Rinvio mediazione

Mediazione: l’obbligatorietà “raddoppia” le richieste alle Camere di Commercio

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COMUNICATO STAMPA UNIONCAMERE

19 novembre 2013 – La reintroduzione della condizione di procedibilità per alcune tipologie di controversie civili – ridà slancio all’attività di mediazione. Nel solo mese di ottobre 2013 gli Organismi di mediazione istituiti dalle 101 Camere di Commercio – iscritti al Registro tenuto dal Ministero della Giustizia – hanno registrato un vero e proprio “boom” di richieste con il deposito di 1.537 procedure. Un aumento pari all’84% rispetto alle 835 procedure depositate a settembre, quando il ricorso alla mediazione prima di adire un giudizio ordinario era solo facoltativo. Considerando che il totale delle procedure iscritte nel periodo di non obbligatorietà (dicembre 2012- settembre 2013) è stato pari a 5.635, le 1.537 depositate nel solo mese di ottobre rappresentano il 27,3% di tutti i procedimenti depositati nei 9 mesi di mediazione volontaria.

 La reintroduzione dell’obbligatorietà della mediazione civile e commerciale” ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello “è la via per riformare la giustizia italiana in senso moderno, al passo con le esigenze delle imprese e dell’economia. Già nella prima fase di vigenza dell’obbligatorietà avevamo registrato importanti vantaggi della mediazione, non solo per le materie obbligatorie ma anche per quelle volontarie. I dati del mese di ottobre confermano quella che, per noi, è una certezza: la mediazione può essere la leva per cambiare in meglio il volto dell’Italia. Oggi è la Banca Mondiale a certificare i vantaggi di efficienza per il nostro paese dal rilancio della mediazione: nella classifica “Doing Business” di quest’anno l’Italia, infatti, ha scalato ben 37 posizioni quanto a capacità di far rispettare i contratti, un risultato che deve molto al ritorno dell’obbligatorietà della mediazione”.

Rispetto allo stesso mese del 2012 – quando era ancora vigente la clausola di obbligatorietà –  a ottobre 2013 si registra una riduzione significativa della durata media di risoluzione delle controversie che passa da 47 a 36 giorni. Dallo stesso confronto temporale emerge una lieve riduzione del valore medio della controversia, che passa da 86.833 a 70.048 euro. Quanto alla tipologia di controversie maggiormente ricorrenti, tra quelle tornate obbligatorie le pratiche depositate hanno riguardato prevalentemente i diritti reali (13,6%), il condominio (9,1%) e i contratti bancari (8,6%). Sul piano territoriale, spicca la quota sensibile di mediazioni depositate nelle regioni meridionali e nelle isole (il 28,2% del totale), a pari merito con il Nord-Ovest e davanti al Nord-Est (24,5%) e al Centro (19,2%). Rispetto al mese precedente, il progresso del Mezzogiorno è ancora più sensibile: +144% l’aumento delle procedure depositate presso gli organismi delle Camere di commercio; seguono il Nord-Ovest (+134%) il Nord-Est (+73,4%) e il Centro (+17,5%).

Qui si può trovare l’intero comunicato stampa:19112013_com_mediazione_ott_2013

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Mediazione: il testo aggiornato della normativa

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Come noto, il 20 settembre entrerà in vigore la nuova normativa sulla Mediazione. In attesa dell’auspicato D.M., che dovrà chiarire diversi aspetti, riprendiamo il testo coordinato con le modifiche da Mondo ADR (http://www.mondoadr.it)

Decreto legislativo 4 Marzo 2010, n. 28

Attuazione dell’articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69 in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali.

 

 Schema delle principali novità in vigore dal 20 settembre 2013

Competenza territoriale L’istanza di mediazione deve essere presentata presso un organismo nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia.
Obbligatorietà dell’assistenza legale Al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato.
Condizione di procedibilità Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto, assistito dall’avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione.
Ordine del giudice Il giudice, anche in sede di giudizio di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, può disporre l’esperimento del procedimento di mediazione.
Obbligatorietà di un primo incontro informativo Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento.
Gratuità del primo incontro  in caso di mancato accordo Nel caso di mancato accordo all’esito del primo incontro, nessun compenso – ad esclusione delle spese di avvio e notifica – è dovuto per l’organismo di mediazione.
Sanzione automatica per la mancata partecipazione al primo incontro di mediazione Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5 (condizione di procedibilità, ordine del giudice e clausola contrattuale), non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per giudizio.
Esecutività immediata dell’accordo in presenza degli avvocati Ove tutte le parti aderenti alla mediazione siano assistite da un avvocato, l’accordo che sia stato sottoscritto dalle parti e dagli stessi avvocati costituisce titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, l’esecuzione per consegna e rilascio, l’esecuzione degli obblighi di fare e non fare, nonché per l’iscrizione di ipoteca giudiziale. Gli avvocati attestano e certificano la conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico. In tutti gli altri casi l’accordo allegato al verbale è omologato, su istanza di parte, con decreto del presidente del tribunale, previo accertamento della regolarità formale e del rispetto delle norme imperative e dell’ordine pubblico.
Trascrizione degli accordi che accertano l’usucapione Si devono rendere pubblici col mezzo della trascrizione gli accordi di mediazione che accertano l’usucapione con la sottoscrizione del processo verbale autenticata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato.

 

Il testo del Dlgs 28 2010 coordinato con la conversione in legge del DL 21 giugno 2013 n. 69 (versione scaricabile in pdf)

 

Testo coordinato dl D.Lgs. 28/10 con la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Visto l’articolo 60 della legge 19 giugno 2009, n. 69, recante delega al Governo in materia di mediazione e di conciliazione delle controversie civili e commerciali;

Vista la direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 28 ottobre 2009;

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 19 febbraio 2010;

Sulla proposta del Ministro della giustizia;

 E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Capo I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1

Definizioni

1. Ai fini del presente decreto legislativo, si intende per:

a) mediazione: l’attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa;

b) mediatore: la persona o le persone fisiche che, individualmente o collegialmente, svolgono la mediazione rimanendo prive, in ogni caso, del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo;

c) conciliazione: la composizione di una controversia a seguito dello svolgimento della mediazione;

d) organismo: l’ente pubblico o privato, presso il quale può svolgersi il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto;

e) registro: il registro degli organismi istituito con decreto del Ministro della giustizia ai sensi dell’articolo 16 del presente decreto, nonché, sino all’emanazione di tale decreto, il registro degli organismi istituito con il decreto del Ministro della giustizia 23 luglio 2004, n. 222.

Art. 2

Controversie oggetto di mediazione

      1. Chiunque può accedere alla mediazione per la conciliazione di una controversia civile e commerciale vertente su diritti disponibili, secondo le disposizioni del presente decreto.

2. Il presente decreto non preclude le negoziazioni volontarie e paritetiche relative alle controversie civili e commerciali, né le procedure di reclamo previste dalle carte dei servizi.

 Capo II

DEL PROCEDIMENTO DI MEDIAZIONE

Art. 3

Disciplina applicabile e forma degli atti

 1. Al procedimento di mediazione si applica il regolamento dell’organismo scelto dalle parti.

2. Il regolamento deve in ogni caso garantire la riservatezza del procedimento ai sensi dell’articolo 9, nonché modalità di nomina del mediatore che ne assicurano l’imparzialità e l’idoneità al corretto e sollecito espletamento dell’incarico.

3. Gli atti del procedimento di mediazione non sono soggetti a formalità.

4. La mediazione può svolgersi secondo modalità telematiche previste dal regolamento dell’organismo.

Art. 4

Accesso alla mediazione

       1. La domanda di mediazione relativa alle controversie di cui all’articolo 2 è presentata mediante deposito di un’istanza presso un organismo nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia. In caso di più domande relative alla stessa controversia, la mediazione si svolge davanti all’organismo territorialmente competente presso il quale è stata presentata la prima domanda. Per determinare il tempo della domanda si ha riguardo alla data del deposito dell’istanza.

2. L’istanza deve indicare l’organismo, le parti, l’oggetto e le ragioni della pretesa.

3. All’atto del conferimento dell’incarico, l’avvocato è tenuto a informare l’assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione disciplinato dal presente decreto e delle agevolazioni fiscali di cui agli articoli 17 e 20. L’avvocato informa altresì l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L’informazione deve essere fornita chiaramente e per iscritto. In caso di violazione degli obblighi di informazione, il contratto tra l’avvocato e l’assistito è annullabile. Il documento che contiene l’informazione è sottoscritto dall’assistito e deve essere allegato all’atto introduttivo dell’eventuale giudizio. Il giudice che verifica la mancata allegazione del documento, se non provvede ai sensi dell’articolo 5, comma 1-bis, informa la parte della facoltà di chiedere la mediazione.

Art. 5

Condizione di procedibilità e rapporti con il processo

1.[1] omissis

1-bis. Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto, assistito dall’avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. La presente disposizione ha efficacia per i quattro anni successivi alla data della sua entrata in vigore. Al termine di due anni dalla medesima data di entrata in vigore è attivato su iniziativa del Ministero della giustizia il monitoraggio degli esiti di tale sperimentazione. L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione è già iniziata, ma non si è conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Il presente comma non si applica alle azioni previste dagli articoli 37, 140 e 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni.

2. Fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo quanto disposto dai commi 3 e 4, il giudice, anche in sede di giudizio di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, può disporre l’esperimento del procedimento di mediazione; in tal caso l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale anche in sede di giudizio di appello. Il provvedimento di cui al periodo precedente è adottato prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni ovvero, quando tale udienza non è prevista, prima della discussione della causa. Il giudice fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6 e, quando la mediazione non è già stata avviata, assegna contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione.

2-bis. Quando l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale la condizione si considera avverata se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l’accordo.

3. Lo svolgimento della mediazione non preclude in ogni caso la concessione dei provvedimenti urgenti e cautelari, né la trascrizione della domanda giudiziale.

4. I commi 1-bis e 2 non si applicano:

a) nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione;

b) nei procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino al mutamento del rito di cui all’articolo 667 del codice di procedura civile;

c) nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, di cui all’articolo 696-bis del codice di procedura civile;

d) nei procedimenti possessori, fino alla pronuncia dei provvedimenti di cui all’articolo 703, terzo comma, del codice di procedura civile;

e) nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata;

f) nei procedimenti in camera di consiglio;

g) nell’azione civile esercitata nel processo penale.

5. Fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo quanto disposto dai commi 3 e 4, se il contratto, lo statuto ovvero l’atto costitutivo dell’ente prevedono una clausola di mediazione o conciliazione e il tentativo non risulta esperito, il giudice o l’arbitro, su eccezione di parte, proposta nella prima difesa, assegna alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione e fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo il giudice o l’arbitro fissa la successiva udienza quando la mediazione o il tentativo di conciliazione sono iniziati, ma non conclusi. La domanda è presentata davanti all’organismo indicato dalla clausola, se iscritto nel registro, ovvero, in mancanza, davanti a un altro organismo iscritto, fermo il rispetto del criterio di cui all’articolo 4, comma 1. In ogni caso, le parti possono concordare, successivamente al contratto o allo statuto o all’atto costitutivo, l’individuazione di un diverso organismo iscritto.

6. Dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di mediazione produce sulla prescrizione i medesimi effetti della domanda giudiziale. Dalla stessa data, la domanda di mediazione impedisce altresì la decadenza per una sola volta, ma se il tentativo fallisce la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza, decorrente dal deposito del verbale di cui all’articolo 11 presso la segreteria dell’organismo.

 Art. 6

Durata

1. Il procedimento di mediazione ha una durata non superiore a tre mesi.

2. Il termine di cui al comma 1 decorre dalla data di deposito della domanda di mediazione, ovvero dalla scadenza di quello fissato dal giudice per il deposito della stessa e, anche nei casi in cui il giudice dispone il rinvio della causa ai sensi del sesto o del settimo periodo del comma 1-bis dell’articolo 5 ovvero ai sensi del comma 2 dell’articolo 5, non è soggetto a sospensione feriale.

Art. 7

Effetti sulla ragionevole durata del processo

1. Il periodo di cui all’articolo 6 e il periodo del rinvio disposto dal giudice ai sensi dell’articolo 5, commi 1-bis e 2, non si computano ai fini di cui all’articolo 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89.

 Art. 8

Procedimento

1. All’atto della presentazione della domanda di mediazione, il responsabile dell’organismo designa un mediatore e fissa il primo incontro tra le parti non oltre trenta giorni dal deposito della domanda.  La domanda e la data del primo incontro sono comunicate all’altra parte con ogni mezzo idoneo ad assicurarne la ricezione, anche a cura della parte istante. Al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato. Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento. Nelle controversie che richiedono specifiche competenze tecniche, l’organismo può nominare uno o più mediatori ausiliari.

2. Il procedimento si svolge senza formalità presso la sede dell’organismo di mediazione o nel luogo indicato dal regolamento di procedura dell’organismo.

3. Il mediatore si adopera affinché le parti raggiungano un accordo amichevole di definizione della controversia.

4. Quando non può procedere ai sensi del comma 1, ultimo periodo, il mediatore può avvalersi di esperti iscritti negli albi dei consulenti presso i tribunali. Il regolamento di procedura dell’organismo deve prevedere le modalità di calcolo e liquidazione dei compensi spettanti agli esperti.

4-bis. Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116, secondo comma, del codice di procedura civile. Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per giudizio.

Art. 9

Dovere di riservatezza

      1. Chiunque presta la propria opera o il proprio servizio nell’organismo o comunque nell’ambito del procedimento di mediazione è tenuto all’obbligo di riservatezza rispetto alle dichiarazioni rese e alle informazioni acquisite durante il procedimento medesimo.

2. Rispetto alle dichiarazioni rese e alle informazioni acquisite nel corso delle sessioni separate e salvo consenso della parte dichiarante o dalla quale provengono le informazioni, il mediatore è altresì tenuto alla riservatezza nei confronti delle altre parti.

Art. 10

Inutilizzabilità e segreto professionale

      1. Le dichiarazioni rese o le informazioni acquisite nel corso del procedimento di mediazione non possono essere utilizzate nel giudizio avente il medesimo oggetto anche parziale, iniziato, riassunto o proseguito dopo l’insuccesso della mediazione, salvo consenso della parte dichiarante o dalla quale provengono le informazioni. Sulle stesse dichiarazioni e informazioni non è ammessa prova testimoniale e non può essere deferito giuramento decisorio.

2. Il mediatore non può essere tenuto a deporre sul contenuto delle dichiarazioni rese e delle informazioni acquisite nel procedimento di mediazione, né davanti all’autorità giudiziaria né davanti ad altra autorità. Al mediatore si applicano le disposizioni dell’articolo 200 del codice di procedura penale e si estendono le garanzie previste per il difensore dalle disposizioni dell’articolo 103 del codice di procedura penale in quanto applicabili.

Art. 11

Conciliazione

      1. Se è raggiunto un accordo amichevole, il mediatore forma processo verbale al quale è allegato il testo dell’accordo medesimo. Quando l’accordo non è raggiunto, il mediatore può formulare una proposta di conciliazione. In ogni caso, il mediatore formula una proposta di conciliazione se le parti gliene fanno concorde richiesta in qualunque momento del procedimento. Prima della formulazione della proposta, il mediatore informa le parti delle possibili conseguenze di cui all’articolo 13.

2. La proposta di conciliazione è comunicata alle parti per iscritto. Le parti fanno pervenire al mediatore, per iscritto ed entro sette giorni, l’accettazione o il rifiuto della proposta. In mancanza di risposta nel termine, la proposta si ha per rifiutata. Salvo diverso accordo delle parti, la proposta non può contenere alcun riferimento alle dichiarazioni rese o alle informazioni acquisite nel corso del procedimento.

3. Se è raggiunto l’accordo amichevole di cui al comma 1 ovvero se tutte le parti aderiscono alla proposta del mediatore, si forma processo verbale che deve essere sottoscritto dalle parti e dal mediatore, il quale certifica l’autografia della sottoscrizione delle parti o la loro impossibilità di sottoscrivere. Se con l’accordo le parti concludono uno dei contratti o compiono uno degli atti previsti dall’articolo 2643 del codice civile, per procedere alla trascrizione dello stesso la sottoscrizione del processo verbale deve essere autenticata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato. L’accordo raggiunto, anche a séguito della proposta, può prevedere il pagamento di una somma di denaro per ogni violazione o inosservanza degli obblighi stabiliti ovvero per il ritardo nel loro adempimento.

4. Se la conciliazione non riesce, il mediatore forma processo verbale con l’indicazione della proposta; il verbale è sottoscritto dalle parti e dal mediatore, il quale certifica l’autografia della sottoscrizione delle parti o la loro impossibilità di sottoscrivere. Nello stesso verbale, il mediatore dà atto della mancata partecipazione di una delle parti al procedimento di mediazione.

5. Il processo verbale è depositato presso la segreteria dell’organismo e di esso è rilasciata copia alle parti che lo richiedono.

 Art. 12

Efficacia esecutiva ed esecuzione

      1. Ove tutte le parti aderenti alla mediazione siano assistite da un avvocato, l’accordo che sia stato sottoscritto dalle parti e dagli stessi avvocati costituisce titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, l’esecuzione per consegna e rilascio, l’esecuzione degli obblighi di fare e non fare, nonché per l’iscrizione di ipoteca giudiziale. Gli avvocati attestano e certificano la conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico. In tutti gli altri casi l’accordo allegato al verbale è omologato, su istanza di parte, con decreto del presidente del tribunale, previo accertamento della regolarità formale e del rispetto delle norme imperative e dell’ordine pubblico. Nelle controversie transfrontaliere di cui all’articolo 2 della direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio, il verbale è omologato dal presidente del tribunale nel cui circondario l’accordo deve avere esecuzione.

2. Il verbale di cui al comma 1 costituisce titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, per l’esecuzione in forma specifica e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.

 Art. 13

Spese processuali

      1. Quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice esclude la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta, riferibili al periodo successivo alla formulazione della stessa, e la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente relative allo stesso periodo, nonché al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di un’ulteriore somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto. Resta ferma l’applicabilità degli articoli 92 e 96 del codice di procedura civile. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano altresì alle spese per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto di cui all’articolo 8, comma 4.

2. Quando il provvedimento che definisce il giudizio non corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice, se ricorrono gravi ed eccezionali ragioni, può nondimeno escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto di cui all’articolo 8, comma 4. Il giudice deve indicare esplicitamente, nella motivazione, le ragioni del provvedimento sulle spese di cui al periodo precedente.

3. Salvo diverso accordo, le disposizioni dei commi e 2 non si applicano ai procedimenti davanti agli arbitri.

Art. 14

Obblighi del mediatore

      1. Al mediatore e ai suoi ausiliari è fatto divieto di assumere diritti o obblighi connessi, direttamente o indirettamente, con gli affari trattati, fatta eccezione per quelli strettamente inerenti alla prestazione dell’opera o del servizio; è fatto loro divieto di percepire compensi direttamente dalle parti.

2. Al mediatore è fatto, altresì, obbligo di:

a) sottoscrivere, per ciascun affare per il quale è designato, una dichiarazione di imparzialità secondo le formule previste dal regolamento di procedura applicabile, nonché gli ulteriori impegni eventualmente previsti dal medesimo regolamento;

b) informare immediatamente l’organismo e le parti delle ragioni di possibile pregiudizio all’imparzialità nello svolgimento della mediazione;

c) formulare le proposte di conciliazione nel rispetto del limite dell’ordine pubblico e delle norme imperative;

d) corrispondere immediatamente a ogni richiesta organizzativa del responsabile dell’organismo.

3. Su istanza di parte, il responsabile dell’organismo provvede alla eventuale sostituzione del mediatore. Il regolamento individua la diversa competenza a decidere sull’istanza, quando la mediazione è svolta dal responsabile dell’organismo.

Art. 15

Mediazione nell’azione di classe

      1. Quando è esercitata l’azione di classe prevista dall’articolo 140-bis del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni, la conciliazione, intervenuta dopo la scadenza del termine per l’adesione, ha effetto anche nei confronti degli aderenti che vi abbiano espressamente consentito.

Capo III

ORGANISMI DI MEDIAZIONE

Art. 16

Organismi di mediazione e registro. Elenco dei formatori

      1. Gli enti pubblici o privati, che diano garanzie di serietà ed efficienza, sono abilitati a costituire organismi deputati, su istanza della parte interessata, a gestire il procedimento di mediazione nelle materie di cui all’articolo 2 del presente decreto. Gli organismi devono essere iscritti nel registro.

2. La formazione del registro e la sua revisione, l’iscrizione, la sospensione e la cancellazione degli iscritti, l’istituzione di separate sezioni del registro per la trattazione degli affari che richiedono specifiche competenze anche in materia di consumo e internazionali, nonché la determinazione delle indennità spettanti agli organismi sono disciplinati con appositi decreti del Ministro della giustizia, di concerto, relativamente alla materia del consumo, con il Ministro dello sviluppo economico. Fino all’adozione di tali decreti si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dei decreti del Ministro della giustizia 23 luglio 2004, n. 222 e 23 luglio 2004, n. 223. A tali disposizioni si conformano, sino alla medesima data, gli organismi di composizione extragiudiziale previsti dall’articolo 141 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni.

3. L’organismo, unitamente alla domanda di iscrizione nel registro, deposita presso il Ministero della giustizia il proprio regolamento di procedura e il codice etico, comunicando ogni successiva variazione. Nel regolamento devono essere previste, fermo quanto stabilito dal presente decreto, le procedure telematiche eventualmente utilizzate dall’organismo, in modo da garantire la sicurezza delle comunicazioni e il rispetto della riservatezza dei dati. Al regolamento devono essere allegate le tabelle delle indennità spettanti agli organismi costituiti da enti privati, proposte per l’approvazione a norma dell’articolo 17. Ai fini dell’iscrizione nel registro il Ministero della giustizia valuta l’idoneità del regolamento.

4. La vigilanza sul registro è esercitata dal Ministero della giustizia e, con riferimento alla sezione per la trattazione degli affari in materia di consumo di cui al comma 2, anche dal Ministero dello sviluppo economico.

4.bis Gli avvocati iscritti all’albo sono di diritto mediatori. Gli avvocati iscritti ad organismi di mediazione devono essere adeguatamente formati in materia di mediazione e mantenere la propria preparazione con percorsi di aggiornamento teorico-pratici a ciò finalizzati, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 55-bis del codice deontologico forense. Dall’attuazione della presente disposizione non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

5. Presso il Ministero della giustizia è istituito, con decreto ministeriale, l’elenco dei formatori per la mediazione. Il decreto stabilisce i criteri per l’iscrizione, la sospensione e la cancellazione degli iscritti, nonché per lo svolgimento dell’attività di formazione, in modo da garantire elevati livelli di formazione dei mediatori. Con lo stesso decreto, è stabilita la data a decorrere dalla quale la partecipazione all’attività di formazione di cui al presente comma costituisce per il mediatore requisito di qualificazione professionale.

6. L’istituzione e la tenuta del registro e dell’elenco dei formatori avvengono nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali già esistenti, e disponibili a legislazione vigente, presso il Ministero della giustizia e il Ministero dello sviluppo economico, per la parte di rispettiva competenza e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

Art. 17

Risorse, regime tributario e indennità

      1. In attuazione dell’articolo 60, comma 3, lettera o), della legge 18 giugno 2009, n. 69, le agevolazioni fiscali previste dal presente articolo, commi 2 e 3, e dall’articolo 20, rientrano tra le finalità del Ministero della giustizia finanziabili con la parte delle risorse affluite al “Fondo Unico Giustizia” attribuite al predetto Ministero, ai sensi del comma 7 dell’articolo 2, lettera b), del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181, e dei commi 3 e 4 dell’articolo 7 del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con i Ministri della giustizia e dell’interno, in data 30 luglio 2009, n. 127.

2. Tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di mediazione sono esenti dall’imposta di bollo e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura.

3. Il verbale di accordo è esente dall’imposta di registro entro il limite di valore di 50.ooo euro, altrimenti l’imposta è dovuta per la parte eccedente.

4. Fermo quanto previsto dai commi 5-bis e 5-ter del presente articolo, con il decreto di cui all’articolo 16, comma 2, sono determinati:

a) l’ammontare minimo e massimo delle indennità spettanti agli organismi pubblici, il criterio di calcolo e le modalità di ripartizione tra le parti;

b) i criteri per l’approvazione delle tabelle delle indennità proposte dagli organismi costituiti da enti privati;

c) le maggiorazioni massime delle indennità dovute, non superiori al 25 per cento, nell’ipotesi di successo della mediazione;

d) le riduzioni minime delle indennità dovute nelle ipotesi in cui la mediazione è condizione di procedibilità ai sensi dell’articolo 5, comma 1-bis, ovvero è prescritta dal giudice ai sensi dell’articolo 5, comma 2.

5.[2] Omissis.

5-bis. Quando la mediazione è condizione di procedibilità della domanda ai sensi dell’articolo 5, comma 1-bis, ovvero è disposta dal giudice ai sensi dell’articolo 5, comma 2, del presente decreto all’organismo non è dovuta alcuna indennità dalla parte che si trova nelle condizioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ai sensi dell’articolo 76 (L) del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 30 maggio 2002, n. 115. A tal fine la parte è tenuta a depositare presso l’organismo apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, la cui sottoscrizione può essere autenticata dal medesimo mediatore, nonché a produrre, a pena di inammissibilità, se l’organismo lo richiede, la documentazione necessaria a comprovare la veridicità di quanto dichiarato.

5-ter. Nel caso di mancato accordo all’esito del primo incontro, nessun compenso è dovuto per l’organismo di mediazione.

6. Il Ministero della giustizia provvede, nell’ambito delle proprie attività istituzionali, al monitoraggio delle mediazioni concernenti i soggetti esonerati dal pagamento dell’indennità di mediazione. Dei risultati di tale monitoraggio si tiene conto per la determinazione, con il decreto di cui all’articolo 16, comma 2, delle indennità spettanti agli organismi pubblici, in modo da coprire anche il costo dell’attività prestata a favore dei soggetti aventi diritto all’esonero.

7. L’ammontare dell’indennità può essere rideterminato ogni tre anni in relazione alla variazione, accertata dall’Istituto Nazionale di Statistica, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, verificatasi nel triennio precedente.

8. Alla copertura degli oneri derivanti dalle disposizioni dei commi 2 e 3, valutati in 5,9 milioni di euro a decorrere dall’anno 2010 e 7,018 milioni di euro a decorrere dall’anno 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione della quota delle risorse del “Fondo unico giustizia” di cui all’articolo 2, comma 7, lettera b) del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181, che, a tal fine, resta acquisita all’entrata del bilancio dello Stato.

9. Il Ministro dell’economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui ai commi 2 e 3 ed in caso si verifichino scostamenti rispetto alle previsioni di cui al comma 8, resta acquisito all’entrata l’ulteriore importo necessario a garantire la copertura finanziaria del maggiore onere a valere sulla stessa quota del Fondo unico giustizia di cui al comma 8.

Art. 18

Organismi presso i tribunali

      1. I consigli degli ordini degli avvocati possono istituire organismi presso ciascun tribunale, avvalendosi di proprio personale e utilizzando i locali loro messi a disposizione dal presidente del tribunale. Gli organismi presso i tribunali sono iscritti al registro a semplice domanda, nel rispetto dei criteri stabiliti dai decreti di cui all’articolo 16.

Art. 19

Organismi presso i consigli degli ordini professionali e presso le camere di commercio

      1. I consigli degli ordini professionali possono istituire, per le materie riservate alla loro competenza, previa autorizzazione del Ministero della giustizia, organismi speciali, avvalendosi di proprio personale e utilizzando locali nella propria disponibilità.

2. Gli organismi di cui al comma 1 e gli organismi istituiti ai sensi dell’articolo 2, comma 4, della legge 29 dicembre 1993, n. 580, dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura sono iscritti al registro a semplice domanda, nel rispetto dei criteri stabiliti dai decreti di cui all’articolo 16.

Capo IV

DISPOSIZIONI IN

 MATERIA FISCALE E INFORMATIVA

Art. 20

Credito d’imposta

1. Alle parti che corrispondono l’indennità ai soggetti abilitati a svolgere il procedimento di mediazione presso gli organismi è riconosciuto, in caso di successo della mediazione, un credito d’imposta commisurato all’indennità stessa, fino a concorrenza di euro cinquecento, determinato secondo quanto disposto dai commi 2 e 3. In caso di insuccesso della mediazione, il credito d’imposta è ridotto della metà.

2. A decorrere dall’anno 2011, con decreto del Ministro della giustizia, entro il 30 aprile di ciascun anno, è determinato l’ammontare delle risorse a valere sulla quota del “Fondo unico giustizia” di cui all’articolo 2, comma 7, lettera b), del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181, destinato alla copertura delle minori entrate derivanti dalla concessione del credito d’imposta di cui al comma 1 relativo alle mediazioni concluse nell’anno precedente. Con il medesimo decreto è individuato il credito d’imposta effettivamente spettante in relazione all’importo di ciascuna mediazione in misura proporzionale alle risorse stanziate e, comunque, nei limiti dell’importo indicato al comma 1.

3. Il Ministero della giustizia comunica all’interessato l’importo del credito d’imposta spettante entro 30 giorni dal termine indicato al comma 2 per la sua determinazione e trasmette, in via telematica, all’Agenzia delle entrate l’elenco dei beneficiari e i relativi importi a ciascuno comunicati.

4. Il credito d’imposta deve essere indicato, a pena di decadenza, nella dichiarazione dei redditi ed è utilizzabile a decorrere dalla data di ricevimento della comunicazione di cui al comma 3, in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, nonché, da parte delle persone fisiche non titolari di redditi d’impresa o di lavoro autonomo, in diminuzione delle imposte sui redditi. Il credito d’imposta non dà luogo a rimborso e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi, né del valore della produzione netta ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

5. Ai fini della copertura finanziaria delle minori entrate derivanti dal presente articolo il Ministero della giustizia provvede annualmente al versamento dell’importo corrispondente all’ammontare delle risorse destinate ai crediti d’imposta sulla contabilità speciale n. 1778 “Agenzia delle Entrate – Fondi di bilancio”.

 Art. 21

Informazioni al pubblico

      1. Il Ministero della giustizia cura, attraverso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio e con i fondi previsti dalla legge 7 giugno 2000, n. 150, la divulgazione al pubblico attraverso apposite campagne pubblicitarie, in particolare via internet, di informazioni sul procedimento di mediazione e sugli organismi abilitati a svolgerlo.

Capo V

ABROGAZIONI, COORDINAMENTI E DISPOSIZIONI TRANSITORIE

 Art. 22

Obblighi di segnalazione per la prevenzione del sistema finanziario a scopo di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo

1. All’articolo 10, comma 2, lettera e), del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, dopo il numero 5) è aggiunto il seguente: “5-bis) mediazione, ai sensi dell’articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69;”.

 Art. 23

Abrogazioni

1. Sono abrogati gli articoli da 38 a 40 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5, e i rinvii operati dalla legge a tali articoli si intendono riferiti alle corrispondenti disposizioni del presente decreto.

2. Restano ferme le disposizioni che prevedono i procedimenti obbligatori di conciliazione e  mediazione, comunque denominati, nonché le disposizioni concernenti i procedimenti di conciliazione relativi alle controversie di cui all’articolo 409 del codice di procedura civile. I procedimenti di cui al periodo precedente sono esperiti in luogo di quelli previsti dal presente decreto.

___________________________________________________________________

Normative correlate

Art. 2643

del codice civile

(Atti soggetti a trascrizione)

Si devono rendere pubblici col mezzo della     trascrizione:

1) i contratti che trasferiscono la proprietà di beni     immobili;

2) i contratti che costituiscono, trasferiscono o modificano il diritto di usufrutto su beni immobili, il

diritto di superficie, i diritti del concedente e    dell’enfiteuta;

2-bis) i contratti che trasferiscono, costituiscono o modificano i diritti edificatori comunque denominati, previsti da normative statali o regionali, ovvero da strumenti di pianificazione territoriale;

3) i contratti che costituiscono la comunione dei diritti menzionati nei numeri precedenti;

4) i contratti che costituiscono o modificano servitù prediali, il diritto di uso sopra beni immobili, il diritto di abitazione;

5) gli atti tra vivi di rinunzia ai diritti menzionati nei numeri precedenti;

6) i provvedimenti con i quali nell’esecuzione forzata si trasferiscono la proprietà di beni immobili o altri diritti reali immobiliari, eccettuato il caso di vendita seguita nel processo di liberazione degli immobili dalle ipoteche a favore del terzo acquirente;

7) gli atti e le sentenze di affrancazione del fondo enfiteutico;

8 ) i contratti di locazione di beni immobili che hanno durata superiore a nove anni;

9) gli atti e le sentenze da cui risulta liberazione o cessione di pigioni o di fitti non ancora scaduti, per un     termine maggiore di tre anni;

10) i contratti di società e di associazione con i quali si conferisce il godimento di beni immobili o di altri diritti reali immobiliari, quando la durata della società o dell’associazione eccede i nove anni o è indeterminata;

11) gli atti di costituzione dei consorzi che hanno l’effetto indicato dal numero precedente;

12) i contratti di anticresi;

12-bis) gli accordi di mediazione che accertano l’usucapione con la sottoscrizione del processo verbale autenticata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato;

13) le transazioni, che hanno per oggetto controversie sui diritti menzionati nei numeri precedenti;

14) le sentenze che operano la costituzione, il trasferimento o la modificazione di uno dei diritti menzionati nei numeri precedenti.

 

Art. 71-quater

delle disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie

(Riforma del condominio – Legge 11-12-2012 n° 220)

Per controversie in materia di condominio, ai sensi dell’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, si intendono quelle derivanti dalla violazione o dall’errata applicazione delle disposizioni del libro III, titolo VII, capo II, del codice[3] e degli articoli da 61 a 72[4] delle presenti disposizioni per l’attuazione del codice. La domanda di mediazione deve essere presentata, a pena di inammissibilità, presso un organismo di mediazione ubicato nella circoscrizione del tribunale nella quale il condominio è situato. Al procedimento è legittimato a partecipare l’amministratore, previa delibera assembleare da assumere con la maggioranza di cui all’articolo 1136, secondo comma, del codice. Se i termini di comparizione davanti al mediatore non consentono di assumere la delibera di cui al terzo comma, il mediatore dispone, su istanza del condominio, idonea proroga della prima comparizione. La proposta di mediazione deve essere approvata dall’assemblea con la maggioranza di cui all’articolo 1136, secondo comma, del codice. Se non si raggiunge la predetta maggioranza, la proposta si deve intendere non accettata. Il mediatore fissa il termine per la proposta di conciliazione di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, tenendo conto della necessità per l’amministratore di munirsi della delibera assembleare.

 


[1] La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale per “eccesso di delega” dell’articolo 5 comma 1. Successivamente, il Parlamento ha approvato il comma 1-bis che reintroduce il suo contenuto con alcune significative variazioni.

[2] La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale per “eccesso di delega” dell’articolo 17 comma 5. Successivamente, il Parlamento ha approvato il comma 5-bis che reintroduce il suo contenuto con alcune significative variazioni.

[3] Capo secondo – Del condominio negli edifici: Art. 1117 – Parti comuni dell’edificio; Art. 1117 bis – Ambito di applicabilità; Art. 1117 ter – Modificazioni delle destinazioni d’uso; Art. 117 quater – Tutela delle destinazioni d’uso; Art. 1118 – Diritti dei partecipanti sulle parti comuni; Art. 1119 – Indivisibilità; Art. 1120 – Innovazioni; Art. 1121 – Innovazioni gravose o voluttuarie; Art. 1122 – Opere su parti di proprietà o uso individuale; Art. 1122 bis – Impianti non centralizzati di ricezione radiotelevisiva e di produzione di energia da fonti rinnovabili; Art. 1122 ter – Impianti di videosorveglianza sulle parti comuni; Art. 1123 – Ripartizione delle spese; Art. 1124 – Manutenzione e sostituzione delle scale e degli ascensori; Art. 1125 – Manutenzione e ricostruzione dei soffitti, delle volte e dei solai; Art. 1126 – Lastrici solari di uso esclusivo; Art. 1127 – Costruzione sopra l’ultimo piano dell’edificio; Art. 1128 – Perimento totale o parziale dell’edificio; Art. 1129 – Nomina, revoca ed obblighi dell’amministratore; Art. 1130 – Attribuzioni dell’amministratore; Art. 1130 bis – Rendiconto condominiale; Art. 1131 – Rappresentanza; Art. 1132 – Dissenso dei condomini rispetto alle liti; Art. 1133 – Provvedimenti presi dall’amministratore; Art. 1134 – Gestione di iniziativa individuale; Art. 1135 – Attribuzioni dell’assemblea dei condomini; Art. 1136 – Costituzione dell’assemblea e validità delle deliberazioni; Art. 1137 – Impugnazione delle deliberazioni dell’assemblea; Art. 1138 – Regolamento di condominio; Art. 1139 – Rinvio alle norme sulla comunione.

[4] Art. 61 – Divisione del condominio in edifici autonomi; Art. 62 – Beni in comune-scioglimento nel condominio; Art. 63 – Riscossione contributi condominiali; Art. 64 – Revoca dell’amministratore; Art. 65 – Curatore speciale in sostituzione del legale rappresentante dei condomini; Art. 66 – Convocazione dell’assemblea condominiale in via straordinaria; Art. 67 – Intervento in assemblea del rappresentante del condomino; Art. 68 – Regolamento del condominio; Art. 69 – Modifica delle tabelle condominiali; Art. 70 – Infrazione al regolamento di condominio; Art. 71 – Tenuta dei registri; Art. 71 bis – Requisiti per l’incarico di amministratore di condominio; Art. 71 ter – Attivazione sito internet del condominio; Art. 71 quater – Procedura per controversie in materia di condominio; Art. 72 – Norme non derogabili del regolamento di condominio.

 

Mediazione: il programma definitivo dell’incontro di giovedì 13

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Di seguito il programma aggiornato dell’incontro di giovedì 13 giugno. Particolarmente interessanti le presenze dei Giudici Moriconi e Buffone, autori di importanti provvedimenti in materia.

UNA MIGLIORE GIUSTIZIA CIVILE PER LA CRESCITA ECONOMICA

IL RUOLO DEL GIUDICE NELLA MEDIAZIONE: ESPERIENZE E PROPOSTE

Sala Europa, Corte d’Appello di Roma

Via Romei, 2 – Roma

13 giugno 2013 (13:30 – 16:00)

 

Avocats Sans Frontières organizza un ciclo di incontri sul tema della mediazione delle liti, tornato alla ribalta politica a seguito della pubblicazione della relazione dei “Saggi”, che indicano nella “instaurazione effettiva di sistemi alternativi (non giudiziari) di risoluzione delle controversie … anche attraverso la previsione di forme obbligatorie di mediazione” la prima misura per contribuire a migliorare la giustizia civile.

Questo incontro affronta il tema del ruolo del giudice nella mediazione, con particolare riferimento sia all’istituto della mediazione delegata dal magistrato sia alla proposta di conferire al giudice il potere di ordinare l’esperimento del tentativo di conciliazione, in situazioni particolari.  Lo scarso utilizzo della mediazione delegata, ridottosi ulteriormente – ma senza apparente motivo – dopo la nota sentenza della Consulta, e le proposte di rilancio dell’istituto saranno oggetto di discussione tra:

Alfonso Amatucci Presidente di Sezione, Corte di Cassazione

Giuseppe Buffone Giudice, Tribunale di Milano

Giuseppe De Palo Presidente, ADR Center

Luisa De Renzis Componente Comitato Direttivo Centrale, Associazione Nazionale Magistrati

Riccardo Fuzio Componente Consiglio Superiore della Magistratura

Francesco Antonio Genovese Presidente, Tribunale di Prato

Massimo Moriconi Giudice, Tribunale di Roma

Al termine dell’incontro è previsto un ampio dibattito. L’incontro successivo si terrà presso la Sala Europa, alla stessa ora, il giorno 27 giugno e sarà intitolato “La qualità della mediazione”.

I partecipanti all’incontro riceveranno due crediti formativi riconosciuti dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma

L’incontro è gratuito. La registrazione obbligatoria.  

Registrazione

Per informazioni e iscrizioni: mediazione.asf@gmail.com

Il ruolo del giudice nella mediazione: esperienze e proposte. L’incontro del 13 giugno a Roma

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UNA MIGLIORE GIUSTIZIA CIVILE PER LA CRESCITA ECONOMICA

IL RUOLO DEL GIUDICE NELLA MEDIAZIONE: ESPERIENZE E PROPOSTE

Sala Europa, Corte d’Appello di Roma

Via Romei, 2 – Roma

13 giugno 2013 (13:30 – 16:00)

 Avocats Sans Frontières organizza un ciclo di incontri sul tema della mediazione delle liti, tornato alla ribalta politica a seguito della pubblicazione della relazione dei “Saggi”, che indicano nella “instaurazione effettiva di sistemi alternativi (non giudiziari) di risoluzione delle controversie … anche attraverso la previsione di forme obbligatorie di mediazione” la prima misura per contribuire a migliorare la giustizia civile.

Questo incontro affronta il tema del ruolo del giudice nella mediazione, con particolare riferimento sia all’istituto della mediazione delegata dal magistrato sia alla proposta di conferire al giudice il potere di ordinare l’esperimento del tentativo di conciliazione, in situazioni particolari.  Lo scarso utilizzo della mediazione delegata, ridottosi ulteriormente – ma senza apparente motivo – dopo la nota sentenza della Consulta, e le proposte di rilancio dell’istituto saranno oggetto di discussione tra:

Alfonso Amatucci Presidente di Sezione, Corte di Cassazione

Giuseppe Buffone Giudice, Tribunale di Milano

Giuseppe De Palo Presidente, ADR Center

Riccardo Fuzio Componente Consiglio Superiore della Magistratura

Francesco Antonio Genovese Presidente, Tribunale di Prato

Massimo Moriconi Giudice, Tribunale di Roma

Al termine dell’incontro è previsto un ampio dibattito. L’incontro successivo si terrà presso la Sala Europa, alla stessa ora, il giorno 27 giugno e sarà intitolato “La qualità della mediazione”.

È stata fatta domanda al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma per l’ottenimento dei crediti formativi.

L’incontro è gratuito. La registrazione obbligatoria.  

Registrazione

Per informazioni mediazione.asf@gmail.com

Mediazione: la proposta di legge del Comitato ADR & Mediazione

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Durante il convegno del 17 maggio scorso, tenutosi presso l’Università degli Studi Roma Facoltà di Giurisprudenza si e’ svolto il convegno di studi “Mediazione e accesso alla giustizia”, organizzato dal Ciasu – Centro Internazionale Alti Studi universitari – , in collaborazione con l’Osservatorio sui conflitti e sulla conciliazione, L’Università Roma Tre e la rete di organismi di mediazione ADR IN, l’avv. Dante Leonardi, del Comitato ADR & Mediazione, ha presentato una bozza di proposta di legge, suscitando grande entusiasmo.

Di seguito, riportiamo la relazione illustrativa della proposta:

“Dopo due anni di pratica del D.Lgs 28/2010 e dei suoi decreti e circolari attuativi, riteniamo di poter proporre i seguenti miglioramenti e modifiche.

All’art. 1 viene introdotta la definizione di incontro “informativo”.

Detto incontro, preliminare alla procedura di mediazione vera e propria, è quello in cui si verifica la sussistenza di concreti presupposti  per arrivare ad un accordo amichevole e si informano le parti sull’attività di mediazione e sui benefici fiscali di cui agli articoli 17 e 20.

L’obbligatorietà, in sostanza, è limitata a questo incontro.

Il prosieguo della mediazione è rimesso alla libera volontà delle parti.

Tale innovazione consente di ridurre moltissimo gli oneri a carico delle parti e gli stessi tempi del procedimento di mediazione.

La previsione dell’art. 1, tra l’altro, è strettamente connessa a quelle dei commi 5-bis e ss dell’art. 17 con i quali si prevede il contenimento dei costi per l’incontro informativo (ovvero per quella parte della mediazione connessa con la condizione di procedibilità) e la loro detrazione dal contributo unificato per l’eventuale successiva azione giudiziaria. In tal modo la mediazione sarebbe, sostanzialmente, gratuita nella parte in cui è obbligatoria.

All’art. 4 viene introdotto il concetto di competenza per territorio, derogabile su accordo tra le parti, che evidentemente può concretizzarsi anche con la semplice presentazione innanzi ad un organismo di mediazione con sede in un foro non territorialmente competente. La competenza territoriale rileva come giusto motivo per la mancata comparizione al primo incontro di mediazione.

Viene altresì precisata la circostanza che il momento in cui s’incardina la mediazione è quello di ricezione dell’istanza da parte dell’organismo di mediazione e non, come avveniva in precedenza, quello della comunicazione alle altre parti.

Molte sono le novità introdotte nell’art. 5.

Con riferimento alle materie oggetto di mediazione obbligatoria, si è ritenuto che la mediazione ha dato miglior prova di sé nei rapporti personali ed in quelli che si svolgono in comunità ristrette. In sostanza, laddove vi sia un rapporto da salvaguardare. Pertanto si è ritenuto di eliminare la RCA ed introdurre tutte le ipotesi di responsabilità degli organi societari verso la società, i soci ed i creditori sociali nonché tutte le ipotesi di responsabilità contrattuale. Viene eliminata l’obbligatorietà di ricorrere alla mediazione in caso di usucapione di beni immobili in quanto si è dimostrato strumento poco utile per la risoluzione di queste fattispecie.

Dal punto di vista processuale, la mancanza della condizione di procedibilità può essere eccepita fino alla precisazione delle conclusioni, e non più solo alla prima udienza ed ha come effetto l’interruzione del processo, come avveniva, in precedenza, con il tentativo di conciliazione innanzi alla Commissione provinciale del lavoro.

Se invece il procedimento di mediazione è iniziato ma non concluso, il giudice si limita semplicemente a rinviare la causa, come avveniva nella disciplina previgente.

Il termine per la riassunzione è fissato a trenta giorni dal termine della mediazione.

In tal modo, il giudice potrà valutare l’effettivo esperimento del tentativo di conciliazione innanzi al mediatore ed eventualmente pronunciare l’estinzione del giudizio.

Disciplina analoga è prevista per la mediazione cd “delegata”, nella quale il giudice, fino alla precisazione delle conclusioni, può ordinare alle parti di intraprendere una procedura di mediazione. In tal caso, ovviamente, non è previsto l’incontro informativo.

Come annotazione a margine, sarebbe auspicabile inserire la mediazione delegata in una futura riforma del codice di procedura civile, tra tutti gli accorgimenti tesi alla formazione dell’ufficio del processo in ausilio dell’attività del giudice istruttore, con la possibilità, eventualmente, di prevedere una vera e propria delega tra magistrato e mediatore con la quale gestire la causa e l’eventuale conciliazione.

Ancora, nella medesima disposizione viene accennata la possibilità della sospensione dell’arbitrato per consentire l’espletamento della mediazione, come più analiticamente verrà ripreso dall’art. 11-bis.

Viene introdotto l’art. 5-bis che coordina le norme sulla mediazione delegata con quelle sulla produttività del giudice e degli uffici, confermando il favor per la definizione alternativa delle controversie.

L’art. 6 disciplina la durata del procedimento.

La fase obbligatoria, dev’essere esperita nei trenta giorni dal ricevimento dell’istanza, con possibilità di proroga su istanza di parte non oltre il sessanta giorni.

La fase facoltativa può protrarsi fino ai quattro mesi, salvo accordo per il prosieguo.

I termini di cui innanzi decorrono dalla data di deposito della domanda di mediazione, e non sono soggetti a sospensione feriale.

L’art. 7 stabilisce che entrambi i termini di cui all’articolo precedente non si computano ai fini di cui all’articolo 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89. Anche se non strettamente “obbligatori”, pure i termini di cui al comma 1-bis non possono essere addebitati ad una inefficienza della giurisdizione statale ma trovano la loro ragion d’essere nella volontà delle parti, al pari delle richieste di rinvio dell’udienza perché pendono trattative per il bonario componimento della lite.

L’art. 8 disciplina il procedimento vero e proprio.

Al primo comma, sono introdotti criteri di esperienza e competenza nella scelta del mediatore addetto alla controversia. In particolare, a fronte dell’obbligo generico, per il responsabile dell’organismo, di scegliere un mediatore “esperto in materia”, si specifica che in caso di “questioni che prevedono particolari difficoltà giuridiche, il responsabile dell’organismo deve nominare almeno un mediatore avvocato o laureato in giurisprudenza”.

Il comma 1-ter, inoltre, prevede la presenza obbligatoria di un avvocato o praticante abilitato al patrocinio per le controversie di valore superiore ad € 5.000,00. Richiede però espressamente la presenza della parte – fondamentale per l’esperimento della mediazione – e non consente l’autentica di firma da parte del difensore a margine di eventuali procure speciali.

Il primo incontro deve essere fissato entro e non oltre i trenta giorni dal ricevimento della domanda.

Il procedimento si svolge senza formalità codificate. Il mediatore può farsi assistere da esperti iscritti negli albi dei consulenti presso i tribunali.

In caso di mancata partecipazione al primo incontro di mediazione, il giudice non solo può desumere argomenti di prova ex art. 116 Cpc, ma può anche condannare, alla prima udienza, la parte non comparsa alla ripetizione delle spese sostenute dalla parte diligente. La norma non fa differenza tra parte istante e parte invitata: chi non si presenta senza giustificato motivo, dovrà rimborsare il costo della mediazione all’altra parte. Pertanto la parte invitata si troverebbe a rimborsare il contributo unificato, la parte istante eventualmente negligente, si troverebbe a scontare la detrazione di cui all’art. 17.

Gli articoli 9 e 10 non presentano distinzioni rispetto alla versione previgente e sono il fulcro della disciplina in esame, in quanto le garanzie di inutilizzabilità e riservatezza sono le uniche che garantiscono il corretto espletamento della procedura.

L’art. 11 introduce una importante novità nelle mediazioni che hanno ad oggetto il trasferimento di diritti reali. Nella precedente versione si è constatata la difficoltà di far trascrivere i verbali di conciliazione, rinvenienti da un procedimento di mediazione disciplinato dalla presente legge, dal conservatore dei registri immobiliari. La mera autentica da parte del pubblico ufficiale non veniva ritenuta sufficiente per la trascrizione dell’atto.

Nella pratica, l’empasse veniva risolta o conferendo al verbale di conciliazione un mero effetto preliminare o prenotativo, da completare con l’atto pubblico dinanzi al notaio, oppure facendo partecipare il notaio alla mediazione, con la produzione di un atto complesso. Detto ultimo orientamento, peraltro, è stato espressamente criticato dal Consiglio Nazionale del Notariato.

La riforma proposta si mantiene su questa stessa linea interpretativa, prevedendo però espressamente la possibilità di trascrivere l’accordo di conciliazione in cui ci si obbliga a trasferire i beni ex art. 2645-bis CC. Detta norma (comma 3 dell’articolo in commento), va coordinata con il comma 3-bis dell’art. 17 secondo cui le agevolazioni fiscali previste per la mediazione si applicano anche agli atti consequenziali, quale può essere l’atto pubblico formato in ottemperanza ad un verbale di conciliazione.

L’art. 11-bis disciplina i rapporti della mediazione con l’arbitrato in modo analogo a quelli tra mediazione e giudizio.

L’arbitro può delegare la mediazione, sospendendo l’arbitrato e rimettendo le parti ad un mediatore; il mediatore, invece, può concludere la mediazione con una convenzione d’arbitrato. In tal caso, non è dovuta la maggiorazione per il raggiungimento dell’accordo.

E’ prevista una causa d’incompatibilità assoluta tra mediatore ed arbitro, anche per rispettare le istruttorie dei rispettivi procedimenti ed in particolare la condizione di inutilizzabilità degli atti e delle informazioni recepite durante il procedimento di mediazione.

L’esistenza di una clausola compromissoria non impedisce il ricorso preventivo alla mediazione su base volontaria.

L’art. 12, al primo comma, prevede che la competenza per l’omologa del verbale di conciliazione innanzi al mediatore sia del tribunale nel cui circondario l’accordo è stato redatto. Al comma 2-bis si estende la possibilità di divenire titoli esecutivi ai verbali di conciliazione sottoscritti negli studi degli avvocati.

In tal modo, l’avvocato che ha già raggiunto l’accordo con la controparte non sarà più costretto ad intraprendere procedura di mediazione solo per ottenere l’omologa. Le condizioni sono le medesime di cui al primo comma, ovvero che l’accordo non sia contrario all’ordine pubblico od a norme imperative.

L’art. 13 disciplina le conseguenze processuali del mancato recepimento della proposta del mediatore. Non vi è una correlazione diretta, la mancata accettazione di una proposta ragionevole ed equilibrata, eventualmente confortata dalle risultanze processuali (ma non necessariamente, visto che l’obiettivo del mediatore non è quello di avvicinarsi il più possibile alla verità, ma quello di prospettare una soluzione ragionevole e percorribile), deve essere valutata ai fini di una condanna ex art. 96 Cpc, divenendo così una ipotesi di responsabilità processuale tipizzata.

L’art. 16 disciplina la formazione del registro ministeriale, nonché la costituzione e l’iscrizione degli organismi di mediazione. Sono state aggiunte alcune specificazioni circa i requisiti posseduti da mediatori ed organismi. In particolare, al secondo comma, in fine, si prevede espressamente come il ministero possa indicare “le caratteristiche idonee a garantire adeguate competenze relazionali, giuridiche e tecniche dei mediatori, nonché gli obblighi di aggiornamento e di formazione continua”; mentre alla fine del terzo comma si pone l’accento sui requisiti organizzativi e strutturali degli stessi organismi.

L’art. 17 si occupa del regime tributario degli atti ed accordi scaturiti a seguito di un procedimento di mediazione. Il nuovo secondo comma, estende l’esenzione dal bollo a tutti gli atti o i documenti prodotti nel corso del procedimento di mediazione e non soltanto a quelli “relativi”, così chiarendo che l’esenzione debba essere rispettata anche da altre amministrazioni alle quali si dovesse chiedere atti da produrre nel corso del procedimento di mediazione (ad esempio, certificati anagrafici, etc.). E’ specificato che gli atti di mediazione sono esenti dai costi di notifica.

Viene aggiunto un comma 3-bis, di cui si è fatto cenno innanzi, che espressamente estende i benefici fiscali di cui al primo comma a tutti gli atti “compiuti o sottoscritti in ottemperanza agli impegni presi in mediazione”. In tal modo, anche se la mediazione dovesse terminare con un preliminare di trasferimento di bene immobile, il successivo atto definitivo verrebbe a godere dei medesimi benefici previsti per il verbale di conciliazione vero e proprio.

Fondamentali, infine, le disposizioni aggiunte con i commi 5-bis, 5-ter e 5-quater, di cui si è fatto cenno in commento all’art. 1.

L’incontro informativo – al quale è limitata la condizione di procedibilità – è ridotto al costo del contributo unificato per la prima fascia – fino ad € 1.100,00 – e successivamente limitato a 65 euro (pari al costo del contributo unificato per la seconda fascia, fino ad €. 5.000,00), anch’essi detraibili dal contributo unificato nel momento in cui si dovesse comunque instaurare il giudizio. La detrazione non si applica in caso di mediazione effettuata su ordine del giudice. Il giudice ordina di andare in mediazione in due casi: in caso di accoglimento dell’eccezione di improcedibilità o in caso di mediazione delegata. Nel primo caso, l’incontro informativo si tiene, ma il non aver esperito per tempo la mediazione comporta la mancata detraibilità del contributo unificato già versato (che altrimenti dovrebbe essere rimborsato dal ministero della giustizia); nel secondo caso, l’incontro informativo non si tiene, per cui le parti accedono direttamente alla seconda fase, quella della mediazione vera e propria.

Il comma 5-quinques, infine, stabilisce che sugli importi di cui al comma 5-bis (37 e 65 euro, detraibili nel modo innanzi visto) non si applica l’IVA. Questo per un duplice ordine di ragioni: da un lato, il contributo unificato è inserito nelle spese esenti del processo, per tanto è sembrato opportuno trattare gli anzidetti importi come fossero una componente del medesimo tributo; dall’altro onde evitare di gravare gli utenti privati di un ulteriore balzello nel momento in cui accedono alla fase obbligatoria della procedura. Per gli importi delle fasi successive, invece, tale esenzione non è prevista.

In ultimo, una valutazione economica.

L’onere per lo Stato è assolutamente relativo. Difatti è noto come il costo delle cause civili non sia minimamente compensato dai tributi ad esse connesse. In particolare, il contributo unificato – oggetto della riforma proposta – copre soltanto una minima parte dell’intero costo della causa. Il centro studi OUA ha calcolato che un grado di giudizio, a prescindere dal valore della causa, costa al ministero della Giustizia circa 2.500 euro. Con la riforma proposta è plausibile ritenere che le controversie che passeranno alla seconda fase (quella volontaria) siano molte di più di quelle che, nella vigenza della norma dichiarata incostituzionale, vedevano la presenza di entrambe le parti: con le modifiche proposte, la parte invitata non ha alcun costo nella fase iniziale, pertanto, verosimilmente, comparirà molto più spesso (se non sempre); il mediatore avrà buon gioco nel porre in essere le tecniche di mediazione, momento essenziale della procedura, che prima veniva spesso frustrato; le materie previste dalla nuova norma, sono molto più “centrate” sulle caratteristiche dell’istituto; lo stesso attore, ancora, sa che, anche se dovesse fallire la mediazione, i soldi già spesi verrebbero recuperati; in ultimo, la connessione con l’arbitrato e la previsione del comma 5-bis dell’art. 5 (la proposta vincolante), lascia presumere che possano aumentare le controversie definite aliunde.

Orbene, nella vigenza della precedente norma, circa il 35% delle controversie vedevano la comparizione di entrambe le parti, a pagamento, senza la possibilità di detrarre alcunché, in materie in parte estranee agli scopi dell’istituto. E’ verosimile attendersi un passaggio alla seconda fase del 50% delle controversie. Le mediazioni con presenza di entrambe le parti si definivano, mediamente, nel 34% dei casi. Anche in questo caso, ferme restando notevoli discrepanze tra gli organismi, è da attendersi un notevole miglioramento con le innovazioni proposte e con il prosieguo della professionalizzazione dei mediatori.

Tutto ciò comporta che, a fronte di un mancato introito per lo Stato di €. 37,00 per le cause fino ad €. 1.100 ed €. 65,00 per tutte le cause (rientranti nell’oggetto di cui all’art. 5) di valore superiore, si realizzerebbe un risparmio di spesa di circa € 625,00 (ovvero il 25% del costo medio). Il risparmio sarebbe lo stesso considerevole se le cifre fossero le stesse ottenute con la passata disciplina, ovvero il 34% degli accordi del 35% delle controversie, pari ad un 17% del costo medio, pari ad €. 425,00. Pertanto, a fronte di un mancato introito di € 37,00 per le cause fino a 1.100 ed € 65,00 per le cause superiori, vi sarebbe una mancata spesa valutabile tra € 425,00 ed € 625,00 per ciascuna causa sottoposta al nuovo regime di mediazione obbligatoria”

 Qui si possono trovare la proposta integrale e il testo coordinato con le modifiche: Proposta di modifica del Decreto Legislativo e TESTO COORDINATO CON LE MODIFICHE PROPOSTE 02

La risposta del Comitato ADR & Mediazione al comunicato dell’ANAI

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L’ennesimo comunicato dell’avv. Maurizio De Tilla, il quale, sfiduciato dagli associati all’OUA all’ultimo congresso forense, ha pensato bene di formare un’altra associazione forense, della quale non sappiamo francamente se si sentisse il bisogno, lascia davvero perplessi.

Intanto, le “macroscopiche violazioni” indicate nella sentenza della Corte Costituzionale le ha viste solo il suddetto, mentre a tutti è ben noto che la normativa sulla mediazione è stata dichiarata incostituzionale solo per eccesso di delega (e peraltro, pare, con una maggioranza di un solo voto), come dichiarato anche oggi ad un convegno dal neo Primo Presidente della Suprema Corte, Santacroce.

Quello che lascia veramente stupiti è che l’avv. De Tilla, avvocato navigato, ex Presidente della Cassa Forense, e membro di consigli di amministrazione di importantissime società, continui a parlare di “poteri forti” che sostenevano la condizione di procedibilità e che ora la rivorrebbero, senza peraltro specificare quali sarebbero i poteri forti.

E’ vero il contrario: la mediazione è a favore dei cittadini i quali, spesso a costo zero grazie al credito d’imposta, hanno tantissime volte, durante la sussistenza della condizione di procedibilità, risolto questioni che in Tribunale avrebbero richiesto anni e anni di lacrime e sangue, e di spese legali ingentissime, per poi, molto spesso, non ottenere nulla.

Non solo: la mediazione obbligatoria (o meglio, la condizione di procedibilità) aveva consentito una forte riduzione delle iscrizioni a ruolo delle cause nei Tribunali e presso i Giudici di Pace. Questo aveva portato dei vantaggi per tutti, dal risparmio per lo Stato a quello per i cittadini, come detto. Ma qualcuno continua a dire che questo non è vero, e che sono stati i poteri forti a volere la condizione di procedibilità. Ma quali sarebbero questi poteri forti? Le banche? Le compagnie assicurative? E allora, perché moltissime volte esse non si sono presentate, quando sono state convocate in mediazione? E perché nessuno di questi “poteri forti”, come dice il collega De Tilla, dalla sentenza della Consulta in poi, ha fatto nulla per far reintrodurre la condizione di procedibilità? O forse, l’avv. De Tilla vuole sostenere che quanto detto dai “dieci saggi” nella relazione al Presidente Napolitano, e cioè che la mediazione va reintrodotta, anche tramite forme di obbligatorietà, è stato loro suggerito dai “poteri forti”?

La verità, ancora una volta, è assai diversa: chi ha tentato, disperatamente, di far ritornare l’obbligatorietà, prima dello scioglimento delle Camere, è chi è veramente appassionato di mediazione e aveva investito in questa tutte le sue forze, economiche e fisiche, in questo spinto da uno Stato “madre degenere”, che prima incentiva a creare delle attività e poi abbandona i suoi figli dopo aver fatto sì che il suo stesso prodotto (il D.Lgs. 28/10) venisse dichiarato incostituzionale, anche se solamente per i motivi sopra detti.

E questo, a discapito delle statistiche ministeriali che davano le procedure di mediazione in forte e continua crescita.

Ma quello che più ci preme sottolineare è che l’avv. De Tilla tende, ancora una volta, ad accendere una guerra santa tra gli avvocati e i mediatori, dimenticando che la stragrande maggioranza di questi è anche avvocato. Ma che non ci debba essere alcuna guerra tra gli avvocati e la mediazione, è dimostrato anche (oltre che, per esempio, dal fatto che nel Comitato che noi scriventi rappresentiamo, gli associati sono avvocati per oltre l’80%), dalla nascita di UNAM (Unione Nazionale Avvocati per la Mediazione, http://www.unam.it), creata pochi giorni fa e che ha già ricevuto l’adesione – al suo manifesto – di moltissimi legali.

Allora ci chiediamo: quali sono i veri interessi che portano, ogni volta che si parla di mediazione, alla proclamazione della guerra santa? Forse (ma forse siamo maligni), si vuole distrarre l’attenzione da una legge professionale terrificante, che una volta entrata pienamente in vigore causerà la cancellazione di circa 50.000 avvocati e che penalizza i giovani in modo estremo?

Ai posteri, l’ardua sentenza.

Avv. Paolo Fortunato Cuzzola

Avv. Luca Tantalo

(Comitato ADR & Mediazione)

Un altro incontro in tema di mediazione il 23 maggio a Roma

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UNA MIGLIORE GIUSTIZIA CIVILE PER LA CRESCITA ECONOMICA

IL TENTATIVO OBBLIGATORIO DI CONCILIAZIONE: OPINIONI A CONFRONTO

 

Sala Europa, Corte d’Appello

 Via Romei, 2 – Roma

 

23 maggio 2013 (13:30 – 16:00)

 

Avocats Sans Frontières organizza un ciclo di tre incontri sul tema della mediazione delle liti, tornato alla ribalta politica a seguito della pubblicazione della relazione dei “Saggi”, che indicano nella “instaurazione effettiva di sistemi alternativi (non giudiziari) di risoluzione delle controversie … anche attraverso la previsione di forme obbligatorie di mediazione” la prima misura per contribuire a migliorare la giustizia civile. La stessa relazione del Gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali prosegue sottolineando che la Corte costituzionale, difatti, ha cancellato l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione, “ma solo per eccesso di delega”. Ciononostante, permangono in alcuni settori dell’avvocatura forti perplessità in merito alla possibilità di condizionare l’accesso alla giustizia a una procedura preliminare, specie se onerosa e in assenza di chiare e stringenti garanzie di qualità.

Della centralità di quest’aspetto nel dibattito su un’efficace e realistica politica della mediazione, e delle soluzioni normative già proposte per ridare slancio alla risoluzione stragiudiziale delle controversie, discutono nel primo di questi incontri:

 

Giuseppe De Palo Presidente, ADR Center

Paolo Iorio Presidente onorario, Avocats Sans Frontières

Ester Perifano Presidente, Associazione Nazionale Forense

Angelo Santi Responsabile, Coordinamento della Conciliazione Forense

Al termine dell’incontro è previsto un ampio dibattito. I due incontri successivi si terranno presso la Sala Europa, alla stessa ora, i giorni 13 giugno (“Il ruolo del giudice nella mediazione: esperienze e proposte”) e 27 giugno (“La qualità della mediazione”).

È stata fatta domanda al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma per l’ottenimento dei crediti formativi.

Gli incontri sono gratuiti. Per informazioni e iscrizioni: mediazione.asf@gmail.com