Mediazione: la qualità non può essere gratuita!

Dal Sole 24 Ore, l’articolo di Giuseppe De Palo:

“Proseguirà la sperimentazione della “nuova mediazione”, come il TAR Lazio ha definito la procedura per risolvere le liti civili fuori dai tribunali riscritta dal Decreto del fare. Secondo i giudici amministrativi, chiedere ai litiganti di provare prima a risolvere alcuni tipi di controversie con l’ausilio di un terzo neutrale non viola il principio del libero accesso alla giustizia, e anzi contribuisce a migliorarne il funzionamento.

La sentenza, però, ha sorpreso un po’ tutti stabilendo anche che il primo incontro di mediazione – per offrire il quale sono comunque necessarie significative risorse, organizzative e di personale – debba essere interamente gratuito. La reazione negativa di tutti gli organismi di mediazione, inclusi quelli forensi, non può essere banalizzata per almeno due motivi. Primo, è contraddittorio esigere un servizio professionale di qualità  e gratis. Secondo, la sentenza contraddice, senza motivazione alcuna sul punto, una circolare del Ministero della giustizia che distingueva nettamente le spese di avvio di 40 euro (sempre dovute) dal compenso (dovuto solo in caso di proseguimento oltre il primo incontro) per il tentativo di conciliazione.

Il danno però ora è fatto, e per rimediare rapidamente il Ministero non potrà che chiedere al Consiglio di Stato la riforma e prim’ancora la sospensione della sentenza, pena il possibile crollo di quella infrastruttura di mediazione il cui necessario funzionamento per la giurisdizione nel suo complesso – sono parole dello stesso Tar – ha legittimato l’urgenza del Decreto del fare.

Ma affidarsi a Palazzo Spada perché aggiusti la normativa vigente non può bastare. Sono ancora tante le mediazioni in cui una parte non si presenta; o si presentano entrambe, ma per abbandonare subito il tavolo. Per porre rimedio a questo problema, alcuni giudici negano la facoltà delle parti di porre liberamente termine alla procedura durante il primo incontro, basandosi su un’ambiguità del dettato normativo. L’obiettivo di questa giurisprudenza è giusto, ma occorre adeguare le norme per rimuovere ogni dubbio interpretativo.

Se non può fare di più, il governo approfitti dell’occasione per due interventi normativi. Primo: stabilire requisiti basilari di partecipazione in buona fede, tra cui la presenza necessaria di un decisore con poteri adeguati, in aggiunta a quella dell’avvocato. Secondo: tornare al Decreto del fare, che prevedeva per il primo incontro di mediazione un esborso forfetario assai contenuto, senza confusione (e ipocrisia) tra spese e onorari. Per quanto limitato, l’esborso iniziale indurrà le parti a impegnarsi di più nel primo incontro, oltre a risolvere il paradosso della gratuità di un servizio professionale (questa sì, molto probabilmente, una regola incostituzionale). Paradosso crescente ora che proprio il Tar, oltre alla costituzionalità, ha sancito la legittimità degli standard qualitativi della mediazione, rigettando anche tutte le contestazioni dei ricorrenti relative al DM 180/2010.

Quasi una mediazione su due ha successo, quando le parti restano al tavolo con il mediatore. I dati del Ministero sono incontestabili. Si pensi ai risultati possibili con un quadro normativo della mediazione ancora migliore, e ai danni per il sistema della giustizia civile se l’attività di mediazione, degli organismi pubblici e privati, dovesse di colpo bloccarsi.

Giuseppe De Palo

Presidente Adr center ”

La mediazione è più viva che mai! (Dal Corriere Economia)

CORRIERE ECONOMIA

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Diritti. Mediatori promossi. E ora pensano in grande

Proposta l’estensione della procedura nei Tribunali delle imprese e per tutti i contratti commerciali. Ma…

Fine della guerra di carte bollate. Per ora. Dopo cinque anni, la mediazione delle controversie civili ha ottenuto pieno via libera dal Tar Lazio, che ha ritenuto legittimo non solo il nuovo impianto normativo, ma persino la sua re-introduzione in via di urgenza con il Decreto del Fare.

Numeri a confronto. A esultare stavolta sono i sostenitori della mediazione che proprio qualche giorno fa avevano incassato la critica del presidente  della Cassazione. Nella relazione d`inaugurazione dell`anno giudiziario, infatti, si sanciva l`inefficacia dello strumento visto che solo il 10% delle mediazioni avviate termina con un accordo, perché molti ancora non accettano l`invito a recarsi di fronte al mediatore, o se lo fanno decidono di abbandonare subito il percorso conciliativo.

Sui numeri si gioca gran parte del dibattito sull`efficacia della mediazione: i detrattori lo considerano uno strumento inefficace nello sveltire la macchina giudiziaria e portano a sostegno i numeri esigui di mediazioni andate a buon fine. Una valutazione che però conterrebbe un errore statistico macroscopico, secondo Giuseppe De Palo, presidente di A& Center: «Il tango si fa in due, e la mediazione (almeno) in tre: assurdo quindi considerare fallite delle procedure mai effettivamente avviate, o dove addirittura sono presenti il mediatore e una sola delle parti. Per accrescere la partecipazione alla procedura, si pensi a incentivi e sanzioni più adeguati».

In effetti, quando le parti sono rimaste al tavolo con il mediatore, la soluzione bonaria della lite si è trovata quasi una volta su due, anche se i numeri assoluti non sono di grande rilevanza. «È la dimostrazione che lo strumento, se usato correttamente, funziona continua De Palo – perché il risparmio
collettivo derivante dalle mediazioni di successo è assai superiore ai costi aggiuntivi di quelle non riuscite. Inoltre, senza tentativo di conciliazione preliminare quegli accordi non ci sarebbero mai stati, perché se i litiganti sono finiti davanti al mediatore, evidentemente l`accordo tra loro e i rispettivi avvocati non era stato trovato».

Il rilancio. Incassata la sentenza del Tar, i mediatori adesso rilanciano e propongono di estendere il campo della mediazione, come passaggio  preliminare rispetto al processo.

La commissione Giustizia della Camera, in sede di conversione in legge del Decreto del fare, aveva tentato di includere nella mediazione le materie di competenza dei tribunali delle imprese e tutti contratti commerciali.
Adesso i tempi sono maturi? Forse, considerato che si registrano aperture anche tra gli avvocati: per Andrea Zanello, membro del direttivo dell`Anf, il potenziamento della mediazione è ora scontato, visti i limiti dei nuovi strumenti deflattivi del contenzioso civile messi in campo dal Decreto legge
132/2014. «A diversi mesi dalla sua conversione in legge – afferma Zanello – non mi risulta che sia stato ancora avviato un solo arbitrato presso i consigli forensi. È vero, mancano ancora delle norme complementari, ma soprattutto non si vede l`interesse della categoria e dei litiganti».

Prospettiva europea. La mediazione viene proposta dunque come soluzione alternativa agli strumenti di arbitrato e negoziazione assistita (appena varati dal governo) sollevando dubbi sull`efficacia di questi strumenti per risolvere le liti fuori dai tribunali. Per esempio, per quanto riguarda la negoziazione assistita, si sollevano dubbi di costituzionalità
nella sua versione obbligatoria (cosa che per altro era accaduta anche per la stessa mediazione).

Invece sull`arbitrato dei consigli forensi e sulla negoziazione assistita, che nelle dichiarazioni del ministro Orlando dovrebbero smaltire centinaia di migliaia di cause civili all`anno, è invece nota la netta stroncatura del’Anm.

Sponsor del potenziamento della mediazione in Italia potrebbe essere il Parlamento europeo, che affronterà il tema al prossimo Forum sulla giustizia civile, a cui partecipano i rappresentanti dei 28 stati membri. In quell`occasione verrà presentato il nuovo rapporto dell`emiciclo di Strasburgo sull`impatto della Direttiva europea in materia di mediazione.

Il rapporto dello scorso anno, valse una lettera di congratulazioni da Bruxelles all`allora ministro della giustizia Cancellieri. Quest`anno i mediatori sperano in qualcosa di più. ISIDORO TROVATO (Corriere Economia)