Convegno “Mediazione e accesso alla giustizia” a Roma il 17 maggio 2013

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Il Centro Internazionale Alti Studi Universitari (CIASU), con la Scuola Internazionale di Alta Formazione in Diritto del negoziato e dell’Arbitrato (Presidente scientifico prof. Sergio Chiarloni, professore emerito dell’Università degli Studi di Torino), con l’Università degli studi Roma Tre e con l’ Osservatorio sui conflitti e sulla conciliazione, in collaborazione con la rete di organismi di mediazione ed enti di formazione “ADR IN”,organizza a Roma il convegno di studi “Mediazione e accesso alla giustizia”.

 

Il convegno intende discutere il ruolo e la funzione dell’istituto della mediazionecivile e commerciale come strumento di accesso alla giustizia, in un momento ed in un contesto nei quali il sistema di tutela giurisdizionale dei diritti, che è e resta una delle funzioni essenziali dello Stato di diritto, non riesce più a garantire un’adeguata rispostalla domanda di giustizia di una società che la dottrina definisce “società contenziosa” (L. Cadiet).

 

Con il decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 il nostro legislatore, portando a compimento il percorso di recepimento, all’interno del nostro sistema giuridico, della Direttiva 2008/52/CE “relativa a determinati aspetti della mediazione civile e commerciale”, ha istituzionalizzato la mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali affidandole, in particolare, il compito di ridurre il carico di lavoro degli organi giurisdizionali (e, conseguentemente, i ritardi del nostro sistema procedurale civile nella risposta di giustizia) prevedendo l’obbligatorietà, per una “vasta serie di rapporti” – come si legge nella Relazione illustrativa -, dell’esperimento di un procedimento mediativo, preliminare all’azione giudiziale. E però, l’autolimitazione, da parte del legislatore, alla sola aspettativa deflattiva ha, da una parte, ridimensionato la vera natura e la funzione della mediazione come strumento di risoluzione “reale” di un conflitto e, conseguente, di riconciliazione e pacificazione delle parti; dall’altra, ha esposto quell’aspettativa ad un elevato rischio di delusione. Rischio che è divenuto certezza per effetto della recente sentenza (n. 272/2012) di dichiarazione di illegittimità costituzionale della mediazione obbligatoria per eccesso di delega.

 

Messo alla prova dei fatti e del diritto, il d.lgs. 28/2010 ha mostrato, infatti, molti dei limiti rilevati dai suoi interpreti e dagli operatori – gli avvocati, in particolare – già durante la sua stesura e, successivamente, in sede di sua applicazione: l’obbligatorietà del procedimento mediativo, soprattutto, ma anche la non sufficiente qualità e professionalità dei mediatori, conseguente alla previsione di un percorso formativo inadeguato, i costi della mediazione obbligatoria, che avrebbe reso ancor più oneroso, per il cittadino, l’esercizio del diritto di accesso alla giustizia. In più, la scarsa attenzione, quando non la scarsa conoscenza, da parte dei giudici, della mediazione delegata ed il pressoché inesistente ricorso alla mediazione volontaria descrivono, oggi, un quadro dell’istituto della mediazione civile e commerciale, nel nostro paese, che richiede un profondo ripensamento ed una riscrittura del d. lgs. 28/2010 ai quali devono concorrere tutti i soggetti coinvolti: avvocati, giudici, mediatori innanzitutto, ma anche ogni altra categoria professionale chiamata a confrontarsi con questo nuovo paradigma del nostro diritto.

 

Obiettivo del convegno “Mediazione e accesso alla giustizia” è, dunque, quello di creare un’occasione di approfondimento teorico e pratico e di discussione tra studiosi ed operatori del diritto e della mediazione sulle prospettive dell’istituto della mediazione civile e commerciale come strumento, non già di mera deflazione del carico di lavoro dei tribunali bensì di “migliore accesso alla giustizia”, secondo la prospettiva delineata dallegislatore comunitario al punto 1.1.1 della “Relazione” sulla Proposta di direttiva 2004/1314 e al primo “Considerando” della Direttiva 52/2008, e di definizione di un nuovo ruolo particolarmente dei giudici e degli avvocati, che va oltre l’immagine tradizionale, per il giudice, di mero decisore “law-oriented” e, per l’avvocato, di mero difensore “tecnico” dei diritti del cittadino, in un tempo nel quale la giustizia conosce un processo di trasformazione da giustizia “piramidale” in giustizia di “rete”, riflesso dell’affermazione del modello dell’ordine negoziato su quello dell’ordine imposto,caratteristico di una società, qual è la società attuale,complessa, pluralista ed organizzatain maniera orizzontale, nella quale la giustizia deve essere considerata “come un fenomeno sociale totale” (A. Garapon).

 

Il tema del convegno sarà trattato sotto molteplici aspetti, che costituiranno l’oggetto degli interventi e dello scambio di opinioni tra i relatori che parteciperanno alla I Sessione (sessione plenaria). Si discuteranno, in particolare, i seguenti temi:

 

L’“accesso alla giustizia” come diritto fondamentale.

 

I rapporti tra diritto, mediazione e giurisdizione

 

La mediazione convenzionale e la mediazione delegata. Il ruolo dell’avvocato ed il ruolo del giudice

 

La mediazione e le pratiche infragiudiziarie nell’esperienza europea

 

Il decreto legislativo 4 marzo 2010 e gli effetti della sentenza n. 272/2012 della Corte Costituzionale

 

Costi della mediazione e costi della giustizia

 

Alla sessione plenaria farà seguito un workshop tematico (II Sessione) sulle prospettive e proposte di riforma del decreto 28/2010 con particolare riferimento al procedimento mediativo, alla qualità e professionalità del mediatore, ai programmi di formazione del mediatore.

 

Al termine del convegno sarà redatto un documento di sintesi della proposte discusse nel corso del workshop tematico, presentate in particolare da organismi di mediazione ed enti di formazione ed ammesse alla discussione a seguito di valutazione sul piano della loro coerenza con i principi del nostro ordinamento.

 

Per partecipare    https://www.facebook.com/events/360684630702721/

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13 pensieri riguardo “Convegno “Mediazione e accesso alla giustizia” a Roma il 17 maggio 2013

    andrea ha detto:
    30 aprile 2013 alle 14:55

    L’impostazione del convegno mi sembra corretta e valida. Altra cosa positiva mi sembra essere il riconoscimento dei profondi limiti e delle incongruenze mostrate fin da subito dal D.lgs 28/2010, che disciplinava un istituto, quello della mediazione meritvole di ben altra disciplina e di un testo normativo rigoroso e ben articolato. Peccato che queste cose gli Avvocati le avevamo SEMPRE dette, mentre siti come questo tacciavano ogni critica al D.lgs 28/2010, come espressione di meri interessi corporativi.. ora, dopo la sentenza della Corte, vedo che anche gli organismi di mediazione, almeno quelli più avveduti, hanno compreso la necessità di riproporre l’istituto con un radicale ripensamento, che, mi auguro almeno questa volta, veda anche il coinvolgimento degli operatori del diritto ( in primis magistrati ed avvocati)..pena l’ennesimo insuccesso di un istituto che potrebbe se ben congegnato essere utile e vantaggioso per tutti.

    vittorio ha detto:
    1 maggio 2013 alle 18:09

    Certo è che sulla base della necessità di riforme strutturali per il Paese, lo stesso istituto della mediazione civile e commerciale va riconsiderato, anche e soprattutto nel più ampio contesto della riforma della giustizia.
    Va pertanto ridisciplinato con una nuova legge ordinaria, con un testo articolato, completo e non lacunoso (a differenza di quanto si leggeva nel d.lgs. 28/2010) e tenendo presente questi punti cardine:
    – previsione dell’obbligatorietà del tentativo di mediazione (così come
    segnalato dalla stessa relazione dei cd. “Saggi” e da tanti altri altri autorevoli interventi)
    – più dettagliata definizione dei requisiti e competenze del mediatore civile e commerciale, in modo che non siano più lasciati spazi a dubbi sulla professionalità e preparazione di questa nuova figura
    – “parificazione” professionale del mediatore rispetto agli altri operatori del diritto, in modo che tale figura non sia più vista – quanto meno da alcuni – come secondaria o in qualche modo inferiore agli stessi avvocati, ma bensì come parallela e distinta da essi, in quanto capace di svolgere un ruolo e una funzione in una ben definita fase extraprocessuale e preprocessuale.

    andrea ha detto:
    2 maggio 2013 alle 11:43

    In quasi tutte le materie ( proprio in quelle disciplinate dal D.lgs 28/2010) è indispnesabile una preparazione giuridica ( questioni di successione, usucapione diritti di proprietà e reali). Anche lo slogan per cui ” il mediatore valuta gli interessi e non i diritti ” non ha alcun senso perchè per mia epserienza le persone valutano i propri interessi porpio sulla base di un lro effettivo riconsocimento da parte della legge. In sostanza non abbandonerò mai una mia pretsea se sono certo che in un giudizio essa avrà certamente soddisfazione… Inoltre redigere una divisione ereditaria o una transazione complessa in materia di obbligazioni e contratti non sono cose possibili senza uno studio di livello universitario in matarie giuridico o quantomeno giuridcio/ economiche. Non basta un corso di 52 ore a sostituire anni ed anni di studio e di pratica professionale obbligatoria ed effettiva. Io ho frequentato un corso di mediazione presso una univesrità tra le migliori di Italia ( completamete incosnistente dal momento che la mediazione non è una disciplina scientifica autonoma, ma consiste in tecniche diverse e spesso tra lro contrastanti, la cui validità non è mai stata dimostrata) Quale avvocato in realtà abituato ormai decenni ad una faticosissima attovità stragiudiziale di trattative, accordi, transazioni redazione di contratti e conciliazioni in udienza, mi ritengo ( e questo a prescindere dall’inutile corso che ho frequentato) ampiamente in grado ( come del rsto ho fatto in quanto mediatore) di svolgere la mediazione in tutte le matrie del Codice Civile.. in particolari materie con elevato conetnuto tecnico ( appalti, costruzioni,ecc.) potrebbero essere messi in gioco Ingegneri, Architetti, Geometri) in questioni vertenti su contabilità società e contratti commericiali, potrebbe essere utile il commericialista o il perito contabile o il cosulente del Lavoro..su questioni esrditarie forse un Notaio è la figura più indicata….. oltre francamente non mi spingerei.. altrimenti arriviamo al paradosso di affidare la gestione di complesse questioni a chi non sa nemmeno di cosa si sta parlando…. un laureato in lettere, (con il massimo rispetto per lui e per i suoi studi…ci mancherebbe)… sulla basa di questa legge può formulare prorposta vincolante su questioni di diritto bancario e assicurativo.. i miei più vivi complimeti all’estensore di questo pregevole testo normativo. La giustizia ed il bisogno di giustizia della gente sono cose serie. e meritano altri legislatori ed altre leggi. per concludere sono sempres sto daccordo con Alpa ( presidente del CNF) da sempre favorevole alla mediazione, ma da sempre fortemente contrario a questa legge raffazzonata.
    P.S. Il mediatore non deve essre “parificato” a nessuno, al contraio deve essere selezionato ( dallo stato non da un ente privato con finalità lucrative) sulla base di rigidi criteri di indipendenza, professionalità e sprattutto COMPETENZA specifica sulla materia trattata, dimostrata SIA dagli studi compiuti SIA dalla pratica professionale svolta.

    vittorio ha detto:
    2 maggio 2013 alle 12:22

    Se ogni singolo mediatore fosse selezionato dallo stato, non si tratterebbe più di libera professione, come invece è nello spirito di questa figura.. d’altra parte anche gli stessi avvocati esercitano la loro professione presso studi legali privati con scopo di lucro.
    Se fosse selezionato dallo stato, allora occorrerebbero concorsi pubblici specifici con uffici di mediazione localizzati, per esempio, all’interno dei tribunali..

      andrea ha detto:
      2 maggio 2013 alle 14:56

      Ed è qui che sta sbagliando e di grosso…. io che sono Avvocato e quindi libero professionista dallo Stato non sono stato slezionato ma iperselezionato: Diploma, Laurea in Giurisprudenza ( tutti titoli rilasciati dallo Stato) pratica porfessionale biennale verificata da ordine degli avvocati ( organismo pubblico) abilitzione per esame – concorso pubblico ( durissimo) costante aggioramento professionale verificato anch’esso dall’ordine degli avvocati – più di così……nel caso del mediatore – concliliatore – la selezione dovrebbe essere amio avviso anche più dura, avendo lo stato demandato a questa figura funzioni di rilievo pubblicisto e delegato compiti propri dello stato stesso ed afferenti il potere giudiziario… libero professionista non significa: un giorno mi alzo e faccio qualsiasi cosa per magia magari fosse così domani mi sveglio e faccio il cardiochirurgo….
      Quanto agli uffici di mediazione Il Tribunale di Firenze ( da sempre molto avnti in tema di conciliazione), in convenzione con l’OCF ( Organismo di Cocilaizione Fiorentino , gestito dall’Ordine degli avvocati, commercialisi e collegio dei Notai) ha difatti istituito al proprio interno un servizio di concliazione che è ubicato all’ interno stesso dell’edificio ed a cui è dedicato un intero piano ( tra l’altro anche molto utilizzato) con annesse cancellerie segreterie ufficio informazione per il Pubblico ecc ecc. meglio di così……. ….

        vittorio ha detto:
        2 maggio 2013 alle 21:24

        La selezione la fa il mercato stesso, laddove sia data finalmente a tutti i mediatori abilitati la possibilità di intraprendere questa professione, attraverso la previsione dell’obbligatorietà del tentativo di mediazione: i più capaci andranno avanti; i meno capaci si fermeranno.
        Anche nel mondo forense esistono avvocati di qualità e avvocati poco capaci, pur avendo gli uni e gli altri superato il concorso.
        Pertanto porte aperte a questa nuova professione e a chi dimostrerà di esercitarla con competenza e serietà, e mi riferisco in modo particolare ai tanti giovani laureati che hanno scelto questo percorso per la sua prospettiva orientata in modo netto al futuro.

    andrea ha detto:
    2 maggio 2013 alle 22:08

    La selezione di un professionista non la può fare solo il mercato. per un avvocato, un medico un ingegnere, un esperto contabile, vengono previsti. 1) la frequenza di un corso universitario, spesso anumero chiuso 2) un tiorcinio effettivo e controllato 2) il supermento di un concorso spesso molto selettivo (è il caso dell’avvocatura oo dei Dottori Commerciaisti) Tutto questo perchè non si può far svolgere la selezione al mercato quando sitratta della pelle della gente.. uningegnere che calcola male il cemento armato significa morti per crollo di edificio, un avvocato che non conosce la legge può significare tanta gente innncoecente in galera, un medico che non consoce le malattie può uccidere non so quanat gente…
    Se ciò vale per i liberi professionisti a maggior ragione deve valere per i conciliatori a cui lo Stato delegherebbe poteri e prerogative.in realtà tipiche di organi pubblici e afferenti al potere giudiziario, pena la non credibilità sdella figura che andiamo ad introdurre ( come del resto è infati avvnuto sino ad ora)….E’ chiaro infatti che nessuno attribuirà nessun valore all’opera prestata da un cociliatore che non conosce la materia su cui verte la controversia…Pertanto ritengo che le figura naturalemnte deputate a svolgere questa funzione siano quelle che ho sopra richiamato. Non a caso infatti al Tribunale di Firenze, dovie ci si è ispirati a tali criteri la medizione gode di buona salute ( sentenza o non sentenza) e

    ,

      giovanni ha detto:
      5 maggio 2013 alle 17:27

      non capisco lei invoca la concorrenza salvo richiedere a gran voce la obbligatorietà della mediazione, mi sembra una contraddizione in termini

    melinascalise ha detto:
    3 maggio 2013 alle 17:18

    Personalmente, ritengo che uno degli aspetti interessanti del decreto in oggetto sia la questione che l’attività di mediazione possa prevedere modalità di accordo e soluzione, per l’appunto, alternative che vedono l’applicazione del buonsenso, la ripresa del dialogo per raggiungere un obiettivo comune che, a volte, non è evidente a causa dell’irrigidimento delle parti, pur nel rispetto delle norme legislative. In questo si evidenza l’esistenza di una competenza che può allontanarsi dalla mera applicazione delle norme giuridiche, in quanto si pongono al centro non le leggi, ma le persone. In questa logica offrire la possibilità di conciliare o mediare a persone che non necessariamente posseggono un’approfondita, seppur necessaria, conoscenza giuridica, significa anche rivedere il concetto rigido di norma che, in una società che cambia così velocemente, non sempre risponde in modo adeguato. L’apporto di conoscenze e competenze specifiche di professionisti in altri settori, quindi è un arricchimento e un modo di concepire l’applicazione della giustizia come frutto di una coralità che non toglie potere a nessuno, ma può migliorare la partecipazione e la consapevolezza della coscienza civile e della difesa dei diritti umani tra i cittadini. Quindi non dovrebbe esistere “guerra” da mediatori e avvocati, ma valorizzazione di ruoli e potenzialità nuove di raggiungimento della “giustizia”.

      andrea ha detto:
      3 maggio 2013 alle 21:56

      Si ma insomma secondo Lei non dico Avvocato, ma quantomeno uno straccio di laurea in legge lo si dovrà pur avere o no si dovrà sapere a grandi linee che cosa è un contratto, quando si parla di un contratto ???
      E’ vero poi che sono necessarie altre capacità: di comprensione negozizione, ma temo che queste siano più qualità innate piuttoesto che competenze acquisibili in inutili corsi teorici e campati in aria, come qullo che ho fatto io.. Al limte si acquisiscono in anni, anni di pratica profesionale ( legale o commericaile o notarile) e non è nemmeno detto…

        giovanni ha detto:
        5 maggio 2013 alle 17:29

        caro Andrea forse non hai ancora capito che la mediazione è solo un affare che ha arricchito gli organismi di formazione illudendo una marea di persone

    andrea ha detto:
    6 maggio 2013 alle 01:07

    Si è vero perchè è stata disciplinata davvero male, se fosse stat prevista in modo diverso gestita da soggetti qualificati, non obbligatoria ma incentivata, magari delegata dal giudice, con l’assistenza dei legali, ecc ecc ecc.. mi accorgo che forse i se sono davvero troppi In ogni caso ha anche creato aspettative.. …….

    Ettore ha detto:
    6 maggio 2013 alle 12:13

    Ritengo che la mediazione obbligatoria, qualora fosse riqualificata e ridisciplinata in modo efficace, rappresenterebbe non un’illusione – come invece è stato scritto sopra – bensì una risorsa per i cittadini e una nuova attività lavorativa per tanti giovani laureati preparati.
    Quindi si tratta esclusivamente di riorganizzare la disciplina in modo che gli operatori del diritto coinvolti in questo procedimento, possano sfruttare al meglio questo istituto, sia come professione sia soprattutto per l’utilità che può avere verso tutti i diritti disponibili dei cittadini.
    Si sa che in Italia, ogni grande riforma ha bisogno di tempo e di integrazioni per essere attuata al meglio.

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