Mediazione: lettera aperta al Ministro Severino

E’ stata presentata, al Ministro della Giustizia, una lettera in cui, visto il comunicato stampa della Consulta, si fa il quadro della situazione e si chiede di intervenire con un provvedimento legislativo.

Di seguito il link per visualizzare la lettera ma soprattutto per sottoscriverla:

Lettera aperta al Ministro Severino

Questo è il testo integrale:

Lettera aperta al Prof. Avv.
Paola Severino Di Benedetto
Ministro della giustizia
Via Arenula, 70
00186 ROMA
Roma, 31 ottobre 2012

Illustre Professoressa Severino,

il comunicato stampa della Corte Costituzionale che annuncia l’eccesso di delega del D.lgs 28/2010, in relazione al tentativo obbligatorio di conciliazione in alcune materie del contenzioso civile, ha generato sui fronti opposti allarmismo (“la fine della mediazione”) ed entusiasmo (“la fine della privatizzazione della giustizia”) ingiustificati, che ostacolano gli sforzi di tutte le persone – Lei in testa – impegnate a risolvere i gravi e risalenti problemi della giustizia nel nostro Paese, e non aiutano a trovare una soluzione.

Sino alla lettura delle motivazioni della sentenza, nessuno può dire con certezza se la Consulta sia entrata nel merito delle questioni sollevate ovvero, ritenendo l’eccesso di delega “assorbente”, le abbia lasciate irrisolte. Se però, come pare dal testo del comunicato, la Corte Costituzionale ha riscontrato unicamente un vizio di forma, senza censurare gli aspetti sostanziali della normativa, si pone l’esigenza di un pronto intervento correttivo di quel difetto formale. Diversamente, si rischia di disperdere prematuramente quel patrimonio di conoscenze, di esperienze, di strutture sul territorio e soprattutto di risultati concreti che il “movimento ADR” rappresenta oggi in Italia. Con l’ulteriore e paradossale conseguenza, visto anche l’incerto quadro giuridico attuale, che la vicenda della mediazione finisca addirittura per complicare, invece che contribuire a risolvere, i problemi della nostra giustizia civile.
All’attenzione Sua e dell’opinione pubblica vorremmo allora offrire le seguenti considerazioni:

  1. la mediazione alimenta valori collettivi (dialogici, relazionali e di auto-determinazione nei conflitti) fondamentali per lo sviluppo armonico della società;
  2. la mediazione richiede a tutti un radicale, e non facile, cambio di mentalità e atteggiamenti;
  3. dal 1993 al 2011, la legislazione in materia di mediazione volontaria ha prodotto risultati culturalmente apprezzabili, ma numericamente molto al di sotto delle aspettative, e comunque dei bisogni;
  4. dal 21 marzo 2011, quando il tentativo di conciliazione è divenuto condizione di procedibilità, in taluni casi, il numero delle mediazioni e degli accordi mediati è cresciuto esponenzialmente;
  5. il 77% delle mediazioni avviate da marzo 2011 a oggi sono frutto della condizione di procedibilità (e la parte restante è di gran lunga superiore al totale delle mediazioni volontarie prima di quella data, a riprova di un positivo “effetto traino” del tentativo obbligatorio);
  6. la mediazione è un impegno assunto in sede comunitaria, e il modello italiano ha già riscosso importanti consensi a livello internazionale; in particolare:
    1. nella lettera di chiarimenti all’Unione europea dell’allora Ministro Tremonti, tra le misure adottate e da adottare per migliorare la giustizia civile si menziona non solo il Dlgs. 28/2010, ma addirittura la necessità di estendere il meccanismo della condizione di procedibilità (rispettivamente, pag. 32, e pag. 34, punto 6) della lettera);
    2. il Parlamento europeo, con la Risoluzione del 13 settembre 2011 (punti 8-10), ha indicato espressamente nel Dlgs. 28/2010 un modello efficace di mediazione, e con l’interrogazione alla Commissione del 12 ottobre 2012 ha chiesto conto di quelle legislazioni che non generano mediazioni in numero sufficiente, rendendo di fatto inattuato l’articolo 1 della Direttiva 2008/52/CE;
    3. Nils Muižnieks, Commissario ai diritti umani presso il Consiglio d’Europa, ha riconosciuto l’importanza in Italia del meccanismo del tentativo obbligatorio di conciliazione, in talune materie;
  7. la mediazione puramente volontaria non ha generato risultati apprezzabili in alcun paese al mondo; da qui l’universale e immediata richiesta, dopo l’annuncio della decisione della Consulta, di maggiori incentivi che però, specie di questi tempi, sono difficilmente ipotizzabili;
  8. il ruolo dell’avvocato nella mediazione deve essere valorizzato, poiché la presenza del difensore consente alla parte di prendere più consapevolmente decisioni che possono avere effetti sull’eventuale giudizio successivo.

In aggiunta a quanto sopra, come Lei stessa notava all’indomani del comunicato della Consulta, le riforme richiedono tempo per produrre risultati, ma la “riforma” della mediazione, come la definisce la Legge delega, nr. 69/2009, ha già portato esiti positivi, che meritano d’essere chiariti, resi noti, preservati e ulteriormente migliorati. In particolare:

  1. l’attuale tasso di successo nazionale della mediazione, pari al 50% (circa 24 mila accordi raggiunti su 48 mila procedure in cui le parti si sono sedute al tavolo con il mediatore), genera risparmi di tempo straordinari alla collettività: ogni singola mediazione di successo (durata media 50 giorni), evitando un processo che nel solo primo grado dura mediamente 1.000 giorni, porta infatti a un risparmio di 950 giorni, mentre la singola mediazione fallita un aggravio di soli 50 giorni;
  2. in termini di costi, un recente studio di Unioncamere indica in oltre 480 milioni i risparmi ascrivibili alla mediazione nel solo periodo settembre 2011-2012;
  3. il numero degli accordi mediati, e il relativo il tasso di successo della mediazione, non può essere confuso con il numero totale delle procedure avviate, che include quelle – e sono purtroppo tantissime – in cui la parte convocata non si presenta neppure (trovare un accordo mediato senza andare dal mediatore è come pretendere di farsi curare dal medico senza permettergli di visitarci);
  4. con l’aumento – opportunamente stimolato – del tasso di adesione alla mediazione, i benefici per la collettività crescerebbero più che proporzionalmente.

La politica ha il dovere di esigere dai cittadini comportamenti socialmente utili (indossare la cintura di sicurezza in macchina e il casco in moto, avere un’assicurazione RC auto, fare la raccolta differenziata dei rifiuti, e così di seguito) che, per quanto anche individualmente vantaggiosi, non vengono tenuti spontaneamente, né risultano ottenibili con incentivi più blandi. Nel caso della risoluzione delle controversie civili, è inoltre assai significativo che anche chi ha da sempre apprezzato la mediazione come metodo di componimento delle liti fondato interamente sulla volontarietà, di recente, riconosca che il meccanismo del tentativo obbligatorio, in taluni ambiti, sia indispensabile per avviare un ambizioso percorso di crescita culturale di tutti gli operatori della giustizia.

Per questi motivi, promotori e aderenti a questa iniziativa Le chiedono di valutare l’opportunità di un intervento legislativo che reintroduca tempestivamente il meccanismo della condizione di procedibilità, valorizzando il ruolo dell’avvocato e su base sperimentale, al fine di valutare approfonditamente sul campo, con la serenità e il tempo necessari, l’effettivo potenziale della mediazione delle liti civili e commerciali in Italia.

Con i migliori saluti e auguri di buon lavoro,

i promotori,

ADR Center (1)*

Concilia (8)

Resolutia (12)

ILA (21)

*(il numero tra parentesi accanto al nome dell’organismo indica quello di registrazione presso il Registro ministeriale degli organismi deputati a gestire tentativi di conciliazione in base al DM 180/2010 e successive modifiche. L’elenco completo degli aderenti a questa iniziativa è disponibile su http://www.mondoadr.it/cms/lettera-aperta-ministro-severino).

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Mediazione non obbligatoria, in fumo 600 milioni di euro (da ItaliaOggi)

Tra i 500 e i 600 milioni di euro. Tanto vale, secondo gli addetti ai lavori, il totale degli investimenti effettuati in questi due anni e mezzo nella mediazione obbligatoria da società private, ordini professionali, camere di commercio: cioè tutti gli attori che hanno puntato su un sistema ormai crollato sotto la scure della Corte costituzionale, che ha cancellato l’obbligatorietà di tentare la via stragiudiziale prima di andare in tribunale (si veda ItaliaOggi del 25 ottobre scorso). Sì, perché con la mediazione facoltativa lo scenario che si prospetta è un bagno di sangue: ci saranno più mediatori abilitati che mediazioni. Basti pensare che i conciliatori sono 40 mila e i procedimenti facoltativi non superano le 20 mila unità l’anno. Motivo per cui chi ha investito centinaia di migliaia di euro per creare e avviare strutture che ora non servono più, sta già pensando alle contromosse: da una possibile class action, a un’attività di pressione nei confronti della politica per riparare al danno in via legislativa, a chi invece ha trasformato il proprio organismo in camera arbitrale. Insomma, nella mediazione facoltativa non ci crede nessuno. Vediamo perché.

La mediazione facoltativa. Secondo i dati della direzione di statistica del ministero della giustizia, quasi l’80% dei circa 100 mila tentativi di conciliazione avviati nel primo anno di vita dello strumento era dovuto all’obbligatorietà. Circa il 20% è stato invece di natura facoltativa. Un dato, quello dello scarso appeal della mediazione come strumento alternativo di giustizia, confermato dai dati precedenti l’entrata in vigore del dlgs n. 28/2010, e quindi dell’obbligatorietà. Nel 2009, secondo le rilevazioni Isdaci, i procedimenti erano stati infatti circa 20 mila. E, secondo gli esperti del ministero della giustizia, la possibilità che si torni ai vecchi numeri, eliminata l’obbligatorietà, è la più probabile. La conseguenza è che la maggior parte dei quasi mille organismi iscritti al registro del ministero della giustizia scompariranno. E migliaia di mediatori resteranno senza lavoro.

Gli scenari. A questo punto decisive, sulle sorti dell’intero impianto normativo, saranno le motivazioni della Corte costituzionale. Secondo gli addetti ai lavori, infatti, se l’obbligatorietà è cancellata solo per un vizio formale di eccesso di delega rispetto all’art. 60 della legge n. 69/2009, dove non è prevista esplicitamente, allora la legge dovrebbe restare in piedi anche se zoppa del suo pilastro portante. Se invece verrà rilevata, nell’obbligatorietà della mediazione, una preclusione all’accesso alla giustizia, allora l’intero impianto potrebbe decadere. In ogni caso, le decine di migliaia di attori coinvolti si stanno già organizzando per fare fronte comune. L’ipotesi che circola con più insistenza è quella di una class action nei confronti dello stato.

Le ultime statistiche. Dopo un inizio a dir poco stentato, la mediazione aveva trovato un buon ritmo, in particolare dopo l’avvio della fase due, ovvero l’entrata in vigore dell’obbligatorietà anche per condominio e risarcimento danni. L’andamento a regime, da maggio a oggi, secondo i dati del ministero della giustizia, è pari a circa 20 mila procedimenti al mese. Contando il fisiologico calo di agosto, quindi, si può ipotizzare una cifra pari a circa 200 mila mediazioni avviate dal 21 marzo 2011 a oggi. I principali attori in campo sono le camere di commercio, con più di 100 organismi iscritti al registro, gli ordini degli avvocati (115 organismi a giugno scorso) e quelli dei commercialisti (circa 50), e le restanti 600 società private, che, secondo gli ultimi dati diffusi da Unioncamere, hanno avuto una crescita esponenziale soprattutto al centro Sud, con Lazio, Campania, Sicilia che concentrano il 40% dei centri di mediazione. Oggi a rischio chiusura.

 

 

Grosseto, convegno sulla mediazione: “Sentenza Corte non deve sminuire strumento”

Da L’Altra Pagina

La mediazione è l’incontro libero e volontario tra due o più parti in conflitto che si siedono ad un tavolo insieme ad un soggetto imparziale ed equidistante (il mediatore) che li aiuta a risolvere ciò che li pone in disaccordo”.

Con queste parole l’Avv. Paolo F. Cuzzola, esperto e docente  di tecniche ADR (acronimo di Alternative Dispute Resolution  ovverol’insieme degli strumenti di risoluzione delle controversie alternativi al procedimento giurisdizionale ordinario)  ha introdotto il Convegno di studi dal titolo “La mediazione, una giusta alternativa – Teoria e pratica della mediazione nel Condominio e nella locazione”.

Il convegno si è tenuto nell’intera giornata di giovedì  25 ottobre  presso la sala Pegaso della Provincia di Grosseto ed è stato organizzato dall’organismo grossetano di mediazione “Medialaw”, unitamente alla Confedilizia.

Dopo i saluti di benvenuto da parte dell’Amministratore di Medialaw Luca Desideri e dell’Avv. Paola Tamanti, Presidente di Confedilizia Grosseto nonchè, per l’occasione, moderatore del dibattito, l’Avv. Cuzzola ha sottolineato che la mediazione,  istituto introdotto in Italia dal Decreto Legislativo n. 28/2010, rappresenta un’opportunità che i cittadini devono sfruttare e che gli Avvocati e gli Amministratori di Condominio devono promuovere ai fini della risoluzione delle controversie.

La recentissima pronuncia della Corte Costituzionale con la quale è stata dichiarata l’incostituzionalità  dell’art. 5 del D. Lgt. n. 28/2010 nella parte in cui la mediazione è condizione di procedibilità dell’azione giudiziale (in sostanza è stata dichiarata incostituzionale  la mediazione obbligatoria in materie quali le locazioni ed il Condominio) non può e non deve sminuire tale strumento, che rimane un’opzione valida  – e migliore-  rispetto al procedimento ordinario ed ai tempi biblici che ne accompagnano lo svolgimento.

“Effettivamente  -sostiene ancora l’Avv. Cuzzola-  l’obbligatorietà della mediazione è opinabile, perché il cittadino dovrebbe sceglierla senza costrizioni o sanzioni di sorta, ma è un ‘ male necessario’ almeno sino a che non sarà recepita la cultura della mediazione. La Corte costituzionale ha soltanto anticipato i tempi, ma, cosa importante, pare aver motivato la sentenza –il condizionale è d’obbligo visto che è stato diffuso un semplice comunicato stampa- sostenendo l’eccesso di delega che rappresenta un mero vizio di forma.  Se così è,non vi sarebbe alcuna violazione dell’art. 24 della Costituzione e ciò significa che la mediazione obbligatoria non rende per nulla  difficoltoso l’accesso alla giustizia ordinaria. Con un nuovo intervento legislativo la mediazione obbligatoria potrebbe essere reintrodotta”.

L’Avv. Pietro Elia (anch’esso mediatore esperto in tecniche di ADR) ha posto l’attenzione sull’aspetto “emozionale” delle liti, che può essere ben affrontato in mediazione, mentre non può trovare dimora in un’aula di Tribunale.

Esso, inoltre, ha posto l’attenzione sull’alto livello di litigiosità esistente in Italia che ci porta ai primi posti delle classifiche mondiali nel rapporto tra numero di abitanti e numero di procedimenti giudiziali incardinati.

“L’elevatissimo numero di cause pendenti –continua ancora l’Avv. Elia– ha paralizzato il sistema giudiziario italiano ed ha messo in fuga capitali ed investitori esteri, i quali, consapevoli che in caso di mancato rispetto dei contratti sarebbe necessario troppo tempo per ottenere giustizia, si dirigono altrove”.

Nel corso del dibattito i relatori hanno anche descritto la forte diffusione degli strumenti ADR tra i paesi più industrializzati, portando, tra gli altri, l’esempio degli Stati Uniti.

Gli USA hanno già affrontato il problema della paralisi del sistema giudiziario congestionato da un numero spaventoso di procedimenti  e lo hanno risolto proprio con le procedure ADR.

“Ad oggi– sostiene l’Avv. Elia-  negli Stati Uniti le cause dinanzi al Giudice ordinario  rappresentano una ipotesi residuale; la regola è quella di risolvere le controversie attraverso la mediazione o attraverso l’arbitrato. In ogni caso, al di sotto dei 50.000 dollari non si può ricorrere direttamente in Tribunale. Il ricorso a tali forme di giustizia alternativa garantisce tempi molto brevi, nell’ordine di qualche mese”.

Per rendere tangibile l’efficacia della mediazione negli Stati Uniti, l’Avv. Elia fornisce un  dato esemplificativo  che riguarda la nota tragedia delle Torri Gemelle: “Il 97% degli aventi diritto è ricorsa a sistemi ADR ottenendo il risarcimento in circa sette mesi”

La discussione si è, poi, incentrata sui temi specifici  della locazione e del Condominio.

L’Avv. Francesco Lenzerini ha affrontato il tema della locazione suggerendo quando è preferibile raggiungere un accordo in mediazione piuttosto che eseguire l’intera procedura di sfratto culminante con l’accesso nei locali con l’ausilio dell’Ufficiale Giudiziario magari accompagnati dalla forza pubblica.

AL termine della mattinata l’Avv. Giuseppe Faccendi del foro di Grosseto ha affrontato il tema della mediazione nel Condominio, curando anche alcuni aspetti tecnici quale quello dei poteri di rappresentanza dell’Amministratore in mediazione o quello della ratifica, da parte dell’assemblea condominiale dell’accordo raggiunto in mediazione.

L’Avv. Faccendi ha, inoltre, posto l’accento sul problema della cultura della mediazione, vero elemento trainante per ottenere la diffusione dell’istituto:

“La cultura giuridica dell’Avvocato non è per nulla improntata a ricercare, in primo luogo, la conciliazione. E’ necessario radicare la cultura della mediazione sia all’interno delle famiglie che nelle scuole. Una volta nelle scuole vi era la materia dell’educazione civica: sarebbe importante poter affrontare questi temi con i ragazzi nelle aule.”

Nel pomeriggio è stata proposta una simulazione ragionata di mediazione condotta dal relatore Avv. Luca Tantalo (mediatore ed esperto in tecniche di ADR), il quale, oltre a mostrare come concretamente opera un mediatore, ha anche illustrato agli intervenuti  gli aspetti più delicati di questa nuova figura professionale ed ha suggerito alcune tecniche di comunicazione per districarsi nelle situazioni più difficili.

In definitiva, al termine degli interventi e del dibattito si può concludere sostenendo che la mediazione è un istituto nuovo ed in evoluzione, destinato ad affermarsi nel tempo e del quale dobbiamo ancora comprendere tutte le potenzialità.

I maggiori paesi industrializzati dimostrano che è uno dei più importanti strumenti di risoluzione delle liti e non deve essere visto come una semplice fase pre-processuale.

Con Tribunali così intasati di cause e ricoperti di cumuli di fascicoli il ricorso alla mediazione è assolutamente indifferibile ed il suo successo rappresenterà anche un passo importante verso i binari di efficienza e speditezza del malandato sistema della giustizia statale.

Salvatore Primiceri

Il riformismo riluttante sulla giustizia (dal Sole 24 ore di oggi)

Di Guido Gentili

La “conciliazione obbligatoria” (per una lite di condominio, ad esempio) non evoca trame sovversive per l’ordine giudiziario costituito. Sembra una cosa ragionevole, di buon senso. E avrebbe dovuto essere uno strumento temporaneo per ridurre il contenzioso nei tribunali e dare un po’ di fiato ad una giustizia dai tempi incivili.

No, ha stabilito la Corte Costituzionale. Questa mediazione non va: per eccesso di delega del Governo (nel 2010, esecutivo Berlusconi) e perché non può essere obbligatoria. Plauso degli avvocati, che avevano contrastato duramente, anche a protezione (legittima) del loro interesse, la nuova norma. Pioggia di dichiarazioni tartufesche sulla permanente importanza della cultura della mediazione. Presa d’atto del ministro della Giustizia, Paola Severino: rimane la conciliazione non obbligatoria, proviamo ora a spingere con gli incentivi.
Provare. Insistere. Ma che fatica nel Paese del riformismo riluttante. Quando il premier Mario Monti osserva che l’Italia ha bisogno per cambiare di politiche «radicali» e non «moderate» coglie nel segno due volte. La prima perché un Paese che ha rischiato un anno fa il default sistemico e che da quindici anni non cresce avrebbe bisogno di accelerare la sua corsa (e qui lo stesso Governo, lo dimostra il confronto sulla legge di stabilità, ha ottimi motivi anche per rivedere, a saldi invariati, la sua strategia in modo da evitare la spirale risanamento-depressione).

La seconda perché richiamando in alternativa alla radicalità il concetto della moderazione squaderna una realtà, frutto di decenni di pratiche consolidate, che conosciamo bene. Quella di pochi passi in avanti cui seguono lunghe fasi di ristagno e precipitosi dietrofront.
Appunto, il riformismo all’italiana. Come nel caso della giustizia: impossibile essere competitivi ed attrarre investimenti esteri, ad esempio, quando la Banca Mondiale annota che in Italia per risolvere una controversia commerciale occorrono 1210 giorni contro una media Ocse di 510 ed una Ue di 549, fermi restando i paurosi squilibri interni Nord-Sud. E come dimenticare che la Banca d’Italia calcola in un punto di Prodotto interno lordo il costo dell’inefficienza della giustizia civile?
Ma la Corte Costituzionale, che di recente aveva anche detto «no», sulla base dei ricorsi di quasi tutti i Tar (Tribunali Amministrativi Regionali), ai tagli degli stipendi dei magistrati e dei dirigenti dello Stato, ha bocciato ora anche la “conciliazione obbligatoria”, che già faceva fatica a farsi strada. Ancora non ne conosciamo le motivazioni integrali e delle sentenze della Corte Costituzionale, comunque, si prende atto.

«I giuristi non possono permettersi il lusso della fantasia», scrisse nel 1942 un maestro del diritto e padre costituente, Piero Calamandrei. Erano altri tempi, tremendi. Quelli che Paolo Grossi, oggi giudice costituzionale, ha ricordato anni fa «con sgomento»: «Al giurista era vietato di avere occhiali adeguati per leggere il mondo sociale, gli dovevan bastare il monocolo esegetico», mentre «l’attività del giudice non può non essere, malgrado tutto, un approccio vivo e complesso con l’incandescenza dei fatti».
Tanto sono incandescenti, nel 2012, i numeri e i fatti della giustizia-lumaca snervata da un contenzioso altissimo, che tutti possiamo riconoscerli, dal comune cittadino ai giudici delle leggi. Così da evitare, se possibile, che continuino a rovinarci addosso.
twitter@guidogentili1

Condivido interamente.

Mediazione: il comunicato stampa della Corte Costituzionale

“La Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del d.lgs. 4 marzo 2010, n.28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione”

Il comunicato stampa

Mediazione: il dispositivo che è stato pubblicato è falso.

Non esiste alcun dispositivo relativo al procedimento riguardante l’asserita incostuzionalità della mediazione. Quello che è stato improvvidamente pubblicato ieri da qualcuno, e ingenuamente ripreso da tanta gente, è un falso clamoroso, e anche mal fatto.

Ribadisco non solo che la camera di consiglio si terrà solo oggi, e che quindi nessuna decisione è stata presa, ma che nessuna voce, nel modo più assoluto, è uscita dalla Consulta.

Di conseguenza, le cosiddette “voci di corridoio” vanno assolutamente ignorate e dobbiamo attendere comunicazioni ufficiali.

N.d.a. Ovviamente questo post si riferisce al dispositivo pubblicato da qualcuno nella serata di martedì 23 e che parlava di rigetto dei ricorsi.

Mediazione: gli aggiornamenti dell’udienza alla Corte Costituzionale.

Ore 10.00: Gli avvocati dell’Oua sono presenti. Ma non dovevano fare sciopero? Ci siamo quasi.

Ognuno ha pochi minuti per parlare. Si aggiungono sedie per i 15 avvocati che devono intervenire.

Ore 10.10: Si inizia! Il relatore Criscuolo espone la sua relazione. L’aula e’ pienissima. Non si respira.

Ore 10.39: il Ministro Giustizia sostiene l’interesse generale perseguito dalla norma di obbligatorietà della mediazione civile (Fonte: Sicea)

Ore 10.40: Si discute sulla legittimazione a intervenire.

Ore 10.45: Intervento di Union Camere e Camere di Commercio a difesa dell’ obbligatorietà della mediazione civile.

Ore 10.50: La Corte si ritira in camera di consiglio per deliberare sull’ammissibilità a prendere parte al processo di Unioncamere, CNF, Ordine di Milano e altri (ADR Center era già stata ammessa in quanto costituita al TAR)

Ore 11.10: parla il legale dell’OUA, il quale evidentemente non sciopera. CNF e COA Milano, tra gli altri, non sono stati ammessi.

Ore 11.40: è il turno dell’Avv. Rodolfo Cicchetti, legale di Adr Center.

Ore 11.55: dopo l’esposizione dell’avv. Cicchetti, chiara ed esauriente, tocca all’avvocato dello Stato. Nella sua relazione difende l’impianto normativo.

Ore 12.45: l’udienza e’ terminata, domani si terra’ la Camera di Consiglio. Sempre da domani, sul sito della Corte il resoconto dell’udienza.

Per iscriversi alla newsletter della Corte Costituzionale, con invio pronunce integrali e novità : http://www.giurcost.org/news/

Per visionare l’udienza di oggi (a partire da domani): http://www.cortecostituzionale.it/ActionPagina_1126.do