Il proprietario può entrare nella casa affittata senza il consenso dell’inquilino?

Essere proprietari dell’immobile non significa poter usare le chiavi quando si vuole: accessi, controlli, lavori, emergenze e tutele

La casa è di proprietà del locatore, ma durante il contratto è nella disponibilità dell’inquilino. Questo significa che il proprietario non può entrare nell’appartamento quando vuole, utilizzare una copia delle chiavi senza autorizzazione o presentarsi improvvisamente sostenendo di dover “controllare la propria casa”.

Con la consegna dell’immobile, il conduttore acquista il diritto di utilizzarlo e di goderne in modo esclusivo per tutta la durata della locazione. Il proprietario conserva naturalmente la titolarità del bene, ma deve garantirne il pacifico godimento: è uno degli obblighi fondamentali che l’articolo 1575 del codice civile pone a suo carico.

La casa affittata diventa il domicilio dell’inquilino

Il punto fondamentale è che proprietà e domicilio sono concetti diversi. Un appartamento può appartenere a una persona e costituire, nello stesso momento, il domicilio di un’altra.

La Costituzione stabilisce che il domicilio è inviolabile. La protezione non dipende dal fatto che chi vi abita sia proprietario, usufruttuario o inquilino, ma dall’effettiva destinazione del luogo alla vita privata della persona. (Senato della Repubblica)

Anche l’articolo 614 del codice penale tutela chi ha il diritto di escludere gli altri dall’abitazione o da un luogo di privata dimora. La norma punisce chi vi si introduce contro la volontà espressa o tacita dell’avente diritto, oppure clandestinamente o con inganno. In una normale locazione, durante la vigenza del contratto, il diritto di decidere chi possa entrare nell’abitazione spetta quindi al conduttore.

Non cambia nulla se il proprietario continua ad avere una copia delle chiavi. Possedere una chiave non significa essere autorizzati a utilizzarla.

Il proprietario può conservare una copia delle chiavi?

La proprietà dell’immobile, da sola, non attribuisce al locatore un diritto generale a possedere o utilizzare una copia delle chiavi. La questione può essere regolata nel contratto o concordata tra le parti, ad esempio per ragioni organizzative o di sicurezza, ma l’eventuale duplicato non consente comunque di entrare autonomamente.

Il proprietario non può utilizzare la chiave mentre l’inquilino è assente, neppure per verificare lo stato della casa, leggere un contatore, recuperare un oggetto, aprire a un tecnico o mostrare l’appartamento a un possibile acquirente.

Il consenso deve riguardare quello specifico accesso e non può essere ricavato dal semplice fatto che il locatore possieda ancora le chiavi. Anche un’autorizzazione concessa in passato non vale necessariamente per tutti gli accessi futuri.

Quando il proprietario può chiedere di entrare?

Il proprietario può certamente chiedere di accedere all’immobile quando esiste una ragione concreta e legittima. Può essere necessario verificare un’infiltrazione, eseguire una riparazione, controllare un impianto, effettuare lavori obbligatori oppure consentire l’accesso a un tecnico.

Il locatore è tenuto a mantenere l’immobile in condizioni idonee all’uso concordato e deve eseguire le riparazioni necessarie, con esclusione della piccola manutenzione posta a carico dell’inquilino.

Questo obbligo comporta una ragionevole collaborazione del conduttore. L’inquilino non può pretendere che il proprietario elimini una perdita d’acqua e, nello stesso tempo, impedire sistematicamente l’ingresso all’idraulico. Il contratto deve essere eseguito secondo correttezza e buona fede da entrambe le parti. (Gazzetta Ufficiale)

Il proprietario deve però indicare la ragione dell’accesso, concordare giorno e orario con un congruo preavviso e limitarsi a quanto necessario. Il diritto di eseguire una riparazione non si trasforma in un potere di ispezionare liberamente tutte le stanze, aprire armadi, fotografare oggetti personali o trattenersi nell’abitazione oltre il necessario.

Il proprietario può effettuare controlli periodici?

Non esiste un potere generale del locatore di entrare periodicamente nell’appartamento per controllare come vive l’inquilino. Un conto è verificare un problema concreto; altro è pretendere ispezioni ricorrenti, invasive e prive di una reale giustificazione.

Il contratto può prevedere la possibilità di visite periodiche, ma anche una clausola di questo tipo deve essere esercitata secondo buona fede. Non autorizza accessi improvvisi, frequenti o effettuati in assenza dell’inquilino.

La richiesta dovrebbe indicare con chiarezza la finalità della visita e proporre modalità ragionevoli. Il conduttore, dal canto suo, non dovrebbe rifiutare senza motivo qualsiasi verifica necessaria alla conservazione dell’immobile.

Le visite dei possibili acquirenti o dei futuri inquilini

Molti contratti prevedono che, in prossimità della scadenza o quando l’immobile è posto in vendita, il conduttore consenta alcune visite a potenziali acquirenti o nuovi inquilini.

Quando esiste una clausola chiara, il conduttore deve rispettarla, purché le visite siano organizzate con preavviso, in giorni e orari ragionevoli e senza trasformare la casa in un luogo continuamente aperto ad estranei.

La clausola non autorizza comunque il proprietario ad aprire la porta con le proprie chiavi. Le visite devono essere concordate. In assenza di una specifica previsione contrattuale, proprietario e inquilino dovranno trovare modalità compatibili con il diritto del primo di disporre del bene e con la riservatezza e la tranquillità del secondo.

L’inquilino può rifiutare l’accesso?

L’inquilino può rifiutare richieste generiche, immotivate, invasive o formulate senza un minimo preavviso. Può inoltre chiedere che l’accesso avvenga alla sua presenza o alla presenza di una persona di fiducia.

Non può però utilizzare la tutela del domicilio per impedire qualsiasi intervento necessario. Un rifiuto ingiustificato e reiterato può costituire inadempimento, soprattutto quando impedisce riparazioni urgenti, controlli obbligatori o attività espressamente previste dal contratto.

Se l’accesso viene negato, il proprietario non deve farsi giustizia da solo. Deve formulare la richiesta per iscritto, indicare la ragione e proporre più date. Se il rifiuto continua, potrà inviare una diffida e, nei casi più seri, rivolgersi al giudice. Entrare con la forza o usare di nascosto le chiavi espone invece il locatore a conseguenze ben più gravi.

Cosa succede in caso di vera emergenza?

Diverso è il caso di un pericolo reale e immediato: un incendio, una fuga di gas, una grave perdita d’acqua, il rischio di crollo o una situazione che possa mettere in pericolo persone o cose.

In queste ipotesi può essere indispensabile accedere rapidamente, ma l’emergenza deve essere effettiva, non semplicemente dichiarata dal proprietario per giustificare un controllo. Quando possibile, occorre tentare di contattare l’inquilino e coinvolgere i vigili del fuoco, le forze dell’ordine, l’amministratore di condominio o il tecnico competente.

Anche nell’urgenza, l’accesso deve essere limitato a quanto necessario per eliminare il pericolo e deve essere documentato. Una presunta perdita segnalata settimane prima non consente al locatore di entrare improvvisamente in casa senza avvertire nessuno.

L’inquilino può cambiare la serratura?

In linea generale, il conduttore può sostituire a proprie spese il cilindro della serratura, soprattutto quando teme accessi non autorizzati. La proprietà dell’immobile non conferisce infatti al locatore il diritto di disporre di una chiave che gli permetta di entrare senza consenso.

L’intervento non deve danneggiare la porta o modificare stabilmente l’immobile. È prudente conservare il cilindro originario e ripristinarlo alla fine della locazione, salvo diverso accordo. Devono inoltre essere verificate eventuali clausole contrattuali specifiche.

L’inquilino non è normalmente obbligato a consegnare al proprietario una copia della nuova chiave, perché ciò svuoterebbe proprio il diritto al godimento esclusivo della casa. Naturalmente, in caso di emergenza, rimane tenuto a collaborare e a rendere possibile l’accesso nei modi necessari.

Il proprietario può cambiare la serratura per mandare via l’inquilino?

Assolutamente no. Anche quando il contratto è scaduto, il conduttore non paga i canoni o è stato intimato lo sfratto, il proprietario non può cambiare la serratura, rimuovere la porta, interrompere le utenze o impedire con la forza l’accesso all’abitazione.

Per ottenere il rilascio deve seguire la procedura prevista dalla legge. Farsi ragione da sé, pur sostenendo di esercitare un proprio diritto, può assumere rilevanza penale. L’articolo 392 del codice penale punisce chi, potendo rivolgersi al giudice, esercita arbitrariamente un preteso diritto mediante violenza sulle cose.

La stessa Corte di cassazione ha richiamato, tra gli esempi di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, proprio la condotta del locatore che cambia la serratura dell’appartamento per costringere l’inquilino a lasciarlo.

Essere proprietari non consente quindi di anticipare materialmente gli effetti di uno sfratto che deve ancora essere eseguito.

Cosa può fare l’inquilino se il proprietario entra senza permesso?

Se si scopre che il proprietario è entrato nell’abitazione senza autorizzazione, è opportuno contestare immediatamente il comportamento per iscritto, chiedere che non venga più utilizzata alcuna copia delle chiavi e valutare la sostituzione del cilindro.

Occorre conservare messaggi, e-mail, fotografie, registrazioni delle telecamere, dichiarazioni di testimoni e qualsiasi elemento che dimostri l’accesso. Se la situazione è in corso, il proprietario rifiuta di uscire o vi sono minacce, è opportuno rivolgersi alle forze dell’ordine.

A seconda delle modalità concrete, la condotta può determinare responsabilità civile e, nei casi previsti dalla legge, anche penale. Possono inoltre essere richiesti il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali effettivamente subiti, che dovranno però essere allegati e provati.

Come deve comportarsi correttamente il proprietario?

La richiesta di accesso dovrebbe essere formulata per iscritto, spiegando il motivo, indicando chi entrerà nell’appartamento e proponendo almeno due o tre possibili date. Se si tratta di lavori, è utile specificare la presumibile durata e le parti della casa interessate.

Se il conduttore non risponde, occorre inviare un sollecito e poi, se necessario, una diffida formale. L’assenza di risposta non equivale al consenso e non autorizza a utilizzare le chiavi.

La procedura può sembrare più lenta rispetto all’ingresso diretto, ma protegge entrambe le parti. Il proprietario documenta di aver cercato di adempiere ai propri obblighi; l’inquilino mantiene il controllo sull’accesso al proprio domicilio.

Proprietario e inquilino hanno entrambi diritti e obblighi

La regola è semplice: la casa continua a essere di proprietà del locatore, ma durante la locazione non è nella sua libera disponibilità materiale.

Il proprietario può chiedere di entrare per ragioni concrete, per effettuare lavori, verificare problemi o organizzare visite consentite dal contratto. L’inquilino deve collaborare quando la richiesta è legittima e ragionevole. Ma l’accesso deve essere concordato.

La copia delle chiavi non attribuisce alcun lasciapassare. Né il mancato pagamento dell’affitto, né la scadenza del contratto, né il sospetto che la casa sia tenuta male consentono al proprietario di entrare di nascosto o di sostituirsi al giudice.

Per informazioni e assistenza sull’argomento, info@studiotantalofornari.it e 0632609190 (anche Whatsapp)

Tag: locazione, affitto, proprietario, inquilino, accesso all’immobile, chiavi di casa, violazione di domicilio, serratura, riparazioni, sfratto, diritto immobiliare


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