Tariffe: l’art. 9 del decreto liberalizzazioni stabilisce che si applicano ancora (per le liquidazioni giudiziali).

L’art. 9, comma 3,  del decreto liberalizzazioni, nel nuovo testo approvato ieri al Seanto – grazie alla fiducia – così recita:”Le tariffe vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi, limitatamente alla liquidazione delle spese giudiziali, sino alla data di entrata in vigore dei decreti ministeriali di cui al comma 2, e comunque, non oltre il centoventesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”.

Nella totale confusione che sembra regnare sovrana, un piccolo passo indietro dovuto – immagino – alle proteste degli avvocati e alle iniziative dei Presidenti dei Tribunali di tutta Italia, che avevano emanato circolari per evitare che, nel vuoto normativo causato dagli improvvidi provvedimenti governativi, ci fosse il blocco delle sentenze. Vedremo se sarà rispettato il termine dei 120 giorni per l’emanazione del noto decreto ministeriale, sperando che non sia punitivo nei confronti degli avvocati.

Il testo del maxiemendamento al decreto liberalizzazioni approvato al Senato

Abolizione delle tariffe: nota congiunta del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano

Come noto, il c.d. decreto liberalizzazioni (che io reputo un provvedimento demagogico e assolutamente inutile), tra le altre cose ha abolito le tariffe forensi, prevedendo che la liquidazione delle spese giudiziali dovrà essere parametrata ad un misterioso decreto ministeriale, che ovviamente a tutt’oggi non esiste. In pratica, ha creato un vuoto normativo a seguito del quale, tra le altre iniziative prese da altri Tribunali, nella giornata del 3 febbraio  il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, Paolo Giuggioli, ha incontrato i Presidenti della Corte d’Appello e del Tribunale di Milano per discutere delle difficoltà emerse per l’applicazione delle disposizioni in materia di liquidazione dei compensi degli avvocati contenute nel decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1.

A seguito dell’incontro, i Presidenti di Corte e Tribunale hanno rilasciato una nota a firma congiunta, che alleghiamo di seguito, in cui, quali criteri orientativi di riferimenti per la liquidazione dei compensi, vengono indicati provvisoriamente i parametri ricavabili dalle previgenti tariffe professionali degli avvocati.

A Roma, per ora, nulla è stato fatto.

Nota Milano tariffe forensi.

Tariffe professionali e preventivo: il testo dell’art.9 del DL n. 1 del 24 gennaio 2012: abbiamo scherzato?

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo del DL liberalizzazioni, non senza qualche sorpresa: in particolare, come riportiamo di seguito, scompare l’obbligo di presentare il preventivo in forma scritta, che va consegnato al cliente anche in forma scritta “se da questi richiesta”.

Art. 9

Disposizioni sulle professioni regolamentate

1. Sono abrogate le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico.

2. Ferma restando l’abrogazione di cui al comma 1, nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista e’ determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante. Con decreto del Ministro della Giustizia di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze sono anche stabiliti i parametri per oneri e contribuzioni alle casse professionale e agli archivi precedentemente basati sulle tariffe. L’utilizzazione dei parametri nei contratti individuali tra professionisti e consumatori o microimprese da’ luogo alla nullita’ della clausola relativa alla determinazione del compenso ai sensi dell’articolo 36 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206.

3. Il compenso per le prestazioni professionali e’ pattuito al momento del conferimento dell’incarico professionale. Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessita’ dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico e deve altresi’ indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attivita’ professionale. In ogni caso la misura del compenso, previamente resa nota al cliente anche in forma scritta se da questi richiesta, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi. L’inottemperanza di quanto disposto nel presente comma costituisce illecito disciplinare del professionista.

4. Sono abrogate le disposizioni vigenti che per la determinazione del compenso del professionista, rinviano alle tariffe di cui al comma 1.

5. La durata del tirocinio previsto per l’accesso alle professioni regolamentate non potra’ essere superiore a diciotto mesi e per i primi sei mesi, potra’ essere svolto, in presenza di un’apposita convenzione quadro stipulata tra i consigli nazionali degli ordini e il ministro dell’istruzione, universita’ e ricerca, in concomitanza col corso di studio per il conseguimento della laurea di primo livello o della laurea magistrale o specialistica. Analoghe convenzioni possono essere stipulate tra i Consigli nazionali degli ordini e il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica per lo svolgimento del tirocinio presso pubbliche amministrazioni, all’esito del corso di laurea. Le disposizioni del presente comma non si applicano alle professioni sanitarie per le quali resta confermata la normativa vigente.

6. All’articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, sono apportate le seguenti modificazioni: a) alla lettera c), il secondo, terzo e quarto periodo sono soppressi; b) la lettera d) e’ soppressa.

7. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Ecco il link al Decreto pubblicato in G.U.

Decreto Liberalizzazioni pubblicato in G.U.

Avvocati e la bozza del decreto liberalizzazioni: un primo esame

Pubblichiamo di seguito la prima bozza del c.d. Decreto Liberalizzazioni. Personalmente, mi pare che la montagna abbia partorito il famoso topolino, e mi chiedo in che modo queste misure possano aiutare la crescita economica.

Per quanto riguarda gli avvocati (e i professionisti in generale), le norme interessate sono quelle indicate al capo III, precisamente agli articoli 7, 8, 9 e 10.

L’articolo 7, al comma 1, dispone l’abrogazione di” tutte le tariffe professionali, sia massime che minime, comprese quelle di cui al capo V, titolo III, legge 16 febbraio 1913, n. 89” (quelle Notarili).

Per quanto riguarda gli avvocati, la totale abolizione delle tariffe pone una serie di problemi. Mi viene in mente, ad esempio, l’impossibilità di quantificare gli onorari per un atto di precetto, oppure nel gratuito patrocinio.

Al successivo comma, viene modificato l’art. 2233 del c.c., riguardante la determinazione del compenso da parte del Giudice in caso di mancato accordo, nel senso che viene cancellato il riferimento alle tariffe e al parere dell’associazione professionale.

L’art. 8 introduce l’obbligo di concordare in forma scritta con i clienti il preventivo per la prestazione professionale. La redazione del preventivo sarà obbligo deontologico e in mancanza vi sarà illecito disciplinare. Infine, nel preventivo andrà indicata l’esistenza della copertura assicurativa per la responsabilità professionale e il relativo massimale.

Questa norma suscita parecchie perplessità: mi permetto di segnalare, al riguardo, il pensiero di un illustre Collega, Federico Bucci:

Mi premuro di segnalare così -tra l’altro- la devastante esizialità della previsione dell’obbligo, a carico del professionista, di comunicare al cliente, in vista del conferimento dell’incarico, il massimale della polizza per la responsabilità civile.

La stipula di una polizza assicurativa rappresenta, per avvocati e commercialisti, un dovere morale, assolto da ciascun professionista attraverso il contemperamento di due elementi:  l’incidenza dei premi assicurativi sul proprio fatturato e il concreto rischio implicito nell’attività svolta.  In genere, i massimali assicurati oscillano da euro 500 mila ad euro 3-4 milioni.  Un’eccezione è rappresentata dalle coperture dei grandi studi internazionali, che possono raggiungere anche livelli considerevoli, nell’ordine di 100-200 milioni di euro di massimale a “prima richiesta” e per sinistro.

Con l’introduzione dell’obbligo di comunicare il massimale al cliente, entra in gioco un elemento ulteriore:  la necessità di adeguare la copertura assicurativa al rischio specifico percepito dal cliente in ordine all’attività oggetto del mandato professionale.  In altri termini, non sarà più il professionista a valutare l’adeguatezza al rischio della propria assicurazione, bensì il suo assistito.

Lo spostamento della valutazione del rischio dal professionista, che contrae e paga la polizza, al cliente, è un fenomeno che comporterà, assai più di qualsiasi altra misura (riforma degli ordini, abolizione tariffe, possibilità di esercitare l’attività in forma societaria, etc.) una radicale trasformazione della professione in Italia.

È evidente, infatti,  che i professionisti saranno costretti ad allineare i massimali al valore degli affari che essi intendono curare.

Ad esempio:  qualora l’avvocato o il commercialista Tizio debba assistere la società Alfa nella stipula di un contratto avente ad oggetto un appalto del valore di euro 5 milioni,  dovrà saggiamente ritenere che Alfa gli conferirà mandato soltanto nel caso possa ritenere di potersi rivalere su di lui, in caso di colpevole errore professionale, per almeno 5 milioni.  È agevole, peraltro, immaginare che i professionisti che non fanno parte di grandi organizzazioni, si troveranno ad essere tagliati fuori da qualsiasi incarico che comporti la cura di interessi economico-patrimoniali superiori alla soglia media di copertura assicurativa sopra ricordata.  

Allo stesso tempo, si assisterà ad una fortissima concentrazione degli affari nei grandi studi, le cui conseguenze saranno essenzialmente tre:  1) la falcidia della maggior parte dei professionisti liberi, degni di tal nome, con impatti sociali devastanti;  2)  la creazione di una barriera all’entrata nella professione assai più difficile da superare di quella del tirocinio obbligatorio o dell’esame di stato;  3) la crescita delle tariffe libere, secondo il classico modello economico della lievitazione dei prezzi che segue sempre le grandi concentrazioni d’imprese in un determinato settore.

In buona sostanza, gli obiettivi della “liberalizzazione” verrebbero grottescamente vanificati.  Almeno, gli obiettivi dichiarati, che – come noto – sono quelli di favorire la riduzione dei costi delle prestazioni professionali per individui ed imprese.  

Verrebbero, invece, pienamente colti gli obiettivi non dichiarati che si dice siano quelli di voler distruggere il ceto dei professionisti, che è sempre di ostacolo a regimi di tipo semi-autoritario che fondano il consenso sulla capacità di manipolazione e di indirizzo degli strati sociali meno abbienti e sulla connivenza con la grande finanza e la grande impresa.

Sarebbe necessario intervenire subito, attraverso ogni possibile canale, istituzionale e/o personale, per impedire che nel decreto sulle liberalizzazioni venga inserito realmente l’obbligo di comunicazione del massimale assicurato al cliente.    

E’ imperativo, vitale che ciascuno di noi diffonda tra i Colleghi -in ogni caso- la notizia dell’incombente massacro, a mezzo della posta elettronica e dei social network.

Chi di noi ha rapporti con politici segnali l’odiosa assurdità, anche se il decreto legge sarà poi convertito dal Parlamento con l’ apposizione della fiducia.  

E’ però vitale che cerchiamo di schivare il colpo.

Federico Bucci

Bozza Decreto Liberalizzazioni