L’intervento a “La vita in diretta” del 5 maggio

Il 5 maggio scorso sono stato ospite su Rai 1, a “La vita in diretta” (intervistato da una bravissima Lorella Cuccarini) con un intervento sulla mediazione.

Di seguito il video:

Il nostro Studio è aperto

Vi informiamo che lo studio, dopo opportuna sanificazione, e anche se non abbiamo mai smesso di lavorare a distanza, è regolarmente aperto.

Per fissare un appuntamento, anche per rispettare le oppurtune cautele, scrivere a info@studiotantalofornari.it oppure chiamare il n. 063209190.

La Mediazione a “La Vita in Diretta”

Domani, martedì 5 maggio, dalle 17 circa, sarò collegato via Skype con La Vita in Diretta (RAI 1) per parlare di mediazione, con la speranza e l’obiettivo di suscitare l’interesse di chi non la conosce.

Vi aspetto!

Inizia il percorso formativo continuo online in “Tecniche Avanzate di Negoziazione e Mediazione” per avvocati, professionisti e mediatori

ADR Center offre un percorso formativo continuo in Tecniche Avanzate di Negoziazione e Mediazione diviso in moduli della durata di un’ora erogati online. Ogni modulo si incentra su una tematica specifica in cui il formatore interagisce con i partecipanti tramite la piattaforma di Zoom meeting. L’obiettivo principale di questo innovativo percorso formativo online è diffondere in Italia le più avanzate tecniche di negoziazione e di mediazione tra avvocati, professionisti e mediatori per facilitare la creazione di accordi “perfetti” e risolvere controversie in via stragiudiziale. I partecipanti possono seguire online tutti o solo i moduli formativi di loro interesse.

Di seguito l’articolo intero:

Inizia il percorso formativo continuo online in “Tecniche Avanzate di Negoziazione e Mediazione” per avvocati, professionisti e mediatori

Come funzionano le mediazioni telematiche

In questo video del bravissimo Andrea Buti, mediatore di Adr Center, vediamo come possono funzionare le mediazioni telematiche in questo periodo complicato:

La mediazione, che anche a causa della chiusura dei Tribunali, attualmente è l’unico modo per tutelare i propri diritti, non si ferma!

Locazione (e non solo) e coronavirus: le opportunità della mediazione

Come ben noto, il D.lgs. 28/10, come modificato dalla legge 98/2013 e dalle ulteriori disposizioni di legge (art. 1-bis, comma 2, D.Lgs. 6 agosto 2015, n. 130, comma, da ultimo, modificato dall’articolo 11-ter del D.L. 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla L. 21 giugno 2017, n. 96 , e dall’ art. 2, comma 10, D.Lgs. 21 maggio 2018, n. 68), dispone all’art. 5, comma 1 bis, che “Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto, assistito dall’avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto…”.

Il comma 4 dello stesso articolo dispone che, tra gli altri, la cosiddetta “mediazione obbligatoria” non si applichi ai procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino al mutamento del rito di cui all’articolo 667 del codice di procedura civile, che dispone “Pronunciati i provvedimenti previsti dagli articoli 665 e 666 il giudizio prosegue nelle forme del rito speciale, previa ordinanza(2)di mutamento di rito ai sensi dell’articolo 426″.

In sostanza, dal momento dell’emissione dell’ordinanza della convalida di sfratto (o della sua mancata concessione) e quindi a seguito di mutamento del rito, diviene obbligatorio depositare istanza per il tentativo di conciliazione presso un organismo abilitato, pena l’improcedibilità della domanda.

Perché questa lunga premessa? E’ presto spiegato: chi scrive, grazie ad Adr Center, organismo iscritto al n. 1 dell’apposito registro presso il Ministero della Giustizia, che negli anni mi ha dato fiducia (pazzi!) ha svolto come mediatore oltre tremila procedure di mediazione in tutta Italia (in realtà qualcuna anche a Londra) di cui tante in materia di locazione. La mia esperienza mi permette di affermare, senza timore di smentita, che si tratta di una delle materie, insieme alle divisioni ereditarie e non, e al Condominio, con il più alto tasso di successi. E di solito, il risultato è molto buono per tutte le parti, e non si limita ad una mera questione economica sugli eventuali canoni di locazione non pagati; anzi spesso, come mi è capitato in una delle mie prime mediazioni (a Messina), con l’aiuto di un bravo mediatore si riesce a salvaguardare il rapporto personale tra le parti e di conseguenza, a salvare e rinnovare il rapporto contrattuale. Il che, con la crisi generale e quella ancora più grave per il Covid 19, è un risultato straordinario, anche perché vi sono diversi vantaggi, utilizzando la mediazione, di natura fiscale.

Di conseguenza, siccome “prevenire è meglio che curare“, nella situazione in cui ci troviamo, in cui siamo tutti in emergenza per il Coronavirus, a mio parere è altamente consigliabile, onde ottenere un buon risultato, per chi è titolare di un contratto di locazione commerciale (ma non solo), cercare un accordo con il proprietario (che a sua volta potrebbe avere interesse a iniziare il procedimento), che possa evitare liti e che consenta a tutti di uscire senza danni, nell’ottica di ricominciare a produrre appena l’emergenza finirà. L’alternativa, peraltro, è una lite giudiziaria senza vincitori, ma con una probabile condanna alle spese, e spesso senza che la sentenza possa essere eseguita in modo utile.

Peraltro, ora come ora i Tribunali sono chiusi fino all’11 maggio, ma è molto probabile che lo saranno fino alla fine di giugno, il che significa andare in prima udienza a ottobre. Impossibile, quindi, avere una decisione in tempi rapidi, mentre in mediazione si ha un titolo esecutivo nel termine massimo di tre mesi. Inoltre, come sta accadendo in una notissima località balneare, in cui gli albergatori si trovano in grandissima difficoltà vista la sicura riduzione ma anche la possibile cancellazione della stagione, la mediazione ha sicure possibilità di risolvere nel miglior modo possibile anche i contratti relativi agli affitti d’azienda.

Per informazioni su come avviare una procedura di mediazione: http://www.adrcenter.com

Nelle procedure di mediazione per divisione ereditaria ogni parte costituisce un centro di interessi ed è tenuta al pagamento delle indennità

Per il Tribunale di Lecce (sentenza del 4 febbraio 2020, qui allegata), nelle procedure di mediazione relative a divisione ereditaria, ogni singolo erede costituisce un centro di interesse ed è tenuto al pagamento delle indennità. Infatti, secondo la sentenza qui allegata, “ogni coerede rappresenta per legge un distinto ed autonomo centro di interessi e si pone in “contrasto” con gli altri eredi proprio in virtù del fatto che ciascuno deve (o dovrebbe) avere una quota pari agli altri e nessuno deve (o dovrebbe) venire leso nel proprio diritto. La previsione normativa della obbligatorietà della mediazione in questa materia risulta condivisibile poiché finalizzata a sgravare i Tribunali di una serie di liti che, non solo non si possono definire contenziosi puri, intendendo con questo termine i contenziosi in cui, in linea teorica, vi è una parte soccombente ed una parte vittoriosa, ma che d’altro canto sottendono rivendicazioni di carattere personale (e spesso con profili non prettamente giuridici), che solo in ambito di mediazione si riesce a scardinare, discutere e superare. In virtù del fatto che ogni erede rappresenta un distinto centro di interessi, ogni erede è tenuto a pagare l’indennità all’Organismo, non valendo ad escludere tale obbligo il fatto che dal punto di vista sostanziale gli interessi di due o più parti coincidano. Si è pronunciato in tale senso il Tribunale di Padova con sentenza del 19 ottobre 2017

Di conseguenza, in un procedimento di appello relativo ad un’opposizione a decreto ingiuntivo, il Tribunale ha rigettato il gravame, confermando la sentenza di primo grado che condannava tutti gli eredi al pagamento delle indennità, e condannandoli anche al pagamento delle spese legali di entrambi i gradi di giudizio.

Tribunale_Lecce

Il termine di quindici giorni per la mediazione demandata è ordinatorio, ma solo a determinate condizioni

Da tempo si è aperta una discussione, tra gli operatori del diritto, relativamente alla natura del termine di quindici giorni per presentare la domanda di mediazione, assegnato dal Giudice ai sensi del comma 1 bis o del comma 2 del D. Lgs. 28/10.

Parte della dottrina, e della prima giurisprudenza (Trib. Lecce, 6 marzo 2017), sosteneva che si trattasse di termine perentorio, con la conseguenza dell’improcedibilità nel caso di mancato rispetto del termine, mentre con il passar del tempo si è fatta sempre più strada la tesi che considera tale termine come ordinatorio, purché la procedura di mediazione sia stata conclusa (o comunque ultimente iniziata) prima della successiva udienza (Corte d’ Appello di Milano, sentenza n. 2515/17 del 07/06/2017), e come confermato da Tribunale di Roma, 13 febbraio 2019, n. 3360: “sul punto si deve ribadire quanto già statuito con il provvedimento reso a scioglimento della riserva assunta all’esito della citata udienza. Ed invero ai sensi dell’art. 152 c.p.c., i termini “possono essere stabiliti dal giudice anche a pena di decadenza soltanto se la legge lo permette espressamente”; in mancanza di una espressa previsione “i termini stabiliti dalla legge sono ordinatori”. Ora il termine di 15 giorni indicato dall’art. 5 del D.Lgs. 28/2010 non è espressamente qualificato come perentorio, né è prevista alcuna decadenza per la mancata osservanza di detto termine, sicché il termine concesso da questo Giudice con l’ordinanza dell’8/10/2015 deve ritenersi ordinatorio e nessuna decadenza può essere imputata alla parte attrice che ha provveduto, sia pure con ritardo, ad attivare il procedimento di mediazione davanti all’organismo territorialmente competente.

Recentemente è intervenuta sul punto anche la Corte d’appello di Firenze, con sentenza del 13 gennaio 2020 (allegata qui di seguito), in cui la Corte territoriale, sostiene che l’improcedibilità non può essere dichiarata se non sia espressamente comminata dalla legge, e le relative ipotesi sono tassative e non suscettibili di interpretazione analogica. Secondo la Corte d’appello, in questo caso l’improcedibilità può essere comminata solo se ci si trova di fronte all’effettivo mancato esperimento della mediazione e non al tardivo deposito dell’istanza di mediazione, non essendovi nella normativa alcuna disposizione in questo senso, anche perché la ratio è quella dell’effettivo esperimento della mediazione, pur se con esito negativo.

Il termine di quindi giorni, secondo la sentenza in commento, è ordinatorio e non perentorio, perché non è indicato come tale dalla legge, né l’eventuale perentorietà si desume dallo scopo o dalla funzione esercitata dal termine, proprio perché la ratio della norma non è il termine di instaurazione, ma l’effettivo svolgimento del tentativo di mediazione, come statuito anche dalla sentenza della Corte di Appello di Milano del 4 luglio 2019, che viene citata da quella di Firenze nel provvedimento in commento.

In sostanza, ove il procedimento di mediazione venga comunque definito (o comunque iniziato utilmente, con il proseguimento della mediazione, eventualmente rinviata per il suo perfezionamento), prima della successiva udienza, anche se l’istanza sia stata depositata dopo i 15 giorni assegnati dal giudice, non si potrà dichiarare l’improcedibilità della domanda.

AppFirenze, sentenza n. 65 del 13 gennaio 2020

Per approfondimenti e per la giurisprudenza aggiornata sulla mediazione, vi invito a consultare il sito http://www.mondoadr.it, portale sempre aggiornato sulle procedure di risoluzione alternativa delle controversie.

Al via i lavori del Tavolo Tecnico sulle procedure stragiudiziali in ambito civile e commerciale (da www.mondoadr.it)

Ieri sono iniziati i lavori del tavolo tecnico sulla riforma delle ADR. Ci auguriamo che i risultati dei lavori vengano presi in seria considerazione dal Ministro.

Qui i dettagli:

Al via i lavori del Tavolo Tecnico sulle procedure stragiudiziali in ambito civile e commerciale

L’ambito della mediazione andrebbe ampliato, non ridotto

Pubblichiamo, per gentile concessione dell’autore, l’articolo del dott. Leonardo D’Urso, già pubblicato su http://www.mondoadr.it/

La riforma del processo civile proposta dal Ministro Alfonso Bonafede contiene una drastica riduzione delle materie in cui è prevista la partecipazione ad un primo incontro di mediazione come condizione di procedibilità pari a 55.000 procedure in meno che rappresentano circa il 40% delle istanze di mediazione. Per circa 39.000 procedure, la motivazione adottata è la scarsa adesione di banche, assicurazioni e ospedali alle procedure di mediazioni. Al contempo, circa 16.000 procedure che registrano il più alto tasso adesione e successo sullo scioglimento delle comunioni, rientranti nell’ambito delle divisioni e successioni, sarebbero sorprendentemente eliminate e affidate a notai e avvocati iscritti al registro dei delegati alle vendite con una procedura che non ha nulla a che vedere con la mediazione. Di contro, il Ministro Bonafede propone un’estensione del primo incontro in materia di contratto di mandato e di rapporti di mediazione che nel 2018 hanno registrato rispettivamente nei tribunali 1.067 nuove procedure e 1.131.

Un’attenta lettura delle statistiche degli ultimi sei anni, insieme all’esperienza quotidiana dei 24.014 mediatori, dei 594 organismi di mediazione (Ordini forensi e Camere di Commercio in primis) con migliaia di sedi operative accreditate dal Ministero della Giustizia e con oltre 2.000 dipendenti che svolgono un importante funzione di segretaria, suggerirebbe esattamente il contrario.

Solo il primo incontro è obbligatorio. La prosecuzione è sempre volontaria

Occorre innanzitutto fare una premessa importante che ancora sfugge a molti anche del settore. Da sei anni l’Italia sperimenta come condizione di procedibilità, in un circoscritto ambito del contenzioso civile, la partecipazione obbligatoria ad un primo incontro di mediazione in cui le parti assistite dai loro avvocati possono scegliere volontariamente di iniziare un percorso di mediazione ovvero di ricorrere immediatamente in tribunale. Questo incontro iniziale deve svolgersi entro 30 giorni dal deposito dell’istanza e nella maggioranza dei casi ad un costo fisso di 40 euro. Questa procedura, considerata una best practice a livello internazionale, non può certo essere definita superficialmente come “mediazione obbligatoria”. Gli organismi di mediazione svolgono questo primo incontro chiaramente al di sotto dei costi vivi e i mediatori, nella stragrande maggioranza avvocati, offrono gratuitamente la loro prestazione professionale. Inoltre, se le parti hanno diritto al gratuito patrocinio, il mediatore e gli organismi devono svolgere l’intera procedura di mediazione gratuitamente senza alcun rimborso da parte dello Stato. Forse, questa è l’unica legge italiana che obbliga professionisti e imprese a lavorare gratuitamente.

Dal 2013 il contenzioso in tribunale è diminuito del 40% nelle materie con il primo incontro obbligatorio (con esclusione delle bancarie)

Fatta questa doverosa premessa, su 516.365 procedure di contenzioso civile e commerciale vertenti su diritti disponibili (escludendo quindi la volontaria giurisdizione, esecuzioni, lavoro, famiglia, fallimenti, etc…) presso gli uffici dei giudici di pace e tribunali, solo in circa il 13% di queste procedure è previsto la partecipazione al primo incontro di mediazione. Ebbene, in queste materie indicate nel comma 1bis dell’art. 5 del Dlgs. 28/2010, le sopravvenienze nei tribunali sono diminuite del 40% (da 88.594 procedure nel 2013 a 52.750 nel 2018 con l’esclusione delle materie bancarie di cui diremo in seguito) contro una diminuzione media del contenzioso nello stesso periodo di circa il 25%. Non c’è dubbio che la partecipazione al primo incontro di mediazione ha avuto quindi un effetto deflattivo notevolmente superiore alla media.

Numero di accordi di mediazione crescenti, anche con istanze di mediazione in leggera diminuzione

Altro dato significativo poco considerato è l’andamento del numero degli accordi di mediazione crollati nel periodo 2012/2013 post-sentenza della Cassazione e repentinamente aumentati nel 2014, a seguito dell’introduzione del primo incontro, fino a sfiorare i 20.000 accordi l’anno scorso nonostante il numero di istanze di mediazione in leggera diminuzione. A questi occorre aggiungere circa un altro 15/20 per cento di accordi trovati al di fuori della procedura di mediazione in procedure apparentemente negative.

Fonte: Elaborazione dati del Ministero della Giustizia (numero di definizioni moltiplicato per le percentuali di comparsi e per le percentuali di accordi)

Di fronte all’evidenza di questi dati, la scelta più razionale sarebbe quella di compiere un passo ulteriore. Estendere la partecipazione al primo incontro di mediazione ad altre materie che si prestano in particolar modo alla mediazione come il contenzioso contrattuale (pari a 91.857 casi nel 2018), alla responsabilità extra contrattuale (38.768 casi) e alle poche migliaia di competenza del tribunale delle imprese.

Come risolvere il problema delle mediazioni bancarie

Il Ministro Bonafede ha ragione nell’affermare che la mediazione nel contenzioso bancario, assicurativo e nella responsabilità medica non ha dato buoni risultati rispetto alle altre materie. Il motivo è nella generale indisponibilità di banche, assicurazioni e strutture sanitarie ad aderire al primo incontro e spesso nel proseguire nella procedura. La soluzione quindi non è di eliminare queste materie sottraendo la possibilità ai cittadini e imprese di incontrare entro 30 giorni rappresentanti di banche, degli ospedali e delle loro assicurazioni. Al contrario, occorrerebbe vincolare le grandi aziende (come appunto banche e assicurazioni) che offrono prodotti e servizi ai consumatori ad aderire alle procedure di mediazione e ADR previste dalle varie normative tramite la presenza di un funzionario a conoscenza del caso e con pieni poteri di transigere. L’esperienza di successo della mediazione obbligatoria dei Corecom nel contenzioso in materia di telefonia costituisce un modello da replicare in altri settori del consumo. Al contempo, sia nel contenzioso bancario che in quelle sanitario occorrerebbe introdurre la possibilità di utilizzare le perizie tecniche prodotte durante la procedura di mediazione anche nel successivo possibile giudizio.

Richiesta di un tavolo permanente con gli operatori delle ADR

Per tutte queste ragioni, ci si augura che il Ministro della giustizia possa indire urgentemente un tavolo tecnico permanente con gli operatori della mediazione per affrontare i problemi e monitorare i risultati e conseguentemente, ai sensi della normativa vigente e non attuata, riferire al più presto alle Camere sugli effetti prodotti e sui risultati conseguiti dal primo incontro di mediazione.