Mediazione: anche il Governatore della Banca Italia vuole l’obbligatorietà

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Il Governatore della Banca d’Italia, Visco, nella relazione annuale di oggi, si è espresso in senso favorevole alla condizione di procedibilità:

“L’obiettivo di riduzione del contenzioso è stato perseguito mediante la previsione di filtri all’accesso in appello e in Cassazione e la revisione della procedura per il riconoscimento dei danni derivanti dall’eccessiva durata dei processi (legge Pinto). Anche per garantire l’efficacia di tali misure andrebbe affrontato il problema dell’arretrato, eventualmente con misure straordinarie. Il decreto “sviluppo” ha introdotto un filtro di inammissibilità all’appello incentrato su una prognosi di non ragionevole fondatezza dell’impugnazione e ridotto i motivi che consentono il ricorso dinanzi alla Corte di cassazione. Il procedimento per la trattazione delle cause per equa riparazione (legge Pinto) è stato semplificato, sono stati previsti indennizzi predeterminati e calmierati e cause di non indennizzabilità. Nel 2011 le cause per equa riparazione erano 30.331, pari al 19 per cento dell’intero contenzioso dinanzi alle Corti d’appello; nei vari gradi di giudizio risultavano pendenti quasi 5 milioni e mezzo di procedimenti.
Nel dicembre 2012 la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale per eccesso di delega il tentativo obbligatorio di conciliazione introdotto nel 2010. L’eventuale reintroduzione dello strumento, opportunamente corretto per superare alcune criticità presenti nelle norme abrogate, potrebbe contribuire a ridurre il contenzioso“.

Ci chiediamo, a questo punto, quanto ancora dobbiamo attendere per la sacrosanta reintroduzione dell’Istituto, naturalmente con i correttivi che tutti ci aspettiamo, dai requisiti per la formazione dei mediatori fino a quelli per garantire la qualità degli Organismi, sperando che poi il Ministero faccia quello che avrebbe dovuto far prima (i controlli).

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