Non rispettare l’ordine del Giudice di andare in mediazione può costare caro…

Un altro interessante provvedimento del Tribunale di Roma, in persona del dott. Massimo Moriconi. Con ordinanza del dicembre 2013, oltre a formulare la sua proposta ex art. 185 bis c.p.c., il Giudice aveva invitato le parti a presentare istanza di mediazione; all’ultima udienza il Giudice ha rilevato che tale istanza, senza alcuna giustificazione, non era stata presentata, e ha quindi dichiarato improcedibile la domanda. Con la sentenza, ha condannato parte attrice ad un sostanzioso rimborso delle spese in favore delle parti convenute.

In NOME del POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE di ROMA SEZIONE Sez.XIII°
N. RG. 68615-11
REPUBBLICA ITALIANA
Il Giudice dott. cons. Massimo Moriconi
nella causa
tra
XXX (avv.to A.P.)
attrice

E

YYY (avv. V.C.)
convenuto

E

Assicuratori dei Lloyd’s …(avv.ti M.F. e S.G.)
convenuta

ha emesso e pubblicato, ai sensi dell’art.281 sexies cpc, alla pubblica udienza del 29.9.2014 dando lettura del dispositivo e della presente motivazione, facente parte integrale del verbale di udienza, la seguente

S E N T E N Z A

letti gli atti e le istanze delle parti,
osserva:
Con ordinanza del 20.12.2013 il giudice ha disposto la mediazione demandata ai sensi del novellato art.5 co.II° del decr.lgsl.28/10.
Nel provvedimento oltre ad un proposta del giudice formulata ai sensi dell’art.185 bis, in caso di non raggiungimento dell’accordo veniva concesso un termine fino al 28.2.2014 per depositare presso un organismo di mediazione la relativa domanda.
All’udienza del 19.6.2014 il (nuovo) difensore della XXX dava atto che la domanda di mediazione non era stata introdotta.
Non venivano al riguardo offerte giustificazioni di alcun genere.
Le controparti (notaio YYY e i Lloyd’s) si opponevano eccependo l’improcedibilità della domanda.
L’art. 5 co. II° prevede che “fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo quanto disposto dai commi 3 e 4, il giudice, anche in sede di giudizio di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, può disporre l’esperimento del procedimento di mediazione; in tal caso l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale anche in sede di giudizio di appello. Il provvedimento di cui al periodo precedente è adottato prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni ovvero, quando tale udienza non è prevista, prima della discussione della causa. Il giudice fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6 e, quando la mediazione non è già stata avviata, assegna contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione”
Essendo pacifico che il procedimento di mediazione non è stato avviato, e non essendo stato addotto alcun motivo giustificativo, ne consegue la improcedibilità della domanda.
Le spese (che vengono regolate secondo le previsioni – orientative per il giudice che tiene conto di ogni utile circostanza per adeguare nel modo migliore la liquidazione al caso concreto- della l.24.3.2012 n.27 e del D.M. Ministero Giustizia 10.3.2014 n.55) vengono liquidate come in dispositivo a carico dell’attrice anche per quanto riguarda l’assicurazione la cui partecipazione al giudizio come terza chiamata è stata diretta conseguenza della domanda attrice.

P.Q.M.

definitivamente pronunziando, ogni contraria domanda eccezione e deduzione respinta, così provvede:
DA’ ATTO della mancata attivazione dell’esperimento di mediazione demandata;
DICHIARA improcedibile la domanda di M.Z. ;
CONDANNA M.Z. al pagamento delle spese di causa che liquida in favore di YYY in complessivi €.7.000,00 per compensi oltre IVA, CAP e spese generali; nonché degli Assicuratori dei Lloyd’s in persona del legale rappresentante pro tempore in complessivi €.5.000,00 per compensi oltre IVA, CAP e spese generali.-
Roma 29.9.2014

Il Giudice
dott.cons.Massimo Moriconi

L’avv. Caravita scrive al Presidente del Consiglio a proposito delle ferie degli avvocati…

Con grande gioia, pubblico di seguito un nuovo “pezzo” del caro Giuseppe Caravita, questa volta indirizzato al nostro Presidente del Consiglio:

Caro Presidente del Consiglio, oggi hai detto “Se gli avvocati ci facessero la cortesia di lavorare un pò di più…” Io questa frase sinceramente non l’ho capita. Tanto per cominciare non capisco con quale metro tu sei in grado di misurare il nostro lavoro. Siamo liberi professionisti: tradotto in italiano corrente vuol dire che lavoriamo senza stipendio, senza orario, senza padroni. Sono tre condizioni che non molti in questo paese sono in grado di comprendere. Senza stipendio: a fine mese nessuno ci dà una busta paga. Ad agosto e a dicembre, se non abbiamo accantonato come formichine durante il resto dell’anno, nessuno ci paga ferie o tredicesime. A fianco al nostro lavoro quotidiano, che è quello di fare gli avvocati, dobbiamo fare un ulteriore lavoro, che è quello di farci pagare. Vedi, caro Presidente del Consiglio, è diventato molto di moda irridere gli avvocati. Sono troppi, sono squali,sono strascinafaccende, sono paglietta,..Questo vuole dire che l’opinione che ha di noi l’opinione pubblica è molto bassa. Salvo poi correre dall’avvocato quando non se può più fare a meno, il che – tradotto sempre in italiano corrente – vuol dire presentarsi con le uova già rotte e pretendere che il professionista le aggiusti, il tutto – ovviamente – gratis et amore deo. Senza orario: lo sai, caro Presidente del Consiglio, quanto può durare una udienza? No, non puoi saperlo, perchè ovviamente e giustamente tu non frequenti le aule di Tribunale. Può durare un attimo solo, o un’ora, o tre ore. Dipende dall’argomento che affronti, da quello che devi dire e fare in quella udienza. Ma quell’attimo, o quell’ora, o quelle tre ore, possono essere all’inizio, o a metà, o in coda di una intera mattinata. E tu non puoi saperlo, quando verrai chiamato, e aspetti ore ed ore. Poi naturalmente, c’è il ricevimento a studio, e le questioni da studiare, e gli atti da preparare. Io, per esempio, amo lavorare a notte fonda. Mi concentro di più. Vale come orario di lavoro, secondo te, o il fatto che non sia un orario ufficiale lo trasforma automaticamente in qualcosa che lavoro non è? Senza padroni: mi vanto di non avere mai ricevuto ordini o disposizioni da nessuno. I miei padroni sono il mio cuore, il mio cervello e la mia dignità. Questa è la nostra condizione. Nostra, caro Presidente del Consiglio, perchè io la condivido con altri 250.000 Avvocati in tutta Italia. Dunque questa mia personalissima opinione conta una frazione pari a 1/250.000 (un duecentocinquamilesimo) dell’intero corpo sociale dell’Avvocatura. Ma io sono sicuro che tutti ti direbbero le stesse cose che ti sto dicendo io. Lavorare di più? Con estremo piacere. Dateci un sistema giustizia che funzioni veramente, e invece di lavorare 12 ore al giorno, ne lavoreremo anche 14. Dateci la fiducia che ci meritiamo, ed insieme potremo costruire una nuova strada della giustizia. Dateci gli strumenti necessari per fare quello che va fatto. Come diceva qualcuno, dateci un punto di appoggio, e solleveremo il mondo.

Mediazione: l’audizione di Adr Center in Commissione Giustizia al Senato

Ieri, 25 settembre, Adr Center, Organismo iscritto al n. 1 del Registro presso il Ministero della Giustizia, è stata ascoltato in Commissione Giustizia del Senato, nel corso dei lavori di conversione del DL 132/2014.

Adr Center ha cercato di rappresentare al meglio le idee del mondo mediazione, che ben conosce dato che esercità la sua attività da tantissimi anni, ben prima del D.Lgs. 28/10.

L’OUA nel corso del proprio intervento del giorno precedente ha insistito sull’alternatività tra negoziazione assistita e mediazione, sostenendo erroneamente che secondo la nuova normativa le parti sono costrette a duplicare i costi dovendo procedere dapprima con la NA e poi con la mediazione. Uno strano atteggiamento da parte di chi parlava di apertura.

Nel corso dell’intervento, che pubblichiamo integralmente, è stato spiegato perché questa affermazione sia inesatta e tendenziosa.

Audizione ADR Center al Senato 25 9 14

Mediazione: da domani entra in vigore il DM 139/14 (correttivo del DM 180)

Finalmente, domani entrerà in vigore il DM 139/14, correttivo del DM 180 e riguardante la determinazione dei criteri e delle modalita’ di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione nonche’ sull’approvazione delle indennita’ spettanti agli organismi, ai sensi dell’articolo 16 del decreto legislativo n. 28 del 2010.

Particolarmente interessante è la previsione dell’art. 6, che introduce l’art. 14 bis n.1, per cui i mediatori non potranno portare le mediazioni dei loro clienti all’organismo presso il quale sono iscritti. La previsione appare particolarmente importante per gli Organismi Forensi. Nell’attesa delle prime reazioni, qui il testo completo: http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2014-09-23&atto.codiceRedazionale=14G00150&elenco30giorni=true

I Giudici spingono la conciliazione (Marco Marinaro su Quotidiano del Diritto del Sole 24 ore)

A questo link possiamo trovare un interessante articolo di Marco Marinaro (esponente di grande preparazione e cultura del mondo ADR) sul rapporto tra giudici e conciliazione:

http://www.quotidianodiritto.ilsole24ore.com/art/civile/2014-09-18/i-giudici-spingono-conciliazione-171237.php?uuid=ABH2Z2uB

Lettera al cliente (dell’avv. Giuseppe Caravita)

Tempo fa pubblicammo, per sua gentile concessione, una nota (https://ltantalo.wordpress.com/2014/05/29/perche-lavvocato-non-deve-essere-pagato-come-tutti-gli-altri/) dell’illustrissimo Collega (avvocato e mediatore), Giuseppe Caravita, personaggio di grande cultura, preparazione e sensibilità. Ora il caro Giuseppe ha deciso di onorare nuovamente il mio blog di uno dei suoi bellissimi pezzi, la “Lettera al cliente”, che pubblichiamo di seguito.

Caro cliente, sono il tuo avvocato. Ho preso in carico il tuo problema, ti sono stato a sentire, ho dipanato insieme a te il problema, l’ho reso comprensibile. Non sempre quello che dici, sai, si capisce immediatamente. Occorre ascoltare con attenzione, passare al setaccio le parole, distinguere quelle dettate dall’ira da quelle dettate dal cuore, separare quelle che nascono dall’ignoranza e dalla suggestione da quelle che sono pronunciate con animo sincero. Ho prospettato delle soluzioni, ho ipotizzato, ti ho fatto delle domande, ho preso appunti. Questo, caro cliente, vale per tutti i problemi che possono essere sottoposti a un avvocato: problemi di credito da recuperare, di debiti con il mondo bancario, di imprese, di soci, di famiglia, di rapporti condominiali, di rapporti con la pubblica amministrazione, di figli, di mogli, di mariti. Noi ascoltiamo: noi avvocati ascoltiamo. Io e tutti i miei colleghi dedichiamo al lavoro, cioè a te, al tuo problema, caro cliente, le nostre forze fisiche ed intellettuali. Non è vero che il nostro lavoro è sedentario: noi corriamo dalla mattina alla sera, e nei Palazzi di Giustizia saliamo da un piano all’altro, alla ricerca dello sportello giusto, e poi scendiamo di nuovo, e risaliamo, e camminiamo per chilometri. Nelle nostre borse ci sono le tue carte, le tue speranze, la tua rabbia e la tua delusione, la tua ansia, i tuoi problemi. Le nostre borse pesano tantissimo, perchè ci portiamo appresso la vita dei nostri clienti. E dopo avere ascoltato, caro cliente, dobbiamo decidere quale è la strada giusta da seguire, e dobbiamo seguirla,e non vorremmo mai sbagliare. A volte ci capita di sbagliare, tuttavia, e allora soffriamo in silenzio,e passiamo nottate intere a rimuginare pensieri. Chi non fa questo nostro mestiere non sa cosa vuol dire svegliarsi di notte e rimanere a guardare il soffitto, aspettando il sonno che non torna. Ognuno di noi si è sentito da dire dal suo dominus (e cioè l’avvocato anziano che gli ha insegnato il mestiere): fino a quando non resterai una notte sana a guardare il soffitto, con lo stomaco in subbuglio e le parole che si accavallano nella testa, non sarai avvocato. I più anziani tra di noi l’hanno detto a loro volta ai loro discepoli, e i più giovani prima o poi lo diranno. A volte ci capita di trovare la soluzione, spesso ci capita di vincere una causa. E allora, sempre in silenzio, ridiamo dentro di noi, perchè nessuno potrà mai capire che sensazione prova un avvocato che conduce la nave sino in porto. Caro cliente, sembriamo una classe disunita, perchè ognuno di noi ogni giorno deve affrontare tutto e il contrario di tutto, e se io vinco vuol dire che qualcun altro perde, e se vince qualcun altro vuol dire che perdo io. Sembriamo disuniti, ma non lo siamo. Il senso di solidarietà si impara in trincea, nella trincea dei Tribunali dove ogni giorno scendiamo per fare il nostro lavoro. Lì si imparano solidarietà e rispetto, e correttezza e tante altre cose belle. Si impara anche ad essere fermi, e coraggiosi. Ecco, questo è il mondo in cui io, caro cliente, vivo tutti i giorni da trenta anni. Io e altri 250.000 colleghi. Adesso, improvvisamente, qualcuno se ne esce a dire che siamo troppi. E’ uno sbaglio di lana grossa, e ti spiego perchè, caro cliente: sino a prima della seconda guerra mondiale, gli avvocati erano a numero chiuso, come i notai. Erano ricchi e potenti. Ma la gente come te, caro cliente, faceva anche una settimana di fila per parlare con l’Avvocato. E poi, tutto sommato, la gente come te, caro cliente, che diavolo doveva andare a fare dall’avvocato? Le cose sono cambiate, gli scenari si sono stravolti: la proprietà privata non è più cosa di ricchissime e agiate famiglie, milioni di italiani hanno casa di proprietà. Questo vuol dire, semplicemente, che milioni di italiani hanno problemi di condominio, di rapporti con i vicini, di mutui, di ristrutturazioni, di compravendita. E questo per restare in un solo settore. Il numero degli avvocati non deve essere rapportato al numero della popolazione italiana, ma al volume di rapporti problematici. Banche, imprese, rapporti di lavoro, condominio, separazioni, divorzi, amministrazioni di sostegno. Per questo ci sono milioni di controversie, in Italia. E il problema non sono gli avvocati, caro cliente. Il problema è lo Stato che non sa dare una risposta adeguata. Mi fermo qui, perchè dovrei parlarti di moltissime altre cose, e il discorso diventerebbe di una lunghezza insostenibile. Ma quello che mi premeva dirti, caro cliente, è che il tuo avvocato, sia esso giovane, vecchio, donna o uomo, calvo o capellone, grasso o magro, simpatico o molto serioso, è una persona che si fa carico del tuo problema, e se lo porta appresso per tutta la giornata, anche quando tu non ci pensi più. E’ una persona che si aggiorna e studia per darti il migliore servizio possibile. E’una persona che di mestiere risolve i problemi degli altri: ascoltalo, seguilo e rispettalo. E pagalo quando ti chiederà di essere pagato.

Grazie, caro Giuseppe, per questo contributo…e speriamo di vedere tutti i tuoi bellissimi scritti raccolti al più presto in un unico volume.