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Per la Banca Mondiale, l’Italia è leader nell’accesso alla risoluzione stragiudiziale delle controversie (di Leonardo D’Urso)

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Pochi giornali hanno riportato la notizia del peggioramento dell’Italia nel rapporto Doing Business 2016 pubblicato annualmente dalla Banca Mondiale, che confronta le norme di 189 paesi sulla facilità di “fare impresa”. L’Italia si posizione al 45° posto tra la Bielorussia e il Montenegro nella classifica generale (perdendo un posto rispetto al 2015) e peggiora in 7 indici sui 10 presi in considerazione, tra cui i più significativi Dealing with Construction Permits e Getting Credit. L’unico avanzamento viene registrato nell’indice Enforcing Contracts anche grazie al punteggio a pieni voti sull’accesso alle procedure di risoluzione alternative delle controversie (ADRAlternative Dispute Resolution).

Metodologia utilizzata. Per non cadere nell’errore di pensare che la classifica viene redatta dai funzionari della Banca Mondiale, occorre chiarire la metodologia utilizzata. A dei professionisti locali viene chiesto di rispondere a questionari basati su 10 scenari uguali in tutto il mondo con cui una media impresa deve confrontarsi. Dai tempi e i costi per registrare una nuova azienda, a quelli per ottenere i permessi per costruire un capannone e per pagare le tasse (in Italia ci vogliono ben 269 ore all’anno per compilare i moduli per pagare le tasse!) fino a quelli per recuperare un credito commerciale per via giudiziaria e gestire un fallimento. Nel caso dell’Italia, i contributors dei vari indici sono stati complessivamente 187 tra i professionisti della società di consulenza PwC e dei più noti studi legali.

La nostra giustizia civile tra il Gambia e il Qatar. L’unico miglioramento significativo di 13 posizioni è registrato dall’indice Enforcing Contract, che misura la facilità di recuperare un credito commerciale per via giudiziaria, in cui l’Italia si posiziona al 111° posto rispetto al 124° posto dell’anno scorso (riclassificato secondo i nuovi criteri) sulle 189 nazioni prese in considerazione. Un risultato in chiaroscuro. Da un lato l’avanzamento rappresenta sicuramente un passo significativo nella giusta direzione soprattutto alla luce della perdita di posizione in tutti gli altri indici. Dall’altro se consideriamo che la Francia è al 12° posto, la Germania al 14°, la Gran Bretagna al 33°, la Spagna al 34°, il nostro 111° posto tra Gambia e Qatar è una ben magra consolazione. Dobbiamo ancora scalare quasi 100 posizioni per poter eguagliare la media europea.

Tempi ancora lunghi per le cause e costi legali alti. Per misurare l’indice Enforcing Contracts si ipotizza che una impresa italiana inizi un contenzioso presso il Tribunale di Roma per recuperare un credito contro un’altra impresa. Il giudice di primo grado dà ragione all’impresa attrice che però deve avviare una azione per l’esecuzione della sentenza. I 26 avvocati italiani che hanno partecipato a questo indice hanno stimato in oltre tre anni (1.120 giorni) la durata complessiva per il recupero del credito con un costo complessivo del 23,1% del valore in lite pari a € 11.973, di cui € 7.775 in costi per la parcella dell’avvocato (si consideri però che in caso di vittoria vengono quasi sempre recuperati con la condanna alle spese). Negli ultimi cinque anni, il miglioramento è stato constante ma non significativo.

Sopra la media l’indice italiano sulla Quality of judicial processes. È invece il terzo sub-indice sulla qualità della gestione delle procedure giudiziali, introdotto solo quest’anno (in sostituzione del numero di procedure necessarie utilizzato negli anni precedenti) in cui l’Italia con il punteggio di 13 su 18 si attesta sopra la media dei paesi Ocse (media di 11) e della Francia e Germania (di 12). In questo caso, i ricercatori con una serie complessa di domande hanno chiesto di valutare su una scala di punteggio la qualità delle procedure giudiziali. Da notare che l’unico indice in cui l’Italia ottiene il massimo punteggio disponibile (3 su 3) è quello della presenza delle procedure di risoluzione alternativa delle controversie e degli incentivi al loro ricorso. Non è un caso, infatti, che in questi ultimi mesi moltissimi rappresentanti dei ministeri della Giustizia di paesi europei stanno visitando il loro colleghi italiani, e i maggiori organismi di mediazione, per studiare il nostro sistema di ADR e soprattutto gli ottimi risultati prodotti dal nuovo modello di mediazione basato sulla partecipazione ad un primo incontro tra le parti e il mediatore.

Mediazione: la qualità non può essere gratuita!

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Dal Sole 24 Ore, l’articolo di Giuseppe De Palo:

“Proseguirà la sperimentazione della “nuova mediazione”, come il TAR Lazio ha definito la procedura per risolvere le liti civili fuori dai tribunali riscritta dal Decreto del fare. Secondo i giudici amministrativi, chiedere ai litiganti di provare prima a risolvere alcuni tipi di controversie con l’ausilio di un terzo neutrale non viola il principio del libero accesso alla giustizia, e anzi contribuisce a migliorarne il funzionamento.

La sentenza, però, ha sorpreso un po’ tutti stabilendo anche che il primo incontro di mediazione – per offrire il quale sono comunque necessarie significative risorse, organizzative e di personale – debba essere interamente gratuito. La reazione negativa di tutti gli organismi di mediazione, inclusi quelli forensi, non può essere banalizzata per almeno due motivi. Primo, è contraddittorio esigere un servizio professionale di qualità  e gratis. Secondo, la sentenza contraddice, senza motivazione alcuna sul punto, una circolare del Ministero della giustizia che distingueva nettamente le spese di avvio di 40 euro (sempre dovute) dal compenso (dovuto solo in caso di proseguimento oltre il primo incontro) per il tentativo di conciliazione.

Il danno però ora è fatto, e per rimediare rapidamente il Ministero non potrà che chiedere al Consiglio di Stato la riforma e prim’ancora la sospensione della sentenza, pena il possibile crollo di quella infrastruttura di mediazione il cui necessario funzionamento per la giurisdizione nel suo complesso – sono parole dello stesso Tar – ha legittimato l’urgenza del Decreto del fare.

Ma affidarsi a Palazzo Spada perché aggiusti la normativa vigente non può bastare. Sono ancora tante le mediazioni in cui una parte non si presenta; o si presentano entrambe, ma per abbandonare subito il tavolo. Per porre rimedio a questo problema, alcuni giudici negano la facoltà delle parti di porre liberamente termine alla procedura durante il primo incontro, basandosi su un’ambiguità del dettato normativo. L’obiettivo di questa giurisprudenza è giusto, ma occorre adeguare le norme per rimuovere ogni dubbio interpretativo.

Se non può fare di più, il governo approfitti dell’occasione per due interventi normativi. Primo: stabilire requisiti basilari di partecipazione in buona fede, tra cui la presenza necessaria di un decisore con poteri adeguati, in aggiunta a quella dell’avvocato. Secondo: tornare al Decreto del fare, che prevedeva per il primo incontro di mediazione un esborso forfetario assai contenuto, senza confusione (e ipocrisia) tra spese e onorari. Per quanto limitato, l’esborso iniziale indurrà le parti a impegnarsi di più nel primo incontro, oltre a risolvere il paradosso della gratuità di un servizio professionale (questa sì, molto probabilmente, una regola incostituzionale). Paradosso crescente ora che proprio il Tar, oltre alla costituzionalità, ha sancito la legittimità degli standard qualitativi della mediazione, rigettando anche tutte le contestazioni dei ricorrenti relative al DM 180/2010.

Quasi una mediazione su due ha successo, quando le parti restano al tavolo con il mediatore. I dati del Ministero sono incontestabili. Si pensi ai risultati possibili con un quadro normativo della mediazione ancora migliore, e ai danni per il sistema della giustizia civile se l’attività di mediazione, degli organismi pubblici e privati, dovesse di colpo bloccarsi.

Giuseppe De Palo

Presidente Adr center ”

Lunedì 14 Video Forum sulle prospettive della mediazione

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Video Forum – 14 luglio, 14:30-15:45
Prospettive della mediazione nell’ambito dell’imminente riforma della giustizia civile

Il ciclo dei video-forum di ADR Center prosegue con un dibattito a tre sulle misure recentemente annunciate dal Ministro Orlando sia per “aggredire” l’arretrato sia per potenziare la risoluzione alternativa delle controversie.
A discutere delle prospettive della risoluzione alternativa delle controversie, in video streaming all’indirizzo www.mondoadr.it e sul canale youtube ADR Center TV www.youtube.com/user/ADRcenterTV , saranno:

• Con. Francesco Antonio Genovese, Corte di Cassazione
• Prof. Giuseppe De Palo, ADR Center e Hamline University
• Prof. Chiara Giovannucci Orlandi, Università di Bologna

È possibile partecipare al dibattito e interagire con i relatori on-line. Per coloro che non fossero in grado di collegarsi, il video forum sarà registrato e disponibile successivamente sul canale YouTube ADR Center TV.

I giudici a lezione di mediazione delegata: un incontro presso il Tribunale di Roma

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I giudici a lezione di mediazione delegata

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La necessità di apprendere un nuovo modello di mediazione. Dalla riforma delle norme sulla mediazione civile e commerciale introdotte con il decreto del fare, moltissime le occasioni di esaminare questo “nuovo modello” che vede la contestata obbligatorietà , rectius: condizione di procedibilità , oramai “attenuata” e sostanziarsi nell’obbligo, per legge o per precetto giudiziario (anche oltre le specifiche materie ex art. 5 comma 1 bis d. lgs. 28/2010), di partecipare ad un incontro nel quale le parti, assistite dai loro legali di fiducia, potranno comprendere la funzione e le modalita’ di svolgimento della mediazione, esprimersi sulla possibilita’ di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procedere con lo svolgimento.

Da qui la necessità di valutare, in un periodo di quattro anni dalla revisione della normativa, l’efficacia dello strumento di risoluzione alternativa delle controversie rispetto al procedimento giurisdizionale – la procedura di mediazione appunto – di favorire la conclusione di accordi che mettano fine alle controversie insorte tra le parti.

Scuola Superiore della Magistratura. In questo nuovo scenario, si è svolto il 7 aprile scorso, a Scandicci nella storica sede della Scuola Superiore della Magistratura, il corso rivolto ai Magistrati che, dopo un’introduzione finalizzata a suscitare un confronto con esperti e studiosi della mediazione circa le prospettive della risoluzione alternativa delle controversie e il ruolo indefettibile della giurisdizione, ha affrontato diversi temi processuali rilevanti, quali la valutazione della procedibilità in assenza del tentativo; la rilevanza sostanziale e processuale dell’accordo; le conseguenze, probatorie e di natura economica, della mancata partecipazione senza giustificato motivo o della mancata accettazione della proposta. Una sessione specifica è stata dedicata alla mediazione ordinata dal giudice.

Formazione decentrata presso il Tribunale di Roma. A seguito dell’incontro presso la Scuola Superiore della Magistratura, il 5 giugno scorso si è tenuto presso la Sala della Musica del Tribunale Civile di Roma un incontro di formazione decentrata  dal titolo: “La mediazione “in azione”” in cui sono intervenuti circa 60 magistrati. I lavori sono stati aperti da un ampia introduzione del Presidente del Tribunale dott. Mario Bresciano che ha sottolineato l’importanza della mediazione delegata e le responsabilità del magistrato. Di seguito, il Prof. Giuseppe De Palo ha coordinato e commentato una simulazione di una mediazione ordinata dal giudice nei suoi vari aspetti di raccordo col processo, ad esso antecedenti e susseguenti. Gli avvocati ed esperti mediatori del foro di Roma Luca Tantalo, Giovanni De Luca, Renata Cimara Calderoni insieme agli ex magistrati Giovanna De Virgiliis e Mario Fantacchiotti hanno intepretato le parti, gli avvocati e il mediatore di una reale mediazione “portata in scena”.

L’apprezzamento manifestato dai tanti magistrati presenti rileva favorevolmente, anche alla luce dell’impulso che la magistratura intende dare all’utilizzo della mediazione delegata come ha sottolineato più di una volta il Presidente Mario Bresciano.

Mediazione: il 16 gennaio un convegno alla Camera con il Ministro

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Il 16 gennaio si terrà, presso la Camera dei Deputati, sala del Cenacolo, un importante convegno dal nome “La Mediazione in Europa e in Italia”.

Interverranno il Ministro Annamaria Cancellieri, Giuseppe De Palo, Presidente di Adr Center, Giorgio Santacroce, Primo Presidente della Corte di Cassazione, Cecilia Wikstrom, Componente della Commissione giuridica del Parlamento europeo, Guido Alpa, Presidente del Consiglio Nazionale Forense e Michele Vietti, Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Di seguito, il programma completo:

Introduzione
Annamaria CANCELLIERI – Ministro della Giustizia

La mediazione negli Stati Membri: dove funziona, e perché
Giuseppe DE PALO – Presidente di ADR Center e coordinatore dello studio del Parlamento europeo sull’attuazione della Direttiva in materia di mediazione

Per una “equilibrata relazione” tra mediazione e processo dell’Unione Europea
Cecilia WIKSTRÖM – Componente della Commissione giuridica del Parlamento europeo

Il ruolo della mediazione nel sistema giudiziario italiano
Giorgio SANTACROCE – Primo Presidente della Corte di Cassazione

La mediazione e le altre forme di risoluzione non giudiziaria delle controversie
Guido ALPA – Presidente del Consiglio Nazionale Forense

Conclusioni
Michele VIETTI – Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura

Per richiedere di partecipare: http://www.giustizia.it/resources/cms/documents/convegno16gen2014_invito.pdf