conferenza internazionale mediazione

Mediazione: sono ancora aperte le iscrizioni per la conferenza di lunedì 22

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Visto il grande clamore suscitato dalla proposta di legge (vedi link), diviene ancora più interessante e importante la conferenza, dal titolo “Una migliore giustizia civile, subito, per la crescita”, prevista per lunedì 22 aprile, presso la Sala del Consiglio presso l’Ordine degli Avvocati di Roma, dalle 17:00 alle 19:30.

Consigliamo caldamente a tutti gli addetti ai lavori, soprattutto a chi, in questi giorni, ha rivolto critiche di vario genere alla proposta, di partecipare, sia per ascoltare i motivi che hanno portato alla sua redazione, sia per offrire la loro opinione.

Per iscriversi e per informazioni, utilizzare questo link: Iscrizione

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Il Parlamento europeo: il modello italiano di mediazione può diventare la ‘best practice’ europea.

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Alla Corte di Cassazione una conferenza internazionale sul giusto rapporto tra giurisdizione e mediazione

ROMA, 19 ottobre – Perché l’istituto della mediazione ad oggi è in procinto di decollare solo in Italia? La risposta in diretta dal Parlamento europeo in occasione della conferenza internazionale dal titolo “Il giusto rapporto tra giurisdizione e mediazione: prima e dopo la Direttiva europea”, tenutasi oggi presso la Corte di Cassazione. In un Aula Magna gremita di partecipanti provenienti dai 5 continenti, Arlene McCarthy, europarlamentare e relatore della Direttiva sulla mediazione delle liti civili e commerciali, annuncia che il Parlamento di Strasburgo ha già depositato un’interrogazione alla Commissione di Bruxelles al fine di: <<esigere dagli Stati membri un numero minimo di mediazioni all’anno, per contribuire in modo concreto e misurabile a facilitare l’accesso alla giustizia dei casi che più lo meritano.>>

Elaborata dai Professori Giuseppe De Palo e Mary Trevor, autori del libro “EU Mediation Law and Practice”, pubblicato giorni fa dalla Oxford University Press, la teoria dell’Indice di Relazione Bilanciata tra processi e mediazioni rintraccia la sua base giuridica nella stessa Direttiva, e mira a vincolare gli Stati membri a trovare un ideale equilibrio tra il numero dei processi e quello delle mediazioni.

Per quanto la Direttiva abbia lasciato gli Stati membri liberi di scegliere se rendere la mediazione obbligatoria o meno, la McCarthy non esita a sottolineare gli insoddisfacenti risultati raggiunti in tutti gli altri Paesi europei e indica nel modello italiano, alla luce dei risultati concreti già apprezzati dal Parlamento europeo a settembre 2011, la “best practice” in materia di mediazione. Occorrerà ovviamente attendere, tra pochissimi giorni, la decisione della Corte Costituzionale sulla materia. In caso di esito favorevole, allora l’esperienza italiana si espanderà in tutta l’Unione.

Ad aprire i lavori il Primo Presidente della Corte di Cassazione, Ernesto Lupo, che ha sottolineato che “la scelta dell’obbligatorietà è stata dovuta alla necessità di forzare un cambiamento culturale che altrimenti sarebbe sicuramente mancato”.
Per Michele Vietti, Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, “il modello vincente di risoluzione alternativa delle controversie ha certamente dalla sua parte questo primo fattore decisivo: la specializzazione, il sapere specialistico.”
Il punto di vista dei consumatori è stato autorevolmente rappresentato da Paolo Martinello, Presidente di Altroconsumo.
La conferenza è stata anche l’occasione per la presentazione degli ultimi dati statistici del Ministero della Giustizia, che mostrano una crescita continua delle mediazioni.

Ernesto Lupo: “La mediazione obbligatoria è necessaria per forzare un cambiamento culturale”

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Anche per il primo Presidente della Corte di Cassazione, l’obbligatorietà del tentativo di mediazione è indispensabile.

Di Redazione MondoADR

Intervento di Ernesto Lupo, Primo Presidente della Corte di Cassazione, alla conferenza “Il Giusto rapporto tra giurisdizione e mediazione” del 19 ottobre 2012.

Rivolgo a Voi tutti il mio saluto ed il mio ringraziamento per la Vostra  presenza a questo Convegno che  la Corte di Cassazione ha accettato e voluto ospitare in questa  Aula magna per la sua specifica importanza, e per il taglio  internazionale che lo caratterizza. Un ringraziamento, in particolare, agli illustri ospiti qui giunti dai paesi di oltre confine. Un ringraziamento mi è gradito rivolgere, infine, alla Commissione europea  che promuove e sostiene queste importanti occasioni di informazione e dibattito sulla mediazione, che si svolgono in varie città dell’Unione.

Il tema del convegno è particolarmente rilevante perché non sollecita solo una riflessione sui contenuti e la funzione della mediazione, ma volge il suo sguardo al rapporto tra la via della soluzione alternativa dei conflitti e la via giudiziaria che deve essere comunque offerta e garantita dalla Stato nei casi in cui la via alternativa non si sia rivelata percorribile. Il presupposto implicito di questa riflessione riposa su un principio innovativo sconosciuto alla cultura italiana fino a pochi anni addietro: quello che attribuisce alla via giudiziaria di soluzione dei conflitti una funzione di estremo rimedio, percorribile solo se e quando si sia verificata la impossibilità di soluzioni non conciliative.

Ma questa prospettiva impone anche l’individuazione del punto di equilibrio; la ricerca, cioè, delle regole che, per un verso, convincano le parti ad imboccare la via alternativa di soluzione del loro conflitto e, per l’altro, non limitino in modo apprezzabile la possibilità del ricorso alla via giudiziaria, che è e deve rimanere garantita nel modo più pieno, senza limitazioni gravose o anche solo in modo apprezzabile dissuasive.

L’istituto della mediazione, da noi, è stato introdotto dal D.lgs. n. 28 del 2010 per dare attuazione alla Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2008/52/CE. In Italia si è voluto diffondere la convinzione che la mediazione abbia solo e soprattutto una funzione deflattiva del contenzioso civile. Ma già nella Direttiva si chiarisce come l’istituto affondi le proprie radici nel movimento del “Access to justice”, che ha invece un più profondo e nobile fondamento, muovendo dall’idea che alla giustizia statale vada riservato il ruolo di estremo rimedio per la soluzione del conflitto; rimedio a cui il cittadino, anche a causa dei costi del processo, ma non solamente per questo, deve potere avere accesso solo quando ogni altro mezzo meno conflittuale sia stato tentato.

Il più ampio spazio riservato alla mediazione non nasce solo da esigenze di contenimento dei costi, ma soprattutto dalla constatazione che la soluzione giudiziaria pone termine alla lite, ma non riesce a pacificare gli animi. Per di più, essa offre spesso una soluzione che non soddisfa neppure la parte vincitrice, soprattutto quando il binario obbligato del “thema decidendum” non consente soluzioni articolate e anche creative che aprano la strada al soddisfacimento durevole degli effettivi interessi in gioco.

In questa prospettiva, del resto, va letto il sesto “considerando” della direttiva europea del 2008: “La mediazione — si legge — può fornire una soluzione extragiudiziale conveniente e rapida della controversia … attraverso procedure concepite in base alle esigenze delle parti. Gli accordi risultanti dalla mediazione — si legge inoltre — hanno maggiori probabilità di essere rispettati volontariamente e preservano più facilmente una relazione amichevole e sostenibile tra le parti.”

In Italia, il tentativo di conciliazione è previsto dal legislatore come obbligatorio in diverse materie. La scelta è dovuta alla necessità di forzare un cambiamento culturale che altrimenti sarebbe sicuramente mancato. Ma è soprattutto per l’obbligatorietà che l’istituto è oggetto di forti critiche da parte di alcune componenti della avvocatura. Queste critiche non debbono essere ignorate, ma  neppure possono  condurre a cestinare un istituto prima che questo abbia potuto essere sufficientemente sperimentato.

Occorre piuttosto un confronto per perfezionare l’istituto e quindi favorire quel cambiamento di paradigma che esso comporta, e al quale i giuristi — parlo anche dei magistrati, non solo degli avvocati — non sono ancora pronti anche a causa dei limiti che caratterizzano la formazione nelle nostre Facoltà di giurisprudenza. Confronto che la prossima sentenza della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale di alcune norme della legge, sicuramente sarà in grado di orientare nel modo più convincente con l’alta autorità della sua decisione.

Questo convegno ci offre, appunto, l’occasione per una riflessione che ci permetta di continuare un percorso verso il perfezionamento di un istituto al quale, personalmente, guardo con grande speranza perché, dal posto che occupo, vedo ogni giorno le enormi difficoltà provocate dall’abnorme domanda di giustizia, che finisce per soffocare l’apparato giudiziario, oggi incapace di assicurare un servizio adeguato alle esigenze di una società civile come la nostra.

A tutti grazie dell’attenzione e l’augurio di un proficua prosecuzione dei lavori.

La posizione di Confindustria sulla mediazione

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Di Redazione MondoADR

Intervento di Ivanhoe Lo Bello alla conferenza “Il Giusto rapporto tra giurisdizione e mediazione” del 19 ottobre 2012.

La disciplina della mediazione rappresenta uno dei punti nevralgici della strategia adottata dai due ultimi Governi per risolvere i malfunzionamenti del nostro sistema giudiziario civile[1]. Confindustria ha condiviso fin dall’inizio la scelta di puntare su questo strumento di risoluzione delle controversie alternativo al giudizio, che può svolgere un ruolo determinante per deflazionare il livello patologico della domanda che affluisce ogni anno presso i tribunali.

Infatti, la mediazione rappresenta uno strumento trasversale, idoneo a risolvere qualunque lite che abbia ad oggetto diritti disponibili (es. quelli patrimoniali) in ambito civile e commerciale. Inoltre, essa è in grado di assicurare alle parti significativi risparmi in termini di tempi e costi, nonché di preservare le relazioni preesistenti che, invece, la controversia giudiziaria finisce inevitabilmente per rompere in modo traumatico. Tuttavia, la traduzione delle nuove norme nella prassi è stata molto contrastata, come dimostrano anche i dati diffusi periodicamente dal Ministero della Giustizia[2]. Ha pesato soprattutto la forte opposizione dell’avvocatura, che ha sempre lamentato, da un lato, l’obbligatorietà del tentativo di mediazione per alcune materie[3] e, dall’altro, l’assenza dell’obbligo di difesa tecnica davanti al mediatore.

Questi rilievi hanno portato all’avvio di un procedimento davanti al TAR Lazio e al successivo rinvio delle nuove norme alla Corte Costituzionale. In particolare, la Corte sarà chiamata a breve ad esprimersi, da un lato, sul profilo dell’obbligatorietà della mediazione, che configurerebbe una limitazione all’esercizio del diritto di difesa e, dall’altro, sui requisiti di qualificazione degli Organismi e dei mediatori, che sarebbero stati delineati secondo criteri di efficienza e funzionalità e non, invece, di specifica competenza tecnico-giuridica. Nel rimettere la questione alla Corte, il TAR Lazio ha ritenuto invece irrilevante il punto relativo alla mancata previsione dell’obbligo di difesa tecnica.

La Corte dovrebbe pronunciarsi il prossimo 23 ottobre e gli esiti appaiono incerti, nonostante non manchino validi argomenti per sostenere l’infondatezza delle questioni di costituzionalità. La pendenza di questo procedimento e le connesse incertezze sull’effettiva stabilità del quadro regolamentare hanno inciso negativamente sulla diffusione della mediazione. Vi sono però anche altri fattori che l’hanno rallentata. Tra questi, lo scarso attivismo dei giudici, che molto raramente hanno fatto ricorso alla possibilità – loro riconosciuta dalla legge – di rinviare le parti davanti al mediatore nei casi in cui sussistano i presupposti per una composizione amichevole in corso di causa[4].

Inoltre, stenta a decollare anche la mediazione obbligatoria per volontà dei privati, vale a dire l’utilizzo di clausole contrattuali o statutarie attraverso cui le parti del rapporto si impegnano a devolvere le eventuali future controversie a un organismo di mediazione.

La posizione di Confindustria

Confindustria ha ribadito a più riprese la sua condivisione in merito ad alcuni punti qualificanti la nuova disciplina della mediazione, tra cui proprio quello dell’obbligatorietà. Infatti, l’obbligatorietà rimane, almeno nell’attuale fase di prima applicazione, l’unico strumento in grado di assicurare un’adeguata diffusione all’istituto[5] e ai relativi effetti in termini di deflazione del contenzioso civile.

Al riguardo, il Parlamento Europeo[6] ha evidenziato che in Italia la previsione della mediazione obbligatoria ha “raggiunto risultati importanti nella promozione del trattamento non giudiziario delle controversie in materia civile e commerciale” e che tali risultati dimostrano come la mediazione obbligatoria contribuisca a migliorare il funzionamento del sistema giudiziario italiano, ormai oberato e congestionato. Al momento, quindi, l’obbligatorietà costituisce un passaggio necessario per vincere il disinteresse e la sfiducia nei confronti degli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie.

Non v’è dubbio, peraltro, che l’obiettivo di tutti debba essere di creare una seria e radicata cultura ADR e di slegare la mediazione dal profilo dell’obbligatorietà disposta per legge. Sul piano giuridico, va sgombrato il campo dalla considerazione secondo cui l’obbligatorietà costituirebbe una limitazione del diritto di cittadini e imprese di agire in giudizio sproporzionata rispetto agli obiettivi cui la mediazione tende, vale a dire migliorare il funzionamento del nostro sistema giudiziario civile.

Come evidenziato dalla stessa Commissione Europea nelle osservazioni inviate alla Corte di Giustizia nell’ambito del procedimento avviato da un giudice italiano (GdP di Mercato San Severino), la nostra mediazione obbligatoria è in linea con principi della Direttiva di riferimento[7], nonché con la giurisprudenza della Corte di Giustizia al riguardo[8]. Infatti, l’obbligatorietà è ammessa dalla stessa Direttiva n. 52/2008 e risulta proporzionata e giustificata rispetto alla finalità di alleggerire il carico di lavoro dei tribunali. Ma soprattutto, sul piano sostanziale, la mediazione obbligatoria non presenta caratteri preclusivi del diritto di azione, se solo si considera che i 4 mesi di durata massima del procedimento vanno parametrati ai nove anni di durata media di una controversia civile. Tutto questo senza considerare che, sul piano economico, sono previste agevolazioni fiscali e riduzioni delle indennità dovute agli Organismi, che rafforzano l’idea di una piena compatibilità dell’obbligo rispetto al diritto di difesa.

Centrale è poi il tema della qualificazione degli Organismi di mediazione, aspetto che pure è all’attenzione della Corte Costituzionale. Sul punto, Confindustria ha sempre sostenuto che la qualità e la serietà degli Organismi costituiscono fattori decisivi per il successo dell’istituto. Risulta dunque essenziale che le parti affidino la gestione delle controversie a Organismi che presentino determinati requisiti organizzativi e professionali, tra cui trasparenza sulla scelta dei soggetti chiamati a gestire la procedura; tutela della riservatezza delle parti; possibilità di svolgere le procedure a distanza, attraverso l’utilizzo della telematica. In questo senso, risulta decisiva l’attività di vigilanza cui è chiamato il Ministero della Giustizia. È noto a tutti che i controlli sui numerosi Organismi nati negli ultimi anni richiede risorse cospicue.

A tal fine, andrebbe valutata con attenzione la possibilità di introdurre una forma di contribuzione a carico degli Organismi stessi, secondo uno schema che non è nuovo nel nostro ordinamento[9]. Si doterebbe così il Ministero dei mezzi necessari per attuare in modo efficace le proprie prerogative e si favorirebbe una selezione dei soli Organismi davvero in grado di assicurare di assicurare un servizio di qualità, adeguato alla gestione dei procedimenti di mediazione. Altro tema importante, finora spesso sottovalutato nel dibattito pubblico, riguarda il coinvolgimento dei giudici nella diffusione della mediazione. Un maggior ricorso alla mediazione delegata potrebbe rivelarsi decisivo per “indurre” le parti e i difensori a un esito conciliativo della lite, oltre a contribuire allo smaltimento degli arretrati che pesano sul lavoro dei magistrati.

Dal lato delle imprese, si registra ancora una scarsa propensione nei confronti della mediazione, nonostante la maggior parte delle procedure finisca per coinvolgerle direttamente. Fa riflettere il fatto che la percentuale delle controversie B2B sia ancora piuttosto bassa[10] e che nelle liti con i consumatori l’impresa spesso “subisca” e non promuova la mediazione. È quindi importante intensificare l’attività di formazione e informazione, facendo leva anche sulle best practice di imprese che hanno già sperimentato le opportunità offerte dalla mediazione, anche in termini di riduzione dei costi di gestione dei conflitti. Un passo importante in tale direzione è senz’altro l’adesione convinta allo strumento delle clausole di mediazione contrattuali e statutarie, che impegnano formalmente le parti a ricorrere alla mediazione per risolvere le loro liti.

Confindustria può e deve fare tanto in questa direzione. L’impegno volto a sensibilizzare le associate passa attraverso la predisposizione di strumenti adeguati (es. clausole contrattuali/statutarie standard), l’assistenza nella selezione di Organismi competenti ed efficienti, una costante attività di confronto sulle potenzialità e l’efficacia di questo strumento.

In questo contesto, è necessario che tutte le componenti interessate lavorino per un obiettivo – che deve essere – comune a tutti: avere una giustizia degna di questo nome, i cui tempi siano compatibili con le elementari esigenze di certezza del diritto e del vivere civile e, non da ultimo, con quelle dell’economia. La stabilità del quadro regolamentare è un prerequisito indispensabile per conseguire questi obiettivi. Pertanto, l’auspicio è che anche la Corte Costituzionale faccia propria una lettura equilibrata della normativa su cui è chiamata ad esprimersi.

Non può sfuggire ad alcuno, e certamente non sfugge alla Corte, che un’eventuale pronuncia negativa segnerebbe il ritorno all’ “anno zero”, decretando, di fatto, il fallimento del progetto di fare della mediazione un’alternativa affidabile al giudizio e uno strumento in grado di contribuire a migliorare la funzionalità del servizio giustizia.

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[1] Tra le riforme avviate o già completate, sia dal lato dell’offerte che della domanda di giustizia, si segnala: i) la revisione della geografia giudiziaria; ii) l’istituzione dei Tribunali delle imprese; iii) le misure in tema di controversie seriali e di deflazione dell’Appello; iv) il tentativo di connotare i Presidenti dei tribunali come veri e propri court manager, affidando loro compiti di programmazione e rendicontazione; v) l’introduzione del “filtro” in appello e la riforma della Legge Pinto; vi) la digitalizzazione delle comunicazioni all’interno del processo civile.

[2] L’ultima rilevazione della Direzione Generale Statistica risale a giugno scorso e riguarda il periodo 21-3-2011/31-3-2012:

– il numero complessivo di procedimenti avviati è pari a 91.690;

– la parte chiamata davanti al mediatore è comparsa nel 35% dei casi e, in queste ipotesi, la percentuale di successo è stata del 48%;

– il 77,2% delle mediazioni riguarda le fattispecie per le quali essa è obbligatoria;

– in oltre l’80% dei casi sia il proponente che l’aderente hanno fatto ricorso all’avvocato.

[3] La piena operatività della mediazione obbligatoria si è avuta solo a partire da marzo 2012, quando essa è divenuta efficace anche per le controversie condominiali e per quelle derivanti dai sinistri stradali.

[4] I casi di mediazione delegata dal giudice sono soltanto il 2,7% del totale delle mediazioni avviate (fonte: Direzione Generale Statistica del Ministero della Giustizia).

[5] Negli ultimi 10 giorni di marzo 2012, quelli in cui la mediazione è divenuta obbligatoria nel campo del risarcimento danni da circolazione dei veicoli, il numero dei procedimenti avviati in questo settore è passato da una media di 115 a 856, con un incremento del 644% (fonte: Direzione Generale Statistica del Ministero della Giustizia).

[6] Risoluzione del 13 settembre 2011, n. 2026 sull’attuazione della Direttiva in materia di mediazione negli Stati membri.

[7] L’art. 5, co. 2 della Direttiva n. 58/2002 fa salva la legislazione nazionale che rende obbligatorio il ricorso alla mediazione, purchè non impedisca alle parti di esercitare il diritto di accesso al sistema giudiziario.

8] Corte di Giustizia UE, sentenza del 18 marzo 2010, C – 317/08 e C – 320/08: la previsione di un tentativo obbligatorio di conciliazione stragiudiziale non lede il principio di tutela giurisdizionale effettiva, se persegue obiettivi di interesse generale e risulta proporzionata rispetto ad essi.

 [9] Basti pensare alla recente introduzione di un contributo a carico di tutte le imprese con fatturato superiore a 50 milioni di euro per sostenere il funzionamento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, meccanismo che, peraltro, ha generato un diffuso malessere tra le associate a Confindustria.

 [10] I dati del V Rapporto ISDACI sulla diffusione della giustizia alternativa dimostrano che il 96,1% delle domande di mediazione presentate nel 2010 ha ad oggetto controversie in cui è parte un’impresa. Tuttavia, solo in 1 caso su 4, l’impresa è parte promotrice. In particolare, soltanto il 25% delle istanze di mediazione riguarda controversie B2B, mentre in quelle con i consumatori, l’impresa è quasi sempre chiamata in mediazione.

La conferenza di domani 19 ottobre: “Il giusto rapporto tra giurisdizione e mediazione: modelli, esperienze e proposte”.

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Domani si terrà l’importante conferenza “Il giusto rapporto tra giurisdizione e mediazione: modelli, esperienze e proposte“, presso l’Aula Magna della Corte di Cassazione.

Ricordiamo che, a causa dell’altissimo numero di richieste pervenute, le iscrizioni sono chiuse. Nei prossimi giorni sarà nostra cura pubblicare i resconti della giornata.

Di seguito, il programma:

Venerdì 19 ottobre 2012 alle ore 11.30 a Roma, presso l’Aula Magna della Corte di Cassazione, si terrà la conferenza internazionale dal titolo “Il giusto rapporto tra giurisdizione e mediazione: modelli, esperienze e proposte”. L’iniziativa costituisce l’ultima conferenza organizzata in Italia nell’ambito del progetto comunitario Judges in ADR, inaugurato lo scorso 3 febbraio nella medesima sede. Questa volta Roma accoglierà personalità provenienti da tutto il mondo, per una condivisione più ampia possibile dei modelli, delle esperienze e delle proposte in materia di giusto rapporto tra processo e mediazione.

Ad una prima sessione dedicata al “modello italiano” di mediazione, di cui proprio in autunno la Commissione affari giuridici dell’Europarlamento inizierà a discutere, ne seguirà una seconda dedicata alle recenti esperienze e alle prospettive future nei paesi europei in materia di legislazione. La giornata si concluderà con un approfondimento sul funzionamento dell’istituto della mediazione negli altri continenti.

Numerose e importanti le personalità italiane e internazionali che interverranno alla conferenza; tra esse i giudici americano Annette Rizzo e australiano Patricia Bergin, l’europarlamentare europea Arlene McCarthy e il vicepresidente del CSM Michele Vietti.

Agenda dei lavori

Il giusto rapporto tra giurisdizione e mediazione: modelli, esperienze e proposte

Roma, 19 Ottobre 2012 (11.00 – 18.30) – Aula Magna, Corte di Cassazione

CON L’ADESIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

INDIRIZZI DI SALUTO

Ernesto Lupo, Primo Presidente, Corte Suprema di Cassazione

Giorgio Santacroce, Presidente, Corte d’Appello di Roma

Michele Vietti, Vice Presidente, Consiglio Superiore della Magistratura

GARANZIE, INCENTIVI E SANZIONI: IL “MODELLO ITALIANO” DI MEDIAZIONE

Introduce Paolo Porreca, Vice Capo Ufficio Legislativo, Ministero della Giustizia

Giovanni Canzio, Presidente, Corte d’Appello di Milano

Piercamillo Davigo*, Consigliere, Corte Suprema di Cassazione

Fabio Florio, Consigliere, Consiglio Nazionale Forense

Ivanhoe Lo Bello, Vice Presidente, Confindustria

Paolo Martinello, Presidente, Altroconsumo

Pausa Lavori

LA MEDIAZIONE NELL’UNIONE EUROPEA: PRESENTE E FUTURO

Introduce Giuseppe De Palo, Presidente, ADR Center – member of JAMS International

Christian Duve, Rapporteur sulla Mediazione, CCBE, Germania

Jonathan Mance*, Giudice, Corte Suprema, Regno Unito

Arlene McCarthy*, Relatore della Direttiva sulla Mediazione, Parlamento europeo

Gérard Pluyette, Presidente, Prima Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione, Francia

Pausa Lavori

LA MEDIAZIONE NEGLI ALTRI CONTINENTI: ALCUNE ESPERIENZE SIGNIFICATIVE

Introduce Patricia Bergin, Chief Judge in Equity, Corte Suprema del New South Wales, Australia

Guang “Dawn” Chen*, Docente di mediazione, Università Normale di Pechino, Cina

Mark Collett*, Direttore, The Mediation Company, Sudafrica

Annette Rizzo, Giudice, Court of Common Pleas, Philadelphia, Stati Uniti d’America

DIBATTITO

interventi di:

Paola Accardo, Rappresentanza Permanente d’Italia presso il Consiglio d’Europa

Cesare Mirabelli, Presidente Emerito, Corte Costituzionale

Riccardo Fuzio, Consigliere, Consiglio Superiore della Magistratura

Tiziana Pompei, Vice Segretario Generale, Unioncamere

Presiede: Giorgio Santacroce Modera: Giuseppe De Palo

‘è stato invitato a partecipare

 * videomessaggio

Il giusto rapporto tra giurisdizione e mediazione: modelli, esperienze e proposte: la conferenza internazionale del 29 ottobre.

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Venerdì 19 ottobre 2012 alle ore 11.30 a Roma, presso l’Aula Magna della Corte di Cassazione, si terrà la conferenza internazionale dal titolo “Il giusto rapporto tra giurisdizione e mediazione: modelli, esperienze e proposte”. L’iniziativa costituisce l’ultima conferenza organizzata in Italia nell’ambito del progetto comunitario Judges in ADR, inaugurato lo scorso 3 febbraio nella medesima sede. Questa volta Roma accoglierà personalità provenienti da tutto il mondo, per una condivisione più ampia possibile dei modelli, delle esperienze e delle proposte in materia di giusto rapporto tra processo e mediazione.

Ad una prima sessione dedicata al “modello italiano” di mediazione, di cui proprio in autunno la Commissione affari giuridici dell’Europarlamento inizierà a discutere, ne seguirà una seconda dedicata alle recenti esperienze e alle prospettive future nei paesi europei in materia di legislazione. La giornata si concluderà con un approfondimento sul funzionamento dell’istituto della mediazione negli altri continenti.

Numerose e importanti le personalità italiane e internazionali che interverranno alla conferenza; tra esse i giudici americano Annette Rizzo e australiano Patricia Bergin, l’europarlamentare europea Arlene McCarthy e il vicepresidente del CSM Michele Vietti.

Questo è il link con il programma dettagliato e il modulo per l’iscrizione:

Il programma e il modulo