La risposta del Comitato ADR & Mediazione al comunicato dell’ANAI

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L’ennesimo comunicato dell’avv. Maurizio De Tilla, il quale, sfiduciato dagli associati all’OUA all’ultimo congresso forense, ha pensato bene di formare un’altra associazione forense, della quale non sappiamo francamente se si sentisse il bisogno, lascia davvero perplessi.

Intanto, le “macroscopiche violazioni” indicate nella sentenza della Corte Costituzionale le ha viste solo il suddetto, mentre a tutti è ben noto che la normativa sulla mediazione è stata dichiarata incostituzionale solo per eccesso di delega (e peraltro, pare, con una maggioranza di un solo voto), come dichiarato anche oggi ad un convegno dal neo Primo Presidente della Suprema Corte, Santacroce.

Quello che lascia veramente stupiti è che l’avv. De Tilla, avvocato navigato, ex Presidente della Cassa Forense, e membro di consigli di amministrazione di importantissime società, continui a parlare di “poteri forti” che sostenevano la condizione di procedibilità e che ora la rivorrebbero, senza peraltro specificare quali sarebbero i poteri forti.

E’ vero il contrario: la mediazione è a favore dei cittadini i quali, spesso a costo zero grazie al credito d’imposta, hanno tantissime volte, durante la sussistenza della condizione di procedibilità, risolto questioni che in Tribunale avrebbero richiesto anni e anni di lacrime e sangue, e di spese legali ingentissime, per poi, molto spesso, non ottenere nulla.

Non solo: la mediazione obbligatoria (o meglio, la condizione di procedibilità) aveva consentito una forte riduzione delle iscrizioni a ruolo delle cause nei Tribunali e presso i Giudici di Pace. Questo aveva portato dei vantaggi per tutti, dal risparmio per lo Stato a quello per i cittadini, come detto. Ma qualcuno continua a dire che questo non è vero, e che sono stati i poteri forti a volere la condizione di procedibilità. Ma quali sarebbero questi poteri forti? Le banche? Le compagnie assicurative? E allora, perché moltissime volte esse non si sono presentate, quando sono state convocate in mediazione? E perché nessuno di questi “poteri forti”, come dice il collega De Tilla, dalla sentenza della Consulta in poi, ha fatto nulla per far reintrodurre la condizione di procedibilità? O forse, l’avv. De Tilla vuole sostenere che quanto detto dai “dieci saggi” nella relazione al Presidente Napolitano, e cioè che la mediazione va reintrodotta, anche tramite forme di obbligatorietà, è stato loro suggerito dai “poteri forti”?

La verità, ancora una volta, è assai diversa: chi ha tentato, disperatamente, di far ritornare l’obbligatorietà, prima dello scioglimento delle Camere, è chi è veramente appassionato di mediazione e aveva investito in questa tutte le sue forze, economiche e fisiche, in questo spinto da uno Stato “madre degenere”, che prima incentiva a creare delle attività e poi abbandona i suoi figli dopo aver fatto sì che il suo stesso prodotto (il D.Lgs. 28/10) venisse dichiarato incostituzionale, anche se solamente per i motivi sopra detti.

E questo, a discapito delle statistiche ministeriali che davano le procedure di mediazione in forte e continua crescita.

Ma quello che più ci preme sottolineare è che l’avv. De Tilla tende, ancora una volta, ad accendere una guerra santa tra gli avvocati e i mediatori, dimenticando che la stragrande maggioranza di questi è anche avvocato. Ma che non ci debba essere alcuna guerra tra gli avvocati e la mediazione, è dimostrato anche (oltre che, per esempio, dal fatto che nel Comitato che noi scriventi rappresentiamo, gli associati sono avvocati per oltre l’80%), dalla nascita di UNAM (Unione Nazionale Avvocati per la Mediazione, http://www.unam.it), creata pochi giorni fa e che ha già ricevuto l’adesione – al suo manifesto – di moltissimi legali.

Allora ci chiediamo: quali sono i veri interessi che portano, ogni volta che si parla di mediazione, alla proclamazione della guerra santa? Forse (ma forse siamo maligni), si vuole distrarre l’attenzione da una legge professionale terrificante, che una volta entrata pienamente in vigore causerà la cancellazione di circa 50.000 avvocati e che penalizza i giovani in modo estremo?

Ai posteri, l’ardua sentenza.

Avv. Paolo Fortunato Cuzzola

Avv. Luca Tantalo

(Comitato ADR & Mediazione)

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