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Nell’opposizione a d.i. il disconoscimento dei documenti va fatto con l’opposizione stessa (Cassazione 27233 del 16 novembre 2017)

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Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 5 ottobre – 16 novembre 2017, n. 27233
Presidente Petitti – Relatore Scarpa

Fatti di causa e ragioni della decisione

La E. s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione, articolato in due motivi, avverso la sentenza del Tribunale di Larino n. 265/2014 del 10 dicembre 2014.
Resiste con controricorso il Condominio (omissis) .
La sentenza impugnata ha respinto l’appello proposto dalla stessa E. s.r.l. avverso la sentenza n. 338/2011 del Giudice di pace di Termoli, che aveva rigettato l’opposizione al decreto ingiuntivo emesso il 20 aprile 2010 su domanda del Condominio (omissis) per spese condominiali scadute, pari ad Euro 1.539,32.
Il Tribunale di Larino, per quanto qui rilevi, ha affermato come mancasse un disconoscimento chiaro e circostanziato di non conformità tra le copie dei documenti prodotti dal Condominio a sostegno della domanda monitoria e i rispettivi originali, essendosi l’opponente limitata a dedurre che si trattasse di fotocopie. Il Tribunale ha poi negato rilievo alle contestazioni sulla validità delle deliberazioni delle assemblee condominiali, trattandosi di questioni estranee alla sede del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.
Il primo motivo di ricorso della E. s.r.l. deduce violazione e falsa applicazione ed interpretazione degli artt. 633 e 634 c.p.c. quanto alla idoneità probatoria del documenti esibiti dal Condominio (…) in fase monitoria, giacché essi mancavano di autenticità, assumendo che “la contestazione e la impugnazione dei documenti sono stati totali”.
Il secondo motivo di ricorso contesta la violazione degli artt. 163 e ss. c.p.c. in relazione all’art. 36 c.p.c., essendo nullo il decreto ingiuntivo per le ragioni di cui al primo motivo e perciò per difetto di specifica azione da parte del Condominio.
Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso potesse essere rigettato per manifesta infondatezza, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375, comma 1, n. 5), c.p.c., il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.
I due motivi di ricorso possono essere esaminati congiuntamente, in quanto entrambi asserenti il difetto di valida ed idonea prova scritta ai fini dell’emissione del decreto ingiuntivo per il pagamento delle spese condominiali oggetto di lite.
Tutte le censure evidenziano palesi difetti dei necessari caratteri di tassatività specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata, risolvendosi in una critica generica della sentenza del Tribunale di Larino.
È in ogni caso da ribadire che nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo concernente il pagamento di contributi per spese, il condominio soddisfa l’onere probatorio su esso gravante con la produzione del verbale dell’assemblea condominiale in cui sono state approvate le spese, nonché dei relativi documenti (Cass. Sez. 2, 29 agosto 1994, n. 7569). Nello stesso giudizio di opposizione, il condomino opponente non può far valere questioni attinenti alla validità della delibera condominiale di approvazione dello stato di ripartizione, ma solo questioni riguardanti l’efficacia di quest’ultima. Per quanto detto, tale delibera costituisce, infatti, titolo sufficiente del credito del condominio e legittima non solo la concessione del decreto ingiuntivo, ma anche la condanna del condominio a pagare le somme nel processo oppositorio a cognizione piena ed esauriente, il cui ambito è, dunque, ristretto alla verifica della (perdurante) esistenza della deliberazione assembleare di approvazione della spesa e di ripartizione del relativo onere (Cass. Sez. U., 18 dicembre 2009, n. 26629). Quando il condominio abbia così provato il proprio credito, spetta al singolo condomino, in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 2697 c.c., l’onere di provare l’effettivo pagamento del proprio contributo.
Il Tribunale ha poi fatto corretta applicazione del principio, più volte affermato da questa Corte, per cui, in relazione all’art. 2719 c.c. (che esige l’espresso disconoscimento della conformità con l’originale delle copie fotografiche o fotostatiche), applicabile tanto all’ipotesi di disconoscimento della conformità della copia al suo originale, quanto a quella di disconoscimento della autenticità di scrittura o di sottoscrizione, nel silenzio della norma in merito ai modi e ai termini in cui i due suddetti disconoscimenti debbano avvenire, opera per entrambi la disciplina degli artt. 214 e 215 c.p.c., con la conseguenza che la copia fotostatica non autenticata si ha per riconosciuta (tanto nella sua conformità all’originale quanto nella scrittura e sottoscrizione) se la parte comparsa non la disconosca, in modo formale, e quindi specifico e non equivoco, alla prima udienza, ovvero nella prima risposta successiva alla sua produzione. Alla stregua di tale principio, nell’ambito di un procedimento a contraddittorio differito quale quello che si origina da un decreto ingiuntivo, la “prima risposta” deve essere individuata nell’atto di opposizione (e con la formulazione delle difese in seno a detto atto), atteso che, con tale opposizione, si dà inizio non ad un autonomo processo, ma ad una fase di quello già iniziato con la notificazione del ricorso e del pedissequo decreto, sì da configurarsi essa stessa come “la prima risposta” del debitore, dopo che questi sia stato messo in grado di esaminare i documenti depositati in cancelleria e posti a fondamento dell’istanza (e del provvedimento) monitorio (Cass. Sez. 3, 17/07/2008, n. 19680; si vedano anche Cass. Sez. 6 – 3, 04/02/2014, n. 2374; Cass. Sez. 5, 28/01/2004, n. 1525). La ricorrente EDI.M. s.r.l., non ha indicato specificamente, nel suo primo motivo di censura, come impostole dall’art. 366, comma 1, n. 6, c.p.c., in quali termini avesse contestato in modo formale e specifico nell’atto di opposizione la conformità agli originali delle copie fotostatiche prodotte dal condominio a sostegno del ricorso per ingiunzione, affermando, piuttosto, che “la contestazione e la impugnazione dei documenti sono stati totali”. Nell’esposizione sommaria dei fatti di causa, la ricorrente ha peraltro integralmente trascritto il contenuto dell’atto di opposizione, e da esso risulta soltanto un generico disconoscimento di “tutte le fotocopie depositate”, e in particolare “della delibera”, in quanto non certificate come autenticate da pubblici ufficiali a ciò abilitati. Anche da tale lettura, manca quindi l’indicazione specifica sia dei documenti esibiti che si intendessero contestare, sia degli aspetti per i quali si assumeva che differissero dagli originali, riducendosi il tutto ad una negazione astratta dell’efficacia probatoria delle copie non autenticate (cfr. Cass. Sez. 3, 03/04/2014, n. 7775; Cass. Sez. 3, 12/04/2016, n. 7105).
Il ricorso va perciò rigettato e la ricorrente va condannata a rimborsare al controricorrente Condominio le spese del giudizio di cassazione.
Sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi dell’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, che ha aggiunto il comma 1-quater all’art. 13 del testo unico di cui al d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione integralmente rigettata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rimborsare al controricorrente le spese sostenute nel giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 1.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

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E’ uscito il nuovo numero di ADRITALIA

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E’uscito il nuovo numero di ADRITALIA, la rivista del Comitato ADR & Mediazione, leader del settore.

Grazie al nostro brillante editore, Salvatore Primiceri e agli autori di questo numero: Andrea Ceccobelli, Roberta Calabrò, Mauro Carlo Bonini, Giuseppe Ruotolo, Vincenzo Scianatico, Alfonso Calabrese, Giovanni Matteucci e Stefano Viviani). La rivista è scaricabile gratuitamente qui: http://www.adritalia.net/scarica-la-rivista/adr-italia-numero-22017-versione-pdf/

Chi volesse acquistarne copie cartacee, può farlo contattando l’editore sul sito http://www.primicerieditore.it/

Mediazione: il 16 gennaio un convegno alla Camera con il Ministro

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Il 16 gennaio si terrà, presso la Camera dei Deputati, sala del Cenacolo, un importante convegno dal nome “La Mediazione in Europa e in Italia”.

Interverranno il Ministro Annamaria Cancellieri, Giuseppe De Palo, Presidente di Adr Center, Giorgio Santacroce, Primo Presidente della Corte di Cassazione, Cecilia Wikstrom, Componente della Commissione giuridica del Parlamento europeo, Guido Alpa, Presidente del Consiglio Nazionale Forense e Michele Vietti, Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Di seguito, il programma completo:

Introduzione
Annamaria CANCELLIERI – Ministro della Giustizia

La mediazione negli Stati Membri: dove funziona, e perché
Giuseppe DE PALO – Presidente di ADR Center e coordinatore dello studio del Parlamento europeo sull’attuazione della Direttiva in materia di mediazione

Per una “equilibrata relazione” tra mediazione e processo dell’Unione Europea
Cecilia WIKSTRÖM – Componente della Commissione giuridica del Parlamento europeo

Il ruolo della mediazione nel sistema giudiziario italiano
Giorgio SANTACROCE – Primo Presidente della Corte di Cassazione

La mediazione e le altre forme di risoluzione non giudiziaria delle controversie
Guido ALPA – Presidente del Consiglio Nazionale Forense

Conclusioni
Michele VIETTI – Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura

Per richiedere di partecipare: http://www.giustizia.it/resources/cms/documents/convegno16gen2014_invito.pdf

Pubblicato in G.U. il D.Lgs. 154/2013, attuativo della l. 219 del 2012, sull’equiparazione tra figli nati dentro e fuori del matrimonio

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E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, emesso in attuazione della legge 219 del 2012, in materia di revisione delle norme sulla filiazione. Il D.lgs. entrerà in vigore il 7 febbraio 2014.

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2014-01-08&atto.codiceRedazionale=14G00001&elenco30giorni=true

Autovelox: per il Ministero devono essere sempre ben segnalati e visibili.

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Il Ministero dell’Interno, con parere che pubblichiamo di seguito, ha confermato che le postazioni con dispositivi automatici di rilevamento a distanza della velocità, devono essere sempre ben visibili e adeguatamente segnalate.

Parere Ministero Autovelox

 

Il testo del Decreto Liberalizzazioni (dal sito del Sole 24Ore)

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Dal sito de Il Sole 24Ore, il testo integrale del c.d. Decreto Liberalizzazioni, approvato venerdì scorso in Consiglio dei Ministri.

Decreto Liberalizzazioni

 

Avvocati e la bozza del decreto liberalizzazioni: un primo esame

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Pubblichiamo di seguito la prima bozza del c.d. Decreto Liberalizzazioni. Personalmente, mi pare che la montagna abbia partorito il famoso topolino, e mi chiedo in che modo queste misure possano aiutare la crescita economica.

Per quanto riguarda gli avvocati (e i professionisti in generale), le norme interessate sono quelle indicate al capo III, precisamente agli articoli 7, 8, 9 e 10.

L’articolo 7, al comma 1, dispone l’abrogazione di” tutte le tariffe professionali, sia massime che minime, comprese quelle di cui al capo V, titolo III, legge 16 febbraio 1913, n. 89” (quelle Notarili).

Per quanto riguarda gli avvocati, la totale abolizione delle tariffe pone una serie di problemi. Mi viene in mente, ad esempio, l’impossibilità di quantificare gli onorari per un atto di precetto, oppure nel gratuito patrocinio.

Al successivo comma, viene modificato l’art. 2233 del c.c., riguardante la determinazione del compenso da parte del Giudice in caso di mancato accordo, nel senso che viene cancellato il riferimento alle tariffe e al parere dell’associazione professionale.

L’art. 8 introduce l’obbligo di concordare in forma scritta con i clienti il preventivo per la prestazione professionale. La redazione del preventivo sarà obbligo deontologico e in mancanza vi sarà illecito disciplinare. Infine, nel preventivo andrà indicata l’esistenza della copertura assicurativa per la responsabilità professionale e il relativo massimale.

Questa norma suscita parecchie perplessità: mi permetto di segnalare, al riguardo, il pensiero di un illustre Collega, Federico Bucci:

Mi premuro di segnalare così -tra l’altro- la devastante esizialità della previsione dell’obbligo, a carico del professionista, di comunicare al cliente, in vista del conferimento dell’incarico, il massimale della polizza per la responsabilità civile.

La stipula di una polizza assicurativa rappresenta, per avvocati e commercialisti, un dovere morale, assolto da ciascun professionista attraverso il contemperamento di due elementi:  l’incidenza dei premi assicurativi sul proprio fatturato e il concreto rischio implicito nell’attività svolta.  In genere, i massimali assicurati oscillano da euro 500 mila ad euro 3-4 milioni.  Un’eccezione è rappresentata dalle coperture dei grandi studi internazionali, che possono raggiungere anche livelli considerevoli, nell’ordine di 100-200 milioni di euro di massimale a “prima richiesta” e per sinistro.

Con l’introduzione dell’obbligo di comunicare il massimale al cliente, entra in gioco un elemento ulteriore:  la necessità di adeguare la copertura assicurativa al rischio specifico percepito dal cliente in ordine all’attività oggetto del mandato professionale.  In altri termini, non sarà più il professionista a valutare l’adeguatezza al rischio della propria assicurazione, bensì il suo assistito.

Lo spostamento della valutazione del rischio dal professionista, che contrae e paga la polizza, al cliente, è un fenomeno che comporterà, assai più di qualsiasi altra misura (riforma degli ordini, abolizione tariffe, possibilità di esercitare l’attività in forma societaria, etc.) una radicale trasformazione della professione in Italia.

È evidente, infatti,  che i professionisti saranno costretti ad allineare i massimali al valore degli affari che essi intendono curare.

Ad esempio:  qualora l’avvocato o il commercialista Tizio debba assistere la società Alfa nella stipula di un contratto avente ad oggetto un appalto del valore di euro 5 milioni,  dovrà saggiamente ritenere che Alfa gli conferirà mandato soltanto nel caso possa ritenere di potersi rivalere su di lui, in caso di colpevole errore professionale, per almeno 5 milioni.  È agevole, peraltro, immaginare che i professionisti che non fanno parte di grandi organizzazioni, si troveranno ad essere tagliati fuori da qualsiasi incarico che comporti la cura di interessi economico-patrimoniali superiori alla soglia media di copertura assicurativa sopra ricordata.  

Allo stesso tempo, si assisterà ad una fortissima concentrazione degli affari nei grandi studi, le cui conseguenze saranno essenzialmente tre:  1) la falcidia della maggior parte dei professionisti liberi, degni di tal nome, con impatti sociali devastanti;  2)  la creazione di una barriera all’entrata nella professione assai più difficile da superare di quella del tirocinio obbligatorio o dell’esame di stato;  3) la crescita delle tariffe libere, secondo il classico modello economico della lievitazione dei prezzi che segue sempre le grandi concentrazioni d’imprese in un determinato settore.

In buona sostanza, gli obiettivi della “liberalizzazione” verrebbero grottescamente vanificati.  Almeno, gli obiettivi dichiarati, che – come noto – sono quelli di favorire la riduzione dei costi delle prestazioni professionali per individui ed imprese.  

Verrebbero, invece, pienamente colti gli obiettivi non dichiarati che si dice siano quelli di voler distruggere il ceto dei professionisti, che è sempre di ostacolo a regimi di tipo semi-autoritario che fondano il consenso sulla capacità di manipolazione e di indirizzo degli strati sociali meno abbienti e sulla connivenza con la grande finanza e la grande impresa.

Sarebbe necessario intervenire subito, attraverso ogni possibile canale, istituzionale e/o personale, per impedire che nel decreto sulle liberalizzazioni venga inserito realmente l’obbligo di comunicazione del massimale assicurato al cliente.    

E’ imperativo, vitale che ciascuno di noi diffonda tra i Colleghi -in ogni caso- la notizia dell’incombente massacro, a mezzo della posta elettronica e dei social network.

Chi di noi ha rapporti con politici segnali l’odiosa assurdità, anche se il decreto legge sarà poi convertito dal Parlamento con l’ apposizione della fiducia.  

E’ però vitale che cerchiamo di schivare il colpo.

Federico Bucci

Bozza Decreto Liberalizzazioni