emendamento mediazione

La mediazione diventa obbligatoria senza limiti temporali!

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Un emendamento del relatore al DL 50/2017 (Manovra correttiva), su input del Ministero della Giustizia, rende permanente l’obbligo preventivo di mediazione nelle materie di cui all’art. 5, comma 1 bis del D.Lgs. 28/10.

L’emendamento cancella la fase transitoria della mediazione, rendendola stabile e definitiva, e introduce l’obbligo per il ministero della Giustizia, a partire dal prossimo anno, di riferire annualmente al Parlamento sugli effetti prodotti e sui risultati conseguiti dall’istituto deflattivo del contenzioso.

Un’ottima notizia, visti i risultati più che buoni conseguiti in questi anni di sperimentazione; superata questa fase transitoria, sicuramente la disciplina andrà a regime in modo ancora più proficuo, tanto che si auspica l’allargamento delle materie cosiddette “obbligatorie”, per esempio a tutta la contrattualistica, in cui potrebbe sicuramente avere dei risultati eccellenti.

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Emendamenti mediazione: la situazione.

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Secondo Altalex, l’emendamento presentato dal Senatore Ghigo che prevedeva di reintrodurre la condizione di procedibiltà  fino al 31 dicembre 2017 sarebbe stato dichiarato inammissibile (in realtà il termine tecnico è “improcedibile”). Sul sito del Senato, alla pagina della X Commissione, fino ad ora detta decisione non appare.

Inoltre, detta affermazione sembrerebbe riferirsi al primo emendamento Ghigo, e non alla riformulazione del suddetto, formulata dal sen. De Lillo, che prevede la condizione di procedibilità solo per tre anni insieme ad altre significative modifiche e di cui parla il Sole 24 Ore di oggi nell’articolo di cui riportiamo alcuni stralci:

Sole 24 ore 27 novembre 2012 a cura di Giovanni Negri

Oggi il voto sulla nuova proposta per non far morire l’istituto: Obbligatorietà fino al 2015 e taglio ai costi e ai tempi, incontro filtro entro 30 giorni tariffe più lievi obbligo di legale.

Tre anni di sperimentazione. Riduzione delle materie interessate, Taglio dei tempi della procedura. Abbassamento dei costi. Si muove su queste direttrici l’ultimo tentativo di salvare la conciliazione dopo la sentenza della Corte costituzionale, di cui si attendono ancora le motivazioni, che ha bocciato l’obbligatorietà sotto il profilo dell’eccesso di delega. Il tutto affidato a un emendamento al decreto sviluppo che sarà votato oggi. L’originaria proposta di correzione è stata riformulata e arricchita di nuovi contenuti e ora su alcuni punti non sembra troppo distante dalla mozione approvata sabato dal Congresso nazionale forense di Bari.

L’emendamento prevede innanzitutto un periodo ragionevole per testare la conciliazione (che resta come condizione di procedibilità): sino al 2015, prima di approdare in giudizio nelle controversie per alcune materie, dovrà essere intrapreso un tentativo di accordo tra le parti con l’ausilio di professionisti adeguatamente preparati.

Ristretto l’elenco delle materie rispetto alla versione originaria, con l’eliminazione di quelle dotate di un elevato tasso di complessità: è il caso della divisioni e successioni, dei patti di famiglia e della diffamazione a mezzo stampa). Come pure a essere accorciata, anzi dimezzata, è la durata della procedura che passerebbe da 4 a 2 mesi.

Restiamo quindi in attesa, seguono aggiornamenti.