L’avvocato che sa negoziare lavora meglio: in studio, in mediazione e nella vita

Conoscere le tecniche di negoziazione non significa diventare meno giuristi. Significa diventare professionisti più completi

Per molto tempo la formazione dell’avvocato è stata costruita quasi esclusivamente intorno al diritto: norme, codici, giurisprudenza, atti, udienze, termini, eccezioni, impugnazioni. Tutto necessario, naturalmente. Un avvocato che non conosce il diritto non può fare bene il proprio lavoro. Ma oggi questo non basta più.

La vita professionale dell’avvocato non si svolge solo nelle aule di giustizia. Si svolge nello studio, con i clienti, nelle trattative con i colleghi, nei rapporti con le controparti, nelle mediazioni, nelle negoziazioni assistite, nelle riunioni, nelle telefonate difficili, nelle transazioni da costruire, nei conflitti da gestire prima che diventino cause lunghe, costose e spesso imprevedibili.

E in tutti questi momenti una competenza diventa decisiva: saper negoziare.

Non parlo della negoziazione intesa come furbizia, pressione o capacità di “strappare” qualcosa all’altro. Quella è una visione povera e spesso controproducente. Parlo della negoziazione come metodo professionale: saper preparare una trattativa, capire gli interessi reali delle parti, gestire le emozioni, formulare domande efficaci, costruire opzioni, valutare alternative, riconoscere il momento giusto per insistere e quello giusto per cambiare strada.

Un avvocato che conosce le migliori tecniche di negoziazione non è meno combattivo. È più lucido.

La causa è solo una delle strade possibili

Molti clienti arrivano dall’avvocato convinti di voler “fare causa”. Spesso hanno già deciso che l’unica soluzione sia andare davanti a un giudice. Ma l’avvocato ha un compito più ampio: deve aiutare il cliente a capire quale sia davvero la strada più utile.

A volte la causa è necessaria. Ci sono situazioni in cui non esiste spazio per un accordo serio, oppure in cui la controparte usa la trattativa solo per prendere tempo, oppure ancora in cui occorre ottenere un provvedimento giudiziale. Ma molte altre volte il conflitto può essere gestito in modo diverso.

Il punto è che il cliente non ha bisogno solo di sapere se “ha ragione”. Ha bisogno di sapere quanto tempo servirà, quanto costerà, quali rischi corre, quali prove ha, quali alternative esistono, quale risultato può ottenere davvero e quale accordo potrebbe essere più conveniente rispetto a una sentenza tra anni.

La negoziazione serve proprio a questo: trasformare il conflitto da scontro istintivo a scelta consapevole.

Il primo vantaggio: capire meglio il cliente

Una buona negoziazione comincia prima ancora di incontrare la controparte. Comincia con il cliente.

Spesso il cliente arriva con una richiesta apparente: “voglio essere risarcito”, “voglio mandarlo via”, “non voglio pagare”, “voglio impugnare”, “voglio chiudere ogni rapporto”. Dietro quella richiesta, però, possono esserci interessi più profondi: bisogno di sicurezza, paura di perdere denaro, desiderio di essere riconosciuto, stanchezza, rabbia, esigenza di tempi certi, necessità di non esporsi troppo, volontà di salvare un rapporto familiare o commerciale.

L’avvocato che sa negoziare fa domande migliori. Non si ferma alla prima risposta. Cerca di capire cosa conta davvero per il cliente. E questo è fondamentale, perché non sempre la soluzione giuridicamente più aggressiva è quella più utile.

Un accordo ben costruito può dare al cliente qualcosa che la sentenza non può dare: tempi certi, riservatezza, modalità di pagamento sostenibili, impegni reciproci, soluzioni creative, conservazione di un rapporto, fine immediata del problema.

Il secondo vantaggio: trattare meglio con i colleghi

La professione forense è fatta anche di rapporti tra avvocati. E questi rapporti possono rendere una controversia più semplice o molto più difficile.

Saper negoziare significa anche saper parlare con il collega della controparte senza trasformare ogni scambio in una prova di forza. Significa saper essere fermi senza essere inutilmente aggressivi. Significa distinguere la tutela del cliente dal bisogno personale di vincere una discussione. Significa scrivere una proposta transattiva chiara, credibile, sostenibile. Significa evitare toni che chiudono la porta prima ancora di iniziare.

Un avvocato negoziatore non è un avvocato “morbido”. È un avvocato che sa usare bene la fermezza. Perché una posizione forte non ha bisogno di essere urlata. Ha bisogno di essere preparata, argomentata e collocata dentro una strategia.

Il terzo vantaggio: usare meglio la mediazione

La mediazione è uno dei luoghi in cui la capacità negoziale dell’avvocato emerge con maggiore evidenza.

Troppo spesso la mediazione viene affrontata come un adempimento: si partecipa perché è obbligatoria, si dichiara che non ci sono margini, si verbalizza il mancato accordo e si va avanti. Così facendo, però, si perde un’occasione.

La mediazione, se preparata bene, può diventare un momento molto utile. L’avvocato può arrivare con una valutazione realistica della causa, con una proposta costruita, con margini di trattativa già discussi con il cliente, con documenti selezionati, con una strategia comunicativa. Può usare gli incontri separati per far emergere informazioni, testare la disponibilità della controparte, comprendere quali siano gli ostacoli veri e quali siano soltanto posizioni iniziali.

In mediazione non basta conoscere la norma. Bisogna sapere quando parlare, quando tacere, quando lasciare spazio al cliente, quando proteggerlo da una reazione emotiva, quando chiedere un rinvio, quando formulare una proposta e quando aspettare che sia l’altra parte a muoversi.

L’avvocato che sa negoziare non subisce la mediazione. La usa.

Il quarto vantaggio: rendere più efficace la negoziazione assistita

Lo stesso vale per la negoziazione assistita. Anche qui, il rischio è trattarla come un passaggio formale: invito, adesione o mancata adesione, qualche scambio di lettere, poi causa.

Ma la negoziazione assistita può essere molto di più. È uno spazio in cui gli avvocati possono costruire un percorso ordinato di confronto, fissare tempi, scambiare documenti, delimitare i punti controversi, verificare se esistano margini di accordo.

Per farla funzionare, però, servono competenze negoziali. Bisogna saper impostare l’invito, evitare formule generiche, individuare l’oggetto reale del conflitto, proporre un metodo di lavoro, non soltanto una pretesa. Anche qui, la differenza la fa la preparazione.

Un avvocato formato alla negoziazione sa che una trattativa non si improvvisa. Si progetta.

Il quinto vantaggio: gestire meglio le emozioni

Ogni controversia contiene una componente emotiva. Anche quelle apparentemente più tecniche.

Una lite condominiale può essere carica di rabbia. Una successione può contenere anni di rapporti familiari irrisolti. Una separazione può far emergere paura, frustrazione e desiderio di rivalsa. Una controversia commerciale può essere vissuta come un tradimento. Una causa di lavoro può toccare dignità, identità, futuro.

L’avvocato non è uno psicologo, ma non può ignorare tutto questo. Se non gestisce la dimensione emotiva del conflitto, rischia di esserne travolto.

Le tecniche di negoziazione aiutano anche qui: ascolto attivo, riformulazione, domande aperte, riconoscimento delle emozioni senza subirle, distinzione tra persona e problema, capacità di riportare la discussione su interessi, opzioni e conseguenze.

Sono strumenti professionali. Non “soft skills” decorative.

Il sesto vantaggio: negoziare meglio anche nella vita quotidiana

C’è poi un aspetto che spesso viene sottovalutato: le tecniche di negoziazione non servono solo nello studio legale.

Servono nella vita. Nei rapporti personali, familiari, professionali, organizzativi. Servono quando si deve gestire un collaboratore, parlare con un cliente difficile, discutere un compenso, organizzare il lavoro, affrontare un dissenso, dire un no senza rompere un rapporto, chiedere qualcosa senza creare resistenza.

L’avvocato vive continuamente dentro situazioni negoziali. Anche quando non se ne accorge.

Ogni volta che cerca di convincere, ascoltare, ottenere, rinviare, chiudere, chiarire, proporre, rifiutare o ridefinire un rapporto, sta negoziando.

Conoscere il metodo permette di farlo meglio.

Non basta avere ragione

Una delle illusioni più pericolose per un avvocato è pensare che avere ragione basti.

Avere ragione è importante. Ma bisogna saperla dimostrare, comunicare, valorizzare, collocare nella strategia giusta. Bisogna capire se quella ragione porterà davvero al risultato che il cliente desidera. Bisogna considerare tempi, costi, rischi, solvibilità della controparte, prova, orientamenti del giudice, possibilità di esecuzione.

La negoziazione non sostituisce il diritto. Lo rende più utile.

Un buon negoziatore non ignora le norme. Al contrario, le conosce bene e le usa per costruire scenari realistici. Sa spiegare al cliente non solo che cosa può chiedere, ma anche che cosa può ottenere, quanto gli costerà e quali alternative ha.

Le università stanno arrivando tardi

Solo negli ultimi anni, e non dappertutto, le università e i percorsi di formazione giuridica hanno iniziato a dare spazio alle tecniche di negoziazione, alla mediazione, alla comunicazione e alla gestione del conflitto. Per molto tempo si è pensato che l’avvocato dovesse formarsi quasi esclusivamente sul diritto sostanziale e processuale.

Ma la professione reale è sempre stata più ampia.

L’avvocato non scrive soltanto atti. Non discute soltanto cause. Non interpreta soltanto norme. L’avvocato consiglia, orienta, negozia, gestisce aspettative, accompagna decisioni difficili, costruisce soluzioni.

Per questo la negoziazione dovrebbe far parte della formazione essenziale di ogni avvocato, non come materia accessoria, ma come competenza centrale.

Conclusione

Conoscere le tecniche di negoziazione non significa trasformare l’avvocato in un mediatore permanente o in un professionista sempre disposto al compromesso.

Significa dargli più strumenti.

Ci sono momenti in cui bisogna trattare. Momenti in cui bisogna mediare. Momenti in cui bisogna resistere. Momenti in cui bisogna fare causa. Il punto è sapere distinguere.

Un avvocato che sa negoziare è più utile al cliente, più efficace in mediazione, più preparato nella negoziazione assistita, più lucido nelle trattative e più consapevole anche nella propria vita professionale e personale.

Perché il conflitto non si governa solo con le norme.

Si governa con metodo, ascolto, strategia e capacità di costruire soluzioni.

Per informazioni e consulenze, info@studiotantalofornari.it e 0632609190 (anche Whatsapp)

ADR Center: la mediazione fatta da chi ci crede davvero

Storia, persone, strumenti online e formazione internazionale: perché ADR Center è molto più di un organismo di mediazione

Quando si parla di mediazione, spesso si pensa solo a un passaggio obbligatorio prima della causa.

Un modulo da depositare, un primo incontro da fare, un verbale da ottenere, un adempimento da rispettare.

In realtà, la mediazione è molto di più. È un modo diverso di affrontare i conflitti. Più rapido, più concreto, più umano e spesso anche più efficace rispetto alla strada giudiziaria tradizionale.

Ed è proprio da questa idea che nasce e si sviluppa l’esperienza di ADR Center, uno degli organismi di mediazione più conosciuti e strutturati in Italia, iscritto al n. 1 del Registro degli Organismi di mediazione del Ministero della Giustizia. (ADR Center)

Perché ADR Center è diverso

ADR Center non è soltanto un luogo in cui si depositano domande di mediazione.

È una struttura costruita intorno a una missione precisa: aiutare persone, imprese, professionisti e amministrazioni a risolvere le controversie nel modo più utile possibile (ed è anche la mia seconda famiglia, ma questo è un altro discorso). E’ un luogo pieno di passione, quella che abbiamo tutti noi per la mediazione e che ci consente di aiutare gli altri.

Questo significa una cosa semplice: non limitarsi a “gestire una pratica”, ma creare le condizioni perché le parti possano davvero parlarsi, riaprire la comunicazione, comprendere i rispettivi interessi e valutare soluzioni concrete.

La mediazione, quando è fatta bene, non è una rinuncia ai propri diritti. È spesso il modo più intelligente per tutelarli.

Perché una sentenza può arrivare dopo anni e spesso, non avere grande utilità.

Un accordo, se costruito bene, può risolvere oggi un problema reale.

Una storia fatta di mediazione vera

ADR Center ha contribuito in modo importante alla diffusione della cultura della mediazione in Italia, in un settore che per molto tempo è stato guardato con diffidenza.

All’inizio la mediazione era spesso percepita come un passaggio marginale, quasi burocratico. Oggi, invece, è sempre più chiaro che può diventare uno strumento decisivo per ridurre tempi, costi e incertezza del contenzioso.

Il merito non è solo delle norme che hanno reso obbligatorio il tentativo di mediazione in molte materie. Il merito è anche di chi, negli anni, ha investito in metodo, formazione, qualità dei mediatori, organizzazione delle sedi e servizi per parti e avvocati.

ADR Center si colloca esattamente in questo percorso: portare la mediazione fuori dalla teoria e dentro la pratica quotidiana delle controversie.

Le persone: il vero valore della mediazione

La qualità di un organismo di mediazione dipende soprattutto dalle persone.

Dipende dai mediatori, dai case manager, dai formatori, da chi accoglie le parti, da chi segue il deposito della domanda, da chi organizza gli incontri, da chi accompagna avvocati e clienti in un procedimento che deve essere serio, ordinato e comprensibile.

Sul sito di ADR Center è possibile conoscere i professionisti che fanno parte dell’organizzazione, con competenze diverse e percorsi differenti: avvocati, commercialisti, esperti di diritto civile, societario, familiare, immobiliare, commerciale, professionisti abituati a gestire conflitti complessi e trattative difficili. (ADR Center)

La mediazione non è fatta solo di norme, anzi. È fatta di esperienza, ascolto, tecnica e capacità di guidare le parti verso un confronto utile.

Il mio ruolo in ADR Center

Il mio rapporto con ADR Center nasce da una convinzione profonda: molte controversie possono essere risolte meglio se vengono affrontate nel posto giusto, con il metodo giusto e con professionisti preparati.

Sono avvocato cassazionista, mi occupo da molti anni di diritto civile, diritto tributario e ADR, e svolgo attività di mediatore e formatore in materia di mediazione, negoziazione e arbitrato presso ADR Center. Nel mio percorso ho gestito migliaia di procedure, in materie come successioni, scioglimento di comunioni, locazioni, contratti, condominio, diritti reali e molte altre. (ADR Center Academy)

Questa esperienza mi ha insegnato una cosa: spesso il problema giuridico è solo una parte del conflitto.

Dietro una causa di condominio ci sono rapporti personali deteriorati.
Dietro una successione ci sono storie familiari difficili.
Dietro una locazione ci sono esigenze economiche, tempi, paure, aspettative.
Dietro un contratto non rispettato ci sono imprese che devono continuare a lavorare.

La mediazione serve proprio a questo: non cancellare il diritto, ma usarlo insieme alla realtà.

Un sito pensato per essere utile, non solo informativo

Uno degli aspetti più importanti di ADR Center è la possibilità di usare il sito in modo pratico.

Dal portale si possono trovare informazioni sulla mediazione, sulle sedi, sui regolamenti, sulle indennità, sulla modulistica, sulle clausole ADR, sulle sanzioni per la mancata partecipazione e sul credito d’imposta.

Particolarmente utile è il calcolatore online delle spese di mediazione, che consente di stimare in pochi secondi le spese di avvio, il costo del primo incontro e le eventuali spese successive, sulla base delle tabelle ministeriali aggiornate. (ADR Center)

È uno strumento semplice, ma molto importante.

Perché uno dei problemi più frequenti, quando si parla di mediazione, è proprio capire quanto costa.

Il calcolatore aiuta parti e avvocati a orientarsi prima di depositare una domanda o aderire a una procedura. E la trasparenza sui costi è essenziale per rendere la mediazione più accessibile e meno percepita come un adempimento incerto.

MondoADR: informazione, cultura e aggiornamento

Accanto all’attività di mediazione, c’è anche un lavoro culturale fondamentale.

MondoADR è uno dei punti di riferimento per chi vuole seguire l’evoluzione della mediazione, della conciliazione, della negoziazione e, più in generale, della risoluzione alternativa delle controversie. Il portale pubblica articoli, notizie, giurisprudenza, normativa, formazione e aggiornamenti sul mondo ADR. (Mondo ADR)

Questo aspetto è molto importante.

Perché la mediazione non cresce solo nei verbali firmati. Cresce anche nella consapevolezza degli avvocati, dei giudici, dei professionisti, delle imprese e dei cittadini.

Sapere come si orienta la giurisprudenza, quali sono le novità normative, quali strumenti funzionano meglio e quali errori evitare è parte integrante di una cultura della mediazione seria.

La formazione: non solo in Italia

ADR Center non è soltanto mediazione civile e commerciale in Italia.

Attraverso ADR Center Academy e l’ecosistema ADR Center, la formazione in negoziazione, gestione dei conflitti e mediazione è rivolta a professionisti, aziende, università e istituzioni anche in ambito internazionale. L’Academy presenta programmi e formatori con esperienza in contesti italiani e stranieri, e lo stesso ecosistema ADR Center include anche servizi e piattaforme pensati per controversie e percorsi formativi oltre i confini nazionali. (ADR Center Academy)

La formazione è decisiva perché la mediazione non si improvvisa.

Un buon mediatore deve conoscere le tecniche di negoziazione, la gestione delle emozioni, la comunicazione, il diritto, la procedura, le dinamiche del conflitto e il modo in cui le parti prendono decisioni.

Ma anche gli avvocati hanno bisogno di formazione.

Partecipare bene a una mediazione non significa fare la stessa cosa che si farebbe in udienza. Significa preparare la strategia, comprendere gli interessi della controparte, valutare il rischio della causa, costruire alternative, lavorare sulle opzioni negoziali e saper presentare al cliente un accordo possibile.

È un cambio di mentalità. Ed è anche una competenza professionale sempre più necessaria.

Perché scegliere la mediazione

La mediazione non è adatta a tutto. Non ogni controversia può o deve chiudersi con un accordo.

Ma in moltissimi casi può fare la differenza.

Può ridurre i tempi.
Può contenere i costi.
Può evitare anni di giudizio.
Può preservare rapporti familiari, commerciali o professionali.
Può consentire soluzioni che un giudice non potrebbe mai imporre.
Può trasformare una lite distruttiva in una decisione razionale.

La causa decide chi ha ragione secondo diritto.

La mediazione, quando funziona, prova a capire quale soluzione sia utile per tutti, senza cancellare le ragioni di ciascuno.

Un modo diverso di guardare al conflitto

La missione di ADR Center, almeno per come la vivo quotidianamente, è questa: aiutare le parti a non restare prigioniere del conflitto.

Non si tratta di “fare pace” a tutti i costi.
Non si tratta di convincere qualcuno ad accettare una soluzione svantaggiosa.
Non si tratta di sostituire la giustizia.

Si tratta di offrire alle persone uno spazio serio, protetto e professionale in cui provare a risolvere.

A volte l’accordo arriva.
A volte non arriva.
Ma anche quando non arriva, una mediazione ben condotta può chiarire i punti reali della lite, ridurre le distanze, far emergere informazioni, preparare meglio le parti alle decisioni successive.

Conclusione

ADR Center rappresenta, per me, uno dei luoghi in cui la mediazione viene presa sul serio.

Non come formalità.
Non come ostacolo prima della causa.
Non come adempimento imposto dalla legge.

Ma come strumento moderno, concreto e professionale per affrontare le controversie.

La sua storia, le persone che ne fanno parte, gli strumenti online, il lavoro di informazione di MondoADR e l’impegno nella formazione nazionale e internazionale raccontano una visione chiara: il conflitto può essere gestito meglio.

E quando il conflitto viene gestito meglio, non vincono solo le parti.

Vince anche la giustizia.

Per informazioni e consulenze, info@studiotantalofornari.it e 0632609190 (anche Whatsapp)

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Mediazione: perché conviene davvero, anche quando si è convinti di avere ragione

Quando nasce una controversia, la prima reazione è quasi sempre la stessa: “Ci vediamo in Tribunale”.

È una frase comprensibile. A volte anche liberatoria. Ma non sempre è la scelta più utile, più rapida o più intelligente. Perché tra l’idea di “fare causa” e il risultato concreto che si ottiene dopo anni di processo c’è spesso una distanza enorme: tempi lunghi, costi crescenti, rapporti definitivamente compromessi e, soprattutto, un esito mai davvero prevedibile.

La mediazione nasce proprio qui: non come alternativa debole alla giustizia, ma come uno strumento moderno, concreto e spesso molto più efficace per risolvere un conflitto.

La mediazione non è “cedere”

Uno degli equivoci più diffusi è pensare che andare in mediazione significhi rinunciare ai propri diritti, “fare un passo indietro” o mostrarsi deboli davanti alla controparte.

È esattamente il contrario.

La mediazione è un luogo in cui le parti possono provare a ottenere un risultato utile senza consegnare completamente la decisione a un terzo. In Tribunale decide il giudice, secondo le regole del processo e sulla base delle prove disponibili. In mediazione, invece, le parti mantengono il controllo della soluzione.

Questo non vuol dire che tutto sia possibile o che il diritto non conti. Vuol dire, più semplicemente, che accanto alle ragioni giuridiche possono trovare spazio anche gli interessi concreti: tempi, costi, rapporti personali o commerciali, esigenze fiscali, soluzioni tecniche, modalità di pagamento, impegni futuri.

Spesso il punto non è soltanto “chi ha ragione”, ma quale soluzione consente davvero di chiudere il problema.

Il tempo è un valore

Chiunque abbia affrontato una causa civile sa bene che il tempo non è un dettaglio.

Anche quando si ha ragione, una sentenza può arrivare dopo anni. E nel frattempo il problema rimane aperto: il credito non viene incassato, il rapporto familiare o condominiale si deteriora, l’immobile resta bloccato, l’impresa non programma serenamente, il cliente continua a sostenere costi e preoccupazioni.

La mediazione, invece, ha una logica diversa: concentra il confronto in tempi brevi e obbliga tutti a misurarsi subito con la realtà del problema. Non sempre si raggiunge un accordo, naturalmente. Ma quando accade, il vantaggio è enorme: si chiude una lite in settimane o mesi, non in anni.

E questo, nella vita delle persone e delle imprese, fa spesso tutta la differenza.

I costi non sono solo quelli dell’avvocato

Quando si parla di costi della lite si pensa subito alle spese legali, al contributo unificato, alle consulenze tecniche. Ma il costo vero di un conflitto è spesso più ampio.

C’è il costo del tempo perso. C’è il costo dell’incertezza. C’è il costo dei rapporti deteriorati. C’è il costo emotivo, che nelle controversie familiari, ereditarie, condominiali o societarie può essere altissimo. C’è il costo reputazionale, quando il conflitto riguarda imprese, professionisti o rapporti commerciali.

La mediazione consente di affrontare questi costi prima che diventino irreversibili.

Non è una bacchetta magica, ma è un’occasione concreta per chiedersi: quanto mi costa davvero continuare questa lite? E quanto potrei guadagnare, non solo economicamente, se riuscissi a chiuderla bene?

Una buona mediazione può creare soluzioni che il giudice non può dare

Questo è forse il punto più importante.

Il giudice può accogliere o rigettare una domanda. Può condannare al pagamento di una somma. Può accertare un diritto. Può disporre una consulenza tecnica. Ma non sempre può costruire una soluzione su misura.

In mediazione, invece, le parti possono fare molto di più.

Possono concordare tempi di pagamento sostenibili. Possono prevedere lavori da eseguire, verifiche tecniche, impegni reciproci, clausole di garanzia, modalità operative, scuse formali, impegni di riservatezza, modifiche contrattuali, prosecuzione di rapporti commerciali, soluzioni creative che nessuna sentenza potrebbe contenere.

In altre parole, la mediazione non si limita a decidere chi vince e chi perde. Può trasformare un conflitto in un accordo utile.

E, molto spesso, un accordo utile vale più di una vittoria formale ottenuta troppo tardi.

La mediazione funziona soprattutto quando le parti sono ben assistite

Un’altra idea sbagliata è che la mediazione sia una chiacchierata informale, quasi un tentativo “bonario” di mettersi d’accordo.

Non è così.

Una buona mediazione richiede preparazione, strategia e consapevolezza. Bisogna conoscere i punti di forza e di debolezza della propria posizione, valutare i rischi del giudizio, capire quali sono gli interessi reali della controparte, costruire proposte sostenibili e saper scegliere il momento giusto per formularle.

Il ruolo dell’avvocato, in questo contesto, non è marginale. È decisivo.

L’avvocato non serve solo per “fare causa”. Serve anche, e forse soprattutto, per evitare al cliente una causa inutile, troppo lunga o troppo rischiosa. In mediazione l’avvocato può aiutare il cliente a distinguere tra ciò che è giuridicamente fondato, ciò che è negoziabile e ciò che è davvero conveniente.

Non tutte le mediazioni riescono. Ma molte meritano di essere tentate seriamente

Sarebbe sbagliato presentare la mediazione come una soluzione sempre efficace. Ci sono casi in cui l’accordo non è possibile. Ci sono controparti che non vogliono trattare. Ci sono situazioni in cui è necessario ottenere una decisione del giudice.

Ma questo non toglie valore allo strumento.

Il punto è un altro: la mediazione funziona quando viene affrontata seriamente, non come un passaggio burocratico da liquidare in pochi minuti. Funziona quando le parti partecipano davvero. Funziona quando gli avvocati non si limitano a ribadire le rispettive posizioni, ma provano a esplorare margini di soluzione. Funziona quando il mediatore aiuta tutti a guardare il conflitto non solo dal punto di vista del passato, ma anche da quello del futuro.

Perché la domanda decisiva, in mediazione, non è soltanto: “Chi ha ragione?”.

È anche: “Come ne usciamo?”.

Una giustizia più vicina alle persone

La mediazione non sostituisce il processo e non riduce il valore della giurisdizione. Al contrario, può rafforzarla.

Un sistema giustizia maturo non è quello in cui ogni conflitto finisce necessariamente davanti a un giudice. È quello in cui ogni conflitto trova il percorso più adatto: il processo quando serve una decisione; la mediazione quando esiste uno spazio per una soluzione condivisa, più rapida, più flessibile e spesso più soddisfacente.

Per questo la mediazione non dovrebbe essere vista come un ostacolo prima della causa, ma come un’opportunità prima che la causa diventi inevitabile.

In molti casi, sedersi a un tavolo non significa arretrare.

Significa scegliere di governare il conflitto, invece di esserne travolti.

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Abbiamo pensato di offrire, come studio legale, la possibilità di un consulto legale (anche in materia di risoluzione alternativa delle controversie e negoziazione, anche per aziende) in video, prenotabile da questo link: https://calendly.com/lucatantalo/30min. L’incontro servirà per una prima valutazione della questione, o per una valutazione completa nei casi più semplici, e potrà essere preceduto dall’invio di documentazione per posta elettronica

NB Il consulto non è gratuito, e il costo andrà poi scalato da quello di un eventuale incarico.

Qualcuno pensa che gli avvocati sono delle “p……”?

Mi scuso vivamente con i Colleghi e le Colleghe per il titolo volutamente forte, ma la frase ovviamente non è mia e mi ha colpito come una martellata. L’argomento è forte, ma secondo me è necessario parlarne per comprendere cosa i cittadini – almeno alcuni – pensano di noi e per un forte spunto di riflessione.

Prendo spunto da una conversazione con un caro amico, professionista dalle altissime qualità personali e lavorative, di grande cultura, avvenuta a cena qualche giorno fa.

La discussione è nata dalla notizia dell’avvenuta udienza, presso il Tribunale di Roma, tra un notissimo ex calciatore e la moglie, peraltro nemmeno relativa alla separazione, ma alla richiesta di restituzione di alcuni beni. Premetto che, non conoscendo i dettagli, ed essendo i due assistiti da bravissimi colleghi, non mi permetterei mai di esprimermi in merito.

Quello che mi interessa sottolineare è il pensiero del mio amico, che ripeto è persona degna della massima stima, personale e professionale, per quanto si impegna nel lavoro, per la sua bellissima famiglia e per tutto ciò che è riuscito a costruire da quando lavora, cioè da ormai oltre 30 anni, essendosi laureato molto velocemente e con un voto altissimo.

Ebbene, riferendosi al caso in esame, ma chiarendo che il suo è un riferimento generale, ha espresso un pensiero molto forte, pronunciando quel termine sgradevole. In sostanza, secondo lui e non riferendosi al caso in particolare, gli avvocati spesso preferiscono tirare avanti delle cause – sostanzialmente inutili – per anni, anziché trovare rapidamente un accordo, perché in questo modo guadagnerebbero di più, anche se sanno che in realtà non stanno facendo gli interessi dei loro assistiti.

Ho cercato disperatamente di spiegargli che questo non è vero, anche perché sappiamo tutti che ormai non è come una volta, quando si potevano chiedere svariati acconti durante una causa. Anche perché, ho cercato di ribadire, un cliente che avrà ottenuto un risultato, in tempi rapidi, sarà molto più portato a versare gli onorari dovuti (peraltro, per la fase della mediazione, notevolmente aumentati dai nuovi parametri), ma lui ha insistito.

E’ possibile che ancora, al giorno d’oggi, vi siano Colleghi che la pensano come il mio amico sostiene? Che non comprendono che gli interessi dell’assistito sono sopra a tutto, e che ormai la fase della lite a tutti a costi non porta alcun vantaggio? Mi è venuto in mente, in effetti, un notissimo Collega che, durante le pause di una complicata mediazione, continuava a ripetermi (senza farsi sentire dalla sua assistita) che lui non voleva fare alcun accordo, pur rendendosi conto della posizione debole della sua cliente, perchè la causa era per lui più conveniente. Ma cosa succederà quando si arriverà a sentenza? Verrà utilizzata la solita scusa del giudice che non ha letto le carte o che non le ha capite?

Personalmente, non voglio più sentire queste offese. Vorrei che nessuno pensasse della mia amata categoria cose così brutte a causa di atteggiamenti di pochi, ma dannosi per tutti. E’ assolutamente indispensabile, come ho imparato in 25 anni di professione, capire che la via dell’accordo, della pacificazione, è quasi sempre l’unica percorribile, in qualsiasi materia, a meno di rarissimi casi che debbono essere decisi da un Giudice (e anche su questo ci sarebbe molto da dire). La negoziazione (diretta ma soprattutto attraverso la mediazione) è l’unica pratica che porta a creare valore, e non a distruggere. E questo, per tornare in argomento, porterà anche ad un rispetto maggiore per l’avvocato che, come dice anche la Suprema Corte, deve capire che la nuova figura dell’avvocato negoziatore, con le sue nuove competenze, può solo portare a risultati migliori per tutti. Anche per chi, giustamente, deve essere pagato: perché un assistito soddisfatto lo farà più volentieri, e in caso di necessità (non solo per una lite, ma anche per prevenirla) sarà più portato a rivolgersi a chi gli ha risolto rapidamente un problema. Ed è l’unico modo per non far più pensare a nessuno cose orribili come quella detta dal mio amico.

Il negoziatore professionista e la sua utilità

Si va facendo sempre più strada la figura del negoziatore. E’ incredibile come privati e aziende possano ottenere risultati insperati, in termini di vantaggi economici e pratici, affidandosi ad un esperto di tecniche di negoziazione, in grado di garantire al suo cliente nelle trattative per i contratti, le controversie e quant’altro, degli esiti di molto superiori al costo del consulente. Tra l’altro, si tratta di una vera e propria scienza, il cui studio mi appassiona da anni e che non finisce mai di sorprendermi. #negoziazione #trattative #contratti #controversie #consulenza

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Valido anche ai fini dell’aggiornamento biennale per mediatori civili e commerciali

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Descrizione del corso

Saper negoziare significa creare valore, costruire relazioni proficue e durevoli e ottenere migliori risultati di business in termini di profittabilità e riduzione di costi. Inoltre, saper negoziare è indispensabile per mediare in modo ottimale.
Il nostro intervento permette di imparare a gestire una trattativa, preparandosi in anticipo con gli strumenti e le tecniche più efficaci, generare più opzioni e ottenere migliori risultati, anche nella gestione del conflitto nelle relazioni, che non va evitato ma gestito per raggiungere il risultato ottimale senza recare danno a sé stessi o all’interlocutore. 

L’apprendimento di queste tattiche è fondamentale anche per gestire al meglio la procedura di mediazione, sia come mediatori che come assistenti delle parti.

Rimarrete sorpresi dalle potenzialità della negoziazione e dai risultati che potete ottenere, in qualsiasi campo!

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OBIETTIVI

  • Offrire gli strumenti e le conoscenze essenziali per gestire in modo ottimale le trattative e ottenere risultati insperati
  • Affinare il proprio stile negoziale personale (ciascuno di noi ne ha uno diverso!)
  • Istituire un linguaggio negoziale comune da utilizzare anche in mediazione
  • Esplorare le dinamiche, le abilità, i vincoli e le infinite possibilità del processo di negoziazione e di mediazione

MODULI

  • Gli elementi fondamentali della negoziazione
  • Stai attento al sì, padroneggia il no!
  • L’arte e la scienza della negoziazione
  • Preparare e gestire una negoziazione competitiva
  • Preparare e gestire una negoziazione cooperativa
  • Il dilemma del negoziatore
  • Gli stili negoziali
  • Gli 8 elementi della negoziazione
  • Ostacoli strategici e psicologici all’accordo
  • La dura arte della contrattazione
  • Il cigno nero
  • Negoziare uno stipendio migliore o un canone di locazione più basso.. o più alto
  • Imparare a negoziare in mediazione

METODO

  • Inquadramento teorico e messaggi cardine per comprendere la pratica della negoziazione
  • Role play ed esercitazioni pratiche di negoziazione e di mediazione
  • Video Best Practice negoziali: negoziatori con stili e tecniche differenti che lavorano sullo stesso caso

Negoziare ( o rinegoziare) senza l’aiuto di un esperto puo’ essere molto dannoso

Molti, soprattutto in questo periodo di crisi, provano a negoziare i contratti senza l’aiuto di un esperto, con il risultato di pentirsi poco dopo. La pandemia ha costretto molti a ripensare le proprie attività, per i mancati incassi, e il primo passo da fare è normalmente quello di rinegoziare i contratti di locazione, quelli con i fornitori e così via. Spesso, però, non è per niente facile, sia a causa dell’atteggiamento intransigente dell’altra parte, sia per la totale inesperienza nelle tecniche di negoziazione, che porta a commettere errori anche gravi, i cui effetti possono rivelarsi anche fatali.

Inoltre, un bravo ed esperto negoziatore è in grado di ottenere risultati insperati, per i propri assistiti, e anche di mantenere il rapporto con l’altra parte, in modo tale che la prosecuzione del contratto possa essere auspicabile per entrambe e dare buoni frutti anche nel futuro: pensiamo infatti, per esempio, alla rinegoziazione del contratto di locazione. E’ veramente interesse del proprietario sfrattare un’attività commerciale che ha grandi difficoltà per la pandemia e non per sua responsabilità? Non sarebbe prefereribile rinegoziare (anche temporaneamente) il canone, invece di ottenere quella che potrebbe essere una vittoria di Pirro, cioè la disponibilità di un locale che sarà molto difficile mettere nuovamente a reddito, vista la tremenda situazione di crisi dovuta alle chiusure forzate? Per non parlare dell’estrema difficoltà di recuperare i canoni arretrati.

A mio modo di vedere (ma anche per i risultati ottenuti sul campo; è quindi di gran lunga preferibile affidarsi a chi ha esperienza di negoziazione, prima di firmare un contratto o di rinegoziarlo, piuttosto che chiedergli di porre rimedio dopo aver concluso accordi che si rilevano non proprio soddisfacenti.

Per informazioni, consulenza@studiotantalofornari, oppure 0632609190.

Il 16 e il 17 febbraio a Milano la V Competizione Italiana di Mediazione

Il 16 e il 17 febbraio si terrà a Milano la quinta edizione della Competizione Italiana di Mediazione, organizzata dalla Camera Arbitrale di Milano in collaborazione con l’Università Statale di Milano.

La Competizione Italiana di Mediazione è una gara tra studenti di università italiane sul tema della mediazione, e quest’anno ha ottenuto numeri da record: saranno infatti ben 24 le squadre che si sfideranno davanti a veri mediatori, in cinque sfide dirette con altri Atenei, per ottenere il titolo. Si tratta ormai di una tradizione fissa (siamo alla quinta edizione) e l’entusiasmo dei ragazzi presenti (ma anche di coach, giudici e mediatori) è veramente entusiasmante e coinvolgente. Da parte nostra, i più sinceri complimenti e ringraziamenti alla Camera Arbitrale di Milano che ha avuto questa idea straordinaria e ogni anno si occupa di organizzarla

Tra le squadre, l’Università degli Studi di Bergamo; Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano; Università degli Studi di Firenze; Università degli Studi di Genova; Università degli Studi di Milano; Università degli Studi di Milano – Bicocca e per la prima volta l’Università del Salento, di cui è coach l’avv. Pietro Elia (per maggiori dettagli si può visitare http://www.camera-arbitrale.it/it/Mediazione/CIM.php?id=499 oppure la pagina Facebook https://www.facebook.com/CompetizioneItalianaMediazione/

Soprattutto, però – per chi scrive –  tra le squadre vi sarà quella della LUISS, composta da sei studenti del IV anno di giurisprudenza, pronti per la gara grazie al loro entusiasmo e alla preparazione, durata oltre due mesi, con lo studio dei casi degli anni precedenti e con lo svolgimento di tante simulazioni di procedure di mediazione.

Ancora una volta, l’esperienza ha dimostrato che nel prossimo futuro, le ADR saranno sempre più diffuse, e che è indispensabile cominciare la formazione dalle Università, anche perché il risultato in termini di entusiasmo e interesse, da parte degli studenti, è veramente eccezionale.

I componenti della squadra della LUISS sono (in ordine alfabetico):

Alessandro Annunziata, Francesca Giammarino, Elena Paggi, Maria Ruocco, Matteo Scrimieri, e Maria Serena Stravato.

I ragazzi verranno accompagnati dagli avvocati Angelo Monoriti, Rachele Gabellini e Luca Tantalo, esperti di negoziazione e mediazione, che hanno anche curato con gioia la loro preparazione.

Il 16 e il 17 febbraio, quindi…forza LUISS!