L’ambito della mediazione andrebbe ampliato, non ridotto

Pubblichiamo, per gentile concessione dell’autore, l’articolo del dott. Leonardo D’Urso, già pubblicato su http://www.mondoadr.it/

La riforma del processo civile proposta dal Ministro Alfonso Bonafede contiene una drastica riduzione delle materie in cui è prevista la partecipazione ad un primo incontro di mediazione come condizione di procedibilità pari a 55.000 procedure in meno che rappresentano circa il 40% delle istanze di mediazione. Per circa 39.000 procedure, la motivazione adottata è la scarsa adesione di banche, assicurazioni e ospedali alle procedure di mediazioni. Al contempo, circa 16.000 procedure che registrano il più alto tasso adesione e successo sullo scioglimento delle comunioni, rientranti nell’ambito delle divisioni e successioni, sarebbero sorprendentemente eliminate e affidate a notai e avvocati iscritti al registro dei delegati alle vendite con una procedura che non ha nulla a che vedere con la mediazione. Di contro, il Ministro Bonafede propone un’estensione del primo incontro in materia di contratto di mandato e di rapporti di mediazione che nel 2018 hanno registrato rispettivamente nei tribunali 1.067 nuove procedure e 1.131.

Un’attenta lettura delle statistiche degli ultimi sei anni, insieme all’esperienza quotidiana dei 24.014 mediatori, dei 594 organismi di mediazione (Ordini forensi e Camere di Commercio in primis) con migliaia di sedi operative accreditate dal Ministero della Giustizia e con oltre 2.000 dipendenti che svolgono un importante funzione di segretaria, suggerirebbe esattamente il contrario.

Solo il primo incontro è obbligatorio. La prosecuzione è sempre volontaria

Occorre innanzitutto fare una premessa importante che ancora sfugge a molti anche del settore. Da sei anni l’Italia sperimenta come condizione di procedibilità, in un circoscritto ambito del contenzioso civile, la partecipazione obbligatoria ad un primo incontro di mediazione in cui le parti assistite dai loro avvocati possono scegliere volontariamente di iniziare un percorso di mediazione ovvero di ricorrere immediatamente in tribunale. Questo incontro iniziale deve svolgersi entro 30 giorni dal deposito dell’istanza e nella maggioranza dei casi ad un costo fisso di 40 euro. Questa procedura, considerata una best practice a livello internazionale, non può certo essere definita superficialmente come “mediazione obbligatoria”. Gli organismi di mediazione svolgono questo primo incontro chiaramente al di sotto dei costi vivi e i mediatori, nella stragrande maggioranza avvocati, offrono gratuitamente la loro prestazione professionale. Inoltre, se le parti hanno diritto al gratuito patrocinio, il mediatore e gli organismi devono svolgere l’intera procedura di mediazione gratuitamente senza alcun rimborso da parte dello Stato. Forse, questa è l’unica legge italiana che obbliga professionisti e imprese a lavorare gratuitamente.

Dal 2013 il contenzioso in tribunale è diminuito del 40% nelle materie con il primo incontro obbligatorio (con esclusione delle bancarie)

Fatta questa doverosa premessa, su 516.365 procedure di contenzioso civile e commerciale vertenti su diritti disponibili (escludendo quindi la volontaria giurisdizione, esecuzioni, lavoro, famiglia, fallimenti, etc…) presso gli uffici dei giudici di pace e tribunali, solo in circa il 13% di queste procedure è previsto la partecipazione al primo incontro di mediazione. Ebbene, in queste materie indicate nel comma 1bis dell’art. 5 del Dlgs. 28/2010, le sopravvenienze nei tribunali sono diminuite del 40% (da 88.594 procedure nel 2013 a 52.750 nel 2018 con l’esclusione delle materie bancarie di cui diremo in seguito) contro una diminuzione media del contenzioso nello stesso periodo di circa il 25%. Non c’è dubbio che la partecipazione al primo incontro di mediazione ha avuto quindi un effetto deflattivo notevolmente superiore alla media.

Numero di accordi di mediazione crescenti, anche con istanze di mediazione in leggera diminuzione

Altro dato significativo poco considerato è l’andamento del numero degli accordi di mediazione crollati nel periodo 2012/2013 post-sentenza della Cassazione e repentinamente aumentati nel 2014, a seguito dell’introduzione del primo incontro, fino a sfiorare i 20.000 accordi l’anno scorso nonostante il numero di istanze di mediazione in leggera diminuzione. A questi occorre aggiungere circa un altro 15/20 per cento di accordi trovati al di fuori della procedura di mediazione in procedure apparentemente negative.

Fonte: Elaborazione dati del Ministero della Giustizia (numero di definizioni moltiplicato per le percentuali di comparsi e per le percentuali di accordi)

Di fronte all’evidenza di questi dati, la scelta più razionale sarebbe quella di compiere un passo ulteriore. Estendere la partecipazione al primo incontro di mediazione ad altre materie che si prestano in particolar modo alla mediazione come il contenzioso contrattuale (pari a 91.857 casi nel 2018), alla responsabilità extra contrattuale (38.768 casi) e alle poche migliaia di competenza del tribunale delle imprese.

Come risolvere il problema delle mediazioni bancarie

Il Ministro Bonafede ha ragione nell’affermare che la mediazione nel contenzioso bancario, assicurativo e nella responsabilità medica non ha dato buoni risultati rispetto alle altre materie. Il motivo è nella generale indisponibilità di banche, assicurazioni e strutture sanitarie ad aderire al primo incontro e spesso nel proseguire nella procedura. La soluzione quindi non è di eliminare queste materie sottraendo la possibilità ai cittadini e imprese di incontrare entro 30 giorni rappresentanti di banche, degli ospedali e delle loro assicurazioni. Al contrario, occorrerebbe vincolare le grandi aziende (come appunto banche e assicurazioni) che offrono prodotti e servizi ai consumatori ad aderire alle procedure di mediazione e ADR previste dalle varie normative tramite la presenza di un funzionario a conoscenza del caso e con pieni poteri di transigere. L’esperienza di successo della mediazione obbligatoria dei Corecom nel contenzioso in materia di telefonia costituisce un modello da replicare in altri settori del consumo. Al contempo, sia nel contenzioso bancario che in quelle sanitario occorrerebbe introdurre la possibilità di utilizzare le perizie tecniche prodotte durante la procedura di mediazione anche nel successivo possibile giudizio.

Richiesta di un tavolo permanente con gli operatori delle ADR

Per tutte queste ragioni, ci si augura che il Ministro della giustizia possa indire urgentemente un tavolo tecnico permanente con gli operatori della mediazione per affrontare i problemi e monitorare i risultati e conseguentemente, ai sensi della normativa vigente e non attuata, riferire al più presto alle Camere sugli effetti prodotti e sui risultati conseguiti dal primo incontro di mediazione.

 

 

 

 

 

La mediazione delle liti civili e commerciali: l’esperienza italiana nel contesto internazionale: convegno del 3 ottobre in Cassazione

Le Nazioni Unite investono per l’adozione del modello italiano di mediazione, come “passaggio naturale”, prima del contenzioso, per le controversie di lavoro. Ne parlera’ a Roma il 3 ottobre il Prof. Giuseppe De Palo, Ombdusman per i Fondi e Programmi delle Nazioni Unite, assieme ad altri relatori di grande prestigio, come Francesco Antonio Genovese, Presidente di Sezione della Corte di Cassazione e Marilena Rizzo, Presidente del Tribunale di Firenze, uno dei più evoluti in materia di mediazione.

Un appuntamento semplicemente imperdibile per il mondo dell’ADR in Italia.

In allegato la locandina e la brochure dell’evento, cui non e’ richiesta alcuna iscrizione …, ma meglio presentarsi con grande anticipo all’Aula Magna della Cassazione.

E’ previsto il rilascio di crediti formativi per gli avvocati.

locandina 3 ottobre 2019

brochure 3 ottobre 2019

IL 18 MAGGIO A ROMA LA TAVOLA ROTONDA “LA MEDIAZIONE COMMERCIALE. LE NUOVE FRONTIERE DELLA GIURISPRUDENZA”

Il convegno La mediazione civile e commerciale. Le nuove frontiere della giurisprudenza
che si terrà Mercoledì 18 maggio 2016 dalle 15 alle 19 in Roma – Aula Magna della Chiesa Valdese – Via P. Cossa, 40, organizzato dal Comitato ADR & Mediazione, ha ottenuto, dopo quelli dell’Ordine degli Avvocati, l’attribuzione di 4 crediti formativi anche dall’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili.

Vi aspettiamo!

Programma convegno immagine

Convegno La mediazione civile e commerciale. Le nuove frontiere della giurisprudenza – 18 MAGGIO 2016 – SAVE THE DATE

Il Comitato ADR & Mediazione è orgoglioso di presentare la tavola rotonda, organizzata grazie alla preziosa collaborazione di Maria Cristina Biolchini, Maria Rosaria Di Chio, Lorenza M. Villa, Pietro Elia e Andrea Ceccobelli, dal titolo “La mediazione civile e commerciale. Le nuove frontiere della giurisprudenza”.

L’evento, di particolare importanza alla luce degli interessanti interventi della giurisprudenza in materia, si terrà a Roma il 18 maggio, presso l’Aula Magna della Chiesa Valdese – Via P. Cossa, 40, e vedrà la partecipazione di illustri ospiti quali Marco Marinaro, Massimo Moriconi, Maria Agnino, Alberto Mascia e Fabio Valerini. La partecipazione è gratuita. Sono stati richiesti i crediti formativi all’Ordine degli Avvocati di Roma. La prenotazione è obbligatoria e si effettua esclusivamente via e mail all’indirizzo: info@comitatoadrmediazione.it. Vi aspettiamo numerosi!

Programma convegno immagine

A ROMA IL 5 MAGGIO IL CONVEGNO SU PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E ADR

Si svolgerà a Roma il prossimo 5 maggio, nella prestigiosa sala della Promoteca in Campidoglio, un interessante convegno su “Pubblica Amministrazione e ADR: obblighi normativi, orientamenti giurisprudenziali, evoluzioni legislative”.

Il convegno è organizzato da Adr Center, organismo iscritto al n. 1 del registro presso il Ministero, in collaborazione con Gianni – Origoni – Grippo – Cappelli & Partners e Roma Capitale.

12919788_10208936843648466_7949012922724794828_n

Per snellire la giustizia è necessario riattivare l’istituto della mediazione

di Bruno Ferraro (Presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione)

Libero, 10 febbraio 2016

Ogni anno, con l’apertura dell’anno giudiziario presso le Corti di Appello e di Cassazione, si ripete il ritornello di una giustizia troppo lenta, i cui tempi sono ben al di sotto degli standard europei e non invogliano gli investitori stranieri a operare sul nostro territorio. Discorso analogo si fa sulla burocrazia, che fa perdere fino a cento giorni di lavoro all’anno, giorni sottratti all’attività di impresa.

Nel 2010, con l’introduzione della mediazione obbligatoria, si tentò un deciso passo in avanti, allineandosi ai Paesi europei e americani che la praticano dagli anni Settanta con esiti positivi. Personalmente, sposando la cultura della mediazione, ne sottolineai l’utilità, la modernità, un’intrinseca superiorità rispetto alla stessa giurisdizione. Quest’ultima infatti risolve un contenzioso con pesanti costi ed enormi ritardi, mentre la mediazione restituisce alle parti un ruolo di protagonisti, aiutandole a trovare, con la collaborazione di un mediatore terzo, una soluzione equilibrata, che soddisfa entrambi i litiganti ed evita penosi strascichi giudiziari. L’obbligatorietà delle procedure di mediazione era necessaria per innescare un processo virtuoso che avrebbe trasformato una realtà di irriducibile contrapposizione facendo nascere nel nostro Paese quella cultura della mediazione che, altrove, si è ormai affermata.

Sappiamo come è andata. L’ostilità della categoria forense è stata immediata, fondandosi su argomentazioni in gran parte strumentali: impreparazione dei mediatori, costi, durata delle procedure. A nulla è valso rimarcare l’esistenza di corsi di formazione e aggiornamento, la presenza di tariffe ministeriali, la vigilanza sugli organismi, la previsione di una durata molto contenuta rispetto ai tempi del tribunale.

È intervenuta ad un certo punto la Corte Costituzionale che non dichiarò illegittima la mediazione ma che il governo, introducendo l’obbligatorietà, aveva violato la delega conferitagli dal Parlamento incorrendo in un eccesso. Molti organismi hanno chiuso per impossibilità di sostenere i costi (una sede, almeno due segretari, una fideiussione bancaria di notevole importo). Gli interventi successivi del legislatore sono stati meri palliativi. L’obbligatorietà è stata limitata a poche materie: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con un altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, contratti bancari e contratti finanziari.

La mancata partecipazione alla procedura non è stata adeguatamente sanzionata. L’obbligo per il legale di informare il cliente sulla possibilità della mediazione si risolve in una firma apposta in calce a un prestampato. Si è data la possibilità di far comparire innanzi al mediatore non le parti ma i loro legali: gli avvocati sono diventati mediatori di diritto, quindi esentati dall’obbligo di frequentare un corso di preparazione. E stata introdotta la cosiddetta negoziazione assistita, strumento con cui gli avvocati possono evitare la mediazione anticipandola attraverso libere trattative stragiudiziali. Il bilancio è sotto i nostri occhi. Crescono i giudizi, si allungano i tempi, aumentano i costi, la giustizia civile attraversa una crisi profonda. Quale speranza per uscire dalla “morta gora”? La speranza riposa nei giudici e nell’Europa. I primi possono ampliare gli spazi della mediazione delegata, assegnando alle parti un termine per effettuarla. L’Europa potrebbe e dovrebbe intervenire per sanzionare la sostanziale disapplicazione, da parte dell’Italia, dell’istituto. Ci pensi soprattutto il governo Renzi, se lo vuole, ad adottare le contromisure. Per essere, almeno in questo, veramente europei.

La newsletter di UNAM (Unione Nazionale Avvocati per la Mediazione) di ottobre

bc0abd10-8273-4cb5-b154-b92ca7b5e4b5NEWSLETTER – OTTOBRE 2015

Anche quest’anno, il 23 ottobre, si è tenuto a Roma l’evento nazionale di UNAM, la nostra associazione che vanta ormai numerosissimi associati tra i legali che hanno ben compreso l’utilità della mediazione. Comprendeteci, quindi, se la newsletter di ottobre è interamente dedicata all’evento, riservando la segnalazione di interessanti decisioni giurisprudenziali al mese prossimo.
La giornata nazionale Unam ha avuto ad oggetto la riflessione sulla mediazione a due anni dalla riforma introdotta dal decreto ‘del fare’, come annunciato nella precedente newsletter.
L’associazione intanto sta crescendo ancora: oltre all’iscrizione di nuovi soci, infatti, proprio in questi giorni si sta costituendo un nucleo Unam presso il Foro di  Torino, che porterà a dieci il numero  delle sezioni locali.

EVENTO NAZIONALE UNAM: ASSEMBLEA SEZIONI LOCALI E SOCI

Nel corso della mattinata del 23 ottobre si è svolta, presso la sede dell’Organismo di mediazione forense di Roma, sotto il titolo “La nuova mediazione al tagliando dei due anni: primi bilanci e ipotesi di riforma”, la riunione dei rappresentanti delle sedi locali e dei soci per definire le attività dell’associazione nella promozione della cultura della mediazione. Erano rappresentate, tramite la presenza dei coordinatori e di alcuni dei soci, quasi tutte le sezioni locali. Bologna la prima ‘nata’, Roma la padrona di casa, Trani la più numerosa, grazie all’indefessa opera di proselitismo messa in atto dalla coordinatrice Angela Napolitano; e poi Ascoli Piceno, Vasto, Palermo e Perugia. La riunione era in ogni caso aperta e quindi, oltre alla presenza di alcuni soci ‘nazionali’, si è registrata la presenza di qualche collega che, speriamo, sarà futuro socio! Hanno coordinato la riunione il segretario nazionale Maria Cristina Biolchini e il tesoriere nazionale Mauro Carlo Bonini. Il Presidente Angelo Santi ha introdotto la riunione, ha salutato i numerosi intervenuti e ha dato il benvenuto alla neonata sezione di Lecco. Ha poi riassunto brevemente gli intendimenti dell’associazione e il calendario minimo che devono darsi le sezioni locali, con la predisposizione di un evento l’anno che coinvolga i colleghi del Foro e gli interessati alla mediazione. Infine ha lasciato la parola al segretario, che ha brevemente riassunto qualche dato interno e ‘fatto l’appello’, e al tesoriere, che ha dato atto della cassa dell’associazione e della destinazione dei fondi fino a questo momento. La parola è passata ai protagonisti della mattinata: i rappresentanti e i soci delle sezioni.
Tra gli argomenti sul tavolo si è posta la possibile autonomia delle sezioni locali: una volta costituite, queste potrebbero, se lo desiderano, dotarsi di autonomia, e quindi avere una propria cassa e stabilire delle proprie quote in aggiunta a quella del versamento all’Unam nazionale, che è comunque molto contenuta e quindi utilizzata per le attività generali. In effetti, lo statuto dell’associazione prevede, all’articolo 10 comma 2, che: “la sezione locale non ha una soggettività autonoma, salvo consenso espresso dell’Assemblea in tal senso”. L’argomento sarà oggetto di discussione anche nell’ambito del direttivo e sarà poi portato all’ordine del giorno alla prossima assemblea dei soci per deliberare in merito.
Molti sono stati gli altri argomenti di confronto, ma in particolare è emersa la volontà da parte delle sezioni locali di ricercare e accettare qualificate e selezionate sponsorizzazioni per promuovere e diffondere sempre più efficacemente la mediazione non solo tra gli avvocati, ma nel mondo dell’impresa e tra i cittadini.

EVENTO NAZIONALE UNAM: TAVOLA ROTONDA

Il pomeriggio, presso l’aula magna della facoltà Valdese di teologia a Roma, si è tenuta l’importante tavola rotonda dal titolo “La soluzione autonoma della controversia tra negoziazione, mediazione e processo. La ricerca di un rapporto virtuoso”.

Il convegno è iniziato alle 14,30, con la tavola rotonda tra esperti del settore mediazione, aperta dal presidente di UNAM, avv. Angelo Santi, moderata dall’avv. Luca Tantalo del consiglio direttivo, con la partecipazione, tra gli altri, dell’avv. Francesca Sorbi, del Professor Francesco Paolo Luiso, dell’avv. Marco Marinaro (del quale è stata presentata l’ultima edizione del Codice della Mediazione), del dott. Nicola Giudice, responsabile del servizio di conciliazione della Camera Arbitrale di Milano e del dott. Michele Ruvolo, Magistrato presso il Tribunale di Palermo ed estensore di alcuni importanti provvedimenti in materia.
Sono seguiti poi alcuni interventi liberi, come quello dell’avv. Maria Agnino, dell’avv. Andrea Zanello, dell’avv. Guglielmo Borrelli, del dott. Leonardo D’Urso, e del dott. Marco Ceino. Al termine di questi interventi la folta platea ha rivolto alcuni interessanti quesiti ai relatori, dando il via così ad un vivace e costruttivo dibattito. Durante il convegno si è fatto un resoconto dei due anni trascorsi, promuovendo possibili ipotesi di riforma della mediazione, al fine di favorire la sua stabilizzazione sotto il profilo giuridico.
Come detto, il convegno si è aperto con la presentazione del Presidente di UNAM, Angelo Santi, il quale ha introdotto brevemente l’associazione e i suoi intendimenti, ricordando che essa persegue lo scopo di diffondere le ADR in generale, e quindi non solo la mediazione ma anche la negoziazione assistita, che ha descritto come una procedura dalle ottime prospettive, anche se non nelle forme attuali introdotte nella legislazione italiana, perché è stata ridotta ad una semplice condizione di procedibilità. L’avv. Santi ha poi introdotto la collega Francesca Sorbi, mediatore professionista e consigliere del CNF, del cui Presidente ha portato i saluti.
L’avv. Sorbi ha informato la platea che, pochi giorni prima, aveva incontrato una delegazione del governo turco, composta tra gli altri dal sottosegretario alla Giustizia e dal capo dell’ufficio legislativo. In questo incontro si è discusso anche di mediazione, e l’avv. Sorbi ha comunicato che anche la Turchia ha introdotto la risoluzione alternativa delle controversie, seppure per ora non in forma obbligatoria. Ha poi proseguito ricordando il problema dell’art. 14 bis del D.M. 180/2010, come recentemente modificato, che ha statuito l’incompatibilità dei mediatori nei confronti degli organismi presso cui operano, nel senso che essi non possono depositare presso l’organismo le pratiche relative ai loro clienti, ma nemmeno possono farlo i loro soci di studio e addirittura chi ne condivide solamente i locali. L’avv. Sorbi ha concluso auspicando una riforma di questo articolo che elimini detto divieto, quanto meno per gli organismi pubblici, e un allargamento delle materie per cui è prevista la condizione di procedibilità.

All’avv. Sorbi è seguito l’intervento del Prof. Francesco Paolo Luiso, già professore ordinario di diritto civile presso l’Università di Pisa, avvocato e mediatore, autore di pubblicazioni importanti come il manuale “Diritto Processuale Civile” in cinque volumi, giunto all’ottava edizione, e di diversi studi in materia di risoluzione alternativa delle controversie.

L’intervento del prof. Luiso è stato molto interessante e pieno di spunti importanti, ed è stato estremamente gradito dalla platea. Il prof. Luiso ha espresso forte apprezzamento per le procedure di ADR e per la mediazione in particolare, pur con tutte le criticità di una legge in alcuni punti non chiara e contraddittoria, ma dallo spirito comunque apprezzabile. Per il prof. Luiso, se è vero che la mediazione è stata concepita dal legislatore come un aiuto per deflazionare la giustizia, è altrettanto vero che non ci si deve fermare solo a questo aspetto, perché essa rappresenta anche un modo per cambiare la mentalità degli operatori del diritto e dei cittadini, verso metodi alternativi di risoluzione delle controversie che non si limitino a dare ragione a uno o all’altro, ma che portino ad emergere i reali interessi facendo in modo che la soluzione dia un risultato positivo per tutti. Ha poi ricordato che, al contrario di quanto diceva qualche detrattore della mediazione, questa funziona dove funziona la giustizia e viceversa: è chiaro che nessuno avrà interesse a trovare un accordo, sapendo che se va in causa potrà quanto meno avere alcuni anni per saldare il suo debito. Se ci fosse la decisione giudiziale in 4/5 mesi, cadrebbero gli ostacoli al raggiungimento dell’accordo.
Proseguendo, il prof. Luiso si è poi espresso su alcuni recenti provvedimenti giurisprudenziali, dichiarando che a suo modo di vedere forse alcuni Giudici si sono ultimamente lasciati un po’ prendere la mano: fermo restando che anche lui è perfettamente d’accordo sulla necessità che le parti siano presenti (anche se augura una modifica legislativa affinché questo sia detto chiaramente), per esempio ha criticato alcuni provvedimenti che impongono alle parti di scegliere un organismo in cui il mediatore sia libero di fare la proposta, anche senza richiesta congiunta e addirittura in contumacia di una delle parti. Per il prof. Luiso questi sono provvedimenti abnormi, contrari allo spirito della legge e dell’istituto della mediazione, in quanto la legge non dà il potere di imporre la scelta dell’organismo o di dire come si deve svolgere il procedimento. Per l’illustre relatore, che ha concluso facendo sorridere gli uditori, la proposta del mediatore è “una decisione di serie B”, e potrebbe avere invece un senso se usata come provocazione per far smuovere le parti dalle loro posizioni quando sono troppo rigide.
Al prof. Luiso è poi seguito l’avv. Marco Marinaro, grande esperto della materia ed apprezzatissimo autore di libri e di frequenti commenti su Il Sole 24 ore, su Guida al Diritto e sul Quotidiano del Diritto.
L’avv. Marinaro è tornato brevemente sulla incompatibilità prevista dall’art. 14 bis, ricordando che il mediatore si adopera per un accordo amichevole, che non ha poteri decisori e quindi auspicando una riforma del divieto. Ha poi parlato delle ultime pronunce giurisprudenziali, criticando garbatamente la sentenza del Tribunale di Chieti dell’8 settembre 2015, che ha dichiarato validamente superata la condizione di procedibilità pur in assenza di ambedue le parti, ricordando che la legge non prevede affatto una tale possibilità, anche perché una previsione in questo senso porterebbe addirittura a profili di incostituzionalità.
Ha poi proseguito ricordando che il ruolo del mediatore è quello di rendere più consapevoli e responsabili le parti, e che in questo senso tale opera è fondamentale anche per la buona riuscita della procedura, dato che quando le parti raggiungono tale consapevolezza, apprezzano i vantaggi di una buona mediazione. Inoltre, secondo Marinaro, è necessario che – nei limiti del rispetto del principio della riservatezza – alcune cose vengano verbalizzate, come il rifiuto di una parte di proseguire, o una proposta non accettata, onde consentire al Giudice di valutare il comportamento delle parti. L’avv. Marinaro ha fatto poi un riferimento al D.Lgs. 130/2015, che in attuazione della nota direttiva europea ha modificato il codice del consumo per quanto riguarda le procedure di ADR per i consumatori, ricordando che in queste è espressamente detto che non è necessaria la presenza del legale, seppur ovviamente sempre consentita.
Infine, ha ricordato che la mediazione non è un modo diverso di smaltire i fascicoli arretrati, ma un sentire culturale diverso. In questo, ha auspicato che si faccia tutti un passaggio dall’art. 24 della Costituzione all’art. 2, poiché in mediazione non si tutelano i diritti giuridici, ma si garantiscono i diritti e gli interessi del cittadino intesi in senso più ampio. Ha poi chiuso con una nota amara, ricordando che il Ministro, pochi giorni fa, ha firmato il provvedimento che sblocca i fondi per il credito di imposta per la negoziazione assistita, ma non ha ancora siglato quello per la mediazione.
Secondo il dott. Nicola Giudice, responsabile della Camera Arbitrale di Milano, in un anno e mezzo, a Milano, c’è stato un vero e proprio “tsunami” di domande di mediazione, in particolare in materia di anatocismo bancario (un aumento del 12%), tant’è che “le controversie bancarie stanno falsando i dati relativi all’esito delle controversie in mediazione. Si sta sviluppando – ha raccontato il dott. Giudice – un atteggiamento da parte di professionisti per cui vengono portate in giudizio liti, che non sarebbero da portare”. Le categorie di successo, secondo le statistiche riportate da Nicola Giudice, sono invece risultate essere le successioni, le locazioni e i diritti reali (25-26%).
Secondo il dott. Giudice, sono stati fatti dei grandi passi in avanti, poiché tempo fa era impensabile che potessero esserci così tanti avvocati favorevoli alla mediazione; secondo lui, paradossalmente, UNAM è un’anomalia perché si dovrebbe arrivare ad un punto tale per cui tutti dovrebbero conoscere la mediazione e i suoi vantaggi, ricordando comunque che essa non è la panacea di tutti i mali, e che non tutte le controversie sono mediabili. Comunque, ha auspicato un aumento delle materie, come per esempio la contrattualistica, in generale e quella in materia di appalto in particolare.
I dati forniti dal dott. Giudice sono stati confermati dal dott. Ruvolo, che lo ha seguito: “Al Tribunale di Palermo – ha riferito il Magistrato – in ambito dei diritti reali c’è un calo di iscrizioni del 12-13%, mentre in materia di contratti bancari le iscrizioni sono salite del 73%”.
Per il dott. Ruvolo, le sanzioni previste dal D.Lgs. 180, che devono essere applicate obbligatoriamente e non a discrezione dei giudici, non lo sono ancora abbastanza. Secondo lui, la condanna per non essere andati in mediazione senza motivo valido (che non è nemmeno quello di considerare la lite come infondata o temeraria), va fatta anche in prima udienza, anche perché è in favore dell’Erario.
Per quanto riguarda le recenti sentenze, anche per Ruvolo non è corretto che il Giudice imponga di scegliere un organismo che sia libero di fare la proposta in assenza di una parte; ha anche ricordato che la presenza delle parti è necessaria, e che è importante che i verbali di mancato accordo siano prodotti in giudizio. Infine, ha fatto presente che sarebbe importante inserire un rilievo statistico delle cause inviate in mediazione e poi cancellate dal ruolo, ai fini della valutazione della produttività dei magistrati. È un’illusione, secondo il dott. Ruvolo, quella di alcuni suoi colleghi che credono di poter conciliare le parti, poiché per complessità e mancanza di tempo (che in mediazione non manca), spesso questo è impossibile.
Anche per lui sarebbe auspicabile un ampliamento delle materie alla contrattualistica e al risarcimento del danno; inoltre sarebbe fondamentale inserire all’interno delle Università corsi di mediazione e di tecniche di negoziazione.
L’avv. Guglielmo Borrelli, responsabile della Conciliazione Forense, ha ricordato poi il ruolo fondamentale, per ovvii motivi, degli Organismi Forensi, anche per la diffusione della cultura della mediazione tra gli avvocati. Spesso, per lui, gli organismi forensi sono sottoposti a critiche anche ingiuste e debbono impegnarsi per migliorare.
Anche per l’avv. Andrea Zanello, mediatore e membro del direttivo nazionale di ANF, aspetto importante è quello riguardante le materie obbligatorie, che ad oggi, “ricoprono solo l’8% dell’intero contenzioso civile”, come ha riferito. Tra i correttivi da apportare alla mediazione, anche secondo lui, è emersa la necessità di estendere le materie obbligatorie, per esempio ai rapporti contrattuali e a quelli societari. Comunque, secondo Zanello, il cosiddetto modello “Opt – out” ha attratto l’interesse di molti paesi europei e funziona. Per l’avv. Zanello, in mediazione si dovrebbe andare senza troppi vincoli, e verbalizzare il meno possibile. Ha poi ricordato (e la sua affermazione è stata molto gradita dalla platea), che una mediazione riuscita non è una causa in meno ma un problema risolto in più!
A lui è seguita l’avv. Maria Agnino, mediatrice entusiasta dell’Organismo Forense di Roma, la quale ha iniziato dichiarandosi contraria alle mediazioni on line, per il rischio che scoraggino la presenza personale delle parti anche nei casi in cui questa è possibile; poi, ha ribadito la contrarietà all’art. 14 bis, dato che quando ci si trova in un organismo in cui non si può fare la proposta, è impossibile “favorire”, anche involontariamente, una delle parti. Ha poi ricordato che il 4 novembre si terrà udienza al Tribunale di Roma su un ricorso, da lei redatto, sulla mancata trascrizione, da parte del Conservatore di Roma 2, di un accordo di mediazione in tema di divisione, con la motivazione che le materie soggette a trascrizione sarebbero tassative e che gli accordi in mediazione aventi ad oggetto divisioni non sarebbero trascrivibili. Peccato che i Conservatori di tutta Italia, compresa Roma 1, trascrivano tranquillamente. Ha poi concluso con una splendida affermazione, che fa capire come molti mediatori abbiano compreso perfettamente il senso della loro attività, peraltro retribuita in modo molto insufficiente: “Il nostro è un lavoro molto importante ai fini sociali. Le persone hanno bisogno di essere ascoltate”. Ed è grazie a questa capacità di ascoltare che spesso si arriva ad un risultato, che va molto al di là di quello economico. E’ soprattutto questo, che dobbiamo far capire ai cittadini ma anche ai colleghi che ancora non sanno cosa sia la mediazione.
Gli ultimi interventi sono stati del dott. Marco Ceino, direttore dell’interessante rivista “La Mediazione”, che ha presentato una convenzione per l’abbonamento alla rivista, e del dott. Leonardo D’Urso, uno dei massimi esperti italiani di mediazione e negoziazione. Il dott. D’Urso ha spezzato una lancia in favore del legislatore, ricordando che senza il D.Lgs. 180 del 2010, con tutti i suoi difetti, la mediazione in Italia sarebbe pressoché sconosciuta. Ha poi ricordato che per provare a chiedere miglioramenti ed allargamenti, visto che sono trascorsi i due anni previsti per il monitoraggio, dovremo attenderne gli esiti.
L’avv. Santi, presidente di UNAM, ha poi preso brevemente la parola, in chiusura, per informare che è intenzione dell’Associazione di elaborare un documento di sintesi su alcune conclusioni condivise, anche emerse dal convegno, al fine di promuovere un più ampio confronto in ambito forense e non soltanto.
In conclusione, un evento molto importante, da cui sono emerse riflessioni interessanti e proposte concrete per il futuro. Ma è solo l’inizio.

UNAM – UNIONE NAZIONALE AVVOCATI per la MEDIAZIONE è l’Unione dei professionisti del mondo forense e dei giuristi d’impresa che sostengono e promuovono la negoziazione, la mediazione e le metodologie consensuali in genere, quali modalità privilegiate e appropriate di risoluzione delle controversie.
Lo scopo principale che si pone UNAM è quello di promuovere e diffondere, in ambito forense e professionale, una cultura della risoluzione consensuale del contenzioso, attraverso principalmente il ricorso alla mediazione ed alla negoziazione diretta tra le parti, assistite da un avvocato.
UNAM si pone altresì i seguenti ulteriori obiettivi:
– costituire una rete di professionisti del mondo forense particolarmente sensibili, avvezzi e preparati alla risoluzione consensuale e negoziale delle controversie, identificabili per la loro stessa appartenenza ad UNAM;
– approfondire, studiare ed elaborare modelli avanzati di procedure di risoluzione stragiudiziale delle controversie, nonché percorsi formativi per professionisti che vogliano proporsi come esperti di questo approccio;
– promuovere ed implementare, nel pieno rispetto del quadro normativo e deontologico forense, una forma di specializzazione per tutti gli avvocati che siano interessati a pubblicizzare la loro peculiare propensione ed esperienza per la risoluzione consensuale e negoziale delle controversie.

ASSOCIAZIONE U.N.A.M.
Via Nazario Sauro 16
00195 Roma

Cod. Fisc. 97806930588

Tel. / Fax 0639738662
e-mail info@unam.it
web site www.unam.it