La moglie che segue il coniuge negli spostamenti lavorativi ha diritto al mantenimento (Cass. 30014/2020)

La moglie che, pur avendo teoricamente capacità reddituale, decide congiuntamente al coniuge di rinunciare all’attività lavorativa per occuparsi della casa e dei figli, anche perché soggetta ai frequenti spostamenti lavorativi cui è tenuto il marito, ha potenziale idoneità a produrre reddito “limitatissima” , a causa dei suddetti accordi e per le vicende familiari connotate dai plurimi trasferimenti.

Di conseguenza, ha diritto al mantenimento: questo è il principio stabilito dalla Suprema Corte nell’ordinanza n. 30014 del 21 ottobre 2020, depositata il 31 dicembre, qui scaricabile liberamente:

Per maggiori informazioni ed eventuali consulenze in merito: consulenza@studiotantalofornari.it, oppure compilare il modulo di seguito

AUTOVELOX: MULTA NULLA SE la taratura non e’ stata fatta presso un centro accreditato

La multa con autovelox non è valida se effettuata con apparecchiatura la cui taratura non sia stata fatta presso un centro Accredia o da una società che abbia la certificazione ISO 9001. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 1608 del 2021, scaricabile in fondo all’articolo.

Non è sufficiente, secondo la sentenza, la sempice taratura, in quanto la circolare del Ministero dell’Interno e la nota sentenza della Corte Costituzionale (n. 113 del 2015) impongono non solo la verifica periodica di funzionalità e taratura con cadenza almeno annuale delle apparecchiature di controllo da remoto, ma che essa sia effettuata presso un centro accreditato ACCREDIA (unico organismo nazionale accreditato), ovvero presso lo stesso costruttore se abilitato alla certificazione di qualità aziendale secondo le norme ISO 9001/2000. La prescrizione è stata poi confermata anche dalla circolare del Ministero delle infrastutture e dei trasporti del 13 giugno 2017.

Nel caso portato all’attenzione della Suprema Corte, al contrario di quanto previsto dalla normativa, non è è stato dimostrato che l’apparecchio utilizzato per la rilevazione della velocità fosse stato tarato in modo corretto; pertanto, la Suprema Corte ha accolto il ricorso.

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Il Notaio non puo’ rifiutarsi di autenticare le firme di un accordo di separazione, stipulato con la negoziazione assistita, che preveda dei trasferimenti immobiliari (cass. 1202/20)

 

Se l’accordo di separazione personale tra coniugi, stabilito con la negoziazione assitita, ricomprende anche il trasferimento di uno o più diritti di proprietà su beni immobili, la disciplina in materia, prevista dal d.l. n. 132 del 2014, art. 6, convertito in Legge n. 162 del 2014, che riguarda la negoziazione assistita, va integrata con quella di cui allo stesso DL e riportata nell’art. 5, comma 3. Di conseguenza, onde procedere alla trascrizione dell’accordo di separazione contenente anche un atto negoziale comportante uno o più trasferimenti immobiliari, è necessaria l’autenticazione del verbale di accordo da parte di un pubblico ufficiale a ciò autorizzato, normalmente un Notaio, ai sensi dell’art. 5, comma 3. Inoltre, il Notaio non può rifiutarsi di autenticare le firme del suddetto accordo, in forza delle citate previsioni di legge (anche perché in mancanza il Conservatore non procede alle trascrizioni), commettendo in caso contrario illecito disciplinare. Questo è il principio riportato nella sentenza n. 1202/2020 della Suprema Corte di Cassazione, che qui si può scaricare integralmente:

Per maggiori informazioni e per essere ricontattati, compilare il seguente modulo

Il Primo Presidente della Cassazione: “la mediazione deve essere valorizzata”

Per gentile concessione di http://www.mondoadr.it, sito dell’organismo Adr Center, organismo iscritto al n. 1 dell’apposito registro presso il Ministero della Giustizia, nonché dell’autore, avv. Andrea Zanello, riportiamo di seguito il testo dell’interessante articolo pubblicato ieri, 31 gennaio:

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Come da tradizione, il 29 gennaio scorso è stato celebrato il rito della apertura dell’anno giudiziario 2021, in occasione del quale il Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione Pietro Curzio ha pre­sentato la sua “Relazione sull’amministrazione della giustizia” (pubblicata per intero sul sito ufficiale della Corte) per fare il punto sui risultati del lavoro svolto nei precedenti 12 mesi ed indicare le prospettive e gli obiettivi per la stagione in corso.

Sulla scorta delle statistiche nazionali del Ministero e di quelle specifiche della Corte, vengono “snocciolati” i numeri delle pendenze, delle iscrizioni, delle defini­zioni e della durata media dei giudizi, nonché quelli degli organici e delle strutture; si evidenziano i risultati rag­giunti e le criticità emerse ed infine si individuano le linee di tendenza e le proposte per migliorare il “servizio giustizia”.

Orbene, nel quadro delineato quest’anno ha trovato spazio anche la mediazione, quale utile strumento per una risoluzione alternativa delle controversie giusta, rapida ed economica.

Vale la pena lasciare la parola alla Relazione, nella quale, alla parte prima (“La giustizia nell’anno più difficile”), nel paragrafo 2, dedicato ai flussi ed ai tempi della attività giudiziaria (iscrizioni, definizioni, pendenze e tempi medi di durata), si legge (a pag. 23) quanto segue:

“… Secondo i dati forniti dal Ministero della Giustizia, nel periodo luglio 2019- giugno 2020, anche l’istituto della mediazione ha registrato un rilevante calo delle iscrizioni delle procedure rispetto all’anno precedente (- 12%): tale riduzioni si rileva essenzialmente nel corso del primo semestre 2020, in cui si è registrata una flessione del 41%, a fronte di una sostanziale stabilità del numero di procedure attivate nell’anno precedente …”.

Al netto della pandemia, quindi, la mediazione mostra una “sostanziale stabilità”, tiene il campo, non arretra. In altri termini: serve, produce effetti positivi ed è ormai parte definitivamente integrante del sistema.

Ed infatti “… Ferma restando la complessità della ricostruzione del quadro generale – prosegue il Primo Presidente – può riconoscersi all’istituto conciliativo un effetto comunque deflattivo del contenzioso civile, soprattutto se si tiene conto del fatto che le procedure concluse con il raggiungimento dell’accordo hanno avuto una durata media di 143 giorni nel 2019 e di 160 nel primo semestre 2020, ben più celere, in ogni caso, della durata media del solo giudizio di primo grado dinanzi al tribunale (348 giorni nel periodo luglio 2019- giugno 2020; 359 giorni nell’anno precedente) …”.

 “Un effetto comunque deflattivo”: non una “bacchetta magica” che fa sparire l’arretrato, ma un solido attestarsi nell’ordinamento nell’interesse del cittadino e dell’istituzione, sui tavoli della quale si libera un po’ più di spazio per quelle controversie che, per la loro natura e/o per la loro complessità e delicatezza, necessitano veramente dell’intervento della collettività e cioè dello Stato.  

Ma vi è di più. Nella parte quinta (“La Corte, la società e le riforme”), il punto 1.1 (“Le riforme nel settore civile”) viene dedicato in gran parte alla necessità di risposte differenziate rispetto a quelle giudiziali tradizionali e, tra esse, specificamente alla mediazione, in specie quella c.d. delegata.

Lasciamo ancora una volta la parola alla Relazione (pagg. 149- 150):

1.1 Le riforme nel settore civile

Sul versante dell’interlocuzione istituzionale, è indispensabile, in ambito civile, un intervento del legislatore per prevenire la sopravvenienza di un numero patologico di ricorsi, mediante forme di risposta differenziate rispetto a quelle tradizionali in grado di giungere alla definizione del conflitto senza percorrere necessariamente i tre gradi di giurisdizione.

In tale prospettiva, in ambito civile deve essere valorizzata, nelle sue molteplici potenzialità, la mediazione, oggetto di un gruppo di lavoro ministeriale da cui provengono importanti indicazioni di contenuto e di metodo. Il DL 21 giugno 2013 n. 69, convertito nella legge 9 agosto 2013 n. 98 ha profondamente mutato l’istituto mediatorio, affiancando alla mediazione su mero invito del giudice (la cd. mediazione demandata) la possibilità (anche in appello) di disporre l’esperimento del procedimento di mediazione (la cd. mediazione ex officio o delegata) e ha introdotto il concetto di “processo senza sentenza” che può contribuire alla definizione delle controversie in modo complementare rispetto all’esercizio tradizionale dello ius dicere.

Il processo senza sentenza non implica un’abdicazione del giudice dalla propria funzione giudicante, ma semplicemente richiede una valutazione puntuale ed esperta della mediabilità e della conciliabilità del singolo caso. Assicura la diversificazione delle modalità di offerta del servizio e degli strumenti impiegati a beneficio dell’interesse del cittadino e delle imprese in grado di assicurare l’effettivo raggiungimento degli obiettivi di qualità ed efficienza …”.

Ciò posto, in un prospettiva di più ampio e moderno orizzonte sociale e culturale, non limitato allo stretto ambito giudiziario, la Relazione si spinge addirittura a sottolineare che la mediazione ex officio:

“… Promuove la diffusione della cultura della mediazione come collante sociale, non solo per la riattivazione di una comunicazione interrotta tra le parti del conflitto, ma anche per la generale condivisione dei valori dell’autonomia, della consapevolezza e della responsabilità. Avvicina il cittadino alla giustizia, perché lo rende finalmente partecipe delle modalità di risoluzione del conflitto e fiducioso dell’adeguatezza di tale servizio rispetto alle sue esigenze. Promuove il progresso delle professioni dedicate al conflitto nella odierna complessità delle relazioni interpersonali, con la valorizzazione delle competenze dell’avvocato, parte necessaria delle procedure di mediazione. Sollecita, inoltre, il cambiamento della cultura di tutti gli operatori della giustizia con l’acquisizione di competenze più specifiche in ordine alla condizioni di medi abilità del contenzioso. Assicura, infine, la deflazione del contenzioso giudiziale con conseguente ottemperanza al principio di ragionevole durata del processo, risposta celere alle parti in lite, riduzione dei costi della giustizia, più elevata efficienza del servizio e maggior fiducia da parte dell’utenza …”.

Non si tratta, però, solo di parole e di buoni propositi, perché:

“… I dati ministeriali  suffragano questa prospettiva, laddove sottolineano gli importanti traguardi raggiunti grazie alle nuove previsioni normative che hanno prodotto rilevanti effetti anche indiretti in termini di conciliazione spontanea e di omessa instaurazione del contenzioso a seguito dell’acquisita consapevolezza delle minime possibilità di accoglimento della pretesa della parte in caso di proposizione giudiziaria della domanda …”.

In sostanza, “importanti traguardi raggiunti …” con “…  rilevanti effetti anche indiretti” e l’auspicio di un ulteriore rafforzamento della mediazione per una svolta culturale, nell’interesse dell’utenza, dei professionisti e del servizio giustizia.

Un assist prestigioso che Parlamento e Governo sono chiamati a non sprecare.

La mediazione conviene anche alle banche

Come noto, nel progetto di legge di riforma del processo civile, è previsto che vengano eliminate dalle materie sottoposte al tentativo di mediazione (in realtà al primo incontro) quella bancaria e quella relativa alle successioni ereditarie e allo scioglimento di comunioni in generale.

La “colpa” delle prime è di non funzionare; mentre la “colpa” delle seconde è di funzionare troppo bene, dato che vantano un ampio tasso di successo. Non è dato di sapere cosa dovrebbe accadere per le mediazioni bancarie, mentre le seconde (che funzionano benissimo, tanto che spesso si riesce anche a recuperare il rapporto personale tra le parti, grazie all’esperienza di mediatori appositamente formati e costantemente aggiornati), dovrebbero essere affidate a Notai e custodi giudiziari i quali, evidentemente sforniti della necessaria esperienza e non per colpa loro del tutto impreparati nelle fondamentali tecniche di negoziazione, dovrebbero limitarsi a redigere un progetto di divisione e a sottoporlo all’approvazione delle Parti. Queste, naturalmente, nella stragrande maggioranza dei casi lo rifiuteranno, sia perché non avrebbero avuto necessità dell’intervento di un terzo per redigerlo (e quindi non si sarebbero rivolte a questi nuovi “mediatori”), sia perché un asettico progetto di divisione non tiene conto né dei reali interessi delle Parti, né di quelle che sono le emozioni delle stesse, fondamentali in questa materia, e che solo un bravo mediatore riuscirà a far emergere e controllare.

Avrò modo di tornare sull’argomento relativo a questa seconda tipologia di materie, e sui motivi per cui è indispensabile che rimangano nell’ambito della mediazione; oggi vorrei però affrontare, grazie allo spunto che mi ha offerto la bravissima collega e amica Alessandra Grassi, su quanto converebbe anche alle Banche affrontare le controversie in mediazione.

Già in situazioni normali, infatti, per gli istituti di credito rivolgersi al Tribunale, in caso di sofferenze bancarie, significa praticamente perdere tempo e denaro, tanto che spesso questi crediti vengono ceduti a delle aziende che li acquistano, a valori molto inferiori a quelli reali, per cercare di recuperarne almeno una parte, e che spesso concludono accordi a cifre nettamente più basse rispetto a quelle del credito originario.

L’alternativa, come detto, è quella di rivolgersi al Tribunale, con costi importanti e tempi praticamente indefinibili, e con la possibilità (sempre più rilevante) di avere poi un titolo pressoché inutile, poiché ineseguibile per il fallimento o la liquidazione delle persone giuridiche e l’incapienza del patrimonio delle persone fisiche.

A maggior ragione, questa problematica si sta acuendo in questo momento drammatico, in cui la chiusura delle attività disposta ormai da un anno dalle autorità, sta sottraendo liquidità alle imprese (da quelle più piccole a quelle più grandi), con le relative problematiche anche per i rapporti bancari. E secondo il modestissimo parere di chi scrive, gli effetti di queste chiusure indiscriminate devono ancora svilupparsi nel loro modo più grave.

Peraltro, le stesse Banche dovrebbero rendersi finalmente conto, particolarmente in questo lungo e martoriato periodo, di avere un’importantissima funzione sociale, cioè quella di collaborare con le imprese e le famiglie per superare questa gravissima crisi, e che non verrà certamente realizzata mettendole in difficoltà, o facendo fallire (o chiudere) le attività, o pignorando i beni a persone che già non possono lavorare da mesi- Anche perché, in questo modo, si viene a ridurre sensibilmente il numero di possibili clienti delle banche, che in un futuro, una volta superata questa terribile fase, potrebbero decidere di ricorrere al credito bancario per riprendere le loro attività o per iniziarne di nuove.

Quale soluzione potrebbe esserci, quindi, in alternativa a quanto sopra accennato? L’unica soluzione praticabile è quella della mediazione, che potrebbe dare (e spesso dà) ottimi risultati se avviata direttamente dalle Banche, senza attendere che la situazione debitoria del cliente sia ormai irrecuperabile. Come dice la bravissima Alessandra Grassi, “le banche devono necessariamente abbandonare la logica della mera contrapposizione rispetto al creditore inadempiente”; anche perchè spesso, in questo tremendo momento storico, questi non ne ha alcuna colpa.

Portarlo ad una “soluzione” che tale non è, cioè l’esecuzione nei suoi confronti, non ha molto senso, sia perché spesso non porta ad un risultato utile, sia perchè “uccide” quello che, con un buon accordo, potrebbe essere ancora, e per anni, un buon cliente.

Ricordiamo che la procedura di mediazione, oltre ad avere dei costi irrisori, ha una serie di vantaggi importanti:

  • il costo, notevolmente più basso rispetto a quello di un procedimento giudiziario;
  • il credito di imposta di 500 euro in caso di accorso;
  • la rapidità: nel termine massimo di tre mesi si arriva ad una risoluzione della questione, con un verbale che costituisce titolo esecutivo, del tutto equivalente a una sentenza;
  • la riservatezza: nel caso delle banche, ogni trattativa fa storia a se, e il contenuto dell’accordo non può essere rivelato a terzi;
  • l’ambiente, dato che il mediatore (professionista formato e aggiornato costantemente, terzo imparziale) incontra le parti in un ambiente informale ma confortevole, e le mette a suo agio, senza limiti di tempo e senza che nelle stanze delle trattative vi siano altre persone se non quelle direttamente coinvolte;
  • la possibilità, per chi deposita l’istanza di mediazione, di scegliere l’organismo di mediazione presso il quale depositare l’istanza, in modo tale da investire della questione quello che offre le maggiori garanzie di professionalità;
  • la possibilità di svolgere la mediazione interamente online, con ulteriore risparmio di costi e tempi;
  • la possibilità, nel caso in cui non si riesca a trovare un accordo, di chiedere al mediatore di formulare una proposta, che spesso si rivela risolutiva;
  • infine (e questo è veramente un elemento da non sottovalutare), la possibilità di chiedere all’organismo di nominare un Consulente Tecnico in Mediazione, che a costi notevolmente inferiori e in tempi molto più rapidi rispetto al Tribunale, fornisca una perizia indipendente, spesso molto importante per definire la questione.

Tutti questi elementi consentono alle Banche di risolvere rapidamente questioni importanti ma anche di livello economico minore (ma sempre molto importanti per le Parti), in modo rapido ed efficace; ma soprattutto, con la mediazione, si può salvaguardare il rapporto, e far sì che l’odierno debitore, invece di subire danni irreparabili, rimanga un cliente affezionato, che in futuro usufruisca nuovamente del sistema bancario.

Per maggiori informazioni: www.adrcenter.com, organismo iscritto al n. 1 dell’apposito Registro presso il Ministero della Giustizia.

Il comportamento poco corretto di un legale nei confronti del mediatore costituisce illecito deontologico?

Dire che sono stufo, dopo oltre 3.500 mediazioni, del comportamento di alcuni Colleghi, non è abbastanza.

Spesso, infatti, in mediazione alcuni Colleghi avvocati (una mia carissima amica e Collega vera li definirebbe “coiscritti”) dimenticano di avere di fronte un professionista come loro, spesso un collega; e trattano la sua – fondamentale – opera senza alcun rispetto, per il suo lavoro e per la sua persona, pretendendo di sfruttare comunque il suo operato, ma gratuitamente. Fino a quando questo comportamento è della parte (ma succede meno spesso rispetto ai colleghi), posso capirlo anche se non giistificarlo. Ma quando proviene da un legale è intollerabile e al limite dell’illecito deontologico.

Racconto, ad esempio, un episodio capitato ad una bravissima collega, molto migliore di me:

Divisione immobiliare tra sorelle che si sono parlate fino a nemmeno un anno fa, quindi potenzialmente recuperabile anche il rapporto. Caso di scuola. Inizio a farle parlare, si sfogano l’una con l’altra come è giusto e io le lascio fare per raccogliere più informazioni possibili.
A quel punto il collega di parte istante interrompe ed inizia a dire che è stato anche lui mediatore ed è avvocato da più tempo di me e non condivide il mio approccio che fa sfogare le clienti in un modo che “pare Forum” mentre siamo lì solo per risolvere una questione pratica e basta.
La collega di controparte, anche lei mediatrice, rimane basita e tenta una debole difesa subito zittita. La sua cliente prova a dire qualcosa e viene zittita con un “stia zitta che per lei decido io”.
Proseguiamo comunque in maniera positiva nonostante tutto, arriviamo a discutere di opzioni negoziali, maan e paan e poi mi fermo per invitarli a proseguire nella mediazione anche nominando un CTU.
A quel punto esprime volontà negativa “perché questo incontro ci ha già dato informazioni utili su come chiudere la vicenda e credo che possiamo procedere anche da soli”.

Inutile dire quanto sia stato scorretto e irrispettoso il collega, evidentemente messo di fronte a tecniche di negoziazione che ignorava e desideroso di superare la mediazione, che evidentemente non conosce e che probabilmente ritiene solo un ostacolo; mentre proprio nella materia citata, essa vanta i suoi risultati migliori. Tanto che la collega mediatrice aveva iniziato in modo perfetto, cioè lasciando sfogare le parti nell’intento di ristabilire un canale di comunicazione tra di loro, tanto più in quanto sorelle. Ma evidentemente lui aveva un interesse differente.

Ma quello che mi ha veramente rischiato di farmi dimenticare di essere un mediatore è stato ciò che è successo oggi: due ore di discussione su una complicatissima questione relativa ad un importante contratto di locazione; scambio di proposte e controproposte, precedute da accuse varie sul passato, che solo grazie a calma ed esperienza sono riuscito a far accantonare. Accordo praticamente raggiunto, ma sapete su cosa? Su una mia proposta (informale) che a loro non sarebbe mai venuta in mente. Si decide congiuntamente di rinviare per perfezionare. Naturalmente, a quel punto (due ore e lunghe trattative dopo) do per scontato che si debba formalizzare l’avvenuto ingresso in mediazione. E invece no, direte voi: sei un ingenuo. Infatti, uno dei legali chiede di rinviare il primo incontro, per motivi che non sa nemmeno lui (ma che io so benissimo). A quel punto, l’altra parte prende la palla al balzo e si aggancia, dicendo che secondo lui non abbiamo fatto niente, non contraddetto dal suo legale, che avrebbe dovuto prenderlo a calci sotto il tavolo. Ho contato fino a 50, e poo ho chiarito, con molta educazione, che non solo eravamo entrati nel merito, ma che senza la mediazione non avrebbero mai trovato un accordo, come dimostrato dal fatto che in dieci mesi di trattative dirette non vi erano riusciti. Alla fine, per farli sentire ciò che sono, ho concesso il rinvio di primo incontro.

Alla luce di tutto questo, mi chiedo se il comportamento di alcuni legali, che considerano il tempo del mediatore, che – ripeto – è un professionista come loro e spesso un collega, come un elemento che non merita la minima considerazione e alcuna retribuzione (mentre immagino che loro non vengano in mediazione a gratis, come si dice a Roma), anche alla luce del fatto che ne sfruttano l’opera per concludere accordi che senza il mediatore non avrebbero mai raggiunto, costituisca illecito deontologico. Per me, la risposta è chiarissima e credo che questi comportamenti debbano cessare al più presto. Mi sono ritrovato anche io ad assistere le parti in mediazione, e non farei mai una cosa del genere.

Ciò detto, nemmeno questi comportamenti meschini riusciranno a spegnere la mia passione: vado avanti senza remore, con l’unico desiderio di favorire gli interessi delle parti, e solo i loro. Viva la mediazione, il futuro è nostro, non del Bonafede di turno.

Negoziare ( o rinegoziare) senza l’aiuto di un esperto puo’ essere molto dannoso

Molti, soprattutto in questo periodo di crisi, provano a negoziare i contratti senza l’aiuto di un esperto, con il risultato di pentirsi poco dopo. La pandemia ha costretto molti a ripensare le proprie attività, per i mancati incassi, e il primo passo da fare è normalmente quello di rinegoziare i contratti di locazione, quelli con i fornitori e così via. Spesso, però, non è per niente facile, sia a causa dell’atteggiamento intransigente dell’altra parte, sia per la totale inesperienza nelle tecniche di negoziazione, che porta a commettere errori anche gravi, i cui effetti possono rivelarsi anche fatali.

Inoltre, un bravo ed esperto negoziatore è in grado di ottenere risultati insperati, per i propri assistiti, e anche di mantenere il rapporto con l’altra parte, in modo tale che la prosecuzione del contratto possa essere auspicabile per entrambe e dare buoni frutti anche nel futuro: pensiamo infatti, per esempio, alla rinegoziazione del contratto di locazione. E’ veramente interesse del proprietario sfrattare un’attività commerciale che ha grandi difficoltà per la pandemia e non per sua responsabilità? Non sarebbe prefereribile rinegoziare (anche temporaneamente) il canone, invece di ottenere quella che potrebbe essere una vittoria di Pirro, cioè la disponibilità di un locale che sarà molto difficile mettere nuovamente a reddito, vista la tremenda situazione di crisi dovuta alle chiusure forzate? Per non parlare dell’estrema difficoltà di recuperare i canoni arretrati.

A mio modo di vedere (ma anche per i risultati ottenuti sul campo; è quindi di gran lunga preferibile affidarsi a chi ha esperienza di negoziazione, prima di firmare un contratto o di rinegoziarlo, piuttosto che chiedergli di porre rimedio dopo aver concluso accordi che si rilevano non proprio soddisfacenti.

Per informazioni, consulenza@studiotantalofornari, oppure 0632609190.

Perchè in Italia si pretende che i professionisti lavorino gratuitamente?

Vi racconto una storia triste, tipicamente italiana. Su questo sito ho scritto, mi sembra in italiano corretto, che “I pareri e le consulenze, ai sensi del Codice Deontologico, sono a pagamento“. Mi scrive un signore, con un problema abbastanza complesso, e mi pone una serie di domande. Di getto, rispondo con delle indicazioni di massima, dato che la questione non è semplice. Dopo un po’ mi scrive con domande sempre più complesse ed articolate. Io gli rispondo molto cortesemente che, se avesse voluto una risposta seria e motivata, gli avrei mandato un preventivo, che naturalmente sarebbe stato libero di accettare o meno. Passano una decina di minuti e mi risponde, piccato, che lui “voleva soltanto che io rispondessi alle sue domande”. Scartate le prime risposte che mi venivano, ho replicato in questo modo: “Io per rispondere alle sue domande, ho studiato anni, ho preso una laurea e il titolo di avvocato, e studio e mi aggiorno ogni giorno.Non passo le mie giornate a studio per hobby, e se rispondo alle sue domande lo faccio utilizzando il mio tempo, e sottraendolo ad altre pratiche.Pretendere che un professionista risponda gratuitamente alle domande è maleducato, ed è un male solo italiano che va estirpato prima possibile”. Mi sembra di essere stato anche troppo gentile, che ne dite?

Avvocati e formazione: la delibera del cnf sui crediti

Il 21 dicembre 2020 il Consiglio Nazionale Forense ha stabilito che, visto il perdurante stato di emergenza da Covid 19, l’anno solare dal 1° gennaio al 31 dicembre 2021 non verrà conteggiato ai fini del triennio formativo.

Delibera CNF del 21 dicembre 2020

Il Consiglio – considerato che l’emergenza COVID 19 persiste ed impone di adottare provvedimenti in materia formativa che siano uniformi per tutto il territorio nazionale; – considerato che tali provvedimenti devono necessariamente coordinarsi con l’obbligo previsto dagli articoli 11 e 21 L. 247/2012 e con tutti gli altri provvedimenti legislativi in materia di tenuta di albi ed elenchi;- tenuto conto della propria delibera n. 168 del 20 marzo 2020; – in deroga all’art. 12 del regolamento n. 6 del 16/07/2014 e successive modifichedelibera che:

1) l’anno solare dal 1° gennaio al 31 dicembre 2021 non viene conteggiato ai fini del triennio formativo di cui al comma 3 dell’art. 12 del Regolamento CNF 6 del 16 luglio 2014 e ss mm;

2) nell’anno solare dal 1° gennaio al 31 dicembre 2021 ciascun iscritto adempie l’obbligo formativo di cui all’art. 11 della L. 247 del 31 dicembre 2012 mediante il conseguimento di minimo quindici crediti formativi, di cui almeno tre nelle materie obbligatorie di ordinamento e previdenza forensi e deontologia ed etica professionale e dodici nelle materie ordinarie;

3) i crediti formativi acquisiti nell’anno solare dal 1° gennaio al 31 dicembre 2021 potranno essere conseguiti anche integralmente in modalità FAD;

4) i crediti formativi acquisiti nell’anno 2020 in esubero rispetto ai minimi stabiliti al punto 2) della delibera 168 del 20/03/2020, (cinque di cui tre nelle materie ordinarie e due nelle materie obbligatorie), e residuati rispetto alla compensazione operata ai sensi del punto 4) della citata delibera (i crediti formativi acquisiti nell’anno 2020 saranno integralmente compensabili, per quantità e per materie, da parte dell’iscritto, sia con i crediti conseguiti negli anni del triennio formativo 2017/2019, ove concluso, sia con i crediti da conseguire nel triennio formativo successivo) potranno essere imputati all’obbligo formativo per l’anno 2021 sino a copertura integrale dei crediti di cui al punto 2) che precede.

Qui la delibera integrale:

Dall’8 Febbraio 2021 al via il Corso Base per Mediatori Professionisti 64 ore online con due giorni di tirocini in ADR Center

Principi, strategie e tecniche per la mediazione delle controversie civili e commerciali (ex D.M. 180/2010 e successive modifiche) – 64 ore in 10 moduli online* e due giorni di tirocinio

* (come da deroga contenuta nel DPCM n. 59 dell’8 marzo 2020 e successivi – emergenza sanitaria Covid-19)

ADR Center è iscritta al nr. 2 dell’elenco degli enti formazione per mediatori tenuto dal Ministero della giustizia. Durante il periodo di emergenza sanitaria, il Ministero della giustizia ha consentito eccezionalmente la frequentazione on-line del corso base per mediatori. In via eccezionale, la prossima edizione del Corso Base per Mediatori Civili e Commerciali verrà erogata in diretta on-line tramite piattaforma Zoom Meeting e con il supporto della piattaforma e-learning di ADR Center per soli 30 partecipanti.

Quota di iscrizione

La quota di iscrizione al corso è di € 1.450,00 € 1.187 (IVA esente).

Date e orari

I 10 moduli per un totale di 64 ore verranno erogati dal 8 febbraio al 4 marzo 2021 dal lunedì al giovedì dalle 16.00 alle 20.00. Per ottenere il certificato è necessaria la frequenza di almeno 50 ore e il superamento dell’esame finale. Una giornata opzionale in aula sarà offerta a fine corso presso il Training Center di ADR Center a Roma.

Il corso si terrà nelle seguenti date/orari:

  • Moduli I, II e III: 8, 9, 10 e 11 febbraio 2021 dalle 16:00 alle 20:00
  • Moduli IV e V: 15, 16, 17 e 18 febbraio 2021 dalle 16:00 alle 20:00
  • Moduli VI, VII e VIII: 22, 23, 24 e 25 febbraio 2021 dalle 16:00 alle 20:00
  • Moduli IX e X: 1, 2, 3 e 4 marzo 2021 dalle 16:00 alle 20:00

Dopo il termine del corso, ciascun partecipante potrà frequentare due giorni presso la sede di Roma per affiancare come tirocinanti i mediatori più esperti di ADR Center e i case manager.

Formatori

Il corso online verrà erogato dai seguenti formatori di ADR Center accreditati al Ministero della giustizia: Leonardo D’Urso (Responsabile Scientifico e formatore), Cristina Biolchini, Andrea Buti, Rachele Gabellini, Alfonso Lanfranconi, Marco Marinaro, Maria Rosaria Fascia, Alberto Maria Mauri, Chiara Giovanucci Orlandi, Alessandra Passerini, Stefania Pieroni, Luca Tantalo, Andrea Zanello, Dario Zimmardi. Oltre ai requisiti previsti dalla normativa di riferimento, tutti i formatori di ADR Center hanno ampia esperienza in materia di risoluzione alternativa delle controversie. Per le biografie dei formatori coinvolti consultare la pagina www.adrcenter.it/ricerca-mediatori/.

MODULIARGOMENTI
Modulo I Panorama ADRPanoramica delle principali procedure di ADR. Come scegliere la procedura più adatta in base alla natura della controversia e delle parti. Forme tradizionali e moderne di risoluzione delle controversie. Transazione, mediazione e arbitrato a confronto. Panorama legislativo: la mediazione come elemento stabile del sistema giustizia.
Modulo II Comunicazione e conflittoIl conflitto: riconoscere i diversi tipi di conflitto e le relative cause. Il “circolo del conflitto” e la sua escalation. Tecniche di gestione del conflitto e di interazione comunicativa: capire, agire, creare, prevenire. Le conversazioni difficili. Il ciclo dell’indecisione. Le percezioni di parte. Come migliorare la comunicazione: ascoltare, domandare, parlare. Le barriere negoziali al raggiungimento dell’accordo.
Modulo III Mediare negoziandoIl mediatore come negoziatore efficace. Negoziare con ciascuna delle parti e aiutarle a negoziare tra loro. L’approccio competitivo: riconoscerlo, controllarlo e saper orientare le parti verso la cooperazione. Principali ostacoli negoziali alla risoluzione dei conflitti. Tecniche e tattiche negoziali competitive e cooperative applicate alla risoluzione delle controversie. La preparazione della negoziazione (prime richieste, obiettivi, punti di resistenza, zona di contrattazione e alternative all’accordo). I principali ostacoli all’accordo negoziale. Separare gli “interessi” dalle “posizioni”. Generare opzioni e soluzioni alternative: la tecnica del brainstorming.
Modulo IV Preparazione e sessione congiuntaIl modello 4×4 di ADR Center
Fase 1: Porre le basi del successo. La preparazione della mediazione: contatti e incontri preliminari. Identificare tutti i soggetti interessati all’esito della mediazione. Richiedere informazioni scritte e verbali. Predisporre accuratamente gli aspetti logistici e procedurali.
Fase 2: L’avvio del negoziato tra le parti. Accogliere e predisporre adeguatamente le parti. Presentazione e discorso introduttivo. Consentire ai partecipanti di esporre il proprio punto di vista. Prendere il controllo della procedura. Individuare e concordare i problemi da affrontare. Identificare le priorità. Simulazione delle prime due fasi, debriefing e feedback personali.
Modulo V Sessioni private e chiusura della mediazioneSessioni private e chiusura della mediazione
Fase 3: L’alternarsi dei colloqui riservati. Sessioni iniziali. Raccogliere le informazioni confidenziali. Ottenere accesso diretto ai principali referenti. Individuare i reali ostacoli all’accordo. Sessioni successive. Raffrontare il valore del possibile accordo con i costi e i tempi della lite. Sollecitare proposte di compromesso. Metodi per superare un’impasse. Orchestrare un sistema di concessioni reciproche. Valutare se avanzare la “proposta del mediatore”.
Fase 4: Il consolidamento dell’accordo. Natura dell’accordo, contratto e verbali: contenuto e contenitore. Redazione dei verbali. Affrontare la possibilità di un mancato accordo. Dalla facilitazione alla valutazione.
Modulo VI Tecniche avanzate di mediazioneLe barriere più ricorrenti al raggiungimento di un accordo mediato. La dinamica dell’ascolto attivo e la comunicazione non verbale. Esempi pratici per apprendere rapidamente le principali tecniche per il successo della mediazione ed esercitazioni guidate sulle modalità di gestione della procedura. Simulazione di una mediazione complessa e analisi di un video.
Modulo VII Il contesto normativo della mediazioneIl Decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 dopo le modifiche del DL del fare. Il decreto ministeriale e gli aspetti pratici del procedimento con riferimento al D.M. n. 180/2010 e le prime indicazioni del Ministero. La nuova Direttiva europea e il regolamento sull’ODR. Il Regolamento di Mediazione di ADR Center. Il Codice europeo di condotta per i mediatori. Organismi pubblici e privati. Avvio della procedura: la redazione della domanda di mediazione. Nomina del mediatore e primo incontro. Indennità di mediazione. Il credito di imposta e agevolazioni fiscali.
Modulo VIII Rapporti tra mediazione e processoLa nuova condizione di procedibilità e la gestione del primo incontro. Gli incontri successivi. La mediazione ordinata dal giudice. La competenza territoriale e l’assistenza legale obbligatoria. Il rapporto tra mediazione e procedimenti urgenti e cautelari. Effetti della domanda di mediazione sulla prescrizione e decadenza. Riservatezza e inutilizzabilità delle informazioni acquisite dalle parti. Efficacia e operatività delle clausole contrattuali. Modelli di clausole. Scelta e redazione della clausole più appropriata
Modulo IX – Argomenti specifici in mediazioneLa procedura di mediazione in diversi settori: condominio, usucapione, responsabilità sanitaria, eredità e divisioni, bancario e assicurativo.
Modulo X – Valutazione finaleValutazione finale dei partecipanti.

Scarica il Modulo d’iscrizione del Corso Base per Mediatori Professionisti

Metodologia didattica

Il Corso base per Mediatori è stato perfezionato edizione dopo edizione dal 1998. Si fonda sull’esperienza ultra ventennale di ADR Center nella gestione di migliaia di procedure di mediazione e nella formazione di mediatori in Italia e all’estero. Qui il sito dedicato ai progetti e alla formazione internazionale di ADR Center for Development.

“4 Steps” è l’originale metodo didattico di ADR Center che, avvalendosi di supporti multimediali e numerose simulazioni di difficoltà crescente, offre l’opportunità ai partecipanti di apprendere in modo rapido e stimolante le tecniche di mediazione professionale e di mettere in pratica immediatamente gli strumenti acquisiti.

Durante il percorso formativo consolidato negli anni, oltre 10 diversi docenti condividono con i partecipanti la loro concreta esperienza di mediatori esperti.

In questa straordinaria edizione online, i partecipanti avranno la possibilità di interagire con i docenti tramite la piattaforma di videoconferenza Zoom Meeting, svolgere le esercitazioni di mediazioni online tramite le “break out rooms” di Zoom. Inoltre i partecipanti avranno accesso alla piattaforma e-learning di ADR Center.

Accesso esclusivo alla piattaforma e-learning di ADR Center

Ogni corsista potrà accedere alla piattaforma di e-learning di ADR Center dove potrà rivedere per un anno le lezioni registrate e scaricare la dispensa in pdf, gli estratti delle presentazioni utilizzate dai docenti e le schede pratiche di preparazione alle simulazioni e esercitazioni.

Studi e pubblicazioni alla base del percorso formativo

Il corso è stato sviluppato sulla base dell’esperienza professionale in mediazione dei docenti e su un’ampia produzione scientifica ultra-decennale, parte della quale è stata tradotta in lingue che includono il cinese, l’arabo e il turco. Tra le opere più recenti:

  • L’Accordo PerfettoIl metodo per ottenere il massimo da ogni negoziazione, Leonardo D’Urso, ROI Edizioni, 2018 (disponibile in tutte le librerie e tramite Amazon)
  • Manuale del Mediatore Professionista – 2a edizione aggiornata al D.Lgs 28/2010, Giuseppe De Palo, Leonardo D’Urso, Dwight Golann, Giuffrè Editore, 2010 (disponibile su richiesta da ADR Center)
  • Il Vantaggio di Negoziare, Richard Shell (traduzione e prefazione italiana di Giuseppe De Palo e Leonardo D’Urso), Il Sole 24Ore, 2008 (disponibile su richiesta da ADR Center).
  • Il ruolo dell’avvocato nella mediazione, Giuseppe De Palo, Leonardo D’Urso con Rachele Gabellini, Giuffrè Editore, 2010 (disponibile su richiesta da ADR Center)
  • Venturing Beyond the Classroom, Christopher Honeyman, James Coben, Giuseppe De Palo, DRI 2010 (disponibile su richiesta da ADR Center)
  • Rethinking Negotiation Teaching, Christopher Honeyman, James Coben, Giuseppe De Palo, DRI 2009 (disponibile su richiesta da ADR Center)

Destinatari

Tutti coloro che posseggono una laurea universitaria triennale ovvero, in alternativa, che sono iscritti a un ordine o collegio professionale che desiderano acquisire il requisito formativo per richiedere l’iscrizione agli organismi di mediazione accreditati dal Ministero della giustizia. L’accoglimento della richiesta dipende dai criteri di selezione del singolo organismo.

Attestato rilasciato da ADR Center

Ai partecipanti sarà rilasciato l’attestato di partecipazione e, sulla base della valutazione finale, del superamento del corso.

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