Riflessioni sulla Mediazione

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In vista dell’incontro del 23 maggio tra il Ministro Cancellieri e parte dell’avvocatura italiana (io non ho dato mandato né all’OUA, né al CNF, né all’ANF di rappresentarmi), ma anche dopo il convegno del 17 maggio, di cui parliamo in altro articolo su questo blog, e dopo le dichiarazioni del Ministro in Commissione Giustizia, vengono spontanee alcune riflessioni.

Al convegno del 17 maggio, l’On. Ferranti, nell’aprire (parzialmente) alla mediazione, ha ricordato che il suo partito (il PD) è sempre stato contrario, e che in Commissione lei l’aveva detto tante volte, durante la precedente legislatura.

Ha poi aggiunto, tra le altre cose, che la normativa andrà rivista, ma che si dovranno “tutelare gli avvocati”.

Questa affermazione, da avvocato e mediatore professionista, con oltre cento mediazioni portate avanti, mi ha fatto riflettere, da giorni. E’ dal 17 maggio, che ci ripenso.

Il problema è tutto qui: parla di mediazione chi, senza offesa, non se intende.

Cosa vuol dire “tutelare gli avvocati”? Fare in modo che la mia categoria non perda lavoro? Allora, ha ragione chi ha sempre sostenuto che le proteste di parte dell’avvocatura (sempre meno, basti vedere la nascita dell’UNAM) sono dovute esclusivamente alla preoccupazione di perdere un certo numero di cause.

Ma lo Stato, rappresentato in questo caso dalla Presidente della Commissione Giustizia, non dovrebbe preoccuparsi dell’interesse del cittadino e dello Stato stesso, anziché di quello di una categoria?

Fermiamoci un attimo a riflettere.

Cos’è la mediazione? Non è certamente quella prevista dal D.Lgs. 28/10, che peraltro sarebbe ancora in vigore se non fosse stato per un ingenuo eccesso di delega.

La mediazione è innanzitutto una scienza, ma è anche un’arte. E’ quel procedimento in cui un soggetto (adeguatamente formato, e in questo non possiamo non essere d’accordo con chi vuole migliorare i requisiti di formazione), aiuta due o più parti a cercare di trovare un accordo risolutivo di una controversia, facendo emergere i loro reali interessi.

Il mediatore serio, appassionato, è persona che ha abbondantemente studiato la materia, che conosce perfettamente anche il suo lato psicologico, e che ama svolgere il suo compito nel modo migliore per far sì che la mediazione si svolga nel modo migliore e raggiunga il suo scopo.

Ho in mente tanti nomi, in Italia, di veri e propri Maestri nel campo, di veri cultori della materia. Non faccio nomi, ma sono sicuro che chi mi conosce sa a chi sto pensando. A persone che ringrazierò per sempre.

E sono felice, orgoglioso, di essere mediatore convinto, perché da quando mi sono appassionato alla materia ho conosciuto persone straordinarie. E grazie alla scienza della mediazione e alle sue tecniche, sono diventato un avvocato molto migliore.

E’ importante chiarire che la mediazione non ha niente, ma proprio niente a che fare con la giustizia: il mediatore non decide, non condanna, non sanziona. Aiuta le parti a confrontarsi.

Chi parla di quarto grado di giustizia, sbaglia. Chi dice che, con la condizione di procedibilità, viene negato l’accesso alla giustizia, sbaglia. Questo sia perché, come ho detto, la mediazione non ha nulla a che fare con la giustizia, come detto, sia perché cercare di far raggiungere un accordo prima di rivolgersi alla Giustizia (se quella Italiana può definirsi tale), certamente non ne impedisce l’accesso, dato che le parti sono libere di rivolgersi al Tribunale (se proprio lo desiderano….) in caso di mancato accordo (al riguardo: vogliamo eliminare le sanzioni? Parliamone tranquillamente).

E allora, se questo è vero (come è vero), perché si parla di “tutelare gli avvocati”? Cosa c’entrano, gli avvocati? Perché dobbiamo subordinare agli interessi degli avvocati (che poi sono anche i miei, quindi so di cosa sto parlando) quelli del cittadino, che prima di andare in Tribunale ha il diritto di andare da un terzo neutrale per cercare di risolvere la questione? E poi, diciamoci la verità: nel 99% dei casi, in Italia, il cittadino va in mediazione solo con l’avvocato, e questo lo dico anche per esperienza personale. Nelle mediazioni che ho gestito, non mi è mai successo che le parti venissero da sole, anche se questo sarebbe l’ideale.

Mi è successa però un’altra cosa. Tutte le volte che un Collega è arrivato in mediazione scettico, è uscito entusiasta. Come mai? Io non mi ritengo particolarmente bravo…lo sono i miei Maestri, non io. Il fatto è che la mediazione, se svolta da un appassionato e con competenza, è affascinante e funziona!! Funziona, lo dicono i dati del Ministero, nonostante qualcuno cerchi di interpretarli a modo suo. Ma me lo dice soprattutto tutta quella gente che è uscita dagli incontri non solo con l’accordo in mano, ma soprattutto con la gioia di avere ripristinato rapporti personali che, nel caso di approdo in Tribunale, si sarebbero ulteriormente rovinati.

Mi si dice che la condizione di procedibilità non può essere imposta, perché gravosa e perché in contrasto con lo spirito stesso della mediazione.

Sulla gravosità abbiamo ampiamente detto: basti pensare al credito d’imposta, e a quanto sarebbe più gravosa una causa tra le stesse parti e per la stessa controversia (al riguardo, un piccolissimo suggerimento per il legislatore: sia consentito, in caso di mancato accordo e quindi di ricorso al Tribunale, di non pagare il contributo unificato o di pagarlo in misura minore).

Sul resto, nessuno di noi ama la condizione di procedibilità: ma essa è assolutamente necessaria, visto quanto abbiamo detto sino ad ora, perché la mentalità e lo spirito della mediazione e delle ADR prendano piede in Italia, un Paese in cui si va in Cassazione per 30  euro (l’ho visto personalmente) e in cui “è una questione di principio” è la frase più ricorrente. Ma questo, non ce lo possiamo più permettere.

Chi avrebbe messo mai la cintura di sicurezza senza che fosse previsto come un obbligo, per esempio? Si limiti nel tempo la condizione di procedibilità…ma si reintroduca, senza sanzioni, ma con degli incentivi, in modo che chi è chiamato venga in mediazione e l’apprezzi in pieno.

In pochi anni, tutti si accorgeranno dei suoi vantaggi.

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3 pensieri riguardo “Riflessioni sulla Mediazione

    roberto conte ha detto:
    22 maggio 2013 alle 18:37

    concordo con quanto da te scritto perché è senza pregiudizi, senza veli, senza partigianeria e perché…..hai scritto veramente ciò che credi.
    senza piaggeria, grazie.

    Avv. Lucia Leone ha detto:
    6 giugno 2013 alle 11:26

    Condivido pienamente tutto quanto ho letto e mi auguro che si agisca, unicamente, nell’interesse dei cittadini e non solo di una parte di categoria!
    Tra l’altro, nemmeno io ho mai dato mandato alle citate associazioni di rappresentarmi, e come noi moltissimi altri colleghi e, visto che la stragrande maggioranza di noi Mediatori è anche Avvocato, forse dovrebbero essere rivisti e non sottovalutati alcuni importanti “equilibri” !
    La Mediazione deve ripartire, ed anche alla svelta.
    Come sarebbe bello riuscire a trasformare tutte quelle “questioni di principio” che, inutilmente, riempiono i ruoli dei nostri Tribunali in “questioni di buon senso” che rendono la vita più serena!

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