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Condominio: per la Cassazione sì alle modifiche se non c’è disagio al godimento degli altri (sentenza 4499 del 2014)

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Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 30 gennaio – 25 febbraio 2014, n. 4499

Presidente Triola – Relatore Correnti

 Svolgimento del processo

Con ricorso 12.8.2003 R.M. chiese al tribunale di Bergamo di essere reintegrato nel possesso, quale partecipante al condominio M. di Bergamo, del locale adibito all’ubicazione delle macchine e dei quadri elettrici dei due ascensori installati nell’edificio (l’uno condominiale e l’altro di esclusiva proprietà di E.L.) che il convenuto aveva parzialmente occupato realizzandovi, nella parte corrispondente ai macchinari del suo ascensore, un vano chiuso destinato alla corsa dell’ascensore privato, prolungata di un piano.

Nella resistenza del convenuto si costituì il condominio M. chiedendo a sua volta la reintegrazione.

Il tribunale, previa CTU, dichiarò inammissibile l’intervento del condominio e respinse la domanda del M., decisione appellata dai soccombenti.

La Corte di appello di Brescia, con sentenza 29.4.2008, respinse l’appello del condominio ed accolse quello del M. condannando L. a ripristinare lo stato originario del locale al quinto piano dell’edificio in Bergamo via Milano 3 e ad adottare i provvedimenti necessari alla reintegra sul presupposto che l’intervento del condominio era tardivo e che l’iniziativa del L. aveva concretamente realizzato uno spoglio impedendo o comunque restringendo il godimento pro indiviso di una parte del locale adibito all’ubicazione delle macchine e dei quadri elettrici pertinenti tanto all’ascensore condominiale che a quello di esclusiva proprietà dell’appellato.

Il ctu aveva accertato che il locale è condominiale e che in passato erano alloggiati i motori ed i quadri elettrici dei due ascensori mentre attualmente, in seguito all’esecuzione di opere deliberate unilateralmente da L., era interessato da una parte perimetrale in cartongesso su struttura in ferro per il tamponamento del vano corsa dell’ascensore dell’appellato prolungato di un piano.

Ricorre L. con tre motivi, resiste M.

Le parti hanno presentato memorie.

Motivi della decisione

 Col primo motivo si lamenta violazione degli artt. 1102 e 1120 cc col quesito se per stabilire se le modificazioni e/o innovazioni apportate dal singolo condomino alla cosa comune consentite dalla legge sia o meno necessario accertare se abbiano comportato un impedimento agli altri condomini di fame parimenti uso, con ulteriori specificazioni.

Col secondo motivo si denunzia omessa motivazione con specifico riferimento all’affermazione che l’intervento avrebbe causato limitazioni al diritto d’uso del M., senza momento di sintesi.

Col terzo motivo si deduce omessa motivazione sulla mancata rinnovazione della ctu.

La prima censura merita accoglimento con assorbimento delle altre.

La sentenza ha affermato che l’iniziativa del L. aveva concretamente realizzato uno spoglio impedendo o comunque restringendo il godimento pro indiviso di una parte del locale adibito all’ubicazione delle macchine e dei quadri elettrici pertinenti tanto all’ascensore condominiale che a quello di esclusiva proprietà dell’appellato. Il ctu aveva accertato che il locale è condominiale e che in passato erano alloggiati i motori ed i quadri elettrici dei due ascensori mentre attualmente, in seguito all’esecuzione di opere deliberate unilateralmente da L., era interessato da una parte perimetrale in cartongesso su struttura in ferro per il tamponamento del vano corsa dell’ascensore dell’appellato prolungato di un piano.

Detto accertamento in fatto, così come descritto, non dimostra l’appropriazione da parte del L. di una parte comune per fini personali, posto che non si altera la destinazione del bene, ma se ne fa un uso più intenso che non pregiudica il pari uso e non provoca un pregiudizio concreto, attesa la particolare natura del locale e del godimento pro indiviso.

Donde la cassazione con rinvio per un nuovo esame.

 P.Q.M.

 La Corte accoglie il primo motivo, dichiara assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia per nuovo esame e per le spese alla Corte di appello di Brescia, altra sezione.

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Il 20 settembre si terrà il primo Meeting Nazionale della Mediazione

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Venerdì 20 settembre si terrà in Roma, presso la Casa Bonus Pastor in Via Aurelia 208, il primo Meeting Nazionale della Mediazione, organizzato dal noto organismo Primavera Forense. Il Meeting, evento di importanza nazionale in quanto vedrà, per la prima volta, riuniti i maggiori organismi italiani e molti tra i più importanti interpreti della materia, avrà la partecipazione, in qualità di relatori, di quattro esponenti del Comitato Adr & Mediazione, cioè l’avv. Paolo Fortunato Cuzzola, l’avv. Luca Tantalo, l’avv. Maria Cristina Biolchini, e l’avv. Carlo Recchia.

L’iscrizione è libera, e si consiglia vivamente la partecipazione, a mediatori, avvocati e operatori del settore.

Per informazioni e iscrizioni: http://www.meetingmediazione.org/

GIUSTIZIA:CIVILE; CANCELLIERI,PRESTO MISURE ECCEZIONALI A CDM

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GIUSTIZIA:CIVILE; CANCELLIERI,PRESTO MISURE ECCEZIONALI A CDM
ARRETRATO CONTENZIOSO E’ EMERGENZA, VA AFFRONTATO
(ANSA) – ROMA, 5 GIU – L’arretrato civile e’ “un’emergenza di tale gravita’ da dover essere affrontata con strumenti straordinari e urgenti. Ecco perche’ in uno dei prossimi Consiglio dei ministri, nell’ambito di una piu’ ampia strategia del Governo finalizzata alla crescita e alla competitivita’ del sistema Paese, presentero’ un pacchetto di misure eccezionali, di varia tipoligia”. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia Annamaria Cancelieri in audizione in commissione alla Camera.

Non mi pare una grandissima scoperta…speriamo che le “misure eccezionali” non siano tipo l’istituzione del milionesimo rito “rapido”, che nessuno userà mai, o l’ennesimo ritocchino al codice di procedura civile. Speriamo, invece, che venga riconosciuto il ruolo fondamentale della mediazione e che sia resa nuovamente obbligatoria, istituendo nel frattempo forti incentivi per il suo uso.

Il ruolo del giudice nella mediazione: esperienze e proposte. L’incontro del 13 giugno a Roma

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UNA MIGLIORE GIUSTIZIA CIVILE PER LA CRESCITA ECONOMICA

IL RUOLO DEL GIUDICE NELLA MEDIAZIONE: ESPERIENZE E PROPOSTE

Sala Europa, Corte d’Appello di Roma

Via Romei, 2 – Roma

13 giugno 2013 (13:30 – 16:00)

 Avocats Sans Frontières organizza un ciclo di incontri sul tema della mediazione delle liti, tornato alla ribalta politica a seguito della pubblicazione della relazione dei “Saggi”, che indicano nella “instaurazione effettiva di sistemi alternativi (non giudiziari) di risoluzione delle controversie … anche attraverso la previsione di forme obbligatorie di mediazione” la prima misura per contribuire a migliorare la giustizia civile.

Questo incontro affronta il tema del ruolo del giudice nella mediazione, con particolare riferimento sia all’istituto della mediazione delegata dal magistrato sia alla proposta di conferire al giudice il potere di ordinare l’esperimento del tentativo di conciliazione, in situazioni particolari.  Lo scarso utilizzo della mediazione delegata, ridottosi ulteriormente – ma senza apparente motivo – dopo la nota sentenza della Consulta, e le proposte di rilancio dell’istituto saranno oggetto di discussione tra:

Alfonso Amatucci Presidente di Sezione, Corte di Cassazione

Giuseppe Buffone Giudice, Tribunale di Milano

Giuseppe De Palo Presidente, ADR Center

Riccardo Fuzio Componente Consiglio Superiore della Magistratura

Francesco Antonio Genovese Presidente, Tribunale di Prato

Massimo Moriconi Giudice, Tribunale di Roma

Al termine dell’incontro è previsto un ampio dibattito. L’incontro successivo si terrà presso la Sala Europa, alla stessa ora, il giorno 27 giugno e sarà intitolato “La qualità della mediazione”.

È stata fatta domanda al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma per l’ottenimento dei crediti formativi.

L’incontro è gratuito. La registrazione obbligatoria.  

Registrazione

Per informazioni mediazione.asf@gmail.com

Nuovo slancio alla mediazione (da Italia Oggi)

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Sì alla reintroduzione dell’obbligatorietà. Con incentivi
 di Tiziana Pompei vicesegretario generale Unioncamere  

Il Sistema camerale accoglie con estremo favore la proposta di reintrodurre l’obbligatorietà della mediazione civile e commerciale avanzata dai Saggi nominati dal presidente della repubblica nella loro relazione finale. E per questo è pronto a mettere la propria esperienza a disposizione del paese affinché il ritorno all’obbligatorietà possa essere solido ed efficace, superando quelle resistenze che in passato l’avevano ostacolata.

Perché indubbi sono i vantaggi che l’introduzione della condizione di procedibilità ha prodotto nel nostro ordinamento giuridico prima dello stop della Corte costituzionale. Dati alla mano, secondo quanto riferito dal primo presidente della Corte di cassazione, Ernesto Lupo, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, la mediazione obbligatoria ha infatti contribuito a produrre un calo dei procedimenti civili iscritti a fronte di un arretrato che supera i 5 milioni di processi. Stando ai numeri ministeriali, infatti, il decremento registrato del 4,5% della pendenza complessiva dei procedimenti civili di merito (5.388.544 al 30 giugno 2012), deriva non solo dalla significativa diminuzione delle sopravvenienze (-3,7%) ma anche dalla sostanziale tenuta del numero delle definizioni. Dal momento in cui a marzo 2011 è stata introdotta l’obbligatorietà della mediazione, nel giro di due anni sono stati quasi 35 mila i procedimenti gestiti dalle camere di commercio e ben 220 mila quelli complessivi gestiti a livello nazionale dai vari Organismi di mediazione. Cifre incoraggianti che dimostrano la validità di questo strumento di risoluzione alternativa delle controversie i cui benefici, in assenza di contromisure, rischiano tuttavia di vanificarsi nel prossimo futuro. Dopo la sentenza della Consulta dello scorso dicembre, che ha di fatto eliminato l’obbligatorietà della mediazione, l’attività ha infatti registrato una caduta verticale. Per questo l’ipotesi di un ripristino della condizione di procedibilità trova una sponda favorevole nel Sistema camerale. Ma va pensato tenendo conto dell’esperienza realizzata e dei possibili incentivi sia economici che procedurali. Deve essere effettuato per esempio un ragionamento sulle materie oggetto di obbligatorietà. I dati delle camere di commercio hanno riscontrato un maggiore accesso al servizio da parte di utenti con controversie che rientravano nelle tipologie dei diritti reali, della responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, della locazione, dei contratti bancari, dei contratti assicurativi, del condominio e del risarcimento danni da responsabilità medica. Ciononostante può essere realizzata una rivalutazione complessiva delle materie, pensando anche a introdurre, in alcuni casi, un collegamento con un tetto economico. Un elemento, quest’ultimo, che potrebbe contribuire al deflazionamento dei tribunali soprattutto nei riguardi di quelle che in Europa vengono definite le small claims. Quanto agli incentivi da introdurre in un progetto di legge di revisione delle norme sulla mediazione civile e commerciale, due sono secondo il Sistema camerale le principali direttrici da seguire: incentivi procedurali e economici. Dal lato procedurale, per facilitare l’adesione delle parti, si potrebbe prevedere l’introduzione di una Sessione preliminare informativa gratuita, ovvero di una sorta di udienza filtro, che consentirebbe ai contendenti di avvicinarsi allo strumento e valutarne la concreta utilità nel caso specifico. Dal lato economico, invece, si dovrebbe agire sugli incentivi fiscali per confermare il credito d’imposta e renderlo effettivamente utilizzabile. Fino a oggi, la complessità delle previsioni contenute nel decreto legislativo n. 28 del 2010 e la mancanza di una disponibilità adeguata di risorse non hanno consentito agli utenti di potersene avvalere. Ma non basta. Un ulteriore prezioso incentivo potrebbe essere la riduzione dell’importo del Contributo Unificato per gli utenti che abbiano utilizzato la mediazione ma che non siano arrivati a un accordo positivo. Secondo il Sistema delle camere di commercio inoltre è urgente intervenire sul fronte dei controlli. Affinché quelli operati sui 983 Organismi accreditati al registro ministeriale possano essere effettivi, e non solo documentali, tali da consentire il rispetto dei requisiti di efficienza, serietà, trasparenza e correttezza nell’organizzazione e nell’operato degli stessi Organismi. Infatti le attuali previsioni normative, che appaiono più funzionali ad una mediazione obbligatoria e meno vicine ad una mediazione volontaria, non consentono sia di garantire un servizio di qualità sia di assicurare agli Organismi quel minimo di flessibilità necessaria per mettere in luce i vantaggi della mediazione volontaria e incoraggiarne l’utilizzo. L’impianto rigido delle tariffe e dell’approvazione dei regolamenti e dei criteri per la loro determinazione non danno la possibilità agli Organismi di poter realizzare le più adeguate iniziative promozionali per rilanciare il servizio, nell’attesa che le riforme dello strumento e gli interventi per il ripristino dell’obbligatorietà possano concretizzarsi e magari avviare il loro iter parlamentare. Tutti temi sui quali il Sistema camerale, forte dell’esperienza ultradecennale maturata nel campo della giustizia alternativa, è pronto a dare il suo contributo nella convinzione che la mediazione possa essere la strada giusta per fornire una risposta tempestiva ed efficace alle esigenze di tutela nei rapporti tra privati senza passare dalle affollate aule dei Tribunali.

Michele Vietti, “Resto convinto che l’unico modo efficace per la mediazione sia quello di prevedere l’obbligatorietà”

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Da http://www.mondoadr.it

Dopo il successo di La Fatica dei giusti, con Facciamo giustizia (Università Bocconi Editore / Egea) Michele Vietti ritorna sulle priorità della giustizia italiana con un decalogo operativo che offre gli spunti per un ampio progetto di riforma. Consigliamo a tutti gli operatori della giustizia la lettura di questo interessante saggio. Pubblichiamo uno stralcio del paragrafo: “Mediazione volontaria o obbligatoria? Una partenza in salita”.

 <<La citata pronuncia della Corte costituzionale inci­derà senza dubbio sull’effettivo utilizzo dell’istituto. Personalmente ero e resto convinto che l’unico modo realmente efficace per indurre  i cittadini  ad utilizzare lo strumento sia quello.di prevederne l’obbligatorietà. Siamo infatti  un curioso  paese: vediamo nei tribunali l’unica via di risoluzione delle controversie meritevole di fiducia, salvo poi lamentarci quando la risposta arriva in ritardo e magari, dopo avere scalato tutti i gradi della giurisdizione, dichiararci insoddisfatti del risultato ottenuto. Con un simile atteggiamento cul­turale è difficile pensare che gli strumenti alternativi, se non sono obbligatori, possano avere un qualche successo. Lo dimostra il fatto che le Adr esistono già a livello volontario da decenni – penso alle camere arbitrali istituite da vari consigli dell’Ordine degli avvocati – ma, ad eccezione di settori molto specialistici, non hanno fornito una risposta quantitativamente rilevante.

Nel periodo in cui è stata applicata, prima dell’in tervento della Consulta, la media-conciliazione obbligatoria ha dato risultati incoraggianti. Secondo i dati del Ministero della Giustizia, nel 2011 si è regi strato  un calo del 30% delle iscrizioni a ruolo per le materie oggetto della media-conciliazione, con una partecipazione delle parti che è andata crescendo dal 28 sino al 35% del totale. Verosimilmente, l’obbligo avrebbe rappresentato, almeno in una prima fase, un efficace strumento  ”educativo” – mi si passi l’espres­sione – per costruire nell’opinione pubblica e anche tra i professionisti del diritto una mentalità aperta alle alternative  processuali; una sorta di bastone in attesa della carota, degli incentivi specifici a favore di questa soluzione, nonché dei suoi vantaggi impliciti quali sa­rebbero emersi dall’esperienza concreta. Credo, in so­stanza, che il legislatore debba tornare sull’argomento e, senza infrangere alcuna prescrizione della Corte, riproporre l’obbligo con un diverso e più adeguato veicolo legislativo.

Da un punto di vista teorico, tuttavia, anche aver reso facoltativa la media-conciliazione non la svuota di importanza, ma la riporta coerentemente nell’alveo di quel «diritto mite – per dirla con Zagrebelsky- nel quale continua a scorrere. Le Adr sono uno di quei campi dell’agire giuridico che meglio esprimono tale concetto, nel quale la lex, intesa come atto di imperio dotato di forza cogente (nel nostro caso, la sentenza), cede il passo allo ius, ovvero ad una norma la cui giuridicità è data dal fatto di promanare da un’autorità legittimata dal consenso unanime delle parti. Questo vale per la giurisdizione, la cui credibilità ed efficacia riposano anche, se non soprattutto,  sull’autorevolezza del giudice che è chiamato a dirimere la controversia; ma a maggior ragione vale per tutti gli atti in cui la volontà e l’accordo delle parti hanno un valore fondante e costituiscono il presupposto diretto della legittimazione dei decisori, collaborando così, in altre forme, all’amministrazione della giurisdizione civile. Il modello vincente di  risoluzione alterna­tiva delle controversie ha quindi certamente dalla sua parte il fattore  decisivo della specializzazione, ma è altrettanto importante considerare che solo con una preparazione tecnica ed una capacità di persuasione adeguata al  livello di contenzioso trattato i mediatori potranno  guadagnarsi quella autorevolezza che sarà un fattore decisivo per il successo dell’istituto.

Perciò l’obbligatorietà da sola non basta. Come e più di altri istituti giuridici, la media-conciliazione richiede,  per essere efficace, la motivazione  delle par ti che vi ricorrono, per non diventare un rito vuoto di significato a cui ci si sottopone  senza convinzione in attesa di passare alla fase successiva, quella in cui si decide “davvero”. Pertanto, in questo senso, la de­cisione della Corte costituzionale può – nelle more dell’auspicato intenvento ripristinatorio anche diventare un opportunità per l’istituto: la libertà alza la sfida imponendo di sostituire alla cogenza l’adesione volontaria e dunque, più concretamente la reale convenienza. Imponendo di avere dei soggetti giudicanti all’altezza del ruolo che svolgono, che certamente più vicino a quello del giudice che a quello del funzionario amministrativo.

Imponendo, in sintesi, di rendere la media-conciliazione molto più “attraente” ed effettivamente vantaggiosa per le parti che devono regolare la loro lite rispetto alla tradizionale via giuri­sdizionale. E, a fronte di un sistema al collasso come quello processuale civile, recuperare questo vantaggio in termini di semplicità procedurale, costi e durata (in base ai dati di Unioncamere il tempo medio per la risoluzione di una controversia in sede di conciliazione è di 47 giorni a fronte dei 4 mesi previsti dei quattro mesi previsti dalla legge come durata  massima!) non dovrebbe essere difficile.

In questa missione di cambiamento culturale il ruolo dei professionisti e l’impegno che riterranno di dedicare alla mediazione può essere fondamentale. Anche qui forse è necessario un salto culturale con il quale le Adr non siano più viste come il “nemico” da osteggiare per interessi particolaristici, ma come una nuova opportunità  di sviluppo della professione, secondo un modello di giurisdizione più moderno, al passo con le richieste sempre più pressanti che ven­gono  dal mondo  dell’economia.  Del  resto la breve vita della media-conciliazione obbligatoria,  in signi­ficativa controtendenza  con le polemiche della fase di promolgazione della nuova normativa, ha evidenziato una consistente partecipazione degli avvocati alla fase di discussione della proposta conciliativa. A questa collaborazione occorre fare appello per la buona riuscita di uno strumento che diventi un punto di partenza importante per invertire la tendenza nella gestione del contenzioso civile nel nostro paese.>>

Nuove speranze per la mediazione (un articolo di Matteo Gallo)

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L’apertura dell’anno Giudiziario regala speranze e parole felici riportando decisamente in auge i protagonisti della mediazione.
I principali esponenti della magistratura tra i quali spiccano il vice presidente del CSM Vietti, il primo presidente della Corte di cassazione Lupo, il presidente della corte d’appello di Milano Canzio accompagnati dal ministero della Giustizia difendono a spada tratta l’istituto, rivendicando gli importanti risultati raggiunti, nonostante la sua tenera età, e considerando il forte ostracismo dell’avvocatura.
Dice il vice presidente Vietti: “Nell’ottica di assicurare efficaci strumenti alternativi di risoluzione delle controversie, capaci di deflazionare l’insostenibile domanda di giustizia ordinaria, l’obbligatorietà della mediazione e’ un principio da non abbandonare, pur nel rispetto della pronuncia della Corte costituzionale. Il ricorso alla giustizia togata non può essere l’unica via di risoluzione del contenzioso: in paesi altrettanto civili l’attività di conciliazione stragiudiziale assorbe gran parte del ceto forense, con risultati appaganti sia per lo Stato, sia per i professionisti, sia per i loro clienti.”
Sulla stessa linea ricade il pensiero del presidente della corte d’appello di Milano Giovanni Canzio che propone”….la sperimentazione (per un periodo di tre/quattro anni) della procedura obbligatoria come condizione di procedibilità della domanda giudiziale, accompagnata tuttavia da un filtro di verifica dell’utilità di proseguire il tentativo di conciliazione; dell’effettività del patrocinio del difensore; della riduzione dei tempi e dei costi; del rilievo della mancata partecipazione alla procedura di mediazione nel successivo giudizio…”
Il presidente della Corte di Cassazione Lupo si sofferma fortemente sulla validità della mediazione nella recente esperienza Italiana “….L’efficacia deflativa dell’istituto trova poi conferma nella costatazione che, là dove le parti vi hanno fatto ricorso, esso si è rivelato realmente capace di favorire una soluzione conciliativa della controversia, avendo condotto ad una definizione concordata nel 46,4%….”
Appare evidente come i massimi esponenti della magistratura analizzino con oggettività il buon funzionamento della mediazione scevri da preconcetti, dati fasulli ma soprattutto dagli evidenti interessi difesi dalla classe forense.
A parte queste considerazioni di evidente rilievo, credo che questa battuta d’arresto possa risultare comunque utile a ridisegnare l’istituto migliorando così le criticità che gli operatori hanno registrato in questi due anni.
Uno dei problemi più evidenti attiene all’aspetto informativo; la quasi totalità della società civile non conosce l’istituto e il suo funzionamento; le parti di una controversia in primo luogo si rivolgono al proprio legale che, spesso disprezza la mediazione demotivando fortemente la parte a prendervi parte.
A mio avviso più che di mediazione obbligatoria si dovrà parlare di: “sessione informativa preliminare obbligatoria”.
Le parti, innanzi al mediatore, sono informate con oggettività sull’Istituto portando avanti così quel processo di diffusione di “Cultura della mediazione” di cui si è tanto detto, ma poco si è fatto.
La fase informativa sarà accompagnata da un’ulteriore sessione filtro (come suggerisce Canzio) in cui si verifica fattivamente la controversia e l’eventuale utilità delle parti ad aderire alla procedura.
Le sanzioni per chi non partecipa alla sessione informativa preliminare dovranno essere decisamente salate.
Ciò è giustificato perché in siffatto modi non si obbligano le parti a partecipare alla procedura ed a pagare quindi le indennità, aspetto che nel caso in cui non si ravvedi una possibilità di conciliazione appare contraddittorio, ma perché le parti sono obbligate esclusivamente a conoscere l’istituto e l’importante vantaggio che ne scaturisce dal suo utilizzo per la risoluzione della controversia in termini di costi e tempi.
Altro aspetto fondamentale ma profondamente trascurato in questi due anni, è legato all’utilizzo dei consulenti tecnici.
Spesso ci si trovava di fronte ad analizzare controversie senza avere un profonda conoscenza della materia; basti pensare all’ambito medico o relativamente ai sinistri stradali o per situazioni particolari in ambito bancario o finanziario.
Questo problema si pone anche innanzi al giudice ordinario che nomina frequentemente consulenti tecnici per analizzare la questione; l’aspetto da sottolineare è che più delle volte la sentenza rispecchia l’analisi determinata dal CTO.
Nella Mediazione Civile i consulenti devono essere pagati dalle parti e tale ipotesi era sempre evitata proprio per tale ragione.
In controversie relative a Sinistri stradali, responsabilità medica l’apporto del tecnico specializzato super partes è imprescindibile al fine del successo della mediazione ma tale configurazione non dovrà avvenire a spese della parte che certamente declinerà tale ipotesi.
Il ministero, magari in concerto con i tribunali, dovrebbe fornire un elenco di consulenti tecnici utilizzabili dalle parti gratuitamente, tenuto conto che la perizia potrà essere utilizzata dal giudice anche in giudizio qualora la mediazione non abbia successo.
Questa possibilità sarà in grado di fornire una valenza piu sostanziale alla procedura di mediazione ed agli eventuali preconcetti palesatesi spesso rispetto ai mediatori ed ODM.
Le spese relative alle consulenze tecniche potranno essere compensate da una riduzione delle indennità previste dal Dlgs 28/10, che dovranno certamente diminuirsi di un 20%, e che di conseguenza andranno a diminuire il credito d’imposta spettante alle parti.
Altro aspetto attiene all’assistenza del legale che risulta certamente necessaria per determinate controversie. Tralasciando le questione più bagattellari, si potrebbe stabilire un’assistenza legale obbligatoria in controversie con valore superiore a 5.000,00 euro, garantendo alle parti una difesa in mediazione, seppur in linea con il fine della procedura che coincide nel raggiungimento dell’accordo.
La figura dell’avvocato, che piaccia o no al mondo ADR, credo sia fondamentale al fine del raggiungimento di un accordo e ciò sia per la sua conoscenza specifica e giurisprudenziale che utile sarebbe nella procedura, sia per il rapporto di reciproca fiducia che si instaura tra avvocato e parte.
Ciò dovrà peró avvenire con costruttività ed oggettività tralasciando inopportune speculazioni.
In ultimo si ravvede una profonda rivisitazione dei corsi di formazione per mediatori; 45 ore sono decisamente poche per una figura che si trova ad affrontare situazioni decisamente delicate da un punto di vista giuridico.
La soglia dovrebbe alzarsi almeno a 100 ore con una parte legata alla pratica in mediazione.
Credo che questi siano importanti punti da cui ripartire riconsegnando alla mediazione l’importante ruolo deflattivo del contenzioso e migliorando ulteriormente un istituto che da decenni dimostra che nei paesi con un sistema Giustizia avanzato, non esistono solo i tribunali per risolvere le controversie sorte tra privati.

Dott. Mag. Matteo Gallo
Consulenza commerciale tributaria e del Lavoro
Mediatore specializzato professionista
Responsabile Immediata ADR sede Cosenza