Quando una vecchia notizia continua a distruggere reputazione, lavoro e vita personale
“Avvocato, ogni volta che qualcuno cerca il mio nome su Google trova ancora quell’articolo.”
Negli ultimi anni questa frase è diventata sempre più frequente.
Vecchie vicende giudiziarie, articoli di cronaca, indagini concluse da anni, notizie incomplete o non aggiornate continuano spesso a comparire nei risultati dei motori di ricerca, con conseguenze pesantissime sulla reputazione personale e professionale di chi ne è coinvolto.
Molte persone pensano che non si possa fare nulla.
Altre credono che esista soltanto il cosiddetto “diritto all’oblio”.
La realtà è molto diversa.
Non esiste solo il diritto all’oblio
La tutela della reputazione online oggi è un settore estremamente complesso e articolato.
In molti casi è possibile ottenere:
- la deindicizzazione da Google;
- la rimozione del risultato dalle ricerche effettuate con nome e cognome;
- l’anonimizzazione dell’articolo;
- la rimozione di pagine aggregate o profili automatici;
- l’aggiornamento della notizia;
- la limitazione dell’indicizzazione sui motori di ricerca;
- interventi presso il Garante Privacy;
- la contestazione di risultati non pertinenti o associati erroneamente al nominativo della persona.
E non è necessario che l’articolo sia falso.
Questo è un punto fondamentale.
Anche articoli veri possono diventare illeciti o sproporzionati
Molti contenuti erano perfettamente leciti al momento della pubblicazione, ma col passare del tempo possono diventare:
- non aggiornati;
- incompleti;
- sproporzionati;
- privi di interesse pubblico attuale;
- eccessivamente lesivi della reputazione.
Pensiamo, ad esempio, a:
- procedimenti conclusi con assoluzione;
- vecchie indagini mai sfociate in condanne;
- vicende ormai risalenti;
- persone che non svolgono più attività pubbliche o imprenditoriali;
- articoli che riportano soltanto la fase iniziale accusatoria;
- risultati che continuano ad apparire anche quando il nome non compare realmente nel contenuto.
In questi casi è spesso possibile intervenire.
Google non valuta sempre correttamente le richieste
Uno degli aspetti più delicati riguarda il fatto che i motori di ricerca tendono frequentemente a utilizzare risposte standardizzate.
Capita spesso che:
- casi completamente diversi vengano trattati allo stesso modo;
- contenuti non pertinenti vengano associati automaticamente a una persona;
- richieste fondate sul diritto all’oblio vengano confuse con contestazioni sulla veridicità dei fatti;
- articoli molto vecchi continuino a essere ritenuti di interesse pubblico senza una reale verifica dell’attualità della notizia.
Per questo motivo è fondamentale impostare ogni richiesta in modo tecnicamente corretto.
Ogni situazione richiede una strategia diversa
Non esiste una formula valida per tutti i casi.
Vecchie vicende imprenditoriali
Spesso è decisivo dimostrare:
- la cessazione dell’attività;
- l’assenza di ruoli pubblici;
- il tempo trascorso;
- l’assenza di interesse attuale per consumatori o utenti.
Articoli giudiziari
Può essere importante evidenziare:
- assoluzioni;
- archiviazioni;
- prescrizioni;
- esiti favorevoli;
- reinserimento sociale;
- esecuzione della pena.
Pagine aggregate o profili automatici
Molti siti creano automaticamente pagine che raccolgono tutti gli articoli associati a un nome, amplificando enormemente il danno reputazionale.
Risultati non pertinenti
Esistono casi in cui Google collega un nominativo a contenuti nei quali quella persona non è nemmeno citata.
Anche questi casi possono essere contestati.
Non sempre bisogna agire solo contro Google
A seconda della situazione può essere opportuno:
- contattare direttamente la testata giornalistica;
- chiedere anonimizzazione o aggiornamento;
- richiedere misure tecniche che impediscano l’indicizzazione;
- presentare reclamo al Garante Privacy;
- valutare ulteriori azioni a tutela della reputazione personale e professionale.
La reputazione online oggi conta moltissimo
Basta una ricerca su Google per influenzare:
- rapporti professionali;
- opportunità lavorative;
- relazioni commerciali;
- affidabilità percepita;
- vita privata e sociale.
Per questo motivo la tutela della reputazione online richiede non soltanto conoscenze giuridiche, ma anche esperienza pratica nella gestione concreta dei rapporti con:
- motori di ricerca;
- testate giornalistiche;
- piattaforme online;
- Garante Privacy.
Studio Legale Tantalo
Lo Studio assiste privati, professionisti e imprenditori nelle attività di:
- diritto all’oblio;
- deindicizzazione da Google;
- tutela della reputazione online;
- rimozione di articoli e link dannosi;
- anonimizzazione contenuti;
- reclami al Garante Privacy;
- gestione di articoli di cronaca giudiziaria;
- tutela dell’identità digitale.
Ogni posizione viene analizzata singolarmente per individuare la strategia più efficace.
Per informazioni e consulenze
📧 info@studiotantalofornari.it
📞 06 32609190 (anche WhatsApp)
Lascia un commento