L’agevolazione prima casa non spetta al contribuente che ha donato un immobile alla moglie con la quale è in comunione legale, e contestualmente ne ha acquistato un altro (CTR Roma 46/2011)

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Commissione Tributaria Regionale di Roma, sez. IXXX, sentenza 14 ottobre 2010 – 1° febbraio 2011, n. 46
Presidente Picozza – Relatore Zema

Svolgimento del processo

G. S. con ricorso dell’11/07/’07 impugnava, l’avviso di liquidazione ed irrogazione sanzioni notificato il 16/04/’07 con il quale l’Agenzia delle Entrate di Roma 4,  in relazione al contratto di compravendita stipulato 11/05/’04, elevava l’aliquota IVA al 10% invece del 4% applicato, poiché l’acquirente risultava proprietario di altro immobile nel Comune di Roma e quindi non poteva beneficiare della riduzione prevista nella tariffa dall’art. 1 DPR 131/’86 per la c.d. prima casa.
Eccepiva il ricorrente: la indicazione, nell’avviso, dell’unità di Reggio Calabria per informazioni e riesame del provvedimento; l’omesso invio dell’invito a comparire; il difetto di motivazione e I’infondatezza della rettifica poiché egli aveva ceduto il 50% di proprietà del precedente immobile alla stessa moglie in comunione di beni.
Resisteva l’Ufficio e la Commissione tributaria provinciale di
Roma, con sentenza n. 318/08/2009, rigettava il ricorso ritenendo corretto l’operato dell’ufficio e che la donazione effettuata alla moglie non liberava il donante essendo i coniugi, in comunione di beni, solidalmente titolari dei beni stessi.
Appella il contribuente lamentando l’omesso esame delle questioni preliminari per violazione degli artt. 5, 4 e 6 del D. lgs. n.218/’97 e cioè il mancato invito a comparire, l’indicazione di un Ufficio a Reggio Calabria per il riesame dell’atto, la mancata convocazione entro 15 giorni a seguito della istanza di accertamento con adesione, nonché il difetto di motivazione dell’avviso per non aver chiarito quali fossero i due requisiti mancanti per usufruire delle agevolazioni. Nel merito occorreva considerare che i coniugi avevano acquistato nel 1997 pro quota del 50% un immobile a Roma in via; il contribuente donava il proprio 50% alla moglie e lo stesso giorno acquistava, con l’atto de11/05/’04 in questione, l’immobile di via dichiarando che l’acquisto avveniva con denaro derivante dalla vendita di beni personali e pertanto gli immobili acquistati erano esclusi dalla comunione legale.
Al momento del nuovo acquisto, perciò, egli non era titolare neppure in comunione con il coniuge di diritti reali su altra casa. Chiede in riforma della sentenza dichiararsi la illegittimità dell’avviso e nel merito annullarlo, vinte le spese.
Contro deduce l’Agenzia che nell’ipotesi di accertamento l’invito a comparire o alla definizione con adesione non è obbligatorio e l’impugnazione comporta rinuncia alla istanza di definizione.
L’Ufficio competente, indicato per ricevere l’impugnazione, è quello di Roma e non di Reggio Calabria; infatti il contribuente ha presentato a Roma sia l’istanza di adesione, sia il ricorso.
Nel merito la donazione della quota alla moglie in regime di comunione legale non è idoneo ad escludere quel bene dal regime di comunione. E non è prevista la possibilità per un coniuge di rinunziare efficacemente alla contitolarità di un singolo bene. Le eventuali modifiche del regime di comunione devono riguardare il regime patrimoniale complessivo. L’art. 210 comma 3 c.c. dispone che l’eguaglianza delle quote della comunione legale non è derogabile trattandosi di obblighi di natura pubblicistica  (Cass. n.2954/03).
I coniugi in comunione sono solidalmente titolari del patrimonio ed un coniuge non può validamente rinunziare alla comproprietà di singoli beni, non appartenenti alle categorie elencate dall’art. 179 c.c., salvo modificare nel suo complesso il regime patrimoniale (Corte Cost. sent. 311/’88). Occorrerebbe inoltre considerare che la donazione della quota non aveva altra giustificazione se non quella di eludere la normativa fiscale (Cass. 30055/’08).
La motivazione dell’avviso era sufficientemente chiara con riferimento alla proprietà di un immobile in Roma ed all’acquisto di altro immobile con le agevolazioni di prima casa.
Chiede la conferma della sentenza impugnata con vittoria di spese.
Alla pubblica udienza vengono ascoltati il difensore del contribuente ed il rappresentante dell’ufficio.

Motivi della decisione

L’appello del contribuente è infondato.
Le eccezioni preliminari appaiono pretestuose e defatigatorie.
Come correttamente ricorda l’ufficio, nel caso in esame di rettifica e di accertamento per violazione del DPR n.131/’86 non è previsto alcun invito preventivo, né è previsto a pena di nullità neppure la convocazione a seguito della istanza di accertamento con adesione, tanto più che l’impugnazione comporta rinuncia alla istanza ai sensi dell’art. 6 comma 3 del D. lgs. 218/’97.
L’avviso di liquidazione riportava esattamente le indicazioni richieste dall’art. 7 dello Statuto del contribuente e cioè la Commissione tributaria provinciale e l’Ufficio di Roma 4 competenti, nonché l’indicazione dell’Ufficio ove ottenere informazioni sia pure telefoniche presso l’unità delocalizzata di Reggio Calabria.
L’avviso era comunque sufficientemente motivato indicando le ragioni dell’accertamento e le norme violate, tanto che il contribuente aveva potuto difendersi indicando specificamente nel ricorso tutte le questioni relative.
L’appello non può essere accolto neppure nel merito.
Come deciso dai primi Giudici, in regime di comunione legale tra coniugi, la donazione della quota di un singolo bene alla propria moglie non è idoneo ad escludere quel bene dalla comunione, poiché le eventuali modifiche devono riguardare, nelle debite forme di legge, il regime patrimoniale complessivo e non possono efficacemente limitarsi ad un singolo bene. Altrimenti la comunione legale sarebbe modificabile secondo l’opzione estemporanea di ciascuno dei coniugi in relazione all’acquisto di singoli beni e ciò contrasterebbe con la funzione pubblicistica dell’istituto (Cass. 27/2/2003 n.2954). Inoltre l’art. 210 comma 3 c.c., stabilisce che non sono derogabili le norme
della comunione legale relative alla amministrazione ed all’uguaglianza delle quote.
Per quanto esposto l’appello va rigettato; si ritiene, per altro, di compensare le spese giudiziali.

P Q M

La Commissione tributaria regionale del Lazio Sez. 29 rigetta l’appello del contribuente. Spese compensate.

 

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