Mediazione: per il Tribunale di Varese il “comunicato stampa” della Consulta è irrilevante ai fini della mediazione delegata dal Giudice

Come noto, il 24 ottobre scorso la Corte Costituzionale, attraverso un brevissimo comunicato stampa, ha annunciato che avrebbe dichiarato l’incostituzionalità del D.lgs. 28/2010 nella parte in cui esso prevede l’obbligatorietà del tentativo di mediazione.

Per il Tribunale di Varese, e precisamente per l’ordinanza emessa il 9 novembre dal giudice dott. Buffone, la dichiarazione di incostituzionalità non incide in alcun modo sulla mediazione delegata dal Giudice, sia perché allo stato si tratta di un comunicato stampa che non ha prodotto effetti nell’ordinamento giuridico, sia perché persiste nell’Ordinamento, anche dopo la pronuncia, la validità ed efficacia della mediazione delegata. In effetti, anche a voler considerare valido il “comunicato stampa”, esso appare bocciare la sola obbligatorietà e non la mediazione in generale, men che mai quella delegata.

Di conseguenza, con l’ordinanza suddetta, il Tribunale ha fissato l’udienza allo scadere del termine dei quattro mesi, e ha invitato le parti a presentare l’istanza di mediazione entro quindici giorni

Di seguito l’0rdinanza, da Il Caso.it

Trib. Varese 9 novembre 2012

Vietti su Raiuno: “Mediazione via principale per snellire macchina giudiziaria”

Da http://www.laltrapagina.it

Il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Michele Vietti, intervistato questa mattina a “UnoMattina” da Paolo Di Giannantonio, non ha dubbi su quali debbano essere le soluzioni per sbloccare gli enormi ritardi della macchina giudiziaria italiana:

“Il grave problema dell’ingolfamento e lentezza della giustizia civile ci rende il Paese più “multato” in Europa e per uscire da questa situazione ci sono due vie: “Lo snellimento dei riti processuali ma soprattutto puntare ai sistemi alternativi per la risoluzione delle controversie quali la mediazione e la conciliazione”.

Michele Vietti non tralascia nemmeno la giustizia penale affermando che occorre una depenalizzazione e che, anche nel campo penale, é necessario utilizzare sempre di più sistemi alternativi al processo.

La Cassazione a Sezioni Unite conferma l’impugnabilità del preavviso di fermo (sentenza 17844/2012)

Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, ordinanza 9 – 18 ottobre 2012, n. 17844
Presidente Preden – Relatore Macioce

Svolgimento del processo

Il Giudice di Pace di Milano – pronunziando su domanda di  Gi. Fu. volta alla disapplicazione del preavviso di fermo amministrativo notificatogli da Equitalia Esatri s.p.a. per l’inottemperanza al pagamento di sanzioni afferenti infrazione al Codice della Strada – con sentenza 30.0.2010 [n.d.r. così nel testo originale] ha declinato la propria giurisdizione indicando quella del Giudice Tributario. La Commissione Provinciale di Milano, innanzi alla quale il Fu. aveva riassunto il giudizio, con ordinanza del 28.2.2011 è andata di contrario avviso posto che, se pur era indiscutibile l’interesse ad opporsi avverso il preavviso di fermo, nondimeno l’opposizione andava proposta innanzi al giudice competente a conoscere del rapporto obbligatorio al quale accedeva la misura cautelare e cioè al giudice ordinario: pertanto la Commissione Tributaria ha sollevato conflitto ai sensi dell’art. 59 e 3 della legge 69 del 2009.
Assegnata la trattazione del ricorso alle Sezioni Unite, dopo la rimessione con ordinanza interlocutoria 12.1.2012 della Sesta Sezione Civile, il Presidente ha designato relatore ex art. 380 bis c.p.c. il quale ha depositato relazione in data 13.4.2012: in essa il relatore, sul rilievo della piena ammissibilità del sollevato conflitto, ha proposto la definizione con affermazione della giurisdizione del giudice ordinario, stante la natura di credito non tributario della pretesa cui la misura cautelare accedeva (trattandosi di sanzioni irrogande per violazione di norme del Codice della Strada), e con remissione al Tribunale, competente per la natura esecutiva del provvedimento in discussione.

Motivi della decisione

Ritiene il Collegio che la proposta contenuta nella relazione debba essere pienamente condivisa.
Queste Sezioni Unite hanno infatti precisato ripetutamente (tra le ultime S.U. 20931 del 2011 e 5575 – 10147 del 2012) principi che appresso si riportano in sintesi:
(a) Il preavviso di fermo amministrativo rappresenta un atto autonomamente impugnabile anche se riguardante obbligazioni di natura extratributaria, trattandosi, in ogni caso, di atto funzionale a portare a conoscenza dell’obbligato una determinata pretesa dell’Amministrazione, rispetto alla quale sorge, ex art. 100 cod. proc. civ., l’interesse alla tutela giurisdizionale per il controllo della legittimità sostanziale della pretesa.
(b) In materia di fermo, la giurisdizione si ripartisce tra giudice ordinario e tributario a seconda della natura del credito azionato con la conseguenza per la quale, ove venga opposta una misura cautelare accedente ad una pretesa a sanzione per violazione del Codice della Strada, va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario, attesa la natura extra tributaria del credito azionato.
(c) L’impugnazione della comunicazione di fermo amministrativo va proposta dinanzi al tribunale, competente ratione materiae, versandosi nell’ambito dell’esecuzione forzata.
Dalla applicazione alla specie di tali principi discende che, ammissibile il conflitto qui in disamina in relazione alla contestazione del mero preavviso di fermo accedente a contestata violazione del Codice della Strada, debbasi dichiarare la giurisdizione del giudice ordinario a conoscere della contestazione stessa con statuizione della competenza del Tribunale competente per territorio. Su tali basi, cassata la declinatoria del Giudice di Pace, si dichiara la giurisdizione del G.O. e si rimettono le parti innanzi al Tribunale competente. Non è luogo a provvedere su spese di lite.

P.Q.M.

Dichiara la giurisdizione del giudice ordinario, cassa la pronunzia declinatoria del giudice di pace di Milano e rimette le parti innanzi al Tribunale competente per territorio.

Il preavviso di fermo è un atto autonomamente impugnabile, perché contiene una pretesa dell’Amministrazione e la giurisdizione spetta al giudice tributario nel caso il sia azionato per crediti tributari, al giudice ordinario negli altri casi.

Ad affermarlo è la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17844/2012.
Il caso. La questione affrontata dalla Corte è purtroppo molto ricorrente: un soggetto, per impossibilità o negligenza, una serie di cartelle di pagamento per contravvenzioni stradali e dopo qualche tempo riceve un preavviso di fermo amministrativo, che gli fa capire la gravità della situazione.
Il fermo amministrativo. Il fermo amministrativo, infatti, è uno degli strumenti di cui è dotata Equitalia per garantire i crediti della cui riscossione è affidataria. Disciplinato in particolare dall’art. 86, D.P.R. n. 600/1973, consiste in un’iscrizione effettuata nel Pubblico Registro Automobilistico (PRA) a carico di beni mobili ivi registrati (auto, motocicli, motoveicoli ecc.) di proprietà del debitore moroso e comporta l’impossibilità per tali beni di circolare e di essere radiati, demoliti o esportati. A tutela del rispetto dell’efficacia della sanzione sono previste pene piuttosto pesanti che comprendono la sanzione pecuniaria, la sospensione della patente di guida e la confisca del mezzo. Con il preavviso di fermo il destinatario viene informato della decisione di procedere all’iscrizione del fermo descritto per il caso di mancato pagamento del debito scaduto.
Giudice tributario o giudice ordinario? La problematica affrontata nello specifico dalla Corte è quella della giurisdizione. Infatti, il processo di opposizione al preavviso era stato inizialmente instaurato avanti il Giudice di Pace di Milano, il quale si era ritenuto privo di giurisdizione a favore della Commissione Tributaria, la quale a Sua volta aveva denegato la giurisdizione e proposto regolamento di giurisdizione, investendo la Corte di Cassazione della questione. La Corte, dal canto suo, ha risposto con relativa facilità al quesito sottopostogli, richiamando l’ormai nutrita giurisprudenza in materia (es. Cass. ord. 20931/2011, 5575/2012 e 10147/2012). In particolare è stata ribadita la piena impugnabilità del preavviso di fermo in quanto atto immediatamente lesivo e la necessità di individuare il giudice competente in base alla natura del debito sottostante: giudice tributario in caso di tributi, giudice ordinario in tutti gli altri.
Concludendo. L’ordinanza in commento svolge un ruolo importante nel panorama giurisprudenziale sia perché chiarisce nuovamente la questione processuale di cui è stata investita, sia perché ribadisce un concetto che in molti casi appare ancora non perfettamente recepito e, cioè, quello della piena impugnabilità del preavviso di fermo (e di iscrizione ipotecaria). Infatti, mentre dubbi non vi sono con riferimento al provvedimento di fermo vero e proprio, nei vari giudizi viene spesso contestata l’impugnabilità del mero preavviso sulla base del fatto che si tratterebbe di un atto non immediatamente lesivo: esso non limita l’utilizzo del mezzo. Al contrario, come del resto già esplicitamente affermato con l’ordinanza n. 20931/2011 sopra menzionata, si tratta indubbiamente di un atto lesivo sia perché reca con sé una pretesa economica sia perché si tratta di atto che precede senza mediazioni un atto lesivo.

Mediazione: la risposta all’incredibile articolo (in malafede?) del Fatto Quotidiano

Nuovo attacco all’istituto della mediazione. Questa volta é Il Fatto Quotidiano a dare spazio ad un articolo ricco di elementi contestabili, sia nel contenuto che nei toni del linguaggio utilizzato. Ormai, da quando la Corte Costituzionale, il 24 ottobre scorso, ha diffuso un comunicato stampa in cui annunciava l’illegittimità, per eccesso di delega,del d.lgs. 28/2010 nella parte in cui prevede il carattere obbligatorio della mediazione, si é scatenata una guerra tra sostenitori e detrattori dell’istituto della mediazione con la sostanziale differenza che, mentre i primi difendono l’onorabilità dell’istituto, del proprio lavoro e della propria persona adducendo dati scientifici ed esperienze, i secondi attaccano spesso con insulti, analisi faziose di informazioni e diffusione di dati falsi.

Evidentemente gli argomenti, ai secondi, mancano per un motivo sostanziale: la mediazione é indiscutibile nel suo valore e utilità e qualcuno la vede come un pericolo per chi, a corto di lungimiranza e capacità negoziali, é abituato a sostenersi passivamente dal sistema fallimentare della giustizia italiana. Le novità spaventano, si sa, soprattutto quando esprimono un notevole potenziale di riuscita ed é per questo che, nascondendosi dietro la “necessità di riformare davvero la giustizia” (espressione generica che assume il valore di scusante verso qualsiasi tentativo di riforma), alcuni si arrampicano su artifici linguistici e ragionamenti a dir poco creativi, per tentare di allontanare il nemico, persuadendo l’opinione pubblica e la politica attraverso il mezzo della disinformazione.

Aprendo il sito del Fatto Quotidiano ci troviamo così di fronte ad un articolo firmato da Marcello Adriano Mazzola in cui il lettore si immerge con fiducia in virtù del patto di correttezza che dovrebbe sottendere tra chi pubblica e chi legge. Al lettore più diffidente, però, basterà cliccare sul nome del “giornalista” per scoprire che egli é in realtà un avvocato, persona di parte e avversa all’istituto della mediazione.

Ma aldilà dell’opinione negativa che un soggetto può legittimamente avere su un qualcosa, é la pretesa di dover delegittimare l’oggetto davanti ai propri lettori con argomentazioni errate e faziose che é inacettabile.

L’articolo di Mazzola parte in grande stile. Paragona il rapporto tra la giustizia e la mediazione addirittura al terremoto dell’Aquila. Paragone azzardato, forzato e inopportuno che non merita la benché minima attenzione. Fa parte di quegli elementi stilistici che servono a rendere più vivo un articolo, a catturare subito l’attenzione del lettore, ma che diventano inutili e fuorvianti ai fini della trattazione stessa se non utilizzati in modo appropriato.

Pur di distruggere la mediazione alcuni sono evidentemente disposti a tutto. Se fosse vero, infatti, che la mediazione é un fallimento nei numeri, perché accanirsi tanto a parlarne?
La realtà é ben diversa da come Mazzola tenta di rappresentarla. I dati ministeriali ufficiali ci dicono chiaramente che il processo di conoscenza e utilizzo della mediazione in Italia é in forte crescita, soprattutto negli organismi (privati e camere di commercio) dove si incontrano qualità, preparazione e professionalità. Ci dicono anche che é nelle camere istituite presso gli ordini degli avvocati che le mediazioni falliscono maggiormente. Ciò significa due cose: ostruzionismo di parte dell’avvocatura a scapito dei cittadini e insufficienza della mera preparazione giuridica all’esercizio della professione di mediatore. Benché alcuni avvocati (tra cui lo stesso Mazzola) tentino scorrettamente di far passare i mediatori come degli impreparati, la realtà ci offre esperienze dirette molto positive. Gli organismi preparano sempre di più i mediatori (aldilà del corso iniziale) e fanno molta selezione per individuare sempre persone all’altezza dei casi da affrontare.

Sempre sui dati, é necessario precisare che essi sarebbero stati ancor migliori in favore della mediazione se numerosi avvocati non avessero tenuto bloccate le istanze sul proprio tavolo pur di non mandarle in mediazione in attesa della sentenza o che non ottemperavano al dovere di informare il Cliente circa l’istituto della mediazione. Tutto questo in virtù di quale bene della giustizia? E, soprattutto, di quali benefici per i Clienti?

Infine scopriamo che l’avv. Mazzola ritiene semplice riformare la giustizia e avanza una proposta in cui, dopo una serie di slogan, pone “a margine” la diffusione di una cultura della non conflittualità, “insegnandola e non imponendola”.

E sta qui la differenza sostanziale fra chi crede nella mediazione e Mazzola: i mediatori pongono la cultura del consenso e della non conflittualità come una missione di civiltà, primaria per risolvere i problemi della giustizia. Riteniamo però che la conflittualità italiana sia così patologica che l’obbligatorietà della mediazione possa essere, almeno per un periodo di transizione, un “male necessario” al fine di rendere il cittadino autonomanente consapevole dei vantaggi economici, temporali e umani, che la mediazione può offrire.

Recentemente l’Italia ha ricevuto il plauso dell’Unione Europea per il modello con cui stava attuando la diffusione dell’istututo della mediazione. Ma come sempre accade, l’accanimento cieco e conservatore di taluni al fine di difendere i propri interessi (per giunta in nome di una riforma di giustizia organica), rischia di farci ottenere l’ennesima figuraccia in Europa.

Avv. Paolo F. Cuzzola

Patrocinate in Cassazione, Mediatore Civile e Familiare, Giudice Arbitro e Responsabile Scientifico dell’Ente di Formazione Conciliazione.net

Confindustria: “E’ importante il ripristino della mediazione obbligatoria”

da MONDOADR

Dal documento presentato da Confindustria all’audizione svolta il 6 novembre 2012 in Commissione Industria del Senato sul Decreto Crescita (DDL 3533).

<<…Crescita che, come noto, è fortemente condizionata dai malfunzionamenti di alcuni apparati istituzionali, tra cui la giustizia civile. Per questo motivo, sarebbe importante affiancare alle misure già previste dal DL – in tema di digitalizzazione dei procedimenti civili – il ripristino della mediazione obbligatoria, così da rimediare agli effetti di una recente sentenza della Corte costituzionale. La Corte ha dichiarato incostituzionale la mediazione obbligatoria per eccesso di delega, vanificando gli effetti di un meccanismo che, nonostante il breve periodo di applicazione, ha prodotto risultati importanti.

Infatti, il 77% delle mediazioni avviate da marzo 2011 ad oggi è l’effetto di questo obbligo e la metà di questi procedimenti ha avuto esito positivo. Si tratta di circa 24 mila accordi, vale a dire un numero grosso modo pari di cause civili in meno portate in tribunale. In un Paese come l’Italia, ad alto tasso di litigiosità e con scarsa propensione verso gli strumenti di soluzione delle liti alternativi al giudizio, l’obbligatorietà costituisce uno strumento insostituibile per diffondere la conoscenza degli strumenti ADR e incentivarne l’utilizzo, radicando così una cultura diversa. Deflazionando il numero di controversie che affluiscono presso i tribunali, ciò determinerebbe inevitabili effetti positivi sul funzionamento del sistema giudiziario e, quindi, sulla competitività del Paese.>>

Il Coordinamento della Conciliazione Forense interviene sulla pronuncia della Corte Costituzionale in tema di mediazione

Da MONDOADR:

Comunicato stampa

Il Coordinamento della Conciliazione Forense, associazione che riunisce 44 organismi di mediazione costituiti in seno ad ordini di avvocati, da cinque anni si pone l’obiettivo di promuovere la mediazione in ambito forense, valorizzando il ruolo dell’avvocato e implementando la qualità del servizio offerto.

A seguito della pubblicazione del comunicato della Corte Costituzionale con riferimento ai noti procedimenti sulla mediazione civile e commerciale, gli organismi aderenti al Coordinamento, confrontandosi sul punto, hanno espresso la massima cautela rispetto ai contenuti di una sentenza che ancora non è stata pubblicata.

È bene, innanzitutto, ricordare che il comunicato della Consulta preannuncia una sicura censura sull’eccesso di delega con riferimento alla questione dell’obbligatorietà, ma la normativa sulla mediazione sembra ben destinata a sopravvivere, come pure l’attività degli organismi, in primis quelli forensi che hanno registrato decine di migliaia di procedimenti attivati.

Il Coordinamento ha da sempre ritenuto (già dall’assemblea di Milano del 2009, ben prima della legge sulla mediazione), nella prospettiva di funzionalità degli stessi Organismi, che “la mediazione debba essere incentivata e promossa, su base prevalentemente volontaria”.

Il Coordinamento non ha, pertanto, condiviso la scelta iniziale del legislatore di imporre l’obbligatorietà su un’ampia serie di materie, non tutte idonee al modello di mediazione previsto nella stessa legge. Tuttavia, il Coordinamento oggi AUSPICA che tutto il lavoro positivo che è stato fatto in seno agli ordini forensi che hanno promosso la costituzione di organismi di mediazione, nonché da parte dei tanti avvocati che hanno deciso di prestare la propria professionalità in qualità di mediatori, non debba andare disperso.

Non può porsi in dubbio che l’esperienza dell’obbligatorietà della mediazione, ampiamente perfettibile nel modello di mediazione realizzato e nelle forzature imposte dal legislatore, abbia però indotto una conoscenza del metodo conciliativo ed abbia contribuito a sviluppare una cultura professionale più orientata alla soluzione consensuale della controversia.

A fronte di una parte dell’avvocatura che ha legittimamente contestato alcune imposizioni normative, gli stessi avvocati hanno saputo cogliere al meglio – ove possibile, per alcune materie che meglio si prestano alla mediazione – le potenzialità del nuovo strumento.

Il Coordinamento ribadisce, quindi, il forte e duplice auspicio:  da un lato che il legislatore possa apporre i giusti correttivi per calibrare al meglio il modello della mediazione, magari implementando gli incentivi, anche professionali, e valorizzando sempre di più il ruolo dell’avvocato che assiste la parte in mediazione; dall’altro lato che gli avvocati possano continuare rivolgersi alla mediazione anche in regime di facoltatività, ove la controversia possa ragionevolmente prestarsi ad una sede non aggiudicativa, nell’interesse primario della parte coinvolta nella controversia.

Sedi aderenti: Ancona – Ascoli Piceno – Bari – Bergamo – Brescia – Bologna – Bolzano – Busto Arsizio – Crema – Fermo – Ferrara – Firenze – Forlì Cesena – Ivrea – L’Aquila – Latina – Macerata – Mantova – Messina – Milano – Modena – Monza – Nocera Inferiore – Nola – Palermo – Pavia – Perugia – Pesaro – Pescara – Pinerolo – Pordenone – Prato – Ravenna – Rossano – Rovereto – Spoleto – Teramo – Terni – Tivoli – Trento – Treviso – Venezia – Verona

Mediazione: la replica di due avvocati e mediatori all’articolo di Altalex del 7 novembre

A seguito della pubblicazione su Altalex, che come sappiamo è uno dei principali siti di informazione giuridica in Italia, di un articolo alquanto opinabile (Altalex 7 novembre 2012) sulla mediazione, l’avv. Paolo Fortunato Cuzzola e l’avv. Pietro Elia avevano redatto una breve replica, in cui fornivano alcune precisazioni importanti e rispondevano alle offese contenute nell’articolo dell’avv. Quadri (“L’inutile tentativo di chi con la mediazione ha ritenuto di fare un business, a discapito del reale interesse dei cittadini, di rimettere in pista tale lucrosa attività”), la cui posizione contro la mediazione è ampiamente nota.

La redazione di Altalex, pur ribadendo la sua equidistanza, ne ha rifiutato – ancora una volta – la pubblicazione, sostenendo che era già stata presentata una replica (Altalex 8 novembre 2012 D’Urso    ), che però a noi non appare tale, in quanto pur fornendo delle ottime e corrette precisazioni, non risponde all’avv. Quadri. Interessante poi il fatto che dell’articolo del dott. D’Urso non vi sia traccia sulla homepage di Altalex.

Di seguito quindi pubblichiamo noi l’articolo…a ciascuno le sue valutazioni.

A seguito dell’articolo apparso sulla testata Altalex dal titolo “Mediazione: fallisce il tentativo di reintrodurre l’obbligatorietà” a firma del collega Fabio Quadri, i sottoscritti, Avv. Paolo F. Cuzzola del foro di Reggio Calabria e Avv. Pietro Elia del foro di Lecce, hanno la necessità, quasi fisica, di esprimere quello che non esitano  a definire dolore per il vostro articolo di oggi, riportante, peraltro, un titolo fuorviante.

Infatti, al di là delle argomentazioni e delle inesattezze (le ennesime in materia) riportate nell’articolo, i toni sono veramente inaccettabili.

Non possiamo, infatti, sorvolare sulle gratuite e francamente offensive affermazioni del tipo “……dalle lobbies di società di mediazione”,  e “L’inutile tentativo di chi con la mediazione ha ritenuto di fare un business, a discapito del reale interesse dei cittadini, di rimettere in pista tale lucrosa attività è miseramente naufragato” che lasciano trasparire una acredine ed un pregiudizio oltre che un preconcetto ideologico nei riguardi dei tanti professionisti della mediazione (magistrati, notai,  professori universitari, avvocati, commercialisti) che sulle A.D.R.  hanno trascorso ore di studi e si sono confrontati in Convegni e Seminari, dove, purtroppo, non abbiamo mai visto accreditato il nome del collega Fabio Quadri.

Inoltre, l’affermazione ”la mediazione obbligatoria “a pagamento” era già stata bocciata in sede comunitaria” non corrisponde alla realtà dei fatti.

Invero, il servizio giuridico della Commissione Europea nel  presentare le osservazioni scritte alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea che dovrà decidere sulla causa C-492/11  avente ad oggetto una domanda di pronuncia pregiudiziale presentata ai sensi dell’art. 267 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea dal Giudice di Pace di Mercato S. Severino relativamente ad una causa avente ad oggetto una controversia in materia di assicurazione. In considerazione della direttiva 2008/52/CE, letta alla luce dell’art. 47 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nelle sue conclusioni la Commissione  ha suggerito  alla Corte di rispondere ai quattro quesiti del giudice di rinvio con modalità tali che :   in primo luogo<<non osta ad una normativa nazionale come quella oggetto della presente causa che prevede che la parte che ingiustificatamente non partecipa al procedimento di mediazione sia sanzionata con la possibilità per il giudice successivamente investito della controversia di desumere argomenti di prova dalla mancata partecipazione e con la condanna al pagamento di una somma corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio. Tali sanzioni, non risultano tali da ostacolare o rendere particolarmente difficile l’accesso al giudice.>>

Pertanto alla luce delle osservazioni della Commissione, quest’ultima ha approvato senza alcuna incertezza le due sanzioni previste dal D.Lgs 28/10 derivanti dalla mancata comparizione senza giustificato motivo in quanto non ostacolano l’accesso al giudice.

In secondo luogo le conclusioni della Commissione in ordine alla censura mossa: “che prevede una mediazione obbligatoria onerosa”sono le seguenti : << osta, in linea di principio, ad una normativa nazionale come quella oggetto della presente causa che prevede una mediazione obbligatoria onerosa. Tuttavia, spetta al giudice nazionale stabilire caso per caso se i costi di una mediazione obbligatoria sono tali da rendere la misura sproporzionata rispetto all’obiettivo di una composizione più economica delle controversie.>>

In maniera opportuna la Commissione non censura a prescindere l’onerosità ma ritiene che il giudice nazionale deve valutare caso per caso quando l’onerosità della mediazione possa essere spropositata rispetto all’obiettivo della composizione più economica delle controversie.

Infatti i costi effettivi della mediazione dipendono dalle indennità di ciascun organismo, che possono variare grandemente rispetto ai parametri del DM.

Inoltre, la comparazione tra indennità di mediazione e contributo unificato è errata perché nel costo del giudizio deve essere ricompreso anche l’onorario del legale e dell’eventuale CTU che in giudizio è un obbligo e in mediazione una facoltà.

In ogni caso dobbiamo rilevare che la Commissione incorre in un grave errore in quanto prende in considerazione solo le tabelle e i criteri del DM 180 e non come modificati dal DM 145 che ha ridotto ulteriormente le indennità e introdotto i tetti massimi (e non minimi).

Inoltre una presunta gratuità della mediazione non sarebbe coerente con il principio della Direttiva per cui gli Stati devono assicurare la qualità del servizio di mediazione.

Passando ad analizzare la seconda parte dell’articolo de qua è davvero inspiegabile come tali dati possano essere letti con una semplice media matematica invece della media comparata (48%)!

Soprattutto soprassedendo sulla circostanza che, quel 65% della mancata adesione alla procedura di mediazione, è il frutto, nella stragrande maggioranza dei casi di mancate comparizioni, frutto  di un preciso disegno teso a boicottare l’istituto.

 La cosa che balza agli occhi è che la maggioranza della classe forense che avversa (senza conoscerlo) l’istituto si occupa in gran parte di RCA auto ed incominciamo a nutrire seri dubbi che tale circostanza possa essere considerata una mera coincidenza.

Alla luce di tali considerazioni, fermo restando che la legge debba essere migliorata sotto diversi profili , nutriamo  serie perplessità sulle reali motivazioni che hanno comportato questa vera e propria aggressione ad un Istituto che in realtà, in svariati paesi al mondo è assolutamente efficace e vantaggioso non solo per il Sistema Giustizia ma anche per il Sistema Economia.

A tal proposito, ricordiamo ai “nemici” della mediazione che l’Italia nella Doing Business Mondiale del 2012 occupa la non invidiabile 73° posizione generale su 185 paesi (rammento che l’Italia è fra i 10 paesi più industrializzati al mondo) ed il 160° posto alla voce “enforcing contracts” .

Questi dati, per chi le cognizioni base di due diligence comportano una vera e propria fuga degli investitori stranieri.

La mediazione obbligatoria, espressamente prevista e regolata dall’art. 5 co 2 della Direttiva Comunitaria Europea, rappresenta uno stimolo a spingere verso la cultura ADR e della mediazione nonché a svecchiare questo paese ed affrancarlo da giurassiche logiche corporativistiche.

Concludiamo questa nostra breve replica con una considerazione:  la locuzione Ad usum delphini ,nasce in Francia, dove veniva stampigliata sulla copertina dei testi classici (greci e latini) destinati all’istruzione del figlio del Re Luigi XIV e di Maria Teresa d’Austria, l’erede al trono Luigi, il Gran Delfino.

I testi venivano epurati dei passaggi ritenuti più scabrosi o comunque inadatti alla giovane età del Delfino.

In seguito tale asserzione passò a indicare l’edizione di un testo semplificata per adattarla alla limitata capacità di apprendimento (per età o per cultura) di una persona, mentre in senso dispregiativo indica la manipolazione di notizie o informazioni, a vantaggio di un dato soggetto o per propaganda.

Bene, leggendo l’interpretazione faziosa,  della  normativa europea e dei dati  ministeriali sulla mediazione in Italia, dell’estensore dell’articolo, ci è balenata immediatamente l’espressione de qua.

Avv. Paolo F. Cuzzola

Patrocinate  in Cassazione, Mediatore Civile e Familiare, Giudice Arbitro, Responsabile Scientifico dell’Organismo di Formazione Conciliazione.net

 

Avv. Pietro Elia

Mediatore Civile, Responsabile Scientifico dell’Organismo di Formazione Conciliaqui.