Il Parlamento europeo: il modello italiano di mediazione può diventare la ‘best practice’ europea.

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Alla Corte di Cassazione una conferenza internazionale sul giusto rapporto tra giurisdizione e mediazione

ROMA, 19 ottobre – Perché l’istituto della mediazione ad oggi è in procinto di decollare solo in Italia? La risposta in diretta dal Parlamento europeo in occasione della conferenza internazionale dal titolo “Il giusto rapporto tra giurisdizione e mediazione: prima e dopo la Direttiva europea”, tenutasi oggi presso la Corte di Cassazione. In un Aula Magna gremita di partecipanti provenienti dai 5 continenti, Arlene McCarthy, europarlamentare e relatore della Direttiva sulla mediazione delle liti civili e commerciali, annuncia che il Parlamento di Strasburgo ha già depositato un’interrogazione alla Commissione di Bruxelles al fine di: <<esigere dagli Stati membri un numero minimo di mediazioni all’anno, per contribuire in modo concreto e misurabile a facilitare l’accesso alla giustizia dei casi che più lo meritano.>>

Elaborata dai Professori Giuseppe De Palo e Mary Trevor, autori del libro “EU Mediation Law and Practice”, pubblicato giorni fa dalla Oxford University Press, la teoria dell’Indice di Relazione Bilanciata tra processi e mediazioni rintraccia la sua base giuridica nella stessa Direttiva, e mira a vincolare gli Stati membri a trovare un ideale equilibrio tra il numero dei processi e quello delle mediazioni.

Per quanto la Direttiva abbia lasciato gli Stati membri liberi di scegliere se rendere la mediazione obbligatoria o meno, la McCarthy non esita a sottolineare gli insoddisfacenti risultati raggiunti in tutti gli altri Paesi europei e indica nel modello italiano, alla luce dei risultati concreti già apprezzati dal Parlamento europeo a settembre 2011, la “best practice” in materia di mediazione. Occorrerà ovviamente attendere, tra pochissimi giorni, la decisione della Corte Costituzionale sulla materia. In caso di esito favorevole, allora l’esperienza italiana si espanderà in tutta l’Unione.

Ad aprire i lavori il Primo Presidente della Corte di Cassazione, Ernesto Lupo, che ha sottolineato che “la scelta dell’obbligatorietà è stata dovuta alla necessità di forzare un cambiamento culturale che altrimenti sarebbe sicuramente mancato”.
Per Michele Vietti, Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, “il modello vincente di risoluzione alternativa delle controversie ha certamente dalla sua parte questo primo fattore decisivo: la specializzazione, il sapere specialistico.”
Il punto di vista dei consumatori è stato autorevolmente rappresentato da Paolo Martinello, Presidente di Altroconsumo.
La conferenza è stata anche l’occasione per la presentazione degli ultimi dati statistici del Ministero della Giustizia, che mostrano una crescita continua delle mediazioni.

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