consiglio di stato mediazione

E’ uscito il libro “Negoziazione, mediazione, conciliazione, arbitrato forense e ADR dei consumatori”

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Negoziazione, mediazione, conciliazione, arbitrato forense e ADR dei consumatori

Negoziazione, mediazione, conciliazione, arbitrato forense e ADR dei consumatori (Questione ricorrenti, strategie processuali, precedenti giurisprudenziali): C. Isoni , C. Caria , P. Elia, L. Tantalo
Questione ricorrenti, strategie processuali, precedenti giurisprudenziali
di: C. Isoni , C. Caria , P. Elia, L. Tantalo
ISBN: 9788858205532
Pagine: 382 | Formato: 17×24 cm | Anno: 2016
Disponibile
Prezzo: 32.00 €

Con il d.l. 132/2014 convertito con modificazioni dalla l. 162/2014, il legislatore ha avviato un imponente processo di degiurisdizionalizzazione, finalizzato a una riduzione del contenzioso, mediante l’introduzione di ulteriori sistemi alternativi ed extragiurisdizionali di risoluzione delle controversie.
Il presente volume analizza ciascuno di questi strumenti a partire dalla mediazione nelle controversie civili e commerciali, introdotta con il d.lgs 28/2010, seguendo con la negoziazione assistita e l’arbitrato. In chiusura  si propone un commento al D.lgs 130/2015, emanato in attuazione della direttiva 2013/11/UE, entrato in vigore il 9 Febbraio 2016, che, modificando il codice del consumo (D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206), ha introdotto novità sostanziali in materia di soluzione alternativa delle controversie dei consumatori.
Il volume, destinato a professionisti, avvocati e mediatori, offre un’analisi non solo delle fonti normative e della giurisprudenza, ma altresì uno sguardo sulle tecniche impiegate e sulle particolarità di ciascun sistema rispetto all’altro.

Il libro è acquistabile nelle migliori librerie e qui:

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Mediazione: le spese di avvio sono sempre dovute e torna l’obbligo di formazione e tirocinio anche per gli avvocati! (Consiglio di Stato, 17 novembre 2015)

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Posto anche qui il mio commento, già pubblicato su http://www.mondoadr.it (il sito dove, oltre alle più importanti novità in materia di mediazione e negoziazione, si può trovare anche la più ampia banca dati sulla relativa giurisprudenza)

Mediazione: il Consiglio di Stato stabilisce definitivamente che le spese di avvio sono sempre dovute; inoltre, che gli avvocati, mediatori di diritto, hanno l’obbligo di formarsi e di svolgere il tirocinio, secondo quanto previsto dal D.M. 180/2010 e che la mediazione è del tutto conforme ai principi costituzionali.

Il Consiglio di Stato, con sentenza depositata il 17 novembre 2015, ha accolto l’appello del Ministero della Giustizia, del Ministero dello Sviluppo Economico e di alcuni intervenienti, rigettando invece in toto quello incidentale dell’Unione Nazionale delle Camere Civili.
Innanzitutto, nel ritenere infondato il ricorso di primo grado e quello incidentale delle Camere Civili, il Consiglio d Stato ha definitivamente statuito che la normativa sulla mediazione è del tutto conforme ai principi costituzionali. Secondo la sentenza, infatti, una volta superato il vizio di eccesso di delega che aveva indotto l’intervento cassatorio della Corte costituzionale con la richiamata sentenza nr. 272 del 2012, non è dato rinvenire manifesti e significativi profili di violazione dell’art. 24 Cost. ovvero di altri parametri di rango costituzionale. Di conseguenza, anche grazie agli interventi normativi del 2013, la questione è ormai chiusa.
Per quanto riguarda le cosiddette spese di avvio, per la cui eliminazione da parte del TAR qualcuno aveva frettolosamente festeggiato, arrivando ad ipotizzare improbabili cause per la loro restituzione, il Consiglio di Stato ha posto la parola fine anche sul punto, stabilendo che esse sono sempre dovute. Per la sentenza, anche per le residue spese (non le spese vive) disciplinate dal medesimo comma 9 deve ritenersi la loro estraneità alla nozione di “compenso” – intesa quale corrispettivo di un servizio prestato – introdotta dal comma 5-ter dell’art. 17.
Ed invero, prosegue il provvedimento in esame, come efficacemente dimostrato dalla difesa erariale e dagli intervenienti ad adiuvandum, le spese di avvio, quantificate dal legislatore in modo fisso e forfettario (e, quindi, sganciato da ogni considerazione dell’entità del servizio effettivamente prestato dall’organismo di mediazione), vanno qualificate come onere economico imposto per l’accesso a un servizio che è obbligatorio ex lege per tutti coloro i quali intendano accedere alla giustizia in determinate materie; quanto sopra risulta confermato dal riconoscimento, a favore di chi tali spese abbia erogato, di un correlativo credito d’imposta commisurato alla somma versata e dovuto, ancorché in misura ridotta, anche nel caso in cui la fruizione del servizio si sia arrestata al primo incontro (art. 20, d.lgs. nr. 28/2010).
Spese di avvio, quindi, sempre e definitivamente dovute da tutte le parti.
Per quanto riguarda l’obbligo di formazione degli avvocati “mediatori di diritto”, fermo restando che nessun organismo che voglia essere credibile avrà tra le sue fila mediatori che non abbiano compiuto il percorso intero di formazione e di aggiornamento, non può sussistere dubbio, per il Consiglio di Stato, sulla diversità “ontologica” dei corsi di formazione e aggiornamento gestiti per l’avvocatura dai relativi ordini professionali – i quali possono bensì prevedere anche una preparazione all’attività di mediazione, ma solo come momento eventuale e aggiuntivo rispetto ad una più ampia e variegata pluralità di momenti e percorsi di aggiornamento – rispetto alla formazione specifica che la normativa primaria richiede per i mediatori, proprio in ragione dell’esigenza (non casualmente qui agitata proprio dall’odierna appellata ed appellante incidentale) di assicurare che il rischio di “incisione” sul diritto di iniziativa giudiziale costituzionalmente garantito sia bilanciato da un’adeguata garanzia di preparazione e professionalità in capo agli organismi chiamati a intervenire in tale delicato momento. Detti principi sono anche rafforzati della direttiva 2008/52/CE, secondo cui: “…Gli Stati membri incoraggiano la formazione iniziale e successiva dei mediatori allo scopo di garantire che la mediazione sia gestita in maniera efficace, imparziale e competente in relazione alle parti”.
Correttamente, quindi, il Consiglio di Stato ha ripristinato l’obbligo di seguire l’intero percorso formativo previsto dal DM 180, sia per quanto riguarda l’obbligo di formazione presso gli enti previsti dal DM, sia per il tirocinio.
In sintesi, un intervento importante per garantire certezza e ulteriori garanzie di sicurezza e di preparazione ad un Istituto già affermato, nell’auspicio che si affermi e venga utilizzato sempre di più.

MEDIAZIONE: LE SPESE DI AVVIO SONO DOVUTE (CONSIGLIO DI STATO, ORDINANZA DEL 22 APRILE 2015)

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Il Consiglio di Stato, con ordinanza del 22 aprile 2015, ha accolto la richiesta di sospensiva della sentenza del TAR Lazio che, improvvidamente, aveva dichiarato non dovute le spese di avvio:

REPUBBLICA ITALIANA

Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

ORDINANZA

sul ricorso in appello nr. 2156 del 2015, proposto dal MINISTERO DELLA GIUSTIZIA e dal MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, in persona dei rispettivi Ministri pro tempore, rappresentati e difesi ope legis dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliati presso la stessa in Roma, via dei Portoghesi, 12,

contro

l’UNIONE NAZIONALE DELLE CAMERE CIVILI (UNCC), in persona del legale rappresentante pro tempore,rappresentata e difesa dagli avv.ti Antonio De Notaristefani di Vastogirardi e Francesco Storace, con domicilio eletto presso quest’ultimo in Roma, via Crescenzio, 20,
e con l’intervento di
ad adiuvandum:
– signori Roberto NICODEMI, Maria AGNINO, Antonio D’AGOSTINO, Alessandra GULLO, Gemma SURACI, Monica MAZZENGA, Gabriella SANTINI, Laura NICOLAMARIA, Nicola PRIMERANO, Luigi RAPISARDA, Elisabetta ZENONI, Alessandra TOMBOLINI, Sabina MARONCELLI, Stefano AGAMENNONE, Silvia MONTANI, Elena ZAFFINO, Elisabetta Carla PICCIONI, Luciano CAPOGROSSI GUARNA, Giuliana SCROCCA, Maurizio FERRI, Matilde ABIGNENTE, Guido CARDELLI, Marco Fabio LEPPO, Alessandra ROMANINI, Claudio DRAGONE, Roberta D’UBALDO, Corrado DE MARTINI, Arnaldo Maria MANFREDI, Eugenio GAGLIANO, Fabio CAIAFFA e Daniela BERTES, rappresentati e difesi dall’avv. Gemma Suraci, con domicilio eletto presso la stessa in Roma, via degli Scipioni, 237,
– ASSOCIAZIONE PRIMAVERA FORENSE, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Marco Benucci, con domicilio eletto presso lo stesso in Roma, via corso d’Italia, 29;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. del Lazio nr. 1351/2015, notificata in data 5 marzo 2015.

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l’art. 98 cod. proc. amm.;
Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Unione Nazionale delle Camere Civili (UNCC) e gli atti di intervento dei soggetti in epigrafe indicati;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Vista la domanda di sospensione dell’efficacia della sentenza del Tribunale amministrativo regionale di parziale accoglimento del ricorso di primo grado, presentata in via incidentale dalla parte appellante;
Relatore, alla camera di consiglio del giorno 21 aprile 2015, il Consigliere Raffaele Greco;
Uditi gli avv.ti Storace e De Notaristefani per la appellata, l’avv. Suraci e l’avv. Benucci per gli intervenienti ad adiuvandum e l’avv. dello Stato De Carlo per le Amministrazioni appellanti;

Ritenuto, quanto al profilo della legittimazione processuale della ricorrente in primo grado, che l’indicazione di quest’ultima nell’epigrafe della sentenza impugnata è frutto di evidente fraintendimento, essendo fuori discussione il carattere nazionale (e non meramente locale), e conseguentemente la rappresentatività, dell’associazione che ha proposto il ricorso introduttivo del giudizio;
Ritenuto, nei limiti della sommaria delibazione propria della fase cautelare, che l’appello risulta assistito da sufficiente fumusnella parte in cui censura l’integrale annullamento dei commi 2 e 9 dell’art. 16 del d.m. 18 ottobre 2010, nr. 180, atteso che:
– l’uso del termine “compenso” nel comma 5-ter dell’art. 17 del d.lgs. 4 marzo 2010, nr. 28 (introdotto dalla “novella” del 2013), è manifestamente generico e improprio, non trovando detta terminologia riscontro in alcuna altra parte della normativa primaria e secondaria de qua, nella quale si parla invece di “indennità di mediazione”, che a sua volta si compone di “spese di avvio” e “spesedi mediazione” (art. 16, d.lgs. nr. 28/2010);
– ciò premesso, nulla quaestio essendovi per le spese di mediazione, nelle quali è ricompreso “anche l’onorario del mediatore per l’intero procedimento di mediazione” (art. 16, comma 10), il problema si pone per le spese di avvio, le quali in virtù del decisum qui contestato sarebbero anch’esse del tutto non dovute per il primo incontro di cui all’art. 8, comma 1, del medesimo d.lgs. nr. 28/2010;
– quanto alle spese di avvio – le quali a tenore del censurato comma 2 dell’art. 16 comprendono, a loro volta, da un lato le “spese vive documentate” e dall’altro le spese generali sostenute dall’organismo di mediazione – queste ad avviso della Sezione effettivamente non appaiono prima facie riconducibili alla nozione di “compenso” di cui alla disposizione di fonte primaria dianzi citata;
– quanto sopra, in particolare, è di palmare evidenza quanto alle spese vive documentate, ma vale anche per le residue spesedi avvio, che sono quantificate in misura forfettaria e configurate quale onere connesso all’accesso a un servizio obbligatorioex lege per tutti i consociati che intendano accedere alla giustizia in determinate materie, come confermato dal riconoscimento in capo alle parti, ex art. 20 del d.lgs. nr. 28/2010, di un credito di imposta commisurato all’entità della somma versata e dovuto – ancorché in misura ridotta – anche in caso di esito negativo del procedimento di mediazione (e, quindi, anche in ipotesi di esito negativo del primo incontro per il quale le spese di avvio sono dovute);
Ritenuto, pertanto, che l’istanza cautelare è meritevole di accoglimento limitatamente all’esclusione del rimborso delle spese d iavvio, le quali per le ragioni dette non sono riconducibili al concetto di “compenso” ex art. 17, comma 5-ter, d.lgs. nr. 28/2010, potendo invece essere devoluta alla sede del merito la trattazione di tutti i residui profili oggetto di causa (ivi comprese le questioni di legittimità costituzionale riproposte dall’originaria ricorrente con l’appello incidentale);

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) accoglie in parte l’istanza cautelare (Ricorso numero: 2156/2015) e la respinge per il resto, e, per l’effetto, sospende l’esecutività della sentenza impugnata nei limiti di cui in motivazione.
Tenuto conto della complessità e della novità delle questioni esaminate, compensa tra le parti le spese della presente fase del giudizio d’appello.
La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 aprile 2015 con l’intervento dei magistrati:
Paolo Numerico, Presidente
Nicola Russo, Consigliere
Sandro Aureli, Consigliere
Raffaele Greco, Consigliere, Estensore
Silvestro Maria Russo, Consigliere

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 22/04/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=NFLKOJVY2T3CSYRM2IWDQN3SFA&q=mediazione+or+180+or+spese+or+avvio

Mediazione: il Consiglio di Stato dichiara inammissibile il ricorso dell’OUA e la condanna alle spese.

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Il Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile il ricorso presentatto presentato dall’Oua, l’organismo unitario dell’Avvocatura, che chiedeva di sospendere la mediazione obbligatoria per la risoluzione delle controversie in campo civile e commerciale.

Per la prima volta (e finalmente), l’OUA è stata anche condannata al pagamento delle spese processuali.

Di seguito l’ordinanza:

Ordinanza 1059 del 2014

Mediazione: il convegno del Comitato ADR & Mediazione ottiene 5 crediti formativi dall’Ordine degli Avvocati di Roma

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Siamo lieti di informarvi che il Convegno “La mediazione: come funziona e perché conviene a cittadini, imprese e avvocati”, che si terrà il 1° aprile, ha ottenuto 5 crediti formativi dall’Ordine degli Avvocati di Roma.

Qui si può trovare il programma completo:

Programma convegno

Per informazioni e per la prenotazione (obbligatoria): info@comitatoadrmediazione.it

Mediazione, la memoria di Adr Center per l’udienza dell’11 marzo: l’ordinanza del CdS non ha sospeso (nemmeno) il DM 180/10

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CONSIGLIO DI STATO

SEZ. IV

Rg. n. 544/2014

 Udienza del 11 marzo 2014

 Memoria  

Per: L’Organismo di mediazione ADR Center srl (P.I. 03535970879), con sede legale in Roma, Via Marcantonio Colonna n. 54, in persona del legale rappresentante pro tempore, Dr. Leonardo D’Urso (C.F. ), rappresentato e difeso dall’avv. Luca Tantalo (C.F. , in virtù di procura a margine della memoria di costituzione, presente atto, ed elettivamente domiciliato in Roma, via Germanico 168, presso lo studio del suddetto, fax n. 0636004651, PEC: lucatantalo@ordineavvocatiroma.org.

nel ricorso proposto ai sensi dell’art. 112 comma 5 c.p.a.

proposto dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana – OUA – in persona del Presidente pro tempore, e altri, rappresentati e difesi dagli avv.ti prof. Giorgio Orsoni (CF. ), Mariagrazia Romeo (CF.) e Mario Sanino (CF. ) ed elettivamente domiciliati presso lo studio di quest’ultimo in Roma, Viale Parioli 180.                                                                 

Contro:

Il Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore;

Il Ministero dello Sviluppo economico, in persona del Ministro pro tempore.

E con l’intervento di:

Associazione Avvocati per la Mediazione, in persona del Presidente pro tempore;

Associazione degli Avvocati Romani, in persona del Presidente pro tempore;

Associazione Agire e Informare, in persona del Presidente pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Dorodea Ciano e Giampiero Amorelli;

Associazione Italiana dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, in persona del Presidente pro tempore;

Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti, in persona del Presidente pro tempore;

Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Firenze, in persona del Presidente pro tempore;

Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno, in persona del Presidente pro tempore;

Premesso che:

Nel giudizio promosso dall’OUA per l’annullamento del decreto del ministro di giustizia adottato di concerto con il ministro per lo sviluppo economico n. 180 del 10 ottobre 2010 (pubblicato sulla GU n. 258 del 4 novembre 2010), previa rimessione alla Corte Costituzionale della questione di legittimità costituzionale dell’art. 5 del d.lgs n. 280 del 2010, come riformulato dal decreto del fare (decreto legge 21 giugno 2013 n. 79, convertito in legge il 9 agosto 2013 n. 98), il TAR Lazio, con ordinanza del 10 dicembre 2013, ha respinto l’istanza di sospensione del provvedimento impugnato ritenendo “l’insuscettibilità dell’atto regolatorio impugnato di recare all’attualità in capo ai ricorrenti un danno caratterizzato dai requisiti della irreparabilità e della gravità, ben potendo i medesimi conseguire l’integrale riparazione delle posizioni azionate in gravame che dovessero essere ritenute illegittimamente lese in sede di accoglimento nel merito del ricorso, per altro verso la necessità di esaminare le nuove questioni di costituzionalità dedotte in ragione delle modifiche normative sopravvenute in corso di giudizio nella sede propria del merito”.

L’OUA ha impugnato questa ordinanza dinnanzi al Consiglio di Stato sostenendo che, contrariamente a quanto asserito dal TAR Lazio, l’esecuzione del provvedimento impugnato lede irrimediabilmente  diritti costituzionalmente protetti della persona, quali, tra l’altro, quello di difesa che, di per sé, implica il diritto di accesso diretto e immediato alla tutela giurisdizionale.

Il Consiglio di Stato, con ordinanza del 12 febbraio 2014, ha accolto l’appello e, “per l’effetto”, ha ordinato che a cura della segreteria l’ordinanza sia trasmessa al Tar per la sollecita fissazione della udienza di merito ai sensi dell’art. 55, comma10, del Codice del processo amministrativo (udienza nelle more fissata dal TAR Lazio per l’8 ottobre 2014). Ne è seguito il ricorso dell’OUA con richiesta di chiarimento degli effetti dell’accoglimento dell’appello, in relazione alla sorte dei provvedimenti impugnati dinnanzi al TAR Lazio.

Motivi

Con la presente memoria la società ADR Center – intervenuta nel giudizio pendente dinnanzi al TAR e contro interessata – si oppone alla richiesta dell’OUA per i motivi che di seguito sinteticamente si espongono:

A)                    Il giudizio di ottemperanza previsto e regolato dall’art. 112 del Codice processo amministrativo è uno specifico strumento di esecuzione delle sentenze e degli altri provvedimenti esecutivi del giudice amministrativo, e delle sentenze definitive (passate in giudicato) o provvedimenti equiparati del giudice ordinario.

A questo procedimento, dunque, è possibile fare ricorso solo per il predetto specifico fine, e non anche per ottenere chiarimenti sulla interpretazione di provvedimenti giurisdizionali, né tantomeno per ottenere una diversa formulazione di questi provvedimenti al di fuori e indipendentemente da una collegata domanda di ottemperanza.

In tal senso depone anche l’ultimo comma dell’art. 112 che consente – è vero – il ricorso al fine di ottenere chiarimenti, ma solo “in ordine alle modalità di ottemperanza”, ossia solo in una prospettiva strumentale a una pretesa di ottemperanza da indicare espressamente.

Ciò esclude la possibilità del ricorso di cui al quinto comma dell’art. 112 in tutti i casi di provvedimenti auto-applicativi per i quali manca, evidentemente, anche solo la possibilità astratta di un giudizio di ottemperanza.

Ora, il ricorso che ha innescato il presente giudizio, che l’OUA pretende di ricondurre alla fattispecie dell’art. 112, è in realtà esclusivamente diretto a ottenere un’interpretazione della ordinanza cautelare del Consiglio di Stato, senza alcun riferimento alla pretesa di esecuzione (ottemperanza) di tale ordinanza, e senza alcuna indicazione dell’organo tenuto all’adempimento.

Il ricorso è dunque inammissibile siccome del tutto estraneo ai limiti del giudizio di ottemperanza al quale, impropriamente, il ricorrente ha fatto riferimento.

B)                    Anche supponendo che l’OUA possa chiedere al Consiglio di Stato di chiarire espressamente che, accogliendo l’appello, l’ordinanza del Consiglio di Stato abbia inteso concedere la sospensione negata dal TAR del Lazio, la domanda sarebbe comunque del tutto infondata. Il giudice amministrativo adito con ricorso per ottemperanza ha il potere di determinare le modalità della esecuzione, anche integrando la sentenza o il provvedimento di cui è chiesta l’esecuzione, ma non può modificare il comando che è espresso nella sentenza o nel provvedimento predetto. Tanto meno può farlo nei casi in cui si tratti di provvedimento auto-applicativo, per il quale non è ammesso (come sopra illustrato) giudizio di ottemperanza.

Nel caso specifico, quello che – a tutto concedere – si può chiedere al Consiglio di Stato, e deve ritenersi sia stato chiesto, è di interpretare la propria precedente ordinanza.

Questo, nelle sue parti salienti, il contenuto testuale della ordinanza: “considerato che le questioni sottoposte appaiono meritevoli di un vaglio nel merito dovendosi in tali limiti accogliere l’appello e disporre la sollecita fissazione dell’udienza di discussione, ai sensi dell’art. 55 comma 10 Codice del processo amministrativo; p.q.m. il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale accoglie l’appello e, per l’effetto, ordina che a cura della segreteria, la presente ordinanza sia trasmessa al TAR Lazio per la sollecita fissazione dell’udienza di merito ai sensi dell’art. 55 comma 10 c.p.a.”

Ora, è ferma convinzione della difesa di ADR Center che le parole che segnano l’incipit della parte dispositiva della ordinanza (“accogliere l’appello”) non esprimano affatto una pronuncia di sospensione del provvedimento impugnato, se solo si ha cura di leggere il provvedimento nel suo complesso, e non con lo sguardo esclusivamente rivolto alle predette parole iniziali.

In tal senso depone anzitutto il riferimento, nella parte motiva del provvedimento, all’art. 55 comma 10 del Codice. Questa disposizione, infatti, prevede espressamente che il tribunale al quale sia richiesto il provvedimento cautelare fissi, con ordinanza collegiale, la data della discussione del ricorso nel merito in tutti i casi in cui ritenga che le esigenze del ricorrente siano tutelabili adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio di merito, e che nello stesso senso possa provvedere il Consiglio di Stato motivando sulle ragioni per cui ritenga di riformare l’ordinanza cautelare di primo grado.

Solo il successivo comma 11 si riferisce alla ipotesi in cui il giudice ritenga di dovere concedere la misura cautelare.

Dunque, il decimo comma dell’art. 55 si riferisce proprio al caso in cui il giudice abbia ritenuto non necessaria la misura cautelare a fronte della possibilità di assicurare adeguata tutela attraverso una rapida fissazione della data di udienza di merito.

È del tutto evidente, pertanto, che il Consiglio di Stato ha inteso applicare la norma in questione, che il TAR aveva invece disapplicato, limitandosi al rigetto della istanza cautelare senza riconoscere – come, invece, secondo il Consiglio di Stato, sarebbe stato necessario – “che le questioni sottoposte appaiono meritevoli di un vaglio nel merito”, e senza coerentemente provvedere alla sollecita definizione del giudizio, fissando la data della udienza per la trattazione nel merito.

La parte dispositiva della ordinanza conferma pianamente la predetta lettura.

È vero che in tale parte della ordinanza il Consiglio di Stato accoglie l’appello, ma se si leggono queste espressioni alla luce di quanto chiarito nella motivazione della ordinanza risulta chiaro che l’appello è accolto solo “nei limiti” in cui è necessario per assicurare – appunto – la soddisfazione delle esigenze del ricorrente e la tutela delle stesse. Lo dimostra ulteriormente il fatto che, nell’ordinanza, si ordina “per l’effetto” (per effetto cioè dell’accoglimento dell’appello) che la ordinanza sia trasmessa al TAR per la sollecita fissazione della udienza di merito (ai sensi dell’art. 55 comma 10 c.p.a.).

Del resto – a livello logico, prima ancora che giuridico – sarebbe del tutto aberrante immaginare che un’ordinanza sospensiva di norme di un regolamento non menzioni in modo chiaro ed esplicito, oltre alla parola “sospensione”, le stesse norme che sarebbero state sospese: menzione che nell’ordinanza oggetto del presente procedimento, non a caso, non esiste in alcun modo.

In conclusione, il ricorso dell’OUA è palesemente inammissibile e comunque, nel merito, manifestamente infondato. La difesa di ADR Center, inoltre, lo ritiene un’ulteriore manifestazione della temerarietà, ampiamente illustrata in precedenti scritti difensivi, del comportamento processuale della parte ricorrente in tutta questa vicenda.

Per quanto dedotto si chiede:

Voglia l’Ecc.mo Consiglio di Stato:

Dichiarare inammissibile il ricorso proposto dall’OUA ai sensi dell’art. 112 c.p.a

Dichiarare, in subordine, che l’ordinanza n. 607/2014 pronunciata dal Consiglio di Stato in data 12 febbraio 2014 non ha sospeso l’esecuzione del provvedimento impugnato, ma ha solo ordinato al TAR la sollecita fissazione della causa di merito, in questi termini e solo per questo aspetto, accogliendo l’appello proposto dall’OUA.

Con vittoria di spese e onorari.

Roma, lì 4 marzo 2014

Avv. Luca Tantalo

Mediazione: il TAR Lazio ha fissato all’8 ottobre l’udienza per il merito.

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Il TAR Lazio, in ottemperanza a quanto stabilito dalla nota ordinanza (la n. 607/2014 del Consiglio di Stato), ha fissato l’udienza in cui si dibatterà, nel merito, del ricordo presentato dall’OUA contro il DM 180 del 2010.

L’udienza è fissata per l’8 ottobre 2014, dinanzi alla I Sezione del TAR.

Ricordiamo, anche se ci sembre superfluo, che il TAR non ha alcun potere di sospendere o annullare una legge dell0 Stato; pertanto, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe annullare il DM 180 ma mai il D.lgs. 28/10.