Mediazione: per l’Ordine degli Avvocati di Milano è “sempre più strumento di solidarietà”.

Secondo l’Ordine degli Avvocati di Milano, “Il tema della mediazione obbligatoria per tutti gli adempimenti Covid-19, recentemente introdotta a seguito della conversione in legge del decreto giustizia, ha stimolato una riflessione su alcuni principi cardine alla base del nostro ordinamento giuridico, su tutti quello della solidarietà. Solo insieme privati e imprese possono comprendere che si può uscire dalla crisi.
Mai come adesso, dunque, in questa fase di emergenza sanitaria ed economica l’istituto della mediazione acquisisce rilevanza e centralità”.

Complimenti ai Colleghi milanesi per l’ottima considerazione. Di seguito, l’articolo completo:

https://www.ordineavvocatimilano.it/it/news/mediazione-sempre-piu-strumento-di-solidarieta/p100-n500

L’intervento a “La vita in diretta” del 5 maggio

Il 5 maggio scorso sono stato ospite su Rai 1, a “La vita in diretta” (intervistato da una bravissima Lorella Cuccarini) con un intervento sulla mediazione.

Di seguito il video:

La Mediazione a “La Vita in Diretta”

Domani, martedì 5 maggio, dalle 17 circa, sarò collegato via Skype con La Vita in Diretta (RAI 1) per parlare di mediazione, con la speranza e l’obiettivo di suscitare l’interesse di chi non la conosce.

Vi aspetto!

Inizia il percorso formativo continuo online in “Tecniche Avanzate di Negoziazione e Mediazione” per avvocati, professionisti e mediatori

ADR Center offre un percorso formativo continuo in Tecniche Avanzate di Negoziazione e Mediazione diviso in moduli della durata di un’ora erogati online. Ogni modulo si incentra su una tematica specifica in cui il formatore interagisce con i partecipanti tramite la piattaforma di Zoom meeting. L’obiettivo principale di questo innovativo percorso formativo online è diffondere in Italia le più avanzate tecniche di negoziazione e di mediazione tra avvocati, professionisti e mediatori per facilitare la creazione di accordi “perfetti” e risolvere controversie in via stragiudiziale. I partecipanti possono seguire online tutti o solo i moduli formativi di loro interesse.

Di seguito l’articolo intero:

Inizia il percorso formativo continuo online in “Tecniche Avanzate di Negoziazione e Mediazione” per avvocati, professionisti e mediatori

Come funzionano le mediazioni telematiche

In questo video del bravissimo Andrea Buti, mediatore di Adr Center, vediamo come possono funzionare le mediazioni telematiche in questo periodo complicato:

La mediazione, che anche a causa della chiusura dei Tribunali, attualmente è l’unico modo per tutelare i propri diritti, non si ferma!

Un Patto promosso dal mondo della Mediazione e rivolto al mondo professionale, imprenditoriale, finanziario, assicurativo e alle pubbliche amministrazioni, per la uscita dalla crisi dell’emergenza Covid-19. Firma anche tu!

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Un Patto promosso dal mondo della Mediazione e rivolto al mondo professionale, imprenditoriale, finanziario, assicurativo e alle pubbliche amministrazioni, per la uscita dalla crisi dell’emergenza Covid-19, che si fonda sui seguenti principi ispiratori:

1)                La ripresa di tutti i rapporti civili, sociali e commerciali dovrà essere improntata ad uno spirito di coesione, cooperazione e solidarietà.

2)                La risoluzione di tutte le questioni derivanti, direttamente o indirettamente, dall’emergenza Covid-19, sarà ispirata ad un approccio di carattere negoziale, cooperativo e mediativo, da perseguire nell’interesse primario delle parti coinvolte e nel rispetto dei valori umani.

3)                Le procedure di rinegoziazione dei contratti e di risoluzione di qualunque controversia dovranno essere espletate in modo da agevolare l’accessibilità da parte di tutti i soggetti coinvolti, anche attraverso strumenti telematici.

TESTO COMPLETO

Il nostro Paese sta fronteggiando una emergenza sanitaria senza precedenti nella storia repubblicana, che vede impegnati medici, infermieri, forze dell’ordine, farmacisti, volontari e molte altre categorie di soggetti, in una “guerra” che ha già comportato un altissimo sacrificio di vite umane, oltre alla necessità di rigorose misure di contenimento sociale.

Proprio le disposizioni normative di emergenza, che sono destinate ragionevolmente a protrarsi ancora nel tempo, hanno già comportato danni economici ingentissimi, in conseguenza del sostanziale blocco della maggior parte delle attività turistiche, ricettive, commerciali, produttive e professionali.

Unitamente all’emergenza sanitaria, si sta manifestando un’emergenza economica che impone già oggi delle contromisure altrettanto urgenti, che possano contribuire ad una rapida ripresa del sistema economico e sociale nazionale, già fortemente provato dalla lunga crisi degli anni appena trascorsi.

A fronte di ciò, appare necessario un “Patto per la Rinascita”, improntato ad un imprescindibile spirito di coesione e cooperazione collettiva, che necessiterà un’assunzione di responsabilità da parte di tutte le categorie professionali, finanziarie e imprenditoriali, dalla politica e dalla pubblica amministrazione.

Sul piano dei rapporti giuridici, commerciali e sociali, si manifesterà un’emergenza contenzioso, che non potrà gravare integralmente sulla giustizia ordinaria e che andrà fronteggiata con il ricorso a buone pratiche negoziali e mediative.

Dal “piccolo” mondo della mediazione, il cui valore sociale e culturale va ben oltre i confini economici, giunge pertanto una proposta di un “Patto per la Rinascita” fondato sui seguenti fondamentali principi ispiratori

1)                 La ripresa di tutti i rapporti civili, sociali e commerciali dovrà essere improntata ad uno spirito di coesione, cooperazione e solidarietà.

2)                 La risoluzione di tutte le questioni derivanti, direttamente o indirettamente, dall’emergenza Covid-19, sarà ispirata ad un approccio di carattere negoziale, cooperativo e mediativo, da perseguire nell’interesse primario delle parti coinvolte e nel rispetto dei valori umani.

3)                 Le procedure di rinegoziazione dei contratti e di risoluzione di qualunque controversia dovranno essere espletate in modo da agevolare l’accessibilità da parte di tutti i soggetti coinvolti, anche attraverso strumenti telematici.

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Al fine del perseguimento dei ridetti principi e della realizzazione del Patto, gli organismi di mediazioni, i mediatori, gli avvocati, i professionisti e le associazioni che aderiscono al presente Patto, si impegnano a quanto segue.

I.                    Gli avvocati, i professionisti e le associazioni si impegnano, in via privilegiata, a proporre la negoziazione e la mediazione per la risoluzione di tutte le questioni controverse derivanti, direttamente o indirettamente, dall’emergenza Covid-19, impegnandosi a cooperare in buona fede e lealtà per il raggiungimento di un accordo, nell’interesse primario delle parti coinvolte.

II.                 Gli organismi di mediazione, i mediatori, gli avvocati, i professionisti e le associazioni, provvederanno a garantire un servizio di informazione e di ascolto, in favore di cittadini e imprese, sulle possibilità di accesso agli strumenti negoziali, mediativi e conciliativi, per la risoluzione di tutte le questioni, direttamente o indirettamente derivanti dall’emergenza Covid-19.

III.               Gli organismi di mediazione, nell’ambito delle proprie competenze, proporranno, a condizioni agevolate, un servizio di facilitazione nella rinegoziazione di tutti i rapporti contrattuali che si renderà necessaria a seguito dell’emergenza Covid-19, anche nelle forme della mediazione civile e commerciale di cui al D.Lgs. 28/2010.

IV.              Gli organismi di mediazione, proporranno, per la durata di un anno, a condizioni agevolate, i propri servizi di mediazione per tutte le controversie non rientranti tra quelle obbligatorie ai sensi del D.Lgs. 28/2010.

V.                Gli avvocati, i professionisti, gli ordini, le imprese, le associazioni e le pubbliche amministrazioni che aderiscono al presente Patto si impegnano a promuovere i principi ispiratori del Patto presso tutti i contesti potenzialmente interessati, oltre che presso i contesti istituzionali e finanziari, con un ampio coinvolgimento del mondo professionale nell’attività di sensibilizzazione dell’utenza, anche attraverso protocolli di autoregolamentazione ed implementazione di buone prassi conciliative.

VI.              Gli organismi di mediazione si impegnano a concordare le agevolazioni minime di cui ai punti precedenti, al fine di renderle note all’utenza, garantendo la massima trasparenza nell’applicazione delle medesime agevolazioni, oltre a condizioni di qualità nell’erogazione del servizio.

VII.           Tutti i soggetti aderenti al presente Patto procederanno a sollecitare le autorità governative, al fine di promuovere incentivi di natura normativa, fiscale ed economica, oltre a specifiche forme di finanziamento, affinché le attività sopra evidenziate possano essere offerte a condizioni ulteriormente agevolate, garantendo che l’espletamento del servizio di mediazione ed il patrocinio legale siano entrambi coperti dallo Stato per i soggetti non abbienti. Al fine di cui al presente punto, si riconosce e si supporta il Manifesto della Giustizia Complementare alla Giurisdizione, come redatto e diffuso dagli Esperti membri del Tavolo Ministeriale sulle Procedure stragiudiziali in ambito civile e commerciale.

Il presente Patto è aperto all’adesione di qualsiasi soggetto, pubblico o privato, che ne voglia condividere le finalità, anche attraverso specifiche declinazioni che potranno essere aggiunte per le attività svolte da altri soggetti interessati, quali imprese, banche, assicurazioni, pubbliche amministrazioni, associazioni di categoria, associazioni di consumatori, associazioni o ordini professionali, previa approvazione di tali declinazioni da parte dei promotori del presente Patto, che si riservano di valutare ogni modifica al medesimo, oltre alla concessione e revoca dell’utilizzo del logo “CovidExit”.

Promosso ed emanato in data 3 aprile 2020.

Il link per aderire: https://www.change.org/p/mondo-professionale-e-imprenditoriale-patto-per-la-rinascita-tra-avvocati-professionisti-imprese-e-pubbliche-amministrazioni?recruiter=986765283&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=psf_combo_share_initial&utm_term=petition_show&recruited_by_id=05f1eda0-ae18-11e9-9f92-2dbcc809431a&utm_content=fht-21361771-it-it%3Av1

Il decalogo del cliente dell’avvocato versione 2.0

Ho inaugurato questo blog nel lontano 2010. Ho cercato, compatibilmente con il poco tempo a disposizione, di aggiornarlo con un certa frequenza, anche se non è sempre stato possibile. Sono comunque orgoglioso dei miei 735.697 contatti ad oggi, nonché dei miei 2.012 follower (poverini, costretti a leggere ogni mia sciocchezza da quasi dieci anni).

Il 28 settembre 2011, ormai quasi nove anni fa, dopo una lunga chiaccherata con un amico e collega sull’argomento, ho pubblicato di getto un semiserio “Decalogo del cliente dell’avvocato” (https://ltantalo.com/2011/09/28/avvocati-il-decalogo-del-cliente/) che in questi anni ha avuto decine di migliaia di visualizzazioni e tantissime appropriazioni da parte di Colleghi che, spesso, non citano nemmeno la fonte.

In questi giorni di clausura, ho pensato che fosse arrivato il momento di aggiornarlo e quindi (purtroppo per voi), eccolo qui:

IL DECALOGO DEL CLIENTE DELL’AVVOCATO

1. Al tuo Avvocato, che è l’unico che ti crede sempre oltre a tua mamma (Oddio, questa non sempre), devi dire sempre la verità e non la versione dei fatti di tuo gradimento, in cui però mancano degli elementi essenziali. Omettere qualcosa di importante, che prima o poi comunque viene rivelato dalla controparte e dai documenti, mette in difficoltà il tuo legale ma soprattutto mette in difficoltà la parte, perché non consente al suo legale di essere sufficientemente pronto a replicare: un suicidio, in pratica;

2. Come dice un mio illustrissimo Collega di Vignola, lo stimatissimo Tiziano Solignani, del quale consiglio caldamente la lettura del suo interessantissimo blog (https://blog.solignani.it/)  “Se vuoi un servizio come dici tu, paghi come dico io; se paghi come dici tu, avrai un servizio come dico io”.

3. La moda di cercare articoli e  sentenze su Internet è una tragedia e dovrebbe essere vietata e sanzionata per legge. E’ altamente sconsigliabile, e peraltro dannoso, cercare su Internet delle sentenze o dei pareri che si ritengono perfetti per il proprio caso e poi dare la propria soluzione all’avvocato. E’ come se si andasse dal medico a fare la diagnosi dopo aver cercato sulla rete: offensivo, inutile e spesso dannoso. Ancora peggio, forse, dire all’avvocato: “me l’ha detto il cugino del mio amico”…che però di professione è macellaio o idraulico o altra professione del tutto rispettabile, ma sicuramente senza le adeguate competenze sul tema. Anche perchè le sentenze che si trovano sul web, spesso sono “taroccate” a piacimento e ad uso e consumo di chi le pubblica. Come non ci si deve fidare di siti web, oggi molto di moda, che pubblicano titoli ad effetto con l’apparente intento di far diventare tutti avvocati, mentre a guardar bene cercano clienti. ”Sono andato su google e ho letto che ho ragione“, ho sentito anche questo, purtroppo. Ultimamente ho letto questo: “Non confondere la tua ricerca su Google con la mia laurea in…” e aggiungerei “e con i successivi continui studi”. Già, perché non solo l’avvocato è laureato in giurisprudenza e ha svolto la pratica, ma deve giustamente formarsi e continuare a studiare per obbligo formativo ma soprattutto per dovere morale, ogni singolo giorno, per garantire la migliore assistenza possibile.

4. Quando si va dall’avvocato si deve avere rispetto della sua figura, come lui avrà rispetto per la tua e per il tuo problema, ed essere consapevoli che questo si paga (e subito) come qualunque altro servizio e senza contrattazioni umilianti. Il “grazie” è sempre gradito, ma non basta affatto. Non si comprende perché idraulici e co. vengano sempre pagati senza battere ciglio e gli avvocati no, pur avendoci messo tutto l’impegno e il lavoro possibile. Consiglio la lettura del capolavoro del mio amico e collega, Giuseppe Caravita, “Avvocà, per ora grazie”, Primiceri Editore (http://www.primicerieditore.it/prodotto/avvoca-per-ora-grazie-piccole-storie-di-un-gran-bel-mestiere-g-caravita-di-toritto/) Dall’altra parte, è diritto dell’assistito chiedere un preventivo scritto, che a meno di eventi straordinari, andrà rispettato dall’avvocato. Naturalmente, una volta accettato il preventivo, non vi sarà motivo valido per rifiutare l’adempimento.

5. Va anche ribadito che l’avvocato non è il tuo psicologo o il tuo parroco; inoltre, se non è a studio non è detto che si sia fatto negare o che voglia nasconderti qualcosa; peraltro, se qualcuno ha avuto un’esperienza negativa, non deve fare l’errore di generalizzare: anche a me è capitato un medico incompetente, un idraulico che mi stava allagando casa e un falegname che mi stava montando un mobile al contrario, ma non per questo colpevolizzo l’intera categoria, anzi. Va anche diffidato fortemente di quegli avvocati che parlano male di chi li ha preceduti e dicono che loro avrebbero fatto molto meglio, inducendo magari l’assistito a presentare infondate cause per responsabilità professionale, dall’esito scontato (rigetto), utili solo a far guadagnare loro.

6. Se la prossima udienza è tra sei mesi, non ha molto senso chiamare ogni giorno per sapere se ci sono novità. Se ci sono novità, queste vengono sempre comunicate, nessuno vuol nascondervi nulla, non vi è motivo;

7. Ricordati che, anche se la tua pratica è importante – come tutte le altre – non sei l’unico cliente dello studio;

8. Essere in possesso del numero di cellulare del tuo avvocato non significa affatto essere autorizzato a chiamarlo la domenica mattina alle 8…per sapere se ci sono novità, e offendersi se non si riceve risposta e nemmeno a scrivergli su Whatsapp a qualsiasi ora pretendendo risposta immediata (vedi punto precedente);

9. Se il tuo avvocato ti suggerisce di fare una conciliazione, non devi pensare che si sia messo d’accordo con il collega di controparte contro i tuoi interessi. Spesso una transazione (ancora meglio, una Mediazione presso un buon Organismo) è una soluzione molto ma molto migliore per gli interessi del cliente rispetto ad una causa lunga e costosa e dagli esiti sempre incerti, soprattutto nella situazione in cui purtroppo si trova la Giustizia italiana. Peraltro, un buon accordo in mediazione, che consiglio sempre di tentare, consente spesso di “allargare la torta” e di conservare il rapporto professionale, contrattuale e personale tra le parti. In giudizio, vi è sempre un parte che vince e una che perde, ma spesso anche quella che vince non riesce ad avere un risultato pratico.

10. Fondamentale: in un Tribunale italiano (e quindi in una sentenza) può accadere tutto e il contrario di tutto. Ho perso cause che ritenevo di aver vinto e viceversa; ho visto giudici nella stessa stanza o in due stanze vicine, avere un’opinione diametralmente opposta sulla stessa questione. Ho sentito Giudici di Pace dire “qui la Cassazione sono io”. Tenetelo sempre bene in mente.

N.B. IL PRESENTE DECALOGO E’ DI ESCLUSIVA PROPRIETA’ DELL’AUTORE, AVV. LUCA TANTALO. CIO’ NONOSTANTE, PUO’ ESSERE UTILIZZATO LIBERAMENTE A CONDIZIONE TASSATIVA CHE SIA INDICATO CHIARAMENTE L’AUTORE E CHE NON SIA MODIFICATO, NEMMENO PARZIALMENTE.

Al via i lavori del Tavolo Tecnico sulle procedure stragiudiziali in ambito civile e commerciale (da www.mondoadr.it)

Ieri sono iniziati i lavori del tavolo tecnico sulla riforma delle ADR. Ci auguriamo che i risultati dei lavori vengano presi in seria considerazione dal Ministro.

Qui i dettagli:

Al via i lavori del Tavolo Tecnico sulle procedure stragiudiziali in ambito civile e commerciale

Comunicato del Comitato Esecutivo UNAM sulla proposta di riforma del processo civile

Il Comitato Esecutivo dell’Associazione U.N.A.M. – Unione Nazionale Avvocati per la
Mediazione, Associazione Specialistica Maggiormente Rappresentativa, ha rilasciato un interessante comunicato sul disegno di legge di riforma del processo civile, che chiunque mastichi un minimo di diritto, spera che non venga mai approvato definitivamente.

L’ambito della mediazione andrebbe ampliato, non ridotto

Pubblichiamo, per gentile concessione dell’autore, l’articolo del dott. Leonardo D’Urso, già pubblicato su http://www.mondoadr.it/

La riforma del processo civile proposta dal Ministro Alfonso Bonafede contiene una drastica riduzione delle materie in cui è prevista la partecipazione ad un primo incontro di mediazione come condizione di procedibilità pari a 55.000 procedure in meno che rappresentano circa il 40% delle istanze di mediazione. Per circa 39.000 procedure, la motivazione adottata è la scarsa adesione di banche, assicurazioni e ospedali alle procedure di mediazioni. Al contempo, circa 16.000 procedure che registrano il più alto tasso adesione e successo sullo scioglimento delle comunioni, rientranti nell’ambito delle divisioni e successioni, sarebbero sorprendentemente eliminate e affidate a notai e avvocati iscritti al registro dei delegati alle vendite con una procedura che non ha nulla a che vedere con la mediazione. Di contro, il Ministro Bonafede propone un’estensione del primo incontro in materia di contratto di mandato e di rapporti di mediazione che nel 2018 hanno registrato rispettivamente nei tribunali 1.067 nuove procedure e 1.131.

Un’attenta lettura delle statistiche degli ultimi sei anni, insieme all’esperienza quotidiana dei 24.014 mediatori, dei 594 organismi di mediazione (Ordini forensi e Camere di Commercio in primis) con migliaia di sedi operative accreditate dal Ministero della Giustizia e con oltre 2.000 dipendenti che svolgono un importante funzione di segretaria, suggerirebbe esattamente il contrario.

Solo il primo incontro è obbligatorio. La prosecuzione è sempre volontaria

Occorre innanzitutto fare una premessa importante che ancora sfugge a molti anche del settore. Da sei anni l’Italia sperimenta come condizione di procedibilità, in un circoscritto ambito del contenzioso civile, la partecipazione obbligatoria ad un primo incontro di mediazione in cui le parti assistite dai loro avvocati possono scegliere volontariamente di iniziare un percorso di mediazione ovvero di ricorrere immediatamente in tribunale. Questo incontro iniziale deve svolgersi entro 30 giorni dal deposito dell’istanza e nella maggioranza dei casi ad un costo fisso di 40 euro. Questa procedura, considerata una best practice a livello internazionale, non può certo essere definita superficialmente come “mediazione obbligatoria”. Gli organismi di mediazione svolgono questo primo incontro chiaramente al di sotto dei costi vivi e i mediatori, nella stragrande maggioranza avvocati, offrono gratuitamente la loro prestazione professionale. Inoltre, se le parti hanno diritto al gratuito patrocinio, il mediatore e gli organismi devono svolgere l’intera procedura di mediazione gratuitamente senza alcun rimborso da parte dello Stato. Forse, questa è l’unica legge italiana che obbliga professionisti e imprese a lavorare gratuitamente.

Dal 2013 il contenzioso in tribunale è diminuito del 40% nelle materie con il primo incontro obbligatorio (con esclusione delle bancarie)

Fatta questa doverosa premessa, su 516.365 procedure di contenzioso civile e commerciale vertenti su diritti disponibili (escludendo quindi la volontaria giurisdizione, esecuzioni, lavoro, famiglia, fallimenti, etc…) presso gli uffici dei giudici di pace e tribunali, solo in circa il 13% di queste procedure è previsto la partecipazione al primo incontro di mediazione. Ebbene, in queste materie indicate nel comma 1bis dell’art. 5 del Dlgs. 28/2010, le sopravvenienze nei tribunali sono diminuite del 40% (da 88.594 procedure nel 2013 a 52.750 nel 2018 con l’esclusione delle materie bancarie di cui diremo in seguito) contro una diminuzione media del contenzioso nello stesso periodo di circa il 25%. Non c’è dubbio che la partecipazione al primo incontro di mediazione ha avuto quindi un effetto deflattivo notevolmente superiore alla media.

Numero di accordi di mediazione crescenti, anche con istanze di mediazione in leggera diminuzione

Altro dato significativo poco considerato è l’andamento del numero degli accordi di mediazione crollati nel periodo 2012/2013 post-sentenza della Cassazione e repentinamente aumentati nel 2014, a seguito dell’introduzione del primo incontro, fino a sfiorare i 20.000 accordi l’anno scorso nonostante il numero di istanze di mediazione in leggera diminuzione. A questi occorre aggiungere circa un altro 15/20 per cento di accordi trovati al di fuori della procedura di mediazione in procedure apparentemente negative.

Fonte: Elaborazione dati del Ministero della Giustizia (numero di definizioni moltiplicato per le percentuali di comparsi e per le percentuali di accordi)

Di fronte all’evidenza di questi dati, la scelta più razionale sarebbe quella di compiere un passo ulteriore. Estendere la partecipazione al primo incontro di mediazione ad altre materie che si prestano in particolar modo alla mediazione come il contenzioso contrattuale (pari a 91.857 casi nel 2018), alla responsabilità extra contrattuale (38.768 casi) e alle poche migliaia di competenza del tribunale delle imprese.

Come risolvere il problema delle mediazioni bancarie

Il Ministro Bonafede ha ragione nell’affermare che la mediazione nel contenzioso bancario, assicurativo e nella responsabilità medica non ha dato buoni risultati rispetto alle altre materie. Il motivo è nella generale indisponibilità di banche, assicurazioni e strutture sanitarie ad aderire al primo incontro e spesso nel proseguire nella procedura. La soluzione quindi non è di eliminare queste materie sottraendo la possibilità ai cittadini e imprese di incontrare entro 30 giorni rappresentanti di banche, degli ospedali e delle loro assicurazioni. Al contrario, occorrerebbe vincolare le grandi aziende (come appunto banche e assicurazioni) che offrono prodotti e servizi ai consumatori ad aderire alle procedure di mediazione e ADR previste dalle varie normative tramite la presenza di un funzionario a conoscenza del caso e con pieni poteri di transigere. L’esperienza di successo della mediazione obbligatoria dei Corecom nel contenzioso in materia di telefonia costituisce un modello da replicare in altri settori del consumo. Al contempo, sia nel contenzioso bancario che in quelle sanitario occorrerebbe introdurre la possibilità di utilizzare le perizie tecniche prodotte durante la procedura di mediazione anche nel successivo possibile giudizio.

Richiesta di un tavolo permanente con gli operatori delle ADR

Per tutte queste ragioni, ci si augura che il Ministro della giustizia possa indire urgentemente un tavolo tecnico permanente con gli operatori della mediazione per affrontare i problemi e monitorare i risultati e conseguentemente, ai sensi della normativa vigente e non attuata, riferire al più presto alle Camere sugli effetti prodotti e sui risultati conseguiti dal primo incontro di mediazione.