Obbligatorietà mediazione

La nuova newsletter di UNAM (UNIONE NAZIONALE AVVOCATI PER LA MEDIAZIONE)

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NEWSLETTER – APRILE 2016

 

In questa newsletter avremmo voluto evidenziare molte cose oltre quelle di cui vi diamo conto – tra cui l’indirizzo sempre più evidente seguito dalla Corte di Appello di Milano nel demandare in mediazione cause giunte al secondo grado di giudizio – ma dobbiamo limitare l’esame della giurisprudenza per dare spazio anche ad eventi conclusi e ancora da svolgersi che riguardano le procedure ADR, come quello promosso dalla nostra sede di Trani.

UNAM TRANI: TAVOLA ROTONDA
A muovere da quest’ultimo riferiamo che il 21 aprile scorso, presso la Biblioteca Storica dell’Ordine Avvocati Trani, si è svolta, in collaborazione con l’O.M.T. (Organismo di mediazione Forense Trani), la tavola rotonda sul tema “Principio di sussidiarietà e risoluzione stragiudiziale delle controversie: L’Avvocato tra alternativa e giurisdizione”.
I lavori sono stati preceduti dalla presentazione dell’UNAM nazionale e locale da parte dell’Avv. Angela Napoletano, socio promotore Unam nonché referente Unam Trani.
Relatori furono l’Avv. Giampaolo Di Marco del Foro di Vasto, l’Avv. Pietro Beretta Anguissola del Foro di Firenze e il Dott. Vincenzo Paolo De Palma, Giudice Ordinario presso il Tribunale di Foggia.
Ha coordinato gli interventi il Dott. Gaetano Catalani, presidente f.f. del Tribunale di Matera.
Alleghiamo una breve sintesi degli interventi (leggi qui).

SEGNALAZIONE EVENTO
Tavola rotonda: La mediazione civile e commerciale verso le nuove frontiere della giurisprudenza.
E’ in calendario per il 18 maggio p.v. in Roma (qui il programma) una tavola rotonda, organizzata dal Comitato ADR & Mediazione, formato in massima parte da Avvocati e presieduto dall’Avv. Luca Tantalo, membro del Comitato Esecutivo di UNAM.
Questo convegno ha, in particolare, lo scopo di illustrare le novità giurisprudenziali relative alla procedura di mediazione e i suoi vantaggi a cittadini, imprese e avvocati. Saranno altresì illustrate le tecniche di preparazione della procedura di mediazione e dell’assistenza dell’avvocato durante la procedura stessa, nonché quelle di redazione dell’accordo e in generale, le novità apportate al D.Lgs. 28/10 dalla recente normativa e dalla giurisprudenza recente, comprese la necessità, prevista dalla legge, della presenza delle parti e dell’effettività del tentativo di mediazione.
Tra gli altri interverranno anche il dott. Massimo Moriconi, Magistrato in servizio presso la XIII sezione del Tribunale di Roma, nonché dell’avv. Marco Marinaro, autore di importanti articoli in materia.

ORDINANZA TRIBUNALE DI VASTO
Torna a far notizia il Tribunale di Vasto: dopo le pronunce dello scorso anno, questa recentissima – del 23 aprile c.a., a firma del dottor Pasquale (leggi qui) – chiarisce che la sanzione per la mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione scatta anche se la parte ha presenziato al primo incontro, perché si deve tenere conto della partecipazione al procedimento nella sua interezza.
Viene qui ribadita anche la tesi – portata avanti dal Tribunale di Roma in alcune recenti pronunce del dottor Massimo Moriconi – che la certezza della bontà delle proprie ragioni e del torto altrui non costituiscono giustificato motivo per non partecipare alla mediazione, dato che senza questi presupposti raramente vi sarebbe ragione di promuovere una controversia giudiziaria.
Utile è poi richiamare l’attenzione sull’ultima considerazione del magistrato, laddove precisa che, esaminata la normativa in vigore, non ravvisa alcun elemento ostativo all’irrogazione della sanzione in qualunque momento del giudizio anteriore alla sentenza. Ricordiamo che nella NL di febbraio u.s. è possibile consultare un riepilogo della successione di norme e di quelle vigenti sul punto, da noi elaborato sotto la presentazione dell’ordinanza del 22/12/15 del Tribunale di Mantova, giudice dott. Mauro Bernardi.

SENTENZA TRIBUNALE DI MONZA 
La pronuncia del Tribunale di Monza del 10 febbraio 2016 (leggi qui), merita di essere citata pur non essendo recentissima perché, al contrario di quella summenzionata, fa discendere ex post dall’infondatezza della domanda il giustificato motivo del convenuto per non aver partecipato al procedimento di mediazione, nonostante fosse stato lo stesso convenuto a sollevare in giudizio la relativa eccezione. Di conseguenza non vengono applicate in questo caso le sanzioni previste dalla legge per il caso di mancata partecipazione senza giustificato motivo.

SENTENZA TRIBUNALE DI BARI
Sulla scia delle recenti ordinanze ascolane si colloca la sentenza n. 14526 in data 25 marzo 2016 del Tribunale di Bari – Dott.sa Fazio, che fa seguito ad almeno un’altra decisione analoga dello stesso magistrato. Il giudice che si trova a dover decidere una controversia vertente in materia bancaria, può anche demandare la stessa ex art. 5 comma 2° del D. Lgs n. 28/10, e corredare l’ordinanza dello schema entro il quale va contenuto l’oggetto della mediazione e degli elementi tecnici di cui si deve tenere conto nella (consulenza tecnica disposta in) mediazione. Ciò sul presupposto che demandare in mediazione una controversia faccia parte del “generale potere di direzione del procedimento spettante al Giudice ex art. 175 cpc”. 

SENTENZA TRIBUNALE DI TORINO (leggi qui)
Chiamato in causa per una ingente somma l’Istituto bancario convenuto ha eccepito l’improcedibilità perché la mediazione obbligatoria si era svolta in assenza dell’avvocato di parte istante, sovvertendo una volta tanto la poco virtuosa consuetudine che vede le banche, e non i loro clienti, presentarsi spesso in mediazione con la sola presenza del delegato dal legale rappresentante.
Alla prima udienza il giudice dottoressa Marino aveva rilevato che non era stato esperito il tentativo obbligatorio di conciliazione, e aveva assegnato un termine per il deposito del verbale dell’incontro che invece parte attrice dichiarava essersi regolarmente svolto prima di promuovere la causa.
L’istituto bancario convenuto, all’avvenuto deposito, insisteva comunque nell’eccezione di improcedibilità, sull’assunto che la mediazione non si era regolarmente svolta perché la parte istante vi aveva partecipato senza l’assistenza dell’avvocato, accompagnata solo da un consulente tecnico.
Il giudice accoglie l’eccezione pregiudiziale mossa dalla Banca convenuta ritenendo che, a norma di legge, non può aversi assolvimento della condizione di procedibilità se la mediazione viene esperita senza l’obbligatoria presenza dell’avvocato insieme alla parte. La condanna è ingente pur se il magistrato non ravvisa gli estremi per l’applicazione delle ‘spese punitive’.

SENTENZA TRIBUNALE DI ROMA
La sesta sezione del Tribunale di Roma, occupandosi di un rapporto locatizio per il quale il giudice Gualtiero Gualtieri aveva disposto il mutamento del rito inviando le parti in mediazione, con la sentenza del 23 febbraio 2016 (leggi qui) ha respinto le originarie domande attoree sull’assunto che l’accordo intervenuto in mediazione tra le stesse costituisca novazione dell’originario diritto fatto valere in giudizio.
La sentenza costituisce il primo esempio conosciuto di mediazione demandata, in cui le parti si ripresentano davanti al magistrato alla udienza fissata da questi per il caso di mediazione fallita, ma non perché l’incontro abbia dato esito negativo, bensì perché all’accordo raggiunto in mediazione è seguito inadempimento di una delle parti agli impegni assunti.
Argomenta il giudice che nell’accordo raggiunto in mediazione le parti hanno qualificato lo stesso come ‘transazione’, e che questa transazione ha natura novativa dato che nell’accordo non viene espressamente previsto che in caso di inadempimento si verifichi una “reviviscenza delle originarie posizioni”. Per il dottor Gualtieri, diversamente concludendo, le parti si troverebbero ad avere due titoli da azionare, al momento della pubblicazione della sentenza: la sentenza stessa, e l’atto di accordo.
Di conseguenza la parte attrice non può chiedere in giudizio la risoluzione per inadempimento della transazione contenuta nell’accordo raggiunto nel corso della mediazione demandata. Il sinallagma: ‘adempimento dell’obbligazione di pagamento – adempimento dell’obbligazione di abbandono del giudizio’, non può essere portato a sostegno della bontà dell’iniziativa di proseguire il giudizio a causa dell’inadempimento al versamento della somma di denaro concordata, perché con l’accordo raggiunto si è ‘estinto’ l’originario diritto ed è cessata la materia del contendere.
Non è così per le altre due parti convenute che, pur intervenendo alla mediazione, non hanno firmato l’accordo. Nei loro confronti è legittimo chiedere la prosecuzione del giudizio, anche se nel caso specifico la domanda di condanna originariamente formulata dall’attore non può essere accolta, per intervenuta carenza di legittimazione passiva del conduttore cedente. Questi infatti è obbligato non in via solidale, ma solo in termini di corresponsabilità sussidiaria rispetto a quella del (dei) cessionario. Il cedente quindi non può essere condannato in questo procedimento, non potendosi configurare più alcun inadempimento dell’obbligazione originaria – ormai estinta per estinzione dell’originario diritto – da parte del cessionario obbligato principale, inadempimento che costituirebbe l’unico presupposto per la responsabilità del cedente, obbligato solo in via sussidiaria. L’ obbligazione originaria è estinta per estinzione dell’originario diritto, ormai sostituito da quello sorto a seguito della stipula dell’accordo di mediazione.

I NUMERI della MEDIAZIONE FORENSE in PIEMONTE.
Vi abbiamo dato conto nella NL di Marzo della costituzione presso l’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia di una “Commissione di studio per l’elaborazione di una riforma organica degli strumenti stragiudiziali di risoluzione delle controversie”. 
Con particolare riferimento alla mediazione, vien da pensare che – anche nell’ottica del monitoraggio (previsto dall’art. 5, comma 1/bis del D.Lvo n. 28/2010, come introdotto dal D.L. n. 69/2013, conv., con modd., dalla L. n. 98/2013) degli esiti della (re)introduzione della c.d. ‘mediazione obbligatoria’ – la Commissione dovrà occuparsi altresì di valutare la congruità, rispetto allo scopo deflattivo della giurisdizione, delle materie per le quali l’esperimento del procedimento costituisce condizione di procedibilità del giudizio.
In proposito pubblichiamo i dati – raccolti ed elaborati dall’Avvocato Mauro Carlo Bonini, membro del Comitato Esecutivo di UNAM – relativi alla mediazione presso gli OO.d.M. dei CC.OO.AA. del Piemonte (leggi qui).
Non è questa la sede per un’approfondita analisi, ma può valer la pena comunque abbozzare alcune brevissime considerazioni.
In occasione dell’apertura dei lavori della summenzionata Commissione, il Ministro Orlando affermava che ”nei confronti degli strumenti stragiudiziali di risoluzione delle controversie esiste una certa diffidenza che va battuta con un progressivo sviluppo di una cultura della conciliazione in tutto il Paese”.
Detto che rispetto al momento della prima introduzione della mediazione nel nostro ordinamento, si son fatti certamente enormi passi in avanti, resta il fatto che l’assunto del Ministro parrebbe trovare conferma nei numeri.
L’elaborato che pubblichiamo ci dice che in Piemonte su 3087 procedimenti di mediazione avviati e conclusi (3450 – 363 pendenti), il 50% si è chiuso per mancata comparizione della parte invitata: percentuale che sale al 78,15% se si considerano anche i procedimenti non proseguiti oltre il ‘primo incontro’.
Tali dati non debbono però allarmare perché assai diverse sono le conclusioni cui si giunge analizzando le singole materie.
Per esempio, le mancate comparizioni si attestano intorno al 30% nelle questioni attinenti diritti reali, divisioni e successioni ereditarie, mentre salgono al 74% laddove si discuta di responsabilità medica ed addirittura oltre l’80% in tema di contratti assicurativi.
Tutt’altro che irrilevanti sono, poi, i numeri relativi agli esiti positivi dei procedimenti proseguiti oltre il ‘primo incontro’ che, complessivamente considerati, superano abbondantemente il 50%.
Si può quindi ritenere che, nell’ambito dell’attività di esame delle statistiche (nazionali) e connessa revisione della normativa sugli strumenti ADR, si tratterà di valutare l’introduzione di correttivi in tema di mediazione che, da un lato, incentivino le parti a confrontarsi concretamente avanti il mediatore (ulteriori benefici fiscali e/o più efficaci ‘sanzioni’ per la mancata partecipazione e/o previsione di condizioni ricorrendo le quali una consulenza tecnica possa essere utilizzata nell’eventuale successivo giudizio …) e, dall’altro, eventualmente, indirizzino alcune materie verso altri metodi di risoluzione stragiudiziale delle controversie.

 

UNAM – UNIONE NAZIONALE AVVOCATI per la MEDIAZIONE è l’Unione dei professionisti del mondo forense e dei giuristi d’impresa che sostengono e promuovono la negoziazione, la mediazione e le metodologie consensuali in genere, quali modalità privilegiate e appropriate di risoluzione delle controversie.
Lo scopo principale che si pone UNAM è quello di promuovere e diffondere, in ambito forense e professionale, una cultura della risoluzione consensuale del contenzioso, attraverso principalmente il ricorso alla mediazione ed alla negoziazione diretta tra le parti, assistite da un avvocato.
UNAM si pone altresì i seguenti ulteriori obiettivi:
– costituire una rete di professionisti del mondo forense particolarmente sensibili, avvezzi e preparati alla risoluzione consensuale e negoziale delle controversie, identificabili per la loro stessa appartenenza ad UNAM;
– approfondire, studiare ed elaborare modelli avanzati di procedure di risoluzione stragiudiziale delle controversie, nonché percorsi formativi per professionisti che vogliano proporsi come esperti di questo approccio;
– promuovere ed implementare, nel pieno rispetto del quadro normativo e deontologico forense, una forma di specializzazione per tutti gli avvocati che siano interessati a pubblicizzare la loro peculiare propensione ed esperienza per la risoluzione consensuale e negoziale delle controversie.

 

 

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Convegno La mediazione civile e commerciale. Le nuove frontiere della giurisprudenza – 18 MAGGIO 2016 – SAVE THE DATE

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Il Comitato ADR & Mediazione è orgoglioso di presentare la tavola rotonda, organizzata grazie alla preziosa collaborazione di Maria Cristina Biolchini, Maria Rosaria Di Chio, Lorenza M. Villa, Pietro Elia e Andrea Ceccobelli, dal titolo “La mediazione civile e commerciale. Le nuove frontiere della giurisprudenza”.

L’evento, di particolare importanza alla luce degli interessanti interventi della giurisprudenza in materia, si terrà a Roma il 18 maggio, presso l’Aula Magna della Chiesa Valdese – Via P. Cossa, 40, e vedrà la partecipazione di illustri ospiti quali Marco Marinaro, Massimo Moriconi, Maria Agnino, Alberto Mascia e Fabio Valerini. La partecipazione è gratuita. Sono stati richiesti i crediti formativi all’Ordine degli Avvocati di Roma. La prenotazione è obbligatoria e si effettua esclusivamente via e mail all’indirizzo: info@comitatoadrmediazione.it. Vi aspettiamo numerosi!

Programma convegno immagine

LA NUOVA NEWSLETTER DI UNAM

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NEWSLETTER – FEBBRAIO 2016

L’inizio del 2016 ha visto il consolidarsi, nelle mediazioni delegate, di quel principio di effettività della mediazione quando questa è condizione di procedibilità dell’azione, che è stato fissato dal Tribunale di Firenze ed esemplificato nella famosa ordinanza della dottoressa Luciana Breggia del 2014 e che via via si è esteso a macchia d’olio nelle pronunce dei giudici di Tribunale italiani.
Tra le varie pronunce in tema la più rilevante è la sentenza del Tribunale di Busto Arsizio, che ripercorre nella motivazione tutte le argomentazioni dell’ordinanza suddetta ed ha destato interesse tra gli operatori del settore anche perché si pone in contrasto con la recente pronuncia di legittimità in cui era stato stabilito in capo a quale soggetto fosse l’onere di attivazione del procedimento in caso di opposizione a decreto ingiuntivo.
Già all’indomani della nota sentenza della Corte di cassazione (Cass. Civ., Sez. III, n. 24629/15, pubblicata il 3 dicembre 2015), che aveva disciplinato le conseguenze del mancato esperimento della mediazione obbligatoria nel caso di opposizione a decreto ingiuntivo, ponendo l’improcedibilità a carico dell’opponente, ci sono state le prime pronunce di merito difformi, provenienti dal Foro fiorentino (Trib. Firenze ord. 17/1/16 – G. Dott. Riccardo Guida; Trib. Firenze ord. 16/2/16 – G. Dott.sa Breggia) e che pongono quindi in capo all’opposto l’onere di attivare la mediazione dopo l’udienza per la concessione della provvisoria esecuzione del decreto. Pronunce interne al giudizio, queste ultime, quindi suscettibili di dettare regole che porteranno conseguenze a seconda di come le parti seguiranno le indicazioni dei magistrati.

Il Tribunale di Busto Arsizio in contrasto con la Corte di Cassazione
Tra queste pronunce però si inserisce una sentenza del Tribunale di Busto Arsizio, emessa il tre febbraio scorso dalla III sezione, giudice dott.sa Eugenia Pupa (leggi qui: https://gallery.mailchimp.com/47a66c495fa2c69d15132e704/files/sentenza_Busto_Arsizio.pdf), che comporta conseguenze definitive a carico della parte opposta .
Nel corso del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto da un istituto bancario contro un correntista, il magistrato aveva inviato le parti in mediazione nel corso dell’udienza preposta, non si evince dal tenore della sentenza se ponendo a carico di una delle parti l’onere di attivazione del procedimento o se disponendo semplicemente per l’invio in mediazione con la concessione dei termini.
Le parti avevano avviato la mediazione e nel corso del primo incontro l’istituto di credito opposto si era limitato a dichiarare che non sussistevano i presupposti per proseguire nella mediazione.
La sentenza non entra nel merito della causa, decidendo in via preliminare per l’ “improcedibilità della domanda monitoria.”
La sentenza esamina compiutamente l’iter logico percorso dal giudice di legittimità nella motivazione della sentenza n. 24629 succitata, per confutarne dettagliatamente le conclusioni, soprattutto dal punto di vista della compatibilità costituzionale con il principio di cui all’art. 24: “…in quanto appare ricollegare l’onere di intraprendere la mediazione alla scelta della parte di instaurare un giudizio di opposizione avverso un provvedimento reso in assenza di contraddittorio e sulla base di un’istruzione sommaria, quasi come se la mediazione fosse una sorta di sanzione nei confronti di chi agisce in giudizio”.
La motivazione è esaustiva anche dal punto di vista dell’illustrazione circa il principio di effettività della mediazione, e riprende i punti salienti fissati dalla dottoressa Breggia.
Il magistrato conclude infine disponendo la revoca del decreto ingiuntivo opposto, ribadendo che: ”il mancato perfezionamento della condizione di procedibilità della mediazione comporta l’improcedibilità non già dell’opposizione, bensì della domanda monitoria.”

Tribunale di Verona ordinanza del 18/12/15 – Giudice Dott. Massimo Vaccari
In questa ordinanza (leggi qui:https://gallery.mailchimp.com/47a66c495fa2c69d15132e704/files/Tribunale_Verona_18_12_15.pdf ) il magistrato affronta la questione della condizione di procedibilità in procedimenti oggettivamente e soggettivamente complessi, rilevando incidentalmente come non sia affatto pacifico che la mediazione obbligatoria sia applicabile anche a processi, come quello in oggetto, che vede degli attori principali, degli intervenuti e dei terzi chiamati, con pluralità di domande, anche da parte dei soggetti intervenuti.
La conclusione è che la mediazione – demandata – diviene condizione di procedibilità anche delle domande fatte valere nel corso del processo dal convenuto, dai terzi chiamati e dall’attore in forma di reconventio reconventionis, soprattutto nel caso in specie, ove la domanda o le domande cumulate non vanno ad aggiungersi alla domanda principale che già sia stata sottoposta a mediazione, poiché anzi era stata eccepita dal terzo chiamato proprio la mancata attivazione del procedimento obbligatorio. Nella fattispecie in esame si deve quindi senz’altro estendere la mediazione alle domande cumulate, che tutte devono fare parte del procedimento mediatorio.

Tribunale di Mantova ordinanza del 22/12/15 – Giudice Dott. Mauro Bernardi
Il Tribunale di Mantova (leggi qui: https://gallery.mailchimp.com/47a66c495fa2c69d15132e704/files/Tribunale_Mantova_22_12_15.pdf) torna sulla questione del momento processuale idoneo ad irrogare la sanzione prevista dal D.Lgs. n. 28/10, che pone a carico della parte che non abbia partecipato al procedimento di mediazione senza giustificato motivo il pagamento di una somma pari al contributo unificato relativo a quel procedimento. Per il Giudice dott. Bernardi, dato che la sanzione è scollegata dalla soccombenza nella causa, può essere disposta anche alla prima udienza a mezzo di ordinanza. Il magistrato illustra nella decisione i passaggi logico–giuridici che lo hanno portato a questa conclusione. La decisione ha dei precedenti: per esempio, ricordiamo il Tribunale di Firenze, III sezione, giudice Riccardo Guida, che commina la sanzione – a carico dell’Istituto bancario convenuto – già con l’ordinanza (del 3/6/15: leggi qui) con cui concede alle parti i termini ex art. 183 c.p.c. .
La pronuncia in esame ci offre l’occasione per riflettere sull’importanza che avrebbe avuto questa previsione introdotta nel 2011 col Decreto Legge n. 138/11, detto ‘manovra bis’, e purtroppo caducata dalla conversione in legge. Con questo decreto fu introdotta per la prima volta sia la previsione di una sanzione da irrogare per la mancata partecipazione senza giustificato motivo alla procedura di mediazione, sia il momento in cui questa doveva essere comminata (già alla prima udienza, con la seguente dizione): “Con ordinanza non impugnabile pronunciata d’ufficio alla prima udienza di comparizione delle parti, ovvero all’udienza successiva…Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio”.
Il passaggio fu inserito all’interno del comma n. 4 bis, dell’art. 8, del D. Lgs. n. 28/10.
Successivamente, in occasione della conversione in legge del Decreto, la prima parte della previsione fu espunta, e rimase solo la sanzione propriamente detta: “All’articolo 8, comma 5, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio” (art.35-sexies legge n.148/11 di conversione del decreto legge n. 138/11).
In pratica, di quella parte del comma 4 bis dell’art. 8 D. Lgs n. 28/10, il primo periodo è rimasto in vigore solo sessanta giorni, cioè solo il tempo della conversione in legge della ‘manovra bis’, ma nonostante questo fugace passaggio ha evidentemente lasciato il segno in qualche magistrato che infatti ancora utilizza questa che è comunque rimasta una possibilità, anche se non più un automatismo, rimesso alla valutazione del giudice.
E invero questa possibilità conferisce un potere formidabile alla sanzione, perché separandola dalla finale condanna alle spese, di cui costituirebbe solo una minima parte finendo col (con)fondersene, evidenzia in modo molto più efficace alla parte che non ha partecipato alla mediazione le conseguenze del suo agire.

Tribunale di Civitavecchia ordinanza del 15/1/16 – Giudice Dott.sa Maria Flora Febbraro
Si estende nel Foro di Civitavecchia l’orientamento relativo al principio di effettività, già sostenuto da alcuni magistrati. La dottoressa Maria Flora Febbraro in un’ordinanza del 15 gennaio 2016 (leggi qui: https://gallery.mailchimp.com/47a66c495fa2c69d15132e704/files/Tribunale_Civitavecchia_15_1_16.pdf), rilevato che la procedura di mediazione, prevista quale condizione di procedibilità della domanda, “è stata esperita dagli attori e dagli interventori ma non si è conclusa non essendo iniziata dopo il primo incontro“, dispone la prosecuzione del procedimento di mediazione, rinviando la causa.

Tribunale di Verona sentenza del 16/2/16 – Giudice Dott. Massimo Vaccari
La sentenza (leggi qui: https://gallery.mailchimp.com/47a66c495fa2c69d15132e704/files/Tribunale_Civitavecchia_15_1_16.pdf) si occupa di una domanda relativa a una somma di denaro a titolo di compenso professionale o risarcimento danni, quindi al di fuori dell’area della mediazione obbligatoria come condizione di procedibilità.
Il giudice commina la sanzione alla parte chiamata che non ha partecipato alla mediazione senza giustificato motivo, nonostante la volontarietà del procedimento, sulla base della considerazione che la sanzione è prevista all’interno di una norma – l’art. 8, comma 4 bis, secondo periodo – “che regola il procedimento di mediazione in generale.”
Inoltre, il magistrato esamina le prove anche alla luce della mancata partecipazione dei chiamati al procedimento – ex art. 116 c.p.c. – al fine di trarre argomenti, a favore dell’attore, dalla mancata partecipazione dei convenuti alla mediazione. Anche se poi la decisione finale non ne sopporta alcuna conseguenza, poiché “le risultanze fin qui illustrate … non possono essere sovvertite da – quel – solo argomento di prova”.
Il magistrato infine esamina anche la mancata accettazione, da parte dei convenuti vittoriosi, della proposta conciliativa da lui stesso formulata in corso di causa e accettata dall’attore, anche in questo caso non facendone seguire una condanna alle spese ex art. 91 c.p.c., dato che la sentenza non riconosce nessuna somma a carico di coloro che hanno rifiutato la proposta di cui all’art.185 bis c.p.c., e quindi è evidente il giustificato motivo dei convenuti.
Questo provvedimento è rilevante perché denota una reale conoscenza ed un’attenzione particolare alle procedure di composizione alternativa delle controversie in generale, anche se, verosimilmente, il motivo principale per cui sarà ricordata è l’applicazione della sanzione per la mancata partecipazione al procedimento in un caso di mediazione volontaria.

Tribunale di Roma ordinanza del 25/1/2016 – Giudice Dott. Massimo Moriconi
Questa ordinanza (leggi qui: https://gallery.mailchimp.com/47a66c495fa2c69d15132e704/files/Tribunale_di_Roma_25_1_16.pdf) del dott. Moriconi tratta del principio di riservatezza, per sottolineare come questa non operi “per espressa disposizione di legge contro la volontà della parte dichiarante”. Pertanto, secondo il magistrato, qualora lo richieda la parte che non intende proseguire nella mediazione, il mediatore dovrà verbalizzare le ragioni addotte dalla stessa parte a supporto del suo rifiuto. In tal modo il giudice le potrà valutare alla luce del giustificato motivo. In mancanza di tali dichiarazioni il giudice non potrà valutare le ragioni delle parti non aderenti alla mediazione vera e propria, e di conseguenza sarà automatica la valutazione negativa della mancata partecipazione.
Il Tribunale di Roma sposta quindi il momento dell’allegazione delle motivazioni per non procedere alla mediazione facendolo retroagire dal processo alla mediazione. Ma, senza entrare nel merito della discussione sulla partecipazione al solo primo incontro o alla mediazione nella sua interezza, notiamo che la legge condanna la parte “costituita” che non ha partecipato senza giustificato motivo al procedimento, quindi la dizione dell’art.8 comma 4 bis fa pensare che la parte che si costituisca in giudizio possa allegare fatti a sua discolpa rilevanti in merito alla mancata partecipazione.
Se disattende il contenuto di questa ordinanza il mediatore rischia invece di far condannare la parte che un giustificato motivo lo aveva, e voleva anche che fosse inserito nel verbale di mediazione, poiché non sarebbe consentito poi allegarlo in giudizio.
Una responsabilità per i mediatori, che si dovranno barcamenare tra la necessità di non penalizzare le parti e il pericolo che il verbale di mediazione divenga uno strumento distorto sottratto alla loro autonomia.
Una seconda raccomandazione contenuta nell’ordinanza è che i mediatori mettano al corrente le parti in mediazione delle novità e degli indirizzi della giurisprudenza recente in ambito di mediazione, e questo e senz’altro condivisibile oltre che di stimolo per i mediatori che avranno una ragione in più per tenersi costantemente aggiornati.

Commissione ADR del C.N.F.
Il 2 marzo p.v. è convocata la prima seduta della Commissione ADR del C.N.F. in composizione ‘allargata’ (qui).
Faremo il possibile per darvi conto dello svolgimento dei relativi lavori nelle prossime NL.

Assemblea del Coordinamento della Conciliazione Forense.
Al Coordinamento della Conciliazione Forense – associazione nata nel 2008 con lo scopo di coordinare le iniziative di Ordini, Associazioni ed Unioni Forensi nel campo della risoluzione alternativa delle controversie ed, in particolare, della conciliazione – hanno ad oggi aderito gli Ordini di Ancona, Ascoli Piceno, Bari, Bassano del Grappa, Bergamo, Brescia, Bologna, Bolzano, Busto Arsizio, Crema, Fermo, Ferrara, Firenze, Foggia, Forlì-Cesena, Ivrea, L’Aquila, Latina, Macerata, Mantova, Matera, Messina, Milano, Modena, Monza, Nocera Inferiore, Nola, Palermo, Parma, Pavia, Perugia, Pesaro, Pescara, Pinerolo, Pordenone, Prato, Roma, Ravenna, Rossano, Rovereto, Spoleto, Teramo, Terni, Tivoli, Trento, Treviso, Venezia, Verbania e Verona.
I prossimi 7 e 8 aprile i delegati degli Ordini aderenti parteciperanno alla XVI Assemblea nazionale del Coordinamento che si terrà in Bologna ove potrebbe intervenire anche il Ministro della Giustizia.

UNAM – UNIONE NAZIONALE AVVOCATI per la MEDIAZIONE è l’Unione dei professionisti del mondo forense e dei giuristi d’impresa che sostengono e promuovono la negoziazione, la mediazione e le metodologie consensuali in genere, quali modalità privilegiate e appropriate di risoluzione delle controversie.
Lo scopo principale che si pone UNAM è quello di promuovere e diffondere, in ambito forense e professionale, una cultura della risoluzione consensuale del contenzioso, attraverso principalmente il ricorso alla mediazione ed alla negoziazione diretta tra le parti, assistite da un avvocato.
UNAM si pone altresì i seguenti ulteriori obiettivi:
– costituire una rete di professionisti del mondo forense particolarmente sensibili, avvezzi e preparati alla risoluzione consensuale e negoziale delle controversie, identificabili per la loro stessa appartenenza ad UNAM;
– approfondire, studiare ed elaborare modelli avanzati di procedure di risoluzione stragiudiziale delle controversie, nonché percorsi formativi per professionisti che vogliano proporsi come esperti di questo approccio;
– promuovere ed implementare, nel pieno rispetto del quadro normativo e deontologico forense, una forma di specializzazione per tutti gli avvocati che siano interessati a pubblicizzare la loro peculiare propensione ed esperienza per la risoluzione consensuale e negoziale delle controversie.

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Per la Banca Mondiale, l’Italia è leader nell’accesso alla risoluzione stragiudiziale delle controversie (di Leonardo D’Urso)

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Pochi giornali hanno riportato la notizia del peggioramento dell’Italia nel rapporto Doing Business 2016 pubblicato annualmente dalla Banca Mondiale, che confronta le norme di 189 paesi sulla facilità di “fare impresa”. L’Italia si posizione al 45° posto tra la Bielorussia e il Montenegro nella classifica generale (perdendo un posto rispetto al 2015) e peggiora in 7 indici sui 10 presi in considerazione, tra cui i più significativi Dealing with Construction Permits e Getting Credit. L’unico avanzamento viene registrato nell’indice Enforcing Contracts anche grazie al punteggio a pieni voti sull’accesso alle procedure di risoluzione alternative delle controversie (ADRAlternative Dispute Resolution).

Metodologia utilizzata. Per non cadere nell’errore di pensare che la classifica viene redatta dai funzionari della Banca Mondiale, occorre chiarire la metodologia utilizzata. A dei professionisti locali viene chiesto di rispondere a questionari basati su 10 scenari uguali in tutto il mondo con cui una media impresa deve confrontarsi. Dai tempi e i costi per registrare una nuova azienda, a quelli per ottenere i permessi per costruire un capannone e per pagare le tasse (in Italia ci vogliono ben 269 ore all’anno per compilare i moduli per pagare le tasse!) fino a quelli per recuperare un credito commerciale per via giudiziaria e gestire un fallimento. Nel caso dell’Italia, i contributors dei vari indici sono stati complessivamente 187 tra i professionisti della società di consulenza PwC e dei più noti studi legali.

La nostra giustizia civile tra il Gambia e il Qatar. L’unico miglioramento significativo di 13 posizioni è registrato dall’indice Enforcing Contract, che misura la facilità di recuperare un credito commerciale per via giudiziaria, in cui l’Italia si posiziona al 111° posto rispetto al 124° posto dell’anno scorso (riclassificato secondo i nuovi criteri) sulle 189 nazioni prese in considerazione. Un risultato in chiaroscuro. Da un lato l’avanzamento rappresenta sicuramente un passo significativo nella giusta direzione soprattutto alla luce della perdita di posizione in tutti gli altri indici. Dall’altro se consideriamo che la Francia è al 12° posto, la Germania al 14°, la Gran Bretagna al 33°, la Spagna al 34°, il nostro 111° posto tra Gambia e Qatar è una ben magra consolazione. Dobbiamo ancora scalare quasi 100 posizioni per poter eguagliare la media europea.

Tempi ancora lunghi per le cause e costi legali alti. Per misurare l’indice Enforcing Contracts si ipotizza che una impresa italiana inizi un contenzioso presso il Tribunale di Roma per recuperare un credito contro un’altra impresa. Il giudice di primo grado dà ragione all’impresa attrice che però deve avviare una azione per l’esecuzione della sentenza. I 26 avvocati italiani che hanno partecipato a questo indice hanno stimato in oltre tre anni (1.120 giorni) la durata complessiva per il recupero del credito con un costo complessivo del 23,1% del valore in lite pari a € 11.973, di cui € 7.775 in costi per la parcella dell’avvocato (si consideri però che in caso di vittoria vengono quasi sempre recuperati con la condanna alle spese). Negli ultimi cinque anni, il miglioramento è stato constante ma non significativo.

Sopra la media l’indice italiano sulla Quality of judicial processes. È invece il terzo sub-indice sulla qualità della gestione delle procedure giudiziali, introdotto solo quest’anno (in sostituzione del numero di procedure necessarie utilizzato negli anni precedenti) in cui l’Italia con il punteggio di 13 su 18 si attesta sopra la media dei paesi Ocse (media di 11) e della Francia e Germania (di 12). In questo caso, i ricercatori con una serie complessa di domande hanno chiesto di valutare su una scala di punteggio la qualità delle procedure giudiziali. Da notare che l’unico indice in cui l’Italia ottiene il massimo punteggio disponibile (3 su 3) è quello della presenza delle procedure di risoluzione alternativa delle controversie e degli incentivi al loro ricorso. Non è un caso, infatti, che in questi ultimi mesi moltissimi rappresentanti dei ministeri della Giustizia di paesi europei stanno visitando il loro colleghi italiani, e i maggiori organismi di mediazione, per studiare il nostro sistema di ADR e soprattutto gli ottimi risultati prodotti dal nuovo modello di mediazione basato sulla partecipazione ad un primo incontro tra le parti e il mediatore.

Mediazione: le spese di avvio sono sempre dovute e torna l’obbligo di formazione e tirocinio anche per gli avvocati! (Consiglio di Stato, 17 novembre 2015)

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Posto anche qui il mio commento, già pubblicato su http://www.mondoadr.it (il sito dove, oltre alle più importanti novità in materia di mediazione e negoziazione, si può trovare anche la più ampia banca dati sulla relativa giurisprudenza)

Mediazione: il Consiglio di Stato stabilisce definitivamente che le spese di avvio sono sempre dovute; inoltre, che gli avvocati, mediatori di diritto, hanno l’obbligo di formarsi e di svolgere il tirocinio, secondo quanto previsto dal D.M. 180/2010 e che la mediazione è del tutto conforme ai principi costituzionali.

Il Consiglio di Stato, con sentenza depositata il 17 novembre 2015, ha accolto l’appello del Ministero della Giustizia, del Ministero dello Sviluppo Economico e di alcuni intervenienti, rigettando invece in toto quello incidentale dell’Unione Nazionale delle Camere Civili.
Innanzitutto, nel ritenere infondato il ricorso di primo grado e quello incidentale delle Camere Civili, il Consiglio d Stato ha definitivamente statuito che la normativa sulla mediazione è del tutto conforme ai principi costituzionali. Secondo la sentenza, infatti, una volta superato il vizio di eccesso di delega che aveva indotto l’intervento cassatorio della Corte costituzionale con la richiamata sentenza nr. 272 del 2012, non è dato rinvenire manifesti e significativi profili di violazione dell’art. 24 Cost. ovvero di altri parametri di rango costituzionale. Di conseguenza, anche grazie agli interventi normativi del 2013, la questione è ormai chiusa.
Per quanto riguarda le cosiddette spese di avvio, per la cui eliminazione da parte del TAR qualcuno aveva frettolosamente festeggiato, arrivando ad ipotizzare improbabili cause per la loro restituzione, il Consiglio di Stato ha posto la parola fine anche sul punto, stabilendo che esse sono sempre dovute. Per la sentenza, anche per le residue spese (non le spese vive) disciplinate dal medesimo comma 9 deve ritenersi la loro estraneità alla nozione di “compenso” – intesa quale corrispettivo di un servizio prestato – introdotta dal comma 5-ter dell’art. 17.
Ed invero, prosegue il provvedimento in esame, come efficacemente dimostrato dalla difesa erariale e dagli intervenienti ad adiuvandum, le spese di avvio, quantificate dal legislatore in modo fisso e forfettario (e, quindi, sganciato da ogni considerazione dell’entità del servizio effettivamente prestato dall’organismo di mediazione), vanno qualificate come onere economico imposto per l’accesso a un servizio che è obbligatorio ex lege per tutti coloro i quali intendano accedere alla giustizia in determinate materie; quanto sopra risulta confermato dal riconoscimento, a favore di chi tali spese abbia erogato, di un correlativo credito d’imposta commisurato alla somma versata e dovuto, ancorché in misura ridotta, anche nel caso in cui la fruizione del servizio si sia arrestata al primo incontro (art. 20, d.lgs. nr. 28/2010).
Spese di avvio, quindi, sempre e definitivamente dovute da tutte le parti.
Per quanto riguarda l’obbligo di formazione degli avvocati “mediatori di diritto”, fermo restando che nessun organismo che voglia essere credibile avrà tra le sue fila mediatori che non abbiano compiuto il percorso intero di formazione e di aggiornamento, non può sussistere dubbio, per il Consiglio di Stato, sulla diversità “ontologica” dei corsi di formazione e aggiornamento gestiti per l’avvocatura dai relativi ordini professionali – i quali possono bensì prevedere anche una preparazione all’attività di mediazione, ma solo come momento eventuale e aggiuntivo rispetto ad una più ampia e variegata pluralità di momenti e percorsi di aggiornamento – rispetto alla formazione specifica che la normativa primaria richiede per i mediatori, proprio in ragione dell’esigenza (non casualmente qui agitata proprio dall’odierna appellata ed appellante incidentale) di assicurare che il rischio di “incisione” sul diritto di iniziativa giudiziale costituzionalmente garantito sia bilanciato da un’adeguata garanzia di preparazione e professionalità in capo agli organismi chiamati a intervenire in tale delicato momento. Detti principi sono anche rafforzati della direttiva 2008/52/CE, secondo cui: “…Gli Stati membri incoraggiano la formazione iniziale e successiva dei mediatori allo scopo di garantire che la mediazione sia gestita in maniera efficace, imparziale e competente in relazione alle parti”.
Correttamente, quindi, il Consiglio di Stato ha ripristinato l’obbligo di seguire l’intero percorso formativo previsto dal DM 180, sia per quanto riguarda l’obbligo di formazione presso gli enti previsti dal DM, sia per il tirocinio.
In sintesi, un intervento importante per garantire certezza e ulteriori garanzie di sicurezza e di preparazione ad un Istituto già affermato, nell’auspicio che si affermi e venga utilizzato sempre di più.

La newsletter di UNAM (Unione Nazionale Avvocati per la Mediazione) di ottobre

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bc0abd10-8273-4cb5-b154-b92ca7b5e4b5NEWSLETTER – OTTOBRE 2015

Anche quest’anno, il 23 ottobre, si è tenuto a Roma l’evento nazionale di UNAM, la nostra associazione che vanta ormai numerosissimi associati tra i legali che hanno ben compreso l’utilità della mediazione. Comprendeteci, quindi, se la newsletter di ottobre è interamente dedicata all’evento, riservando la segnalazione di interessanti decisioni giurisprudenziali al mese prossimo.
La giornata nazionale Unam ha avuto ad oggetto la riflessione sulla mediazione a due anni dalla riforma introdotta dal decreto ‘del fare’, come annunciato nella precedente newsletter.
L’associazione intanto sta crescendo ancora: oltre all’iscrizione di nuovi soci, infatti, proprio in questi giorni si sta costituendo un nucleo Unam presso il Foro di  Torino, che porterà a dieci il numero  delle sezioni locali.

EVENTO NAZIONALE UNAM: ASSEMBLEA SEZIONI LOCALI E SOCI

Nel corso della mattinata del 23 ottobre si è svolta, presso la sede dell’Organismo di mediazione forense di Roma, sotto il titolo “La nuova mediazione al tagliando dei due anni: primi bilanci e ipotesi di riforma”, la riunione dei rappresentanti delle sedi locali e dei soci per definire le attività dell’associazione nella promozione della cultura della mediazione. Erano rappresentate, tramite la presenza dei coordinatori e di alcuni dei soci, quasi tutte le sezioni locali. Bologna la prima ‘nata’, Roma la padrona di casa, Trani la più numerosa, grazie all’indefessa opera di proselitismo messa in atto dalla coordinatrice Angela Napolitano; e poi Ascoli Piceno, Vasto, Palermo e Perugia. La riunione era in ogni caso aperta e quindi, oltre alla presenza di alcuni soci ‘nazionali’, si è registrata la presenza di qualche collega che, speriamo, sarà futuro socio! Hanno coordinato la riunione il segretario nazionale Maria Cristina Biolchini e il tesoriere nazionale Mauro Carlo Bonini. Il Presidente Angelo Santi ha introdotto la riunione, ha salutato i numerosi intervenuti e ha dato il benvenuto alla neonata sezione di Lecco. Ha poi riassunto brevemente gli intendimenti dell’associazione e il calendario minimo che devono darsi le sezioni locali, con la predisposizione di un evento l’anno che coinvolga i colleghi del Foro e gli interessati alla mediazione. Infine ha lasciato la parola al segretario, che ha brevemente riassunto qualche dato interno e ‘fatto l’appello’, e al tesoriere, che ha dato atto della cassa dell’associazione e della destinazione dei fondi fino a questo momento. La parola è passata ai protagonisti della mattinata: i rappresentanti e i soci delle sezioni.
Tra gli argomenti sul tavolo si è posta la possibile autonomia delle sezioni locali: una volta costituite, queste potrebbero, se lo desiderano, dotarsi di autonomia, e quindi avere una propria cassa e stabilire delle proprie quote in aggiunta a quella del versamento all’Unam nazionale, che è comunque molto contenuta e quindi utilizzata per le attività generali. In effetti, lo statuto dell’associazione prevede, all’articolo 10 comma 2, che: “la sezione locale non ha una soggettività autonoma, salvo consenso espresso dell’Assemblea in tal senso”. L’argomento sarà oggetto di discussione anche nell’ambito del direttivo e sarà poi portato all’ordine del giorno alla prossima assemblea dei soci per deliberare in merito.
Molti sono stati gli altri argomenti di confronto, ma in particolare è emersa la volontà da parte delle sezioni locali di ricercare e accettare qualificate e selezionate sponsorizzazioni per promuovere e diffondere sempre più efficacemente la mediazione non solo tra gli avvocati, ma nel mondo dell’impresa e tra i cittadini.

EVENTO NAZIONALE UNAM: TAVOLA ROTONDA

Il pomeriggio, presso l’aula magna della facoltà Valdese di teologia a Roma, si è tenuta l’importante tavola rotonda dal titolo “La soluzione autonoma della controversia tra negoziazione, mediazione e processo. La ricerca di un rapporto virtuoso”.

Il convegno è iniziato alle 14,30, con la tavola rotonda tra esperti del settore mediazione, aperta dal presidente di UNAM, avv. Angelo Santi, moderata dall’avv. Luca Tantalo del consiglio direttivo, con la partecipazione, tra gli altri, dell’avv. Francesca Sorbi, del Professor Francesco Paolo Luiso, dell’avv. Marco Marinaro (del quale è stata presentata l’ultima edizione del Codice della Mediazione), del dott. Nicola Giudice, responsabile del servizio di conciliazione della Camera Arbitrale di Milano e del dott. Michele Ruvolo, Magistrato presso il Tribunale di Palermo ed estensore di alcuni importanti provvedimenti in materia.
Sono seguiti poi alcuni interventi liberi, come quello dell’avv. Maria Agnino, dell’avv. Andrea Zanello, dell’avv. Guglielmo Borrelli, del dott. Leonardo D’Urso, e del dott. Marco Ceino. Al termine di questi interventi la folta platea ha rivolto alcuni interessanti quesiti ai relatori, dando il via così ad un vivace e costruttivo dibattito. Durante il convegno si è fatto un resoconto dei due anni trascorsi, promuovendo possibili ipotesi di riforma della mediazione, al fine di favorire la sua stabilizzazione sotto il profilo giuridico.
Come detto, il convegno si è aperto con la presentazione del Presidente di UNAM, Angelo Santi, il quale ha introdotto brevemente l’associazione e i suoi intendimenti, ricordando che essa persegue lo scopo di diffondere le ADR in generale, e quindi non solo la mediazione ma anche la negoziazione assistita, che ha descritto come una procedura dalle ottime prospettive, anche se non nelle forme attuali introdotte nella legislazione italiana, perché è stata ridotta ad una semplice condizione di procedibilità. L’avv. Santi ha poi introdotto la collega Francesca Sorbi, mediatore professionista e consigliere del CNF, del cui Presidente ha portato i saluti.
L’avv. Sorbi ha informato la platea che, pochi giorni prima, aveva incontrato una delegazione del governo turco, composta tra gli altri dal sottosegretario alla Giustizia e dal capo dell’ufficio legislativo. In questo incontro si è discusso anche di mediazione, e l’avv. Sorbi ha comunicato che anche la Turchia ha introdotto la risoluzione alternativa delle controversie, seppure per ora non in forma obbligatoria. Ha poi proseguito ricordando il problema dell’art. 14 bis del D.M. 180/2010, come recentemente modificato, che ha statuito l’incompatibilità dei mediatori nei confronti degli organismi presso cui operano, nel senso che essi non possono depositare presso l’organismo le pratiche relative ai loro clienti, ma nemmeno possono farlo i loro soci di studio e addirittura chi ne condivide solamente i locali. L’avv. Sorbi ha concluso auspicando una riforma di questo articolo che elimini detto divieto, quanto meno per gli organismi pubblici, e un allargamento delle materie per cui è prevista la condizione di procedibilità.

All’avv. Sorbi è seguito l’intervento del Prof. Francesco Paolo Luiso, già professore ordinario di diritto civile presso l’Università di Pisa, avvocato e mediatore, autore di pubblicazioni importanti come il manuale “Diritto Processuale Civile” in cinque volumi, giunto all’ottava edizione, e di diversi studi in materia di risoluzione alternativa delle controversie.

L’intervento del prof. Luiso è stato molto interessante e pieno di spunti importanti, ed è stato estremamente gradito dalla platea. Il prof. Luiso ha espresso forte apprezzamento per le procedure di ADR e per la mediazione in particolare, pur con tutte le criticità di una legge in alcuni punti non chiara e contraddittoria, ma dallo spirito comunque apprezzabile. Per il prof. Luiso, se è vero che la mediazione è stata concepita dal legislatore come un aiuto per deflazionare la giustizia, è altrettanto vero che non ci si deve fermare solo a questo aspetto, perché essa rappresenta anche un modo per cambiare la mentalità degli operatori del diritto e dei cittadini, verso metodi alternativi di risoluzione delle controversie che non si limitino a dare ragione a uno o all’altro, ma che portino ad emergere i reali interessi facendo in modo che la soluzione dia un risultato positivo per tutti. Ha poi ricordato che, al contrario di quanto diceva qualche detrattore della mediazione, questa funziona dove funziona la giustizia e viceversa: è chiaro che nessuno avrà interesse a trovare un accordo, sapendo che se va in causa potrà quanto meno avere alcuni anni per saldare il suo debito. Se ci fosse la decisione giudiziale in 4/5 mesi, cadrebbero gli ostacoli al raggiungimento dell’accordo.
Proseguendo, il prof. Luiso si è poi espresso su alcuni recenti provvedimenti giurisprudenziali, dichiarando che a suo modo di vedere forse alcuni Giudici si sono ultimamente lasciati un po’ prendere la mano: fermo restando che anche lui è perfettamente d’accordo sulla necessità che le parti siano presenti (anche se augura una modifica legislativa affinché questo sia detto chiaramente), per esempio ha criticato alcuni provvedimenti che impongono alle parti di scegliere un organismo in cui il mediatore sia libero di fare la proposta, anche senza richiesta congiunta e addirittura in contumacia di una delle parti. Per il prof. Luiso questi sono provvedimenti abnormi, contrari allo spirito della legge e dell’istituto della mediazione, in quanto la legge non dà il potere di imporre la scelta dell’organismo o di dire come si deve svolgere il procedimento. Per l’illustre relatore, che ha concluso facendo sorridere gli uditori, la proposta del mediatore è “una decisione di serie B”, e potrebbe avere invece un senso se usata come provocazione per far smuovere le parti dalle loro posizioni quando sono troppo rigide.
Al prof. Luiso è poi seguito l’avv. Marco Marinaro, grande esperto della materia ed apprezzatissimo autore di libri e di frequenti commenti su Il Sole 24 ore, su Guida al Diritto e sul Quotidiano del Diritto.
L’avv. Marinaro è tornato brevemente sulla incompatibilità prevista dall’art. 14 bis, ricordando che il mediatore si adopera per un accordo amichevole, che non ha poteri decisori e quindi auspicando una riforma del divieto. Ha poi parlato delle ultime pronunce giurisprudenziali, criticando garbatamente la sentenza del Tribunale di Chieti dell’8 settembre 2015, che ha dichiarato validamente superata la condizione di procedibilità pur in assenza di ambedue le parti, ricordando che la legge non prevede affatto una tale possibilità, anche perché una previsione in questo senso porterebbe addirittura a profili di incostituzionalità.
Ha poi proseguito ricordando che il ruolo del mediatore è quello di rendere più consapevoli e responsabili le parti, e che in questo senso tale opera è fondamentale anche per la buona riuscita della procedura, dato che quando le parti raggiungono tale consapevolezza, apprezzano i vantaggi di una buona mediazione. Inoltre, secondo Marinaro, è necessario che – nei limiti del rispetto del principio della riservatezza – alcune cose vengano verbalizzate, come il rifiuto di una parte di proseguire, o una proposta non accettata, onde consentire al Giudice di valutare il comportamento delle parti. L’avv. Marinaro ha fatto poi un riferimento al D.Lgs. 130/2015, che in attuazione della nota direttiva europea ha modificato il codice del consumo per quanto riguarda le procedure di ADR per i consumatori, ricordando che in queste è espressamente detto che non è necessaria la presenza del legale, seppur ovviamente sempre consentita.
Infine, ha ricordato che la mediazione non è un modo diverso di smaltire i fascicoli arretrati, ma un sentire culturale diverso. In questo, ha auspicato che si faccia tutti un passaggio dall’art. 24 della Costituzione all’art. 2, poiché in mediazione non si tutelano i diritti giuridici, ma si garantiscono i diritti e gli interessi del cittadino intesi in senso più ampio. Ha poi chiuso con una nota amara, ricordando che il Ministro, pochi giorni fa, ha firmato il provvedimento che sblocca i fondi per il credito di imposta per la negoziazione assistita, ma non ha ancora siglato quello per la mediazione.
Secondo il dott. Nicola Giudice, responsabile della Camera Arbitrale di Milano, in un anno e mezzo, a Milano, c’è stato un vero e proprio “tsunami” di domande di mediazione, in particolare in materia di anatocismo bancario (un aumento del 12%), tant’è che “le controversie bancarie stanno falsando i dati relativi all’esito delle controversie in mediazione. Si sta sviluppando – ha raccontato il dott. Giudice – un atteggiamento da parte di professionisti per cui vengono portate in giudizio liti, che non sarebbero da portare”. Le categorie di successo, secondo le statistiche riportate da Nicola Giudice, sono invece risultate essere le successioni, le locazioni e i diritti reali (25-26%).
Secondo il dott. Giudice, sono stati fatti dei grandi passi in avanti, poiché tempo fa era impensabile che potessero esserci così tanti avvocati favorevoli alla mediazione; secondo lui, paradossalmente, UNAM è un’anomalia perché si dovrebbe arrivare ad un punto tale per cui tutti dovrebbero conoscere la mediazione e i suoi vantaggi, ricordando comunque che essa non è la panacea di tutti i mali, e che non tutte le controversie sono mediabili. Comunque, ha auspicato un aumento delle materie, come per esempio la contrattualistica, in generale e quella in materia di appalto in particolare.
I dati forniti dal dott. Giudice sono stati confermati dal dott. Ruvolo, che lo ha seguito: “Al Tribunale di Palermo – ha riferito il Magistrato – in ambito dei diritti reali c’è un calo di iscrizioni del 12-13%, mentre in materia di contratti bancari le iscrizioni sono salite del 73%”.
Per il dott. Ruvolo, le sanzioni previste dal D.Lgs. 180, che devono essere applicate obbligatoriamente e non a discrezione dei giudici, non lo sono ancora abbastanza. Secondo lui, la condanna per non essere andati in mediazione senza motivo valido (che non è nemmeno quello di considerare la lite come infondata o temeraria), va fatta anche in prima udienza, anche perché è in favore dell’Erario.
Per quanto riguarda le recenti sentenze, anche per Ruvolo non è corretto che il Giudice imponga di scegliere un organismo che sia libero di fare la proposta in assenza di una parte; ha anche ricordato che la presenza delle parti è necessaria, e che è importante che i verbali di mancato accordo siano prodotti in giudizio. Infine, ha fatto presente che sarebbe importante inserire un rilievo statistico delle cause inviate in mediazione e poi cancellate dal ruolo, ai fini della valutazione della produttività dei magistrati. È un’illusione, secondo il dott. Ruvolo, quella di alcuni suoi colleghi che credono di poter conciliare le parti, poiché per complessità e mancanza di tempo (che in mediazione non manca), spesso questo è impossibile.
Anche per lui sarebbe auspicabile un ampliamento delle materie alla contrattualistica e al risarcimento del danno; inoltre sarebbe fondamentale inserire all’interno delle Università corsi di mediazione e di tecniche di negoziazione.
L’avv. Guglielmo Borrelli, responsabile della Conciliazione Forense, ha ricordato poi il ruolo fondamentale, per ovvii motivi, degli Organismi Forensi, anche per la diffusione della cultura della mediazione tra gli avvocati. Spesso, per lui, gli organismi forensi sono sottoposti a critiche anche ingiuste e debbono impegnarsi per migliorare.
Anche per l’avv. Andrea Zanello, mediatore e membro del direttivo nazionale di ANF, aspetto importante è quello riguardante le materie obbligatorie, che ad oggi, “ricoprono solo l’8% dell’intero contenzioso civile”, come ha riferito. Tra i correttivi da apportare alla mediazione, anche secondo lui, è emersa la necessità di estendere le materie obbligatorie, per esempio ai rapporti contrattuali e a quelli societari. Comunque, secondo Zanello, il cosiddetto modello “Opt – out” ha attratto l’interesse di molti paesi europei e funziona. Per l’avv. Zanello, in mediazione si dovrebbe andare senza troppi vincoli, e verbalizzare il meno possibile. Ha poi ricordato (e la sua affermazione è stata molto gradita dalla platea), che una mediazione riuscita non è una causa in meno ma un problema risolto in più!
A lui è seguita l’avv. Maria Agnino, mediatrice entusiasta dell’Organismo Forense di Roma, la quale ha iniziato dichiarandosi contraria alle mediazioni on line, per il rischio che scoraggino la presenza personale delle parti anche nei casi in cui questa è possibile; poi, ha ribadito la contrarietà all’art. 14 bis, dato che quando ci si trova in un organismo in cui non si può fare la proposta, è impossibile “favorire”, anche involontariamente, una delle parti. Ha poi ricordato che il 4 novembre si terrà udienza al Tribunale di Roma su un ricorso, da lei redatto, sulla mancata trascrizione, da parte del Conservatore di Roma 2, di un accordo di mediazione in tema di divisione, con la motivazione che le materie soggette a trascrizione sarebbero tassative e che gli accordi in mediazione aventi ad oggetto divisioni non sarebbero trascrivibili. Peccato che i Conservatori di tutta Italia, compresa Roma 1, trascrivano tranquillamente. Ha poi concluso con una splendida affermazione, che fa capire come molti mediatori abbiano compreso perfettamente il senso della loro attività, peraltro retribuita in modo molto insufficiente: “Il nostro è un lavoro molto importante ai fini sociali. Le persone hanno bisogno di essere ascoltate”. Ed è grazie a questa capacità di ascoltare che spesso si arriva ad un risultato, che va molto al di là di quello economico. E’ soprattutto questo, che dobbiamo far capire ai cittadini ma anche ai colleghi che ancora non sanno cosa sia la mediazione.
Gli ultimi interventi sono stati del dott. Marco Ceino, direttore dell’interessante rivista “La Mediazione”, che ha presentato una convenzione per l’abbonamento alla rivista, e del dott. Leonardo D’Urso, uno dei massimi esperti italiani di mediazione e negoziazione. Il dott. D’Urso ha spezzato una lancia in favore del legislatore, ricordando che senza il D.Lgs. 180 del 2010, con tutti i suoi difetti, la mediazione in Italia sarebbe pressoché sconosciuta. Ha poi ricordato che per provare a chiedere miglioramenti ed allargamenti, visto che sono trascorsi i due anni previsti per il monitoraggio, dovremo attenderne gli esiti.
L’avv. Santi, presidente di UNAM, ha poi preso brevemente la parola, in chiusura, per informare che è intenzione dell’Associazione di elaborare un documento di sintesi su alcune conclusioni condivise, anche emerse dal convegno, al fine di promuovere un più ampio confronto in ambito forense e non soltanto.
In conclusione, un evento molto importante, da cui sono emerse riflessioni interessanti e proposte concrete per il futuro. Ma è solo l’inizio.

UNAM – UNIONE NAZIONALE AVVOCATI per la MEDIAZIONE è l’Unione dei professionisti del mondo forense e dei giuristi d’impresa che sostengono e promuovono la negoziazione, la mediazione e le metodologie consensuali in genere, quali modalità privilegiate e appropriate di risoluzione delle controversie.
Lo scopo principale che si pone UNAM è quello di promuovere e diffondere, in ambito forense e professionale, una cultura della risoluzione consensuale del contenzioso, attraverso principalmente il ricorso alla mediazione ed alla negoziazione diretta tra le parti, assistite da un avvocato.
UNAM si pone altresì i seguenti ulteriori obiettivi:
– costituire una rete di professionisti del mondo forense particolarmente sensibili, avvezzi e preparati alla risoluzione consensuale e negoziale delle controversie, identificabili per la loro stessa appartenenza ad UNAM;
– approfondire, studiare ed elaborare modelli avanzati di procedure di risoluzione stragiudiziale delle controversie, nonché percorsi formativi per professionisti che vogliano proporsi come esperti di questo approccio;
– promuovere ed implementare, nel pieno rispetto del quadro normativo e deontologico forense, una forma di specializzazione per tutti gli avvocati che siano interessati a pubblicizzare la loro peculiare propensione ed esperienza per la risoluzione consensuale e negoziale delle controversie.

ASSOCIAZIONE U.N.A.M.
Via Nazario Sauro 16
00195 Roma

Cod. Fisc. 97806930588

Tel. / Fax 0639738662
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Il 23 ottobre si terrà il convegno dell’UNAM “La nuova mediazione al tagliando dei due anni: primi bilanci e ipotesi di riforma”

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Ottobre Unam!

Come l’anno scorso, anche quest’anno si terra’ a Roma l’evento nazionale di UNAM (UNIONE NAZIONALE AVVOCATI PER LA MEDIAZIONE), associazione che vanta ormai numerosissimi associati tra i legali che hanno ben compreso l’utilità della mediazione.

Il 23 ottobre, presso la sala convegni della Chiesa Valdese a Roma, in via Pietro Cossa 4 (piazza Cavour) si terrà l’importante convegno dal titolo “La nuova mediazione al tagliando dei due anni: primi bilanci e ipotesi di riforma”.

Il convegno sarà preceduto, nella mattinata, dalla riunione dei responsabili delle sedi locali, mentre alle 14,30 iniziera’ la tavola rotonda tra esperti del settore mediazione con la partecipazione, tra gli altri, del Professor Franceso Paolo Luiso, dell’avv. Marco Marinaro, del dott. Nicola Giudice, responsabile del servizio di conciliazione della Camera Arbitrale di Milano e del dott. Michele Ruvolo, Magistrato presso il Tribunale di Palermo ed estensore di alcuni importanti provvedimenti in materia.

Scrivendo all’indirizzo e mail: “info@unam.it” è possibile prenotarsi sin d’ora. I posti sono limitati.

Di seguito il programma dettagliato: Convegno UNAM 23 ottobre 2015

Per iscriversi, invece, alla newsletter di UNAM, cliccare qui: http://eepurl.com/bhEYJr