L’avv. Caravita scrive al Presidente del Consiglio a proposito delle ferie degli avvocati…

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Con grande gioia, pubblico di seguito un nuovo “pezzo” del caro Giuseppe Caravita, questa volta indirizzato al nostro Presidente del Consiglio:

Caro Presidente del Consiglio, oggi hai detto “Se gli avvocati ci facessero la cortesia di lavorare un pò di più…” Io questa frase sinceramente non l’ho capita. Tanto per cominciare non capisco con quale metro tu sei in grado di misurare il nostro lavoro. Siamo liberi professionisti: tradotto in italiano corrente vuol dire che lavoriamo senza stipendio, senza orario, senza padroni. Sono tre condizioni che non molti in questo paese sono in grado di comprendere. Senza stipendio: a fine mese nessuno ci dà una busta paga. Ad agosto e a dicembre, se non abbiamo accantonato come formichine durante il resto dell’anno, nessuno ci paga ferie o tredicesime. A fianco al nostro lavoro quotidiano, che è quello di fare gli avvocati, dobbiamo fare un ulteriore lavoro, che è quello di farci pagare. Vedi, caro Presidente del Consiglio, è diventato molto di moda irridere gli avvocati. Sono troppi, sono squali,sono strascinafaccende, sono paglietta,..Questo vuole dire che l’opinione che ha di noi l’opinione pubblica è molto bassa. Salvo poi correre dall’avvocato quando non se può più fare a meno, il che – tradotto sempre in italiano corrente – vuol dire presentarsi con le uova già rotte e pretendere che il professionista le aggiusti, il tutto – ovviamente – gratis et amore deo. Senza orario: lo sai, caro Presidente del Consiglio, quanto può durare una udienza? No, non puoi saperlo, perchè ovviamente e giustamente tu non frequenti le aule di Tribunale. Può durare un attimo solo, o un’ora, o tre ore. Dipende dall’argomento che affronti, da quello che devi dire e fare in quella udienza. Ma quell’attimo, o quell’ora, o quelle tre ore, possono essere all’inizio, o a metà, o in coda di una intera mattinata. E tu non puoi saperlo, quando verrai chiamato, e aspetti ore ed ore. Poi naturalmente, c’è il ricevimento a studio, e le questioni da studiare, e gli atti da preparare. Io, per esempio, amo lavorare a notte fonda. Mi concentro di più. Vale come orario di lavoro, secondo te, o il fatto che non sia un orario ufficiale lo trasforma automaticamente in qualcosa che lavoro non è? Senza padroni: mi vanto di non avere mai ricevuto ordini o disposizioni da nessuno. I miei padroni sono il mio cuore, il mio cervello e la mia dignità. Questa è la nostra condizione. Nostra, caro Presidente del Consiglio, perchè io la condivido con altri 250.000 Avvocati in tutta Italia. Dunque questa mia personalissima opinione conta una frazione pari a 1/250.000 (un duecentocinquamilesimo) dell’intero corpo sociale dell’Avvocatura. Ma io sono sicuro che tutti ti direbbero le stesse cose che ti sto dicendo io. Lavorare di più? Con estremo piacere. Dateci un sistema giustizia che funzioni veramente, e invece di lavorare 12 ore al giorno, ne lavoreremo anche 14. Dateci la fiducia che ci meritiamo, ed insieme potremo costruire una nuova strada della giustizia. Dateci gli strumenti necessari per fare quello che va fatto. Come diceva qualcuno, dateci un punto di appoggio, e solleveremo il mondo.

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