Varato il codice di autoregolamentazione degli organismi di mediazione professionali e indipendenti

DA http://www.mondoadr.it

È opinione comune che i requisiti minimi richiesti agli organismi di mediazione dal D.Lgs. 28/10 e i decreti ministeriali attuativi non siano sufficienti ad assicurare agli utenti la qualità del servizio di mediazione che, per sua natura, deve essere molto elevata. Insieme ad altri fattori, l’insufficienza dei requisiti qualitativi ha alimentato la critica nei confronti della mediazione e degli organismi di mediazione. In particolare, la normativa attuale non consente agli utilizzatori di valutare bene l’esperienza di un organismo e la competenza dei suoi mediatori, che sono requisiti fondamentali per una scelta consapevole.

 Negli scorsi mesi, situazioni e pratiche a dir poco scorrette hanno minato la credibilità dell’intero settore: mediatori impreparati e poco competenti, o in chiaro conflitto di interessi; logistica infelice; commistione tra la gestione di procedure di mediazione e svolgimento di attività professionali o commerciali; indennità di mediazione poco chiare; accaparramento della clientela tramite offerte “2×3” o tessere premio; sconti offerti a una sola parte; baratto tra istanze depositate e nomine a mediatore.

Per innalzare la qualità del servizio di mediazione, ADR Center e Resolutia si fanno promotori dell’adozione di un “Codice di autoregolamentazione degli organismi di mediazione professionali e indipendenti” che riunisce gli organismi che adottano i seguenti principi:

  1. Trasparenza totale sull’organismo e sui mediatori
  2. Esclusività della attività di mediazione degli organismi
  3. Indipendenza dell’organismo
  4. Indipendenza dei mediatori
  5. Competenza dei mediatori
  6. Capacità organizzativa e finanziaria proporzionale al numero di sedi

L’adozione del Codice di autoregolamentazione ha lo scopo di favorire una scelta consapevole dell’organismo da parte degli utenti del servizio di mediazione e al contempo di alzare la qualità degli organismi di mediazione. Pensato soprattutto per gli organismi privati, per quanto applicabili i principi del codice sono adottabili anche dagli organismi pubblici.

Previa verifica da parte di una commissione di garanzia indipendente presieduta dalla Professoressa Chiara Giovanucci Orlandi, gli organismi di mediazione che ne rispettano i requisiti e pubblicano la scheda informativa sul proprio sito potranno esporre il logo identificativo del Codice di autoregolamentazione. La commissione di garanzia indipendente verifica la dichiarazione dell’organismo di aderenza di principi del Codice e la pubblicazione sul sito dell’organismo di una scheda informativa che contiene tutte le informazioni richieste. I singoli organismi sono i soli responsabili in caso di dichiarazioni mendaci.

I contenuti del Codice e gli organismi aderenti saranno promossi e pubblicizzati presso le maggiori associazioni di imprese, le associazioni di consumatori e gli studi legali. Confidiamo che il Codice di autoregolamentazione sia adottato dalla maggioranza degli organismi di mediazione e divenga un elemento centrale per lo sviluppo della mediazione in Italia.

CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE DEGLI

ORGANISMI DI MEDIAZIONE PROFESSIONALI E INDIPENDENTI

 Gli organismi di mediazione aderenti al codice di autoregolamentazione e autorizzati ad esporre il logo di identificazione degli aderenti si impegnano a rispettare i seguenti principi.

1. Trasparenza. Al fine di favorire una scelta consapevole da parte degli utenti, gli organismi di mediazione aderenti al Codice di autoregolamentazione devono avere un sito internet contenente alcune informazioni minime raccolte nella scheda standard allegata al Codice. In particolare le informazioni devono comprendere: oggetto sociale completo, nome del responsabile dell’organismo; nome di soci, associati, amministratori e finanziatori; indennità di mediazione e criteri di calcolo; criteri di nomina dei mediatori, nomi e curricula sintetici dei mediatori; statistiche dettagliate e aggiornate sulle procedure gestite; indicazioni percentuali del fatturato in relazione allo svolgimento delle attività di ADR (mediazione, arbitrato, formazione e consulenza). Le indennità di mediazione devono essere chiare e facilmente calcolabili.

2. Esclusività dell’attività di ADR degli organismi. Alla luce della peculiarità dell’attività svolta, le procedure di mediazione non possono essere gestite in commistione con altre attività professionali, commerciali, di consulenza o di formazione generica. L’oggetto sociale esclusivo dell’organismo di mediazione deve essere l’attività di gestione delle procedure di mediazione e di risoluzione alternativa delle controversie, e quelle strettamente correlate di formazione, consulenza o editoria nel settore della risoluzione alternativa delle controversie (ADR). Di conseguenza, la sede principale dell’organismo deve essere dedicata esclusivamente alla gestione delle attività sopra descritte e al coordinamento di eventuali sedi operative. Gli incontri di mediazione possono svolgersi presso strutture con destinazione diversa alla sola condizione che siano rese note l’attività prevalente della struttura e il nome o la ragione sociale di chi la gestisce.

 3.  Indipendenza dell’organismo. L’organismo di mediazione deve essere e apparire indipendente e imparziale rispetto ai litiganti, ai loro avvocati e consulenti. Intese e agevolazioni economiche tra l’organismo e i propri clienti –  specie se non chiare, trasparenti e ben definite – compromettono l’indipendenza e l’imparzialità del terzo neutrale. Eventuali convenzioni ed agevolazioni economiche sono consentite per specifici settori di contenzioso, purché indirizzate indistintamente a tutti i soggetti partecipanti alle singole procedure e rese note in modo chiaro e trasparente, nel rispetto dei doveri di dignità e decoro professionali.

4.  Indipendenza dei mediatori. Il regolamento dell’organismo deve prevedere che l’avvocato o il professionista che svolge le funzioni di mediatore non può essere parte ovvero rappresentare, assistere o difendere i propri clienti in procedure di mediazione dinanzi al medesimo organismo. Fatta salva la diversa volontà congiunta delle parti, è quindi vietato al professionista esercitare presso lo stesso organismo la funzione di mediatore, di parte o di consulente di parte in lite. Sono vietati tutti gli accordi tra organismi volti a eludere tale divieto.

5.  Competenza dei mediatori. Le procedure di mediazione, con prevalenti aspetti di natura giuridica economica, saranno prioritariamente affidate a mediatori laureati in discipline giuridiche o economiche. I mediatori dovranno essere in possesso di un’adeguata esperienza professionale nella materia del contendere e nella gestione delle procedure di mediazione, in regola con i requisiti di aggiornamento professionale e preferibilmente aver sostenuto un percorso di affiancamento. Qualora fossero necessarie competenze specifiche di altri professionisti (ad es. medici, ingegneri, psicologi) questi potranno essere nominati come mediatori o co-mediatori.

6.       Capacità organizzativa e finanziaria. L’organismo deve possedere una capacità finanziaria adeguata a garantire agli utenti sedi adatte per gli incontri di mediazione, personale di segreteria formato e in numero sufficiente per i casi da gestire, una piattaforma online per la gestione delle procedure, il rispetto delle normative vigenti (ad es. in tema di sicurezza e privacy), e in generale standard elevati di qualità gestionale. In ogni caso, l’organismo deve possedere un adeguato capitale sociale o fondo di garanzia, in relazione al numero di procedure e sedi gestite, a garanzia dei pagamenti ai terzi e ai mediatori.

Scheda informativa da pubblicare sul

sito internet dell’organismo aderente

(con un link evidente dalla homepage dal logo del codice di autoregolamentazione)

Nome dell’organismo e forma giuridica
Anno di fondazione
Oggetto sociale Riportare l’oggetto sociale per intero al fine di valutare l’esclusività nell’attività di mediazione.
Nome del responsabile e delle principali cariche sociali e loro CV Nomi e relative cariche.
Nome di soci, associati, finanziatori e loro quote Nomi e quote societarie.
Regolamento Link alla pagina del sito.
Indipendenza dell’organismo Indicare eventuali intese e agevolazioni che devono essere rivolte a tutti i soggetti partecipanti alle procedure nel rispetto dei doveri di dignità e decoro professionale
Indipendenza dei mediatori Riportare l’articolo del regolamento che vieta ai mediatori di essere parte o assistere i propri clienti dinanzi al medesimo organismo in cui sono iscritti.
Capacità logistica e organizzativa Indicazione delle sedi e loro destinazione principale in caso di svolgimento nei medesimi locali di altre attività.
Capacità finanziaria Capitale sociale o fondo di garanzia.
Criteri di nomina dei mediatori Riportare l’articolo del regolamento.
CV dei mediatori Link alla pagina del sito.
Indennità di mediazione e criteri di calcolo Link alla pagina del sito.
Statistiche complete delle mediazioni svolte Informazioni minime richieste: nr. di istanze ricevute, % di accettazione, % di successo, valore medio, durata media. Link alla pagina del sito
Indicazioni sul fatturato dell’ultimo esercizio e sua composizione Fatturato complessivo dell’organismo durante l’ultimo anno di esercizio:  % mediazioni, % formazione, % consulenza e progetti ADR.

Avvocati: il Consiglio dell’Ordine di Treviso dimezza la quota di iscrizione annuale

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Treviso, “stante la particolare situazione economica che investe anche la nostra Categoria“, ha deciso di dimezzare le quote di iscrizione per il 2013.  Saggio provvedimento che speriamo venga seguito da analoghe decisioni in altre Circoscrizioni…

Ordine Avvocati Treviso
Ordine Avvocati Treviso

 

Michele Vietti, “Resto convinto che l’unico modo efficace per la mediazione sia quello di prevedere l’obbligatorietà”

Da http://www.mondoadr.it

Dopo il successo di La Fatica dei giusti, con Facciamo giustizia (Università Bocconi Editore / Egea) Michele Vietti ritorna sulle priorità della giustizia italiana con un decalogo operativo che offre gli spunti per un ampio progetto di riforma. Consigliamo a tutti gli operatori della giustizia la lettura di questo interessante saggio. Pubblichiamo uno stralcio del paragrafo: “Mediazione volontaria o obbligatoria? Una partenza in salita”.

 <<La citata pronuncia della Corte costituzionale inci­derà senza dubbio sull’effettivo utilizzo dell’istituto. Personalmente ero e resto convinto che l’unico modo realmente efficace per indurre  i cittadini  ad utilizzare lo strumento sia quello.di prevederne l’obbligatorietà. Siamo infatti  un curioso  paese: vediamo nei tribunali l’unica via di risoluzione delle controversie meritevole di fiducia, salvo poi lamentarci quando la risposta arriva in ritardo e magari, dopo avere scalato tutti i gradi della giurisdizione, dichiararci insoddisfatti del risultato ottenuto. Con un simile atteggiamento cul­turale è difficile pensare che gli strumenti alternativi, se non sono obbligatori, possano avere un qualche successo. Lo dimostra il fatto che le Adr esistono già a livello volontario da decenni – penso alle camere arbitrali istituite da vari consigli dell’Ordine degli avvocati – ma, ad eccezione di settori molto specialistici, non hanno fornito una risposta quantitativamente rilevante.

Nel periodo in cui è stata applicata, prima dell’in tervento della Consulta, la media-conciliazione obbligatoria ha dato risultati incoraggianti. Secondo i dati del Ministero della Giustizia, nel 2011 si è regi strato  un calo del 30% delle iscrizioni a ruolo per le materie oggetto della media-conciliazione, con una partecipazione delle parti che è andata crescendo dal 28 sino al 35% del totale. Verosimilmente, l’obbligo avrebbe rappresentato, almeno in una prima fase, un efficace strumento  ”educativo” – mi si passi l’espres­sione – per costruire nell’opinione pubblica e anche tra i professionisti del diritto una mentalità aperta alle alternative  processuali; una sorta di bastone in attesa della carota, degli incentivi specifici a favore di questa soluzione, nonché dei suoi vantaggi impliciti quali sa­rebbero emersi dall’esperienza concreta. Credo, in so­stanza, che il legislatore debba tornare sull’argomento e, senza infrangere alcuna prescrizione della Corte, riproporre l’obbligo con un diverso e più adeguato veicolo legislativo.

Da un punto di vista teorico, tuttavia, anche aver reso facoltativa la media-conciliazione non la svuota di importanza, ma la riporta coerentemente nell’alveo di quel «diritto mite – per dirla con Zagrebelsky- nel quale continua a scorrere. Le Adr sono uno di quei campi dell’agire giuridico che meglio esprimono tale concetto, nel quale la lex, intesa come atto di imperio dotato di forza cogente (nel nostro caso, la sentenza), cede il passo allo ius, ovvero ad una norma la cui giuridicità è data dal fatto di promanare da un’autorità legittimata dal consenso unanime delle parti. Questo vale per la giurisdizione, la cui credibilità ed efficacia riposano anche, se non soprattutto,  sull’autorevolezza del giudice che è chiamato a dirimere la controversia; ma a maggior ragione vale per tutti gli atti in cui la volontà e l’accordo delle parti hanno un valore fondante e costituiscono il presupposto diretto della legittimazione dei decisori, collaborando così, in altre forme, all’amministrazione della giurisdizione civile. Il modello vincente di  risoluzione alterna­tiva delle controversie ha quindi certamente dalla sua parte il fattore  decisivo della specializzazione, ma è altrettanto importante considerare che solo con una preparazione tecnica ed una capacità di persuasione adeguata al  livello di contenzioso trattato i mediatori potranno  guadagnarsi quella autorevolezza che sarà un fattore decisivo per il successo dell’istituto.

Perciò l’obbligatorietà da sola non basta. Come e più di altri istituti giuridici, la media-conciliazione richiede,  per essere efficace, la motivazione  delle par ti che vi ricorrono, per non diventare un rito vuoto di significato a cui ci si sottopone  senza convinzione in attesa di passare alla fase successiva, quella in cui si decide “davvero”. Pertanto, in questo senso, la de­cisione della Corte costituzionale può – nelle more dell’auspicato intenvento ripristinatorio anche diventare un opportunità per l’istituto: la libertà alza la sfida imponendo di sostituire alla cogenza l’adesione volontaria e dunque, più concretamente la reale convenienza. Imponendo di avere dei soggetti giudicanti all’altezza del ruolo che svolgono, che certamente più vicino a quello del giudice che a quello del funzionario amministrativo.

Imponendo, in sintesi, di rendere la media-conciliazione molto più “attraente” ed effettivamente vantaggiosa per le parti che devono regolare la loro lite rispetto alla tradizionale via giuri­sdizionale. E, a fronte di un sistema al collasso come quello processuale civile, recuperare questo vantaggio in termini di semplicità procedurale, costi e durata (in base ai dati di Unioncamere il tempo medio per la risoluzione di una controversia in sede di conciliazione è di 47 giorni a fronte dei 4 mesi previsti dei quattro mesi previsti dalla legge come durata  massima!) non dovrebbe essere difficile.

In questa missione di cambiamento culturale il ruolo dei professionisti e l’impegno che riterranno di dedicare alla mediazione può essere fondamentale. Anche qui forse è necessario un salto culturale con il quale le Adr non siano più viste come il “nemico” da osteggiare per interessi particolaristici, ma come una nuova opportunità  di sviluppo della professione, secondo un modello di giurisdizione più moderno, al passo con le richieste sempre più pressanti che ven­gono  dal mondo  dell’economia.  Del  resto la breve vita della media-conciliazione obbligatoria,  in signi­ficativa controtendenza  con le polemiche della fase di promolgazione della nuova normativa, ha evidenziato una consistente partecipazione degli avvocati alla fase di discussione della proposta conciliativa. A questa collaborazione occorre fare appello per la buona riuscita di uno strumento che diventi un punto di partenza importante per invertire la tendenza nella gestione del contenzioso civile nel nostro paese.>>

Dal 30 aprile al 16 maggio il corso sull’Arbitrato dell’Associazione Diritto Moderno

Dal 30 aprile al 16 maggio si terrà in Roma, presso l’Aula Magna della facoltà Valdese (Via Pietro Cossa 40, a due passi dalla Corte di Cassazione, http://www.facoltavaldese.org/it_01_foto01.html) il Corso sull’Arbitrato, organizzato dall’Associazione Diritto Moderno. Il corso si articola in cinque lezioni, dalle 14.30 alle 18.30, con il seguente calendario:
martedì 30 aprile;
giovedì 2 maggio;
martedì 7 maggio;
giovedì 9 maggio;
giovedì 16 maggio.
Per informazioni e iscrizioni: info@dirittomoderno.org

Programma Corso Arbitrato

Chi viene investito fuori dalle strisce pedonali rischia il concorso di colpa. (Cass. 53399 del 5 marzo 2013)

Secondo la Suprema Corte, è vero che i conducenti delle auto devono consentire ai pedoni che abbiano cominciato l’attraversamento di completare il passaggio, ma la vittima che non abbia rispettato l’obbligo di dare la precedenza ai conducenti delle vetture attraversando fuori delle strisce, rischia quanto meno il concorso di colpa.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 5 febbraio – 5 marzo 2013, n. 5399
Presidente Berruti – Relatore Cirillo

Svolgimento del processo

1. In data ….. E..L. , mentre stava procedendo all’attraversamento di una strada al di fuori delle strisce pedonali, veniva investita da un’autovettura di proprietà degli eredi di ….. condotta nell’occasione da ……., riportando gravi lesioni personali.
A seguito di ciò, la L. citava in giudizio, davanti al Tribunale di Roma, l’investitore e gli altri eredi di Sc.An. , nonché la s.p.a. HDI Assicurazioni, chiedendo il risarcimento dei danni.
Il Tribunale di Roma, con sentenza del 26 giugno 2002, dichiarava che l’incidente era da ascrivere nella misura del 70 per cento a responsabilità della L. e del rimanente 30 per cento a responsabilità di A..S. , condannando quest’ultimo e la società di assicurazione al pagamento della somma di lire 24.136.000, al netto del concorso di colpa.
2. Tale pronuncia veniva confermata dalla Corte d’appello di Roma, con sentenza del 16 dicembre 2008.
Osservava la Corte territoriale che dall’istruttoria svolta in primo grado erano emerse le seguenti decisive circostanze: 1) l’attraversamento era avvenuto in ora serale, in prossimità di una fermata di autobus e fuori dalle strisce pedonali, su di una strada a doppia corsia e priva di illuminazione, ossia in condizioni di “quasi totale oscurità”; 2) la L. era stata esitante nel completare l’attraversamento; 3) mentre alcune auto si erano fermate per favorire il passaggio dei pedoni, la macchina condotta dallo S. , in fase di sorpasso, era uscita dalla fila ed aveva investito la L. .
Doveva pertanto ritenersi, alla luce dell’art. 190, comma 5, del codice della strada, che la vittima non avesse rispettato l’obbligo di dare la precedenza ai conducenti delle vetture conseguente al fatto che l’attraversamento era avvenuto fuori delle strisce. Infatti, pur stabilendo l’art. 191, comma 2, cod. strada che, sulle strade prive di attraversamenti pedonali, i conducenti delle auto devono consentire ai pedoni che abbiano cominciato l’attraversamento di completare il passaggio, nella specie non era stato dimostrato che non vi fossero passaggi pedonali nel raggio di cento metri.
Allo stesso modo, però, il conducente investitore non aveva dimostrato di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, né di aver osservato le cautele necessarie in fase di sorpasso.
3. Avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma propone ricorso E..L. , con atto affidato ad un solo motivo.
Resiste con controricorso la società di assicurazione HDI.
Entrambe le parti hanno presentato memoria.

Motivi della decisione

1. Con l’unico motivo di ricorso si lamenta, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione degli artt. 190, comma 5, e 191, comma 2, cod. strada.
Rileva la ricorrente che il conducente dell’auto investitrice avrebbe violato, nella specie, numerose norme del codice della strada e che la responsabilità dell’incidente sarebbe da considerare integralmente a suo carico. La Corte d’appello, infatti, avrebbe errato nell’applicare l’art. 190, comma 5, anziché l’art. 191, comma 2, citato; in base a questa seconda disposizione, sulle strade sprovviste di attraversamenti pedonali, i conducenti delle autovetture devono consentire al pedone che ha intrapreso l’attraversamento di raggiungere il lato opposto della carreggiata in condizioni di sicurezza.
Nel caso in esame, quindi, lo S. avrebbe dovuto fermarsi per consentire alla L. – che aveva cominciato ad attraversare la strada – di giungere dall’altra parte.
2. Il motivo non è fondato.
La giurisprudenza di questa Corte ha affermato, anche nella vigenza del codice della strada precedente a quello oggi in vigore, che sul pedone che attraversi la strada al di fuori delle strisce pedonali grava l’obbligo di dare la precedenza ai veicoli (sentenze 23 agosto 1978, n. 3950, 21 gennaio 1982, n. 401, e 20 maggio 1993, n. 5732). Tuttavia, l’accertamento del comportamento colposo del pedone investito da un veicolo, quale che sia la gravità della colpa, non è stato ritenuto sufficiente per l’affermazione della sua esclusiva responsabilità, essendo pur sempre necessario che l’investitore vinca la presunzione di colpa posta a suo carico dall’art. 2054, primo comma, cod. civ., dimostrando di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Pertanto, anche nel caso in cui il pedone, che intenda attraversare la strada, là dove manchino le strisce pedonali, ometta di dare la precedenza ai veicoli che sopraggiungono ed inizi l’attraversamento distrattamente, è configurabile una concorrente responsabilità del conducente il veicolo investitore, ove risulti che questi abbia tenuto una velocità eccessiva o, comunque, non adeguata alle circostanze di tempo o di luogo, e non abbia rallentato o non abbia arrestato la marcia del veicolo (così la sentenza 21 aprile 1995, n. 4490).
Analogamente – e, per così dire, specularmente – questa Corte ha riconosciuto che, in ipotesi di investimento di un pedone, se pure il conducente del veicolo investitore non abbia fornito la prova idonea a vincere la presunzione di colpa che l’art. 2054, primo comma, cod. civ., pone nei suoi confronti, non è preclusa l’indagine, da parte del giudice di merito, in ordine al concorso di colpa del pedone investito, con la conseguenza che, allorquando siano accertate la pericolosità e l’imprudenza della condotta del pedone, la colpa di questi concorre, ai sensi dell’art. 1227, primo comma, cod. civ., con quella presunta del conducente (così, nella vigenza dell’odierno codice della strada, la sentenza 8 agosto 2007, n. 17397, confermata dalla recente pronuncia 13 marzo 2012, n. 3966).
In altre parole, è compito del giudice di merito valutare la sussistenza delle eventuali rispettive responsabilità, tenendo presente che l’accertamento della colpa del conducente investitore non esclude, di per sé, quella del pedone, così come la dimostrazione della colpa di quest’ultimo non consente di ritenere pacifica l’assenza di colpa del conducente.
3. La Corte di merito si è attenuta scrupolosamente a tali criteri, dei quali ha fatto corretta applicazione.
Con motivazione coerente e sostenuta da logica impeccabile essa ha evidenziato, da un lato, le numerose responsabilità della L. , colpevole di aver attraversato una strada a largo scorrimento in ora serale in condizioni di quasi totale oscurità e al di fuori delle strisce pedonali, per di più tenendo un andamento incerto; dall’altro, la Corte di merito ha evidenziato la responsabilità del conducente del veicolo investitore, il quale aveva effettuato un sorpasso di un gruppo di auto che avevano rallentato la propria marcia proprio per consentire l’attraversamento dei pedoni, in tal modo investendo l’odierna ricorrente nei pressi della fermata dell’autobus.
A fronte di simile ricostruzione non assume alcuna decisiva rilevanza la critica sollevata dalla ricorrente circa la necessità di fare applicazione dell’art. 191, comma 2, anziché dell’art. 190, comma 5, cod. strada, dal momento che le due disposizioni non sono fra loro antitetiche. La previsione secondo cui i pedoni “che si accingono ad attraversare la carreggiata in zona sprovvista di attraversamenti pedonali devono dare la precedenza ai conducenti” non è in contrasto con quella per cui sulle strade prive di attraversamenti pedonali “i conducenti devono consentire al pedone, che abbia già iniziato l’attraversamento impegnando la carreggiata, di raggiungere il lato opposto in condizioni di sicurezza”; né può essere taciuto che la sentenza impugnata ha anche avuto cura di precisare che, nella specie, non era dimostrato il presupposto della mancanza di attraversamenti pedonali entro un raggio di cento metri (v. art. 190, comma 2, cod. strada).
La Corte d’appello, quindi, non ha fatto altro che procedere al riparto delle rispettive percentuali di colpa, sulla base di un corretto impianto logico-giuridico ed argomentativo. A fronte di simile motivazione le doglianze contenute nel ricorso si risolvono nel tentativo di ottenere da questa Corte di legittimità una nuova e non consentita ricostruzione dei fatti, finalizzata al raggiungimento di un esito più favorevole alla ricorrente.
4. Il ricorso, pertanto, è rigettato.
A tale esito segue la condanna della parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in conformità ai soli parametri introdotti dal decreto ministeriale 20 luglio 2012, n. 140, sopravvenuto a disciplinare i compensi professionali.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 2.000, di cui Euro 200 per esborsi, oltre accessori di legge.

Mediazione: la risposta del Comitato ADR & Mediazione alle pericolose iniziative del “Forum”

Pubblichiamo il testo della comunicazione che il Comitato ADR & Mediazione intende  inviare agli organi di stampa, dopo la sottoscrizione di chiunque (Organismo o Mediatore) ne condivida i contenuti, in relazione alle curiose iniziative del c.d. Forum Nazionale dei Mediatori, diffidano lo stesso a qualificarsi come rappresentante della Categoria.

Per aderire, scrivere a info@comitatoadrmediazione.it, specificando se come organismo o come mediatore.

In riferimento al comunicato stampa del “Forum Nazionale dei Mediatori”, apparso oggi, 4 marzo 2013, su alcuni organi d’informazione e in particolare alle seguenti affermazioni : “Oltre 40.000 mediatori civili hanno accolto l’invito del Presidente, Silvio Berlusconi. Il 23 marzo scenderemo in Piazza per chiedere al Presidente della Repubblica di prendere atto dello stato di emergenza nazionale in cui versa la Giustizia Italiana, nonché alle seguenti affermazioni presentate dal suddetto “Forum”: “Chiediamo al Governo di decretare lo STATO DI EMERGENZA NAZIONALE. In vista della formazione del nuovo Governo chiediamo di Decretare lo stato di emergenza nazionale nel settore della Giustizia e di affidare per tre anni tutte le cause civili e penali pendenti a mediatori qualificati, i sottoscritti, nella loro qualità di rappresentanti di organismi di mediazione e di mediatori professionisti, premesso che:

  1. Nessuno degli scriventi ha mai conferito alcun tipo di mandato, al c.d. “Forum Nazionale dei Mediatori”, né ai suoi rappresentanti, di alcun tipo, tanto meno per presentare istanze in loro nome. Di conseguenza, il “Forum” non può vantare alcun tipo di rappresentanza di un’intera categoria, come invece cerca di lasciare intendere;
  2. Nessuno degli scriventi, che come detto sono rappresentanti di organismi di mediazione o mediatori, condivide le iniziative del c.d. “Forum”, del quale già in passato ha stigmatizzato le attività dissociandosene decisamente;
  3. Le affermazioni del “Forum”, quindi non appartengono alla categoria dei mediatori e degli organismi di mediazione se non per quanto riguarda gli eventuali iscritti al suddetto;
  4. In particolare, gli scriventi si dissociano sia dalla partecipazione alla manifestazione del 23 marzo, pur rispettandola, per il semplice fatto che si tratta di una manifestazione politica che nulla ha a che vedere con gli intenti dei sottoscrittori la presente comunicazione, i quali ambiscono a diffondere la cultura della Mediazione in Italia, in modo apolitico e apartitico, senza sostenere alcuna parte politica in particolare;
  5. Di conseguenza, gli scriventi, ancora una volta, diffidano il c.d. “Forum Nazionale dei Mediatori” dal pubblicizzare le loro bizzarre iniziative in nome dell’intera categoria dei mediatori civili e commerciali, dei quali non rappresentano nemmeno una minima parte.