Intervista a Nils Muižnieks, Commissario per i diritti umani presso il Consiglio d’Europa: Italia, giusta la conciliazione.

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L’Alto commissario: «Il diritto alla giustizia solo con un approccio da manager»; «Troppi avvocati ed eccessivo ricorso al tribunale Giusta la conciliazione »

«In Italia ci sono molti interessi consolidati che incidono sul funzionamento della giustizia».

L’alto commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, ha incontrato i ministri dell’Interno e della Giustizia, il vice presidente del Csm Michele Vietti, il presidente della Cassazione Ernesto Lupo e i vertici del Cnf. Tra gli argomenti trattati la lunghezza dei processi.

Cosa pensa delle misure messe in atto dal Governo ?

Sono promettenti la nuova geografia dei tribunali e la conciliazione obbligatoria. Serve però un coinvolgimento di tutti gli addetti ai lavori. Al tribunale di Torino le cose vanno bene. Mi chiedo perché altrove non sia così.

Ha trovato una risposta?

C’è un numero enorme di avvocati e un ricorso eccessivo al tribunale. Il Cnf che ci ha espresso le sue preoccupazioni sulla conciliazione ma abbiamo ribadito l’utilità della misura. Altri problemi sono la connessione tra ministero della Giustizia e Csm e l’obbligatorietà dell’azione penale.

È ipotizzabile la depenalizzazione dei reati minori?

Le forze politiche ne creerebbero subito di nuovi.

Che impegni ha assunto con lei il ministro Severino?

Ci ha parlato delle misure che stanno adottando. Ci sembra che vadano nella giusta direzione.

Ci sono delle resistenze a svolgere un lavoro comune?

In Italia la crisi della giustizia dura da 40 anni, ci sono interessi consolidati: dalla politica agli avvocati, dai poteri locali ai magistrati che faticano ad accettare l’idea di una trasformazione manageriale.

Secondo Vladimiro Zagrebelsky a Straburgo arrivano molte richieste di risarcimento e poche cause sui grandi temi dei diritti umani. Perché?

Perché l’Italia ha reso troppo facile e redditizia la via degli indennizzi.

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