Equitalia

Cassazione a Sezioni Unite: impugnabili gli estratti di ruolo.

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La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha statuito (confermando un principio già applicato da più parti) l’impugnabilità degli estratti di ruolo, emanando il seguente principio di diritto: “E’ ammissibile l’impugnazione della cartella (e/o del ruolo) che non sia stata (validamente) notificata e della quale il contribuente sia venuto a conoscenza attraverso l’estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dal concessionario, senza che a ciò sia di ostacolo il disposto dell’ultima parte del terzo comma dell’art. 19 d.lgs. n. 546 del 1992, posto che una lettura costituzionalmente orientata di tale norma impone di ritenere che la ivi prevista impugnabilità dell’atto precedente non notificato unitamente all’atto successivo notificato non costituisca l’unica possibilità di far valere l’invalidità della notifica di un atto del quale il contribuente sia comunque legittimamente venuto a conoscenza e pertanto non escluda la possibilità di far valere tale invalidità anche prima, nel doveroso rispetto del diritto del contribuente a non vedere senza motivo compresso, ritardato, reso più difficile ovvero più gravoso il proprio accesso alla tutela giurisdizionale quando ciò non sia imposto dalla stringente necessità di garantire diritti o interessi di pari rilievo rispetto ai quali si ponga un concreto problema di reciproca limitazione”.

Cassazione Sezioni Unite impugnabilità ruoli

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Cartelle esattoriali: un’altra interessante sentenza di condanna per Equitalia

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Sono sempre di più i Giudici che si rendono conto (finalmente, direi) che il comportamento di Equitalia, quando è estorsivo e ingiustificato, va sanzionato. In questo caso, il Giudice di Pace di Roma ha annullato un sollecito, indebitamente emesso pur in presenza di una cartella esattoriale già annullata e regolarmente notificata ad Equitalia. Nonostante detta sentenza, e nonostante il precedente annullamento del titolo, l’Ente aveva deciso di inviare un sollecito alla ricorrente, minacciandola di esecuzione.

Personalmente, ritengo che l’unico modo per evitare tali vessazioni sia quello di introdurre la responsabilità personale del funzionario che, nonostante l’annullamento del titolo e della cartella, prosegue l’attività di riscossione. Allora sì che starebbero tutti più attenti. Ma so che è solo un sogno.

REPUBBLICA ITALIANA

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI ROMA

Il Giudice di pace di Roma, dr.Saverio Del Gaizo ha pronunciato la seguente

Sentenza

nella causa civile iscritta al n…/2011 R.G. di questo Ufficio promossa da: P.R., elettivamente domiciliata in Roma alla via Germanico n. 168 presso lo studio dell’Avv. Luca Tantalo che la rappresenta e difende in virtù di mandato a margine all’atto di citazione.

Contro

EQUITALIA GERlT S.p.a., Agente della riscossione per la Provincia di Roma, in persona del legale rappresentante, con sede in Roma al Lungotevere Flaminio n.18.

Convenuta-contumace

Oggetto:opposizione a sollecito di pagamento ex art.615 c.p.c.

In fatto ed in diritto

Con atto di citazione regolarmente notificato, P.R. conveniva in giudizio la Equitalia Gerit S.p.a., Agente della riscossione per la provincia di Roma, in persona del legale rappresentante per sentir dichiarare l’illegittimità del sollecito di pagamento impugnato n.0972…….. del 27.1.11 relativo alla cartella esattoriale n. 0972………….. conseguente a verbale di accertamento per violazione alle norme del Codice della Strada.

L’istante a sostegno della domanda eccepiva, in primo luogo, la illegittimità della iscrizione a ruolo della sanzione pecuniaria amministrativa per l’inesistenza del titolo esecutivo dal momento che gli atti presupposti, verbale di contestazione e cartella esattoriale, regolarmente impugnati, erano stati annullati dai competenti Giudici di Pace. Conclusioni come da atti. Equitalia Gerit S.p.a.,Agente della riscossione per la Provincia di Roma, regolarmente citata, restava contumace. Prendeva avvio l’istruttoria ed essendo la causa documentalmente istruita, all’udienza del 6.12.11 era trattenuta in decisione sulle sole conclusioni formulate dall’opponente.

Preliminarmente va osservato che secondo un recente orientamento della Suprema Corte di Cassazione il sollecito di pagamento è un atto autonomamente impugnabile (Cass. n.12244/09). In effetti esso svolge una funzione analoga a quella dell’avviso di mora nell’ambito della procedura esecutiva esattoriale. Entrando nel merito dell’opposizione, va rilevato che l’istante ha sostenuto l’illegittimità del sollecito di pagamento impugnato in quanto emesso in mancanza di atti con il valore di titoli esecutivi.

Invero dall’esame della documentazione prodotta risulta che gli atti presupposti al provvedimento impugnato, cioè il verbale di contestazione e la cartella esattoriale sono stati rispettivamente annullati dal Giudice di Pace di Viterbo e dal Giudice di Pace di Roma innanzi ai quali l’opponente aveva presentato i ricorsi per sentire dichiarare la loro illegittimità. Ne consegue, quindi, che il provvedimento opposto risulta illegittimo ed inefficace in quanto emesso in mancanza di atti con forza di titoli esecutivi.

Inoltre, in accoglimento della richiesta dell’attore di risarcimento del danno ex art.96 c.p.c., tenuto conto che dagli atti di causa si ravvisano le azioni di una condotta disattenta ed imprudente, posta in essere dalla convenuta Equitalia Gerit S.p.a. della Provincia di Roma, si reputa equo condannarla al pagamento della somma di euro 600,00 in favore della parte attrice che ha dovuto sopportare degli ingiusti pregiudizi, costituiti dall’obbligo di contrastare un’iniziativa del tutto ingiustificata dell’avversario e dai disagi che si concretano nell’impatto negativo che il processo ha determinato sulla quotidianità del soggetto leso nonché dalla tensione fisica per adoperarsi nell’organizzazione della necessitata attività difensiva. Per tutto quanto illustrato ed argomentato la domanda proposta da parte attrice va accolta e di conseguenza va dichiarata la illegittimità ed inefficacia del sollecito di pagamento opposto.

Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo, tenuto conto della brevità del procedimento e del mancato deposito di nota spese.

 P.Q.M.

Il Giudice di Pace di Roma, definitivamente pronunciando sulla domanda di opposizione al sollecito di pagamento, come in epigrafe precisata, ogni diversa istanza, deduzione ed eccezione disattesa e respinta,così provvede:

accoglie l’opposizione ex art.615 c.p.c. e per l’effetto dichiara illegittimo ed inefficace il sollecito di pagamento impugnato;

accoglie la richiesta di risarcimento dei danni subiti dall’attore e di conseguenza condanna la convenuta Equitalia Gerit S.p.a. della Provincia di Roma al pagamento in favore di P.R. della somma di euro 600,00 oltre interessi legali dalla sentenza al saldo;

condanna altresì, la Equitalia Gerit S.p.a. in persona del legale rappresentante al pagamento delle spese del giudizio che liquida in euro 60,00 per spese ed euro 390,00 per diritti ed onorari, oltre oneri di legge.

Roma, 2.8.12.

Equitalia, l’ennesima conferma: nulle le ipoteche per debiti inferiori a 8.000 € (Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza 13 marzo – 26 settembre 2012, n. 16348)

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Ancora una volta, nonostante l’atteggiamento di Equitalia che si costituisce in giudizio sostenendo di avere ragione, e addirittura che sarebbero nulle solo le ipoteche iscritte dopo la sentenza n. 4077 del 22 febbraio 2010, la Corte di Cassazione conferma il principio e condanna la resistente al pagamento delle spese legali (anche se una bella condanna al risarcimento del danno non ci sarebbe stata male).

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza 13 marzo – 26 settembre 2012, n. 16348

Presidente Adamo – Relatore Schirò

Svolgimento del processo

Con ricorso rispettivamente notificato e depositato il 5 e il 10 dicembre 2007 S.P. proponeva appello avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Napoli del 27 novembre 2007, con la quale era stato rigettato il ricorso da lui proposto avverso un provvedimento di iscrizione ipotecaria effettuata da Gest Line s.p.a. (ora Equitalia Polis s.p.a.) su di un immobile di sua proprietà per mancato pagamento di cartelle esattoriali riguardanti tributi vari, per un importo complessivo di 6.080.60.

L’appellante denunciava errata applicazione dell’art. 50, commi 2 e 3, del d.p.r. 1973/602 e deduceva che, decorso il termine annuale dalla data di notifica della cartella di pagamento senza che fosse stato dato impulso ali espropriazione forzata, il titolo, pur costituendo titolo esecutivo per procedere all’espropriazione, perdeva temporaneamente la sua capacità e idoneità ad essere fatto valere come tale, essendo invece richiesta la preventiva notifica dell’avviso per far riacquistare al titolo l’efficacia esecutiva sospesa ope legis.

La Commissione tributaria regionale di Napoli, con sentenza del 2 ottobre 2009, accoglieva l’appello e disponeva per l’effetto la cancellazione, a cura e spese del concessionario della riscossione, delle iscrizioni pregiudizievoli sull’immobile del contribuente per cui era causa.

A fondamento della decisione, i giudici di appello così motivavano:

a- i primi giudici avevano omesso di pronunciarsi sulla dedotta violazione dell’art. 50, commi 2 e 3, del d.p.r. 1973/602, pervenendo ad una frettolosa e immotivata decisione;

b- il concessionario aveva violato anche gli artt. 76 e 77 del d.p.r. 1973/602, che prevedono il ricorso alla misura cautelare dell’iscrizione ipotecaria solo quando l’importo della debitoria iscritta a ruolo superi euro 8.000,00, circostanza non rilevata dai primi giudici.

Avverso tale sentenza ricorre per cassazione Equitalia Polis s.p.a. sulla base di due motivi.

S.P. resiste con controricorso.

Motivi della decisione

Con il primo motivo la ricorrente deduce che all’iscrizione ipotecaria e al fermo amministrativo, costituenti misure cautelari del credito tributario, non si applica quanto previsto dall’art. 50, comma 2, del d.P.R. 1973/602, in quanto il vincolo previsto da tale norma riguarda esclusivamente la esperibilità della espropriazione vera e propria.

Con il secondo motivo si deduce che la iscrizione ipotecaria non rientra tra gli atti esecutivi, ma costituisce soltanto un mezzo di tutela del credito, e non può pertanto essere soggetta al limite previsto dall’art. 76 del d.P.R. 1973/602.

Per ragioni di priorità logica va prima esaminato il secondo motivo di ricorso, che è privo di fondamento e va rigettato alla stregua del principio enunciato dalle Sezioni unite di questa Corte con la sentenza n. 4077 del 22 febbraio 2010, secondo la quale, in tema di riscossione coattiva delle imposte, l’ipoteca prevista dall’art. 77 del d.P.R.. n. 602 del 1973, rappresentando un atto preordinato e strumentale all’espropriazione immobiliare, soggiace agli stessi limiti per quest’ultima stabiliti dall’art. 76 del medesimo d.P.R., come da ultimo modificato dall’art. 3 del d.l. n. 203 del 2005, convertito in legge n. 248 del 2005, e non può, quindi, essere iscritta se il debito del contribuente non supera gli ottomila euro.

Poiché nel caso di specie è paci ileo in atti che il debito del contribuente ammonta a euro 6.080,60, la relativa iscrizione ipotecaria non poteva essere effettuata.

Le considerazioni che precedono comportano l’assorbimento del primo motivo di ricorso, atteso che la questione dell’efficacia esecutiva del ruolo, decorso un anno dalla data di notifica della cartella di pagamento, resta superata dalla rilevata illegittimità dell’iscrizione ipotecaria effettuata dal concessionario.

Le spese processuali, da liquidarsi come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento in favore del controricorrente delle spese processuali, che si liquidano in euro 1.100,00 di cui euro 1.000,00 per onorari, oltre a spese generali e accessori di legge.

Equitalia: la Cassazione a Sezioni Unite conferma la nullità delle ipoteche per debiti inferiori a 8.000 €

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Corte di Cassazione, sez. Unite Civile, sentenza 3 – 10 aprile 2012, n. 5771

Presidente Vittoria – Relatore Tirelli

Fatto e diritto

La Corte, rilevato che con ricorso del 2/10/2006 la srl L.C. ha impugnato l’iscrizione ipotecaria effettuata su due terreni di sua proprietà in conseguenza del mancato pagamento di una cartella esattoriale per complessivi Euro 2.028,66, dovuti a titolo di contributi per opere irrigue realizzate dal Consorzio di bonifica A.C. negli anni 2000/2003;

che costituitasi la E. Tr. Equitalia, il giudice adito ha pronunciato l’annullamento dell’iscrizione per violazione dell’art. 76 del DPR n. 602/1973, secondo il quale il concessionario non poteva procedere alla espropriazione immobiliare se l’importo del credito non superava gli ottomila Euro;

che la E. Tr. Equitalia si è gravata alla Commissione Regionale che ha, però, rigettato l’appello perché «nessun precetto legislativo era stato adempiuto dal concessionario sia in ordine al valore indicato dall’art. 76 sia in relazione agli artt. 50 e 77», il primo dei quali stabiliva che in caso di mancato inizio dell’espropriazione entro un anno dalla consegna della cartella di pagamento, il concessionario doveva procedere alla previa notificazione di un’intimazione ad adempiere; che la E. Tr. Equitalia ha proposto ricorso per cassazione, deducendo con il primo motivo la violazione degli artt. 2 e 19 del D. Lgs n. 546/1992, nonché degli artt. 50, 76 e 77 del DPR n. 602/1973, in quanto la Commissione Regionale non avrebbe potuto pronunciare l’annullamento dell’iscrizione ipotecaria, perché avrebbe dovuto «limitarsi alle vicende del rapporto tributario ed alla attitudine, efficacia ed esecutività dei titoli (ad essa) sottesi… e ciò in quanto la fase di esecuzione forzata (ipotetica ed eventuale) e le correlative opposizioni ed anche le domande di riduzione o restrizione dell’ipoteca rientra(va)no nella giurisdizione e competenza della magistratura ordinaria»; che con il secondo motivo la ricorrente ha nuovamente dedotto la violazione degli artt. 50, 76 e 77 del DPR n. 602/1973, in quanto la Commissione Regionale non aveva considerato che decorso infruttuosamente il termine di sessanta giorni dalla consegna della cartella esattoriale, il concessionario non aveva bisogno di notificare nessuna intimazione per procedere all’iscrizione ipotecaria, che non costituiva un atto della espropriazione, ma una semplice forma di cautela, con garanzia reale del credito erariale, cui risultava per ciò solo inapplicabile sia il limite di valore contenuto nell’art. 76 che l’obbligo preliminare previsto dall’art. 50; che la srl L.C. non ha svolto attività difensiva; che il primo motivo è inammissibile, in quanto pronunciando l’annullamento della ipoteca, la Commissione Provinciale ha implicitamente riconosciuto di avere giurisdizione al riguardo;

che non avendo proposto appello sul punto ed essendosi perciò formato il giudicato interno su di esso, la spa E. Tr. Equitalia non può pretendere di rimetterlo nuovamente in discussione;

che a proposito del secondo motivo giova ricordare che il sistema delineato dagli artt. 76 e 77 del DPR n. 602/1973 è stato da taluni inteso nel senso che assolvendo anche ad un’autonoma funzione anticipatoria e cautelativa, l’ipoteca poteva essere iscritta pure per crediti che non avrebbero autorizzato il concessionario a procedere ad espropriazione forzata;

che a fronte di tale (pur plausibile) interpretazione, vi sono stati altri che hanno attribuito al combinato disposto delle predette norme il significato d’impedire l’iscrizione dell’ipoteca per importi inferiori agli ottomila Euro che, com’è noto, rappresentavano per l’agente della riscossione la soglia minima della espropriazione immobiliare; che chiamate a pronunciarsi sul punto, queste Sezioni Unite hanno privilegiato la seconda lettura, riconoscendo, nel solco della precedente giurisprudenza, che al pari del fermo di cui all’art. 86 del DPR n. 602/1973 (su cui v. C. Cass. n. 2053 del 2006), anche l’ipoteca di cui all’art. 77 del medesimo decreto costituiva un atto preordinato all’espropriazione, per cui doveva necessariamente soggiacere agli stessi limiti per questa stabiliti dal precedente art. 76 (C. Cass. 22/2/2010, n. 4077);

che la ricorrente ha chiesto di rimeditare il problema, aggiungendo agli argomenti già dibattuti ulteriori considerazioni basate non soltanto sulla portata attribuita alle predette norme dalla Relazione di accompagnamento al D. Lgs n. 46/1999, dal rappresentante del Governo in risposta ad un’interrogazione parlamentare e dall’Agenzia delle Entrate in due circolari, ma anche, e soprattutto, sul tenore letterale del comma 2 ter dell’art. 3 del DL 25/3/2010, n. 40, convertito dalla legge n. 73/2010, che aveva si vietato d’iscrivere ipoteca per crediti minori di ottomila Euro, ma soltanto «a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione» confermando così che per il periodo pregresso non esisteva nessun limite di valore per l’iscrizione; che neppure tali considerazioni appaiono decisive, perché quello che conta ai fini dell’interpretazione di un atto normativo non è l’intenzione del Legislatore (C. Cass. n. 2454 del 1983) o la lettura fattane da ministeri od altri enti, ma la volontà oggettiva della legge (C. Cass. n. 3550 del 1988) quale risultante dal suo dato letterale, che nel caso di specie depone, per l’appunto, nel senso della non iscrivibilità dell’ipoteca per crediti non realizzabili a mezzo di espropriazione immobiliare;

che per valere come smentita della predetta interpretazione, il comma 2 ter dell’art. 3 del DL n. 40/2010 avrebbe dovuto stabilire il contrario e, cioè, che a partire dal momento della emanazione della legge di conversione non sarebbe più stato possibile iscrivere ipoteca per crediti non realizzabili a mezzo di espropriazione immobiliare;

che il DL succitato non ha, però, detto nulla di simile, in quanto non ha fatto cenno al predetto collegamento, ma si è limitato a fissare in modo autonomo il presupposto per le future iscrizioni dell’ipoteca, indicandolo in un importo che seppure coincidente con quello minimo all’epoca previsto per l’espropriazione, non può essere per ciò solo apprezzato come indiretta dimostrazione della inesistenza di limiti per il passato;

che in applicazione del principio stabilito da C. Cass. n. 4077 del 2010, che il Collegio condivide e ribadisce, deve quindi affermarsi che bene ha fatto il giudice a quo a confermare l’annullamento dell’ipoteca perché iscritta per un credito di appena 2.028, 66 Euro;

che trattandosi di statuizione da sola sufficiente a giustificare la decisione impugnata, non occorre passare all’esame della doglianza concernente l’inapplicabilità dell’art. 50, che anche ove fondata non potrebbe giammai condurre alla cassazione della pronuncia in esame;

che non occorre nemmeno provvedere sulle spese, stante il mancato svolgimento di attività difensiva da parte della srl L.C.

P.Q.M.

La Corte, a Sezioni Unite, rigetta il ricorso.

Cartelle esattoriali, ipoteche e fermi amministrativi illegittimi: i soprusi di Equitalia Gerit

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Il 30 maggio del 2005 (quasi sei anni fa, ormai) una mia cliente riceve un verbale della Polizia Stradale di Viterbo per un autovelox; presentato ricorso al Prefetto, viene rigettato. Di conseguenza, presentiamo ulteriore ricorso al Giudice di Pace. Ancora prima che venisse fissata la prima udienza, il Prefetto di Viterbo, accorgendosi dell’illegittimità del verbale e della successiva ordinanza prefettizia, annulla autonomamente il provvedimento. Ma il Gdp fa di più: emette sentenza di annullamento perché considera il verbale e l’ordinanza nulli anche sotto altri profili. Pur non essendo necessario (dato che il Prefetto ha già annullato autonomamente l’ordinanza), notifichiamo la sentenza alla Prefettura e riteniamo la vicenda chiusa. Magari.

Infatti, incredibilmente, il 28 giugno del 2008 viene notificata alla mia cliente, da parte di Equitalia Gerit, una cartella esattoriale  basata sull’ordinanza prefettizia già annullata dal Prefetto e dal Giudice di Pace! Tralasciando si segnalare il comportamento della Prefettura, che pur avendo annullato l’ordinanza l’ha poi trasmessa al Concessionario per l’esecuzione, intraprendiamo un altro giudizio dinanzi al Giudice di Pace, che ovviamente annulla la cartella, condannando Equitalia al pagamento delle spese di giudizio, che peraltro essa paga appena notifichiamo la sentenza di annullamento della cartella, il 16 ottobre 2009. La sentenza passa in giudicato, non essendo stato presentato appello, e quindi siamo tranquilli sul fatto che Equitalia, avendo ricevuto la notifica dell’atto ed avendo anche corrisposto le spese legali, abbia – come suo preciso dovere – annullato la cartella.

No. Non lo ha fatto, tanto che nei giorni scorsi (un anno e tre mesi dopo la notifica della sentenza), incredibilmente arriva alla nostra cliente un sollecito di pagamento della cartella annullata quasi due anni fa!! Indignati per quello che secondo noi è un tentativo di estorsione, scriviamo all’ineffabile Equitalia, inviando nuovamente la sentenza (peraltro già in loro possesso) e chiedendo la chiusura della posizione. Giorni dopo, ci telefona un loro impiegato il quale, senza qualificarsi, dice che non possono annullare sollecito e cartella se non inviamo un modulo da scaricare dal loro sito e il documento della cliente. E perché mai dovremmo fare una cosa del genere? Perché dovremmo suffragare il loro comportamento illegale, dato che si rifiutano di ottemperare ad un provvedimento giudiziale? Non solo non lo faremo, ma presenteremo querela e la richiesta, agli organi competenti, di revocare la concessione ad Equitalia, presentando un vero e proprio dossier con gli altri casi che ci sono capitati: ipoteche iscritte (senza comunicarlo) per debiti ben inferiori ad 8.000 Euro, fermi amministrativi basati su cartelle già annullate e tanto altro.