Mediazione: il TAR non concede la sospensiva, decisione a fine mese.

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All’udienza di ieri, dopo la discussione, il TAR Lazio non ha concesso la richiesta di sospensiva, presentata dai ricorrenti per impedire l’entrata in vigore della mediazione, prevista per il 21 marzo. Il TAR deciderà probabilmente a fine mese; nel frattempo, dal lunedì 21, la mediazione sarà obbligatoria per le materie previste.

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5 pensieri riguardo “Mediazione: il TAR non concede la sospensiva, decisione a fine mese.

    Carlo Alberto Calcagno ha detto:
    10 marzo 2011 alle 13:51

    Questa mi pare davvero un’ottima cosa!

    Gionni M. ha detto:
    1 aprile 2011 alle 10:16

    Pur apprezzando lo sforzo espresso a grandi lettere con concetti e richiami storici, filosofici e religiosi, il pensiero non mi convince. Come risulta dai richiami effettuati alle legislazioni straniere ove la conciliazione è obbligatoria, si comprende che le materie su cui la stessa è stata prevista come tale, sono del tutto marginali e “di nicchia” rispetto a quello che è il contenzioso ordinario nel quale convergono gli interessi ed i diritti dei cittadini. Il prevedere la conciliazione obbligatoria in pressoché tutte le materie giuridiche è assolutamente incomprensibile e non ha eguali in nessuna legislazione. Oltretutto ove tale media-conciliazione ha un costo di ingresso molto alto che supera addirittura il contributo unificato che si paga normalmente per iscrivere a ruolo una causa. In tal modo, si impone ai cittadini costi notevoli, si impedisce di accedere alla giustizia (e quindi ad esercitare diritti costituzionali), si dirotta la discussione sulla materia innanzi a mediatori del tutto impreparati, si impedisce alla magistratura di intervenire con sentenze che contengono spesso concetti ed elaborazioni del pensiero giuridico che consentono di adattare il diritto medesimo (e per effetto trascinamento le future legislazioni) al mondo in cui viviamo. In buona sostanza, si discuterà di questioni di carattere giuridico e di diritti del cittadino come innanzi all’oste, “ma si facciamo a metà così tutti contenti”.
    Questa è pura inciviltà.
    Bastava modificare l’art. 185 codice di procedura civile, prevedendo l’obbligo di tentare la conciliazione fra le parti in capo al giudice (evidententemente molto più preparato di un mediatore) e la cosa si poteva risolvere senza ulteriori costi per i cittadini e con una controversia già radicata e così, in caso di fallimento del tentativo di mediazione, si sarebbe potuto proseguire senza perdere altro tempo e altri soldi.
    Questa legge è stata fatta male, senza approccio tecnico alle problematiche e con l’unico scopo di avvantaggiare le solite lobbies: commercialisti, camere di commercio e associazioni dei consumatori.
    Avv. Gionni Marengo

      Avv. Luca Tantalo ha risposto:
      1 aprile 2011 alle 10:54

      Resto della mia idea; tra l’altro, la mia frequentazione quotidiana delle aule giudiziarie mi permette di dire che il tentativo di conciliazione da parte del Giudice (tra l’altro già previsto) è una chimera totale, visto come si svolgono le udienze. Un tentativo di mediazione serio comporta l’esame attento della questione e soprattutto una lunga discussione che ovviamente in udienza non è nemmeno pensabile.

    danyavv ha detto:
    19 aprile 2011 alle 16:16

    certamente non saranno i conciliatori, del tutto impreparati, a saper affrontare e risolvere il problema. Diciamolo chiaro questa conciliazione ha come scopo quello di annullare il lavoro degli avvocati, riducendoli a passacarta.

      Avv. Luca Tantalo ha risposto:
      19 aprile 2011 alle 16:21

      Le offese gratuite non servono a molto. L’ignoranza (nel senso di ignorare le cose, non come offesa) ancor meno. Io sono mediatore e mi ritengo, modestamente, assai preparato come tutti quelli che hanno fatto il corso con me e che ho avuto modo di osservare con attenzione. Ci sono organismi serissimi, che accettano solo mediatori preparati, come ci sono avvocati più o meno bravi e seri. La mediazione, lungi da essere quello che lei apoditticamente afferma, senza conoscerla affatto, non è affatto quello che dice, anzi è un’opportunità di crescita e di lavoro anche per gli avvocati.

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