Mediazione: un’altra interessante ordinanza del Tribunale di Roma – sez. distaccata di Ostia

Con l’ordinanza del 26 novembre scorso, il Tribunale di Roma – sez. distaccata di Ostia, dimostra di aver ben compreso lo spirito dell’istituto della mediazione. Il Giudice, nell’ambito di una complessa controversia in materia di un bene immobiliare venduto a due soggetti diversi, poi pignorato, e di risarcimento del danno, ha reputato, vista l’istruttoria e i provvedimenti assunti fino a questo momento, che le parti potessero ben aderire ad un accordo conciliativo. Di conseguenza, intendendo procedere nell’ambito del secondo comma dell’art. 5 del D.lgs. 28/10, e ritenendo che molti elementi potessero essere ben valutati dal mediatore al fine di giungere ad un accordo utile per entrambe le parti, le ha invitate a effettuare la mediazione; ha aggiunto, però, che non essendo la mediazione obbligatoria essa ha un senso solo se esperita bene e con lealtà. Di conseguenza, ha invitato le parti, nel fissare l’udienza per verificare l’esito, oltre ad invitare i difensori delle parti a informare i loro assistiti, a svolgere la mediazione dinanzi ad un organismo serio ed efficiente, fornito di buona professionalità e mediatori competenti.

Una decisione certamente positiva, quindi, per gli interessi delle parti e per cercare di alleviare l’intasamento, ormai cronico e aggravato dal comunicato stampa della Consulta, degli Uffici Giudiziari

proc. n. 491-011

TRIBUNALE  DI ROMA    SEZIONE  DISTACCATA  DI OSTIA

ORDINANZA

Il Giudice,

dott. Massimo Moriconi,

letti gli atti e le istanze delle parti,

osserva:

-1-

Con la sentenza  295/08 del 20.11.2008 l’intestato tribunale ha accertato, nella complessa vicenda in questione, in cui un soggetto privato (il G.) ha venduto due volte lo stesso bene a diversi soggetti, che la banca  pignorava, sia pure con colpa ritenuta non eccessiva, beni non (più) di proprietà del (suo) debitore ma di terzi (fra i quali l’attuale attrice).

-2-

Come è noto, una condanna generica al risarcimento dei danni non implica affatto che nel giudizio relativo (che può seguire sia nella stessa causa ovvero, secondo le circostanze ed in questo caso, in separato giudizio) si pervenga ad una condanna; valendo il titolo in sé come affermazione della potenzialità del fatto considerato (e nella specie accertato con sentenza) a costituire la fonte di un danno-evento; che va poi secondo gli ordinari oneri probatori provato sussistere concretamente.

Tale concetto come pure la poco prudente condotta precontrattuale della Duranti è stata esplicitata nella stessa sentenza del giudice dove si legge:

Quanto ad una eventuale condanna specifica andrà valutata, a parte la sussistenza di un danno, la condotta di A.D. che dispensava – poco accortamente comunque – il notaio dall’effettuare le indagini di rito che normalmente accompagnano un atto dell’importanza di una vendita immobiliare

Nel caso di specie che un qualche danno, e in questa fase lo si dice in modo lato, vi sia stato a carico di AD è fuor di dubbio, anche a fil di logica comune.

Altro è individuarne la natura, provarlo  e quantificarlo (o quantificarli se plurimi) in termini di diritto.

Quanto al danno non patrimoniale il giudice ha con motivata ed approfondita giurisprudenza leggibile sul sito della sezione espresso molti dubbi sulla condivisibilità della nota e restrittiva sentenza (del 2008) delle sezioni unite.

Tuttavia anche chi come lo scrivente ha un’opinione per così dire più aperta sul punto non ha omesso di specificare come il danno c.d. esistenziale (si usa questa parola tabù perché una circonlocuzione farebbe solo perdere tempo) debba essere oggetto di specifica prova a carico del danneggiato (anche se entro certi limiti è possibile ipotizzare una percentuale di danno non patrimoniale comunemente derivante da un certo tipo di eventi, come accade nel caso dei danni alla persona  secondo l’evoluta giurisprudenza del tribunale di Milano).

Anche sul lamentato danno patrimoniale va considerato che l’attrice ammette che aveva comunque in animo di vendere il bene immobile tanto che si accorgeva del problema in seguito a verifiche propedeutiche all’alienazione, sicchè la vendita dalla medesima compiuta alcuni anni dopo rientra in una mai mutata volontà di alienazione, in relazione alla quale l’unico danno che potrebbe avere ingresso è la differenza di valore dell’immobile fra il tempo del primo approccio alla vendita ed il prezzo che l’immobile aveva nel 2009.

In effetti infatti neanche il parametro del valore dichiarato realizzato dalla vendita è del tutto probante, non vedendosi, in mancanza di una prova neppure richiesta di effettiva necessità a vendere con urgenza, perchè il danno derivante da una cattiva vendita non debba fare carico (solo) sulla stessa alienante.

-3-

considerato che in relazione agli atti, all’istruttoria fin qui espletata ed in particolare ai provvedimenti assunti dal giudice, le parti ben potrebbero pervenire ad un accordo conciliativo, con il vantaggio di pervenire rapidamente ad una conclusione, per tutte le parti vantaggiosa, anche da punto di vista economico e fiscale (cfr. art.17 e 20 del decr.legisl.4.3.2010 n.28), della controversia in atto;

ritenuto che si intende procedere nell’ambito del secondo comma di cui all’art.5 decr.legisl.28/2010;

considerato in particolare ed in concreto che diversi e molteplici elementi fra i quali quelli di cui al punto numero uno,  ben potrebbero essere valutati dal mediatore al fine di giungere ad un accordo utile per entrambe le parti;

ritenuto che si fissa termine fino al quindicesimo giorno dalla comunicazione della presente ordinanza  per depositare presso un organismo di mediazione, a scelta delle parti congiuntamente o di quella che per prima vi proceda (con l’invito ad effettuare la mediazione, che non essendo obbligatoria ha un senso solo se esperita bene e con lealtà, davanti ad un organismo serio ed efficiente, fornito di buona professionalità e mediatori competenti) la domanda di cui al secondo comma dell’art.5 del decreto;

riserva all’esito ogni ulteriore decisione;

P.Q.M.

a scioglimento della riserva,

  • INVITA le parti alla media-conciliazione della controversia;
  • INVITA i difensori delle parti ad informare i loro assistiti della presente ordinanza nei termini di cui all’art.4 3° co.decr.lgsl.28/2010;
  • FISSA termine fino al quindicesimo giorno dalla comunicazione della presente ordinanza  per depositare presso un organismo di mediazione, a scelta delle parti congiuntamente o di quella che per prima vi proceda, la domanda di cui al secondo comma dell’art.5 del decreto;
  • RISERVA all’esito ogni ulteriore decisione;
  • RINVIA all’udienza del 16 maggio 2013 h.10  per quanto di ragione.-

FARE AVVISI mail o fax.

Ostia lì 26.11.2012                         Il Giudice

                                           dott.cons.Massimo Moriconi

 

 

 

Il modello italiano di mediazione presentato la prossima settimana al Parlamento europeo

Da Mondoadr:

Quali sono gli effetti della crisi economica sui sistemi giuridici europei?Come si può trasformare questo periodo di austerità in un’opportunità di innovazione, armonizzazione e riforme in tema di accesso alla giustizia? Sono solo alcuni dei quesiti cui si cercherà di rispondere durante la conferenza internazionale dal titolo “Justice in austerity challenges and opportunities for access to justice”, in programma il prossimo 6 e 7 dicembre a Bruxelles. Organizzata dalla Agenzia europea sui Diritti Fondamentali  (FRA) con l’alto patronato del Parlamento europeo, in stretta collaborazione con il Comitato parlamentare per le liberta civili, giustizia e affari interni e quello degli affari legali la due giorni è dedicata al tema dell’accesso alla giustizia in tempo di austerità. La conferenza, supportata anche dalla Presidenza del Consiglio dell’Unione europea, vede la partecipazione di oltre 300 esperti del settore, provenienti da tutti i Paesi dell’Ue, riuniti per discutere e individuare un modello europeo di “good practice”.

Inaugurata dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz,  la conferenza si articola in una serie di sessioni di lavoro, tra cui particolarmente rilevante è la V sessione dedicata alle nuove politiche in tema di mediazione, “TOWARDS EFFECTIVE MEDIATION POLICIES”, in programma il 7 dicembre, moderata da Giuseppe De Palo, Direttore di JAMS International e co-fondatore di ADR CENTER. In questa occasione, il Prof. De Palo presenterà gli ultimi sviluppi del modello italiano di mediazione e la rivoluzionaria teoria della relazione bilanciata tra processi e mediazioni. Secondo tale teoria ogni stato membro dovrebbe determinare un proprio numero che rappresenti la percentuale minima di controversie che devono andare in mediazione per ottenere, in ogni paese, un ideale equilibrio con la percentuale di controversie che vanno a sentenza.

Per maggiori informazioni si allega l’agenda della conferenza e dei lavori della V sessione.

Programma conferenza

Working Group V

MEDIAZIONE: SEVERINO, VALUTEREMO POSSIBILITÀ NUOVE FORME

MEDIAZIONE: SEVERINO, VALUTEREMO POSSIBILITÀ NUOVE FORME =

(AGI) – Roma, 29 nov. – La mediazione «è un importante strumento deflattivo. Stiamo facendo riunioni con magistrati e avvocati per verificare quali possano essere le possibili forme di mediazione obbligatoria». Lo ha detto il Guardasigilli, Paola Severino, nel corso della sua visita al Salone della Giustizia. Il ministro ha detto di «attendere le motivazioni» della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha bocciato le norme sulla mediazione: «Vogliamo studiare il tema – ha concluso – per ottenere i massimi effetti». (AGI)

Credo che sarebbe auspicabile che il Ministro inviti alle riunioni anche gli organismi di mediazione…

Mediazione: improponibili tutti gli emendamenti

Nella giornata di ieri, 27 novembre, è emerso definitivamente (anche se in modo un po’ confuso) che tutti gli emendamenti al decreto crescita, depositati in X Commissione al Senato, e tesi a ripristinare la condizione di procedibilità, sono stati dichiarati improponibili.

I primi a subire questa sorte sono stati il 16.0.2 (a firma originariamente del sen. Ghigo, a cui si sono poi aggiunte firme dei senatori De Lillo e Latronico) e 37.0.26, che prevedevano l’esistenza della condizione di procedibilità sino al 31 dicembre 2017, e aggiungevano, per la validità della proposta del mediatore, la necessità della presenza delle parti assistite dal legale.

In seguito, anche se tuttora l’indicazione sul sito del Senato non è chiarissima, sono stati dichiarati improponibili anche il 16.0.2 e il 37.0.26 come riformulati dal sen. De Lillo, e di cui parlava l’articolo del Sole 24 Ore di ieri: Il Sole 24 Ore 27 11 12.pdf

Questi emendamenti avrebbero modificato sostanzialmente la normativa, venendo anche incontro alle richieste della parte dell’avvocatura che è contraria. Riportiamo quanto descritto nella loro relazione illustrativa:

L’emendamento in materia di mediazione delle liti rivoluziona in positivo il sistema introdotto dal D.lgs. 28/2010, prevedendo un periodo ragionevole di sperimentazione (3 anni), limitando il novero delle “materie obbligatorie” (con l’eliminazione di alcune particolarmente complesse, come divisioni e successione ereditarie, e di altre meno idonee come la diffamazione a mezzo stampa e i patti di famiglia) e riducendo la durata massima della procedura (da 4 a 2 mesi, in linea con la durata di procedure simili, che le parti potranno tuttavia concordare di estendere, se lo riterranno opportuno). L’emendamento valorizza inoltre il ruolo dell’avvocato nella mediazione, poiché la sua presenza consente alla parte di prendere più consapevolmente decisioni che possono avere effetti sull’eventuale giudizio successivo, come nel caso della cd “proposta del mediatore” (ora possibile solo qualora le parti siano assistite dal difensore).

Il combinato disposto dei commi c) ed e), poi, migliora considerevolmente la disciplina della mediazione, consentendo alle parti di verificare le concrete possibilità di raggiungere un accordo mediato con un investimento assai contenuto, proporzionalmente, di tempo e denaro. In particolare, poiché il primo incontro tra le parti e il mediatore deve avvenire entro trenta giorni, la durata massima della procedura viene di fatto ridotta del 75%, rispetto ai 4 mesi originari. Stessa drastica riduzione, ma giustificata, si ha per i costi, se la procedura si conclude al primo incontro; in questo caso, infatti, per taluni scaglioni di valore della controversia le indennità di mediazione vengono ridotte di diverse volte, rispetto a quelle massime previste nel caso in cui il tentativo prosegua (quando, cioè, le parti così decidano, confidando evidentemente nel suo buon esito).

Riduzione dei tempi e rimodulazione dei costi servono gli interessi di tutte le parti coinvolte, inclusi quelli degli stessi organismi di mediazione e dei mediatori, che potranno concentrarsi sui casi ove, a seguito del primo incontro, appaiono maggiori le possibilità di successo. Inoltre, la facoltà delle parti di porre termine alla procedura anticipatamente rappresenta uno straordinario fattore di stimolo per la qualità del servizio di mediazione, spingendo gli organismi a mettere in campo il miglior mediatore possibile per la specifica controversia, e il mediatore a prepararsi al meglio per il primo incontro con le parti, delle quali dovrà conquistarsi la fiducia dando prova di professionalità, competenza nella materia specifica e abilità tecnica. Abbattere di molto, grazie a questo emendamento, gli ostacoli che sino a oggi hanno prodotto un tasso di accettazione della procedura del solo 35% significa, con ogni probabilità, favorire una crescita notevole degli accordi mediati (e dei relativi risparmi), considerando che il tasso di successo nazionale della procedura, quando le parti accettano di sedersi al tavolo della mediazione, è stato del 50%.

Infine, è doveroso sottolineare, anche in relazione alle polemiche di questi ultimi giorni, che l’emendamento disegna un istituto della mediazione profondamente diverso dal precedente, prevedendo di fatto l’obbligatorietà di un “incontro filtro” tra le parti e il mediatore, e non di un tentativo completo di mediazione. Di conseguenza, i costi e i tempi della mediazione calano sensibilmente, mentre aumenta la qualità del servizio. L’emendamento, pertanto, “supera” la decisione della Corte Costituzionale (che peraltro ha dichiarato unicamente l’eccesso di delega del D.lgs. 28/2010 nella parte in cui disciplinava l’istituto della condizione di procedibilità) sia le doglianze che erano state sollevate in alcune ordinanze di remissione. Per questi motivi, l’emendamento può senz’altro essere approvato prima del deposito della sentenza della Consulta, non potendo oggettivamente trovarsi in contrasto con essa. Al contrario, attendere le motivazioni della sentenza, a legislatura pressoché terminata, rischierebbe di affossare definitivamente un’importante e costosa infrastruttura pubblica e privata di mediazione, la cui operatività è stata ridotta di oltre il 90% dal comunicato stampa della Consulta (a riprova della centralità di meccanismi obbligatori). In caso di nostra inerzia, pertanto, ne conseguirà un grave e irragionevole danno per il Paese, poiché il nuovo Parlamento sarà comunque chiamato a legiferare in materia, tra diversi mesi. Il mantenimento e il potenziamento dell’istituto della mediazione, infatti, non solo sono da tempo sostenuti dalla totalità del mondo produttivo (come emerso anche nelle recenti audizioni) e da una parte crescente dell’avvocatura, ma corrispondono anche a un preciso impegno formale assunto dall’Italia nei confronti dell’Unione europea (pag. 34, punto 6, della nota “Lettera di chiarimenti all’Ue” del precedente Governo, datata novembre 2011 e mai sconfessata – anzi – dall’attuale esecutivo).

Ciò nonostante, la X Commissione ne ha dichiarato l’improponibiltà, senza entrare nel merito, quindi, e solo per estraneità di materia rispetto al provvedimento in cui erano inseriti.

In ogni caso, l’importante è che sia stata portata l’attenzione su un problema che non può essere ignorato, e cioè quello della necessità del ripristino della condizione di procedibilità, dato che la Consulta (da cui si attende ancora il deposito della sentenza) ha dichiarato solo l’eccesso di delega. Nel frattempo, è stato avviato un dialogo tra tutte le parti, ed è necessario (come sta accadendo) che tutti si rendano conto che la mediazione è una risorsa per il Paese e può costituire un fattore di crescita, oltre che di risparmi per lo Stato e per i cittadini.

In questo senso, le dichiarazioni del Ministro che ha detto che il Governo sta attendendo il deposito delle motivazioni, possono certamente essere interpretate in modo positivo.

Emendamenti mediazione: la situazione.

Secondo Altalex, l’emendamento presentato dal Senatore Ghigo che prevedeva di reintrodurre la condizione di procedibiltà  fino al 31 dicembre 2017 sarebbe stato dichiarato inammissibile (in realtà il termine tecnico è “improcedibile”). Sul sito del Senato, alla pagina della X Commissione, fino ad ora detta decisione non appare.

Inoltre, detta affermazione sembrerebbe riferirsi al primo emendamento Ghigo, e non alla riformulazione del suddetto, formulata dal sen. De Lillo, che prevede la condizione di procedibilità solo per tre anni insieme ad altre significative modifiche e di cui parla il Sole 24 Ore di oggi nell’articolo di cui riportiamo alcuni stralci:

Sole 24 ore 27 novembre 2012 a cura di Giovanni Negri

Oggi il voto sulla nuova proposta per non far morire l’istituto: Obbligatorietà fino al 2015 e taglio ai costi e ai tempi, incontro filtro entro 30 giorni tariffe più lievi obbligo di legale.

Tre anni di sperimentazione. Riduzione delle materie interessate, Taglio dei tempi della procedura. Abbassamento dei costi. Si muove su queste direttrici l’ultimo tentativo di salvare la conciliazione dopo la sentenza della Corte costituzionale, di cui si attendono ancora le motivazioni, che ha bocciato l’obbligatorietà sotto il profilo dell’eccesso di delega. Il tutto affidato a un emendamento al decreto sviluppo che sarà votato oggi. L’originaria proposta di correzione è stata riformulata e arricchita di nuovi contenuti e ora su alcuni punti non sembra troppo distante dalla mozione approvata sabato dal Congresso nazionale forense di Bari.

L’emendamento prevede innanzitutto un periodo ragionevole per testare la conciliazione (che resta come condizione di procedibilità): sino al 2015, prima di approdare in giudizio nelle controversie per alcune materie, dovrà essere intrapreso un tentativo di accordo tra le parti con l’ausilio di professionisti adeguatamente preparati.

Ristretto l’elenco delle materie rispetto alla versione originaria, con l’eliminazione di quelle dotate di un elevato tasso di complessità: è il caso della divisioni e successioni, dei patti di famiglia e della diffamazione a mezzo stampa). Come pure a essere accorciata, anzi dimezzata, è la durata della procedura che passerebbe da 4 a 2 mesi.

Restiamo quindi in attesa, seguono aggiornamenti.

Mediazione e Condominio: cosa cambia dopo l’approvazione del DDL. Prospettive de jure condendo

Articolo dell’avv. Paolo Fortunato Cuzzola, che ringraziamo sentitamente per i suoi interventi, sempre appassionati e competenti.

Com’è noto a tutti in data 20 novembre 2012 la commissione Giustizia del Senato ha approvato in sede deliberante, quindi in via definitiva, il disegno di legge che prevede la modifica della disciplina degli immobili in condominio così come disciplinata dal codice civile del 1942.

Tra le molteplici novità che sono state introdotte, e che sono state oggetto di diverse disamine, un articolo ha suscitato in me particolare interesse. Mi riferisco all’Art. 71-quater.

La prefata norma recita testualmente: “Per controversie in materia di condominio, ai sensi dell’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, si intendono quelle derivanti dalla violazione o dall’errata applicazione delle disposizioni del libro terzo, titolo VII, capo II, del codice e degli articoli da 61 a 72 delle presenti disposizioni per l’attuazione del codice.
La domanda di mediazione deve essere presentata, a pena di inammissibilità, presso un organismo di mediazione ubicato nella circoscrizione del tribunale nella quale il condominio è situato.
Al procedimento è legittimato a partecipare l’amministratore, previa delibera assembleare da assumere con la maggioranza di cui all’articolo 1136, secondo comma, del codice.
Se i termini di comparizione davanti al mediatore non consentono di assumere la delibera di cui al terzo comma, il mediatore dispone, su istanza del condominio, idonea proroga della prima comparizione.
La proposta di mediazione deve essere approvata dall’assemblea con la maggioranza di cui all’articolo 1136, secondo comma, del codice. Se non si raggiunge la predetta maggioranza, la proposta si deve intendere non accettata.

Prima di analizzare nel dettaglio il contenuto della norma in oggetto, appare conducente compiere un breve exursus storico delle vicende che hanno visto spiegarsi la materia condominiale con la mediazione civile e commerciale.

Tra le materie per le quali è previsto l’esperimento del tentativo di mediazione quale condizione di procedibilità, ex art. 5 del d.lgs. 28/2010  rientra la materia condominiale (mentre si scrive la sentenza della Corte Costituzionale non è stata ancora depositata, pertanto l’impianto legislativo rimane integro in ogni sua parte n.d.r.).

Purtuttavia il D.L. n. 225 del 2010 (convertito in legge n. 10 del 2011) ha differito di un anno l’entrata in vigore dell’art. 5 del D.Lgs. 28/10 nella parte in cui prevedeva il tentativo obbligatorio anche per le controversie in materia di sinistri stradali e condominio.

Pertanto, solo nel mese di marzo  del 2012 la materia condominiale è entrata nel novero delle materie per le quali prima di intraprendere l’azione giudiziaria è obbligatorio esperire un tentativo di mediazione ex art. 5 del d.lgs. 28/2010.

Sin dalle sue prime applicazioni, si sono potute constatare molteplici difficoltà applicative posto che la norma in oggetto non si raccordava con la disciplina codicistica in ordine alla interpretazione del concetto di “controversia in materia di condominio”, della rappresentanza ed hai poteri dell’amministratore in mediazione,  circa le maggioranza necessarie per approvare e/o ratificare l’operato del medesimo in mediazione e soprattutto i tempi per accettare o rifiutare la proposta del mediatore.

L’articolo oggetto dell’approfondimento odierno contiene delle linee guida utili all’amministratore per una corretta esecuzione della normativa in tema di mediazione civile e commerciale.

In primo luogo viene specificato il concetto di “controversia in maniera di condominio”  ai fini dell’ art. 5, comma 1 del D.lgs. 28/2010.

Alla luce della disposizione si intendono “quelle derivanti dalla violazione o dall’errata applicazione delle disposizioni del libro terzo, titolo VII, capo II, del codice e degli articoli da 61 a 72 delle presenti disposizioni per l’attuazione del codice”.

Poi, viene individuata una “competenza per territorio della mediazione” quando si specifica che “ a pena di inammissibilità” “La domanda di mediazione deve essere presentata…….. presso un organismo di mediazione ubicato nella circoscrizione del tribunale nella quale il condominio è situato”. 

Tale comma di fatto mutua il principio del foro speciale ex art. 23 c.p.c. il quale recita: “……………….. per le cause tra condomini, il giudice del luogo dove si trovano i beni comuni o la maggior parte di essi.”

Il comma successivo, individua la maggioranza necessaria affinché l’amministratore possa partecipare legittimamente alla mediazione individuando tale quorum in “ la maggioranza di cui all’articolo 1136, secondo comma, del codice”

Ancora, il comma successivo sana una problematica che più volte  è stata evidenziata da molti operatori della mediazione ovvero i ristretti tempi della mediazione (15 giorni per la prima comparizione dinanzi al mediatore) con i tempi della convocazione della assemblea di condominio in prima e seconda convocazione  (almeno 5 giorni liberi) prevedendo  che: “Se i termini di comparizione davanti al mediatore non consentono di assumere la delibera di cui al terzo comma, il mediatore dispone, su istanza del condominio, idonea proroga della prima comparizione”.

Se però da un lato tale periodo è di valido aiuto per l’amministratore, in quanto gli concede dei tempi più elastici rispetto quelli della mediazione, dall’altro a risentirne è la procedura  di mediazione, che, come è noto, non può essere sospesa e che ha una durata massima di 4 mesi dal deposito dell’istanza.

Questo sta a significare che il mediatore avrà meno tempo per applicare le tecniche di negoziazione e comunicazione finalizzate a stimolare le parti al raggiungimento di un accordo satisfattivo.

In ultimo viene prevista la  maggioranza necessaria al fine dell’approvazione della proposta del mediatore.

Tale quorum è quello “ ….. di cui all’articolo 1136, secondo comma, del codice” , ma vi è di più viene previstoin maniera esplicita che :” Se non si raggiunge la predetta maggioranza, la proposta si deve intendere non accettata”, fugando ogni dubbio interpretativo sul punto.

 Purtuttavia nelle more dell’approvazione della normativa di riforma del condominio, e precisamente in data 24 ottobre 2012 è stato diffuso, da parte della Cancelleria della Corte Costituzionale, il seguente Comunicato Stampa: “La Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del d.lgs. 4 marzo 2010, n.28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione”

In attesa del deposito delle motivazioni della sentenza una riflessione finale deve essere fatta sull’inciso dell’art. 71 quater e precisamente: “Per controversie in materia di condominio, ai sensi dell’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28”.

Poiché è opportuno precisare che il  26/02/2011 con 159 voti favorevoli, 126 contrari e 2 astenuti, il Senato della Repubblica ha definitivamente approvato il ddl n. 2518-B.

Nello stesso veniva riportato il seguente articolo:
“16-decies. Il termine di cui all’articolo 24, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, è prorogato di dodici mesi, limitatamente alle controversie in materia di condominio e di risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti»;”
La legge approvata dal Parlamento non ha fatto altro che modificare i termini ad un anno dopo previsti dall’art. 24 del D.Lgs. 28/2010.

Tale articolo recita: “Le disposizioni di cui all’articolo 5, comma 1, acquistano efficacia decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto e si applicano ai processi successivamente iniziati. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica Italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.”
Con questo passaggio il Parlamento provvedeva alla modifica del D.Lgs. 28/2010 ponendo uno slittamento alla condizione di procedibilità nelle materie condominio e di risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti di un anno e di conseguenza faceva salva l’introduzione delle ulteriori materie previste dall’art. 5 comma 1 come originariamente previste dall’art. 24 D.Lgs. 28/2010.
Alla luce delle superiori considerazioni, si appalesano due scenari che allo stato sono senza una risposta:

1) la Consulta ha sbagliato nel considerare un eccesso di delega perché lo stesso è stato sanato da una espressa volontà parlamentare che ha avvallato l’introduzione della condizione di procedibilità con la modifica temporale all’introduzione della stessa per due materie, e dunque deve riparare al suo errore

2) la Consulta ha sbagliato e deve riparare.

L’unico soggetto che potrà, si spera,  dare una risposta a tali quesiti sarà proprio la Corte Costituzionale, quando e si spera presto, depositerà le motivazioni della sentenza oggetto del comunicato stampa

Avv. Paolo Fortunato Cuzzola

Patrocinante in Cassazione, Mediatore Civile e Familiare, Giudice Arbitro, Responsabile Scientifico dell’Ente di Formazione Conciliazione.net.

 

I dati delle cause di r.c. auto in Italia e in alcune regioni in particolare

Questa è la tabella dei dati del Ministero della Giustizia delle sopravvenienze delle cause RC auto davanti al giudice di pace. Nel 2010, il 51,8% di tutte le cause di Rc auto in Italia davanti ai giudici di pace si è concentrato in una sola Regione: la Campania con 119.978 su un totale di 231.565. La percentuale sale al 79% se si comprendono anche Puglia, Sicilia e Calabria. Il rimanente 21% delle cause è distribuito equamente nelle altre sedici regioni. In Campania viene depositato il 1.400% in più di cause di Rc auto rispetto a una Regione attigua e con un numero simile di abitanti come il Lazio.

Questa seconda tabella riguarda gli stessi procedimenti, divisi per distretto giudiziario:

Nel 2010, il 52% di tutte le cause di RC auto in Italia sono state avviate davanti ai giudici di pace del distretto giudiziario di Napoli. Nel solo distretto di Caserta sono state avviate più cause che a Milano. Questa, a nostro parere, potrebbe essere la vera ragione della contrarietà di parte dell’avvocatura di quel distretto, al tentativo obbligatorio di mediazione e, ancor più grave, del costante aumento del costo delle polizze auto in tutta Italia. L’ingolfamento dei tribunali con cause pretestuose è la principale causa della straordinaria lunghezza dei processi e dei suddetti aumenti.

E’ chiaro che occorre combattere, anche attraverso il ricorso alla mediazione, l’abuso del ricorso in tribunale per tutelare il reale diritto dei cittadini all’accesso alla giustizia.