Mediazione

Brevi riflessioni di un mediatore accanito

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Dopo anni di esperienza e oltre 900 mediazioni svolte, posso dire che io non mi arrendo. Non mi interessano le piccolezze di alcuni colleghi che fanno i “furbetti” per non pagare le indennità, oppure che preferiscono trascinare i loro assistiti in causa perchè così pensano (erroneamente) di guadagnare di più, e nemmeno quelli che non si preoccupano minimanente di studiare delle norme semplici, e che vengono in mediazione completamente impreparati.

Non mi interessa quando qualcuno sfrutta le pieghe di una legge scritta male e peggiorata volontariamente da un emendamento notturno (non dimenticherò mai i nomi dei responsabili) per sfruttare biecamente il mio lavoro e poi andare a fare l’accordo fuori dalla mediazione, per di più “sbattendomelo” in faccia.

Mi basta la soddisfazione di una signora di 88 anni che mi ringrazia quasi con le lacrime agli occhi per averla aiutata a risolvere il problema della successione del marito o quella di tante parti che ho aiutato anche a riconciliarsi, oltre che a trovare una soddisfazione pratica.

Mi basta il fatto che, grazie ad alcuni amici che non finirò mai di ringraziare, ho contribuito a far conoscere questo straordinario Istituto a tanta gente, compresi tanti colleghi avvocati che lo sfruttano in modo corretto e positivo, con risultati eccezionali, ponendo al centro della questione gli interessi degli assistiti e non i loro, ed avendo sempre anche un occhio di riguardo per il recupero del rapporto tra le parti.

Mi basta l’entusiasmo dei ragazzi della LUISS che ho portato, insieme a due colleghi molto migliori di me, alla Competizione Italiana di Mediazione, dove ne hanno incontrati tanti entusiasti come loro. Sono loro il nostro futuro, e il futuro dell’avvocatura. Non quelli di cui ho parlato prima e che, fortunatamente, sono sempre di meno.

Mi basta il fatto di confrontarmi, ogni giorno, con tanti colleghi molto più bravi di me e dai quali ho solo da imparare, come ho sempre da imparare, anche quando faccio corsi da docente.

Viva la mediazione, ora e sempre.

La mediazione non funziona, non serve a niente, è una perdita di tempo, un ingiusto balzello!!! (Attenzione: titolo fortemente provocatorio)

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La mediazione non funziona, non serve a niente, è una perdita di tempo, un ingiusto balzello!!!

Infatti, tra ieri e oggi quattro prosecuzioni con accordo pressoché certo,  e due accordi di cui uno con dieci parti. Tra queste ultime, due condomini e i proprietari di una strada adiacente che hanno creato un supercondominio per sistemare i danni e il pericolo provenienti da una collina semifranata a seguito di “bomba d’acqua”….non voglio nemmeno pensare a quanto sarebbe durata e a cosa avrebbero ottenuto in causa.

In settimana, solo prosecuzioni con accordo molto probabile, ma anche tanti altri accordi. E devo dire, sempre con la collaborazione dei miei colleghi Avvocati (con la A maiuscola). Soluzioni creative, allargamento della torta, lavoro di squadra con tutti in un ambiente sereno. In una mediazione per il mancato pagamento di canoni di locazione, una parte chiedeva di riavere indietro il deposito cauzionale e dei danni, l’altra voleva il pagamento di due canoni non pagati: ebbene, sapete come abbiamo chiuso? Contratto risolto, nessuno paga l’altra parte, ma ognuna di loro ha versato dei soldi (ho la prova!) ad associazioni benefiche….in causa avrebbero probabilmente perso tutte e due, viste le rispettive situazioni personali e finanziarie.

Lo Stato dovrebbe dare ai mediatori un ottimo stipendio fisso per quello che gli facciamo risparmiare, altro che quelle tabelle che sfiorano l’elemosina.

E dovrebbe allargare le materie. Subito.

Mediazione: una nuova interessante ordinanza del Tribunale di Pavia

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Il Mediatore deve verbalizzare “quale mediazione” ha svolto nel primo incontro onde valutare se è stata effettivamente svolta; inoltre, per quanto riguarda l’onere di presentare l’istanza di mediazione in caso di opposizione a d.i., dovrebbe essere il Giudice a valutare caso per caso e a indicare quale sia la parte che deve adempiere.

 

Ancora un interessante provvedimento del Tribunale di Pavia, in persona del dott. Giorgio Marzocchi, non nuovo ad interventi importanti in materia di mediazione, in cui vengono ribaditi con adeguata motivazione alcuni principi ormai acclarati, e ne vengono proposti altri, quale l’interpretazione relativa all’onere di presentazione dell’istanza di mediazione in caso di opposizione a d.i., questione come sappiamo ancora piuttosto dibattuta.

Il caso Si tratta, appunto, di un’opposizione a d.i., in cui il Giudice, ai sensi dell’art. 5, co, 2, del D.lgs. 28/10 (2. Fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo quanto disposto dai commi 3 e 4, il giudice, anche in sede di giudizio di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, può disporre l’esperimento del procedimento di mediazione; in tal caso, l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale anche in sede di appello. Il provvedimento di cui al periodo precedente è adottato prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni ovvero, quando tale udienza non è prevista prima della discussione della causa. Il giudice fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6 e, quando la mediazione non è già stata avviata, assegna contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione) ha esercitato il potere conferitogli dalla legge e, dopo attenta valutazione della mediabilità della questione in ballo, ha inviato le parti in mediazione. Ricordiamo, al riguardo, che il Giudice può effettuare tale scelta anche al di fuori delle materie cosiddette “obbligatorie”, ma che quando invia le parti in mediazione, diviene per esse un obbligo presentare la relativa istanza e come stabilito ormai da moltissimi provvedimenti, partecipare personalmente ed attivamente alla procedura.

Nel caso in esame, prima di aggravare le parti delle di una prova testimoniale delegata, da essi richiesta, il Giudice ha considerato lo stato dell’istruzione, la natura della causa e il comportamento delle parti, rilevando che esse avevano già tentato di definire amichevolmente la lite, e ha statuito che fosse opportuno svolgere un tentativo di definizione amichevole con una procedura di mediazione, anche alla luce degli elementi emersi dall’istruttoria svolta. Di conseguenza, non si è trattato di una decisione presa solo per un estremo tentativo, ma di una scelta ben ponderata, effettuata dopo aver valutato tutti gli elementi previsti dal citato co. 2 e la possibilità che effettivamente la mediazione possa avere buon esito.

Proprio perché ha effettuato detta valutazione, il Giudice non si è limitato ad inviare le parti in mediazione; dapprima, ha ricordato che il tentativo non può considerarsi come una semplice formalità (come ancora accade, anche se in misura sempre minore), da assolversi con la sola partecipazione dei difensori all’incontro preliminare informativo, proprio perché essi, sia in quanto legali sia in quanto mediatori di diritto, sono già ben informati del funzionamento della procedura di mediazione. Di conseguenza, ha poi ribadito che sarà necessaria la partecipazione delle parti personalmente, e la mediazione dovrà essere effettiva: in pratica, le parti devono essere presenti (concetto peraltro abbastanza scontato per chi sa cosa sia la mediazione e come funziona, dato che quello che interessa sono i veri interessi delle parti), assistite – non rappresentate – dai rispettivi difensori sia al primo incontro che a quelli successivi. Secondo l’ordinanza, quindi, da questo si deduce sia che il legale in sede di mediazione obbligatoria (come lo è questa del caso in commento), non può sostituire la parte rappresentandola, ma deve limitarsi ad assisterla, sia che la parte assente personalmente deve giustificare la sua assenza al mediatore al fine di consentirgli, eventualmente, di rinviare l’incontro.

L’ordinanza passa poi a distinguere le ipotesi in cui il primo incontro sia meramente informativo, da quella in cui invece durante detto incontro – come spesso accade nella pratica comune – si abbia invece una discussione del tutto simile ad una mediazione vera e propria, con esposizione delle rispettive posizioni negoziali, incontri separati ed un’effettiva ricerca di una composizione amichevole del conflitto. È chiaro, secondo l’autorevole provvedimento in commento, che in caso di verbale negativo redatto nel primo caso, cioè con la semplice indicazione dell’avvenuto incontro e della volontà di iniziare la procedura, la condizione di procedibilità non potrà dirsi assolta; al contrario, sarà necessario che il mediatore verbalizzi, oltre alla presenza delle parti e ai loro eventuali poteri, anche quale parte dichiari di non volere o non potere proseguire la mediazione e quali siano gli eventuali ostacoli oggettivi che impediscano la prosecuzione della mediazione.

La condizione di procedibilità, quindi, potrà dirsi avverata solo se il primo incontro si sia sostanziato in un tentativo di mediazione vero e proprio, e per far questo il mediatore dovrà verbalizzare, oltre a quanto detto, quale tipo di attività vi sia stata nel corso del primo incontro, ossia se ci si è fermati all’informazione o se si è entrati nel merito. Solo in questo modo il magistrato sarà in grado di valutare se sia stata superata la condizione di procedibilità o meno.

Infine, il provvedimento del Tribunale di Pavia affronta l’ormai annosa questione relativa all’onere di presentazione dell’istanza di mediazione in caso di opposizione a d.i. Come noto, la Suprema Corte, con la sentenza n. 24629 del 3 dicembre 2015, aveva gravato di tale onere l’opponente, stabilendo che in caso di mancato esperimento del tentativo di mediazione, l’opposizione sarebbe stata dichiarata improcedibile e il decreto ingiuntivo sarebbe divenuto definitivo. Il contrasto, però, non si è affatto definito con questa pronuncia, perché molta giurisprudenza di merito, opportunamente citata nel provvedimento in commento, ha invece posto a carico dell’opposto, in quanto attore sostanziale, l’onere dell’avvio della mediazione, pena la dichiarazione di inefficacia del decreto ingiuntivo opposto.

Per il Tribunale di Pavia, invece, si apre una nuova interessante posizione interpretativa. Infatti, il Giudice premette che in linea generale si conforma all’orientamento della posizione della Suprema Corte, che condivide anche lo scrivente, dato che appare più credibile una soluzione che oneri chi ha veramente interesse a che il giudizio di opposizione non divenga improcedibile. Poi aggiunge, ed è questa l’interessante novità, di ritenere possibile che, per le caratteristiche del giudizio, sia il magistrato a poter scegliere discrezionalmente, caso per caso, quale parte debba essere onerata dell’avvio della mediazione. Questa interpretazione consentirebbe di attribuire certezza ad entrambe le parti sulle conseguenze, sul decreto ingiuntivo opposto (ferma restando l’improcedibilità del giudizio di opposizione) dell’inottemperanza all’ordine del Giudice, superando l’attuale incertezza interpretativa.

Applicando tale interessante principio, del quale avremo modo di verificare in futuro l’applicazione da parte di altri Tribunali, nel caso in esame, valutata approfonditamente la questione, il Giudice ha posto l’onere a carico della parte opposta, precisando che la mediazione possa essere avviata anche dalla parte opponente, e naturalmente ricordando la necessità dell’effettiva presenza delle parti e del reale svolgimento del tentativo; ha poi statuito che, in caso di mancato avvio della mediazione attiva, la domanda giudiziale sarà dichiarata improcedibile, e il decreto ingiuntivo revocato, mentre in caso di mancata partecipazione saranno applicate le sanzioni previste dall’dall’art. 8, co. 4-bis, D.Lgs. 28/2010 e dell’art. 116 co. 2, c.p.c.; ha poi invitato la parte più diligente ad allegare l’ordinanza agli atti della mediazione, in modo che il mediatore ne abbia conoscenza, e possa regolarsi di conseguenza nella verbalizzazione, invitandolo, visti gli artt. 8, co. 4-bis, D. Lgs. 28/2010, 116, co. 2, 91 e 96 cpc, a verbalizzare, in caso di primo incontro meramente informativo, quale parte dichiari di non poter iniziare la mediazione e quali ostacoli oggettivi ne impediscono l’avvio e in caso di primo incontro non meramente informativo invitandolo a dare atto che il primo incontro ha avuto natura di mediazione vera e propria. Infine, ha rinviato la causa per la verifica dell’esito della procedura di mediazione tramite dell’esame del verbale completo degli incontri di mediazione, invitando le parti a produrlo.

trib-pavia-26-09-2016

E’ uscito il libro “Negoziazione, mediazione, conciliazione, arbitrato forense e ADR dei consumatori”

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Negoziazione, mediazione, conciliazione, arbitrato forense e ADR dei consumatori

Negoziazione, mediazione, conciliazione, arbitrato forense e ADR dei consumatori (Questione ricorrenti, strategie processuali, precedenti giurisprudenziali): C. Isoni , C. Caria , P. Elia, L. Tantalo
Questione ricorrenti, strategie processuali, precedenti giurisprudenziali
di: C. Isoni , C. Caria , P. Elia, L. Tantalo
ISBN: 9788858205532
Pagine: 382 | Formato: 17×24 cm | Anno: 2016
Disponibile
Prezzo: 32.00 €

Con il d.l. 132/2014 convertito con modificazioni dalla l. 162/2014, il legislatore ha avviato un imponente processo di degiurisdizionalizzazione, finalizzato a una riduzione del contenzioso, mediante l’introduzione di ulteriori sistemi alternativi ed extragiurisdizionali di risoluzione delle controversie.
Il presente volume analizza ciascuno di questi strumenti a partire dalla mediazione nelle controversie civili e commerciali, introdotta con il d.lgs 28/2010, seguendo con la negoziazione assistita e l’arbitrato. In chiusura  si propone un commento al D.lgs 130/2015, emanato in attuazione della direttiva 2013/11/UE, entrato in vigore il 9 Febbraio 2016, che, modificando il codice del consumo (D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206), ha introdotto novità sostanziali in materia di soluzione alternativa delle controversie dei consumatori.
Il volume, destinato a professionisti, avvocati e mediatori, offre un’analisi non solo delle fonti normative e della giurisprudenza, ma altresì uno sguardo sulle tecniche impiegate e sulle particolarità di ciascun sistema rispetto all’altro.

Il libro è acquistabile nelle migliori librerie e qui:

http://www.dikegiuridica.it/prodotti_leggi.php?id=689

Convegno La mediazione civile e commerciale. Le nuove frontiere della giurisprudenza – 18 MAGGIO 2016 – SAVE THE DATE

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Il Comitato ADR & Mediazione è orgoglioso di presentare la tavola rotonda, organizzata grazie alla preziosa collaborazione di Maria Cristina Biolchini, Maria Rosaria Di Chio, Lorenza M. Villa, Pietro Elia e Andrea Ceccobelli, dal titolo “La mediazione civile e commerciale. Le nuove frontiere della giurisprudenza”.

L’evento, di particolare importanza alla luce degli interessanti interventi della giurisprudenza in materia, si terrà a Roma il 18 maggio, presso l’Aula Magna della Chiesa Valdese – Via P. Cossa, 40, e vedrà la partecipazione di illustri ospiti quali Marco Marinaro, Massimo Moriconi, Maria Agnino, Alberto Mascia e Fabio Valerini. La partecipazione è gratuita. Sono stati richiesti i crediti formativi all’Ordine degli Avvocati di Roma. La prenotazione è obbligatoria e si effettua esclusivamente via e mail all’indirizzo: info@comitatoadrmediazione.it. Vi aspettiamo numerosi!

Programma convegno immagine

LA NUOVA NEWSLETTER DI UNAM

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NEWSLETTER – FEBBRAIO 2016

L’inizio del 2016 ha visto il consolidarsi, nelle mediazioni delegate, di quel principio di effettività della mediazione quando questa è condizione di procedibilità dell’azione, che è stato fissato dal Tribunale di Firenze ed esemplificato nella famosa ordinanza della dottoressa Luciana Breggia del 2014 e che via via si è esteso a macchia d’olio nelle pronunce dei giudici di Tribunale italiani.
Tra le varie pronunce in tema la più rilevante è la sentenza del Tribunale di Busto Arsizio, che ripercorre nella motivazione tutte le argomentazioni dell’ordinanza suddetta ed ha destato interesse tra gli operatori del settore anche perché si pone in contrasto con la recente pronuncia di legittimità in cui era stato stabilito in capo a quale soggetto fosse l’onere di attivazione del procedimento in caso di opposizione a decreto ingiuntivo.
Già all’indomani della nota sentenza della Corte di cassazione (Cass. Civ., Sez. III, n. 24629/15, pubblicata il 3 dicembre 2015), che aveva disciplinato le conseguenze del mancato esperimento della mediazione obbligatoria nel caso di opposizione a decreto ingiuntivo, ponendo l’improcedibilità a carico dell’opponente, ci sono state le prime pronunce di merito difformi, provenienti dal Foro fiorentino (Trib. Firenze ord. 17/1/16 – G. Dott. Riccardo Guida; Trib. Firenze ord. 16/2/16 – G. Dott.sa Breggia) e che pongono quindi in capo all’opposto l’onere di attivare la mediazione dopo l’udienza per la concessione della provvisoria esecuzione del decreto. Pronunce interne al giudizio, queste ultime, quindi suscettibili di dettare regole che porteranno conseguenze a seconda di come le parti seguiranno le indicazioni dei magistrati.

Il Tribunale di Busto Arsizio in contrasto con la Corte di Cassazione
Tra queste pronunce però si inserisce una sentenza del Tribunale di Busto Arsizio, emessa il tre febbraio scorso dalla III sezione, giudice dott.sa Eugenia Pupa (leggi qui: https://gallery.mailchimp.com/47a66c495fa2c69d15132e704/files/sentenza_Busto_Arsizio.pdf), che comporta conseguenze definitive a carico della parte opposta .
Nel corso del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto da un istituto bancario contro un correntista, il magistrato aveva inviato le parti in mediazione nel corso dell’udienza preposta, non si evince dal tenore della sentenza se ponendo a carico di una delle parti l’onere di attivazione del procedimento o se disponendo semplicemente per l’invio in mediazione con la concessione dei termini.
Le parti avevano avviato la mediazione e nel corso del primo incontro l’istituto di credito opposto si era limitato a dichiarare che non sussistevano i presupposti per proseguire nella mediazione.
La sentenza non entra nel merito della causa, decidendo in via preliminare per l’ “improcedibilità della domanda monitoria.”
La sentenza esamina compiutamente l’iter logico percorso dal giudice di legittimità nella motivazione della sentenza n. 24629 succitata, per confutarne dettagliatamente le conclusioni, soprattutto dal punto di vista della compatibilità costituzionale con il principio di cui all’art. 24: “…in quanto appare ricollegare l’onere di intraprendere la mediazione alla scelta della parte di instaurare un giudizio di opposizione avverso un provvedimento reso in assenza di contraddittorio e sulla base di un’istruzione sommaria, quasi come se la mediazione fosse una sorta di sanzione nei confronti di chi agisce in giudizio”.
La motivazione è esaustiva anche dal punto di vista dell’illustrazione circa il principio di effettività della mediazione, e riprende i punti salienti fissati dalla dottoressa Breggia.
Il magistrato conclude infine disponendo la revoca del decreto ingiuntivo opposto, ribadendo che: ”il mancato perfezionamento della condizione di procedibilità della mediazione comporta l’improcedibilità non già dell’opposizione, bensì della domanda monitoria.”

Tribunale di Verona ordinanza del 18/12/15 – Giudice Dott. Massimo Vaccari
In questa ordinanza (leggi qui:https://gallery.mailchimp.com/47a66c495fa2c69d15132e704/files/Tribunale_Verona_18_12_15.pdf ) il magistrato affronta la questione della condizione di procedibilità in procedimenti oggettivamente e soggettivamente complessi, rilevando incidentalmente come non sia affatto pacifico che la mediazione obbligatoria sia applicabile anche a processi, come quello in oggetto, che vede degli attori principali, degli intervenuti e dei terzi chiamati, con pluralità di domande, anche da parte dei soggetti intervenuti.
La conclusione è che la mediazione – demandata – diviene condizione di procedibilità anche delle domande fatte valere nel corso del processo dal convenuto, dai terzi chiamati e dall’attore in forma di reconventio reconventionis, soprattutto nel caso in specie, ove la domanda o le domande cumulate non vanno ad aggiungersi alla domanda principale che già sia stata sottoposta a mediazione, poiché anzi era stata eccepita dal terzo chiamato proprio la mancata attivazione del procedimento obbligatorio. Nella fattispecie in esame si deve quindi senz’altro estendere la mediazione alle domande cumulate, che tutte devono fare parte del procedimento mediatorio.

Tribunale di Mantova ordinanza del 22/12/15 – Giudice Dott. Mauro Bernardi
Il Tribunale di Mantova (leggi qui: https://gallery.mailchimp.com/47a66c495fa2c69d15132e704/files/Tribunale_Mantova_22_12_15.pdf) torna sulla questione del momento processuale idoneo ad irrogare la sanzione prevista dal D.Lgs. n. 28/10, che pone a carico della parte che non abbia partecipato al procedimento di mediazione senza giustificato motivo il pagamento di una somma pari al contributo unificato relativo a quel procedimento. Per il Giudice dott. Bernardi, dato che la sanzione è scollegata dalla soccombenza nella causa, può essere disposta anche alla prima udienza a mezzo di ordinanza. Il magistrato illustra nella decisione i passaggi logico–giuridici che lo hanno portato a questa conclusione. La decisione ha dei precedenti: per esempio, ricordiamo il Tribunale di Firenze, III sezione, giudice Riccardo Guida, che commina la sanzione – a carico dell’Istituto bancario convenuto – già con l’ordinanza (del 3/6/15: leggi qui) con cui concede alle parti i termini ex art. 183 c.p.c. .
La pronuncia in esame ci offre l’occasione per riflettere sull’importanza che avrebbe avuto questa previsione introdotta nel 2011 col Decreto Legge n. 138/11, detto ‘manovra bis’, e purtroppo caducata dalla conversione in legge. Con questo decreto fu introdotta per la prima volta sia la previsione di una sanzione da irrogare per la mancata partecipazione senza giustificato motivo alla procedura di mediazione, sia il momento in cui questa doveva essere comminata (già alla prima udienza, con la seguente dizione): “Con ordinanza non impugnabile pronunciata d’ufficio alla prima udienza di comparizione delle parti, ovvero all’udienza successiva…Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio”.
Il passaggio fu inserito all’interno del comma n. 4 bis, dell’art. 8, del D. Lgs. n. 28/10.
Successivamente, in occasione della conversione in legge del Decreto, la prima parte della previsione fu espunta, e rimase solo la sanzione propriamente detta: “All’articolo 8, comma 5, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio” (art.35-sexies legge n.148/11 di conversione del decreto legge n. 138/11).
In pratica, di quella parte del comma 4 bis dell’art. 8 D. Lgs n. 28/10, il primo periodo è rimasto in vigore solo sessanta giorni, cioè solo il tempo della conversione in legge della ‘manovra bis’, ma nonostante questo fugace passaggio ha evidentemente lasciato il segno in qualche magistrato che infatti ancora utilizza questa che è comunque rimasta una possibilità, anche se non più un automatismo, rimesso alla valutazione del giudice.
E invero questa possibilità conferisce un potere formidabile alla sanzione, perché separandola dalla finale condanna alle spese, di cui costituirebbe solo una minima parte finendo col (con)fondersene, evidenzia in modo molto più efficace alla parte che non ha partecipato alla mediazione le conseguenze del suo agire.

Tribunale di Civitavecchia ordinanza del 15/1/16 – Giudice Dott.sa Maria Flora Febbraro
Si estende nel Foro di Civitavecchia l’orientamento relativo al principio di effettività, già sostenuto da alcuni magistrati. La dottoressa Maria Flora Febbraro in un’ordinanza del 15 gennaio 2016 (leggi qui: https://gallery.mailchimp.com/47a66c495fa2c69d15132e704/files/Tribunale_Civitavecchia_15_1_16.pdf), rilevato che la procedura di mediazione, prevista quale condizione di procedibilità della domanda, “è stata esperita dagli attori e dagli interventori ma non si è conclusa non essendo iniziata dopo il primo incontro“, dispone la prosecuzione del procedimento di mediazione, rinviando la causa.

Tribunale di Verona sentenza del 16/2/16 – Giudice Dott. Massimo Vaccari
La sentenza (leggi qui: https://gallery.mailchimp.com/47a66c495fa2c69d15132e704/files/Tribunale_Civitavecchia_15_1_16.pdf) si occupa di una domanda relativa a una somma di denaro a titolo di compenso professionale o risarcimento danni, quindi al di fuori dell’area della mediazione obbligatoria come condizione di procedibilità.
Il giudice commina la sanzione alla parte chiamata che non ha partecipato alla mediazione senza giustificato motivo, nonostante la volontarietà del procedimento, sulla base della considerazione che la sanzione è prevista all’interno di una norma – l’art. 8, comma 4 bis, secondo periodo – “che regola il procedimento di mediazione in generale.”
Inoltre, il magistrato esamina le prove anche alla luce della mancata partecipazione dei chiamati al procedimento – ex art. 116 c.p.c. – al fine di trarre argomenti, a favore dell’attore, dalla mancata partecipazione dei convenuti alla mediazione. Anche se poi la decisione finale non ne sopporta alcuna conseguenza, poiché “le risultanze fin qui illustrate … non possono essere sovvertite da – quel – solo argomento di prova”.
Il magistrato infine esamina anche la mancata accettazione, da parte dei convenuti vittoriosi, della proposta conciliativa da lui stesso formulata in corso di causa e accettata dall’attore, anche in questo caso non facendone seguire una condanna alle spese ex art. 91 c.p.c., dato che la sentenza non riconosce nessuna somma a carico di coloro che hanno rifiutato la proposta di cui all’art.185 bis c.p.c., e quindi è evidente il giustificato motivo dei convenuti.
Questo provvedimento è rilevante perché denota una reale conoscenza ed un’attenzione particolare alle procedure di composizione alternativa delle controversie in generale, anche se, verosimilmente, il motivo principale per cui sarà ricordata è l’applicazione della sanzione per la mancata partecipazione al procedimento in un caso di mediazione volontaria.

Tribunale di Roma ordinanza del 25/1/2016 – Giudice Dott. Massimo Moriconi
Questa ordinanza (leggi qui: https://gallery.mailchimp.com/47a66c495fa2c69d15132e704/files/Tribunale_di_Roma_25_1_16.pdf) del dott. Moriconi tratta del principio di riservatezza, per sottolineare come questa non operi “per espressa disposizione di legge contro la volontà della parte dichiarante”. Pertanto, secondo il magistrato, qualora lo richieda la parte che non intende proseguire nella mediazione, il mediatore dovrà verbalizzare le ragioni addotte dalla stessa parte a supporto del suo rifiuto. In tal modo il giudice le potrà valutare alla luce del giustificato motivo. In mancanza di tali dichiarazioni il giudice non potrà valutare le ragioni delle parti non aderenti alla mediazione vera e propria, e di conseguenza sarà automatica la valutazione negativa della mancata partecipazione.
Il Tribunale di Roma sposta quindi il momento dell’allegazione delle motivazioni per non procedere alla mediazione facendolo retroagire dal processo alla mediazione. Ma, senza entrare nel merito della discussione sulla partecipazione al solo primo incontro o alla mediazione nella sua interezza, notiamo che la legge condanna la parte “costituita” che non ha partecipato senza giustificato motivo al procedimento, quindi la dizione dell’art.8 comma 4 bis fa pensare che la parte che si costituisca in giudizio possa allegare fatti a sua discolpa rilevanti in merito alla mancata partecipazione.
Se disattende il contenuto di questa ordinanza il mediatore rischia invece di far condannare la parte che un giustificato motivo lo aveva, e voleva anche che fosse inserito nel verbale di mediazione, poiché non sarebbe consentito poi allegarlo in giudizio.
Una responsabilità per i mediatori, che si dovranno barcamenare tra la necessità di non penalizzare le parti e il pericolo che il verbale di mediazione divenga uno strumento distorto sottratto alla loro autonomia.
Una seconda raccomandazione contenuta nell’ordinanza è che i mediatori mettano al corrente le parti in mediazione delle novità e degli indirizzi della giurisprudenza recente in ambito di mediazione, e questo e senz’altro condivisibile oltre che di stimolo per i mediatori che avranno una ragione in più per tenersi costantemente aggiornati.

Commissione ADR del C.N.F.
Il 2 marzo p.v. è convocata la prima seduta della Commissione ADR del C.N.F. in composizione ‘allargata’ (qui).
Faremo il possibile per darvi conto dello svolgimento dei relativi lavori nelle prossime NL.

Assemblea del Coordinamento della Conciliazione Forense.
Al Coordinamento della Conciliazione Forense – associazione nata nel 2008 con lo scopo di coordinare le iniziative di Ordini, Associazioni ed Unioni Forensi nel campo della risoluzione alternativa delle controversie ed, in particolare, della conciliazione – hanno ad oggi aderito gli Ordini di Ancona, Ascoli Piceno, Bari, Bassano del Grappa, Bergamo, Brescia, Bologna, Bolzano, Busto Arsizio, Crema, Fermo, Ferrara, Firenze, Foggia, Forlì-Cesena, Ivrea, L’Aquila, Latina, Macerata, Mantova, Matera, Messina, Milano, Modena, Monza, Nocera Inferiore, Nola, Palermo, Parma, Pavia, Perugia, Pesaro, Pescara, Pinerolo, Pordenone, Prato, Roma, Ravenna, Rossano, Rovereto, Spoleto, Teramo, Terni, Tivoli, Trento, Treviso, Venezia, Verbania e Verona.
I prossimi 7 e 8 aprile i delegati degli Ordini aderenti parteciperanno alla XVI Assemblea nazionale del Coordinamento che si terrà in Bologna ove potrebbe intervenire anche il Ministro della Giustizia.

UNAM – UNIONE NAZIONALE AVVOCATI per la MEDIAZIONE è l’Unione dei professionisti del mondo forense e dei giuristi d’impresa che sostengono e promuovono la negoziazione, la mediazione e le metodologie consensuali in genere, quali modalità privilegiate e appropriate di risoluzione delle controversie.
Lo scopo principale che si pone UNAM è quello di promuovere e diffondere, in ambito forense e professionale, una cultura della risoluzione consensuale del contenzioso, attraverso principalmente il ricorso alla mediazione ed alla negoziazione diretta tra le parti, assistite da un avvocato.
UNAM si pone altresì i seguenti ulteriori obiettivi:
– costituire una rete di professionisti del mondo forense particolarmente sensibili, avvezzi e preparati alla risoluzione consensuale e negoziale delle controversie, identificabili per la loro stessa appartenenza ad UNAM;
– approfondire, studiare ed elaborare modelli avanzati di procedure di risoluzione stragiudiziale delle controversie, nonché percorsi formativi per professionisti che vogliano proporsi come esperti di questo approccio;
– promuovere ed implementare, nel pieno rispetto del quadro normativo e deontologico forense, una forma di specializzazione per tutti gli avvocati che siano interessati a pubblicizzare la loro peculiare propensione ed esperienza per la risoluzione consensuale e negoziale delle controversie.

ASSOCIAZIONE U.N.A.M.
Via Nazario Sauro 16
00195 Roma
Cod. Fisc. 97806930588
Tel. / Fax 0639738662
e-mail info@unam.it
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Per snellire la giustizia è necessario riattivare l’istituto della mediazione

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di Bruno Ferraro (Presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione)

Libero, 10 febbraio 2016

Ogni anno, con l’apertura dell’anno giudiziario presso le Corti di Appello e di Cassazione, si ripete il ritornello di una giustizia troppo lenta, i cui tempi sono ben al di sotto degli standard europei e non invogliano gli investitori stranieri a operare sul nostro territorio. Discorso analogo si fa sulla burocrazia, che fa perdere fino a cento giorni di lavoro all’anno, giorni sottratti all’attività di impresa.

Nel 2010, con l’introduzione della mediazione obbligatoria, si tentò un deciso passo in avanti, allineandosi ai Paesi europei e americani che la praticano dagli anni Settanta con esiti positivi. Personalmente, sposando la cultura della mediazione, ne sottolineai l’utilità, la modernità, un’intrinseca superiorità rispetto alla stessa giurisdizione. Quest’ultima infatti risolve un contenzioso con pesanti costi ed enormi ritardi, mentre la mediazione restituisce alle parti un ruolo di protagonisti, aiutandole a trovare, con la collaborazione di un mediatore terzo, una soluzione equilibrata, che soddisfa entrambi i litiganti ed evita penosi strascichi giudiziari. L’obbligatorietà delle procedure di mediazione era necessaria per innescare un processo virtuoso che avrebbe trasformato una realtà di irriducibile contrapposizione facendo nascere nel nostro Paese quella cultura della mediazione che, altrove, si è ormai affermata.

Sappiamo come è andata. L’ostilità della categoria forense è stata immediata, fondandosi su argomentazioni in gran parte strumentali: impreparazione dei mediatori, costi, durata delle procedure. A nulla è valso rimarcare l’esistenza di corsi di formazione e aggiornamento, la presenza di tariffe ministeriali, la vigilanza sugli organismi, la previsione di una durata molto contenuta rispetto ai tempi del tribunale.

È intervenuta ad un certo punto la Corte Costituzionale che non dichiarò illegittima la mediazione ma che il governo, introducendo l’obbligatorietà, aveva violato la delega conferitagli dal Parlamento incorrendo in un eccesso. Molti organismi hanno chiuso per impossibilità di sostenere i costi (una sede, almeno due segretari, una fideiussione bancaria di notevole importo). Gli interventi successivi del legislatore sono stati meri palliativi. L’obbligatorietà è stata limitata a poche materie: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con un altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, contratti bancari e contratti finanziari.

La mancata partecipazione alla procedura non è stata adeguatamente sanzionata. L’obbligo per il legale di informare il cliente sulla possibilità della mediazione si risolve in una firma apposta in calce a un prestampato. Si è data la possibilità di far comparire innanzi al mediatore non le parti ma i loro legali: gli avvocati sono diventati mediatori di diritto, quindi esentati dall’obbligo di frequentare un corso di preparazione. E stata introdotta la cosiddetta negoziazione assistita, strumento con cui gli avvocati possono evitare la mediazione anticipandola attraverso libere trattative stragiudiziali. Il bilancio è sotto i nostri occhi. Crescono i giudizi, si allungano i tempi, aumentano i costi, la giustizia civile attraversa una crisi profonda. Quale speranza per uscire dalla “morta gora”? La speranza riposa nei giudici e nell’Europa. I primi possono ampliare gli spazi della mediazione delegata, assegnando alle parti un termine per effettuarla. L’Europa potrebbe e dovrebbe intervenire per sanzionare la sostanziale disapplicazione, da parte dell’Italia, dell’istituto. Ci pensi soprattutto il governo Renzi, se lo vuole, ad adottare le contromisure. Per essere, almeno in questo, veramente europei.