giustizia e dal capo dell’ufficio legislativo. In questo incontro si è discusso anche di mediazione, e l’avv. Sorbi ha comunicato che anche la Turchia ha introdotto la risoluzione alternativa delle controversie, seppure per ora non in forma obbligatoria. Ha poi proseguito ricordando il problema dell’art. 14 bis del D.M. 180/2010, come recentemente modificato, che ha statuito l’incompatibilità dei mediatori nei confronti degli organismi presso cui operano, nel senso che essi non possono depositare presso l’organismo le pratiche relative ai loro clienti, ma nemmeno possono farlo i loro soci di studio e addirittura chi ne condivide solamente i locali. L’avv. Sorbi ha concluso auspicando una riforma di questo articolo che elimini detto divieto, quanto meno per gli organismi pubblici, e un allargamento delle materie per cui è prevista la condizione di procedibilità.

All’avv. Sorbi è seguito l’intervento del Prof. Francesco Paolo Luiso, già professore ordinario di diritto civile presso l’Università di Pisa, avvocato e mediatore, autore di pubblicazioni importanti come il manuale “Diritto Processuale Civile” in cinque volumi, giunto all’ottava edizione, e di diversi studi in materia di risoluzione alternativa delle controversie.

L’intervento del prof. Luiso è stato molto interessante e pieno di spunti importanti, ed è stato estremamente gradito dalla platea. Il prof. Luiso ha espresso forte apprezzamento per le procedure di ADR e per la mediazione in particolare, pur con tutte le criticità di una legge in alcuni punti non chiara e contraddittoria, ma dallo spirito comunque apprezzabile. Per il prof. Luiso, se è vero che la mediazione è stata concepita dal legislatore come un aiuto per deflazionare la giustizia, è altrettanto vero che non ci si deve fermare solo a questo aspetto, perché essa rappresenta anche un modo per cambiare la mentalità degli operatori del diritto e dei cittadini, verso metodi alternativi di risoluzione delle controversie che non si limitino a dare ragione a uno o all’altro, ma che portino ad emergere i reali interessi facendo in modo che la soluzione dia un risultato positivo per tutti. Ha poi ricordato che, al contrario di quanto diceva qualche detrattore della mediazione, questa funziona dove funziona la giustizia e viceversa: è chiaro che nessuno avrà interesse a trovare un accordo, sapendo che se va in causa potrà quanto meno avere alcuni anni per saldare il suo debito. Se ci fosse la decisione giudiziale in 4/5 mesi, cadrebbero gli ostacoli al raggiungimento dell’accordo.
Proseguendo, il prof. Luiso si è poi espresso su alcuni recenti provvedimenti giurisprudenziali, dichiarando che a suo modo di vedere forse alcuni Giudici si sono ultimamente lasciati un po’ prendere la mano: fermo restando che anche lui è perfettamente d’accordo sulla necessità che le parti siano presenti (anche se augura una modifica legislativa affinché questo sia detto chiaramente), per esempio ha criticato alcuni provvedimenti che impongono alle parti di scegliere un organismo in cui il mediatore sia libero di fare la proposta, anche senza richiesta congiunta e addirittura in contumacia di una delle parti. Per il prof. Luiso questi sono provvedimenti abnormi, contrari allo spirito della legge e dell’istituto della mediazione, in quanto la legge non dà il potere di imporre la scelta dell’organismo o di dire come si deve svolgere il procedimento. Per l’illustre relatore, che ha concluso facendo sorridere gli uditori, la proposta del mediatore è “una decisione di serie B”, e potrebbe avere invece un senso se usata come provocazione per far smuovere le parti dalle loro posizioni quando sono troppo rigide.
Al prof. Luiso è poi seguito l’avv. Marco Marinaro, grande esperto della materia ed apprezzatissimo autore di libri e di frequenti commenti su Il Sole 24 ore, su Guida al Diritto e sul Quotidiano del Diritto.
L’avv. Marinaro è tornato brevemente sulla incompatibilità prevista dall’art. 14 bis, ricordando che il mediatore si adopera per un accordo amichevole, che non ha poteri decisori e quindi auspicando una riforma del divieto. Ha poi parlato delle ultime pronunce giurisprudenziali, criticando garbatamente la sentenza del Tribunale di Chieti dell’8 settembre 2015, che ha dichiarato validamente superata la condizione di procedibilità pur in assenza di ambedue le parti, ricordando che la legge non prevede affatto una tale possibilità, anche perché una previsione in questo senso porterebbe addirittura a profili di incostituzionalità.
Ha poi proseguito ricordando che il ruolo del mediatore è quello di rendere più consapevoli e responsabili le parti, e che in questo senso tale opera è fondamentale anche per la buona riuscita della procedura, dato che quando le parti raggiungono tale consapevolezza, apprezzano i vantaggi di una buona mediazione. Inoltre, secondo Marinaro, è necessario che – nei limiti del rispetto del principio della riservatezza – alcune cose vengano verbalizzate, come il rifiuto di una parte di proseguire, o una proposta non accettata, onde consentire al Giudice di valutare il comportamento delle parti. L’avv. Marinaro ha fatto poi un riferimento al D.Lgs. 130/2015, che in attuazione della nota direttiva europea ha modificato il codice del consumo per quanto riguarda le procedure di ADR per i consumatori, ricordando che in queste è espressamente detto che non è necessaria la presenza del legale, seppur ovviamente sempre consentita.
Infine, ha ricordato che la mediazione non è un modo diverso di smaltire i fascicoli arretrati, ma un sentire culturale diverso. In questo, ha auspicato che si faccia tutti un passaggio dall’art. 24 della Costituzione all’art. 2, poiché in mediazione non si tutelano i diritti giuridici, ma si garantiscono i diritti e gli interessi del cittadino intesi in senso più ampio. Ha poi chiuso con una nota amara, ricordando che il Ministro, pochi giorni fa, ha firmato il provvedimento che sblocca i fondi per il credito di imposta per la negoziazione assistita, ma non ha ancora siglato quello per la mediazione.
Secondo il dott. Nicola Giudice, responsabile della Camera Arbitrale di Milano, in un anno e mezzo, a Milano, c’è stato un vero e proprio “tsunami” di domande di mediazione, in particolare in materia di anatocismo bancario (un aumento del 12%), tant’è che “le controversie bancarie stanno falsando i dati relativi all’esito delle controversie in mediazione. Si sta sviluppando – ha raccontato il dott. Giudice – un atteggiamento da parte di professionisti per cui vengono portate in giudizio liti, che non sarebbero da portare”. Le categorie di successo, secondo le statistiche riportate da Nicola Giudice, sono invece risultate essere le successioni, le locazioni e i diritti reali (25-26%).
Secondo il dott. Giudice, sono stati fatti dei grandi passi in avanti, poiché tempo fa era impensabile che potessero esserci così tanti avvocati favorevoli alla mediazione; secondo lui, paradossalmente, UNAM è un’anomalia perché si dovrebbe arrivare ad un punto tale per cui tutti dovrebbero conoscere la mediazione e i suoi vantaggi, ricordando comunque che essa non è la panacea di tutti i mali, e che non tutte le controversie sono mediabili. Comunque, ha auspicato un aumento delle materie, come per esempio la contrattualistica, in generale e quella in materia di appalto in particolare.
I dati forniti dal dott. Giudice sono stati confermati dal dott. Ruvolo, che lo ha seguito: “Al Tribunale di Palermo – ha riferito il Magistrato – in ambito dei diritti reali c’è un calo di iscrizioni del 12-13%, mentre in materia di contratti bancari le iscrizioni sono salite del 73%”.
Per il dott. Ruvolo, le sanzioni previste dal D.Lgs. 180, che devono essere applicate obbligatoriamente e non a discrezione dei giudici, non lo sono ancora abbastanza. Secondo lui, la condanna per non essere andati in mediazione senza motivo valido (che non è nemmeno quello di considerare la lite come infondata o temeraria), va fatta anche in prima udienza, anche perché è in favore dell’Erario.
Per quanto riguarda le recenti sentenze, anche per Ruvolo non è corretto che il Giudice imponga di scegliere un organismo che sia libero di fare la proposta in assenza di una parte; ha anche ricordato che la presenza delle parti è necessaria, e che è importante che i verbali di mancato accordo siano prodotti in giudizio. Infine, ha fatto presente che sarebbe importante inserire un rilievo statistico delle cause inviate in mediazione e poi cancellate dal ruolo, ai fini della valutazione della produttività dei magistrati. È un’illusione, secondo il dott. Ruvolo, quella di alcuni suoi colleghi che credono di poter conciliare le parti, poiché per complessità e mancanza di tempo (che in mediazione non manca), spesso questo è impossibile.
Anche per lui sarebbe auspicabile un ampliamento delle materie alla contrattualistica e al risarcimento del danno; inoltre sarebbe fondamentale inserire all’interno delle Università corsi di mediazione e di tecniche di negoziazione.
L’avv. Guglielmo Borrelli, responsabile della Conciliazione Forense, ha ricordato poi il ruolo fondamentale, per ovvii motivi, degli Organismi Forensi, anche per la diffusione della cultura della mediazione tra gli avvocati. Spesso, per lui, gli organismi forensi sono sottoposti a critiche anche ingiuste e debbono impegnarsi per migliorare.
Anche per l’avv. Andrea Zanello, mediatore e membro del direttivo nazionale di ANF, aspetto importante è quello riguardante le materie obbligatorie, che ad oggi, “ricoprono solo l’8% dell’intero contenzioso civile”, come ha riferito. Tra i correttivi da apportare alla mediazione, anche secondo lui, è emersa la necessità di estendere le materie obbligatorie, per esempio ai rapporti contrattuali e a quelli societari. Comunque, secondo Zanello, il cosiddetto modello “Opt – out” ha attratto l’interesse di molti paesi europei e funziona. Per l’avv. Zanello, in mediazione si dovrebbe andare senza troppi vincoli, e verbalizzare il meno possibile. Ha poi ricordato (e la sua affermazione è stata molto gradita dalla platea), che una mediazione riuscita non è una causa in meno ma un problema risolto in più!
A lui è seguita l’avv. Maria Agnino, mediatrice entusiasta dell’Organismo Forense di Roma, la quale ha iniziato dichiarandosi contraria alle mediazioni on line, per il rischio che scoraggino la presenza personale delle parti anche nei casi in cui questa è possibile; poi, ha ribadito la contrarietà all’art. 14 bis, dato che quando ci si trova in un organismo in cui non si può fare la proposta, è impossibile “favorire”, anche involontariamente, una delle parti. Ha poi ricordato che il 4 novembre si terrà udienza al Tribunale di Roma su un ricorso, da lei redatto, sulla mancata trascrizione, da parte del Conservatore di Roma 2, di un accordo di mediazione in tema di divisione, con la motivazione che le materie soggette a trascrizione sarebbero tassative e che gli accordi in mediazione aventi ad oggetto divisioni non sarebbero trascrivibili. Peccato che i Conservatori di tutta Italia, compresa Roma 1, trascrivano tranquillamente. Ha poi concluso con una splendida affermazione, che fa capire come molti mediatori abbiano compreso perfettamente il senso della loro attività, peraltro retribuita in modo molto insufficiente: “Il nostro è un lavoro molto importante ai fini sociali. Le persone hanno bisogno di essere ascoltate”. Ed è grazie a questa capacità di ascoltare che spesso si arriva ad un risultato, che va molto al di là di quello economico. E’ soprattutto questo, che dobbiamo far capire ai cittadini ma anche ai colleghi che ancora non sanno cosa sia la mediazione.
Gli ultimi interventi sono stati del dott. Marco Ceino, direttore dell’interessante rivista “La Mediazione”, che ha presentato una convenzione per l’abbonamento alla rivista, e del dott. Leonardo D’Urso, uno dei massimi esperti italiani di mediazione e negoziazione. Il dott. D’Urso ha spezzato una lancia in favore del legislatore, ricordando che senza il D.Lgs. 180 del 2010, con tutti i suoi difetti, la mediazione in Italia sarebbe pressoché sconosciuta. Ha poi ricordato che per provare a chiedere miglioramenti ed allargamenti, visto che sono trascorsi i due anni previsti per il monitoraggio, dovremo attenderne gli esiti.
L’avv. Santi, presidente di UNAM, ha poi preso brevemente la parola, in chiusura, per informare che è intenzione dell’Associazione di elaborare un documento di sintesi su alcune conclusioni condivise, anche emerse dal convegno, al fine di promuovere un più ampio confronto in ambito forense e non soltanto.
In conclusione, un evento molto importante, da cui sono emerse riflessioni interessanti e proposte concrete per il futuro. Ma è solo l’inizio.

UNAM – UNIONE NAZIONALE AVVOCATI per la MEDIAZIONE è l’Unione dei professionisti del mondo forense e dei giuristi d’impresa che sostengono e promuovono la negoziazione, la mediazione e le metodologie consensuali in genere, quali modalità privilegiate e appropriate di risoluzione delle controversie.
Lo scopo principale che si pone UNAM è quello di promuovere e diffondere, in ambito forense e professionale, una cultura della risoluzione consensuale del contenzioso, attraverso principalmente il ricorso alla mediazione ed alla negoziazione diretta tra le parti, assistite da un avvocato.
UNAM si pone altresì i seguenti ulteriori obiettivi:
– costituire una rete di professionisti del mondo forense particolarmente sensibili, avvezzi e preparati alla risoluzione consensuale e negoziale delle controversie, identificabili per la loro stessa appartenenza ad UNAM;
– approfondire, studiare ed elaborare modelli avanzati di procedure di risoluzione stragiudiziale delle controversie, nonché percorsi formativi per professionisti che vogliano proporsi come esperti di questo approccio;
– promuovere ed implementare, nel pieno rispetto del quadro normativo e deontologico forense, una forma di specializzazione per tutti gli avvocati che siano interessati a pubblicizzare la loro peculiare propensione ed esperienza per la risoluzione consensuale e negoziale delle controversie.

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Cassazione a Sezioni Unite: impugnabili gli estratti di ruolo.

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha statuito (confermando un principio già applicato da più parti) l’impugnabilità degli estratti di ruolo, emanando il seguente principio di diritto: “E’ ammissibile l’impugnazione della cartella (e/o del ruolo) che non sia stata (validamente) notificata e della quale il contribuente sia venuto a conoscenza attraverso l’estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dal concessionario, senza che a ciò sia di ostacolo il disposto dell’ultima parte del terzo comma dell’art. 19 d.lgs. n. 546 del 1992, posto che una lettura costituzionalmente orientata di tale norma impone di ritenere che la ivi prevista impugnabilità dell’atto precedente non notificato unitamente all’atto successivo notificato non costituisca l’unica possibilità di far valere l’invalidità della notifica di un atto del quale il contribuente sia comunque legittimamente venuto a conoscenza e pertanto non escluda la possibilità di far valere tale invalidità anche prima, nel doveroso rispetto del diritto del contribuente a non vedere senza motivo compresso, ritardato, reso più difficile ovvero più gravoso il proprio accesso alla tutela giurisdizionale quando ciò non sia imposto dalla stringente necessità di garantire diritti o interessi di pari rilievo rispetto ai quali si ponga un concreto problema di reciproca limitazione”.

Cassazione Sezioni Unite impugnabilità ruoli

Il 23 ottobre si terrà il convegno dell’UNAM “La nuova mediazione al tagliando dei due anni: primi bilanci e ipotesi di riforma”

Ottobre Unam!

Come l’anno scorso, anche quest’anno si terra’ a Roma l’evento nazionale di UNAM (UNIONE NAZIONALE AVVOCATI PER LA MEDIAZIONE), associazione che vanta ormai numerosissimi associati tra i legali che hanno ben compreso l’utilità della mediazione.

Il 23 ottobre, presso la sala convegni della Chiesa Valdese a Roma, in via Pietro Cossa 4 (piazza Cavour) si terrà l’importante convegno dal titolo “La nuova mediazione al tagliando dei due anni: primi bilanci e ipotesi di riforma”.

Il convegno sarà preceduto, nella mattinata, dalla riunione dei responsabili delle sedi locali, mentre alle 14,30 iniziera’ la tavola rotonda tra esperti del settore mediazione con la partecipazione, tra gli altri, del Professor Franceso Paolo Luiso, dell’avv. Marco Marinaro, del dott. Nicola Giudice, responsabile del servizio di conciliazione della Camera Arbitrale di Milano e del dott. Michele Ruvolo, Magistrato presso il Tribunale di Palermo ed estensore di alcuni importanti provvedimenti in materia.

Scrivendo all’indirizzo e mail: “info@unam.it” è possibile prenotarsi sin d’ora. I posti sono limitati.

Di seguito il programma dettagliato: Convegno UNAM 23 ottobre 2015

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Come consolidare le buone previsioni sulla Giustizia civile rafforzando la mediazione e le sanzioni per l’abuso del processo (articolo di Leonardo D’Urso)

Come consolidare le buone previsioni sulla Giustizia civile rafforzando la mediazione e le sanzioni per l’abuso del processo

imagesA fine Maggio il Ministro Andrea Orlando aveva annunciato la previsione della riduzione del 20% nel 2015 delle cause civili in ingresso sulla base delle prime rilevazioni in un campione di 15 Tribunali Ordinari. In pieno Agosto ha indetto una nuova conferenza stampa per annunciare la possibile diminuzione sempre del 20% delle cause civili pendenti, pari a circa un milione. La diminuzione delle nuove cause è un obiettivo essenziale da raggiungere per liberare risorse da dedicare all’azzeramento dell’enorme mole di arretrato entro il 2018 e quindi raggiugere l’obiettivo finale della drastica diminuzione della durata dei processi civili. Quasi come replica al cauto ottimismo del Ministro Orlando, a fine Agosto dalle pagine del Corriere della Sera, il Prof. Sabino Cassese nell’editoriale <<La Giustizia che si deve ritrovare>> ha invece dipinto un quadro in chiaro-oscuro ricordando che anche se qualcosa pur si muove sulla giustizia civile, i risultati sono magri e la china da risalire è irta. A chi dare ragione?

L’analisi dei dati sui Tribunali Ordinari. I dati messi a disposizione dall’efficiente Direzione di Statistica del Ministero della Giustizia dal 2001 ad oggi sull’andamento delle nuove iscrizioni e pendenze dimostrano chiaramente:

  1. nel 2010, dopo anni 6 anni di costante crescita delle nuove iscrizioni (tranne nel 2006), inizia l’attesa inversione di tendenza sia della diminuzione delle sopravvenienze con un -3,9% (con la sola eccezione del 2013 per gli effetti di una sentenza della Consulta che vedremo successivamente) sia delle pendenze con un -1,5%;
  2. nel 2014 assistiamo ad una forte accelerazione nella diminuzione delle sopravvenienze e delle pendenze, rispettivamente del -7,4% e -5,0%, con la previsione (molto ottimistica del Ministro Orlando) per il 2015 di un “crollo” a due cifre del -20%.

Movimento dei procedimenti iscritti e pendenti nei Tribunali Ordinari

dal 2001 al 2014 (con stima 2015)

grafico1Fonte: Rielaborazione dell’autore su dati del Dip. di Statistica del Ministero della Giustizia

 

Movimento percentuale rispetto all’anno precedente dei procedimenti iscritti e pendenti nei Tribunali Ordinari dal 2001 al 2014 (con stima 2015)

grafico2Fonte: Rielaborazione dell’autore su dati del Dip. di Statistica del Ministero della Giustizia

Per capire meglio e consolidare permanentemente le buone previsioni, occorre quindi analizzare cosa è avvenuto nel 2010 e nel 2014. Innanzitutto è bene smentire la teoria che attribuisce alla crisi economica la diminuzione del contenzioso. Dall’analisi degli ultimi anni in Italia, non vi sono infatti evidenze statistiche di una relazione diretta tra il trend del ricorso in tribunale e l’andamento dei cicli economici. In particolare, la crisi finanziaria iniziata nel 2007 in Italia non ha avuto alcun impatto sul livello di ricorso al tribunale nello stesso anno e nei due successivi. Il grafico seguente che rappresenta l’andamento del GDP in Italia (linea azzurra), non ha infatti alcun elemento in comune con il precendente sull’andamento delle iscrizioni nei Tribunali Ordinari.

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Nel 2010 entra in vigore il primo modello di mediazione obbligatoria. Non può essere un caso, che l’inversione di tendenza evidenziata nei grafici coincida con il 2010 quando il Ministro della Giustizia Angelino Alfano decide di potenziare gli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie (fino ad allora di fatto pochissimo utilizzati) e introduce il tentativo di mediazione obbligatorio in alcune materie del contenzioso. La riprova l’abbiamo nel 2013 quando la Consulta sospende il tentativo obbligatorio per un mero eccesso di delega e le nuove cause si impennano del 5,3%. Dalla fine del 2013, viene reintrodotto un nuovo modello di mediazione sperimentale che limita il tentativo obbligatorio ad un primo incontro informativo gratuito con il mediatore (e il suo proseguimento volontario) se pure in un numero molto limitato di materie del contenzioso pari all’8% di tutto il civile. Dopo due anni di sperimentazione di questo nuovo modello di mediazione i dati sono più che positivi. Nel 2015 le procedure di mediazione supereranno sicuramente le 200.000 unità, il tasso di successo si sta assestando in circa il 50% quando le parti decidono di proseguire oltre il primo incontro e soprattutto la diminuzione delle sopravvenienze nelle materie oggetto di primo incontro obbligatorio è del 15%, quasi il doppio rispetto alla media del restante 92% di tutto il civile. Sulla scia dell’introduzione della mediazione e di un nuovo approccio non esclusivamente “tribunale-centrico”, il Ministro Orlando ha voluto sperimentare anche altri strumenti di ADR (Alternative Dispute Resolution) come la negoziazione assistita e l’arbitrato in corso di causa. Al contrario della mediazione, i primi dati informali su queste nuove procedure sono deludenti: poche centinaia di negoziazioni assistite nel civile (senza confondere con gli ovvi buoni dati della negoziazione assistita nei divorzi) e nessun arbitrato avviato in corso di causa.

Nel 2014 entrano in vigore i primi disincentivi economici in caso di abuso del processo. Il Ministro Orlando ha il grande merito di aver incominciato a introdurre una serie di provvedimenti volti a sanzionare economicamente chi ricorre o resiste in giudizio sapendo di avere torto e per lucrare sulla durata del processo. Fino a poco tempo fa, infatti, conti alla mano al debitore conveniva resistere in giudizio, piuttosto che conciliare, e pagare il dovuto solo alla condanna con interessi legali all’1,5% all’anno e con nessuna sanzione economica. Di fatto esisteva un folle incentivo a non rispettare i contratti e non pagare e aspettare la condanna. Con la limitazione della possibilità di compensare le spese, la conseguente condanna del soccombente a tutte le spese legali, la sostituzione dei tassi moratori al posto di quelli legali, la durata del processo non gioca più a favore del debitore o del sicuro soccombente. Anche l’aumento di appena il 15% del contributo unificato in primo grado in vigore dal 25 giugno 2014 (da non confondere con altri aumenti molto più consistenti negli altri gradi di giudizio e al TAR) può avere avuto impatto, almeno psicologico. Si ricordi che il contributo unificato non è una imposta come le altre. E’ una sorta di anticipo di chi si costituisce in giudizio e che gli viene rimborsato integralmente, insieme agli onorari dell’avvocato, se vince la causa. Per riflettere il vero scopo del “Contributo Unificato” converrebbe cambiargli il nome in “Anticipo delle Spese Giudiziarie”.

Alla luce di questa analisi, per consolidare questi dati ed estenderli a tutto il civile occorre però fare di più rafforzando ulteriormente le misure che hanno dimostrato di funzionare.

Rafforzare i disincentivi in caso di abuso del processo. Come nella maggior parte delle giurisdizioni europee, occorre rafforzare ulteriormente le sanzioni a carico del soccombente, a favore del vincitore, adeguando in tal senso l’art. 96 del codice di procedura civile, eliminando la colpa grave per provare la resistenza temeraria o il comportamento in mala fede durante il giudizio. Inoltre, senza toccare il contributo unificato e aumentare le entrate del “servizio giustizia”, possibilmente da destinare agli stessi Tribunali che li hanno incassati, basterebbe introdurre il pagamento di un “ticket integrativo” a fine processo a carico del soccombente di un ammontare pari alle spese effettive sostenute dallo Stato per la celebrazione del processo (stipendi dei giudici, cancellieri, aule di tribunali, etc..) che oggi è per l’84,4% a carico della fiscalità generale e solo per il 15,6% coperto dal contributo unificato (dati Cepej 2014). Perché mai tutti i cittadini, e non i soccombenti in giudizio, devono pagare quasi l’85% dei costi dei processi civili per, ad esempio, una banale lite condominiale o una complessa lite contrattuale tra aziende private derivante da un contratto mal scritto? Solo in poche eccezioni, quale l’obiettiva incertezza o difficoltà giuridica la parte soccombente, lo Stato dovrebbe sostenere la maggior parte delle spese.

Rafforzare il ricorso a forme stragiudiziali di risoluzione delle controversie. Una giurisprudenza crescente e l’esperienza sul campo in questi due anni, hanno individuato, anche in tema di mediazione, alcuni margini di miglioramento su cui il Governo Renzi potrebbe intervenire efficacemente: a) introdurre l’obbligo di presenza delle parti in persona agli incontri di mediazione; b) far valutare una tantum ai giudici tutto il loro ruolo per decidere in quale procedimento in corso è opportuno invitare le parti in mediazione tra una udienza e un’altra (un provvedimento a costo zero per lo Stato e per le parti che potrebbe ridurre drasticamente le cause pendenti come dimostrano i dati della 13a sezione del Tribunale di Roma); c) conteggiare anche le ordinanze dei giudici di mediazione delegata nel calcolo della loro produttività (oggi è controproducente per un giudice inviare le parti in mediazione); d) sulla base dei buoni risultati, estendere dall’attuale misero 8% ad almeno il 50% le materie del contenzioso civile, oggetto di primo incontro di mediazione come condizione di procedibilità (una obbligatorietà “light” in almeno la metà del contenzioso civile).

Applicare le teorie dell’Economia comportamentale nella decisione di ricorrere in giudizio. In questo quadro, i dati sembrano confermare che l’effetto combinato della prospettiva di sanzioni per l’abuso del processo (disincentivi) e l’opportunità di sedersi intorno ad un tavolo di mediazione (incentivi) funzioni molto bene e spinga le parti a fare un vero “risk assessment” prima di iniziare o proseguire il processo.

Al contrario, gli incentivi economici preannunciati per la negoziazione assistita e l’arbitrato non risolveranno le sorti di questi due nuovi istituti. I giuristi del Ministero della Giustizia dovrebbero applicare la teoria dell’Avversione alle perdite, principio fulcro dell’Economia comportamentale: per la maggior parte degli individui la motivazione a evitare una perdita è superiore alla motivazione a realizzare un guadagno. Come riprova, i buoni risultati della mediazione sono stati ottenuti, e continuano ad ottenersi, nonostante la mancata erogazione del credito d’imposta dovuto alle parti che si sono rivolte in mediazione. Conseguentemente, i nuovi incentivi promessi per la negoziazione assistita e l’arbitrato in corso di causa non risolveranno certo le sorti di questi due nuovi istituti.

La decisione dei litiganti e dei loro avvocati di perseguire una causa in tribunale o di conciliare la lite si basa su un calcolo prettamente economico volto a massimizzare il profitto e minimizzare il rischio. Quindi secondo la nostra analisi, dalla seconda metà nel 2014 con un corretto bilanciamento di disincentivi e incentivi, si sono applicate (forse inconsciamente) alcune teorie di Economia comportamentale nella decisione di avviare una causa o tentare una mediazione.

Un’opportunità da cogliere al volo per Matteo Renzi e il suo team di economisti. Quindi, secondo i dati ottimistici e ancora “previsionali” del Ministero della Giustizia, l’Italia ha l’opportunità di risalire dall’abisso del 147° posto del ranking del Doing Business 2015 sull’efficienza della giustizia, a posizioni almeno vicine alla Francia o alla Germania, rispettivamente al 10° e al 13° posto. Un’occasione più unica che rara per il premier Matteo Renzi, nel suo rinnovato impegno a portare a termine entro l’anno le riforme strutturali, che insieme ai giuristi dovrebbe coinvolgere anche in questo campo il suo team di economisti a Palazzi Chigi coordinati da Yoram Gutgeld con competenze nell’Analisi Economica del Diritto e nella Politica Economica del Diritto.

Citando gli economisti Luigi Alberto Franzoni e Daniela Marchesi nel loro libro <<Economia e politica economica del diritto>>, l’analisi economica del diritto <<cerca di individuare gli incentivi che le diverse norme di diritto offrono agli agenti economici inducendoli a tenere una condotta rispetto ad un’altra. Il sistema normativo diventa quindi uno strumento nelle mani del legislatore e del regolatore per orientare i comportamenti individuali verso gli obiettivi politici che si intendono raggiungere>>. Il bilanciamento di disincentivi e incentivi descritti vanno in questa direzione.

Conclusione: più sanzioni per l’abuso del processo ed estensione dell’obbligatorietà “light” ad almeno il 50% del contenzioso civile. Siamo ad un passo da un traguardo storico per l’Italia dopo decenni di insuccessi. Un’impresa mai riuscita a nessun Presidente del Consiglio e Ministro della Giustizia a memoria d’uomo. Occorre compiere solo le ultime mosse giuste.

Secondo l’analisi delle statistiche degli ultimi anni e la teoria dell’avversione alla perdita, la via da perseguire è quella dell’inasprimento delle sanzioni per l’abuso del processo (in linea con quasi tutte le legislazioni europee) e l’ampliamento ad almeno il 50% nel contenzioso civile dell’obbligatorietà “light” del primo incontro di mediazione con la partcipazione delle parti in persona.

La nuova disciplina del “divorzio breve”

L’Assemblea della Camera dei deputati ha definitivamente approvato, il 22 aprile 2015, la proposta di legge C. 831 e abb.-B, relativa alla disciplina dello scioglimento del matrimonio.
Il testo interviene sulla legge n. 898 del 1970, in modo da:
  • anticipare il momento della possibile proposizione della domanda di divorzio;
  • anticipare anche il momento dell’effettivo scioglimento della comunione dei beni tra i coniugi;
  • stabilire una disciplina transitoria.
Già approvato dalla Camera il 29 maggio 2014 e modificato dal Senato il 18 marzo 2015, il provvedimento – che è composto da tre articoli – è stato nuovamente esaminato dalla Camera.

Ricordiamo che la nuova disciplina non è ancora in vigore; legge deve essere promulgata dal Presidente della Repubblica e successivamente essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

Il testo:
Art. 1. 1. Al secondo capoverso della lettera b) del numero 2) dell’articolo 3 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, e successive modificazioni, le parole: «tre anni a far tempo dalla avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del Tribunale nella procedura di separazione personale anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale.» sono sostituite dalle seguenti: «dodici mesi dalla notificazione della domanda di separazione. Qualora alla data di instaurazione del giudizio di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio sia ancora pendente il giudizio di separazione con riguardo alle domande accessorie, la causa è assegnata al giudice della separazione personale. Nelle separazioni consensuali dei coniugi, il termine di cui al primo periodo è di sei mesi decorrenti dalla data di deposito del ricorso ovvero dalla data della notificazione del ricorso, qualora esso sia presentato da uno solo dei coniugi.».Art. 2. 1. Al secondo comma dell’articolo 189 delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «o di ricorso per la cessazione degli effetti civili o per lo scioglimento del matrimonio».Art. 3. 1. All’articolo 191 del codice civile è aggiunto, in fine, il seguente comma: «Nel caso di separazione personale, la comunione tra i coniugi si scioglie nel momento in cui il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati, ovvero alla data di sottoscrizione del processo verbale di separazione consensuale dei coniugi dinanzi al presidente, purché omologato. Qualora i coniugi siano in regime di comunione legale, la domanda di separazione è comunicata all’ufficiale dello stato civile ai fini dell’annotazione a margine dell’atto di matrimonio. L’ordinanza con la quale i coniugi sono autorizzati a vivere separati è comunicata all’ufficiale dello stato civile ai fini della stessa annotazione».

Art. 4. 1. Le disposizioni di cui all’articolo 1 si applicano alle domande di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio proposte dopo la data di entrata in vigore della presente legge, anche se il proce-dimento di separazione, che costituisce il presupposto della domanda, risulti ancora pendente alla medesima data.